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domenica 7 dicembre 2025

Astroganga: un robot sui generis e a colori

Astroganga è una serie animata del 1972, la prima robotica a essere trasmessa a colori. E' un cartone animato che ha sicuramente dei punti in comune con quelli dello stesso genere: 
- terra minacciata da nemici alieni; 
- un robot che difende la terra scontrandosi ad ogni puntata con un nuovo nemico; 
- un pool di scienziati che lavorano dietro le quinte per assicurare la vittoria del genere umano. 
Tuttavia, questi ingredienti sono mescolati in una storia con dei punti originali come vedremo ora con ordine, dando un'occhiata alla trama. Maya, una donna e scienziata aliena, fugge dal suo pianeta distrutto portando con sé un lingotto di "metallo vivo". E' sopravvissuta alla distruzione del suo pianeta da parte dei Blaster, alieni e invasori, che, nel processo di sottrarre l'ossigeno necessario alla loro sopravvivenza, devastano gli altri pianeti. Maya, arrivata sulla Terra, incontra e sposa uno  scienziato, il professor Giugar (Hoshi), il quale espone il lingotto di "metallo vivo" al calore infernale di un vulcano sottomarino: il metallo vivo si autoforgia in Astroganga. Come mostrato nelle puntate successive, il calore del vulcano sarà necessario ad Astroganga per rigenerarsi, ripararsi, assorbire energia. E già qui è evidente una prima grande differenza rispetto agli altri robot: Astroganga non è un ammasso di circuiti, è materia dotata di vitalità e intelligenza proprie, forse non è nemmeno un robot, al di là delle dimensioni gigantesche dei suoi 40 metri di altezza. Ma torniamo alla trama.
Prima di morire a causa degli effetti delle radiazioni a cui era stata esposta, Maya da alla luce un figlio che, nel doppiaggio italiano, viene chiamato Charlie e lascia una coppia di medaglioni che dovrà servire per il processo di entrata in simbiosi di Charlie con Astroganga: infatti - avverte - Astroganga sarà un'arma formidabile contro i Blaster (che nel frattempo si stanno preparando ad attaccare guarda caso la Terra) solo se agirà sinergicamente ad una intelligenza umana.
Ed ecco quindi un'altra fondamentale peculiarità di questo cartone: Charlie, una volta cresciuto fino alla veneranda età di 10 anni, non piloterà Astroganga ma si fonderà ad esso, trasformandosi in energia che viene richiamata dal medaglione posto sul petto di Astroganga una volta connessosi a quello sul petto di Charlie.
Risulta quindi che Astroganga ha sì emozioni ed intelligenza umane ma ha bisogno della simbiosi con Charlie per padroneggiarle e affrontare efficacemente le battaglie.
Un'altra peculiarità di Astroganga è l'assenza di armi: niente alabarde spaziali o missili piazzati in zone erogene, le vittorie sono garantite a suon di pugni e colpi a taglio. Tuttavia, Astroganga, è in grado di volare e chiedete a Mazinga Z, che aveva bisogno di agganciarsi al  Jet Scrander, se questa è roba da poco.
E nel gran finale, Astroganga si rivela persino in grado di prendere decisioni drastiche e autodeterminarsi.. .e non vi dico di più per non spoilerare.
Qui alcune immagini che mostrano i vari personaggi: oltre a Ganga e Charlie, ci sono Maya, il professor Giugar, Cindy (una amica di Charlie, figlia del Maggiore Bronson), i blasters (tutti identici fra loro a meno del numero identificativo), il nonno di Charlie e i signori Bronson.

Astroganga (Astroganger)
Charlie (Kantaro)
I blaster
Prof. Giugar (Hoshi)
Maya
dott. Moses - il nonno
Cindy (Rie)

Maggior Bronson
(Mr Hayakawa)
Sig. Bronson
(Mrs Hayakawa)

Sottovalutata è la sigla: per lo meno, a me piace molto ed è per questo che l'ho riconosciuta immediatamente quando uno spezzone è stato usato nello spassosissimo film Cornetti alla Crema anche se Lino Banfi si ostina a chiamare Ulrico "Mazinga" anziché "Ganga", stando alla musica.





domenica 5 ottobre 2025

Tutti pazzi per i robot!

