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martedì 15 luglio 2008

Un gelato al gusto d'infanzia

Con la cappa di afa che opprime all'incirca tutto lo Stivale, questa volta, qui a La fortezza delle scienze vogliamo offrirvi un gelato, un gelato al gusto di infanzia, la nostra, che si colloca grosso modo negli esagerati, paninari e madonnari anni '80.

Ricordo come fosse ieri che il carretto passava e quell'uomo gridava: - Gelati! (come, del resto, anche che al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti...). Nel mio paese lo chiamavano Li-duù, il venditore di granite della controra con il carrettino ornato di invitanti limoni rigorosamente verniciati a mano ma - ne son convinta- in ogni paese ce n'era uno. Magari si chiamava sor ciccio, mastro gesualdo, o er limonaro ma in sostanza era sempre un Gratta-mariano. Allo stesso modo ricordo l'assortimento di gelati illustrato sui manifesti di latta affissi nei pressi dei chioschetti. Sormontati da marchi ormai quasi introvabili se non proprio scomparsi: Eldorado, Alemagna, Gis Gelati, Alaska, Sanson, Royal, tanto per citarne alcuni.

Basta ricordare le immagini per evocare il sapore alla fragola del mitico piedone, la croccantezza del cono-palla (zaccaria), il multigusto del ghiacciolo arcobaleno, la dolcezza del camillino, il cuore cremoso dei ghiaccioli gelosuccosi (il loro testimonial d'eccezione era Cocco Bill), la frizzantezza del Calippo al gusto di cola, del Calippo-Fizz, del twister e dello spinn. Tutti gelati firmati Eldorado, mito cementificato anche dagli spot su Topolino e divisione dell'Algida dedicata alla clientela più giovane. Oggi brand scomparso dal mercato: alcuni dei suoi gelati, come il Cucciolone, il Calippo, il lemonissimo e il fior di fragola (che facevano parte del gruppo dei gelosuccosi insieme al dalek e al magic cola e costavano solo 150 lire!) continuano ad esser commercializzati ma sotto il vessillo unificato del cuore di panna.
Alcuni di essi ebbero un tale successo da vantare delle imitazioni.
Ricordo ancora il gelato della pantera rosa e il bananao a forma e gusto di banana con quella copertura al cioccolato bianco che difficilmente trovavo integra.
C'era anche la Sanson con il golosissimo Sansonella, le coppette della Royal, il break e il maxicono della Motta, i gelati, ancora Eldorado, di Pippo e Topolino e, a proposito di Pippo, la coppa Sport Goofy.

Trovandoci in quella che è stata la base del Mazinga Z prima e de Il Grande Mazinga poi, non possiamo certamente omettere la citazione del favoloso gelato di Mazinga "fuori imbiscottato, dentro è fantastico gelato!".




E restando in tema di cartoni che hanno ispirato gli industriali gelatai di - già - 20 anni fa, dopo il gelato al gusto puffo, ricordiamo il gelato a forma di puffo, firmati sammontana.


Con l'augurio che questo excursus gelo-gastronomico vi abbia portato un po' di - almeno immaginario - refrigerio:-)


LinKS: Pulsar Blog, nijirain.com

mercoledì 9 aprile 2008

Trent'anni fa in Italia atterrava Goldrake!

ATTENZIONE: POST MOLTO LUNGO! E' DIVISO IN PARTI, COSì CHE POSSIATE LEGGERE SOLO CIO' CHE PIU' VI INTERESSA.

4 aprile 1978, trent’anni fa, in Italia arrivava, atterrando su Rete2 (oggi Raidue), Goldrake. Ufo Robot Grendizer il vero nome del robot, diventato in Italia Goldrake perché, che io sappia, i diritti furono acquistati non direttamente dal Giappone ma dalla Francia dove il doppiaggio aveva effettuato già questa trasformazione(in Goldorak precisamente). Ma ormai per noi è Goldrake e Goldrake continuerò a chiamarlo in questo post.
Il successo, nonostante le polemiche, fu strepitoso e mi è difficile pensare ad un cartone che in Italia abbia avuto un tale seguito e un tale merchandising. Giocattoli, t-shirt, carri e maschere di carnevale, trasferibili, modellini e tutt’oggi mi capita di vedere, tra i cavalli e gli asinelli da cavalcare delle giostre per bambini, un Goldrake dalle mille luci da poter pilotare.
Un cartone eccezionale (di ben 74 puntate!) per le dinamiche, per i disegni ipertecnologici, per la particolarità dei mostri alieni, per l’interesse verso lo spazio e gli UFO, per l’ambientazione che contrappone la tecnologia spinta del Centro di Ricerche Spaziali del dottor Procton alle vaste praterie americane, per i i pantaloni a zampa di elefante degli anni 70 ma, soprattutto, per quella grandissima personalità romantica che è Actarus, con i suoi occhi sempre velati di malinconia.
La colonna sonora è ricca, le musiche grandiose. Una sigla di testa e una di coda, un tema per ogni momento saliente (il volo è scandito da Shooting Star dal sound che fa molto anni 70, il combattimento dalla colonna sonora originale giapponese) un tema per il Pianeta Terra e uno per Vega. Un tema per ogni personaggio: Actarus, Venusia, Alcor, dottor Procton. Fra gli interpreti, Fabio Concato.
Il creatore di Goldrake, Go Nagai, di cui ho avuto l’incommensurabile privilegio di stringer la mano, estimatore della Divina Commedia come ampiamente dimostrato con Devilman e Mao Dante nonché padre di colossi come Mazinga Z, Il grande Mazinga, Getta Robot e Jeeg Robot d’acciaio, è stato intervistato da TV Sorrisi e Canzoni e credo che valga la pena di pubblicare per intero l’intervista. Mai potrei, infatti, descrivere meglio del Grande Maestro quali siano i messaggi insiti nella sua opera.
Ma prima di lasciarvi all’intervista credo che sia utile – tanto per fare un po’ di chiarezza - pubblicare a grandi linee la trama di Goldrake e come essa si inserisca all’interno di una saga che comprende anche le altre serie robotiche firmate Go Nagai.


