domenica 8 marzo 2026

Remì: storia di sfiga, sopravvivenza e riscatto

 


Oggi è la volta di un cartone animato traumatico per l’esistenza di molti di noi, una storia di sfighe di uno sfigato che porta sfiga, per molti. Ma a me piaceva e ho rivisto la serie più volte: parlo di Remì, le sue avventure tratto dal romanzo  Senza famiglia” di Hector Malot, un’opera narrativa francese pubblicata in 4 episodi e poi successivamente in edizioni illustrate.

Fa parte di un filone molto ricco di cartoni, alcuni dei quali tratti da romanzi, che in quegli anni ci raccontavano di bambini orfani (Candy, Peline Story, Heidi, Anna dai CapelliRossi … ) o in cerca dell’unico genitore superstite (Marco dagli appennini alleAnde, Belle e Sebastien, Charlotte, …) o in cerca delle loro origini (Georgie,…) che, eppure, tra una serie di sfortunati eventi, trovavano la loro strada nel mondo, con finali in genere a lieto fine.

Mi piaceva perché raccontava un mondo che oggi non esiste più ma che non è poi così lontano, un mondo che hanno conosciuto i nostri padri nati nel dopoguerra e i nostri nonni, quando l’obbligo scolastico era decisamente disatteso e i bambini, nati in casa e cresciuti in strada, imparavano in tenera età l’arte del sopravvivere e di guadagnare. Un mondo che ho vissuto attraverso i racconti della mia famiglia che mi raccontava del lavoro minorile, della responsabilità di “sposare” le sorelle (ossia, provvedere con il proprio lavoro alla loro dote), di come si cresceva in fretta e scaltri e, di come, artisti da strada di passaggio fossero momenti festosi per una comunità che viveva di poche distrazioni e poche possibilità di fruire di arte ed eventi, a parte le feste in casa con il giradischi.

Quella di cui parliamo oggi è la serie giapponese di 51 episodi andati in onda in Italia a partire dal 1979 principalmente sui canali RAI (ma il cartone è del 1977) ma esiste anche un film d'animazione del 1970 che ho guardato varie volte sulle TV locali chiamato "Senza famiglia" e il cui protagonista si chiama Remigio. Sia la serie che il film d'animazione sono fedeli al romanzo; più di recente è stato invece prodotta e messa in onda una serie più liberamente ispirata al romanzo chiamata "Remy, la bambina senza famiglia" dove appunto Remy è una bambina. Tanto è bastato per non considerare minimamente l'idea di guardarlo, come tutte le opere in cui i personaggi vengono snaturati con cambi di sesso, carnagione e quant'altro.

Remì è stato uno dei cartoni più popolari almeno qui in Italia ma non per questo mi esimerò dal riassumere brevemente la trama.

Remì è un bambino che vive in Francia povero ma felice con  la sua famiglia adottiva, i Barberin. E' molto legata sua mamma, una donna molto dolce e affettuosa, meno a suo padre assente per lavoro in quanto fa l'operaio a Parigi. A causa di un infortunio che gli impedisce di lavorare ancora, il signor Barbarin, contro le proteste della moglie, decide di letteralmente vendere Remì a un vecchio artista ambulante, il signor Vitali, che vuole così allargare la sua compagnia musicante ambulante e sicuramente la presenza di un bambino può indurre una maggiore generosità del pubblico.

A dispetto del fatto che si è appena realizzata la compravendita di un bambino, il signor Vitali si mostra un uomo severo ma buono e giusto, che ama gli animali con cui fa gli spettacoli ed è un abile musicista. Insegna a Remì a suonare l'arpa e svariati strumenti musicali e ad esibirsi in numeri divertenti con i suoi intelligentissimi animali: la sciammia Joli Coer (Belcore in alcuni doppiaggi) e i cani Capi, Zerbino e Dolce.

La compagnia si esibisce di città in città e la notte dorme sotto le stelle, questo aggiunge sollievo comico e poeticità al cartone che altrimenti sarebbe troppo drammatico. Infatti, Vitali viene arrestato per reazione a pubblico ufficiale quando difende Capi dai maltrattamenti di una guardia e Remì resta solo a cercare di sbarcare il lunario per sé e gli animali ma, per fortuna, incontra una nobildonna inglese, la signora Milligan, che in realtà è la sua vera madre, che viaggia con suo figlio Arthur, di salute cagionevole e incapace di camminare. La signora ospita Remì per tutto il tempo necessario alla liberazione di Vitali e in quel periodo sente un legame inspiegabile con il bambino e si chiede se suo figlio maggiore Richard, rapito quando era in fasce, sia ancora vivo. Dopo la liberazione di Vitali, la compagnia si riunisce ma Vitali non ha più la forza e la salute di un tempo e - e qui vengono i veri traumi - durante una tormenta di neve, Zerbino e Dolce, usciti incautamente dal riparo vengono sbranati dai lupi. Successivamente anche Joli Coer muore per una polmonite in una puntata di infinita tristezza e le gravi difficoltà economiche spingono Vitali a fare quello che si era ripromesso di non fare mai più: cantare in pubblico. Vitali era infatti un grande tenore italiano , Carlo Balzani, caduto in disgrazia dopo aver perso la voce durante uno spettacolo finito con i fischi del pubblico.

