Una menzione fatta al post precedente mi ha fatto notare l'imperdonabile assenza fra le etichette del blog, e quindi fra gli argomenti trattati, della bionda più popolare dell'universo "giocattolesco" prettamente femminile: la Barbara Millicent Roberts, per gli amici Barbie!
Seppur si tratti di un giocattolo straordinariamente longevo (sul mercato dal 1959 a tutt'oggi), nel mio immaginario di donna che è stata bambina negli anni '80, la Barbie è assolutamente legata a quegli anni. E lego la Barbie al ricordo di una cara e sfortunata cugina mia coetanea che purtroppo non c'è più da tantissimi anni la quale era generosa (e sapete che i bambini generalmente non lo sono) al punti di farmi giocare con l'ambita casa di Barbie con l'ascensore che possedeva. Tra l'altro, per quello che ricordo, quegli anni devono avere registrato un picco di popolarità per la Barbie e per l'espansione del marchio Mattel in tutto il mondo, considerando il fatto che le bambine ne avessero almeno un paio e l'imponente campagna di marketing, con pubblicità assidue nelle programmazioni pomeridiane (es. Bim Bum Bam), sui numeri di Topolino e ovunque ci potesse essere un pubblico infantile. Notevole anche il merchandising, con zaini, penne, diari, t-shirt, scarpe tutte a marchio Barbie.
Ma veniamo al momento atteso e inevitabile del post, il fatidico momento sblocchiamo qualche ricordo, in realtà pochi perché è difficile condensare in un post la vasta produzione di modelli Barbie, accessori e parenti (Ken, Shelley,...), pur circoscrivendo agli anni 80.
Partiamo con un pezzo da 90, uno dei modelli più popolari e iconici, un modello da fare un po' di invidia anche a quelle che, come me, per natura o per far di necessità virtù, alle bambole preferivano giochi più selvaggi e decisamente più economici come Salta cavallo (che però noi chiamavamo Caval del Re) o la guerra delle pietre (n.d.a. lanciate da dietro delle "montagnette di terreno" create dalle ruspe in una zona in costruzione e usate a mo' di trincee). Sto parlando di Barbie luce di stelle, tutta chiccosa come una Big Babol panna e fragola nel suo vestito bianco e rosa e tutta luminosa al buio grazie alle stelle fluorescenti. Aveva anche l'ombrellino parasole, mica pizza e fichi e soprattutto la camera da letto tutta stellata, con letto a baldacchino e specchiera.
Secondo modello che - ricordo - una compagna di scuola esponeva insieme alla barbie luce di stelle nella sua cameretta che ricordo ancora per il tappeto di pelle di mucca è la Barbie fiore di pesco, a vederla oggi molto glamour e sciantosa con quel coprispalle... ma all'epoca mi sembrava la cugina pezzente del modello precedentemente descritto. O forse non mi piaceva perché ho sempre detestato il color pesca che infatti, come il beige, non indosso mai. Sono colori che, al contrario di quelli scuri o brillanti, come si suol dire, mi muoiono addosso. E penso che quel color pesca morisse pure sulla Barbie.
Altro modello che ricordo benissimo è la Barbie crystal con il suo vestito di tessuto (taffetas?) dai colori cangianti quasi olografico che rendeva la barbie pronta per un party su una qualche astronave aliena in mezzo agli extraterrestri. Ad essa era abbinato Ken con un abito maschile bianco, gilet fatto dalla stoffa avanzante dalla produzione dell'ambito di Barbie e una insolita cravatta color viola onoranze funebri. Tutti e due - ci faceva sapere lo spot pubblicitario - erano attesi a una serata di gala. Concludo il post con altre foto di giocattoli targati Barbie che divennero ultrapopolari, una foto di gruppo e un video che raccoglie gli spot più famosi che li pubblicizzavano, con bambine felici - nonostante le acconciature da film trash horror - che amavano lavare, vestire e pettinare le loro Barbie, anziché recensire sui social costosi prodotti di bellezza per adulti andati virali. Pensate un po' come era strano il mondo allora. Quando i bambini facevanoi i bambini.
