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domenica 2 novembre 2025

I concerti vintage dell'estate passata

Quella appena passata è stata per me una estate ricca di eventi tra cui diversi concerti di band iconiche degli anni ’70 e ’80 per cui un reportage è praticamente d’obbligo su questo blog vintage, seppur con qualche mese di ritardo (non avevo ancora  in mente di tornare a scrivere). Due di questi eventi, quelli a Bari, sono stati organizzati da Bass Culture e mi auguro con tutto il cuore che gli organizzatori continueranno ad offrirci per gli anni futuri concerti con artisti di tale calibro senza la necessità per noi pugliesi di dover vendere un rene per raggiungere Roma, Milano, Lucca, Bologna, tra biglietti (sempre troppo costosi), spese di viaggio e soggiorno, senza contare l’investimento di tempo ed energia.

Andiamo per ordine cronologico, pubblicherò alcune foto che ho scattato durante tali serate. Ho anche pubblicato alcuni reels sul mio profilo pubblico instagram dedicato a viaggi, concerti ed eventi:

My_travel_journal_and_memories

ma dovrete scorrere un po', perché da quando ho deciso di fare la bella vita, aggiorno la pagina molto spesso.😅

Bari, 18 Giugno 2025: Duran Duran


Grande Energia sul grande palco allestito alla Fiera del Levante! Il concerto si è aperto con grandi effetti sul ritmo trascinante di Wild Boys, per poi proseguire con i più grandi successi che ho cantato a squarciagola: Hungry like a wolf, Rio, ComeUndone, The reflex, Notorious, A view to a kill, solo per citare alcune delle più famose canzoni del loro repertorio a cui si sono aggiunte alcune cover come Psycho Killer dei Talking Heads.

Tutti i componenti mi sono parsi in gran forma, musicalmente parlando e lui, Simon Le Bon, sebbene con il fisico un po’ appesantito (a Bari diremmo che ha la vendrod de la Peròn), non smetteva di ammaliare con il suo fascino, la sua voce potente, le movenze e il grande garbo con cui si rivolgeva al pubblico cercando anche di comunicare in italiano. Del resto qui stiamo parlando di Simon Le Bon, mica pizza e fichi, l'idolo delle paninari di Piazza San Babila e non solo, il rivale per antonomasia di Tony Hadley (chi può dimenticare la guerra tra fan base Duran Duran vs Spandau Ballet?), un fenomeno di massa tale da meritare, qui in Italia, il film "Voglio sposare Simon Le Bon". 
Eppure chi lo ha incontrato all’aeroporto di Bari-Palese, dove i Duran Duran sono giunti con un volo privato, lo ha descritto molto affabile e disponibile a fare foto con i fans. Che dire poi di John Taylor dalla bellezza che non teme il tempo e la solitaria eleganza delle sue posture. Ho vissuto momenti di vera magia quando Simon ha imbracciato la chitarra e ha cantato sulle note di  Save a Prayer che è la mia preferita. Mi spiace che sia mancata in scaletta Skin Trade.


Ferrara, 30 Giugno 2025: Lynyrd Skynyrd 


Evento all’interno del Ferrara Summer Festival, un cartellone di tutto rispetto con artisti come Judas Priest, Slipknot, Massive Attack. Ne è valsa la pena sostenere diverse ore di viaggio in treno da Bari a Bologna per poi prendere in direzione Venezia e scendere a Ferrara, tutto al caldo afoso di luglio: questo concerto non ce lo saremmo persi per nulla al mondo visto che era l'unica data in Italia, i componenti della band invecchiano e saranno probabilmente meno disponibili in futuro a fare viaggi intercontinentali.

La serata è stata grandiosa, eccellente modo di festeggiare 50 anni di Lynyrd Skynyrd, ben 4 chitarristi sul palco ad accompagnare il buon vecchio rock del sud, schitarrando su pezzi che non hanno bisogno di presentazioni, in primis, la vecchia Sweet Home Alabama, che definirei patrimonio dell'umanità, ma anche Simple man, Tuesday's gone, That smell, Call me the breeze e altre ancora.

