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domenica 8 marzo 2026

Remì: storia di sfiga, sopravvivenza e riscatto

 


Oggi è la volta di un cartone animato traumatico per l’esistenza di molti di noi, una storia di sfighe di uno sfigato che porta sfiga, per molti. Ma a me piaceva e ho rivisto la serie più volte: parlo di Remì, le sue avventure tratto dal romanzo  Senza famiglia” di Hector Malot, un’opera narrativa francese pubblicata in 4 episodi e poi successivamente in edizioni illustrate.

Fa parte di un filone molto ricco di cartoni, alcuni dei quali tratti da romanzi, che in quegli anni ci raccontavano di bambini orfani (Candy, Peline Story, Heidi, Anna dai Capelli Rossi … ) o in cerca dell’unico genitore superstite (Marco dagli appennini alle Ande, Belle e Sebastien, Charlotte, …) o in cerca delle loro origini (Georgie,…) che, eppure, tra una serie di sfortunati eventi, trovavano la loro strada nel mondo, con finali in genere a lieto fine.

Mi piaceva perché raccontava un mondo che oggi non esiste più ma che non è poi così lontano, un mondo che hanno conosciuto i nostri padri nati nel dopoguerra e i nostri nonni, quando l’obbligo scolastico era decisamente disatteso e i bambini, nati in casa e cresciuti in strada, imparavano in tenera età l’arte del sopravvivere e di guadagnare. Un mondo che ho vissuto attraverso i racconti della mia famiglia che mi raccontava del lavoro minorile, della responsabilità di “sposare” le sorelle (ossia, provvedere con il proprio lavoro alla loro dote), di come si cresceva in fretta e scaltri e, di come, artisti da strada di passaggio fossero momenti festosi per una comunità che viveva di poche distrazioni e poche possibilità di fruire di arte ed eventi, a parte le feste in casa con il giradischi.

Quella di cui parliamo oggi è la serie giapponese di 51 episodi andati in onda in Italia a partire dal 1979 principalmente sui canali RAI (ma il cartone è del 1977) ma esiste anche un film d'animazione del 1970 che ho guardato varie volte sulle TV locali chiamato "Senza famiglia" e il cui protagonista si chiama Remigio. Sia la serie che il film d'animazione sono fedeli al romanzo; più di recente è stato invece prodotta e messa in onda una serie più liberamente ispirata al romanzo chiamata "Remy, la bambina senza famiglia" dove appunto Remy è una bambina. Tanto è bastato per non considerare minimamente l'idea di guardarlo, come tutte le opere in cui i personaggi vengono snaturati con cambi di sesso, carnagione e quant'altro.

Remì è stato uno dei cartoni più popolari almeno qui in Italia ma non per questo mi esimerò dal riassumere brevemente la trama.

Remì è un bambino che vive in Francia povero ma felice con  la sua famiglia adottiva, i Barberin. E' molto legata sua mamma, una donna molto dolce e affettuosa, meno a suo padre assente per lavoro in quanto fa l'operaio a Parigi. A causa di un infortunio che gli impedisce di lavorare ancora, il signor Barbarin, contro le proteste della moglie, decide di letteralmente vendere Remì a un vecchio artista ambulante, il signor Vitali, che vuole così allargare la sua compagnia musicante ambulante e sicuramente la presenza di un bambino può indurre una maggiore generosità del pubblico.

A dispetto del fatto che si è appena realizzata la compravendita di un bambino, il signor Vitali si mostra un uomo severo ma buono e giusto, che ama gli animali con cui fa gli spettacoli ed è un abile musicista. Insegna a Remì a suonare l'arpa e svariati strumenti musicali e ad esibirsi in numeri divertenti con i suoi intelligentissimi animali: la sciammia Joli Coer (Belcore in alcuni doppiaggi) e i cani Capi, Zerbino e Dolce.

