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domenica 18 gennaio 2026

L'inquietante versione turca delle favole di Biancaneve e di Cerentola

Uno dei ricordi più ricorrenti della mia infanzia, forse perché mi ha turbato più di quanto Bem potesse fare, è quel film di produzione turca narrante la favola di Biancaneve dal titolo "La meravigliosa favola di Biancaneve" (Pamuk Prenses ve 7 cücele). Questo film veniva sovente riproposto sugli schermi di Teleregione Color, una emittente televisiva locale pugliese e, nonostante il turbamento e l'inquietudine che mi generava, complice anche la noia dei sonnacchiosi pomeriggi domenicali, non potevo fare a meno di rivedere. Vi sblocco subito il ricordo con la sigla Ciuffi Ciuffi Cià così sappiamo di cosa stiamo parlando ma è possibile trovare online (just google it!) l'intero film:  




Si tratta di un film turco del 1970 che ricalca in maniera piuttosto fedele la famosa fiaba dei fratelli Grimm e portata sul grande schermo da Walt Disney quindi non indugerò sulla ben nota trama. Mi soffermo invece su quanto mi angosciasse e affascinasse allo stesso tempo e mi chiedo se anche voi che mi leggete scatenasse lo stesso genere di reazione e non saprei dire nemmeno il perché. Forse la bruttezza estrema della strega in contrapposizione alla perfetta angelica e innocente bellezza dell'attrice protagonista (Zeynep Değirmencioğlu), forse per alcuni assordanti silenzi, forse per la presenza dei nani: non fraintendetemi, non è il nanismo in sé, ma quando dal cartone si passa a un film con attori nani in carne e ossa, e quegli attori sono già attempati ma vestiti in maniera così infantile e improbabile, l'effetto grafico non è naturalissimo.
Non altrettanto inquietante ma sempre un po' "weird" come direbbe Rachel Zagler (per restare in tema) è il film turco uscito l'anno successivo che, con un notevole sforzo di fantasia e creatività, è stato chiamato La meravigliosa favola di Cenerentola. Anche questo veniva spesso riproposto da Teleregione Color ed era abbastanza fedele alla celeberrima favola di Perrault anche se con qualche stravagante integrazione (per esempio, quelle scene oniriche di Cenerentola fra i gitani).
Entrambi i film fanno parte di una collana di trasposizioni su pellicola di grandi classici e condividono la regia, la sceneggiatura e buona parte del cast. Infatti, la protagonista, Cenerentola, è sempre la stessa attrice, questa volta con capigliatura o parrucca bionda, nonché figlia dello sceneggiatore.
Anche di questo film abbiamo la clip:


Chiudo con un video che raccoglie e pubblicizza i film (live o animazione) di cui ho appena parlato ma anche altri film - provenienti da tutto il mondo - dedicati alle più popolari fiabe.





domenica 23 novembre 2025

Mode meteore e mode horror

 

Quale mese è migliore del lugubre novembre per parlare di horror? No, non è un post sullo Zio Tibia Picture Showè un post su alcune mode che negli anni a cui questo blog fa riferimento esplosero con gran velocità e pervasione (o perversione?) e con la stessa velocità implosero e che, neanche a dirlo, non sono ricordate per buon gusto.

Iniziamo dalla meno orripilante così da guidarvi un crescendo di pacchianeria che si mescolerà alla vostra perplessità per la serie “oh, ma davvero stai a dì?”.

1)      Pupazzetti a pinza da attaccare a vestiti e zaini


Infantile si ma tutto sommato accettabile questo vezzo di attaccare piccoli peluche vhe nascondevano un meccanismo a pinza tra le braccia che permetteva di attaccarli ad abiti, borse, marsupi e zaini scuola. Ce ne erano infinità di varianti e colori tra orsacchiotti, koala, cagnolini, scimmiette, coniglietti. Modelli che rappresentavano animaletti anonimi, con vestitini o con la loro nuda pelliccia, e altri che rappresentavano  celebrità fra gli animaletti come Poochie o Monciccì.

2)      Braccialetti di cordoncino

Quando i mezzi erano pochi  e il "baccalà fuggito" (baccalé fejeut) era principe indiscusso delle nostre tavole - sì eravamo nel boom economico, ma allora c'era un sano sistema di priorità che ci imponeva prima il risparmio per l'acquisto della prima casa, poi il risparmio per gli imprevisti della vita e per la futura vecchiaia e poi tutto il resto - anche per essere alla moda ci si arrangiava come si poteva. Ed ecco che 12 cm di cordoncino colorato, meglio se nei nuovi colori giallo, verde e fucsia fluorescenti -  preso in merceria a 100 lire diventava un braccialetto una volta che le estremità venivano fuse e unite con l'aiuto di un fiammifero. Io ne portavo una decina per ogni braccio.

