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domenica 1 marzo 2026

The Real Ghostbusters, the real but not the original ones




Un paio di anni dopo l’uscita del film cult “The Ghostbusters” (1984) con Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis e Ernie Hudson nel ruolo dei quattro cacciatori di fantasmi (ma nelle intenzioni originarie nel cast dovevano esserci John Belushi e Eddie Murphy in sostituzione di Murray e Hudson), per capitalizzarne il successo, come capita soventemente, ne è uscito anche il cartone animato (1986), di produzione americana, inizialmente battezzato come the Real Ghost Busters per sottolinearne il legame e l’eredità rispetto alla pellicola cinematografica, diversamente da un altro cartone che a quei tempi veniva trasmesso (“The Ghost Busters”/ “Gli acchiappafantasmi”, quelli con il gorilla – ne parlerò in futuro – una produzione pure americana ma inspirata invece ad una serie televisiva del 1975, che non ha nulla a che fare con il film). Quindi, parliamo dei veri acchiappafantasmi, eppure non i primi,  non gli originali, cosa che ha creato beghe legali tra la Filmation (detentrice dei diritti sul nome The Ghost Busters, a seguito della produzione del telefilm) e la Columbia picture che ha prodotto il film. Successivamente la serie venne ribattezzata come Slimer and the Real Ghostbusters data la popolarità del personaggio di Slimer, particolarmente accattivante per il pubblico dei bambini, contestualmente ad un cambio del format che non prevedeva più solo una avventura a caccia di ectoplasmi della durata di mezzora, ma anche delle gag di cui Slimer era il protagonista.

I personaggi del cartone sono gli stessi del film, film che voglio celebrare perché, esistendo, ha reso possibile questo iconico e mitico momento in Stranger Things:

 


Secondo fatto che non vedevo l’ora di menzionare, probabilmente non noto a molti, che a New York, nel quartiere Tribeca a Manhattan, esiste ancora la caserma dei Vigili del Fuoco utilizzata come quartier generale degli acchiappafantasmi, adottandone nome e vessillo, come documentato da questa foto di me stessa scattata nel 2025. Ero stata nella Grande Mela diverse volte, ma non ne ero a conoscenza: l’ho scoperto grazie a un bellissimo tour attraverso i luoghi che sono stati usati come set cinematografici.

  


Chiuse queste due per me "ineluttabili" parentesi, come dicevo, i personaggi  sono gli stessi del a partire dai quattro acchiappa fantasmi Peter, Ray, Egon e Winston  e ne ricalcano più o meno liberamente le fattezze, soprattutto per quanto riguarda le scelte cromatiche (colori delle tute, dei capelli e degli occhiali). Come nel film sono presenti Slimer  anche detto Onionhead, letteralmente Testa di Cipolla (che però nel film non viene chiamato con un nome specifico), fantasma qui più amichevole e  con il ruolo di sollievo comico del cartone, l’irriverente segretaria Janine, il Marshmallow Man (Mr Stay Puff) e le auto superaccessoriate (Ecto-1, Ecto-2, Ecto-3). La serie si è sviluppata per 7 stagioni assumendo dei toni più dark all’inizio che sono stati sfumati verso toni sempre più leggeri e storie più semplici e lineari rispetto alle primissime stagioni.

Una curiosità che ho letto – per la serie “Meritocrazia portami via” è che l’interprete di Winston, cioè l’attore afro-americano Ernie Hudson, si era presentato, non riconosciuto, al casting per il doppiaggio, nel cartone, del suo stesso personaggio, venendone scartato perché giudicato troppo diverso dal film (scuse fantastiche, dove trovarle).

Altra curiosità: la sceneggiatura del film (e successivamente del cartone) fu scritta da due dei protagonisti, ossia Dan Aykroyd e Harold Ramis su un’idea dello stesso Dan Aykroyd che aveva ereditato da suo nonno la passione per la parapsicologia.

Ultima curiosità che ho scelto di raccontare tra le tante che circondano i Ghost Busters è che l'uomo Marshmallow non era un pupazzone gigante ma uno stuntman travestito che sembrava gigante in quanto si muoveva in una New York realizzata in miniatura, tecnica abbondantemente usata in film come Godzilla.