La compagnia si esibisce di città in città e la notte dorme sotto le stelle, questo aggiunge sollievo comico e poeticità al cartone che altrimenti sarebbe troppo drammatico. Infatti, Vitali viene arrestato per reazione a pubblico ufficiale quando difende Capi dai maltrattamenti di una guardia e Remì resta solo a cercare di sbarcare il lunario per sé e gli animali ma, per fortuna, incontra una nobildonna inglese, la signora Milligan, che in realtà è la sua vera madre, che viaggia con suo figlio Arthur, di salute cagionevole e incapace di camminare. La signora ospita Remì per tutto il tempo necessario alla liberazione di Vitali e in quel periodo sente un legame inspiegabile con il bambino e si chiede se suo figlio maggiore Richard, rapito quando era in fasce, sia ancora vivo. Dopo la liberazione di Vitali, la compagnia si riunisce ma Vitali non ha più la forza e la salute di un tempo e - e qui vengono i veri traumi - durante una tormenta di neve, Zerbino e Dolce, usciti incautamente dal riparo vengono sbranati dai lupi. Successivamente anche Joli Coer muore per una polmonite in una puntata di infinita tristezza e le gravi difficoltà economiche spingono Vitali a fare quello che si era ripromesso di non fare mai più: cantare in pubblico. Vitali era infatti un grande tenore italiano , Carlo Balzani, caduto in disgrazia dopo aver perso la voce durante uno spettacolo finito con i fischi del pubblico.

Anche Vitali muore, proteggendo con il suo corpo Remì durante una tormenta di neve e quindi per tutto il resto della storia Remì deve cavarsela da solo, o meglio, insieme a Capi.

La storia prosegue tra disavventure e gente per bene che gli offre aiuto. Viene per un periodo accolto dalla famiglia Acquin legando in particolar modo con la figlia minore, Elisa, una ragazza muta che diventa in futuro sua moglie e incontra Mattia, un ragazzo scaltro, abile con il violino, che in precedenza ha tentato di derubarlo, con il quale nasce una profonda amicizia. Da Mattia, Remì impara a cavarsela in una realtà violenta  e piena di mascalzoni, impara il disincanto e a non fidarsi proprio, impara insomma l'arte del sopravvivere. Nel frattempo Remì scopre che la sua vera mamma è viva e lo sta cercando. Con Mattia, si ritrova ad avere a che fare con la famiglia Driscoll, proprio la famiglia responsabile del proprio rapimento ordinata da un suo zio per questioni ereditarie, e a smascherare il loro piano di fingersi i veri genitori di Remì per poterlo sequestrare e chiedere il riscatto ai Milligan. Alla fine tutto finisce bene perché Remì, dopo mille peripezie, si ricongiunge alla famiglia Milligan ma decide di continuare a crescere e a cavarsela da solo insieme al suo amico Mattia. Remì diventa un avvocato di successo e sposa Elisa (che grazie a lui aveva riacquistato la voce: la perdita era stata dovuta ad un trauma), Mattia un musicista professionista e anche Arthur riprende l'uso delle gambe.

Nel 2019 è stato realizzato un film su Remì

Alcune immagini che mostrano i vari personaggi

Remì con il sig. Vitali, Capi, Dolce, Zerbino e Joli Coer
Remì con la sig. Milligan, Arthur e Elisa
Remì con Mattia
Remì con mamma Barberin




sabato 28 giugno 2008

Sigle e presunti plagi: Vince Tempera sta a Boney M come Zucchero sta a Michele Pecora.

[Per godervi questo post stoppate il player a destra]
Oggi voglio parlare della carriera di quel mago delle sigle che è il maestro Vince Tempera che, insieme a Luigi Abertelli, ha formato una coppia molto prolifica per la composizione delle musiche e dei testi anche di sigle per i cartoni animati: la colonna sonora di Goldrake la quale è formata da un congruo numero di canzoni, Capitan Harlock e tante altre. Considerato che questo blog:
- almeno per quanto concerne le sciccherie postate dalla sottoscritta, non ha la pretesa di essere né politically correct, né imparziale (w il grande mazinga);
- non si piega davanti alla grandezza di nessuno se non davanti all’autorità del Grande Maestro;
e, soprattutto, premesso che:
- non è fatto per essere preso sul serio;
oggi della indiscutibile bravura di Vince Tempera voglio metterne in risalto la maestria nella poco nobile arte del plagio. Un mago, quindi, sì, ma delle imitazioni. Peggio, o meglio che dir si voglia, dei cinesi. Quel furbacchione infatti sta ai Boney M come Zucchero sta a Michele Pecora.
Vediamo infatti come il repertorio dei Boney M. sia stato "saccheggiato":
cominciamo con il plagio più noto, la bellissima sigla di Anna dai Capelli Rossi, “leggermente” identica a Rivers of Babylon dei Boney M. Ascoltate e credete alle vostre orecchie!!