TRAMA (brevemente)
Actarus (vero nome: Duke Fleed) è il principe della stella Fleed dove regna grande pace e serenità. Finché non entra nelle mire espansionistiche di Re Vega. Le truppe di Vega invadono Fleed massacrando la popolazione e i regnanti. Actarus riesce a fuggire a bordo del suo Goldrake e viene rinvenuto sul pianeta Terra, in stato di non coscienza, dal dottor Procton, il direttore di un centro di osservazioni ufologiche, il centro di Ricerche spaziali. Dal dottor Procton viene curato (anche se le ferite del suo animo non potranno mai rimarginarsi…) e spacciato per suo figlio tornato da un lungo viaggio.
Quando anche la Terra diventa il nuovo oggetto degli interessi espansionistici di Vega (con una flotta composta da un grandissimo numero di minidischi volanti), che ha insediato una base sulla luna, Actarus decide di utilizzare il potentissimo Goldrake, un robot che vola grazie al suo Spacer, per difendere il pianeta che lo ha adottato, insieme ad Alcor, un giovane venuto dal Giappone, alla guida di un disco spaziale da egli stesso progettato e costruito.
Nei momenti di tregua, Actarus, preferisce passare le sue giornate lavorando nella fattoria di Righel, un cow-boy con due figli: Mizar e Venusia. La fattoria di Righel sarà lo sfondo dei profondi e malinconici momenti di riflessione di Actarus, momenti in cui viene fuori tutto il suo animo gentile, romantico e nostalgico, ma anche di siparietti comici.
Col tempo, Actarus ritroverà sua sorella Maria (anch’ella sopravissuta) e verrà aiutato nella terribile guerra dalla stessa Maria, Alcor e Venusia, i quali saranno alla guida di nuove e più potenti armi terresti che fiancheggeranno il goldrake.
Dopo una serie di vicissitudini con perdite gravi sia fra i terrestri che fra la flotta di Vega, la guerra giungerà al termine e Actarus e Maria potranno tornare sul loro pianeta e partecipare alla ricostruzione della stella Fleed.


LA SAGA E IL PASTICCIO DEL DOPPIAGGIO
Dunque, le storie narrate dalle varie serie robotiche del Gran Maestro non sono indipendenti fra loro, come qui in Italia abbiamo potuto credere, complice una trasmissione incurante della loro effettiva sequenza logica e una superficialità del doppiaggio che ne ha cancellato i legami.
In ordine cronologico, la prima fra tutte le serie (ma in Italia arrivò dopo Goldrake) fu Mazinga Z, il robot pilotato da Koji Kabuto, figlio del dottor Kenzo Kabuto, il responsabile del La fortezza delle scienze a cui il nome di questo blog rappresenta un tributo. Mazinga Z combatte contro la minaccia dell’impero di Mikene comandato dal Doctor Hell (Dottor Inferno) che si avvale dell’aiuto del barone Ashura, un ermafrodita con il corpo diviso tra uomo e donna da un asse verticale (idea -ripresa in Goldrake con il personaggio di Gandall – che trovo davvero rivoluzionaria!!). Il primo ingrediente del pasticcio tutto nostrano è stato quello di cambiare il nome del pilota, Koji, in Ryo.
Quando Mazinga Z, il cui limite più grande è l’incapacità di volare, non è più in grado di gestire la minaccia dei nuovi mostri meccanici, sempre più forti, arriva Il grande Mazinga. Questo sarà guidato da un orfano, Teztuya, il personaggio più impulsivo e ganzo che il mio immaginario infantile potesse concepire, addestrato negli anni precedenti a tale scopo.
Nasce una grande rivalità tra Teztuya e Koji ma quest’ultimo, a causa anche dell’inadeguatezza del Mazinga Z, sarà assente per lunghi periodi: anche gli Stati Uniti oltre al Giappone, infatti, rischiano un’invasione aliena e il dottor Kenzo Kabuto ritiene che Koji, data la sua esperienza, possa costituire un valido aiuto per le popolazioni sottoposte a questa nuova minaccia. Il secondo ingrediente del pasticcio è che nel Grande Mazinga, Koji resta Koji. Per cui uno spettatore non attento, come può esserlo un bambino, non sempre coglie la continuità.
Ma torniamo alla sequenza temporale: Koji si reca negli States e diventa un personaggio della serie Goldrake: è lui quello che il doppiaggio ha ribattezzato Alcor! Quindi: prima Ryo, poi Koji, poi Alcor. Avanti un altro!
Successivamente, negli anni 90, a affrontare il ritorno di Doctor Hell è arrivato Mazinkaiser e con lui è ritornato in auge il pilota al quale Go Nagai è probabilmente più affezionato: Koji Kabuto. Sette episodi in un cofanetto che mi vanto di possedere con tratto old-style ed una scena da orgasmo per gli appassionati: il grande mazinga che salva in extremis il mazinkaiser caduto in un vulcano.
Questi legami sono più evidenti in alcuni OAV, come Mazinga vs Goldrake, in cui i figli della ammirabile fantasia di Go Nagai si ritrovano a far fronte comune contro l’esercito del male costituito dall’ alleanza fra le varie forze nemiche. In fumetteria, inoltre, è possibile trovare alcuni cross-over che approfondiscono gli intrecci tra le varie serie, tra cui i fumetti delle Mazinger Angels, storie delle protagonisti femminili, umane e robotiche, della saga (June e la sua Venus, Sayaka e la sua Afrodite, Maria, la sorella di Actarus, con Minerva X e Venusia alla guida di Diana Alpha).
Ma ora vi lascio – finalmente - all’intervista di TV sorrisi e canzoni, reperibile al link http://www.sorrisi.com/sorrisi/diretta/art023001041878.jsp


