Negli anni della mia infanzia, bastavano quindici tessere numerate e un quadratino vuoto per tenerci incollati per ore. Il mitico gioco del 15 era uno di quei passatempi che sembravano semplici... finché non provavi davvero a rimettere tutti i numeri in ordine, facendoli scorrere uno accanto all'altro, in verticale e orizzontale, attraverso le scalanature incise su ogni tessera. Un altro gioco da fare in solitaria.
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domenica 2 agosto 2026
Il gioco del 15, un intelligente passatempo da rispolverare sotto l'ombrellone
Negli anni della mia infanzia, bastavano quindici tessere numerate e un quadratino vuoto per tenerci incollati per ore. Il mitico gioco del 15 era uno di quei passatempi che sembravano semplici... finché non provavi davvero a rimettere tutti i numeri in ordine, facendoli scorrere uno accanto all'altro, in verticale e orizzontale, attraverso le scalanature incise su ogni tessera. Un altro gioco da fare in solitaria.
domenica 17 maggio 2026
il Cubo di Rubik: da strumento didattico a rompicapo e, infine, intramontabile icona
Dopo la sua commercializzazione internazionale nei primi anni ’80, il successo fu immediato e travolgente. In pochi anni divenne un vero e proprio fenomeno globale: si stima che siano stati venduti centinaia di milioni di esemplari, rendendolo uno dei giochi più venduti di sempre. In quel periodo non era raro vederlo ovunque: nelle scuole, negli uffici, nei programmi TV e persino come oggetto di moda. Lo ricordo anche in versione mini utilizzaro come ciondolo portachiavi.
Il cubo di Rubik è diventato molto più di un puzzle: è stato assorbito dall’immaginario estetico degli anni ’80. I suoi colori vivaci, la sua forma geometrica e il suo carattere “tech” ante litteram lo hanno reso un simbolo perfetto di quell’epoca fatta di ottimismo digitale, videogiochi e design pop.
Ancora oggi è uno degli elementi grafici più utilizzati quando si vuole evocare quell’atmosfera: lo troviamo in loghi, banner, blog retro, copertine di playlist e pagine web che parlano degli anni ’80 o che ne richiamano lo stile visivo. Con la sua immagine "catchy" , è diventato una sorta di “shortcut visivo” immediato per dire: qui siamo nel mondo del vintage digitale.
La sua iconicità surclassa la sua funzionalità da giciatollo diventando un elemento di esposizione e allestimento. Ma resta pur sempire iun giocattolo, il più famoso della categoria “rompicapo tridimensionale”.ed esistono competizioni ufficiali di speedcubing in cui i migliori al mondo lo risolvono in pochi secondi. E qui devo fare una confessione: io non ci sono mai riuscita, eppure me la cavo parecchio bene con ogni genere di rompicapo e gioco enigmistico! Ma del resto con 43 quintilioni circa di combinazioni possibili quanti davvero ci sono riusciti senza barare ossia usare le formule o, peggio ancora, spostare gli adesivi?
domenica 7 settembre 2025
In a Barbie world
| Foto di gruppo | La casa di Barbie con ascensore | ||
| La casa di campagna di Barbie | L'antico bagno di Barbie | ||
| La magleria magica di Barbie |
venerdì 21 ottobre 2016
Ancora 5 giocattoli che forse non ricordi più? Eccoli!
1) Dolce forno Harbert è stato , per me,
l'oggetto del desiderio per eccellenza. Quanto ho desiderato questo fornetto
che prometteva di poterci cucinare dolci veri! Mi piaceva assai l'idea di
pasticciare con ingredienti, ciotole e fruste, un piacere di cui oggi che ho un
forno vero e una mirabile quantità e varietà di attrezzi ed elettrodomestici mi
devo ancora privare... perché se i dolci li prepari, poi devi anche mangiarteli
e se non ci sono bambini per casa, si rischia, in un manage a due, di mangiarsi
mezza crostata a testa, tra una puntata di mazinga Z e una di getta robot. Il
dolce forno Harbert riusciva a cuocere piccoli dolci (crostatine e biscotti)
con il calore di una lampada a luminescenza. Un desiderio irrealizzato, come
del resto, 
3) la bambola Camilla - la bambola con il
passaporto, se ne avessi avuta una.