Anna dai capelli rossi - I ragazzi dai capelli rossiRivers of Babylon - Boney M

Non solo la musica, anche il testo, scritto da Albertelli, presenta una notevole assonanza. Troppa per pensare ad una semplice coincidenza. Quello che vi è stato appena presentato è un presunto PLAGIO DEI PLAGI perché Rivers of Babylon è, a sua volta, “presumibilmente” un plagio (o una cover?) di Rivers of Babylon dei Melodians.
Ma le sorprese non finisco qui: basta accelerare la sigla di Anna dai capelli rossi per ottenere quella di Marco dagli Appennini alle Ande, sempre di Tempera-Albertelli.

ASCOLTA QUI IL CONFRONTO
ANNA DEI CAPELLI ROSSI E MARCO

Poiché di Rivers of Babylon, come del maiale, non si butta proprio niente, ecco che il suo riverbero iniziale viene riciclato per la sigla di Hello! Spank, cantata da Aiko e Company con musiche e testo ancora della coppia copiona.

ASCOLTA QUI IL CONFRONTO
RIVERS OF BABYLON - HELLO! SPANK


Prendiamo un’altra canzone - di un gruppo a caso - i Boney M. La canzone è Rasputin, ascoltiamola e confrontiamola con una altra sigla, quella di Astrorobot, scritta, sempre a caso, dalla coppia Tempera-Albertelli.
ASCOLTA QUI
ASTROROBOT
Rasputin - Boney M


A questo punto sorge il legittimo sospetto che Tempera abbia attinto a piene mani dai Boney M. Vince ha toccato il fondo? No! Non è finita qui:
ascoltate un altro brano dei Boney M, Brown girl in the ring:

Brown Girl In The Ring - Boney M

...Non vi ricorda qualcosa? Un bambino girovago che suona l'arpa, con alcuni cani e la scimmietta e il vecchio Vitali? Ma sì la canzone di Remì!
Per rinfrescarvi la memoria ascoltatela qui.
Accelerando Remì si ottiene poi Hello! Spank.

ASCOLTA QUI IL CONFRONTO
REMI'- HELLO! SPANK


Tuttavia, non si può dire che la mitica coppia non abbia saputo anche essere originale: infatti per la sigla di Nills Holgersson, cantata da I fratelli Grimm, cambiano musica e gruppo. E copiano niente-poco-di-meno-che i divini Kiss e, in particolare, I was made for loving you che è una delle loro canzoni che più apprezzo.
Questa volta l’originalità del bravo Vince si manifesta con una ulteriore variazione: anziché ricorrere all’accelerazione fa uso della decelerazione.



ASCOLTA IL CONFRONTO
NILLS HOLGERSSON - I WAS MADE FOR LOVING YOU


Ancora molta originalità nell’attingere questa volta nel repertorio disneyano: ecco infatti il confronto fra la sigla de Il fedele Patrash che sembra la versione lenta di Zip A Dee Doo dah:


ASCOLTA IL CONFRONTO
IL FEDELE PATRASH - ZIP A DEE DOO DAH


Si dice che la maggior parte dei plagi sia involontario. Un motivetto ti rimane impresso, lo immagazzini e lo tiri fuori senza accorgertene quando scrivi una canzone. Noi non dubitiamo che anche per il Vince sia stato così, magari si sarà inceppato LP dei Boney e quelle melodie si sono conficcate indelebilmente nelle sinapsi. Non te la prendere Vince, solo per quel capolavoro che è la canzone Venusia, meriti tutto il nostro affetto.
Alla mia socia che se la sta ridendo sotto i baffetti, da sostenitrice qual è di Cristina d’Avena, suggerisco di verdersi questo video.

