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domenica 21 dicembre 2025

L'uomo tigre, il campione di cui avevamo bisogno

Come tradurre post su un anime tanto denso di pathos, senso di giustizia, pietà, crudeltà, generosità, sacrificio... insomma tanto pieno di umanità, nel bene e nel male? Come sintetizzare puntate su puntate, combattimenti su combattimenti fuori e dentro al ring, infiniti incontri di wrestling giapponese sempre più cruenti nonché sempre più bizzarri fino al gran finale di pura viulenzaaa? Beh non sarà facile, ma io ci provo. Incominciamo dall'inizio. 
L'uomo tigre è un potente lottatore mascherato affiliato ad una organizzazione di lottatori chiamata Tana delle Tigri la cui sede è localizzata in una remota e glaciale parte delle Alpi , uno scenario a la "Dove osano le aquile". Si tratta di una organizzazione di stampo criminale che recluta e circuisce bambini soli al mondo, per avviarli ad anni di estenuanti e mortali allenamenti presso le palestre della Tana e farne di essi lottatori forti, scorretti e crudeli che dovranno versare buona parte dei proventi dei futuri incontri all'organizzazione: chi tradirà questo patto sarà perseguitato attraverso un emissario della organizzazione, Mister X, fino all'uccisione da parte degli innumerevoli sicari della Tana.
Troviamo quindi l'uomo tigre che, impertinente e ironico, dopo aver conquistato la notorietà negli States come "il diavolo giallo", è impegnato in vari incontri utilizzando scorrettezze di ogni tipo: colpi in parti vietate, utilizzo di tirapugni di ferro, tavoli scagliati sulla schiena del malcapitato avversario. 
Successivamente viene rivelata al pubblico la sua identità: si tratta di Naoto Date che, come ci mostreranno i flash back, era cresciuto in una casa per orfani e si era fatto reclutare da tana delle tigri nella speranza di costruirsi un futuro migliore e di diventare abbastanza forte da picchiare duro tutti i bulli che rendevano miserabile la vita dei bambini orfani come lui.
Nel frattempo Naoto fa visita all'orfanotrofio in cui è cresciuto, la Chibbiko House, nel presente gestito dai suoi vecchi compagni Watsuke e sua sorella Ruriko, figli del vecchio direttore dell'orfanotrofio; e si presenta con una marea di regali che fanno felici i bambini. Tuttavia, per non tradire la sua identità, si finge una persona pavida e inetta diventando il bersaglio di ilarità e, qualche volta, anche di scherno da parte dei bambini.
Fra i vari bambini (Yoshio, Gaboten, Chappy, Toppi,..) particolarmente vivace ed esagitato, nonché scalmanato fan di Uomo Tigre, è Kenta. Fuggito dall'orfanotrofio per assistere ad un incontro del suo beniamino, sarà il motivo della conversione di Uomo Tigre ad uno stile di lotta reale quando, dalle parole di Ruriko, capisce di avere la responsabilità di essere di esempio per i bambini. Nel frattempo, per evitare l'abbattimento dell'orfanotrofio, Naoto si era indebitato con uno strozzino e questo lo porta, come Uomo Tigre,  a tradire il patto con la Tana. Il tradimento da luogo a una serie di combattimenti all'ultimo sangue contro i malvagi lottatori inviati da Tana delle Tigri per punirlo e nonostante le scorrettezze degli avversari l'uomo tigre combatte secondo le regole, conquistandosi con il tempo l'amicizia dei lottatori della Federazione Lotta Giapponese, in primis il Gigante Baba e Antonio Inoki, personaggi realmente esistiti, che lo guidano con i loro consigli, insieme ad Arashi, anziano maestro di arti marziali. Le puntate si susseguono in una escalation di sempre maggiore violenza, con avversari che lo sfidano in incontri atipici che si rivelano delle vere e proprie trappole mortali: si pensi ad esempio all'uomo Piranha che richiede un incontro con una vasca di piranha che circonda il ring.
Con il tempo altri lottatori tradiscono tana delle tigri e si uniscono alla lotta di Naoto: Daigo Daimon, suo migliore amico ai tempi di Tana delle Tigri, e Ken (Kentaro), la cui sorella Yoko, viene trasferita all'orfanotrofio dopo la morte della loro madre. L'episodio finale mostra il match con il Boss della Tana ed è una delle cose più memorabili della storia dell'animazione.
Qui alcuni dei personaggi della serie (troppi per metterli tutti).
L'uomo tigre
Naoto Date
Mister X
Ruriko
Watsuke
Kenta
I bambini della
Chibbiko House
Antonio Inoki

