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domenica 10 maggio 2026
Ginguiser e la sfida della magia
domenica 3 maggio 2026
Al lupo! Al lupo! non è un film di Carlo Verdone...
Questo cartone animato, apparentemente semplice e ripetitivo, nasconde in realtà un piccolo gioiello di comicità slapstick e ritmo narrativo. Ogni episodio segue lo stesso schema narrativo, quasi come una formula matematica: tentativo del lupo → pericolo per Lambsy → allarme → intervento del cane → punizione del lupo. Questo tipo di costruzione ricorda molto altri classici dell’epoca come, tra i tanti, Tom & Jerry che non ho citato a caso, perché anche in quest'ultimo cartone il cane bulldog Spike spesso riveste il ruolo di protettore di Jerry rispetto alle aggressioni di Tom. La sua ripetitività e nelle sue analogie con i cartoni dell'epoca della stessa matrice diventano i punti di forza di questo cartone: lo spettatore anticipa ciò che accadrà e si diverte proprio nel vedere come accadrà questa volta.
Questo fa anche in modo che un tema potenzialmente violento (un predatore che vuole mangiare la sua preda), diventi comico e leggero perché non c'è mai una reale tensione, lo spettatore sa già che il lupo fallirà ancora e, alla fine, pur tifando per l'Agnellino non volendolo vedere soccombere, ha anche compassione per il povero lupo. Il personaggio del lupo può essere visto come una variante del classico “antieroe Hanna-Barbera”: non è malvagio nel senso vero del termine, ma semplicemente guidato da un bisogno (la fame) e da una testardaggine quasi comica. Così come anche Tom da la caccia a Jerry semplicemente perché la natura lo ha fatto con quell'istinto o Dastardly da la caccia a Yankee Doodle perché deve eseguire gli ordini del Generale e se ne potrebbero fare altri di esempi.
A dare valore aggiunto alla storia, il grande doppiaggio, non solo nell'originale, ma anche nella versione italiana con Elio Pandolfi nel ruolo di Agnellino, Flora Carosello nel ruolo di Mildew e Sergio Fiorentini di Bristle: parliamo di pezzi importanti della storia del cinema e del doppiaggio italiano, professionisti dalla cospicua filmografia e/o presenza sui palchi teatrali e che vantano collaborazioni di livello. In particolare, Elio Pandolfi, attore, doppiatore, ballerino, cantante e mimo, ha lavorato anche con mostri sacri come Luchino Visconti e Vittorio De Sica. Pandolfi, che è stato anche doppiatore di Stanlio, ha trasmesso ad Agnellino un piglio sveglio, ironico, vivace, falsamente ingenuo, che lo ha reso un personaggio, almeno per me, assolutamente adorabile. La scelta oculata del doppiaggio si colloca nel solco della tradizione originale di Hanna & Barbera: nelle produzioni H&B infatti i doppiatori sono scelti non solo in base al talento ma anche in base al significato simbolico: ad esempio - e lo abbiamo visto in altri post relativi al mondo H&B - se un personaggio del cartone è la parodia di un personaggio della TV o del cinema, probabilmente si sceglierà come doppiatore lo stesso attore che interpreta quel personaggio che viene caricaturizzato.
“It’s the Wolf” non è un capolavoro rivoluzionario, ma è un perfetto esempio di intrattenimento animato semplice, diretto e immediato. Un cartone che non pretende di insegnare grandi lezioni, ma che riesce comunque a strappare un sorriso grazie alla sua struttura collaudata e ai suoi personaggi iconici.
In un’epoca di animazioni sempre più complesse e stratificate, tornare a un prodotto così essenziale può essere sorprendentemente rinfrescante.
Qui i personaggi e il primo episodio:
domenica 26 aprile 2026
Lillibeth la bambina degli anni 80 scomparsa nel nulla
Una bambina bionda, con un grande fiocco tra i capelli e un’acconciatura che ricorda vagamente quella di Brigitte Bardot, intenta a stirare con una serietà quasi buffa. Attorno a lei, un mondo minuscolo e tenero: uccellini curiosi, un gattino, stoffe colorate, dettagli pieni di calore.
Se sei cresciuto tra gli anni ’70 e ’80, questa immagine potrebbe accenderti qualcosa dentro.
