Questo blog viene aggiornato settimanalmente, di domenica
domenica 5 luglio 2026
Ransie la strega: il romanticismo comico in una storia di licantropi e vampiri
domenica 28 giugno 2026
Maooooo!
C’era un tempo in cui il salotto si accendeva di luci calde e cromature, e il Telegattone brillava come una promessa di leggerezza: quell’icona paffuta e sorridente che sapeva di domeniche condivise, applausi registrati e meraviglia vera, un trofeo che pareva profumare di plastica nuova, lustrini e risate di famiglia. Lo guardavi e ti tornavano in mente le mani appiccicose di aranciata, il telecomando che passava di pacca in pacca - per chi lo aveva, perché la maggior parte delle TV aveva il sintetizzatore sulla carcassa , le voci familiari dei presentatori che sembravano parenti acquisiti, i jingle che restavano in testa come una filastrocca, e quel piccolo brivido del “vediamo se vince il nostro preferito”. Il Telegattone era un gatto fiero ma bonario, un sorriso stampato su un’epoca in cui il tempo sembrava più lento e la TV faceva da falò moderno attorno al quale si raccontavano storie e si imparavano i ritmi della settimana: lunedì di commenti a scuola, sabato di aspettative, domenica di riepiloghi e malinconie dolci.
Ma chi era il Telegattone? Era la mascotte di un programma televisivo musicale SuperClassifica Show, afferente alla rivista TV Sorrisi e Canzoni, una popolare rivista ancora oggi in edicola, dedicata alla musica, alla TV e alla cultura pop. Un programma raggiunse la massima popolarità quando approdò sulle reti Fininvest (oggi Mediaset) come competizione di Discoring ma che affondava le sue radici nelle TV locali dell'Alta Italia, in particolare, la lombarda TeleBaggio. Il Telegattone appariva come cartone animato e come pupazzo, in un epoca di boom dei cartoni animati e dove i pupazzi animati - tra Rockfeller, Topo Gigio, Uan, Five, Four - occupavano grande spazio in TV. Dotato della voce di Franco Rosi, appariva tra una classifica annunciata da una mirrorball a forma di volto umano con tanto di cuffie da DJ e talvolta occhiali da sole e tra una ospitata - gli artisti musicali del momento - sapientemente introdotti e intervistati da Maurizio Seymandi, vera e propria mente del programma.
Oggi, quando ti capita di rivederlo in una foto sgranata o in un frammento di archivio, senti quel colpo morbido al petto: non è solo nostalgia della TV che fu, ma di noi davanti a quella TV, più semplici, più complici, più capaci di aspettare. Il Telegattone allora torna a fare ciò che ha sempre fatto: miagolare piano nell’orecchio della memoria, ricordandoti che certi pomeriggi non finiscono davvero, restano appoggiate lì, in bilico tra il bagliore dello schermo e la carezza invisibile del tempo.
domenica 21 giugno 2026
Zum il delfino: bianco come il cioccolato Galak
"Zum il delfino bianco" è uno di quei cartoni animati che hanno lasciato un ricordo dolce e nostalgico a chi è cresciuto tra gli anni ’70 e ’80. Ambientato su un’isola tropicale circondata da un mare cristallino, racconta le avventure di Zum, un raro delfino bianco dotato di un’intelligenza e di una sensibilità fuori dal comune. Insieme ai suoi giovani amici, vive avventure fatte di esplorazioni, salvataggi e incontri con gli animali del mare, insegnando l'importanza dell'amicizia, della collaborazione e del rispetto per la natura. Protagonisti del cartone, oltre al delfino, sono i suoi amici umani, i fratelli Gianni e Marina, sempre in cerca di avventure al seguito del loro zio marinaio Pietro. E poi gli amici animali Raoul (un koala), Sanghion (un bradipo), Seneca (un corvo) e la delfina Nanum che diventerà la compagna di Zum donandogli un cucciolo, Titum.
Forse non tutti sanno che la serie era di origine francese, dove era conosciuta con il titolo Oum le dauphin blanc (Oum è il nome originale del delfino). Uno degli aspetti più interessanti della serie è il suo forte messaggio ecologista. In un periodo in cui temi come la tutela dell'ambiente e la salvaguardia degli ecosistemi non erano ancora così presenti nei programmi per ragazzi, Zum il delfino bianco proponeva storie che invitavano a proteggere il mare e gli animali, mostrando quanto fosse importante vivere in armonia con la natura. Questo è tema che ho trovato di frequente nei cartoni animati francesi come questo: un esempio su tutti, Barbapapà, un altro cartone dalla profonda anima ecologista.
Il personaggio di Zum si ispira ai rarissimi delfini bianchi realmente esistenti, una caratteristica che contribuiva a renderlo quasi una creatura magica agli occhi dei bambini. Anche lo stile dell'animazione aveva un fascino particolare: colori delicati, paesaggi tropicali e un'atmosfera rilassante che trasformavano ogni episodio in una piccola favola marina.