Anche Vitali muore, proteggendo con il suo corpo Remì durante una tormenta di neve e quindi per tutto il resto della storia Remì deve cavarsela da solo, o meglio, insieme a Capi.

La storia prosegue tra disavventure e gente per bene che gli offre aiuto. Viene per un periodo accolto dalla famiglia Acquin legando in particolar modo con la figlia minore, Elisa, una ragazza muta che diventa in futuro sua moglie e incontra Mattia, un ragazzo scaltro, abile con il violino, che in precedenza ha tentato di derubarlo, con il quale nasce una profonda amicizia. Da Mattia, Remì impara a cavarsela in una realtà violenta  e piena di mascalzoni, impara il disincanto e a non fidarsi proprio, impara insomma l'arte del sopravvivere. Nel frattempo Remì scopre che la sua vera mamma è viva e lo sta cercando. Con Mattia, si ritrova ad avere a che fare con la famiglia Driscoll, proprio la famiglia responsabile del proprio rapimento ordinata da un suo zio per questioni ereditarie, e a smascherare il loro piano di fingersi i veri genitori di Remì per poterlo sequestrare e chiedere il riscatto ai Milligan. Alla fine tutto finisce bene perché Remì, dopo mille peripezie, si ricongiunge alla famiglia Milligan ma decide di continuare a crescere e a cavarsela da solo insieme al suo amico Mattia. Remì diventa un avvocato di successo e sposa Elisa (che grazie a lui aveva riacquistato la voce: la perdita era stata dovuta ad un trauma), Mattia un musicista professionista e anche Arthur riprende l'uso delle gambe.

Nel 2019 è stato realizzato un film su Remì

Alcune immagini che mostrano i vari personaggi

Remì con il sig. Vitali, Capi, Dolce, Zerbino e Joli Coer
Remì con la sig. Milligan, Arthur e Elisa
Remì con Mattia
Remì con mamma Barberin




domenica 1 marzo 2026

The Real Ghostbusters, the real but not the original ones




Un paio di anni dopo l’uscita del film cult “The Ghostbusters” (1984) con Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis e Ernie Hudson nel ruolo dei quattro cacciatori di fantasmi (ma nelle intenzioni originarie nel cast dovevano esserci John Belushi e Eddie Murphy in sostituzione di Murray e Hudson), per capitalizzarne il successo, come capita soventemente, ne è uscito anche il cartone animato (1986), di produzione americana, inizialmente battezzato come the Real Ghost Busters per sottolinearne il legame e l’eredità rispetto alla pellicola cinematografica, diversamente da un altro cartone che a quei tempi veniva trasmesso (“The Ghost Busters”/ “Gli acchiappafantasmi”, quelli con il gorilla – ne parlerò in futuro – una produzione pure americana ma inspirata invece ad una serie televisiva del 1975, che non ha nulla a che fare con il film). Quindi, parliamo dei veri acchiappafantasmi, eppure non i primi,  non gli originali, cosa che ha creato beghe legali tra la Filmation (detentrice dei diritti sul nome The Ghost Busters, a seguito della produzione del telefilm) e la Columbia picture che ha prodotto il film. Successivamente la serie venne ribattezzata come Slimer and the Real Ghostbusters data la popolarità del personaggio di Slimer, particolarmente accattivante per il pubblico dei bambini, contestualmente ad un cambio del format che non prevedeva più solo una avventura a caccia di ectoplasmi della durata di mezzora, ma anche delle gag di cui Slimer era il protagonista.

I personaggi del cartone sono gli stessi del film, film che voglio celebrare perché, esistendo, ha reso possibile questo iconico e mitico momento in Stranger Things:

 


Secondo fatto che non vedevo l’ora di menzionare, probabilmente non noto a molti, che a New York, nel quartiere Tribeca a Manhattan, esiste ancora la caserma dei Vigili del Fuoco utilizzata come quartier generale degli acchiappafantasmi, adottandone nome e vessillo, come documentato da questa foto di me stessa scattata nel 2025. Ero stata nella Grande Mela diverse volte, ma non ne ero a conoscenza: l’ho scoperto grazie a un bellissimo tour attraverso i luoghi che sono stati usati come set cinematografici.

  


Chiuse queste due per me "ineluttabili" parentesi, come dicevo, i personaggi  sono gli stessi del a partire dai quattro acchiappa fantasmi Peter, Ray, Egon e Winston  e ne ricalcano più o meno liberamente le fattezze, soprattutto per quanto riguarda le scelte cromatiche (colori delle tute, dei capelli e degli occhiali). Come nel film sono presenti Slimer  anche detto Onionhead, letteralmente Testa di Cipolla (che però nel film non viene chiamato con un nome specifico), fantasma qui più amichevole e  con il ruolo di sollievo comico del cartone, l’irriverente segretaria Janine, il Marshmallow Man (Mr Stay Puff) e le auto superaccessoriate (Ecto-1, Ecto-2, Ecto-3). La serie si è sviluppata per 7 stagioni assumendo dei toni più dark all’inizio che sono stati sfumati verso toni sempre più leggeri e storie più semplici e lineari rispetto alle primissime stagioni.