Per molti di noi, lei aveva un nome: Lillibeth.
Un’immagine che racconta un’epoca.
L’illustrazione che vedete qui sopra è un esempio perfetto di quel tipo di estetica: colori morbidi, pastello, dettagli minuziosi, particolari domestici rassicuranti come la fantasia patchwork della coperta della nonna. Una visione dell’infanzia dolce, ordinata, quasi “ideale”
Non è solo un disegno. È un frammento culturale.
Un modo di rappresentare i bambini (e soprattutto le bambine) che oggi sembra lontanissimo e anacronistico.
Questa immagine che ho scelto per accompagnare il post, in particolare, contiene tanti ricordi
Ricordo perfettamente quando, da bambina, provai a riprodurla con la tempera, una delle prime tele - anzi, un cartone telato - che ho realizzato, una opera di imitazione, nulla pregno di estro artistico, ma così ben riuscita da rimanete appesa per anni nella cameretta dei mei cugini.
Non era solo un disegno da guardare — era qualcosa da imparare, da rifare, da sentire mio.
E forse è anche per questo che mi è rimasta così impressa mentre Lillibeth spariva dal web e dalla memoria di molti.
Dove appariva Lillibeth?
Chi la ricorda la associa spesso a diari scolastici, quaderni illustrati, piccoli libri per l’infanzia. Ricordo che quando eravamo piccoli compravamo i quaderni da una tabaccheria con un proprietario all'interno - un simpaticone - che non dava la possibilità di scegliersi i quaderni dalla copertina. Ne prendeva uno a caso da dietro il banco ed era quello. Per uno strano scherzo mio fratello maggiore aveva tutti quaderni con le variopinte copertine di Lillibeth, a me capitavano sempre quelle con i calciatori e le detestavo.
Lillibeth non era un cartone animato, né un personaggio televisivo.
Era qualcosa di più silenzioso: editoria quotidiana, quella che accompagnava i giorni di scuola.
Il mistero: perché oggi non si trova quasi nulla?
Provate a cercarla. Il risultato è straniante: pochissime immagini, informazioni vaghe, tracce quasi inesistenti, nessuna menzione dell' autrice, ammesso che fosse una lei (le donne primeggiavano in questo genere di illustrazioni). Eppure, queste illustrazioni erano diffuse.
La spiegazione più probabile è che Lillibeth appartenesse a una produzione editoriale “minore”, probabilmente legata a case editrici come Edibimbi o simili, che non esistono più e/o che non hanno digitalizzato i loro archivi, lasciando che la memoria di elefante di alcuni ricordasse laddove il web non ha conservato tracce.
La cosa più affascinante è questa: Lillibeth esiste ancora, non su Google, ma nelle persone. come fenomeno di memoria collettiva, un fenomeno sempre più di nicchia. Un personaggio reale, ma senza una presenza digitale.
Riguardando meglio l’immagine, emergono dettagli che raccontano molto e suggeriscono un intento educativo, oltre che estetico, raccontando la bellezza delle cose fatte con cura e di un’infanzia gentile, in armonia con natura, animali e ambiente domestico. Pizzi e merletti non si lesinavano, anche i grembiuli da cucina avevano i voilant in questo antico mondo testimoniato ancora dai vecchi quaderni conservati nei cassetti
E tu? La riconosci?
Hai avuto un Quaderno o con queste illustrazioni?
Ricordi altri dettagli, altri personaggi, altre scene?
Scrivilo nei commenti.
Magari, pezzo dopo pezzo, possiamo ricostruire la storia di Lillibeth — la bambina che internet ha dimenticato, ma che non è mai davvero sparita.
domenica 19 aprile 2026
Quell'uragano chiamato Polimar
| Takeshi | Teru | Barone |
| Joe Kuruma | Gen. Onigawara | Cattivi a caso |
domenica 12 aprile 2026
I due masnadieri: un pessimista è un ottimista con l'esperienza
di ingiustizia è però stemperato dallo spirito di avventura del cartone e dalla amicizia che lega, nonostante tutto, i due protagonisti, entrambi intelligenti, astuti e dotati di senso dell'umorismo che in Hardy raggiungono un tono più sarcastico. Questo ne fa un cartone animato gradevole e apprezzabile per tutte le età.