Uno dei temi più distintivi degli anni 80 è la spinta verso la robotica e la cibernetica, non solo in senso industriale ma anche culturale: anni di fervente produzione di film, cartoni, fumetti, giocattoli, serie televisivi e merchandising dedicati ai robot e androidi. Impossibile affrontare il tema in un post... preferisco soffermarmi su quell'interesse ed entusiasmo che avvolgevano questo mondo, entusiasmo che oggi non mi sento purtroppo di condividere in riferimento al contesto attuale dove le macchine hanno occupato buona parte dello spazio che un tempo era occupato dai rapporti umani. Ma non è il caso di intristirci su questi sviluppi, rimaniamo nello spirito leggero di questo blog, quando per noi i robot e gli android erano per noi eroi, eroi, eroi, per noi supereroi che rischiano per noi .
Robocop, Terminator, Corto Circuito, Blade Runner sono grandi indimenticabili e indiscutibili capolavori generati dallo spirito di quei tempi, entusiasta sì ma già attento ai potenziali rischi di una ribellione delle macchine sugli uomini. Tema a suo modo affrontato anche nelle serie robotiche a cartoni animati nelle classiche puntate in cui il robot di turno veniva sottratto alle forze del bene per essere usato contro di esse. E a proposito di serie robotiche lo pubblichiamo un bel selfie di gruppo? Ma certo che sì, una bella foto in scala 1: Daitarn III, aguzzate la vista per trovare Jeeg, detto anche O' nano.
Si narra che l'idea del robottone sia venuta in mente a Go Nagai, strepitoso genio di cui mi onoro di aver stretto la mano al Comicon di Napoli del 2007, sia venuta quando, bloccato nel traffico, ha desiderato ardententemente che delle lunghe gambe spuntassero dalla sua automobile per camminare al di sopra delle altre. Certo è che Egli ha dato il via a un filone, quello delle serie robotiche, appassionante e seguitissimo, a cui hanno contribuito numerosi sceneggiatori e disegnatori. Le serie robotiche si sono moltiplicate, plagiate, assomigliate, riprodotte come funghi ma ritengo che nessuna serie robotica successiva abbia toccato le vette di epicità dei suoi primi due Mazinga e Goldrake. Alle serie robotiche si sono poi affiancate quelle degli androidi, metà uomini o metà macchina, come il celeberrimo Kyashan, Cyborg 009, le varie supergirl (come Nanà Supergirl) o umani comunque capaci di trasformarsi in macchine (Polymar, Tekkaman,...). E anche serie non proprio robotiche, come Yattaman, Calendarman, i Predatori del tempo, che si concludevano comunque con scontri tra robot bizzarri. Menzioniamo anche i robot "comici" Arale e Robottino.  Volendo andare oltre il mondo degli anime, come non ricordare serie televisive quali L'uomo da sei milioni di dollari e, il suo spinoff, La donna bionica: non proprio dei robot, ma degli umani che comunque, grazie agli arti bionici, raggiungevano velocità e potenze tipiche delle macchine. E poi lei, la simpaticissima Super Vicky (Small Wonder):
Chiudo con la performance del mitico David Zed (o Mr Zed) con i suoi capelli da Big Jim, volto noto della RAI di quei tempi, anche accanto a prime donne del calibro di Raffaella Carrà e Stefania Rotolo, che canta R.O.B.O.T. La scrittura di questo post mi ha anche fatto scoprire che esiste un Dipartimento Europeo per la Tutela degli Androidi di cui Mr Zed è attualmente presidente. Sono esterefatta!
P.S. Indicate nei commenti i vostri ricordi robotici legati a questi anni!