Poi momento di pura commozione sulle note di Free Bird, con il cantante e frontman Johnny Van Zant che, 

dopo la prima strofa, si è ritirato dietro le quinte, lasciando il palco a un microfono vestito di bandiera e cappello appartenuto al fratello Ronnie, mentre Ronnie cantava da un vecchio video in perfetto sincrono con i musicisti in live. E la visiera del mio cappellino del Generale Lee nascondeva la mia evidente emozione dagli sguardi indiscreti di estranei. 

Di notevole valore aggiunto l'apertura di Simon McBride (Deep Purple) e di Deborah Bonham, sorella di John (Led Zeppelin).

Bologna, 15 Luglio 2025: Europe


Serata di Grande Rock targato anni 80 al Sequoie Park di Bologna, dove finalmente ho visto dal vivo - e dal posto in 4a fila -  quel volto di gran figo che ammiravo sulle copertine del Cioè, Joey Tempest.
Gli Europe hanno letteralmente spaccato! Grande apertura con grandi successi quali Rock the night e Carrie e, passando per Open your heart, Superstitious, Cherokee, si sono tenuti per il gran finale la leggendaria The final countdown . Del resto con un titolo del genere, non poteva essere altrimenti. Nomen omen.
Il finale ha scatenato una vera presa d'assalto del palco che mi ha permesso di scattargli delle foto a distanza ravvicinatissima. 
Performance super di tutta la band ma in particolare di Joey che conserva tutta la sua potenza vocale, nonostante i salti, i passi di danza, le corse da una parte all'altro del palco. Grandioso! Dove si firma per essere così dopo i 60 anni?


Bonus della serata: nell'attesa del concerto, ci siamo ascoltati alcuni brani eseguite di persona pirsonalmente dall'incommensurabile Marcus Miller, che dava un concerto nell'area limitrofa.


Bari, 17 Luglio 2025: Nile Rodgers & Chic 


Vibrazioni funky di nuovo alla Fiera del Levante per questo concerto di Nile Rodgers con i suoi Chic. un grande nome nel firmamento musicale, un vero genio, una legenda della musica con i suoi riff che hanno fatto storia e una vena creativa che conosce pochi rivali a prolificità.
E questo concerto è stato, giustamente, un vero tributo alla carriera e alla vita di Nile Rodgers che oltre  a scrivere per gli stessi Chic di cui fa parte, ha scritto brani per artisti di grande livello: Diana Ross, Madonna, i Duran Duran, David Bowie, Sister Sledge, Daft punk. E ancora continua a scrivere vincendo, di recente, un grammy per una canzone scritta per Beyonce.
Insomma, difficile riassumere in poche righe cosa Nile Rodgers rappresenti nell'industria musicale, il padre del  disco funky anni '70, perciò farò parlare la sua musica.
Con un bassista che si lanciava in balli spiritosi (Jerry Barnes, con cui mi onoro di essere in contatto, che ci crediate o no) e una vocalist da brividi (Audrey Martells), la band ha eseguito i loro maggiori cavalli di battaglia (Good Times, Le Freak, Everybody dance, I want your love, ..) intervallati a brani scritti per altri (Let's dance, Material Girl, Notorious, Upside down, We are family, Get lucky e altri ancora). E poi sono passati all'esecuzione di brani che sono cover di brani scritti da Nile Rodgers mixandoli con gli originali, come Get jiggy with it di Will Smith (cover di He's the greatest dancer scritta da Nile per Sister Sledge) o Lady dei Modjo (cover di Soup for one degli Chic).
Infine, cosa che ho apprezzato da morire, lo stesso Nile Rodgers si è lanciato nella performance della celeberrima e più iconica canzone rap che mi viene in mente: Rapper's delight, nata come plagio di Good times, come riconosciuto dai tribunali. E a giusta ragione: per non riconoscere il giro di basso bisognerebbe essere sordi.