Sailor Moon e il cristallo del cuore - "La isla Bonita" di Madonna GUARDA QUI
Ho notato la somiglianza anche fra "Petali di Stelle per Sailor Moon" e "le ragazze serie" di Masini ma non ho il supporto multimediale: ma canticchiandole....

P.S. Che nessuno se la prenda, qui si gioca con le somiglianze. Non a caso ho usato tante “virgolette”.

P.P.S. Poiché non vorremmo incorrere anche noi in una accusa di plagio, riporto la fonte che, unita al patrimonio “culturale” della sottoscritta, ha permesso la scrittura di questo post:
http://www.ineditecristina.altervista.org/

P.P.P.S: Dimenticavo! Vince Tempera ha sostenuto la battaglia RAI, condotta dal giornalista Michele Bovi, contro il plagio!

Se alcuni link non funzionano, copiate il collegamento e incollatelo in una nuova pagina del browser.

lunedì 14 aprile 2008

Gli anni 80: le icone, quelle sui quaderni!




Questo è un post sulle icone degli anni 80, non nell'accezione più ampia di icona come simbolo ("Madonna e Michael Jackson sono icone del pop...") ma nel senso più stretto di "immagini" che ritrovavamo nelle stampe da incorniciare, nell'oggettistica e, soprattutto, nei nostri corredi-scuola.
In particolare, voglio soffermarmi sulle copertine dei quaderni, a volte davvero incantevoli, al punto da rendere più piacevole il momento dei compiti. Almeno per me. Ma vale anche la pena di ricordare gli stickers di allora tra cui merita una citazione la goffa coppietta di “L’amore è…”.
Ritorno indietro negli anni e ripenso alle variopinte copertine dei quaderni: con la stampa dei fumetti di Asterix e Obelix, con Bianca e Bernie, e con gli eroi dei cartoni animati (il quaderno di Jeeg, di Bia, di Candy, dei Barbapapà, di Capitan Futuro, di Remì,…) e soprattutto quello di Anna dai Capelli Rossi che, con le sue cornici di fiori e viti, ricrea atmosfere terribilmente romantiche.






Se parliamo di atmosfere romantiche allora non posso non dare spazio alle immagini di bambini dell’illustratrice americana Holly Hobbie, dedicando questo post a Romina che, con un suo vecchio post su Oltre il cancello dedicato alla magia del mondo di Holly Hobbie, mi ha riacceso dolci ricordi di un passato fatto di bambole di pezza, fantasie provenzali, trecce, lustrini, merletti, patchwork e profumo di violette. Un universo rassicurante avvolto dalle coperte all'uncinetto della nonna.
Le immagini di Holly Hobbie sono la rappresentazione di una vita più vera, più sana, più sobria. Della genuinità e della timidezza, della spensieratezza e della semplicità, dell’amicizia e della serenità. Di quanto sta diventando purtroppo estraneo al nostro stile di vita. di pezza e dei suoi abiti arricciati memori di una lunga tradizione contadina. Attimi rubati ad una vita sempre più frenetica, la pausa rilassante del rituale del the delle cinque, con i biscotti danesi presi dalla scatola di latta. Niente ansie, niente ombre, niente angosce, niente pessimismo.
Ero un vero maschiaccio, io, cresciuta tra pallone e figurine dei calciatori, ma non mi sfuggiva il fascino tutto femminile della bambola Forse mi mancava, più di quanto volessi ammettere, una compagnA di giochi. E, invece, il destino mi ha voluto far crescere tra fratelli, cugini e i loro amichetti. Pazienza! Sarà per un'altra vita. Allora sì che mi abbandonerò completamente all'incanto delle bambole di pezza e niente mi potrà fermare dall'ottenere una vera casa di bambole all'inglese.


