Oggi un post troppo attuale e quindi atipico per
questo blog, se volete uno sfogo, ma che, nonostante la sua atipicità nel
parlarvi del mondo di oggi, per contrasto, vi parla anche del mondo di ieri. Lo faccio abbandonando per una volta i toni leggeri che sono solita usare per lamentarmi da boomer quale orgogliosamente sono di una serie di circostanze poco edificanti che caratterizzano l’attuale quotidianità, cose che nel mondo di ieri sarebbero state semplicemente inaccettabili.
E al centro della graduale
rivoluzione che oggi ci fa vivere in modi impensabili ieri c’è lui: il telefono
cellulare, quello che tutti abbiamo - anche i bambini in tenera età - e che ci
fa sentire connessi con il mondo e chissà perché, facendoci sentire connessi,
ci risucchia nell’isolamento sempre più, soprattutto quando si vive in
specifici contesti storici (si pensi all’era covid), geografici, ambientali e
sociali. Naturalmente, parlo in termini macroscopici, con effetti sul singolo
che vanno dal lieve al patologico.
Voglio tralasciare discorsi sociologici sui quali non ho alcun genere di competenze. Come voglio tralasciare discorsi di demonizzazione della tecnologia che, da ingegnere elettronico con specializzazione in telecomunicazioni, susciterebbero non poche perplessità ma se poi ci pensate bene mica tanto: chi meglio di un ingegnere può conoscere tutte le insidie del progresso (controllo, invasione della privacy, impatti ambientali, ecc.) , accanto agli innegabili vantaggi, come ad esempio maggiore sicurezza ed efficienza dei trasporti che, poi, è il settore in cui lavoro?
Ma glissando su tali temi, vasti e complessi, non posso non confrontare quelli che sono i risvolti pratici che segnano la
differenza tra due mondi, quello che vivo e quello che questo blog racconta ed
omaggia.
A cominciare da quanto è stata
dimenticata la buona educazione che ci faceva telefonare a casa delle persone
lontani dalle ore dei pasti e del riposo: la portabilità del telefono è
diventata automaticamente licenza di chiamare o messaggiare all’ora di pranzo,
alle 11 di sera, la mattina prima delle 8 per cose totalmente superflue o
magari per ribadire o commentare ulteriormente cose già dette di persona
qualche ora prima. Non ci rendiamo conto che quando scriviamo nei gruppi WA entriamo a tutte le ore, con le notifiche associate ai nostri messaggi, o
peggio ancora, a superflue emoticon, nelle case anche di sconosciuti con cui
condividiamo solo la scuola dei figli o la palestra alla quale siamo iscritti. E' essenziale mandare un pollice alto su una chat di gruppo alle 2 di notte? E chi sei, un imperatore romano che valuta un combattimento al Colosseo?
Ma questi disagi e disturbi impallidiscono di fronte alla Rottura Suprema®, quella del telemarketing selvaggio operato dai call center, che continuano a chiamare tutti i giorni, per tutto il giorno, nonostante il registro delle opposizioni (devo dire, utile quanto una forchetta per il brodo), filtri antispam, i blocchi, i filtri antispoofing e le ultime novità inserite quest’anno nel cosiddetto Decreto Bollette. Ripenso agli anni della scuola e a come mi fermavo ad immaginare il mio futuro come persona, come donna e come lavoratrice e MAI E MAI E POI MAI avrei immaginato che ci sarebbe stato un tempo in cui avrei iniziato la mattinata puntualmente imprecando al telefono contro sconosciuti, minacciandoli di denunciarli alla polizia postale, augurando loro ogni pestilenza e tentando di farmi passare per una squilibrata nella speranza che nella mia scheda informativa dell’ennesimo call center ci sia scritto “Non perdere tempo, persona in necessità di un TSO urgente”. Già, perché non tutti possiamo astenerci dal rispondere agli sconosciuti, non quando aspettiamo chiamate da strutture sanitarie e uffici pubblici o per mille altri motivi. E comunque anche la strategia del non rispondere non funziona. Semplicemente non demordono. E allora divento come Daltanious, mi girano le lame boomerang e non ho nessuna comprensione e empatia per gli operatori che, per quanto mi riguarda, sono truffatori complici e causa di una piaga sociale non più sopportabile, peggio della invasione delle cavallette o un’altra qualsiasi delle dieci piaghe di Egitto. Ritengo che ci sia più dignità a prostituirsi per 50 euro per qualche decina di minuti che a truffare la gente per 5 euro l’ora; infatti, solo una di queste due professioni in un certo senso produce benessere, l’altra non produce né beni né servizi, è solo stalking mascherato da lavoro. E non provateci neppure a farmi sentire in colpa per queste parole in nome di una solidarietà per il povero operatore che deve portare il pane a casa: l'operatore sa per chi sta lavorando, conosce il nome della propria azienda e sa che sta mentendo quando ti dice di chiamarti per conto del tuo gestore di energia e che ci sarà un cambio di tariffa o che c'è un problema catastrofico alla centralina per cui "converrebbe migrare verso altro gestore". Sono bugiardi addestrati a mentire, truffatori, maleducati che buttano giù quando messi alle strette ma anche dei cretini che perdono tempo e lo fanno perdere: se una persona non mangia la foglia dopo anni di stalking quotidiano è inutile continuare a chiamarla. Naturalmente parlo di operatori di call center outbound e che lavorano, e lo sanno, presso call center che utilizzano questi sporchi trucchi.
Ce ne sarebbero tanti di temi
di cui si può parlare che comparano in modo impietoso il presente con un
passato che, anche senza volerlo idealizzare e riconoscendone tutti i limiti,
nella mia opinione, ne esce vincitore come fosse un’utopia. Un altro tema è,
per esempio, quello di voler essere per forza qualcuno. La ricerca della
celebrità a tutti i costi anche quando non si hanno né arte né parte, né,
tantomeno, talento e, spesso, neanche una particolare confidenza con la signora
Grammatica Italiana. Non partirò con un altro sfogo sul tema, probabilmente vi
ho annoiato abbastanza.
Mi limiterò a dare la parola a uno dei pochi artisti veri dei nostri giorni, un raro portatore sano di buon senso. Sto parlando del mio conterraneo Caparezza (che mi onoro di conoscere di persona), che già diversi anni fa, ha previsto e messo in rima l’ambizione e la faccia tosta dell’Uomo Qualcuno.
P.S. Durante la creazione di
questo post è stato rilasciato il controllo dei freni inibitori della mia
sopita vena polemica.






