Una curiosità che ho letto – per la serie “Meritocrazia portami via” è che l’interprete di Winston, cioè l’attore afro-americano Ernie Hudson, si era presentato, non riconosciuto, al casting per il doppiaggio, nel cartone, del suo stesso personaggio, venendone scartato perché giudicato troppo diverso dal film (scuse fantastiche, dove trovarle).

Altra curiosità: la sceneggiatura del film (e successivamente del cartone) fu scritta da due dei protagonisti, ossia Dan Aykroyd e Harold Ramis su un’idea dello stesso Dan Aykroyd che aveva ereditato da suo nonno la passione per la parapsicologia.

Ultima curiosità che ho scelto di raccontare tra le tante che circondano i Ghost Busters è che l'uomo Marshmallow non era un pupazzone gigante ma uno stuntman travestito che sembrava gigante in quanto si muoveva in una New York realizzata in miniatura, tecnica abbondantemente usata in film come Godzilla.

Ecco qui i personaggi del film e del cartone a confronto:

PeterRay
EgonWinston
JanineSlimer
Mr Stay Puff Marshmallow man

e chiudo con la leggendaria colonna sonora di Ray Parker Jr che sicuramente ha contributo al grande successo degli acchiappa fantasmi!



domenica 22 febbraio 2026

I Super Amici: il super potere dell'amicizia e dell'inclusività


Gli ultimi decenni  hanno visto il proliferare delle monumentali pellicole cinematografiche hollywoodiane da milioni di incassi che ci mostrano le gesta in sinergia di Avengers e Justice League, tutti uniti contro il cattivo di turno.

Ma molto prima del successo planetario di questi colossal di effetti speciali, quelli della mia generazione hanno potuto già guardare le avventure in cooperazione dei classici supereroi, uniti da amicizia e rispetto, per affermare il loro senso di giustizia e verità contro criminali di tutte le risme. .

Sto parlando di un cartone animato prodotto da Hanna & Barbera a partire dal 1973  che si è sviluppato attraverso numerose puntate organizzate in stagioni, ben 9, presentate con diversi originali  (Super Friends, The All New Super Friends Hour, ...) ma tutte tradotte in italiano con lo stesso titolo: I Super Amici, distinguibili per piccole variazioni nella formula dell'episodio o dei personaggi.

Personalmente lo guardavo su Teleregione Color e rimanevo rapita a guardare le azioni di Superman, Aquaman, Wonder Woman con il suo jet invisibile, Batman, Robin e altri supereroi della DC Comics specificatamente parte della Lega della Giustizia, più altri personaggi minori che fungono da spalla comica cioé Wendy, Marvin e il cane Wonderdog nella primissima stagione e Zan e Jayna (aka i gemelli Wonder Twins) con la scimmia Gleek nelle successive.

 Occasionalmente vi si uniscono anche Occhio di Falco, Flash, Plastic Man, Firestorm, Freccia verde e altri personaggi inseriti allo scopo di rendere il cartone più inclusivo e rappresentativo di fare etnie (Samurai, Black Vulcano, Apache Chief).

Dalla parte dei cattivi, soprattutto nelle prime delle 93 puntate, ci sono soventemente alieni o scienziati pazzi dai metodi discutibili ma con intenzioni non proprio perfide; successivamente, incominciano ad apparire sempre più spesso i criminali resi celebri dal fumetto, come Lex Luthor, lo Spaventapasseri, l'Enigmista, Joker, il Pinguino e Poison Ivy.

Come già detto, nella prima stagione compaiono Wendy Harris e Marvin White con il loro cane Wonderdog, due adolescenti che hanno più che altro lo scopo di avvicinare come pubblico le fasce di età più tenere. A partire dalla seconda stagione vengono sostituiti dai gemelli Wonder Twins che, contrariamente ai loro predecessori, sono dotati di poteri: sono infatti degli alieni mutaforma che, al grido di "Poteri Wonder Twins, in azione!" , possono trasformarsi, lui generalmente in forme di acqua e lei in animali.

Chiaramente ispirato ai fumetti DC dedicati alla Justice League, il cartone animato,  sebbene non spicchi per profondità e complessità o per qualità (frequente riuso delle immagini e degli sfondi), va ben oltre il contenuto del fumetto, impegnando i super eroi una vera e propria missione formativa dell'audience: infatti, vengono mostrate clip in cui i supereroi danno lezioni utili di pronto soccorso e artigianato, spiegano alcuni trucchi di magia, propongono quiz e indovinelli.

Gli episodi si ripetono in maniera molto lineare con una allerta (Trouble alert) al loro quartiere generale (La sala della giustizia) emanato dal general Wilcox o dal super elaborato elettronico e i nostri supereroi che si attivano immediatamente per fermare il pericolo e il criminale che c'è dietro usando i loro super poteri, senza colpi di scena, senza slealtà tra i comprimari, senza nessuno dei sentimenti negativi che occupano l'animo umano. Bei tempi.