[old toys] Continuiamo il nostro percorso di
riscoperta dei vecchi giocattoli con altri 5 magnifici esemplari provenienti
dal patinato mondo degli anni 80.
1) Dolce forno Harbert è stato , per me,
l'oggetto del desiderio per eccellenza. Quanto ho desiderato questo fornetto
che prometteva di poterci cucinare dolci veri! Mi piaceva assai l'idea di
pasticciare con ingredienti, ciotole e fruste, un piacere di cui oggi che ho un
forno vero e una mirabile quantità e varietà di attrezzi ed elettrodomestici mi
devo ancora privare... perché se i dolci li prepari, poi devi anche mangiarteli
e se non ci sono bambini per casa, si rischia, in un manage a due, di mangiarsi
mezza crostata a testa, tra una puntata di mazinga Z e una di getta robot. Il
dolce forno Harbert riusciva a cuocere piccoli dolci (crostatine e biscotti)
con il calore di una lampada a luminescenza. Un desiderio irrealizzato, come
del resto,
2) il dolce gelato sempre di Harbert che altro
non era che un raffreddatore di creme. Erano questi i giochi pensati dal signor
Harbert per le bambine di allore e le casalinghe del futuro, quando le campagne
gender nelle scuole erano impensabili e le pubblicità sui giocattoli in TV ti
insegnavano subito quale fosse il tuo posto nel mondo. Puro sessismo, mi era evidente sin da allora, ma ciononostante desideravo queste meraviglie dell'elettronica mentre, reclame o no, posto nel mondo o no, con le bambole non ci
giocavo mica, al massimo, se erano belle, come ho più volte specificato, le
desideravo come complemento d'arredo. Che è la fine che avrebbe fatto
3) la bambola Camilla - la bambola con il
passaporto, se ne avessi avuta una.
Un pezzo di storia del giocattolo scitto dalla Sebino. Capelli di lana, naso a patata, corpo, se non fosse per gli arti e il
viso in PVC anziché in pezza, per età e dimensioni la definirei la sorella
maggiore della moderna My doll. Aveva il passaporto perché era una bambola
internazionale, disponibile in diversi modelli (con diversi colori di capelli e
vestiti) e anche in diverse varianti etniche , con abbigliamento e accessori
relativi.Successivamente, ne uscì un versione più
ridotta (dai 50 cm si passò ai 30 cm) e dai colori di capelli più improbabili
(rosa, azzurro, ecc.), Camilla Milla. E una versione al maschile, Camillo (chi lo avrebbe mai indovinato questo nome!).
4) Animillo il magico
vermillo, della GIG, n serpentello rosso di materiale molto leggero che si riusciva a far
muovere e roteare, facendogli fare acrobazie, tirando e torcendo un
sottilissimo filo trasparente attaccato al suo musetto. Beh, è chiaro che un
trucco doveva esserci anche se dalla pubblicità lo facevano sembrare animato da
vita propria. Aveva due occhietti che mettevano tenerezza ed era piacevole da
accarezzare. Lo spot recitava “il cavillo è un animillo che tritta e gallippa”.
Ah quanta originalità! Anche negli slogan, che anni creativi.
5) Mister muscolo, il bambolotto estensibile, e torniamo di nuovo in casa Harbert anche se una seconda versione è stata prodotta da Ceppiratti. E’ uno dei giocattoli che ritengo più rappresentativi
dell’epoca, lo riesco ad associare solo a quegli anni. Largamente pubblicizzato
su Topolino, si trattava di un bambolotto estensibile, rivolto a un target di
maschietti che si potevano divertire a tirargli gambe e braccia. Altro che
palline antistress. Si chiamava Mr Muscolo perché rappresentava una figura dal
fisico scolpito (i muscoli non erano ben delineati perché non era fatto di
materiale rigido ma, al contrario, di un materiale di notevoli proprietà
plastiche; tuttavia, il torace ampio, la spalla larga, i fianchi stretti e le
proporzioni degli arti, lasciavano intendere un fisico da body builder). E mai
nome fu più azzeccato, perché, a furia di tirare, i muscoli se li facevano i
bambini (esagero, in realtà, non saprei dire quanta resistenza opponevano i
materiali all’estensione). Esso poteva essere allungato fino a 4 volte la sua
dimensione e arrotolato su stesso, per poi ritornare alla sua forma originale. Insomma,
un giocattolo con giocabilità di 3 minuti dopo il quale finire inutilizzato
nella cesta dei giocattoli. Ma sempre in vista, tanto per mostrare agli altri
bambini che ne eri il fortunato (de che) dententore.