Prendiamo ad esempio Hardy, questa Iena Ridens, di primo acchito sembra un animale antropomorfo come tanti nei cartoni, poi a un certo punto noti che non ride mai e ha sempre l'espressione costipata. Un capovolgimento degli stereotipi, una iena ridens portata alla malinconia e a un pessimismo cosmico come un Leopardi a quattro zampe. E come dargli torto, visto che poi in tutte le avventure in cui viene suo malgrado trascinato è sempre quello che ne soffre le conseguenze. E' proprio vero che un pessimista è un ottimista con l'esperienza.
Intorno ai due protagonisti ruotano altri personaggi sia animali che umani; i due protagonisti fanno parte, insieme ad altri noti personaggi H&B (Top Cat, Ernesto Sparalesto, Peter Potamus,...), de L'Allegra banda di Yoghi. Siglaaa!
domenica 5 aprile 2026
Matt Bianco, la raffinatezza del jazz alla portata di tutti
Questo gruppo a mio parere ha avuto e continua ad aver il merito di avvicinare il pubblico a una musica elegante e senza tempo, educandone il palato musicale. Buon gusto e allo stesso tempo brani orecchiabili e per questo popolari come la celeberrima "Sneaking out the backdoor" un brano che ci è rimasto in testa dagli anni '80 e sfatando il mito che questo genere sia per pochi. Ce ne fossero 10, 100, 1000 di gruppi come i Matt Bianco e si potrebbe provare a far risalire quell'asticella che a furia di abbassarsi annega nella melma di una produzione musicale degli ultimi decenni che più riduce la qualità di musica, testi e interpreti con autotune è più la gente si abitua e ne vuole di più. E' un po' come il paradosso del chi è nato prima fra l'uovo o la gallina: è nata prima la musica trash (e vale anche per la TV) o il pubblico che chiede e segue il trash?
domenica 29 marzo 2026
Amore è saper dire mi dispiace
Se ne era accennato su questi schermi in un post che faceva una panoramica abbastanza completa di quelle che erano le icone che spopolavano sui nostri quaderni e sui nostri gadget negli anni '80, da Holly Hobbie a Victoria Plum.
Oggi mi focalizzerei su una di esse, quella che è stampata su una magnifica felpa che possiedo e conservo gelosamente, acquistata qualche anno fa all'OVS che spesso propone questo genere di chicche. Vi faccio subito vedere la mia felpa con la stampa fonte di ricordi per qualsiasi componente della generazione X, dato che questa grafica era presente praticamente ovunque, persino sul biscotto gelato.
domenica 22 marzo 2026
Lamù e l'inesorabile aumento di entropia
Un silenzio che è solo il la quiete prima della tempesta di caos che sta per scatenarsi ad ogni puntata ad opera dei numerosi personaggi di questa serie, Lamù la ragazza dello spazio, il cui titolo originario, Urusei Yatsura, non a caso, significa qualcosa tipo "gentaglia chiassosa". Dalle mie parti c'è un termine dialettale che utilizzerei per definire la bizzarra combriccola di questo anime: Frestéte. E' un termine sempre traducibile come chiassoso, ma non proprio chiassoso, più che chiassoso, casinista, animoso... tutte queste cose insieme.
Questo cartone, come anche Ranma 1/2 della stessa autrice Rumiko Takahashi, lo identifico proprio con queste esplosioni di caos e l'assurdità di alcune situazioni che si alternano a momenti di irrequieta lentezza, la quiete prima della tempesta.
Ma iniziamo dal principio, dalla trama.