La lega della giustizia
La lega della giustizia "allargata"
Wendy, Marvin e Wonderdog
I gemelli Wonder Twins e Gleek




domenica 15 febbraio 2026

Don Chuck il Castoro: a lui non la si fa


Don Chuck il castoro è una serie di 26 episodi poi seguiti da altri 73 episodi del sequel "Don Chuck Story" degli anni '70, trasmessa in italia negli anni '80. Come facilmente desumibile dal titolo, l'anime ha come protagonista un castoro, Don Chuck, che vive nella foresta con il suo papà Don Aristotele che, in assenza di una figura materna, cerca di educarlo al meglio, trasferendogli insegnamenti e valori importanti che però non impediscono al figlio, dalla tempra vivace, avventurosa e un po' ribelle, di cacciarsi nei guai. Don Chuck ha come migliori amici una castora, Lalla, un orsetto, Daigo e la coniglietto Mimì che fa anche da assistente infermiera al dottore del villaggio, una capra di nome Mei. Altri personaggi sono il lupo Rappa, la volpe Konta, il procione Kachinko, non proprio malvagi, ma sicuramente furbi, imbroglioni, opportunisti e inaffidabili e perciò immancabilmente fonti di guai; insomma, Rappa e i suoi scagnozzi ricordano, per ruolo,  un po' il Gatto e la Volpe di Pinocchio. C' anche il lupo buono e saggio: Gantezu.Tutti vivono le loro giornate nella foresta Zawa Zawa nella parte delimitata dal fiume Jabu Jabu oltre il quale nessuno dovrebbe avventurarsi: si ritiene infatti che oltre il fiume la foresta sia piena di insidie. Per  Chuck e i suoi amici le giornate passano con quella energia infantile di meraviglia e scoperta che mi riporta a sensazioni familiari seppur lontane. 


Don chuck
Lalla
Don Aristotele
Daigo
Mimì
Dott. Mei

Gantezu
Rappa
Kachinko
Konta
Genitori di Mimì
Madre di Lalla

Di questo cartone mi piaceva la spensieratezza: il tema della mancanza di una madre per Chuck era trattato con relativa leggerezza e più centrali erano i temi legati all'amicizia, alla crescita, al senso di appartenenza ad una comunità operosa che si sostiene nei momenti di difficoltà e in presenza di pericoli.
Come molti cartoni animati dell'epoca e non solo  si caratterizza per il fatto che gli animali sono antropomorfi: si muovono come bipedi , ha una postura eretta come si vede anche nell'Ape Maia, Ape Magà. In più, come gli umani, utilizzano abiti e accessori e questo lo fa rientrare in un filone di cartoni a cui appartengono La banda dei ranocchi, Fantazoo, Maple Town e tanti altri, tutti più o meno incentrati sul tema della natura e della comunità che vive e si protegge a vicende all'interno del suo habitat.
Particolarmente memorabili sono le sigle cantate dal grande compianto Nico Fidenco: Don Chuck il castoro  per la prima serie e Don Chuck Story per il sequel. Le due sigle sono presenti su due differenti dischi: il primo ha Don Chuck il castoro sul lato A mentre sul lato B è presene la canzone Pierino a Quadretti; il secondo ha Don Chuck Story sul lato A mentre sul lato B è presente una canzone strumentale di Detto Mariano dal titolo Zawa Zawa che ricordo di aver sentito in qualche spot (Crackers Misura? A qualcuno risulta?).