Quaderni Holly Hobbie


Ma Holly Hobbie non è che la più nota rappresentante di un filone dai soggetti deliziosi che annovera altri importanti nomi: Sarah Kay, Miss Petticoat, Betsey Clark. Disegni di una tenerezza da fare invidia alle più accanite fan di Ann Geddes. Un filone che, in realtà, nacque già prima degli anni 80 ma che io, per ovvie ragioni anagrafiche, ho potuto conoscere e apprezzare solo in quegli anni, associandolo, di conseguenza, a quell’epoca.
Ecco una carrellata di copertine dei quaderni:


Quaderni Sarah Kay




Quaderni Miss Petticoat


Quaderni di Betsey Clark


Stessa poesia nelle immagini dell’illustratrice Angela Rippon , autrice di una collana di libri illustrati per bambini, intitolata Victoria Plum. L’attenzione, questa volta, si sposta sui boschi e su i suoi fatati abitanti: i folletti. Immagini da sogno, di quando i folletti li chiamavamo gnomi. E con queste bellissime immagini Victoria Plum concludo, non potendo pretendere di esaurire in un solo post la presentazione di un mondo vastissimo che comprende anche le magnifiche illustrazioni di Beatrix Potter e di Ruth Morehead, passando per I Teddies e Gli orsetti del cuore.
Immagini Victoria Plum





Photo Credits: (ro)bozzy, e-bay, altri.