Ecco qui i personaggi del film e del cartone a confronto:

PeterRay
EgonWinston
JanineSlimer
Mr Stay Puff Marshmallow man

e chiudo con la leggendaria colonna sonora di Ray Parker Jr che sicuramente ha contributo al grande successo degli acchiappa fantasmi!



domenica 18 gennaio 2026

L'inquietante versione turca delle favole di Biancaneve e di Cerentola

Uno dei ricordi più ricorrenti della mia infanzia, forse perché mi ha turbato più di quanto Bem potesse fare, è quel film di produzione turca narrante la favola di Biancaneve dal titolo "La meravigliosa favola di Biancaneve" (Pamuk Prenses ve 7 cücele). Questo film veniva sovente riproposto sugli schermi di Teleregione Color, una emittente televisiva locale pugliese e, nonostante il turbamento e l'inquietudine che mi generava, complice anche la noia dei sonnacchiosi pomeriggi domenicali, non potevo fare a meno di rivedere. Vi sblocco subito il ricordo con la sigla Ciuffi Ciuffi Cià così sappiamo di cosa stiamo parlando ma è possibile trovare online (just google it!) l'intero film:  




Si tratta di un film turco del 1970 che ricalca in maniera piuttosto fedele la famosa fiaba dei fratelli Grimm e portata sul grande schermo da Walt Disney quindi non indugerò sulla ben nota trama. Mi soffermo invece su quanto mi angosciasse e affascinasse allo stesso tempo e mi chiedo se anche voi che mi leggete scatenasse lo stesso genere di reazione e non saprei dire nemmeno il perché. Forse la bruttezza estrema della strega in contrapposizione alla perfetta angelica e innocente bellezza dell'attrice protagonista (Zeynep Değirmencioğlu), forse per alcuni assordanti silenzi, forse per la presenza dei nani: non fraintendetemi, non è il nanismo in sé, ma quando dal cartone si passa a un film con attori nani in carne e ossa, e quegli attori sono già attempati ma vestiti in maniera così infantile e improbabile, l'effetto grafico non è naturalissimo.
Non altrettanto inquietante ma sempre un po' "weird" come direbbe Rachel Zagler (per restare in tema) è il film turco uscito l'anno successivo che, con un notevole sforzo di fantasia e creatività, è stato chiamato La meravigliosa favola di Cenerentola. Anche questo veniva spesso riproposto da Teleregione Color ed era abbastanza fedele alla celeberrima favola di Perrault anche se con qualche stravagante integrazione (per esempio, quelle scene oniriche di Cenerentola fra i gitani).
Entrambi i film fanno parte di una collana di trasposizioni su pellicola di grandi classici e condividono la regia, la sceneggiatura e buona parte del cast. Infatti, la protagonista, Cenerentola, è sempre la stessa attrice, questa volta con capigliatura o parrucca bionda, nonché figlia dello sceneggiatore.
Anche di questo film abbiamo la clip:


Chiudo con un video che raccoglie e pubblicizza i film (live o animazione) di cui ho appena parlato ma anche altri film - provenienti da tutto il mondo - dedicati alle più popolari fiabe.





mercoledì 10 marzo 2010

L'ossessione del Giorno


Lo ammetto: è un tranello. Un piccolo gioco di parole da titolo ad effetto.
Più che un'ossessione, si tratta di una suggestione. Che si è ripetuta in chiavi diverse nel corso degli anni, e che ho messo a fuoco solo ultimamente.
Cercherò di definirla ora, in questo post, alla meno peggio.
Anche se può sembrare un pò fuori dai toni della Fortezza, si tratta in realtà di un percorso che tocca molti miti degli anni 80, per cui mi sono deciso a pubblicarlo anche qui.

Allora.
Molte esperienze mediatiche totalizzanti del mio passato più e meno recente sono ruotate attorno a storie, episodi, persino singole frasi, che hanno reso importante in svariati modi l'unità temporale della singola giornata.

Il mitico THE KILLING JOKE, l'episodio di Batman più importante ed analizzato della storia dei fumetti, contiene probabilmente l'esempio più eclatante di questo sovraccarico simbolico.
Il Joker, in uno dei momenti più lucidi e "veri" della sua carriera di fou, dice alla sua eterna nemesi una delle cose più dense mai lette tra le cornici di una storia disegnata:
"Ho dimostrato che non c'è differenza tra me e gli altri. Basta un brutto giorno per trasformare il migliore degli uomini in un folle. Ecco quanto sono lontano io dal mondo normale. Solo un giorno."

Anni prima, in una puntata epocale di MAISON IKKOKU, Kyoko, la protagonista (vedova) avanzava in lacrime al suo pretendente Yusaku una richiesta impossibile ma dall'impatto emotivo devastante:
"Promettimi che vivrai più a lungo di me. Mi basterebbe un solo giorno. Non voglio più vivere da sola".