ECCO L'INTERVISTA A GO NAGAI TRATTA DA "SORRISI":
Quel pomeriggio del 4 aprile 1978, centinaia di telefonate hanno intasato il centralino della Rai. Chi era quel mostro d’acciaio che si agitava sulla Seconda Rete? Gli adulti (alcuni) si mostravano preoccupati, i giovani (tutti), entusiasti. Così ha avuto inizio di un dibattito ancora in corso: i cartoni giapponesi sono troppo violenti? A rivedere dopo 30 anni quel «Goldrake», il primo robot giapponese sbarcato sulla tv nazionale, ci si accorge che la rappresentazione della brutalità umana serve a trasmettere un messaggio tutt’altro che violento. Lo spiega a «Sorrisi» Go Nagai, papà della serie Goldrake (che ora esce, completamente restaurata, in dvd) e di altri celebri robot come «Mazinga» e «Jeeg», protagonista di un remake appena trasmesso in Giappone. I tre robot, racconta Go Nagai, erano in realtà parte di un’unica saga. Ma in Italia hanno fatto un pasticcio…

Come è nata l'ispirazione per «Goldrake»? Ha attinto anche alla sua passione per «La Divina Commedia» di Dante?
- «Goldrake» è in origine il terzo capitolo di una saga che comincia con «Mazinger Z» e continua con «Il Grande Mazinger». Se consideriamo anche gli «spin-off», l’intera saga comprende sei serie, tra le quali anche «Jeeg Robot». Tuttavia so che in Italia sono state trasmesse come se fossero ognuna indipendente dall’altra e addirittura in ordine inverso rispetto a quello con cui furono concepite. Mi è anche stato riferito che alcuni personaggi in comune tra le varie serie, nel vostro Paese furono chiamati in modo differente da cartone a cartone: per esempio, il pilota di Mazinger Z fu battezzato Alcor in «Goldrake», Koji ne «Il Grande Mazinger» e Rio in «Mazinger Z».
Le conseguenze di ciò furono che molti italiani criticarono i miei cartoni animati perché li trovavano ripetitivi e i personaggi si assomigliavano. Purtroppo chi faceva queste osservazioni non poteva immaginare che quelli che in Italia venivano chiamati in modo differente erano in realtà un solo personaggio, o che le storie mostravano una certa somiglianza solo perché erano tutti diversi episodi della medesima saga!
Tornando alle origini di Goldrake, l’idea di un robot pilotato da un uomo seduto al suo interno nacque quando assistii a un imbottigliamento stradale e immaginai che dall’auto in fondo alla colonna uscissero braccia e gambe e cominciasse a scavalcare le vetture che la precedevano. Da questa intuizione di un robot che si «guidava» come un’automobile nacque «Mazinger Z»; il suo successore fu «Il Grande Mazinger» e quindi nacque «Goldrake», che univa all’idea del robot gigante quella degli Ufo, tema verso il quale c’era un grandissimo interesse verso la metà degli anni Settanta. Quanto alle influenze occidentali, amo molto la mitologia greca e latina e i classici della letteratura italiana, come «La Divina Commedia» che ho anche trasposto in manga; tuttavia nel caso di Goldrake queste influenze sono molto limitate e il suo design si ispira molto più alle armature degli antichi guerrieri giapponesi che non a motivi europei.


In «Goldrake», come in «Jeeg», le giovani generazioni di terrestri devono porre rimedio ai danni provocati dagli adulti. Qual è il significato di questa scelta?
- Il messaggio in comune a tutte le mie serie è che il mondo degli adulti riserba grandi sfide, sofferenze e avversità, e che quindi i giovani devono trovare il coraggio e la forza di affrontarle e di combattere le ingiustizie senza mai perdere di vista i propri ideali e i propri principi morali. I giovani hanno un forte senso della giustizia e della fratellanza, ma purtroppo quando si diventa adulti ci si abitua ai compromessi, ai pregiudizi, alla discriminazione. Per questo nei miei manga la potenzialità di cambiare il mondo è riposta nelle mani dei giovani, siano essi terrestri come il pilota di Mazinger Z, extraterrestri come Actarus di «Goldrake» o esseri umani che però sono stati trasformati in macchine come Hiroshi di «Jeeg Robot».