Zum è diventato famoso anche grazie a un legame che ha segnato l'infanzia di moltissime persone: quello con il cioccolato bianco Galak. Per oltre vent'anni il delfino bianco è stato infatti la mascotte del celebre marchio Nestlé, comparendo sulle confezioni, nelle pubblicità e nelle iniziative promozionali.
Molti ricordano con affetto proprio gli spot Galak, nei quali venivano mostrati brevi spezzoni animati con Zum e i suoi amici. Per tanti bambini dell'epoca quei pochi secondi rappresentavano un piccolo appuntamento con il loro delfino preferito, tanto che il personaggio è rimasto nell'immaginario collettivo non solo come protagonista del cartone, ma anche come simbolo del famoso cioccolato bianco. E come protagonista indiscusso delle pagine pubblicitarie del fumetto Topolino.
Nonostante la serie fosse composta da appena tredici episodi, il successo di Zum è durato molto più a lungo grazie alla sua presenza costante sulle confezioni Galak. Ancora oggi, a distanza di decenni, il ricordo di quel delfino bianco continua a evocare un senso di spensieratezza e nostalgia, riportando alla mente un'epoca in cui bastavano un cartone animato, un mare tropicale e una tavoletta di cioccolato per far sognare intere generazioni.
Curiosità: oggi la Nestlé non può più utilizzare Zum come mascotte in quanto la licenza di utilizzo dell'immagine è scaduta nel 2003. Sulle confezioni di cioccolato Galak e altri prodotti a base di cioccolato bianco sono comparsi altri personaggi che sembrano rappresentare una goccia di latte. Sempre bianchi, sempre lisci, morbidi e curvilinei effettivamente hanno il potere di rievocare Zum senza essere delfini. Altra curiosità: nel 2015 è stato realizzato un remake in cui fratello e sorella sono adolescenti alle prime cotte e compaiono nuovi personaggi.
Nelle foto che seguono alcuni personaggi:
| Zum, Gianni, Marina e zio Matteo |
| Gianni, Marina, Raoul e Seneca |
domenica 14 giugno 2026
Cioè e Debby, sfida all'ultimo poster
Le copertine, con spesso sovra copertine fatte di stickers, erano decisamente attrattive con le foto di Nick Kamen, gli A-ha, Joey Tempest, Simon LeBon, Kim Rossi Stuart alla mia epoca e, successivamente, Leonardo DiCaprio, le Spice Girls, i Backstreet Boys, Britney Spears, i Blue e tanti altri idoli del momento. Dalle vetrine delle edicole esse promettevano poster giganti, fotografie esclusive e curiosità da ritagliare e conservare. Le pareti delle camerette si riempivano di quei poster piegati con cura all'interno della rivista, mentre i gadget allegati — dai lucidalabbra alle penne profumate, dai braccialetti agli adesivi — rendevano ogni uscita un piccolo evento.
Se Cioè puntava molto sul mondo delle celebrità e sul rapporto diretto con le sue lettrici, Debby rappresentava una valida alternativa, spesso percepita come leggermente più romantica e orientata ai racconti, ai test e ai temi della vita quotidiana delle adolescenti. Le due riviste si contendevano lo stesso pubblico e non era raro trovare ragazze che acquistavano entrambe, scegliendo settimana dopo settimana quella con il gadget più interessante o con il poster del cantante preferito. In fondo, più che rivali, Cioè e Debby erano due facce della stessa adolescenza, accomunate dal desiderio di parlare alle ragazze con un linguaggio semplice e vicino alla loro realtà.
Indimenticabili erano le rubriche che attendevano le lettrici a ogni numero: la posta del cuore, i consigli sull'amicizia, le pagine dedicate ai primi amori, gli oroscopi, i test sulla personalità e le sezioni dedicate alla musica e allo spettacolo. In un'epoca senza smartphone, quelle pagine rappresentavano spesso uno dei pochi luoghi in cui trovare informazioni, confrontarsi con i dubbi dell'adolescenza e sentirsi parte di una comunità di coetanee. Molte lettrici ricordano ancora oggi i test, le lettere inviate alla redazione e i consigli degli esperti come elementi che hanno segnato la loro crescita.
Rileggere oggi una vecchia copia di Cioè o di Debby significa aprire una finestra su un mondo che non esiste più: quello delle edicole affollate il giorno dell'uscita, delle fotografie ritagliate per il diario, delle amiche che si scambiavano i numeri già letti e delle ore trascorse a sfogliare pagine colorate sognando i propri idoli. Un mondo lontano dagli algoritmi e dalle notifiche, ma ancora capace di evocare ricordi, emozioni e una nostalgia che il tempo non è riuscito a cancellare.