Lamù è una ragazza molto bella e sensuale, dai capelli verdi e gli occhi dello stesso colore, in pendant. E' (s)vestita solo di succinto bikini tigrato con stivali al ginocchio, anche questi, dello stesso pattern animale, di nuovo, in pendant. Insomma, un look riconoscibilissimo che ne ha alimentato la popolarità e ne ha fatto a distanza di decenni la regina dei cosplay di tutto il mondo nonché il primo sogno erotico di molti ragazzini dell'epoca. Lamù arriva dallo spazio, dalla stella Uru, e arriva, guarda caso, in una città del distretto di Tokyo, la destinazione preferita dei conquistatori provenienti da tutti i sistemi solari dell'universo. Giunge insieme alla sua tribù di Oni -che impareremo a conoscere un po' alla volta nel corso della serie - con lo scopo di conquistare il pianeta, un'idea iper abusata negli anime, ma scordatevi la determinazione di Vegani, popoli di Micene e antichi Yamatai che attaccano il giappone a suon di missili e raggi sparati da mostri meccanici...il re degli Oni, un panzone con un ridicolo outfit tigrato come quello di sua figlia Lamù, si fa prendere subito dalla febbre della scommessa e si gioca la prospettiva di conquista. Infatti, offre subito agli umani la possibilità di salvarsi dall'invasione se un umano scelto a caso dal computer vincerà la sfida di riuscire a toccare i due piccoli corni posti sulla testa di Lamù, come tutti quei gran cornuti degli Oni. Viene sorteggiato Ataru Moroboshi, un ragazzo del liceo, poco sveglio, con molti vizi e pochi pregi, uno che insomma oggi definiremmo malessere, ma che proprio in quanto tale ha un discreto successo con le ragazze. Specificatamente, lui ci prova un po' con tutte, buscando anche quale schiaffone, ma trova anche chi gli da spago, e ha anche una fidanzata, Shinobu, che - spoiler alert - finerà per contenderselo con Lamù. Insomma, il malessere finisce al centro di un triangolo amoroso che neppure a Beautiful. Ma torniamo alla sfida e facendola in breve, Ataru si trova inizialmente in difficoltà perché non sapeva, come tutti il resto degli umani, che Lamù fosse in grado di volare ma alla fine riesce a vincere la sfida rubando il reggiseno di Lamù che è quindi impegnata a coprire le nudità. Alla fine della sfida il suo intento di sposare Shinobu viene frainteso in diretta TV come una proposta di matrimonio per Lamù, causando la rottura con Shinobu, dopo una serie di eventi, il trasferimento di Lamù nella sua casa per iniziare una convivenza forzata (per lui) che continuerà a suon di scariche elettriche (potere di Lamù) ogni volta che Moroboshi viene beccato nel tentativo di fare Lamù cornuta anche metaforicamente. La serie quindi si avvia verso puntate caotiche che raccontano le giornate al liceo di Lamù, Ataru, Shinobu o un numerosa sgangherata banda di loro compagni di classi a cui si affiancano tantissimi altri bizzarri personaggi appartanenenti agli Oni (che hanno posteggiato il disco volante nei cieli della città) e della comunità di quel distretto di Tokyo (ne intravedete diversi nelle figure a corredo di questo post, NdA).
Fra di essi, vale la pena citare il sacerdote Sakurambo, un mostriciattolo alto un mezzo metro o giù di lì, con i suoi occhi a fessura sotto sopracciglia super arcuate, la sacerdotessa e dottoressa Sakura, sua nipote, che per uno strano mistero della genetica, è bellissima e seducente (praticamente la sorella bona di Kyoko di Maison Ikkoku), l'unica fra i tanti personaggi femminili di una sensualità pari o maggiore alla stessa Lamù. Vale la pena di citare anche il cuginetto di Lamù, Ten, anche lui tigrato vestito, un bambino pestifero in grado di volare e sputare fuoco ma i personaggi sono davvero tanti tra compagni di liceo, preside, professori, i genitori di Ataru, ammiratori di Lamù, i membri di diverse famiglie coinvolte nelle storie (le famiglie Mendo, Mizunokouji, Fujinami e i già citati Sakurambo), nonché diversi alieni Oni, tutti cornuti e vestiti con pattern tigrato (tra cui i genitori di Lamù, Rei,...) diversi alieni provenienti da altri pianeti ma tutti appartenenti al passato di Lamù tra cui diverse sue amiche. Nel corso della serie il triangolo amoroso Lamù-Ataru-Shinobu diventa un quadrilatero coinvolgendo anche Shitaku Mendo quando Shinobu inizia a manifestare interesse romantico per quest'ultimo, delusa ripetutamente da Ataru. La dinamica diventa circolare: Lamù vuole Ataru che vuole Shinobu che vuole Mendo che vuole Lamù (Annalisa ci potrebbe cantare una canzone). Il rapporto tra Ataru e Lamù resta sempre conflittuale e lui cerca sempre di riconquistare Shinobu ma, con il tempo, appare sempre più evidente che sotto sotto Ataru si sente molto attratto da Lamù e non ne potrebbe più fare a meno.