Quando «Goldrake» è arrivato in Italia, è stato accusato di essere un cartone troppo violento, e di istigare alla violenza i bambini. Ha ricevuto la stessa accoglienza in Giappone? Come risponde a queste accuse? Che valore aveva quella rappresentazione della violenza?
- Credo che in Italia «Goldrake» abbia ricevuto una tale accoglienza soprattutto perché fu il primo cartone animato giapponese ad andare in onda, e utilizzava stilemi nuovi, addirittura rivoluzionari per il pubblico italiano. Come tutte le cose nuove, venne dunque accolto con sospetto e avversione, cosa che in Giappone non accadde.
In realtà la rappresentazione della violenza in «Goldrake» è legata a doppio filo con la necessità di trasmettere in modo convincente il messaggio che citavo nella risposta precedente: la società degli adulti è spesso ingiusta, violenta, discriminatoria, immorale; ma è un ambiente in cui chi oggi è bambino dovrà comunque entrare. Non ritengo adeguato allevare i nostri figli nella bambagia, perché una volta diventati adulti si troveranno ad affrontare un mondo che non è certo tutto rose e fiori; e un bambino che non conosce gli effetti della violenza, il dolore che causare l’umiliazione può del prossimo, la catena d’odio che può generare la sopraffazione, rischia di ricorrere a questi orribili espedienti senza rendersi conto di quanto essi siano atroci.
Nei miei cartoni la violenza è usata per mostrare il dolore di chi la subisce; quando Actarus soffre a causa della brutalità degli invasori, i bambini soffrono con lui, e imparano così che la prepotenza causa solo disperazione. Non è un caso che nei miei cartoni la violenza venga sempre dagli adulti e che i giovani oppongano a essa la forza gli ideali, la determinazione, l’amicizia e lo spirito di gruppo. Così come non considero un caso che Goldrake, Mazinger e gli altri miei personaggi, che combattono per la libertà e l’autodeterminazione, abbiano avuto un’accoglienza incredibile in Paesi come l’Italia o la Francia, che hanno affrontato nell’ultimo secolo sanguinose guerre di resistenza e i cui abitanti hanno imparato con le lacrime e il dolore l’importanza di questi ideali.

In Italia, la polemica sui cartoni violenti non si è mai spenta. Prima era «Goldrake», poi «Dragon Ball» e i videogame. Qual è la sua opinione in proposito? La violenza rappresentata oggi nei cartoni animati è eccessiva, può essere nociva? E quella dei videogame, o di altri programmi televisivi?
- Credo che si debba distinguere tra la violenza a livello grafico, fine a se stessa, e quella che sottende invece un messaggio preciso. Come dicevo, nei miei cartoni animati la violenza è una rappresentazione del dolore e delle ingiustizie che l’umanità rischia di soffrire quando perde di vista ideali come la giustizia e la fratellanza. Dai miei numerosi incontri col pubblico italiano ho avuto il piacere di constatare che i miei fan, che erano bambini quando guardavano «Goldrake» o «Jeeg Robot» in televisione, hanno saputo cogliere perfettamente questo messaggio e riconoscere la superficialità dei commenti di chi accusava quei personaggi di essere violenti.
Detto questo, non posso fare a meno di constatare che negli ultimi anni c’è stata un’escalation nella rappresentazione della violenza fine a se stessa, slegata da qualsiasi messaggio. La violenza, la brutalità, la coercizione non sono e non possono mai essere valori «positivi». Ma purtroppo, quando manca un messaggio di fondo o la presenza di un genitore o di un educatore che aiuti i più piccoli a comprendere le conseguenze dei comportamenti violenti, rischiamo di creare giovani incapaci di interelazionarsi con gli altri.
Ritengo comunque che sia necessario non fare di tutta l’erba un fascio: anche la Bibbia narra episodi di efferata violenza come quello di Caino e Abele, ma quella rappresentazione cruda della brutalità umana è funzionale alla trasmissione di un messaggio di pace. Allo stesso modo, quando si analizza un film o un cartone animato, bisogna sempre saper valutare con attenzione qual è il messaggio che esso sottende, senza soffermarsi al solo livello grafico.

«Goldrake» e «Jeeg» sono i prototipi della fantascienza robotica in tv. immaginava che avrebbero aperto la strada a un genere? Come giudica le evoluzioni, per esempio i «Transformers»?
- Sinceramente non mi aspettavo un simile successo. Come dicevo, da «Mazinger Z» fino a «Jeeg Robot», passando per «Goldrake» o «Getter Robot» («Space Robot« in Italia), tutti i miei personaggi si muovono all’interno dello stesso universo, spesso interagendo tra loro; non mi sarei mai aspettato che altri autori avrebbero ripreso il medesimo concetto per creare nuove serie o nuovi universi.
Riguardo ai «
Transformers», sono personaggi che condividono con i miei il concetto del robot gigante, ma che essenzialmente sono privi dell’elemento che invece per me è fondamentale, vale a dire la presenza di un essere umano che li pilota. Fondamentale perché è l’uomo a dare l’anima al robot: Goldrake è il difensore della giustizia perché a pilotarlo è un giovane coraggioso e integerrimo come Actarus, ma se alla guida ci fosse una persona malvagia, si trasformerebbe in un demone distruttore. E qui mi ricollego all’importanza del messaggio che intendo trasmettere: quando ci si trova ad avere tra le mani una potenza incredibile come quella di Goldrake, è solo la fermezza dei propri ideali a determinare se si diventerà un despota o un benefattore.