Il gigante Baba

Maestro Harashi


Tigre Nera,
Re Tigre,
Grossa Tigre
Daigo Daimon


Grande Tigre
Il boss
Alcuni avversari




Segnalo che trovate uno spassoso riassunto della prima puntata sul blog del doc Manhattan: una delle pagine più meritevoli dell'internet.
La serie è composta da ben 115 episodi che ho visto e rivisto su Telenorba e Teledue che lo ritrasmettevano in loop.
Finiva l'ultima puntata e ricominciava da capo. Fino ad un certo punto. Poi cambiò lo schema: prima tutti gli episodi dell'Uomo Tigre, poi quelli dell'Uomo Tigre II e poi si ripartiva da capo.

A proposito dell'Uomo Tigre II, a lungo mi ero chiesta se il suo alter ego Tommy Aku (Tatsuo Aku) fosse Kenta ma mi rispondevo di no: allora ero abbastanza ingenua da pensare che due nomi diversi rappresentassero due personaggi diversi. Ancora non sapevo come il doppiaggio potesse cambiare tutto  e fare di Koji Kabuto un anonimo pilota ausiliario chiamato Alcor in Goldrake. Tuttavia, in una puntata dell'Uomo Tigre II , vista in tempi più recenti, ho notato che nei suoi ricordi di infanzia, Tommy appariva nell'orfanotrofio mentre giocava con Naoto e appare anche Kenta. Si desume quindi che Tommy era uno dei bambini cresciuti ed educati da Watsuke e Ruriko ai tempi in cui Naoto frequentava l'orfanotrofio ma senza rivestire una particolare rilevanza nella serie e di certo non era Kenta.
La sigla dei Cavalieri del Re, composta e cantata superbamente da Riccardo Zara, la conoscono anche le pietre di una città in culonia. GRRRRRRR!







domenica 7 settembre 2008

La rosa cresce fra le spine

Tempo fa lanciammo un sondaggio su quale anime sarebbe stato bello vedere sul grande schermo, tradotto in una produzione cinematografica non animata. I nostri lettori non hanno avuto dubbi: hanno scelto Lady Oscar (61 su 206 voti), la rosa di Versailles, probabilmente la storia d'amore più struggente da quando è stata inventata l'animazione.
Non sto qui a ripetere la trama, sullo sfondo storico della rivoluzione francese e basata sul manga di Ryoko Ikeda, che - credo - tutti conosciamo. Una storia che ci ha fatto commuovere con i suoi grandi amori impossibili, che ci ha infuocato con i suoi romantici eroi dal sorriso velato di malinconia, che ci ha scandalizzato con gli intrighi alla corte di Versailles, che ci ha indignato con l'estrema povertà di un popolo affamato e sbeffeggiato da aristocratici arroganti e cinici. Non c'è che dire, ci sono tutti gli ingredienti per una produzione di successo, anzi per un vero e proprio colossal, fermo restando che la reazione del pubblico è sempre imprevedibile. Infatti, lo stesso anime, alla sua uscita, nonostante l'enorme popolarità del manga, fu un clamoroso flop e solo la popolarità acquisita  dal bravissimo character disegner Shingo Araki con la serie I cavalieri dello Zodiaco riuscì a trainarlo verso il successo (clicca qui per saperne di più ).
Un successo più che meritato: personalmente colloco Lady Oscar in cima alle mie preferenze, considerandolo una spanna sopra tantissime produzioni animate degli stessi anni, un po' per lo spazio dato ai sentimenti, un po' per i disegni dettagliati, con quegli occhi profondi dalle ciglia lunghissime che sono il preludio alla caratura e allo spessore dei personaggi. Questo il mio giudizio, nonostante alcune scelte nella versione italiana abbiano, al solito, snaturato e fatto passare in secondo piano alcuni aspetti importanti dell'anime, con un'opera di demolizione messa in atto attraverso il doppiaggio. Infatti, la versione giapponese gioca molto di più con l'ambiguità uomo-donna di Oscar: sono molte le damigelle a corte che credono il colonello Oscar un uomo e ne sono affascinate; anche l'attrazione provata da Rosalie nei suoi confronti è molto più enfatizzata. E questa ambuità è alla base anche di sospetti e illazioni: c'è una scena censurata in cui Jean Maillot, processata per lo scandalo della collana, accusa la regina di avere una relazione gay con Oscar la quale, si vestirebbe da uomo, proprio per compiacere la sovrana. Questa accusa provoca uno scatto d'ira in Oscar che sui nostri schermi abbiamo visto senza comprenderne le reali ragioni. In Italia, infatti, con la scelta di appellarla "madamigella Oscar" sembra che la natura femminile della protagonista sia di dominio pubblico....
All'eccellenza del prodotto, secondo me, contribuisce non poco la colonna sonora, composta di vari temi, pertinentissimi al momento che vanno ad accompagnare. Oltre alla bellissima siglia italiana cantata da I Cavalieri del Re, rimpiazzata, purtroppo, da Una spada per lady Oscar di Cristina D'Avena, sono degnissimi di menzione quei motivi, tra cui un magnifico crescendo, che esaltano la tragicità degli eventi, l'eroicità delle battaglie, l'infelicità dei respinti, gli stenti di chi muore di fame, i pomeriggi tranquilli nelle tenute aristocratiche.
Ecco la sigla e alcune BGM (Background Music):