venerdì 16 novembre 2007

I bambini degli anni 80 e i cartoni

I bambini degli anni 80. Voglio parlarvi di loro, della loro infanzia, delle loro abitudini, dei loro miti, dei giochi che facevano quando nessuno ancora si preoccupava di controllare il marchio CEI sui loro giocattoli o che i pennarelli per il disegno fossero atossici. Di quando, alla fine dell’anno scolastico, ci si avvicinava con le palpitazioni a mille ai quadri dei risultati per la paura di essere bocciati o rimandati. Le bocciature potevano essere causa di belle tirate d’orecchie, di rimproveri e di punizioni ma mai causa del trauma psicologico che oggi, invece, pare il principale motivo di apprensione tra i genitori.
Non posso fare a meno di chiedermi se quelli che erano bambini negli anni 80 oggi devono la loro immunità verso i suddetti traumi al fatto che vedessero cartoni animati che si chiamassero semplicemente Candy Candy o Heidi o Ufo robot e cosa sarebbero diventati se invece avessero guardato cartoni dai titoli più attuali come Curiosando nei cortili del cuore sotto un incantesimo dischiuso ai confini delle porte del tempo che già a pronunciarlo ci si compromettono le facoltà mentali.
Dovremmo ringraziare innanzitutto le emittenti locali che, oltre a farci conoscere per primi i comici che poi hanno successo a Zelig e simili, ci hanno permesso di godere delle testimonianze di una forma di arte - i cartoni animati appunto - che purtroppo non viene riconosciuta tale da un bacchettoneria diffusa che vuole vederli esclusivamente come prodotto per bambini, tra l’altro ritenuti - erroneamente - completamente incapaci di filtrare ciò che viene proposto loro. Questo bigottismo, oltre a giustificare una serie intollerabile di tagli e censure, ha portato alla completa eliminazione dai palinsesti delle reti nazionali di alcuni cartoni animati, soprattutto le serie robotiche giapponesi. Insomma, non fosse stato per queste emittenti non avremmo mai avuto la fortuna di assistere ai sanguinosi combattimenti tra uomo tigre e maschera di morte né avremmo mai potuto vedere Hiroshi Shiba che, al grido di "Miwa, lanciami i componenti!", si trasformava nel nano-robot d’acciaio Jeeg, nano robot perché, con i suoi 15 metri di altezza (come ho potuto stimare sulla base di accurate osservazioni), non arrivava neppure al ginocchio del portentoso Daitarn III alto ben 120 metri. Ora, dopo aver visto la schiena di uomo tigre infilzata da una tavola di legno, come potevamo osare lamentarci per un ginocchio sbucciato?? Quale trauma psicologico poteva scaturire da una bacchettata sulle mani da parte del maestro quando i nostri beniamini più sfigati, da Lovely Sarah a Remì, erano senza famiglia, senza un soldo, senza una casa, senza nemmeno la speranza di vincere al superenalotto e chi più ne ha più ne metta???? Onestamente il trauma più grande della mia infanzia è stato scoprire che Koji Kabuto, il pilota del Mazinga Z, che il doppiaggio italiano ha voluto rinominare Rio, è Alcor che compare in Ufo Robot. Mi spiego meglio: a causa della mania dei nostri doppiatori di cambiare nome ai personaggi non ho colto la continuità di storia tra Mazinga Z e Ufo Robot e ho passato tutte le puntate de Il grande Mazinga a chiedermi perché avessero mandato in prepensionamento Rio (anzi Koji), rimpiazzandolo con Tetzuya, mentre in realtà egli si era trasferito in America per combattere il pericolo alieno a fianco di Actarus (anzi Duke Fleed). Un errore di doppiaggio ha portato a farmi credere che quello che era in realtà un eroe senza paura, senza macchia e soprattutto senza un attimo di sosta fosse uno scansafatiche pronto ad approfittare della prima occasione per svignarsela!
Quello sì che è stato un trauma quasi al pari di quello che ho subito nello scoprire che Candy non sposa Terence ma Albert e che la storia di Lady Georgie, che è nato come un cartone animato per adulti, è stata completamente stravolta dalla censura: la vera storia della piccola cara Georgie farebbe impallidire anche i più abituati ai vergognosi scandali di Beautiful. Detto tra noi, a Georgie, Brooke le fa un baffo.
Ai nostri tempi c’erano cartoni per tutti i gusti: le già citate serie robotiche, con un filone serio (il grande Mazinga, Jeeg, Godsigma, Gundam, ecc.) e uno più parodistico (Daitarn III, Trider G7), le interminabili avventure di sfigati di vario genere (Remì, Candy, Peline,..) che spesso erano anche orfani così potevano girare il mondo senza dover dare conto a nessuno, le serie con le maghette che potevano trasformarsi da mocciose qualsiasi in rockstar o grandi prestigiatrici (magica Emi, Creamy, …). E poi, ancora, le serie sportive (Mila e Shiro, Holly e Benji e Flic&Floc vari), le guerre spaziali (Capitan Harlock, Capitan Futuro, Starzinger, …), i viaggi spazio-temporali (Calendarman, I predatori del tempo, Yattaman,..), quelle incentrate sulla vita degli animali (Don Chuck Castoro, La Banda dei Ranocchi,...) e addirittura le serie horror (Bem, Devilman) e horror-umoristiche (Kitaro del Gegege, Carletto il principe dei mostri) e altri generi ancora.
Potrei elencarvene a centinaia tanta era la varietà ma molte scelte, come quella di prendere come il leader di un gruppo di eroi sempre il più belloccio e ribelle affiancandolo con uno spilungone e un grassone, erano ricorrenti. Abbiamo imparato la storia con Lady Oscar e la mitologia greca con Pollon. Che nostalgia!
Gli esperti puntano il dito contro certi tipi di cartoni animati, accusandoli di violenza e sconsigliandone la visione ma mi chiedo che senso abbia quando, anche grazie ai reality, la volgarità è in diretta in qualsiasi fascia oraria. Non suona un po’ falso censurare l’inquadratura sulla generosa scollatura di Margot (anzi Fujiko) quando veline, letterine, schedine, paginine, libricine sono sempre meno vestite? Che senso ha far fuori Mazinga e trasmettere poi scene di violenza inaudita durante le varie trasmissioni? Di questo passo ben presto uccideranno anche Tom & Jerry oltre che l’Uomo Ragno e la cosa più grave è che ciò potrebbe diventare lo spunto per una nuova canzone degli 883. Per me si tratta della solita ipocrisia: la verità è che questi cartoni, divertendoci, ci hanno presentato come valori positivi il coraggio, la forza di volontà, l’altruismo, la lotta alle forze del male e ci hanno trasmesso un forte senso di giustizia.