P.S. una volta ne rubai uno in merceria, primo e ultimo furto della mia esistenza. Ebbi tante di quelle legnate da mia madre che la parola "onestà" mi è restata tatuata su ogni singola cellula.



3)      Mollettoni per i capelli con i fiori

Come se i mollettoni di plastica - gli stessi che oggi fortunatamente si usano solo per separare le ciocche durante la piega - non fossero già abbastanza brutti da sfoggiare, in commercio arrivò un'ondata di mollettoni a buon mercato con grossi fuori attaccati su uno o entrambi i lati. Fiori rigorosamente in tinta: mollettone rosso con garofano rosso, mollettone giallo con margheritone giallo, mollettone rosa con rosa rosa. Immaginatevi l'effetto con i capelli scalati a la Rod Stewart, cotonati a la Cyndi Lauper o raccolti a la Brigitte Bardot.


4)      Ciuccetti di plastica

Da appendere a bracciali, collane, cerniere, erano praticamente ovunque. Ognuno di noi ne indossava svariati, tutti di plastica ma di varie dimensioni, di vari colori, trasparenti o opachi. Le bancarelle ne erano invase, li vedevi su ogni teenager, ragazza o ragazzo che fosse, e talvolta anche su adulti. Si vendevano anche collane che erano pesanti ammassi di ciuccetti variopinti. Una moda che dilagò fulminea e scomparve con la stessa velocità di un tormentone estivo quando iniziano a cadere le foglie. Qua si viaggiava verso i '90.


5)      Frontini imbottiti per capelli 

I frontini per i capelli, oggi in disuso, sono stati accessori per i capelli molto popolari per decenni. Ma ricordo un anno, in particolare, in cui divennero di gran moda, conobbero un nuovo slancio, in particolare quelli di stoffa imbottiti, in varie fantasie e colori. E la vera particolarità era che li indossavano tutti, anche molti uomini dato che allora molti avevano capelli folti, ribelli e medio-lunghi. Un trend fashion che oggi non potrebbe esistere considerando l'alta diffusione di alopecia maschile.


6)      La ciabatta infradito con le bande di spugna arcobaleno

Ciabatta infradito con suola multicolore di gomma schiuma con le bande in spugna di cotone color arcobaleno. Al di là della  pacata sobrietà dei colori, quello che mi colpiva erano i 5 inserti ovali per ogni suola, ognuno di colore e dimensione differente, che rappresentavano le 5 dita sotto le quali si andavano a posizionare. In realtà quello che mi colpiva davvero è che erano estraibili, per cui persone troppo inclini  a toccarsi costantemente i piedi, ci giocherellavano, staccandoli e riattaccandoli, tra una toccata e una grattata


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7)      La ciabatta di plastica a bande incrociate

La detesto ma ce l'ho ancora e la uso solo per entrare nella mia ampia doccia quando devo pulirla, detestando ancora di più l'idea di entrare in doccia con scarpe mentre faccio le pulizie.

Non so se la detesto più per la sua durezza o scomodità  o perché sono rasoterra (ehm ho sempre bisogno di un po' di slancio) o perché l'associo ad un uomo del vicinato, che la indossava, che odiava i bambini che giocavano in strada e più volte ci ha sequestrato il pallone e lo ha tagliato davanti ai nostri occhi addolorati. Il modello è detto Mexican immagino, ma è una mia interpretazione, perché l'incrocio e la trama bucherellata ricorda le ciabatte di fattura precolombiana (le huarache) che venivano realizzate intrecciando il cuoio.



8)      Le spalline oversize

Un altro articolo che detestavo erano le spalline che purtroppo in quegli anni venivano cucite di default sotto la fodera di ogni giacca, ma anche presenti nei cardigan, camicie e persino maglioni.

Per me che avevo già grandi spalle larghe e alte, indossarle significava fare scomparire definitivamente il collo. Se già odiavo visceralmente le spalline a giro, l'odio raggiungeva livelli da Iriza Legan quando si trattava delle ancora più orribili spalline a kimono che sformava la figura di coloro che le indossavano facendoli sembrare, almeno nel mio immaginario fanciullesco, degli alieni.