SIGLA DE I CAVALIERI DEL RE





Questi sono invece alcune dei titoli assegnati in italiano alle BGM. Le trovate tutte in questa playlist.

-  "ADDIO"
- "LA PRINCIPESSA AUSTRIACA"
- "VERSAILLES NO BARA"
- "NOTE DI CLAVICEMBALO"
- "LA MISERIA A PARIGI"
- "POMERIGGI TRANQUILLI"
- "LE CORSE A CAVALLO"
- "LA ROSA ROSSA DELLA PASSIONE"
- "LUCI ED OMBRE DELL'AMORE"
- "NOTTE D'AMORE"
- "OSCURO COMPLOTTO"
- "RICEVIMENTO A CORTE"

Qui vi propongo "Addio" e altre più ricorrenti:





domenica 3 agosto 2008

Lupin è musica per le mie orecchie!

Lupin, il ladro gentiluomo, nato dalla fantasia di Monkey Punch, non ha bisogno di presentazioni essendo uno degli anime da sempre più seguito, anche dai grandi, anche da quelli non proprio appassionati di cartoni animati. Un grandissimo successo planetario probabilmente inaspettato dato che in Giappone questo anime, alla sua uscita, stentava a decollare, anzi, si potrebbe dire che fu un vero e proprio flop. Quali gli ingredienti di tanta popolarità? La simpatia e la furbizia di Lupin, la malizia di Fujiko, i rocamboleschi inseguimenti di Zenigada, la tradizione giapponese che rivive in Goemon ma sopratutto avventure sempre nuove: ogni puntata è diversa con nuove sfide, nuove idee, nuovi ben congeniati piani e il finale non è sempre scontato, come nella maggiorparte delle produzioni.
Questo è particolarmente vero per la prima serie quella di Lupin in giacca verde, perché la "giacca" è stata universalmente presa ad indicatore della progressione della serie: verde per la prima, rossa per la seconda, rosa per la terza, per ritornare a esser verde in alcuni più recenti lungometraggi.
La prima serie è, infatti, la mia preferita perché meno edulcorata rispetto alle successivo: i personaggi sono più veri, Lupin è meno leggero, Fujiko è più cattiva, seducente e passionale, le sparatorie sono più reali tanto da necessitare la mano impietosa della censura, i nemici sono più credibili e si respirano le atmosfere psichedeliche degli anni '70. Questo almeno nei primi episodi perché poi la stessa prima serie va via via ammorbidendosi di pari passo alla figura di Fujiko che diventa meno prorompente (le accorcianoo anche i meravigliosi capelli!).