Giovinazzo, 19 Luglio 2025: James Senese

Chiudo con un grandissimo artista che ci ha lasciato pochi giorni fa: James Senese. Non godrà della fama internazionale degli altri, ma in Italia il riconoscimento del suo talento di artista e polistrumentista di strumenti a fiato (in particolar modo il Sax) è indiscusso e possiamo dire che a Napoli la sua popolarità probabilmente segue a ruota quella di Maradona e di Pino Daniele. Insieme a quelli di Napoli Centrale ha creato un genere musicale tutto suo che mescola, jazz, funky e napoletano, lega l'attaccamento alla terra e alle radici con la multiculturalità (egli stesso era figlio di un soldato afroamericano), celebra lo scambio, il viaggio, le origini, collaborando con lo stesso Pino Daniele. Sul mio profilo instagram sopra linkato trovate i reel di questa magica serata incorniciata dalle mura aragonesi del mio paese ma qui lo voglio ricordare in questo pezzo che ascolto spesso e sempre con grande emozione.

mercoledì 2 novembre 2016

Dead or alive


[music '80] La prematura scomparsa di Pete Burns di qualche giorno rende non più prorogabile la pubblicazione di un post dedicato ai Dead or Alive, un gruppo musicale la cui fama è prettamente legata al pezzo sempreverde "You spin me round (like a record)", hit degli anni 80, disco immancabile ancora oggi nelle valigette dei DJ nelle serate revival o che comunque, tra un pezzo underground e un successo commerciale, amano fare degli excursus indietro nel tempo.  Non starò a snocciolare dati sulla carriera della band e informazioni su quanto altro hanno fatto negli anni, né a parlare della carriera solista di Pete e le sue controverse partecipazioni a  una trasmissione trash quale il Grande Fratello VIP (mi vergogno persino di nominarlo sto programma, sul m io blog!). Voglio solo dipengere un  caldo pomeriggio d'estate, quando le estati non erano mai così afose e non c'era bisogno che Studio Aperto, allora non ancora aperto, ricordasse agli anziani di restare a casa nelle ore più calde, uno dei tanti pomeriggi in cui, dopo pranzo, mentre la mamma sistemava la cucina ascoltando distrattamente la TV grande, si andava a guardare la TV piccolina, più profonda che larga, nella stanzetta. Era l'immancabile appuntamento con gli aggiornamenti musicali di DJ Television. Ricordo ancora un Gerry Scotti con il volto fresco e magro e il riporto sulla testa ad enunciare la classifica che finiva con You Spin Me Round in prima posizione. Per settimane, nulla poterono i grandi della musica pop rock di allora per scalciarli dalla vetta. Un tormentone che si ficcava nelle sinapsi, un ritmo ballabile e un video che mostrava  questo soggettone, Pete Burns, così stravagante nel suo look sessualmente indefinito, la possente voce maschile uscente da un volto così delicatamente femminile senza neppure i pensanti make up di scena di artisti quali David Bowie e Boy George i quali avevano già sdoganato il travestimento femminile di scena ma tutto era così truccato, ostentato, artefatto che alla fine non mi sorprendeva e non mi scandalizzava più di qualsiasi costume di carnevale (sì, allora si celebrava il carnevale, non halloween).

Invece, Pete Burns aveva una tale grazia e naturalezza, sembrava che il suo look androgino fosse il risultato di poco sforzo, pochi grammi di cerume (forse) e una matita kajal. E questa la cosa che mi incuriosiva e non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso. Anche per questo, è un vero peccato l'abuso che, successivamente, Burns ha fatto della chirurgia estetica, al di là dei danni reali che ha apportato. Parecchi anni dopo, fu ripescato dal dimenticatoio in cui era finito da Matricole e Meteore, in cui apparve già ormai pesantemente compromesso  e involgarito da una aggressiva chirugia estetica ma giudico il risultato, non l'uomo, a cui va tutto il rispetto se non altro per l'impronta musicale che ha lasciato e per la sua capacità di diventare una vera e propria icona.