domenica 8 febbraio 2026

Uno spaccato di realtà e di società in un breve racconto

Torno da qualche settimana di pausa dovuta a un periodo di lavoro particolarmente intenso e qualche uscita fuori Paese nel tempo libero. Avevo in mente diversi cartoni di cui parlavi ma il computer ha deciso che oggi non vuole lavorare e quindi mi sono orientata su un tipo di post che non richieda troppi link, video e foto e che, pertanto, posso scrivere dal cellulare.
In realtà, non è solo questo. È che a volte chi scrive ha una programmazione, poi vede qualcosa che resta impresso, qualcosa che vuol condividere quando le impressioni sono ancora calde....ed è così che ora mi ritrovo a parlare di un particolare episodio della serie "Ai confini della realtà"  , serie di cui ho già parlato qualche tempo fa mantenendomi sul generale. 
L'episodio in questione si chiama "The Shelter" ("Il rifugio") ed è il terzo episodio della terza stagione (si parla  quindi di una produzione dei primissimi anni '60). Prima di parlare di questo episodio, approfitto di questo spazio per informarvi che è possibile vedere questa serie, proprio in questi giorni, alle 22.30,  su EuroTV uno dei canali accessibili solo su Smart Tv al numero 833, insieme a Junior Tv e SuperSix (canali con una ricca programmazione di cartoni, telefilm, video musicali e film tutti rigorosamente vintage)..
L'episodio in questione si apre con una festa di compleanno a cui partecipano diverse famiglie accomunate da amicizia e dal fatto di essere vicini di casa: il festeggiato è un dottore che nel corso degli anni si è preso cura della salute di tutti loro e dei loro figli, una persona degna di stima e affetto anche se ha ultimamente creato disagi ai timpani dei vicini a causa del suo bizzarro desiderio di costruirsi un rifugio antiaereo.
E, naturalmente (che ve lo dico a fare?) giusto allora viene data la notizia in radio che il Presidente ha dichiarato lo Stato di Emergenza: sono stati avvistati oggetti volanti non identificati e presumibilmente ostili per cui tutta la popolazione viene invitata a chiudersi in rifugi - per chi ne dovesse disporre - in cantine o, per lo meno, barricarsi in casa con porte e finestre chiuse e abbondanti scorte. Tutti lasciano la festa per organizzarsi e il dottore si sposta con moglie e figlio nel suo rifugio pensato per tre persone. Ma a un certo punto, tutti iniziano ad uscire dalle loro fragili e non adeguate alla situazione abitazioni per bussare alla porta del rifugio e ricattare emotivamente il dottore affinché questo accetti nel rifugio anche loro, mettendo, così facendo, a rischio la sopravvivenza sua e della sua stessa famiglia. E le varie famiglie iniziano anche a litigare e competere fra di loro nella speranza di essere quella ad aggiudicarsi l'opportunità di condividere il rifugio, tirando fuori anche un razzismo che fino a quel momento erano stati bravi a celare. È incredibile quanta gente ho riconosciuto in quella manciata di personaggi che fino a un momento prima si facevano beffe della lungimiranza e della prudenza del dottore e ora si sentivano in diritto di usufruire di quanto egli aveva costruito più di egli stesso.
- Quelli che si aspettano che siano gli altri a farsi carico di responsabilità che non hanno voluto o saputo5⁵ prendersi, quelli che nella favola della cicala e la formica, fanno sempre la cicala e pretendono che poi sia la formica a dare le provviste per l'inverno, il più delle volte riuscendoci;
- Quelli che a loro è tutto dovuto, che si aspettava l'incondizionato sacrificio del dottore e della sua famiglia a loro beneficio mentre, dall'altra parte, sono molto attenti a non far trapelare la notizia dell'esistenza del rifugio ad altri del vicinato, altrimenti anche loro si sarebbero fatti avanti reclamando un posto. Mi ricordano tanto quelli - quanti ne conosco! - che vivono di favori e sfruttamento ma si farebbero tagliare una mano prima di aiutare chiunque.
- Quelli che "in-quanto-abbiamo-un-bambino". Se vi è capitato di leggere recensioni su ristoranti e alberghi sapete di che categoria sto parlando. Di quei genitori, non tutti per fortuna, che "in-quanto-genitori- di- un-bambino" lasciano valutazioni negative perché il mondo tutto non si piega alle esigenze e ai capricci del loro bambino invece di essere loro ad adeguare il loro stile di vita a quanto la presenza di un bambino piccolo permette. Nell'episodio, questa specie umana è rappresentata da coloro che sostengono di avere più diritti di tutti ad entrare nel rifugio, pure più del figlio dodicenne del dottore che lo ha costruito, perché hanno i figli più piccoli.
Insomma un reale spaccato di (dis)umanità con la sua ipocrisia, egoismo e opportunismo che porta gli ormai ex amici a sfondare la porta del bunker perché il dottore osa rifiutare di aprire e immolarsi per la sopravvivenza altrui. 
Il finale, che non svelo, porta con sé tanto amaro in bocca e un interrogativo: cosa è andato davvero distrutto se non l'illusione di esserci elevati dall'esser bestie?

domenica 18 gennaio 2026

L'inquietante versione turca delle favole di Biancaneve e di Cerentola

Uno dei ricordi più ricorrenti della mia infanzia, forse perché mi ha turbato più di quanto Bem potesse fare, è quel film di produzione turca narrante la favola di Biancaneve dal titolo "La meravigliosa favola di Biancaneve" (Pamuk Prenses ve 7 cücele). Questo film veniva sovente riproposto sugli schermi di Teleregione Color, una emittente televisiva locale pugliese e, nonostante il turbamento e l'inquietudine che mi generava, complice anche la noia dei sonnacchiosi pomeriggi domenicali, non potevo fare a meno di rivedere. Vi sblocco subito il ricordo con la sigla Ciuffi Ciuffi Cià così sappiamo di cosa stiamo parlando ma è possibile trovare online (just google it!) l'intero film:  




Si tratta di un film turco del 1970 che ricalca in maniera piuttosto fedele la famosa fiaba dei fratelli Grimm e portata sul grande schermo da Walt Disney quindi non indugerò sulla ben nota trama. Mi soffermo invece su quanto mi angosciasse e affascinasse allo stesso tempo e mi chiedo se anche voi che mi leggete scatenasse lo stesso genere di reazione e non saprei dire nemmeno il perché. Forse la bruttezza estrema della strega in contrapposizione alla perfetta angelica e innocente bellezza dell'attrice protagonista (Zeynep Değirmencioğlu), forse per alcuni assordanti silenzi, forse per la presenza dei nani: non fraintendetemi, non è il nanismo in sé, ma quando dal cartone si passa a un film con attori nani in carne e ossa, e quegli attori sono già attempati ma vestiti in maniera così infantile e improbabile, l'effetto grafico non è naturalissimo.
Non altrettanto inquietante ma sempre un po' "weird" come direbbe Rachel Zagler (per restare in tema) è il film turco uscito l'anno successivo che, con un notevole sforzo di fantasia e creatività, è stato chiamato La meravigliosa favola di Cenerentola. Anche questo veniva spesso riproposto da Teleregione Color ed era abbastanza fedele alla celeberrima favola di Perrault anche se con qualche stravagante integrazione (per esempio, quelle scene oniriche di Cenerentola fra i gitani).
Entrambi i film fanno parte di una collana di trasposizioni su pellicola di grandi classici e condividono la regia, la sceneggiatura e buona parte del cast. Infatti, la protagonista, Cenerentola, è sempre la stessa attrice, questa volta con capigliatura o parrucca bionda, nonché figlia dello sceneggiatore.
Anche di questo film abbiamo la clip:


Chiudo con un video che raccoglie e pubblicizza i film (live o animazione) di cui ho appena parlato ma anche altri film - provenienti da tutto il mondo - dedicati alle più popolari fiabe.





domenica 11 gennaio 2026

Il più completo elenco dei cartoni fino ai primi '90 ce lo abbiamo noi

E' stata aggiornata la lista dei cartoni su questo sito, una lista di cartoni che appartengono alla mia generazione, quindi, trasmessi fino agli anni 90. Una lista di ben 646 cartoni con relativa immagine per sbloccare qualsiasi cassetto della memoria, anche il più polveroso e inceppato. E' un lavoro che ha richiesto molto tempo e fatica e che vi chiedo di gratificare con i vostri commenti, ricordi, considerazioni. Trovate l'elenco qui QUI.

domenica 4 gennaio 2026

Vicky il Vichingo, un portento del problem solving

Vicky il Vichingo, conosciuto anche come Vickie il Vichingo e come Viki il Vichingo, è un anime , basato su un libro di racconti per bambini creato di un autore svedese, dalla produzione giappo-tedesca, nel senso che ne esiste una edizione giapponese, commissionata da emittente austriaca,  e una tedesca che riprende quella giapponese ma elimina alcune scene per integrarla con altre. Per lo meno, questo è quanto ho capito dalle fonti, un po' confusionarie sull'argomento .
Nei suoi 78 episodi, la serie tratta delle avventure di Vicky, un bambino mingherlino, lentigginoso e pavido, non certo lo stereotipo del vichingo,  e di una compagnia di  maneschi, rozzi ma bonari vichinghi capeggiata da suo padre, Halvar.
Il gruppo vive nel villaggio scandinavo di Flake ((fiocco di neve) e di lì si imbarcano in numerose spedizioni, al limite del fantastico,  ritrovandosi puntualmente in situazioni pericolose che non riescono a risolvere con la semplice e ingenua forza bruta del gruppo di vichinghi.
Le avventure si svolgono dunque in mare - non a caso stiamo parlando di vichinghi - e Vicky, nonostante un fisico e un'età non adatti alla dura vita dei lupi di mare, conquista progressivamente la stima e la fiducia di tutti, nonché una certa leadership, grazie alla sua abilità nel risolvere i guai che di volta in volta incontrano,  usando il notevole ingegno  e la sua fervida immaginazione. Ogni volta che una brillante idea arriva alla mente di Vicky, egli si gratta il naso e scocca le dita (come nell'immagine all'inizio del post). Insomma, Vicky diventa la mascotte della comitiva, senza il quale non si vuole più partire. Questo accade, nonostante la ritrosia di Halvar che, per paterno spirito di protezione nei confronti del figlio, tende a minimizzarne il suo contributo e le sue idee. Curiosità: in uno dei doppiaggi, Vicky ha la voce di Lamù.
Ulteriore curiosità: la sigla ricalca la musica originale del cartone ma ne esiste una inedita di Riccardo Zara e I Cavaliere del re.
È un cartone animato non proprio popolarissimo qui in Italia, credo che molti non lo ricordino nonostante sia stato trasmesso su canali come le reti Rai e Canale 5 o meglio la cui popolarità è stata probabilmente offuscata da cartoni più diffusi, più ritrasmessi e ridistribuiti alle TV locali che ne hanno mandato in onda repliche su repliche, ad nauseam, ammesso che fossimo capaci di provarne per i nostri beniamini della TV.
Tuttavia, all'estero e in particolare nei paesi germanici è un cartone che entrato a pieno titolo nella cultura pop, tanto da meritare un film, più o meno contemporaneo del cartone, e, successivamente, un remake del cartone e un live action. Presumo che fosse molto popolare anche in Spagna, a giudicare dalle numerose action figures di Vicky e la sua ciurma in cui mi sono imbattuta in un mio recentissimo viaggio nella penisola iberica. 

Ecco qui, in un unica foto, alcuni dei numerosi personaggi della serie: a partire da sinistra c'è Ylvi, una amica di Vicky, Faxe, il gigante buono e pauroso nonostante la mole, Tjure, spaccone, simpatico e balbuziente,  poi Snorre, chiacchierone e un po' provocatore, Urobe, il vecchio saggio del gruppo, Halvar, il capo e padre di Vicky (davanti a lui), Ulme, suonatore di lira, cantore, l'animo poetico del gruppo e infine, il più a destra, Gorm, vedetta dell'albero maestro e acrobata.