Ecco qui solo alcuni dei numerosissimi personaggi.
| Lamù | Ataru | Shinobu | Ten |
| I sigg. Moroboshi | Padre di Lamù | Madre di Lamù | Rei e Ran |
| Mendo | Sakura | Sakurambo | Compagni di classe |
| Prof. Onsen | Benten | Oyuki e Kurama | sig. Fujinami |
Di Lamù esistono anche alcuni film d'animazione: Only You, Beautiful Dreamer e altri ancora.
Una cosa che molti - ma non tutti - sanno è che c'è un vero e proprio mistero che ruota intorno alla sigla di Lamù di cui si è parlato molto sul web. Una discussione che fu iniziata dal famoso sito web Tana delle Sigle allorché qualcuno, notando l'assenza di informazioni su autori e interpreti della sigla di Lamù, ha iniziato a fare ricerche in merito, consultando doppiatori e professionisti dell'ambiente, per trovarsi di fronte a un enigma di difficile soluzione, neanche fosse il Terzo segreto di Fatima. Incomprensibilmente: è una bella canzone, e chi l'ha creata, eseguita e/o interpretata avrebbe dovuto essere orgoglioso di rivendicarla. Ma alla fine anche questo segreto, esattamente come quello di Fatima, è stato svelato.
Un'ultima menzione è alla voce di Lamù di Rosalinda Galli, riconoscibilissima, ha certamente aiutato al successo del personaggio.
domenica 15 marzo 2026
Top cat: vita da gatto di strada
Questo è Top Cat, T.C per gli amici, cartone dalla ineguagliabile fantasia e genialità di Hanna & Barbera del 1961. Già in precedenza abbiamo rilevato su questo blog come molti cartoni animati di Hanna & Barbera traggano ispirazione e presentino parodie di personaggi realmente esistenti, di generi cinematografici o di show di successo e anche questo non fa eccezione, usando un doppiaggio con gli stessi attori di cui si fa la parodia o che comunque accentui il riferimento. Infatti Top Cat si ispira a una commedia, The Phil Silver's Show, il cui protagonista è un militare, un sergente un po' mascalzone e fancazzista che vive all'interno di un fortino nel profondo Texas. Il sergente è abile a intortare con le parole le persone che inganna, compresi i suoi commilitoni che finiscono per fare il lavoro che il sergente non vuole fare ma che complessivamente sono un po' mascalzoni e fancazzisti essi stessi, aiutando il loro capo nelle sue truffe. Ovviamente, trattandosi di una commedia, parliamo di piccole truffe, trucchi ai danni del colonnello, non di grandi azioni criminali.
E così questa dinamica viene trasposta in un cartone con una banda di gatti che hanno Top Cat (in Italia doppiato anche come gatto Temistocle) come leader, la cui mente è sempre impegnata ad architettare truffe che li riscattino dalla vita nel vicolo, sfuggendo però al pedante controllo del poliziotto di quartiere, Charlie Dibble, con cui la banda instaura quel rapporto di antagonismo ma anche rispetto e solidarietà che spesso si riscontra in questo genere di cartoni animati, portando, qualche volta, all'alleanza tra le parti rivali.
Top Cat, in un post molto carino che ho trovato sul Linkedin viene descritto come uno che può insegnare cosa sia la leadership in quanto concentra su di sé tutte le caratteristiche del leader perfetto, quelle caratteristiche che lo distinguono da un semplice "boss" e che trovate elencate in miliardi di post che popolano i social network:
- fare le cose in prima persona, non limitarsi a impartire gli ordini;
- raccogliere il gruppo giusto, ognuno con il proprio ruolo e ognuno con skills complementari;
- saper delegare;
- saper spiegare la propria visione;
- dedicare tempo e ascolto;
- saper motivare;
- ambire alla crescita di tutti e lavorare per un obiettivo comune.