 

lunedì 26 settembre 2016

Da ieri a oggi, ancora Europe




[music '80] Quando penso alla musica degli anni '80, il primo nome che viene in mente è quello di una mitica band svedese di bellissimi capelloni, in particolare, il frontman Joey Tempest (al secolo Joakim Larsson), con la sua lunga e riccia chioma a la John Bon Jovi dei tempi migliori e il viso d'angelo. Ebbene sì, mentre il mondo giovanile si divideva in #TeamDuranDuran e #TeamSpaudauBallet (che comunque mi piacevano, soprattutto i Duran Duran), io invece sceglievo gli Europe che, ancora oggi in attività dopo la reunion del 2003, in quegli anni straordinari raggiungevano l'apice del successo con l'album The Final Countdown. In quegli anni infatti transitavo dall'infanzia all'adolescenza e questo, come penso si possa dire per tutti, mi rendeva ossessionatamente interessata a, band, attori, personaggi in genere di cui poter divenire fan. Alla fine non diventai fan di nessuno, nel senso di fan sfegatata, ma un poster di questi Dei della bellezza scandinavi, se mia madre non avesse avuto l'ossessione dei muri puliti e lindi, me lo sarei tenuto volentieri, giusto a sciaquare gli occhi, come si dice dalle mie parti. L'album conteneva indiscutibili successi: tra tutti, vale la pena di citare la dolce "Carrie" e la più rock "Rock the Night".

Ma è stato l'omonimo brano dell'album quello che è passato alla storia. E' stato per settimane, forse per mesi, in vetta alle classifiche del Super Classifica Show e di Top of the Pops, un vero tormentone: giravi la manopola della radio e una stazione che lo stava trasmettendo in quel momento la trovavi per forza. Non c'era saggio di danza di moderna che non se lo riservava per balletto di punta, con le capriole e le giravolte che accompagnavano il reef strumentale che fa da ritornello e che sa di grinta e trionfalità.

L'ultimo album degli Europe è uscito nel 2015 e sono impegnati in Tour nel Regno Unito.

Aspettando una data anche in Italia, vi lascio con un reminder del loro successo.


sabato 18 luglio 2009

L'after Jacko

A distanza di 3 settimane dalla morte di Jacko, non si spegne l'attenzione mediatica su di lui a conferma, se qualcuno ne avesse dei dubbi, che ad andarsene è stato uno dei più grandi e rappresentativi personaggi degli ultimi decenni. E anche noi non possiamo fare a meno di ritornare sull'argomento. L'indiscusso re del pop e , a sua volta, il pop, l'indiscusso re della musica moderna. Per la proprietà transitiva potrei azzardare che Jacko si possa considerare il re della musica moderna.
Sulle pagine dei giornali e sulle schermate della stampa on-line continuano a susseguirsi indiscrezioni sulla morte, sulla vita privata: ora nessuno più crede che sia stato un pedofilo, le ipotesi che vanno per la maggiore riguardano la sua presunta omosessualità e sono colorite con tutti i cliché- si vestiva da donna! - che ancora fanno presa sulla morbosità di qualcuno. Poi spunterà l'ipotesi dello sciupafemmine con un numero di amanti disseminate per il globo da far invida al nostrano Califfo.
Per lo meno la gente comune ha conservato ancora il buon senso ed è proprio dalla gente comune, che esprime commentando i video su youtube o scrivendo pensieri su facebook, che vengono le uniche parole che in circostanze come queste non stonano mai: RIP - Rest in Peace, Michael Jackson.
Un augurio a cui personalmente mi unisco per il semplice rispetto che si deve alla vita e alla morte e per la mera gratitudine verso un artista che ha saputo regalarmi bellissime colonne sonore che hanno accompagnato varie fasi della mia vita. Che tu possa, dove ti trovi, ricordare il calore del tuo pubblico adorante, quel calore che spero ti abbia consolato in vita, che abbia lenito i tormenti del successo che porta sempre con sè due rovesci della medaglia..
Non dimenticherò mai Billie Jean, inciso su quel 45 giri che era il pezzo forte dei compleanni che festeggiavamo in famiglia, nè il toccante impegno di USA for Africa concretizzatosi con We Are The World con il fascino di tutti i big riuniti per l'occasione (tra i tanti, Lionel Ritchie, Tina Turner, Cindy Lauper, Stevie Wonder, Bob Geldof, Bruce Springsteen, Diana Ross, Bob Dylan, Ray Charles, Paul Simon). Non dimenticherò i brividi del video di Thriller e le risate del video di Fat, la parodia firmata Weird Al Yankovic di Bad. Non dimenticherò Beat it, Black or White, Dirty Diana, The Way You Make Me Feel e Smooth Criminal. Soprattutto non dimenticherò le incredibili movenze di Jacko e il geniale moonwalk, se geniale si può definire un'espressione del corpo e non della mente ma altra definizione non ho.
Proprio del moonwalk è scoppiata la mania e gente di tutto il mondo si è cimentata, con risultati sempre simpatici anche se più o meno (o molto meno che meno) riusciti, del celebre passo di danza: su Eternal Moonwalk i video ricevuti sono stati montati in successione. Quale migliore tributo per Jacko?