[oldtoys] 1) Skifiltor (o Slime, riproposto anche con il nome commerciale di Skifidol): questa massa appiccicosa color
catarro potrebbe essere definito il giocattolo più inutile mai inventato. Tutto
quel che si doveva fare era spalmarselo sulle mani e poi…boh… niente, farlo
colare da una mano all’altra. Insomma, era decisamente più divertente farsi le
pellicine con la colla U-HU o con la vynavil per poi staccarsele (vedete i bimbi della foto come sono falsamente divertiti) e, pertanto, non capisco come è che sia ancora in commercio. Giacché siamo
in tema di schifezze ci manca solo che parliamo delle gare dei palloncini di
-big babol panna e fragola -come non
citare
2) la manina appicicosa che, se non ricordo
male, si trovava nelle buste di patatine fritte nell'olio motore. Presa per un estremo, la lanciavi
dappertutto, aspettando che si ritirasse; dopo qualche minuto
era intrisa di polvere e briciole e non si attaccava più da nessuna parte
finché non la sciacquavi e veniva come nuova. Proprio di recente, ho visto dai
vu-cumprà dei nuovi giocattolini che si ispirano alla nostra vecchia manina. Le
ho trovate anche sui siti di vendita online con il nome di "pallina
splat": bellissime quelle a forma di uovo o di pomodoro da spiaccicare per
terra per vederle ricomporsi e riprendere la loro forma originale. Naturalmente
, le ho acquistate. Perché non è ancora passata l'età per fare scherzi. E
ancora nelle patatine si trovava
3) il fischietto con la ventola: un oggetto
indispensabile al vero maschiaccio di strada quale io ero. Ci fischiavi normalmente
ma la ventola produceva un effetto divertente e amplificava la potenza del
fischio. Per lo meno adesso ho un alibi per non aver mai imparato a fischiare
con le dita.
4) La bambola di pezza di Holly Hobbie: una
icona come Holly Hobbie, oggetto di sfrenato merchandising (dai quaderni ai
disegni per il punto croce) che ancora oggi qualcuno ripropone (e difatti, è di
un solo paio di anni fa l'acquisto di una t-shirt con la famosa bambina dagli
abiti patchwork), non poteva naturalmente passare inosservata alla fervente
industria del giocattolo degli anni 80, fervente perché le idee non mancavano e
le figliolanze numerose pure.
La mia compianta Amy
E quindi non poteva mancare nei nostri negozi la
bambola di pezza di Holly Hobbie e le sue amiche. Io in particolare, della serie,
io avevo Amy con il suo vestito e la cuffia verdeche è rimasta appesa al muro, come
complemento d'arredo, dal momento in cui mi è stata regalata nel mio settimo
compleanno fino al momento in cui mia madre l'ha buttata per decorrenza dei
termini di custodia cautelare (i.e. l'età oltre il quale non dovrebbe essere
consentito possedere dei giocattoli). GRRRRRRR.
5) Gli Happy Troll Doll. Di brutti erano
brutti, altrimenti che trolls sarebbero. Un incrocio tra una scimmia, il
maestro Yoda e Brunetta. Ma la cresta colorata, a volte fluorescente, aveva un
suo perché che, comunque, non era sufficiente né a desiderarli né a
trattenerli. No attività da svolgere, no creatività da sviluppare, no mondi da
esplorare (mio personale criterio di utilità del giocattolo sin da bambina) con
l'aggravante che, a differenza della bambola di pezza di Holly Hobbie,il giocattolo non valeva neppure come complemento d'arredo.
Naturalmente, come tutte le cose brutte, sono tornati in auge.