La fantascienza robotica ha ceduto il posto al Fantasy. Secondo lei, perché? Quale pensa che sarà la prossima evoluzione?
- Direi che la fantascienza in generale ha sofferto un forte calo di interesse, che credo sia dovuto a diversi fattori: per esempio, gran parte della fantascienza del secolo scorso guardava al 2000 come anno di svolta, in cui il mondo sarebbe diventato un paradiso pacifico governato dalla tecnologia. In realtà, arrivati al 2000, ci siamo accorti tutti che la realtà non era molto diversa da come lo è stata fino al 1999; inoltre il fatto che, nonostante l’evoluzione della scienza e della tecnologia, gravi problemi come la fame, la povertà, i diritti civili e la libertà dei popoli non sono ancora stati risolti e che sui nostri figli pende la spada di Damocle del disastro ambientale, ha portato gli uomini a nutrire un forte pessimismo verso il futuro.
Quindi, se una volta la speranza di un mondo migliore era affidata al «futuro» narrato nei racconti di fantascienza, ora ci ritroviamo a proiettare le nostre speranze in mondi completamente e consapevolmente di fantasia. Purtroppo queste forme di «fuga dalla realtà« sono sempre più frequenti nell’entertainment e nei gusti del pubblico e dubito che, fintanto che sarà il pessimismo a dominare la nostra visione del mondo, ci saranno grandi cambiamenti o evoluzioni.

Cosa pensa dei film di Walt Disney, e dei nuovi lungometraggi in 3d della Pixar? Qual è il futuro dei cartoni animati, il 3d?
- Sono tecnologie incredibili, che lasciano spazio a infinite potenzialità. In Giappone ci si è mantenuti più legati a una rappresentazione bidimensionale, credo anche per retaggio culturale: mentre in Europa si studiava la prospettiva, nel mio paese si evolveva uno stile semplificato e lineare che avrebbe portato alle famose «stampe giapponesi«. Noi orientali tendiamo a «ridurre« la realtà in un numero il più possibile limitato di segni, disposizione mentale che ci ha portati anche a sviluppare le microtecnologie; in occidente si persegue invece la riproduzione fedele della realtà. Sono due concezioni dell’arte che hanno entrambe pregi innegabili e limiti invalicabili, perciò è davvero impossibile determinare quale delle due sia migliore.
FINE DELL'INTERVISTA



CURIOSITA' SU GOLDRAKE:
1. In Giappone, dietro alla produzione di cartoni animati c’è una fiorente industria del giocattolo. Questo ha influenzato le caratteristiche del Goldrake: a Go Nagai, la Bandai, produttrice di giocattoli, chiese espressamente che il nuovo robot, Goldrake appunto, avesse le gambe più corte (e fosse quindi più tozzo) del più slanciato mazinga. In maniera che il modellino si reggesse meglio in piedi.

2. Ci fu un'interpellanza parlamentare proposta dal senatore Silverio Corvisieri che chiedeva di cancellare Goldrake dai palinsesti televisivi inseguito alle proteste dei genitori che ritenevano il cartone di eccessiva violenza. Tale richiesta non fu accolta.

3. Più recentemente è stato prodotto un anime General Daimos. In Italia, è stato collegato a Goldrake, benché le due serie non avessero nulla a che fare, con un film montaggio dal titolo “Daimos il figlio di Goldrake” i cui protagonisti vengono fatti discendere, in maniera piuttosto forzata, da Actarus.


SUCCULENTI LINK:

PREQUEL (di altissimo livello!) a Goldrake realizzato da bravissimi grafici italiani
Simpatico omaggio a Go Nagai: Mucca Goldrake
Bellissimo filmato con tutti i robot di Go Nagai
http://www.goldrake.info/
http://www.uforobots.net/
La nuova serie di Jeeg


MUSICHE E VIDEO:
COLONNA SONORA GIAPPONESE (sequenza uscita Goldrake)
SIGLA DI APERTURA - UFO ROBOT
PRIMA SIGLA DI CHIUSURA - SHOOTING STAR
SECONDA SIGLA DI CHIUSURA - GOLDRAKE
VENUSIA cantata da Domenique Ragazzoni
ALCOR cantata da I MICRONAUTI
PIANETA TERRA cantata da I MICRONAUTI
VEGA cantata da I MICRONAUTI
RIGEL cantata da I MICRONAUTI
DOCTOR PROCTON (medley delle precedenti)

sabato 12 gennaio 2008

Sondaggio: il robottone preferito!

In attesa che scriva un post ad hoc per commentare i risultati del sondaggio, ormai conclusosi, circa i migliori interpreti di sigle dei cartoni animati, propongo i risultati (e relativo commento)di un sondaggio sui robottoni preferiti che lanciai tempo fa su Libera Cittadina.