Ed ecco qui la sigla: 





domenica 28 dicembre 2025

Secret Squirrel, il super segretissimo agente scoiattolo


Dopo Inch High, continuiamo sullo stesso argomento, con quel genere che coniuga la parodia con il tema spionaggio. Ovviamente non sto parlando dell'Ispettore Gadget, di cui a noi nati negli anni 70 in genere importa meno di niente, ma di un altro cartone animato firmato Hanna e Barbera dal titolo originale Secret Squirrel, noto in Italia come Super Segretissimo Agente Scoiattolo. Inizialmente, questo cartone animato era accoppiato con episodi di Atom Ant, la formica atomica, per formare un unico show. S tratta di una serie animata di 26 episodi di 2 stagioni del 1966, ma trasmesso in Italia negli anni '80 principalmente sulle reti locali, il cui protagonista é un segretissimo agente scoiattolo che tira fuori dal suo cilindro...ehm..no, dal cappotto trench antiproiettile a la Dick Tracy e anche dal suo cappello Fedora, ogni genere di gadget futuristico in perfetto stile James Bond e ogni genere di arma, anche le automatiche MG. Il suo cappello Fedora, che mai rimuove se non per estrarre oggetti, ha una falda così bassa da necessitare di due buchi attraverso cui i suoi occhi gialli possano guardare.. Nell'immancabile ruolo di aiutante tipicamente imbranato c'è la talpa Morocco Mole, ovviamente occhialuta come tutte le talpe della finzion e dotata di Fez a sottolineare le origine maghrebine. L'agente scoiattolo bipede prende ordini dall'Agenzia Sneaky Service (ah ah) attraverso il suo superiore Double-Q (detto semplicemente "il capo") e suo accerrimo nemico è Yellow Pinkie (Mignolino Giallo, letteralmente) ovvia citazione del cattivo Goldfinger, celebre antagonista di James Bond (e qui, non posso non rilevare quante parodie abbia ispirato Goldfinger - si pensi a Due mafiosi contro Goldginger degli amatissimi Franco e Ciccio). Negli ultimi episodi appare anche un super esperto di crimonologia scientifica dal nome Hi-Spy. La comicità del cartone risiede, come da marchio di fabbrica Hanna e Barbera, nei giochi di parole, nel doppiaggio in genere affidato a veri attori comici, nei personaggi eccentrici. Questo cartone è stato rilanciato nel 1993, lasciando lo stile grafico pressoché intatto, al netto di una modernizzazione del tratto (figure più spigolose) ma apportando vari cambiamenti, in primis, il fatto che tutti i personaggi diventano animali: Double-Q diventa un bufalo e Yellow Pinkie (ora rinominato Goldflipper) diventa un leone marino. Vengono anche introdotti nuovi personaggi come Penny, l'assistente di Double-Q, una scoiattola e quindi interesse amoroso del super segretissimo agente e il gemello cattivo di Morocco Mole, cioè Scirocco Mole. Morocco Mole, inoltre, ora indossa gli occhiali da sole, probabilmente a causa di una maggiore consapevolezza consolidatasi negli anni relativamente ai danni delle radiazioni solari (NdA). In questa versione, lo stesso Agente Super Segretissimo è più efficiente e ha anche maggiori skills di combattimento corpo a corpo. Ecco qui i personaggi principali della versione originale.
Secret Squirrel
Morocco Mole
Double-Q/The Chief
Yellow Pinkie

Qui la sigla:



giovedì 25 dicembre 2025

Buon Natale

il mio augurio personale a chiunque mi stia leggendo di un Buon Natale di magia e serenità, pieno delle persone e delle cose che sono davvero importanti per voi, chiunque e qualunque esse siano, Anna.