[old toys] La maglieria magica di Barbie: oggetto
invidiatissimo dalla sottoscritta. Con la nonna e la zia che lavoravano a
maglia e avevano enormi quantità di gomitoli avanzati da poter utilizzare, non
facevo altro che pensare che "chi ha pane non ha denti e chi ha denti non
ha la maglieria magica.. ops... non ha pane". Mi immaginavo che, grazie a
quell'aggeggio, avrei avuto una sciarpa per ogni occasione. Oggi mi consola
l'idea che coloro che lo avevano, non riuscivano a fare altro che serpentoni
inutili. Almeno, così dicono. Il bambolotto "Spumone": un bambolotto con la faccia patatosa, i capelli di lana, prodotto, come le Cabbage Patch, in una infinità di versioni che cambiavano per i vestiti e il colore dei capelli. Questo era il classico giocattolo con cui non avrei giocato neppure per
mezzo minuto. Nessuna attività da farci, nessuna creatività da esercitare,
nessun mondo da esplorare, niente. Non di meno lo desideravo solo il per il
gusto di tenerloseduto sul letto, di
giorno, quando non ci dormivo. Così, come complemento d'arredo, che poi era
l'uso a cui lo destivano un po' tutti. Conoscevo degli adulti che lo comprarono
solo per poter abbellire (forse) il divano.
Le palline clic clac: ma che meraviglia queste
palline da fare girare all'infinito con il misurato movimento oscillatorio del
polso. Si potevano fare ruotare in senso orario, antiorario oppure farle
sbattere come le ali di una farfalla, in un crescendo di velocità. La versione
più vintage era veramente rudimentali: due palline legate da uno spago con una
piccola presa di plastica al centro. Poi hanno sostituito lo spago con
bacchette rigide collegate ad un manico di plastica. La versione fosforescente
che si illuminava al buio era deliziosa! il mio set di palline clic clac, con
asticelle rigide, era realizzato quasi totalmente in giallo fosforescente ad
eccezione di una delle due palline che era arancio, sempre fosforescente.
Considerando il chiasso che facevano ad ogni rintocco e considerando che non ho
mai avuto l'abitudine del pisolino alla controra, doveva essere un bel tormento
per i vicini di casa.E il paragone con
la dinamica meccanica del gioco verrebbe spontaneo.
Ridimmy: era una
simpatico orsetto con il quale potevi registrare un tuo messaggio ed,
aspettare, come un mentecatto, che te lo ripetesse. Era infatti chiamato
l'orsetto RIPETENTE. Non ricordo se il messaggio poteva essere riascoltato con
degli effetti ma ricordo che dopo qualche anno ne fecero la versione
"pinzabile" chiamata Ridimmino.
Gimmi ridimmi: no, non è un errore e non ne
abbiamo già parlato sopra! Il Gimmi ridimmi, senza Y, era un
giocattolo completamente diverso nella forma (una sorta di radiolina a forma di
virgola) ma completamente analogo nell'utilizzo. Preregistravi un messaggio e
lo riascoltavi con vari effetti, un po' come oggi fa, molto meglio, il Talking
Tom per android. Solo che allora ci sembrava una figata pazzesca.
1) Gira la moda: qualsiasi bambino poteva
improvvisarsi stilista usando questo un disco compostoun cerchio e due corone concentriche in grado
di roteare uno intorno all'altro per ottenere un buon numero di modelli, ossia
combinazioni testa-busto-gambe da colorare a proprio piacimento. Bastava
ruotare le corone fino ad ottenere la combinazione desiderata, posare un foglio
sul modello in rilievo così ottenuto e passarci sopra le matite colorate per
trasferire magicamente il modello sulla carta. Una bella idea che è strano non
venga riproposta per svariati tipi di, come direbbe Mucciaccia, attacchi
d'arte.
2) Il grillo parlante: se per i bambini di
oggi, i mini tablet e i mini pc portatili sono cosa scontata e forse già
superata, per noi il grillo parlante, che ti faceva le domande e aspettava
pazientemente che digitassi la tua risposta, era un portento della
tecnologia.Imparare non è mai stato così divertente!(almeno per noi)
3) La pipa soffiasu: questa la davano insieme al
dentifricio Paperino's alla fragola o alla banana. Ok, possiamo andare
avanti...il fatto è che con questo giochino tutti erano bravi tranne me. Non ci
riuscivo a tenere la pallina in levitazione. Proprio negata.