Più di recente, sulle pagine di Spiderman, si è consumata una delle saghe più drammatiche dell'Arrampicamuri. Un discusso ciclo che ha fatto da preludio ad un "reset" restylizzante, che ha cancellato con un colpo di spugna gli sviluppi più maturi che la testata aveva visto negli ultimi anni. Ed in quella straziante storia, Peter e Mary Jane trascorrevano, consapevolmente, un ultimo giorno insieme prima che Mefisto cancellasse il loro matrimonio e la loro unione dalla mente di tutte le persone conosciute.
Il nome della saga? SOLTANTO UN ALTRO GIORNO. Nella foto, una splendida fotogrammatica sintesi.

Ci sono stati poi altri aneddoti simili, talvolta minori, negli ultimi anni.

Non posso trascurare il peso che hanno avuto su di me i film PRIMA DELL'ALBA e PRIMA DEL TRAMONTO, che concentrano e consumano il proprio perchè in un arco temporale che copre pressappoco una giornata.
E nemmeno è da sottovalutare l'impatto stilistico di quella famosa puntata di Dawson's Creek dove lo stesso epifanico giorno in cui il protagonista scopre la tresca fra il suo eterno amore ed il suo eterno amico si ripete più volte dal punto di vista di ciascun personaggio principale.
Per non parlare di altri film o episodi seriali in cui questo stratagemma è stato da me ritrovato e inaspettatamente sovrastimato anche quando la valenza narrativa della storia non si è rivelata leggendaria.
E, ultimo ma non ultimo: il recupero, tardivo ma necessario, di UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA.

Probabilmente, cavalcare la linea tracciata da questa suggestione - ormai rivelata - sarebbe forzato per il futuro e facilmente retroattivo per il passato. Ma è un dato di fatto che tale suggestione c'è stata (c'è), e che ne ho preso coscienza solo ora.

Ora: ciò che veramente vorrei fare è sviscerare questo solco.
Qual'è il filo conduttore?
Cosa mi affascina in tutte queste singole esperienze semanticamente affini?
Come si esprimerebbe un esperto della psiche umana sulla base di queste mie riflessioni?
E soprattutto, alla luce di tutto cio:
cosa mi trattiene ancora dal tuffarmi sul recupero del serial 24?

Anche se, sinceramente, su quest'ultima potrei improvvisare una risposta. E anche voi, mi sa.

domenica 30 agosto 2009

La vendetta è un piatto che va servito... dal Giappone.

Un fenomeno pop decisamente più recente rispetto alla media dei cult ricordati qui nella Fortezza è di sicuro il tarantiniano KILL BILL. Il suo immaginario non si può retrocedere nemmeno ai già tardivi anni 90, dato che il Volume I è solo del 2003. Ma c'è un filo conduttore che in realtà ne spalma il mito per il periodo che ci interessa. E ora spiego perchè.
Qui in Spagna - dove mi trovo per un progetto Leonardo -, fra le varie chicche a fumetti (e non) da noi ancora inedite, la mia attenzione è stata letteralmente risucchiata dalla copertina in foto. Il manga in questione porta l'attraente titolo di Lady Snowblood, e il suo tratto classico mi ha subito fatto pensare che fosse una chicca d'altri tempi. E non mi sbagliavo.
Si tratta di un'opera non molto lunga del 1973, scritta da Kazuo Koike e illustrato da Kazuo Kamimura, dai toni maturi e con molte sequenze mute. Per ora l'ho solo sfogliato un paio di volte, ma posso dire che mi ha fatto un'ottima impressione.
La poetica del movimento e dell'estetica corporea mi ha ricordato molto i lavori - in realtà parecchio successivi - del buon Ryoichi Ikegami (in particolare del suo Crying Freeman), nonchè del piú coevo Lone Wolf and Cub.
Ma l'elemento piú suggestivo è stata la scoperta - e qui saró arrivato probabilmente molto piú tardi degli aficionados - che il manga in questione ha ispirato Tarantino per la stesura della sua sanguinolenta saga vedovile.
La trama di Lady Snowblood infatti é incentrata su Oyuki, un'avvenente e raffinata assassina che cerca vendetta contro i banditi che le hanno ucciso il padre e violentato la madre, e che usa le sue armi seduttive per portare a compimento il suo piano.

Considerando che la vendetta è un piatto che va servito freddo (proverbio che fa da slogan anche alla saga tarantiniana), credo che il filo in rosso che va da Oyuki a Beatrix Kiddo sia il compimento per eccellenza cui faccio riferimento nel titolo del post.