MOONWALK

Billie Jean @ Motown

sabato 11 luglio 2009

They really care about JackO


Un blog incentrato sui miti degli anni 80 che indugi così tanto prima di spendere qualche parola su Michael Jackson, tanto più dopo la notizia della sua inaspettata scomparsa, può sembrare sospetto e tardivo. Ebbene, oggi si cercherà di rimediare in parte a questa mancanza, dovuta semplicemente a vari impegni personali dei suoi gestori (sottoscritto compreso).
In verità, di "Jacko" si è ormai detto e riepilogato tutto, nelle ultime due settimane. Molti erano già al corrente della sua crociata legale contro le accuse di pedofilia, dalle quali fu peraltro prosciolto. E quasi tutti hanno avuto modo di ironizzare e giudicare le sue estrosità estetiche, evidentissime sia nei suoi numerosi e spettacolari videoclip (spesso incentrati sulla metamorfosi) che nelle tribolate vicissitudini corporali legate allo sbiancamento ed ai molteplici interventi invasivi che lo hanno reso negli anni sempre più irriconoscibile e, se possibile, grottesco.
Inutile elencare i suoi pezzi più famosi o i suoi meriti artistici. Superfluo, più che altro.
Quello che più può riguardare la Fortezza, a questo punto, è constatare come un'altra icona del suo pantheon - trasversale ed eclettica come poche - si è spenta, spandendo una scia di polemiche, lutti, celebrazioni e speculazioni degna di una delle più controverse star di questo e dello scorso secolo.
E lo dico da non-fan, anzi, da persona che forse più di altre ha mal sopportato Jackson dal punto di vista umano alla luce della sua controversa (e vagamente sporca) immagine mediatica.

Per rispettare la tradizione celebrativa con un video, ho scelto un pezzo forse non fra i più amati ma che all'epoca mi colpì molto. Forse per la sorpresa che ebbi quando scoprii, al lancio del relativo videoclip anni fa, che Jacko aveva pagato non so quanti soldi la mafia locale del posto per permettergli di girare lì.
Che tipo...


sabato 28 febbraio 2009

From my video to my radio


Preso dai miei soventi raptus nostalgici, ieri ripensavo al cartone animato a tema musicale KIDD VIDEO.
E' una serie americana della metà degli anni 80 che ebbe un discreto successo anche da noi, sebbene siano anni che non mi capita di beccarne uno straccio di replica in tv.
A dire il vero, la cosa più memorabile del cartone erano senza dubbio la bella videosigla con attori veri e la mitica canzone di apertura. Il video con la sigla l'ho linkato in coda al post per un salutare recupero audiovisivo a beneficio dei sopraffini aficionados di questo blog.

La trama del cartone è abbastanza semplice e un filino demenziale. Copio da Wikipedia:
"Kidd Video e la sua band (che durante la sigla veniva interpretata da attori reali) veniva rapita da Mister Brutto Ceffo, e trasportata nella sua dimensione a cartoni animati, Mondo Rock. Salvati da Lucciola (una piccola fatina che ricorda molto Campanellino di Peter Pan) si ritrovano nei vari episodi a scontrarsi con Mister Brutto Ceffo e i Copiagatti sventando ogni volta i suoi malefici piani, cercando nel contempo un via per tornare a casa."