Pochini i votanti (solo 18 per un sondaggio di diverse settimane!), sicuramente un campione di popolazione non significativo e non in grado di rispecchiare una realtà in cui SICURAMENTE avrebbe vinto Il Grande Mazinga.
Non ho nulla contro il Daitarn III anzi il suo pilota, il fighissimo Haran Banjo con i pettorali così ben disegnati, ha accompagnato i sogni un po’ maliziosi di una bambina che incominciava a diventare donna. Ma il Grande Mazinga è il Grande Mazinga! Con la spada diabolica, i raggi gamma e quello fotonico, il doppio fulmine, il grande boomerang, i pugni atomici e il missile centrale, che un giapponese come Go Nagai non poteva collocare quasi nella zona pubica se non per un mero caso, in battaglia era un leone, più di Beralios il felino cibernetico che componeva il petto del Daltanious. Altro che le vittorie conquistate con un freddo attacco solare che poteva essere lanciato sin dall’inizio senza farci sorbire le ridicole smorfie facciali del Daitarn III!.
Invece, l’esiguo campione di votanti ha preferito la comicità al temperamento tutto-cazzimma teztuyano (da Teztuya Tzurugi, pilota del grande mazinga).
A parte gli scherzi, la serie di Daitarn III è una gran bella serie, originale perché scanzona le altre serie robotiche facendone le parodie degli elementi ricorrenti. Chiunque abbia una buona cultura di cartoni animati e riveda ora la serie, non più con gli occhi di un bambino, coglierebbe scene dissacranti in tal senso. E’ anche una parodia di James Bond di cui Haran Banjo scimmiotta gli atteggiamenti, accompagnandosi non a caso da belle donne quali Reika e Beauty. Emblematico il suo indossare lo smoking sotto la tutina da combattimento, un po’ come James Bond indossava lo smoking sotto la muta.
E poi la sigla di Daitarn III resta sicuramente tra le più belle mai realizzate. A tale proposito la curiosità che vi voglio raccontare è che fra i suoi interpreti risulta certo Marco Ferradini, proprio lui, quello di Teorema (“Prendi una donna, trattala male, lascia che ti aspetti per ore…”). Si sono piazzati a pari merito Mazinga Z, Il grande Mazinga, Jeeg e Goldrake (2 voti) che insieme ai Getta Robot (1 voto, ma ne varrebbe almeno 3 solo per l’episodio della morte di Musashi) sono tutte creature del succitato Go Nagai (genio di cui mi onoro di aver stretto la mano!!). Risultato un po’ sorprendente se si tiene conto che l’Italia è un Paese decisamente goldrakizzato, dal nome dell’unico robot che ha avuto il privilegio di essere trasmesso in RAI. A pari merito con I Getta anche Golion/Voltron (vale la pena sottolineare che si legge go-la-ion) e il superfantastico e divertente Trider G7. In coda, Godsigma, Zambot III e, a sorpresa, il robot per definizione, Gundam. L’unico che in Giappone è diventato un vero cult, il robottone per eccellenza, il più riprodotto dall’industria del giocattolo, quello che ha dato vita ad un vero e proprio universo Gundam.