Di Lady Snowblood esistono anche due trasposizioni filmiche del '73 e del '74, che credo siano già un cult per gli estimatori del cinema orientale di quegli anni.

In attesa che la Planeta De Agostini - ormai attivissima ed ipercapillare anche in Italia - si decida a pubblicare questo gioiellino nello Stivale (magari limando un pó da noi il prezzo di 19 euro stabilito qui in Spagna), segnalo un sito dove è possibile leggere i primi capitoli del manga in lingua inglese:
http://manga.animea.net/lady-snowblood.html

A me hanno fatto un'ottima impressione.
E per quanto anacronistica e monocromatica, io una tuta gialla con le bande nere laterali ce l'avrei vista bene anche qui...



PS: Post originariamente pubblicato sul mio blog personale e adattato per la Fortezza.

martedì 28 luglio 2009

IMMAGINA CHE Eddie Murphy torni agli antichi fasti...


Da perfetto figlio degli anni '80, ho sempre amato Eddie Murphy. Ho visto e rivisto Una poltrona per due, Beverly Hills Cop 1 e 2 (il terzo è ridicolo), Il bambino d'oro e soprattutto - il mio preferito - Il principe cerca moglie. Erano film non sempre perfetti, ma decisamente ritmati e gradevoli. Amavo la sua mimica, la sua inconfondibile risata (da noi resa così particolare da Tonino Accolla), le battute -spesso un pò volgari - con cui dissacrava o sdrammatizzava anche le situazioni più intense di tutti i suoi film.
Per questo, negli ultimi dieci anni (diciamo più o meno dal Dottor Dolittle in poi) è stato per me un pò triste assistere di anno in anno alle discutibili scelte professionali e personali che ha operato. Sebbene sia attualmente il terzo attore più pagato di Hollywood, e quindi non corra il rischio di derive suicide alla Francesco Nuti, c'è da dire che l'ultima dozzina circa di film da lui interpretati sono stati decisamente sfortunati o più semplicemente "bruttini". Senza dubbio lontani dai fasti di John Landis o Walter Hill, nonchè poco graditi da critica e soprattutto da pubblico.
L'anno scorso non mi dispiacque molto il suo Piacere Dave, mentre il trailer del suo prossimo film non mi ha creato aspettative troppo entusiasmanti.
Nell'attesa - o vana speranza - che torni ai livelli di un tempo, o che al contrario scompaia malamente ed indegnamente dalla scena mondiale, mi piace ripensare a quando al Saturday night live si travestiva da "bianco" e prendeva i mezzi pubblici dei "bianchi" per vedere come questi si comportassero quando credevano non ci fossero neri intorno a loro... Si trattava di sketch surreali e non documentaristici, sebbene l'effetto comico delirante che ne derivava aveva il pregio di esaltare ancor di più le sue doti di trasformista.
Vedrò comunque Immagina che (sono pur sempre un fan) quando tornerò in Italia. Nel frattempo, pescando negli afosi meandri della rete, recupererò le scene col ciuchino di SHREK III in lingua originale coi sottotitoli per rinfrescare una delle più strepitose performance di Eddie Murphy da doppiatore - ruolo che più di tutti è riuscito a salvaguardare e, anzi, a migliorare in quest'ultima parte della sua carriera -. E segnalo anche la sua recente parodia seriale nell'ottimo telefilm 30 ROCK dove, fra i vari comprimari, un attore con un nome differente ma che sintetizza inequivocabilmente le sue idiosincrasie ed il suo lunatico talento attoriale (vedi foto 2 in alto) gli fa un verso simpatico e vagamente irriverente. Tra l'altro, questa stessa serie nasce come un ideale dietro le quinte di un simil Saturday Night Live. Per cui...



giovedì 19 giugno 2008

Kenshiro, ri-nato il 4 luglio. La leggenda di Hokuto al cinema.

Quanti di voi hanno apprezzato il fascino guerriero di un eroe solitario capace, con la sola pressione di alcuni punti vitali, di fare esplodere i malvagi sciacalli che dettano la legge del più forte nell'era post-atomica? Quanti di voi si sono accesi nel guardare le spettacolari battaglie del leggendario uomo dalle sette stelle di Hokuto, scandite al grido di "Uatttàaaaaa!"? E quanti, come me, si sono chiesti se Kenshiro, con la sua conocenza dei punti di pressione, sarebbe stato, come un bravo chiropratico, in grado di alleviare i dolori, per esempio, di un'ernia al disco?
Se avete risposto "Io!" ad almeno una delle tre domande, allora non potete perdervi il lungometraggio su Ken il guerriero che sta per uscire nelle sale cinematografiche a partire dal 4 luglio. Si intitolerà Ken il guerriero - La leggenda di Hokuto ed è il primo di una collezione di cinque lungometraggi che fanno parte della saga La leggenda del vero salvatore realizzata nel Paese del Sol Levante per celebrare il 25esimo compleanno del personaggio.