Seguendo il corso di questa curiosità estemporanea, ho fatto una cosa che mi capita spesso quando mi torna in mente qualche vecchio cartone: ne ho cercato il finale su Internet. Ma ho scoperto -con mio grande stupore- proprio sbirciando la relativa scheda di Wikipedia che la serie fu interrotta dopo soli 26 episodi, lasciando quindi in sospeso la questione del ritorno a casa dei protagonisti.
Così me li immagino ancora lì, imprigionati in questo mondo rockettaro e cartoonesco, a combattere ogni giorno con un villain grottesco e stereotipato, a cinquant'anni suonati (anno più, anno meno).
Un curioso contrappasso, per un gruppo con un nome come il loro...



domenica 1 febbraio 2009

Addio a Mike Francis, voce storica degli '80

Un po' come è successe a Sabani dopo la dipartita di Pavarotti, la triste notizia della morte di Mike Francis è passata in sordina, messa in ombra dall'altrettanto triste notizia riguardante Mino Reitano.
Comprensibilissimo: Mino Reitano era amatissimo dal grande pubblico e chi lo ha conosciuto parla  - a mio avviso senza retorica - di una personalità davvero straordinaria e generosa. Non tutti invece hanno conosciuto la musica di Mike Francis ma non credo neppure di essere l'unica a cui i suoi brani hanno fatto da colonna sonora di momenti spensierati. Non starò qui a riportare la sua carriera professionale:dell'italianissimo cantante: chi è interessato può trovarla su dimenticatoio o sulla wikipedia. Qui vogliamo solo tributarlo, come artista indimenticato e come vita spezzata prematuramente, con una delle canzoni più belle che gli anni 80 abbiano partorito: il suo grandissimo successo Survivor.
 


«Ciao Mike sei per me la colonna sonora dei miei 18 anni quando con il mio ragazzo che oggi è mio marito andavamo al lago mettendo la tua musica a tutto volume ... Ma quando vorrò ho ancora tutti i tuoi dischi da risentire e così sarai sempre in ns compagnia ...»(jkirvbfut)
«Dio ti ricompenserà per la bellezza della tua musica, che ha saputo regalare emozioni a tanti. Le tue canzoni non hanno mai smesso e mai smetteranno di tenermi compagnia e di regalarmi momenti meravigliosi. Grazie...»(CheshirecatinRome)
«16 anni e un cagiva 125, la prima estate in discoteca di sera sino all'una, i primi amori, la spensieratezza e l'entusiasmo dell'adolescenza, degli anni più belli... sono trascorsi un mucchio di anni da allora, tanta vita è passata e tanti sogni sono svaniti ma le tue note desteranno sempre in me un fiume di ricordi riportandomi a quel periodo felice e spensierato. Grazie di vero cuore»(patramontana)
«Quanta freschezza in quelle poche semplici note.Grazie per averci accompagnato in quegli anni leggeri»(5561947)
«Mi dispiace tantissimo, se ne va veramente un pezzo importante della mia gioventù, generazione felice a cavallo degli '80 che andava a ballare la domenica pomeriggio in discoteca e il sabato pomeriggio alle feste delle scuole, che la sera non usciva quasi mai fino ai 18 e che nonostante la mancanza di internet e cellulari.. quanto divertimento ragazzi! Ciao Mike, non morirai mai nel nostro cuore, grazie di tutto!»(mirco16869)
«Non mi era mai successo di piangere per un artista che se ne va. Con te è successo! La tua musica mi ha accompagnato nei momenti belli e brutti. Ciao Francesco.
Luciano»
(doutorzinholuciano)
Commenti tratti da Youtube a margine del video

mercoledì 5 novembre 2008

Quanta energia Miss Rettore!