9)      Il ritorno della scarpa ad occhio di bue

Mentre oggi i bambini indossano scarpe piene di lustrini e brillantini, i bambini nati negli anni '70 conoscevano soltanto un tipo di calzature: le scarpe ad occhio di bue. Nere, austere, pesanti ma di ottima fattura come mi viene ancora rinfacciato: "Da piccola ti compravo la roba buona (...non pensate male!), le scarpe delle Balducci!".

Immaginate la felicità quando l'obbrobrio di quei buchi sorridenti sulla tomaia è ricomparso sulle nostre scarpe di adolescenti e degli adulti. Immaginate questi buchi quando potevano sembrare ridicoli su chi indossava un 45 di scarpe. In più, la scarpa era riapparsa con materiali più leggeri, come il gros-grain, in maniera da poter essere indossata d'estate, senza calzini, con gli spazi tra le dita che si vedevano dai buchi.


10)      Portachiavi di vero visone

Chiudo con l'articolo, a mio parere, più kitsch della panoramica: il portachiavi fatto con la coda o la zampetta vera di visone con tanto di unghiette ancora attaccate. Era il tempo in cui le pellicce vere erano considerate un capo elegante e lussuoso, un status symbol a cui molte massaie ambivano. Le pelliccerie erano business molto proficui e potevano permettersi di sponsorizzare trasmissioni e quiz in TV. Non era infrequente quindi che circolassero gli scarti di lavorazione, come appunto le zampette, che venivano utilizzati per creare "deliziosi" accessori. Per fortuna, almeno su questo, il gusto si è un tantino evoluto.



mercoledì 19 ottobre 2016

Orrori comuni(oni)


[Orrori '80] Non avendo figli e nipoti in età da prima comunione, mi baso su quanto mi raccontano altri per provare un moto di invidia verso i bambini che ai tempi di oggi fanno la Prima Comunione e possono ricevere, anzi esigere, denaro, cellulari di ultima generazione, monopattini ipertecnologici. E non posso non ripensare alle nostre tristi medagliette religiose, placche da 3 kg che se le attaccavi alla catenina e facevi un tuffo in mare potevi restare sul fondo; se avevi la zia ricca, magari rimediavi un braccialetto d'oro destinato prima o poi a smarrirsi,  se no era roba di radioline a cuffie senza neppure il mangiacassette (quella che regalarono  a me un giorno di maggio del 1986 , di un ottima marca neppure riportata sulla carcassa, durò dall'antipasto al gelato), orecchini placcati d'oro ma con l'anima di piombo che si intravedeva poco dopo, quando la placcatura iniziava a venire via; se eri fortunato e la zia aveva la famiglia numerosa e, come si dice dalle mie parti, doveva stendersi un po' di più, c'era la bicicletta economica.  Posso però dire che la sfiga più grande sono riuscita ad evitarmela;  sono state tante le occasioni in vita mia in cui   ho pensato "che fortuna nascere uomo!".  Non era questo il caso che si verificava ogni volta che un fratello o un cugino apriva l'elegante confanetto del gioielliere per trovarci dentro IL FERMACRAVATTE.  Dovevate vederle quelle facce tradite, avrebbe preferito qualsiasi cosa al FERMACRAVATTEEEE, pure una misera busta di figurine sarebbe bastata!

So' traumi  per un bambino di 9 anni che già si immagina   la mattina  che si prepara per andare a scuola e  sotto lo zaino dei gormiti ci mette  la camicia, la giacca e la cravatta mentre all'ingresso lo attende mezza scuola al grido di "Scemo! Scemo!Scemo!!" Eh sì, perché il fermacravatte non era neanche uno dei quei regali della categoria "investimento per il futuro" del tipo "lo userai quando sarai grande, se lo diventerai, sopravvivendo a tutte le malattie infantili e  se diventerai un Core Business Manager che passa le giornate tra Conf , Briefing e Reviù" ! Era proprio un fermacravatte per bambino,  si evinceva dalla dimensione ridotta rispetto alla sua versione, comunque inutile, per adulti. Me lo immagino  quel bambino quando appena adolescente, ormai pienamente padrone dei suoi averi, con il sorrisetto sulla bocca e l'aria soddisfatta, si è riesciuto a liberare di questo antipatico fardello, di questo simbolo di una speranza tradita, di una aspettativa disillusa! Ah! Che potere liberatorio questi compro-oro!