Ma quello su cui questa volta vorrei porre l'accento è un'altra dimensione del cartone animato che tutti, più o meno consapevolmente, apprezziamo: la dimensione uditiva. Esaltata da un doppiaggio eccezionale e inebriata da colonne sonore fantastiche.
Il doppiaggio storico ha due colonne portanti: una è la voce di Lupin del compianto Roberto Del giudice (VIDEO), l'altra è la voce di Zenigada dell'altrettanto compianto Enzo Consoli (VIDEO). Entrambi scomparsi nel 2007.


Le colonne sonore comprendono sigle indementicabili ma anche tanti brani che si ascoltavano durante il cartone forse meno noti ma non di minore fattura. Mi riferisco in particolare a quelle della prima e seconda serie, davvero ricchissime, con un sottofondo musicale per ogni situazione. Riporto solo i più significativi: riportarli tutti (sono circa 300!!) sarebbe una bella impresa, senza contare che alcuni brani sono stati oggetto di diversi arrangiamenti, fino a diventare brani jazz o addirittura metal!

Le sigle sono:
Planet O di Daisy Daze and the Bumble Bees (1979) - Sigla della prima serie
Il Valzer di Lupin dell'Orchestra di Castellina Pasi - Sigla della seconda serie
L'incorreggibile Lupin di Enzo Draghi - Sigla della terza serie
Lupin ladro gentiluomo - Sigla inedita de I Cavalieri del Re
SPEGNETE IL PLAYER A DESTRA!!!



I TEMI DELLA PRIMA SERIE:

SIGLA PLANET O

Planet 0

TEMA DI APERTURA

Lupin III OP Theme

TEMA DI CHIUSURA

LUPIN III END THEME

NICE GUY LUPIN

NICE GUY LUPIN

LUPIN WALKIN'

LUPIN WALKIN

THEME LUPIN THE 3RD

THEME

AFRO LUPIN '68

AFRO"LUPIN68"

THEME SCAT VERSION

Theme(Scat version)

THEME (bellissimo!)

Theme

YEAH!

Yeah


I TEMI DELLA SECONDA SERIE (E ALCUNI LUNGOMETRAGGI):

IL VALZER DI LUPIN - ORCHESTRA CASTELLINA PASI

Il valzer di Lupin

SUPERHERO

Superhero

TEMA INSTRUMENTAL '78

Lupin The 3rd Theme '78 -

LOVE THEME

Love Theme

MILCHKAFFEE

03 Milchkaffee

LUCKY

Lucky

DON'T BE SO SHY, ZENIGADA!

Dont be so shy, Zenigata

ANGEL'S DANCE

Angel Dance.mp3

BERSAGLIO ROSSO

Bersaglio rosso

LOVE IS EVERYTHING

Love Is Everything


SIGLA "L'INCORREGGIBILE LUPIN"