Come in quasi tutti i Cartoni "animali", Top Cat è un gatto antropomorfo, bipede e con vestiti ed accessori: sulla pelliccia gialla spiccano un gilet e un cappello viola tipo Panama. E anche i suoi amici sono naturalmente gatti antropomorfi, umanamente vestiti, anche se solo di un colletto o di una cravatta senza giacca e camicia. Qui sono tutti raffigurati , i maggiori protagonist; da sinistra verso destra:
- Top Cat, il top leader;
- Fancy-Fancy il Casanova del gruppo con la sua pelliccia arancione e l'elegante sciarpa bianca, quello che se la tira un po';
- Benny, con la giacca bianca, è il più saggio del gruppo, in bilico tra astuzia e ingenuità;
- Brain, il cassiere con la maglia viola, quello che dovrebbe sapere nascondere il bottino ma che finisce sempre per parlare troppo...insomma il meno sveglio del gruppo, il cui nome risulta chiaramente sarcastico;
- Choo-Choo, con la pelliccia rosa e il dolcevita bianco, l'abile giocatore di poker;
- Spook, con cravatta nera su pelliccia marrone, è l'artista del gruppo, ha sdoganato il proverbio "Nero e marrone, vero cafone".
- l'agente Dibble che, per quanto uomo retto e onesto, per qualcuno, rappresenta lo Stato, con quell'insieme di meccanismi e vincoli che rendono la stratificazione sociale piuttosto rigida, vanificando gli sforzi individuali di scalare le sue classi e ostacolando così la mobilità sociale.
P.S. Questo post è stato scritto su richiesta di Marco7154, un utente di IG, che segue la pagina social afferente questo blog.
Ed ecco la sigla
domenica 8 marzo 2026
Remì: storia di sfiga, sopravvivenza e riscatto
Oggi è la volta di un cartone animato traumatico per l’esistenza di molti di noi, una storia di sfighe di uno sfigato che porta sfiga, per molti. Ma a me piaceva e ho rivisto la serie più volte: parlo di Remì, le sue avventure tratto dal romanzo “Senza famiglia” di Hector Malot, un’opera narrativa francese pubblicata in 4 episodi e poi successivamente in edizioni illustrate.
Fa parte di un filone molto
ricco di cartoni, alcuni dei quali tratti da romanzi, che in quegli anni ci
raccontavano di bambini orfani (Candy, Peline Story, Heidi, Anna dai Capelli Rossi … ) o in cerca dell’unico genitore superstite (Marco dagli appennini alle Ande, Belle e Sebastien, Charlotte, …) o in cerca delle loro origini
(Georgie,…) che, eppure, tra una serie di sfortunati eventi, trovavano la loro
strada nel mondo, con finali in genere a lieto fine.
Mi piaceva perché raccontava
un mondo che oggi non esiste più ma che non è poi così lontano, un mondo che
hanno conosciuto i nostri padri nati nel dopoguerra e i nostri nonni, quando
l’obbligo scolastico era decisamente disatteso e i bambini, nati in casa e
cresciuti in strada, imparavano in tenera età l’arte del sopravvivere e di
guadagnare. Un mondo che ho vissuto attraverso i racconti della mia famiglia
che mi raccontava del lavoro minorile, della responsabilità di “sposare” le
sorelle (ossia, provvedere con il proprio lavoro alla loro dote), di come si
cresceva in fretta e scaltri e, di come, artisti da strada di passaggio fossero
momenti festosi per una comunità che viveva di poche distrazioni e poche
possibilità di fruire di arte ed eventi, a parte le feste in casa con il
giradischi.
Quella di cui parliamo oggi è la serie giapponese di 51 episodi andati in onda in Italia a partire dal 1979 principalmente sui canali RAI (ma il cartone è del 1977) ma esiste anche un film d'animazione del 1970 che ho guardato varie volte sulle TV locali chiamato "Senza famiglia" e il cui protagonista si chiama Remigio. Sia la serie che il film d'animazione sono fedeli al romanzo; più di recente è stato invece prodotta e messa in onda una serie più liberamente ispirata al romanzo chiamata "Remy, la bambina senza famiglia" dove appunto Remy è una bambina. Tanto è bastato per non considerare minimamente l'idea di guardarlo, come tutte le opere in cui i personaggi vengono snaturati con cambi di sesso, carnagione e quant'altro.
Remì è stato uno dei cartoni più popolari almeno qui in Italia ma non per questo mi esimerò dal riassumere brevemente la trama.