domenica 21 dicembre 2025

L'uomo tigre, il campione di cui avevamo bisogno

Come tradurre post su un anime tanto denso di pathos, senso di giustizia, pietà, crudeltà, generosità, sacrificio... insomma tanto pieno di umanità, nel bene e nel male? Come sintetizzare puntate su puntate, combattimenti su combattimenti fuori e dentro al ring, infiniti incontri di wrestling giapponese sempre più cruenti nonché sempre più bizzarri fino al gran finale di pura viulenzaaa? Beh non sarà facile, ma io ci provo. Incominciamo dall'inizio. 
L'uomo tigre è un potente lottatore mascherato affiliato ad una organizzazione di lottatori chiamata Tana delle Tigri la cui sede è localizzata in una remota e glaciale parte delle Alpi , uno scenario a la "Dove osano le aquile". Si tratta di una organizzazione di stampo criminale che recluta e circuisce bambini soli al mondo, per avviarli ad anni di estenuanti e mortali allenamenti presso le palestre della Tana e farne di essi lottatori forti, scorretti e crudeli che dovranno versare buona parte dei proventi dei futuri incontri all'organizzazione: chi tradirà questo patto sarà perseguitato attraverso un emissario della organizzazione, Mister X, fino all'uccisione da parte degli innumerevoli sicari della Tana.
Troviamo quindi l'uomo tigre che, impertinente e ironico, dopo aver conquistato la notorietà negli States come "il diavolo giallo", è impegnato in vari incontri utilizzando scorrettezze di ogni tipo: colpi in parti vietate, utilizzo di tirapugni di ferro, tavoli scagliati sulla schiena del malcapitato avversario. 
Successivamente viene rivelata al pubblico la sua identità: si tratta di Naoto Date che, come ci mostreranno i flash back, era cresciuto in una casa per orfani e si era fatto reclutare da tana delle tigri nella speranza di costruirsi un futuro migliore e di diventare abbastanza forte da picchiare duro tutti i bulli che rendevano miserabile la vita dei bambini orfani come lui.
Nel frattempo Naoto fa visita all'orfanotrofio in cui è cresciuto, la Chibbiko House, nel presente gestito dai suoi vecchi compagni Watsuke e sua sorella Ruriko, figli del vecchio direttore dell'orfanotrofio; e si presenta con una marea di regali che fanno felici i bambini. Tuttavia, per non tradire la sua identità, si finge una persona pavida e inetta diventando il bersaglio di ilarità e, qualche volta, anche di scherno da parte dei bambini.
Fra i vari bambini (Yoshio, Gaboten, Chappy, Toppi,..) particolarmente vivace ed esagitato, nonché scalmanato fan di Uomo Tigre, è Kenta. Fuggito dall'orfanotrofio per assistere ad un incontro del suo beniamino, sarà il motivo della conversione di Uomo Tigre ad uno stile di lotta reale quando, dalle parole di Ruriko, capisce di avere la responsabilità di essere di esempio per i bambini. Nel frattempo, per evitare l'abbattimento dell'orfanotrofio, Naoto si era indebitato con uno strozzino e questo lo porta, come Uomo Tigre,  a tradire il patto con la Tana. Il tradimento da luogo a una serie di combattimenti all'ultimo sangue contro i malvagi lottatori inviati da Tana delle Tigri per punirlo e nonostante le scorrettezze degli avversari l'uomo tigre combatte secondo le regole, conquistandosi con il tempo l'amicizia dei lottatori della Federazione Lotta Giapponese, in primis il Gigante Baba e Antonio Inoki, personaggi realmente esistiti, che lo guidano con i loro consigli, insieme ad Arashi, anziano maestro di arti marziali. Le puntate si susseguono in una escalation di sempre maggiore violenza, con avversari che lo sfidano in incontri atipici che si rivelano delle vere e proprie trappole mortali: si pensi ad esempio all'uomo Piranha che richiede un incontro con una vasca di piranha che circonda il ring.
Con il tempo altri lottatori tradiscono tana delle tigri e si uniscono alla lotta di Naoto: Daigo Daimon, suo migliore amico ai tempi di Tana delle Tigri, e Ken (Kentaro), la cui sorella Yoko, viene trasferita all'orfanotrofio dopo la morte della loro madre. L'episodio finale mostra il match con il Boss della Tana ed è una delle cose più memorabili della storia dell'animazione.
Qui alcuni dei personaggi della serie (troppi per metterli tutti).
L'uomo tigre
Naoto Date
Mister X
Ruriko
Watsuke
Kenta
I bambini della
Chibbiko House
Antonio Inoki

Il gigante Baba

Maestro Harashi


Tigre Nera,
Re Tigre,
Grossa Tigre
Daigo Daimon


Grande Tigre
Il boss
Alcuni avversari




Segnalo che trovate uno spassoso riassunto della prima puntata sul blog del doc Manhattan: una delle pagine più meritevoli dell'internet.
La serie è composta da ben 115 episodi che ho visto e rivisto su Telenorba e Teledue che lo ritrasmettevano in loop.
Finiva l'ultima puntata e ricominciava da capo. Fino ad un certo punto. Poi cambiò lo schema: prima tutti gli episodi dell'Uomo Tigre, poi quelli dell'Uomo Tigre II e poi si ripartiva da capo.

A proposito dell'Uomo Tigre II, a lungo mi ero chiesta se il suo alter ego Tommy Aku (Tatsuo Aku) fosse Kenta ma mi rispondevo di no: allora ero abbastanza ingenua da pensare che due nomi diversi rappresentassero due personaggi diversi. Ancora non sapevo come il doppiaggio potesse cambiare tutto  e fare di Koji Kabuto un anonimo pilota ausiliario chiamato Alcor in Goldrake. Tuttavia, in una puntata dell'Uomo Tigre II , vista in tempi più recenti, ho notato che nei suoi ricordi di infanzia, Tommy appariva nell'orfanotrofio mentre giocava con Naoto e appare anche Kenta. Si desume quindi che Tommy era uno dei bambini cresciuti ed educati da Watsuke e Ruriko ai tempi in cui Naoto frequentava l'orfanotrofio ma senza rivestire una particolare rilevanza nella serie e di certo non era Kenta.
La sigla dei Cavalieri del Re, composta e cantata superbamente da Riccardo Zara, la conoscono anche le pietre di una città in culonia. GRRRRRRR!