Un pezzo di storia del giocattolo scitto dalla Sebino. Capelli di lana, naso a patata, corpo, se non fosse per gli arti e il
viso in PVC anziché in pezza, per età e dimensioni la definirei la sorella
maggiore della moderna My doll. Aveva il passaporto perché era una bambola
internazionale, disponibile in diversi modelli (con diversi colori di capelli e
vestiti) e anche in diverse varianti etniche , con abbigliamento e accessori
relativi.Successivamente, ne uscì un versione più
ridotta (dai 50 cm si passò ai 30 cm) e dai colori di capelli più improbabili
(rosa, azzurro, ecc.), Camilla Milla. E una versione al maschile, Camillo (chi lo avrebbe mai indovinato questo nome!).
4) Animillo il magico
vermillo, della GIG, n serpentello rosso di materiale molto leggero che si riusciva a far
muovere e roteare, facendogli fare acrobazie, tirando e torcendo un
sottilissimo filo trasparente attaccato al suo musetto. Beh, è chiaro che un
trucco doveva esserci anche se dalla pubblicità lo facevano sembrare animato da
vita propria. Aveva due occhietti che mettevano tenerezza ed era piacevole da
accarezzare. Lo spot recitava “il cavillo è un animillo che tritta e gallippa”.
Ah quanta originalità! Anche negli slogan, che anni creativi.
5) Mister muscolo, il bambolotto estensibile, e torniamo di nuovo in casa Harbert anche se una seconda versione è stata prodotta da Ceppiratti. E’ uno dei giocattoli che ritengo più rappresentativi
dell’epoca, lo riesco ad associare solo a quegli anni. Largamente pubblicizzato
su Topolino, si trattava di un bambolotto estensibile, rivolto a un target di
maschietti che si potevano divertire a tirargli gambe e braccia. Altro che
palline antistress. Si chiamava Mr Muscolo perché rappresentava una figura dal
fisico scolpito (i muscoli non erano ben delineati perché non era fatto di
materiale rigido ma, al contrario, di un materiale di notevoli proprietà
plastiche; tuttavia, il torace ampio, la spalla larga, i fianchi stretti e le
proporzioni degli arti, lasciavano intendere un fisico da body builder). E mai
nome fu più azzeccato, perché, a furia di tirare, i muscoli se li facevano i
bambini (esagero, in realtà, non saprei dire quanta resistenza opponevano i
materiali all’estensione). Esso poteva essere allungato fino a 4 volte la sua
dimensione e arrotolato su stesso, per poi ritornare alla sua forma originale. Insomma,
un giocattolo con giocabilità di 3 minuti dopo il quale finire inutilizzato
nella cesta dei giocattoli. Ma sempre in vista, tanto per mostrare agli altri
bambini che ne eri il fortunato (de che) dententore.mercoledì 5 ottobre 2016
Ancora 5 giocattoli che probabilmente non ricordi più!
[oldtoys] 1) Skifiltor (o Slime, riproposto anche con il nome commerciale di Skifidol): questa massa appiccicosa color
catarro potrebbe essere definito il giocattolo più inutile mai inventato. Tutto
quel che si doveva fare era spalmarselo sulle mani e poi…boh… niente, farlo
colare da una mano all’altra. Insomma, era decisamente più divertente farsi le
pellicine con la colla U-HU o con la vynavil per poi staccarsele (vedete i bimbi della foto come sono falsamente divertiti) e, pertanto, non capisco come è che sia ancora in commercio. Giacché siamo
in tema di schifezze ci manca solo che parliamo delle gare dei palloncini di
-big babol panna e fragola - come non
citare
2) la manina appicicosa che, se non ricordo
male, si trovava nelle buste di patatine fritte nell'olio motore. Presa per un estremo, la lanciavi
dappertutto, aspettando che si ritirasse; dopo qualche minuto
era intrisa di polvere e briciole e non si attaccava più da nessuna parte
finché non la sciacquavi e veniva come nuova. Proprio di recente, ho visto dai
vu-cumprà dei nuovi giocattolini che si ispirano alla nostra vecchia manina. Le
ho trovate anche sui siti di vendita online con il nome di "pallina
splat": bellissime quelle a forma di uovo o di pomodoro da spiaccicare per
terra per vederle ricomporsi e riprendere la loro forma originale. Naturalmente
, le ho acquistate. Perché non è ancora passata l'età per fare scherzi. E
ancora nelle patatine si trovava 
![]() |
| La mia compianta Amy |
5) Gli Happy Troll Doll. Di brutti erano
brutti, altrimenti che trolls sarebbero. Un incrocio tra una scimmia, il
maestro Yoda e Brunetta. Ma la cresta colorata, a volte fluorescente, aveva un
suo perché che, comunque, non era sufficiente né a desiderarli né a
trattenerli. No attività da svolgere, no creatività da sviluppare, no mondi da
esplorare (mio personale criterio di utilità del giocattolo sin da bambina) con
l'aggravante che, a differenza della bambola di pezza di Holly Hobbie, il giocattolo non valeva neppure come complemento d'arredo.