Lincorreggibile Lupin

SIGLA INEDITA DE I CAVALIERI DEL RE

Lupin ladro gentiluomo


03/08/2008

giovedì 31 gennaio 2008

Devilman: una storia a tinte forti

Un articolo riguardo l’atroce assassinio di Meredith Kercher e, in particolare, sulle letture fumettistiche di Raffaele Sollecito, indagato insieme ad altri per l’omicidio e famoso per essere mio compaesano, mi ha fatto rendere drammaticamente conto di non aver arricchito questo blog di un indispensabile post tutto dedicato ad uno dei soggetti più rivoluzionari e meglio caratterizzati di Go Nagai: Devilman.
Non rientra nelle mie abitudini dare giudizi di colpevolezza o assoluzione prima che la giustizia faccia il suo corso ed esprima il suo verdetto definitivo. Tuttavia, non posso farmi una sonora risata riguardo la possibilità di collegare un fumetto come Devilman (è vero: è sanguinario, violento, crudo, blasfemo, rivoluzionario, scioccante…) alla presunta colpevolezza di chicchessia. Prima di tutto perché siamo continuamente bombardati da scene di violenza (e documentate da supporti realistici, non disegni!) che hanno pervaso tutte le nostre fonti e canali di conoscenza e informazione, dai TG ai film horror; per cui, se non fosse che il buon Dio ha dotato gli essere pensanti di provvidenziali filtri intellettivi, dovremmo essere tutti dei potenziali assassini e torturatori. Io per prima ho letto Devilman e non mi sognerei di ammazzare neppure un topo. In secondo luogo, perché l’interesse che si può avere nei confronti di un’opera – e questo vale anche per Devilman, che considero un capolavoro nel suo ambito – va al di là del personale indice di gradimento delle scene violente. Per esempio, a me i film violenti in genere non piacciono e mi mettono ansia; lo splatter, poi, mi fa ribrezzo. Ma Devilman l’ho adorato perché mi ha incuriosito e più lo leggevo e più la storia (e non il sangue che la circonda) mi prendeva. Rimanevo basita pensando all'epoca (gli anni 60) in cui è stata concepita. Rimanevo incredula di fronte al genio di Go Nagai che – non a caso – è il padre dei robottoni che conosciamo (jeeg, goldrake,…) e che sono stati i nostri idoli. Oggi diamo per scontata l'idea del robot, guidato con comandi vocali, che lotta contro mostri giganti alla conquista della Terra ma, prima che Go Nagai concepisse le storie robotiche come le ha concepite, nessuno ci avrebbe mai pensato.

La serie cartoni di Devilman è molto nota. Il protagonista è Akira Fudo un ragazzo metà uomo e metà diavolo, in seguito alla fusione con un demone, che combatte demoni malvagi. Questa, in linea di massima, la storia del Devilman televisivo con i soliti bla, bla, bla delle storie a lieto fine propinate ai ragazzini. Degna di nota è la sigla, cantata da I cavalieri del Re.
Un po’ meno nota ma uno stracult per gli appassionati, il manga e la trasposizione in tre OAV.
In particolare, possiedo e ho letto il fumetto in tre volumi edito dalla testata Manga Cult.