Remì è un bambino che vive in Francia povero ma felice con la sua famiglia adottiva, i Barberin. E' molto legata sua mamma, una donna molto dolce e affettuosa, meno a suo padre assente per lavoro in quanto fa l'operaio a Parigi. A causa di un infortunio che gli impedisce di lavorare ancora, il signor Barbarin, contro le proteste della moglie, decide di letteralmente vendere Remì a un vecchio artista ambulante, il signor Vitali, che vuole così allargare la sua compagnia musicante ambulante e sicuramente la presenza di un bambino può indurre una maggiore generosità del pubblico.
A dispetto del fatto che si è appena realizzata la compravendita di un bambino, il signor Vitali si mostra un uomo severo ma buono e giusto, che ama gli animali con cui fa gli spettacoli ed è un abile musicista. Insegna a Remì a suonare l'arpa e svariati strumenti musicali e ad esibirsi in numeri divertenti con i suoi intelligentissimi animali: la sciammia Joli Coer (Belcore in alcuni doppiaggi) e i cani Capi, Zerbino e Dolce.
La compagnia si esibisce di città in città e la notte dorme sotto le stelle, questo aggiunge sollievo comico e poeticità al cartone che altrimenti sarebbe troppo drammatico. Infatti, Vitali viene arrestato per reazione a pubblico ufficiale quando difende Capi dai maltrattamenti di una guardia e Remì resta solo a cercare di sbarcare il lunario per sé e gli animali ma, per fortuna, incontra una nobildonna inglese, la signora Milligan, che in realtà è la sua vera madre, che viaggia con suo figlio Arthur, di salute cagionevole e incapace di camminare. La signora ospita Remì per tutto il tempo necessario alla liberazione di Vitali e in quel periodo sente un legame inspiegabile con il bambino e si chiede se suo figlio maggiore Richard, rapito quando era in fasce, sia ancora vivo. Dopo la liberazione di Vitali, la compagnia si riunisce ma Vitali non ha più la forza e la salute di un tempo e - e qui vengono i veri traumi - durante una tormenta di neve, Zerbino e Dolce, usciti incautamente dal riparo vengono sbranati dai lupi. Successivamente anche Joli Coer muore per una polmonite in una puntata di infinita tristezza e le gravi difficoltà economiche spingono Vitali a fare quello che si era ripromesso di non fare mai più: cantare in pubblico. Vitali era infatti un grande tenore italiano , Carlo Balzani, caduto in disgrazia dopo aver perso la voce durante uno spettacolo finito con i fischi del pubblico.
Anche Vitali muore, proteggendo con il suo corpo Remì durante una tormenta di neve e quindi per tutto il resto della storia Remì deve cavarsela da solo, o meglio, insieme a Capi.
La storia prosegue tra disavventure e gente per bene che gli offre aiuto. Viene per un periodo accolto dalla famiglia Acquin legando in particolar modo con la figlia minore, Elisa, una ragazza muta che diventa in futuro sua moglie e incontra Mattia, un ragazzo scaltro, abile con il violino, che in precedenza ha tentato di derubarlo, con il quale nasce una profonda amicizia. Da Mattia, Remì impara a cavarsela in una realtà violenta e piena di mascalzoni, impara il disincanto e a non fidarsi proprio, impara insomma l'arte del sopravvivere. Nel frattempo Remì scopre che la sua vera mamma è viva e lo sta cercando. Con Mattia, si ritrova ad avere a che fare con la famiglia Driscoll, proprio la famiglia responsabile del proprio rapimento ordinata da un suo zio per questioni ereditarie, e a smascherare il loro piano di fingersi i veri genitori di Remì per poterlo sequestrare e chiedere il riscatto ai Milligan. Alla fine tutto finisce bene perché Remì, dopo mille peripezie, si ricongiunge alla famiglia Milligan ma decide di continuare a crescere e a cavarsela da solo insieme al suo amico Mattia. Remì diventa un avvocato di successo e sposa Elisa (che grazie a lui aveva riacquistato la voce: la perdita era stata dovuta ad un trauma), Mattia un musicista professionista e anche Arthur riprende l'uso delle gambe.
Nel 2019 è stato realizzato un film su Remì
Alcune immagini che mostrano i vari personaggi












