Gli altri titoli della saga sono: La leggenda di Julia, La leggenda di Raoul, La leggenda di Toki e, infine, La leggenda di Kenshiro.

L'intera saga sarà distribuita da Mikado Film, Dolmen Home Video e Yamato video mentre per quanto riguarda la realizzazione sono stati ingaggiati gli autori storici del manga, Tetsuo Haura e Buronson. Essi hanno creato il personaggio con un manga di grandissimo successo mondiale, al punto da meritare una serie televisiva, che abbiamo seguito anche qui in Italia, nella quale è da menzionare la collaborazione di Tsukasa Hojo, in particolare per l'animazione dei personaggi femminili, già noto per le belle e sensuali donne delle serie di cui è autore, ossia City Hunter e Occhi di gatto.

Operazioni come queste si stanno ripetendo con successo negli ultimi anni. E' infatti recente (2007) il consenso di pubblico che le case di distribuzione su citate hanno raccolto per l'uscita di Lupin III - Il castello di Cagliostro di Hayao Miyazaki. La novità assoluta è che il lungometraggio sarà distribuito ai cinema. Ciò che, invece, non è una novità è che non potrò perdere l'appuntamento con la grande animazione giapponese.

venerdì 9 maggio 2008

Il ritorno di Speed Racer



Esce oggi nelle sale cinematografiche Speed Racer , l’attesissimo (almeno per me…) film dei fratelli Wachowski ispirato a Super Auto Mach 5, il vecchio anime giapponese (1967) - un vero cult nel genere delle corse ad alta velocità - prodotto dalla Tatsunoko famosa casa, madre, fra la miriade di produzioni, delle famiglie Yattaman/I predatori del tempo/Calendarman e Kyashan/Gatchaman/Hurricane Polymar/Tekkaman.
Un film attraversato da un filo conduttore: la competizione sportiva calata in un futuristico universo variopinto e tecnologicamente stra-avanzato. Quindi, competizione e tecnologia, velocità e ingegno: praticamente gli ingredienti che caratterizzano anche l’anime dove - ricordiamo - la Mach 5, guidata dall’intrepido Speed Racer (Go), anche più della supercar televisiva, è dotata di una serie di accessori ipertecnologici che le consentono di superare trappole e scorrettezze, messe in atto dagli sgherri della scuderia Racer X, in gare automobilistiche in cui tutto è concesso, un po’come nelle più scanzonate e umoristiche Wacky Races. Nel film Speed sogna di diventare un campione in barba alle corporation che cercano di corrompere lui e l'artigianale lavoro di suo padre, costruttore della Mach 5.
Dal trailer mi sembra che nel film siano presenti anche il fratellino di Go e lo scimpanzé Chirinchi, elementi di simpatia e comicità nell’anime.
L’anime fu accolto con entusiasmo dal pubblico, soprattutto dal genere maschile (del resto, è difficile che un maschietto che non si lasci catturare dal rombo di un bolide in pista!) come accadde anche ad altre serie dello stesso genere: Ken Falco, Grandprix il supercampionissimo, Supercar gattiger, A tutto gas. Dell’anime merita una speciale menzione la sigla, interpretata dalla mitica e sempre-verde band I cavalieri del re.
Stessa fortuna mi aspetto dal film: l’attore protagonista, Emile Hirsch, reso molto somigliante al Go animato, sembra incarnarne perfettamente anche lo spirito; i fratelli Wachowski, quelli di Matrix, sono garanzia di spettacolarizzazione spinta, le auto futuristiche e le velocità da brivido annunciano coinvolgimento e divertimento per tutta la famiglia. Nel cast anche Christina Ricci nel ruolo di Trixie.
Speed racer: da oggi, al cinema

Link consigliato: http://www.speedracer.com/ - sito ufficiale dell'anime

LA VIDEOSIGLA DELL'ANIME SUPER AUTO MACH 5



IL TRAILER DI SPEED RACER



Photo-credits: http://www.tv.pop-cult.com/, http://www.popcritics.com/, www.anime.com