TRAMA:
Akira Fudo è un ragazzo rimasto orfano in circostanze misteriose che viene accolto in casa dei suoi zii. La sua vita scorre tranquilla tra scuola, amici e la compagnia di sua cugina Miki da cui egli è innamorato, ricambiato.
Akira è un ragazzo timido e molto buono finché non viene coinvolto dal suo amico Ryo in un pericoloso esperimento: Ryo dichiara che suo padre, uno scienziato, sia morto per aver scoperto l’esistenza di un mondo parallelo fatto di demoni che governavano la Terra prima della comparsa dell’uomo e che ora mirano a riprendersi il pianeta sottomettendo l’umanità. Essi, nel corso dei millenni, sono sopravvissuti, congelati, nelle viscere della Terra. Sono estremamente spietati (sono stati proprio loro la causa della morte dei genitori di Akira, due speleologi) e hanno grandi poteri.
Ryo convince Akira della necessità di fondere il suo corpo con quello di un demone per acquistarne i poteri e usarli per combattere contro gli altri demoni, allo scopo di proteggere l’umanità: solo un puro di cuore come Akira può riuscire a dominarne la personalità malefica e a disporne il corpo per una nobile causa. Dopo un iniziale tentennamento, Akira, resosi conto della realtà di tale minaccia, accetta di sottoporsi all’esperimento fondendosi con il demone Amon in una pratica in cui la musica, il frastuono, le luci e l’alcool gli fanno raggiungere uno stato di (in)coscienza ottimale alla fusione.
E così inizia la vita di Devilman, secondo l’idea guida che troviamo anche nel cartone, ma tra situazioni molto più complesse e colorite. Nel fumetto infatti sono presenti, e anche con una certa abbondanza, scene di inaudita violenza, amputazioni, decapitazioni, fiotti di sangue, insomma elementi che non ci possiamo neppure sognare di trovare in un cartone animato, almeno per come lo si intendeva negli anni 80 (anni in cui il cartone era distribuito e presente nei palinsesti televisivi) nella cultura occidentale: un prodotto destinato a ragazzini.
Il tratto marcato e irrequieto dei disegni e le sembianze di Devilman, più luciferine rispetto al cartone (nel cartone animato è più simile agli uomini anche se di colore verde), ispirate alle rappresentazioni medievali del diavolo, si armonizzano perfettamente con una storia dalle tinte forti per la quale l’autore ha tratto ispirazione dall’inferno dantesco.
L’elemento che manca nel cartone è la follia umana che prende il sopravvento fino a determinare la decimazione delle genti: i demoni attaccano l’umanità, fondendosi con i vari individui. Alcuni umani non sopravvivono alla fusione, altri si trasformano in esseri diabolici, altri – pochi quest’ultimi – riescono ad imporre la propria personalità dedita al bene trasformandosi in altri devilman.
Ma il germe della follia si insinua, come dicevo, nell’umanità: si teme che il proprio vicino possa essere un demone, il sospetto si diffonde a macchia d’olio, trasformando le città in società di uomini in cui tutti sospettano di tutti. Inizia una vera e propria caccia alle streghe di cui rimane vittima anche Miki, sospettata di essere un demone, e per questo uccisa e orrendamente decapitata, insieme al suo fratellino.
Insomma, gli uomini contribuiscono alla loro distruzione più di quanto riesca a fare l’azione diretta dei demoni. Devilman, distrutto dalla morte di Miki, si appresta all’ultimo drammatico scontro con Satana, il capo dei demoni. Scopre allora che si tratta del suo amico Ryo: tutto era stato previsto nella mente di quest'ultimo, era tutta una sua perversa macchinazione. Infatti Satana, di natura omosessuale, aveva in mente di distruggere l’umanità e, innamorato di Akira, voleva risparmiarlo trasformandolo in un devilman. Di questi retroscena ne veniamo a conoscenza nella parte conclusiva quando, Ryo/Satana, bellissimo nel suo splendore, parla al corpo squartato (solo la metà superiore...) di Devilman, uscito sconfitto dal duro confronto.
Esistono tre OAV. I primi due ricalcano fedelmente la storia del fumetto di Go Nagai e danno particolarmente enfasi alla vicenda della arpia silen, uno degli avversari più temibili di Devilman. Il terzo si può considerare uno spin-off con protagonista Amon, il demone destinato a unirsi con Akira Fudo. Esso è basato non più sulla storia di Go Nagai ma sul manga Amon - The dark side of Devilman di Yu Kinutani che si è comunque ispirato a Go Nagai.

lunedì 3 dicembre 2007

Sondaggio: i migliori interpreti di sigle di cartoni animati

Come potete vedere, a sinistra è presente un bellissimo e geniale sondaggio, non a caso proposto da me, su quali siano i migliori interpreti delle sigle dei cartoni animati.

Ho pensato di scrivere questo post per rinfrescarvi la memoria sui vari gruppi a cui potete dare la vostra preferenza, in maniera che, data l'importanza dell'esito del sondaggio, il vostro sia un voto consapevole e informato.


La fretta di pubblicare il sondaggio mi ha spinto a commettere l'imperdonabile errore di escludere dalle possibili risposte i mitici Rockin' Horse, interpreti tra le tante , della sigla di Candy Candy e di Fantaman. Pazienza, avete comunque delle valide alternative tra cui scegliere:




1) RICCARDO ZARA E I CAVALIERI DEL RE
Alcune delle sigle interpretate:

Ransie la strega

Yattaman

L'uomo tigre

Coccinella

Gigi la Trottola

Calendarman

Lady Oscar

I predatori del tempo


2) CRISTINA D'AVENA

Alcune delle sigle interpretate:

Georgie

Il Tulipano Nero

Pollon

Nanà Supergirl

Memole dolce Memole

I Puffi

Kiss me Licia



3) NICO FIDENCO

Alcune delle sigle interpretate:

Don Chuck il castoro

Jenny la tennista

Sam il ragazzo del West

Bem

Hela Supergirl



4) I MICRONAUTI

Alcune delle sigle interpretate:

Daitarn III

Capitan futuro (Capitan Futuro, gran capitano - sigla di coda)

Tekkaman



5) OLIVER ONIONS

Alcune delle sigle interpretate:

Galaxy Express 999

Doraemon

Sandokan (e un numero imprecisato di sigle dei film di Bud Spencer e Terence Hill)