Naturalmente, come tutte le cose brutte, sono tornati in auge.martedì 13 settembre 2016
Altri cinque giocattoli che probabilmente non ricordi!
[old toys] La maglieria magica di Barbie: oggetto
invidiatissimo dalla sottoscritta. Con la nonna e la zia che lavoravano a
maglia e avevano enormi quantità di gomitoli avanzati da poter utilizzare, non
facevo altro che pensare che "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non
ha la maglieria magica.. ops... non ha pane". Mi immaginavo che, grazie a
quell'aggeggio, avrei avuto una sciarpa per ogni occasione. Oggi mi consola
l'idea che coloro che lo avevano, non riuscivano a fare altro che serpentoni
inutili. Almeno, così dicono.
Il bambolotto "Spumone": un bambolotto con la faccia patatosa, i capelli di lana, prodotto, come le Cabbage Patch, in una infinità di versioni che cambiavano per i vestiti e il colore dei capelli. Questo era il classico giocattolo con cui non avrei giocato neppure per
mezzo minuto. Nessuna attività da farci, nessuna creatività da esercitare,
nessun mondo da esplorare, niente. Non di meno lo desideravo solo il per il
gusto di tenerlo seduto sul letto, di
giorno, quando non ci dormivo. Così, come complemento d'arredo, che poi era
l'uso a cui lo destivano un po' tutti. Conoscevo degli adulti che lo comprarono
solo per poter abbellire (forse) il divano.
Le palline clic clac: ma che meraviglia queste
palline da fare girare all'infinito con il misurato movimento oscillatorio del
polso. Si potevano fare ruotare in senso orario, antiorario oppure farle
sbattere come le ali di una farfalla, in un crescendo di velocità. La versione
più vintage era veramente rudimentali: due palline legate da uno spago con una
piccola presa di plastica al centro. Poi hanno sostituito lo spago con
bacchette rigide collegate ad un manico di plastica. La versione fosforescente
che si illuminava al buio era deliziosa! il mio set di palline clic clac, con
asticelle rigide, era realizzato quasi totalmente in giallo fosforescente ad
eccezione di una delle due palline che era arancio, sempre fosforescente.
Considerando il chiasso che facevano ad ogni rintocco e considerando che non ho
mai avuto l'abitudine del pisolino alla controra, doveva essere un bel tormento
per i vicini di casa. E il paragone con
la dinamica meccanica del gioco verrebbe spontaneo.
Ridimmy: era una
simpatico orsetto con il quale potevi registrare un tuo messaggio ed,
aspettare, come un mentecatto, che te lo ripetesse. Era infatti chiamato
l'orsetto RIPETENTE. Non ricordo se il messaggio poteva essere riascoltato con
degli effetti ma ricordo che dopo qualche anno ne fecero la versione
"pinzabile" chiamata Ridimmino.giovedì 1 settembre 2016
Giocattoli che probabilmente non ricordi più (parte 1)
2) Il grillo parlante: se per i bambini di
oggi, i mini tablet e i mini pc portatili sono cosa scontata e forse già
superata, per noi il grillo parlante, che ti faceva le domande e aspettava
pazientemente che digitassi la tua risposta, era un portento della
tecnologia.Imparare non è mai stato così divertente!(almeno per noi)
3) La pipa soffiasu: questa la davano insieme al
dentifricio Paperino's alla fragola o alla banana. Ok, possiamo andare
avanti...il fatto è che con questo giochino tutti erano bravi tranne me. Non ci
riuscivo a tenere la pallina in levitazione. Proprio negata.