4) Crystal Ball: tubetti di una pastella
colorata, appiccicosa e piuttosto puzzolente. Ne mettevi un po' sulla apposita
cannuccia, soffiavi e venivano fuori certi palloncini colorati che tutti ne
andavano matti ma, con il senno di poi, mi chiedo cosa avessero di tanto
speciale rispetto ai classici palloncini di gomma da gonfiare. A parte il gusto
di fare infuriare i genitori visto che macchiavano un accidenti.
5) Going: devo dire che eravamo dei bambini
che si accontentavano davvero con poco se trovavamo divertente giocare ad una
palla che si muovevada un estremo
all'altro della corda che lo attraversava in base achi, da un lato e dall'altro,riusciva di più ad aprire le braccia. I
bambini di oggi ci giocherebbero per un minuto e mezzo. Non di più. Eppure ci
eravamo tanto amati.
Le innumerevoli idee per aggiornare questo blog che mi frullano in testa richiedono che mi faccia una scaletta mentale che, puntualmente, viene alterata da una qualche spinta fornitami da qualche fattore contingente. E poteva un viaggio negli USA, patria di fumetti e supereroi, terra natale di Walt Disney, sede di strabilianti negozi di giocattoli, non stravolgere la mia scaletta pre-partenza? Domanda retorica. Ed eccomi qui a ripensare alla mia meraviglia nel vedere, al mitico TOYS'R'US, una montagna di Cabbage Patch, la bambola-icona degli anni 80, l'originale che nasceva sotto il cavolo, già dotata di un nome e certificato di adozione. Ricordo che spopolò tra le bambine dell'epoca sebbene i pargoli nati all'ombra della puzzolente verdura non potessero certo paragonarsi, a bellezza, con il Ciccio Bello o che le bambole più pregiate. In compenso, si presentavano con una grande varietà di vestiti e chiome, perché ogni cabbage patch adottata doveva essere unica come ogni bambino. Neanche a dirlo, siccome la mia vera età anagrafica è di pochi anni (ma mi spaccio per una trentaduenne per non avere problemi di accesso ad internet), proprio durante questo viaggio, me ne sono comprata una. Si chiama Mariann Lou, è nata l'8 giugno, ha i capelli biondo miele, un vestito giallo a quadrettini con una maglioncino giallo con fiori ricamati e le scarpette lavorate a maglia. E' un pezzo da collezione, in edizione limitata in occasione del 25° anniversario dalla prima commercializzazione di questa ampissima linea di bambole, che terrò gelosamente chiusa in scatola sperando che con il tempo acquisti valore. A tale proposito ecco cosa riporta il sito ToysBlog.it:
Le bambole Cabbage Patch Kids compiono 25 anni e tentano il rilancio. Era il 1978 quando Xavier Roberts creò la prima bambola della serie. Inizialmente però le Cabbage Patch furono vendute solo in piccoli negozietti di Cleveland (in Georgia). Poi, attirarono l’attenzione dell’azienda di giocattoli Coleco.
Nel 1982 avvenne il lancio su scala nazionale e internazionale. Le bambole Cabbage Patch divennero una vera e propria mania collettiva. Nel 1985 furono protagoniste di uno show della ABC, mentre nel 1986 fu prodotta la prima Cabbage Patch parlante.
Ormai sappiamo che gli anni 80 sono stati un’epoca di passaggio per molte meteore nel mondo dei giocattoli (sì, Jem , Iridella e Teddy Ruxpin, sto parlando proprio di voi). Anche le bambole nate sotto il cavolo non furono da meno e, dopo il fallimento della Coleco, pur rimanendo in produzione sono diventate un oggetto per collezionisti.
In occasione del loro 25esimo compleanno (o del 30esimo se si considerano le primissime bambole), Play Along lancerà la serie Anniversary Cabbage Patch Kids, ovvero la riedizione delle bambole originali del 1982 (stessi abiti, stesse pettinature, stesse espressioni del viso). Volete adottare una Cabbage Patch d’annata?