Serata al Demodè di Bari nella notte di Halloween. A base di brani che, con i loro jingle elettronici, sono l’essenza degli anni ’80. Da “Duel” dei Propaganda al ritmo irresistibile di “You spin me around” dei Dead or Alive passando per “Happy Children” di Papa Lion e con il tocco classico di “I like Chopin” dei Gazebo. Ecco la ricetta di un piatto, che dopo oltre vent’anni , piace ancora, attirando il popolo di coloro che hanno sognato con gli eccessi e le trasgressioni degli ’80, da adolescenti hanno vissuto il prender piede della house in cima alle classifiche dance, hanno frequentato i locali da ballo, molto spesso seminterrati che solo con molta fantasia e un pizzico di misericordia possono essere definiti “discoteche”, lasciandosi trasportare dai ritmi banali ma assolutamente caldi e travolgenti dell’underground.
E quale ciliegina più dolce poteva esserci su una torta siffatta se non Donatella Rettore? A vederla dal vivo potrebbe essere considerata un’altra icona dell’ambiguità “ottantesca”, aspetto con il quale hanno saputo giocare, rendendolo un elemento di successo, una serie di personaggi, anche del calibro di Grace Jones. Per esempio, riciclando una vecchia battuta di cabaret, sfido un bambino nato dall’unione di Renato Zero e Amanda Lear a distinguere il padre dalla madre.
Donatella Rettore. Ossuta, androgena. Insomma, tra lei e Alan Sorrenti , che vidi qualche anno fa alla festa del panino della nonna, incomincio a mettere in discussione i classici criteri di distinzione tra uomo e donna.
“Donatella”, “Splendido Splendente”, “Cobra”, queste solo alcune delle scatenate canzoni della performance della cantante che, nonostante i suoi –anta, ha una energia e uno spirito davvero invidiabili, oltre che una voce che non ha assolutamente subito i limiti di estensione che, in molti casi, il passare del tempo impone.
Subito dietro le transenne, con la mia allegra compagnia, per tutto il concerto mi sono scatenata in un supporto volutamente esagerato, con le dita delle mani nelle posizione “I love you”, con i bacetti volanti all’indirizzo della cantante, così, tanto per il gusto di vedere le facce imbarazzate di chi era accanto a noi e ci ha preso per matti. Un piccolo incontenibile fan club al quale più tardi si sono uniti dei “convintissimi” sconosciuti che hanno incominciato a ballare assumendo lo sguardo languido che accompagnava i movimenti del surf, che con gli ’80 non c’entra niente "ma vaglielo a spiegare”. La cantante ci ignorava: accortasi dello scalmanato gruppetto, evitava di guardare dalla nostra direzione, forse un tantino dubbiosa della sincerità di un tanto esagitato tifo. E ahimé avrà pensato “Dammi una lametta che mi taglio le vene”!

sabato 30 agosto 2008

Quando si dice "essere un cane di cantante"

Dopo una nuova full immersion nel mondo dell'anime, voglio riportarvi nel mondo reale ma sempre collocato negli esagerati anni della nostra fanciullezza, ricordandovi una vera e propria '80eria (ottanteria), ripensando alla quale mi è frullata in mente una domanda: "è per questo che è nato il modo di dire cantare come un cane o essere un cane di cantante?". Domanda che ne ha rimpiazzato una analoga sorta dopo la visione di Satiricosissimo, film del 1970 con Franco e Ciccio, nel quale uno stonatissimo Nerone si esibiva alla presenza di un pubblico che gli urlava "Cane Nero! Cane Nero! Cane Nero!". [beh, se non sorridete non è per la qualità delle mie battute riciclate ma perché non conoscete il latino!].
La '80eria in questione era il vezzo di lanciare sul mercato discografico dei veri e propri cani e, con questo, non mi riferisco a Alberto Camerini o a Cristiano Malgioglio che avrebbe fatto bene a rimanere solo un eccellente autore di testi, ma a dei cani con quattro zampe ed una coda.
Quanti di voi ricordano il Ruff Mix di Wonderdog? Pochi, pochissimi, probabilmente anche con l'aiutino: era la sigla di Colosseum, una trasmissione targata Rai.
Ma ascoltandola sono certa che molti di voi se la ricorderanno. All'epoca si infilava nelle sinapsi.

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Ruff Mix - Wonder Dog



Un esempio di successo per quella che divenne una vera e propria tendenza anche se, naturalmente, non tutto ciò che fu prodotto conobbe la notorietà. Un caso emblematico fu quello dei The Beatle Bakers che hanno re-interpretato, o meglio, re-latrato parte del repertorio dei mitici Beatles (spero che Margy sia sveglia altrimenti si rivolterebbe nel letto), con canzoni come Ob-la-dì ob-la-dà, Love me do, She loves you. Alcune di esse contano anche la partecipazione straordinaria di guest star come galline, gatti, pecore. Se questo trashume vi ha incuriosito visitate il sito Orrore a 33 giri e per ascoltarle cliccate qui.