4) Crystal Ball: tubetti di una pastella
colorata, appiccicosa e piuttosto puzzolente. Ne mettevi un po' sulla apposita
cannuccia, soffiavi e venivano fuori certi palloncini colorati che tutti ne
andavano matti ma, con il senno di poi, mi chiedo cosa avessero di tanto
speciale rispetto ai classici palloncini di gomma da gonfiare. A parte il gusto
di fare infuriare i genitori visto che macchiavano un accidenti.lunedì 20 ottobre 2008
Un post del cavolo: le Cabbage Patch
E poteva un viaggio negli USA, patria di fumetti e supereroi, terra natale di Walt Disney, sede di strabilianti negozi di giocattoli, non stravolgere la mia scaletta pre-partenza? Domanda retorica. Ed eccomi qui a ripensare alla mia meraviglia nel vedere, al mitico TOYS'R'US, una montagna di Cabbage Patch, la bambola-icona degli anni 80, l'originale che nasceva sotto il cavolo, già dotata di un nome e certificato di adozione. Ricordo che spopolò tra le bambine dell'epoca sebbene i pargoli nati all'ombra della puzzolente verdura non potessero certo paragonarsi, a bellezza, con il Ciccio Bello o che le bambole più pregiate. In compenso, si presentavano con una grande varietà di vestiti e chiome, perché ogni cabbage patch adottata doveva essere unica come ogni bambino.
Neanche a dirlo, siccome la mia vera età anagrafica è di pochi anni (ma mi spaccio per una trentaduenne per non avere problemi di accesso ad internet), proprio durante questo viaggio, me ne sono comprata una. Si chiama Mariann Lou, è nata l'8 giugno, ha i capelli biondo miele, un vestito giallo a quadrettini con una maglioncino giallo con fiori ricamati e le scarpette lavorate a maglia. E' un pezzo da collezione, in edizione limitata in occasione del 25° anniversario dalla prima commercializzazione di questa ampissima linea di bambole, che terrò gelosamente chiusa in scatola sperando che con il tempo acquisti valore.
A tale proposito ecco cosa riporta il sito ToysBlog.it:
Le bambole Cabbage Patch Kids compiono 25 anni e tentano il rilancio. Era il 1978 quando Xavier Roberts creò la prima bambola della serie. Inizialmente però le Cabbage Patch furono vendute solo in piccoli negozietti di Cleveland (in Georgia). Poi, attirarono l’attenzione dell’azienda di giocattoli Coleco.
Nel 1982 avvenne il lancio su scala nazionale e internazionale. Le bambole Cabbage Patch divennero una vera e propria mania collettiva. Nel 1985 furono protagoniste di uno show della ABC, mentre nel 1986 fu prodotta la prima Cabbage Patch parlante.
Ormai sappiamo che gli anni 80 sono stati un’epoca di passaggio per molte meteore nel mondo dei giocattoli (sì, Jem , Iridella e Teddy Ruxpin, sto parlando proprio di voi). Anche le bambole nate sotto il cavolo non furono da meno e, dopo il fallimento della Coleco, pur rimanendo in produzione sono diventate un oggetto per collezionisti.
In occasione del loro 25esimo compleanno (o del 30esimo se si considerano le primissime bambole), Play Along lancerà la serie Anniversary Cabbage Patch Kids, ovvero la riedizione delle bambole originali del 1982 (stessi abiti, stesse pettinature, stesse espressioni del viso). Volete adottare una Cabbage Patch d’annata?
Link consigliati: Sito Ufficiale Cabbage Patch Kids, Cabbage Patch Kitty
Nella foto la mia Mariann Lou
