mercoledì 21 novembre 2007

Incontro con una LEGGENDA al Comicon 2007

Ripropongo uno dei primi post che ho scritto su Libera Cittadina

Vorrei scrivere di uno degli incontri più emozionanti della mia vita: quello con GO NAGAI, il Maestro, la Leggenda Vivente per tutti quelli che sono più o meno appassionati di manga & anime o anche di chi, semplicemente, ripensa con nostalgia ai pomeriggi passati davanti alle tv locali a guardarsi i cartoni animati e le serie robotiche in particolare.
Forse il nome Go Nagai potrebbe non suggerirvi nulla, ma potete immaginare di quale mito stia parlando pensando a cult come MAZINGA Z, IL GRANDE MAZINGA, JEEG ROBOT D’ACCIAIO, GOLDRAKE, DEVILMAN, GETTA ROBOT, GAIKING: Go Nagai è il loro papà, colui che ne ha creato il soggetto e ne ha curato il disegno!!!
L’ho incontrato al Comicon, l’annuale fiera partenopea sul fumetto e l’animazione, che quest’anno si è svolta nei giorni 27-28-29 aprile nella suggestiva cornice di Castel Sant’Elmo (al Vomero).
La sua ospitata è stata il fiore all’occhiello di questa manifestazione che ha accolto fumettisti di grandi e piccole case editrici italiane e ha ospitato gli stand di moltissime fumetterie, tutti stracolmi di giocattoli, action figures, t-shirt e gadget di ogni tipo.
Mi ci voleva proprio un po’ di tempo dedicato ad una delle mie più grandi passioni: non sapevo dove guardare, c’era da sbavare su tutti quei modellini , statuette dei supereroi, quei giocattoli originali degli anni 80, il poster originale di Guerre Stellari, intere collezioni di manga.
Ci siamo andati in una comitiva di 5 notstalgici e per non dilapidarci un patrimonio io e Pig M siamo partiti già con un budget limitato altrimenti saremmo tornati con il portabagagli pieno di quelle cianfrusaglie che noi consideriamo vere e proprie opere d’arte . Ci siamo dovuti accontentare di un cappellino di Yattaman (con il simbolo della banda Dronio ben in vista), dei bellissimi modellini snodabili di Gaiking e di Mazinkaiser, dei tre modellini dei Getta Robot, due poster di Lady Oscar, il peluche di Doraemon e un numero non esagerato di fumetti, più i disegni che siamo riusciti a farci fare e dedicare da quei poveri fumettisti che “abbiamo messo in croce”. Molto pittoresca la parata dei figuranti che partecipavano al Cosplay (gara fra concorrenti mascherati) tra cui eccellevano, per il dettaglio nella realizzazione del costume e per somiglianza fisica, le maschere di Devilman e del mostro meccanico Garada G7 (il primo avversario di Mazinga Z). Ma erano molto ben fatti anche i costumi (e questi non partecipavano al Cosplay) dell’Imperatore delle tenebre (che in realtà era un giudice di gara), della regina Imika e del generale Flora, tutti personaggi di Jeeg. C’erano i Ghostbuster (uno di loro era anche un ragazzo di colore molto somigliante all’originale) con fantasmino annesso, c’era Bia, c’era Creamy, un esercito di personaggi di Naruto, l’intera comitiva di Ranma ½ (Ranma uomo, Ranma donna, Mousse, Kodachi, Pi-chan,..), la maga Sally, Kyashan, il signor Grande Mazinga in persona, Hiroshi con Miwa, Sayaka, personaggi dal mondo fantasy e tanti altri. Ma di Go Nagai neanche l’ombra. Sarebbe stato presente al Cosplay che si sarebbe tenuto nel pomeriggio ma sarebbe stato inarrivabile posizionato in giuria. Delusione, sapevamo che non saremmo riusciti ad ottenere autografi: erano stati rilasciati in numero limitato solo su prenotazione. Ma continuavamo a sperarci.
Giriamo e rigiriamo, incantati, tra gli affollatissimi e stretti corridoi dei castelli, resi ancora più angusti da stand e bancarelle. Giungiamo su un terrazzino dove troviamo delle indicazioni per una mostra. Ci ritroviamo di nuovo in stretti corridoi, questa volta molto meno affollati e giungiamo in una sala chiusa con una transenna sulla quale si accalcano una quarantina di persone. Notiamo sulle pareti un sacco di disegni: Cutie Honey, l’arpia Silen, Devilman, Koji Kabuto. Ma sono tutti disegni di Go Nagai!! Ci informiamo e ci dicono che in quella saletta, in maniera molto discreta, Go Nagai avrebbe a breve rilasciato un intervista a una qualche tv, perciò dovevamo fare il massimo silenzio e evitare di disturbare facendo foto con il flash. Leggevo sui volti di tutta la gente presente – i bambini degli anni 80 – l’emozione di incontrare chi ha fatto storia seppure in un ambito limitato che è comunque un ambito culturale che ha molto contribuito, almeno per come la penso io e di sicuro anche gli altri presenti, a farci crescere e diventare come oggi siamo. Ma silenzio! Arriva lui… il Grande Maestro!! Me lo immaginavo più vecchio dato che negli anni 60 già la sua produzione di fumetti era fiorente! Forse la sua fervida immaginazione, la sua fantasia (le storie dei robot sono state davvero rivoluzionare all’epoca della loro uscita, per non parlare della blasfema storia originale di devilman!) l’ hanno conservato un po’ bambino. Lo vediamo, mentre risponde alle domande, così pacato, così sorridente, così posato, sembra una tradizionale maschera giapponese… Dobbiamo avere un suo autografo! Con grande faccia tosta chiediamo ai ragazzi della security di intercedere per noi ma ci rispondono che da tre giorni sono lì e non sono riusciti ad avere un autografo neanche per sé stessi. Non mi meraviglia, intorno a sé quel Go Nagai ha un alone di inarrivabilità tipico delle leggende. Ma noi non ci arrendiamo e intrufolatici vicini alla transenna– a costo di disturbare l’intervista – incominciamo con ripetuti saluti sia all’indirizzo del nostro mito che di una giapponesina che reputiamo essere la sua signora. Go Nagai si accorge di noi e continua imbarazzato l’intervista. Noi continuiamo a dispensargli sorrisi e saluti a cui lui risponde con garbo.
Finita l’intervista si avvicina alla transenna per salutare i suoi fans, tenendosi a debita distanza. Noi gli porgiamo la mano e lui risponde con un cenno quasi a dire “non mi avvicino ma fai finta che ti ho stretto la mano”, ma noi insistiamo e lui ripete il cenno, e insistiamo ancora…. Buttiamo le buste per terra e incominciamo scherzosamente a supplicarlo e fare finta di rimanerci male. Dovevate vedere Pig M. con quale convinzione interpretava la sua sceneggiata!! Go Nagai sorride divertito da questo teatrino, si avvicina, ci porge la mano……………EVVAI!!!! Gli unici a essere riusciti in questa mission impossibile!! Insomma, anche con Go Nagai siamo riusciti a fare quello che ci riesce meglio: “metterci a pressione”!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!





Foto del Maestro, a un metro e mezzo da me, scattata con la mia Fuji


FOTO DEL COSPLAY



...................................Ecco devilman!!!



Insieme a Ranma 1/2 uomo-donna, Akane,Shampoo, P-Chan, Mousse, Tatewaki Kuno e Ukyo





















Hiroshi Shiba nella posa per la trasformazione in Jeeg e l'androide Kyashan


Tra la regina Imika e il generale Flora, personaggi del cartone Jeeg.





















Garada G7 (primo avversario di Mazinga Z) e Yojimbo di Final Fantasy (su gentile suggerimento di Gilbert:-))


venerdì 16 novembre 2007

I bambini degli anni 80 e i cartoni

I bambini degli anni 80. Voglio parlarvi di loro, della loro infanzia, delle loro abitudini, dei loro miti, dei giochi che facevano quando nessuno ancora si preoccupava di controllare il marchio CEI sui loro giocattoli o che i pennarelli per il disegno fossero atossici. Di quando, alla fine dell’anno scolastico, ci si avvicinava con le palpitazioni a mille ai quadri dei risultati per la paura di essere bocciati o rimandati. Le bocciature potevano essere causa di belle tirate d’orecchie, di rimproveri e di punizioni ma mai causa del trauma psicologico che oggi, invece, pare il principale motivo di apprensione tra i genitori.
Non posso fare a meno di chiedermi se quelli che erano bambini negli anni 80 oggi devono la loro immunità verso i suddetti traumi al fatto che vedessero cartoni animati che si chiamassero semplicemente Candy Candy o Heidi o Ufo robot e cosa sarebbero diventati se invece avessero guardato cartoni dai titoli più attuali come Curiosando nei cortili del cuore sotto un incantesimo dischiuso ai confini delle porte del tempo che già a pronunciarlo ci si compromettono le facoltà mentali.
Dovremmo ringraziare innanzitutto le emittenti locali che, oltre a farci conoscere per primi i comici che poi hanno successo a Zelig e simili, ci hanno permesso di godere delle testimonianze di una forma di arte - i cartoni animati appunto - che purtroppo non viene riconosciuta tale da un bacchettoneria diffusa che vuole vederli esclusivamente come prodotto per bambini, tra l’altro ritenuti - erroneamente - completamente incapaci di filtrare ciò che viene proposto loro. Questo bigottismo, oltre a giustificare una serie intollerabile di tagli e censure, ha portato alla completa eliminazione dai palinsesti delle reti nazionali di alcuni cartoni animati, soprattutto le serie robotiche giapponesi. Insomma, non fosse stato per queste emittenti non avremmo mai avuto la fortuna di assistere ai sanguinosi combattimenti tra uomo tigre e maschera di morte né avremmo mai potuto vedere Hiroshi Shiba che, al grido di "Miwa, lanciami i componenti!", si trasformava nel nano-robot d’acciaio Jeeg, nano robot perché, con i suoi 15 metri di altezza (come ho potuto stimare sulla base di accurate osservazioni), non arrivava neppure al ginocchio del portentoso Daitarn III alto ben 120 metri. Ora, dopo aver visto la schiena di uomo tigre infilzata da una tavola di legno, come potevamo osare lamentarci per un ginocchio sbucciato?? Quale trauma psicologico poteva scaturire da una bacchettata sulle mani da parte del maestro quando i nostri beniamini più sfigati, da Lovely Sarah a Remì, erano senza famiglia, senza un soldo, senza una casa, senza nemmeno la speranza di vincere al superenalotto e chi più ne ha più ne metta???? Onestamente il trauma più grande della mia infanzia è stato scoprire che Koji Kabuto, il pilota del Mazinga Z, che il doppiaggio italiano ha voluto rinominare Rio, è Alcor che compare in Ufo Robot. Mi spiego meglio: a causa della mania dei nostri doppiatori di cambiare nome ai personaggi non ho colto la continuità di storia tra Mazinga Z e Ufo Robot e ho passato tutte le puntate de Il grande Mazinga a chiedermi perché avessero mandato in prepensionamento Rio (anzi Koji), rimpiazzandolo con Tetzuya, mentre in realtà egli si era trasferito in America per combattere il pericolo alieno a fianco di Actarus (anzi Duke Fleed). Un errore di doppiaggio ha portato a farmi credere che quello che era in realtà un eroe senza paura, senza macchia e soprattutto senza un attimo di sosta fosse uno scansafatiche pronto ad approfittare della prima occasione per svignarsela!
Quello sì che è stato un trauma quasi al pari di quello che ho subito nello scoprire che Candy non sposa Terence ma Albert e che la storia di Lady Georgie, che è nato come un cartone animato per adulti, è stata completamente stravolta dalla censura: la vera storia della piccola cara Georgie farebbe impallidire anche i più abituati ai vergognosi scandali di Beautiful. Detto tra noi, a Georgie, Brooke le fa un baffo.
Ai nostri tempi c’erano cartoni per tutti i gusti: le già citate serie robotiche, con un filone serio (il grande Mazinga, Jeeg, Godsigma, Gundam, ecc.) e uno più parodistico (Daitarn III, Trider G7), le interminabili avventure di sfigati di vario genere (Remì, Candy, Peline,..) che spesso erano anche orfani così potevano girare il mondo senza dover dare conto a nessuno, le serie con le maghette che potevano trasformarsi da mocciose qualsiasi in rockstar o grandi prestigiatrici (magica Emi, Creamy, …). E poi, ancora, le serie sportive (Mila e Shiro, Holly e Benji e Flic&Floc vari), le guerre spaziali (Capitan Harlock, Capitan Futuro, Starzinger, …), i viaggi spazio-temporali (Calendarman, I predatori del tempo, Yattaman,..), quelle incentrate sulla vita degli animali (Don Chuck Castoro, La Banda dei Ranocchi,...) e addirittura le serie horror (Bem, Devilman) e horror-umoristiche (Kitaro del Gegege, Carletto il principe dei mostri) e altri generi ancora.
Potrei elencarvene a centinaia tanta era la varietà ma molte scelte, come quella di prendere come il leader di un gruppo di eroi sempre il più belloccio e ribelle affiancandolo con uno spilungone e un grassone, erano ricorrenti. Abbiamo imparato la storia con Lady Oscar e la mitologia greca con Pollon. Che nostalgia!
Gli esperti puntano il dito contro certi tipi di cartoni animati, accusandoli di violenza e sconsigliandone la visione ma mi chiedo che senso abbia quando, anche grazie ai reality, la volgarità è in diretta in qualsiasi fascia oraria. Non suona un po’ falso censurare l’inquadratura sulla generosa scollatura di Margot (anzi Fujiko) quando veline, letterine, schedine, paginine, libricine sono sempre meno vestite? Che senso ha far fuori Mazinga e trasmettere poi scene di violenza inaudita durante le varie trasmissioni? Di questo passo ben presto uccideranno anche Tom & Jerry oltre che l’Uomo Ragno e la cosa più grave è che ciò potrebbe diventare lo spunto per una nuova canzone degli 883. Per me si tratta della solita ipocrisia: la verità è che questi cartoni, divertendoci, ci hanno presentato come valori positivi il coraggio, la forza di volontà, l’altruismo, la lotta alle forze del male e ci hanno trasmesso un forte senso di giustizia.