Questo post programmato mentre sono all'estero, ci vediamo al mio rientro!
domenica 7 giugno 2026
Josie and the Pussycats: musica, mistero e immaginario anni '70 tutto in un cartone
Il risultato è una serie leggera e divertente, capace ancora oggi di trasmettere un’enorme carica di energia e nostalgia. E' un cartone figlio del suo tempo: prodotto nel 1970, Josie and the Pussycats nacque in piena esplosione della cultura pop e della musica giovanile. L’estetica della serie riflette perfettamente quell’epoca: colori sgargianti, vestiti psichedelici, stampe optical, capelli voluminosi, foulard al collo, mini gonne molto mini, pantaloni a zampa e melodie bubblegum pop. Le protagoniste indossavano gli iconici costumi leopardati con le orecchie da gatto, diventati negli anni un vero simbolo del franchise. Questi costumi erano stati ispirati dal costume cha lamoglie di uno degli autori, Dan DeCarlo, indossò in crociera. Tutto il personaggio di Josie è ispirato alla sua consorte da cui ne ha preso persino il nome.
Vale la pena menzionare il fatto che prima ancora che coautore di Josie and the Pussycats, Dan DeCarlo era stato l'anima della The Archie Comics, dando a quei fumetti quello stile che li contraddistingue ancora oggi.
Josie and the Pussycats fu anche un cartone animato progressista: con Valerie, una ragazza afroamericana veniva finalmente e giustamente rappresentata come intelligente, competente e mai relegata a stereotipi comici, cosa piuttosto rara per i cartoni dell’epoca.
Molti storici dell’animazione considerano il personaggio un piccolo ma significativo passo avanti nella rappresentazione televisiva di una società moderna, multirazziale e multiculturale.
I brani presenti nella serie vennero registrati da musicisti professionisti e avevano sonorità perfettamente in linea con il pop radiofonico dei primi anni Settanta e alcune canzoni, ancora oggi, sono amate dai collezionisti di musica vintage e dagli appassionati di cartoon cult.
Anche se la serie originale ebbe una durata relativamente breve (solo 16 episodi), Josie and the Pussycats riuscì a lasciare il segno grazie al suo mix unico di mistero, comicità e musica. Oggi il cartone viene ricordato soprattutto per il suo stile irresistibile e per quell’atmosfera spensierata tipica delle produzioni Hanna-Barbera. Guardarlo significa fare un viaggio diretto nella televisione americana degli anni ’70, tra chitarre elettriche, inseguimenti improbabili e canzoni impossibili da togliersi dalla testa.
Per molti fan dell’animazione classica, resta uno dei cartoni più sottovalutati e affascinanti mai prodotti dallo studio. Successivamente ci fu una seconda stagione, sempre di 16 episodi, Josie and the Pussycats in Outer Space (qui distribuita come Josie e le Pussycats nello Spazio) ambientata nello spazio cosmico in cui appare un ulteriore personaggio, un piccolo alieno con cui sono Valerie è capace di comunicare, chiamato Bleep.
Nel 2001 arrivò anche un adattamento cinematografico live action, Josie and the Pussycats. Il film inizialmente non ebbe grande successo, ma col tempo è diventato un vero cult grazie alla sua satira sul consumismo, sul marketing musicale e sulla cultura pop.
In questa immagine, tutti i personaggi. Nell'ordine, da sinistra a destra, Alexander, Valerie, Melody, Josie, Alan, Alexandra e, naturalmente riconoscibile, il gatto Sebastian in primo piano.
Sigla!
domenica 31 maggio 2026
Pollon e la mitologia greca in TV
Da piccolina, quando la stagione non consentiva di stare tutto il giorno a giocare per strada con la mia banda di teppistelli, essendo l'austera casa in cui vivevo praticamente priva di giocattoli (solo poche bambole da esposizione), nelle fasce orarie in cui non c'erano cartoni in TV, mi assaliva una noia mortale. Se provavo a lamentarmi mia madre mi metteva a spuntare i fagiolini o a sgranare i piselli, cosa che infatti da adulta detesto fare nonostante la mia passione per la cucina; per cui per non venire impegnata in questa attività a bassissimo valore aggiunto, facevo due cose: 1) mi leggevo delle pagine a caso della enciclopedia (motivo per cui oggi ritengo di avere una infarinatura su un po' tutto il campo dello scibile); 2) mi leggevo il libro di epica di scuola media che era stato di mio zio.
E sì perché una volta a scuola si studiava e anche materie impegnative, già dai primi anni del percorso scolastico, non era tutto ridotto ad attività creativa. Adoravo quel libro dove ho imparato la mitologia greca a partire dalle origine, molto prima di Zeus con tutti gli dei dell'Olimpo, da quando il cielo (Urano) si era unito con la Terra (Gea), poi c'erano state le guerre tra titani da loro generati e in fine Cronos si era unito a Rea dando origine a tutta la stirpe degli Dei. Una storia che se ci pensate, anche dal punto di vista filosofico e fisico, è una davvero affascinante. In realtà il libro raccontava anche di altre mitologie, come quella nordica, la storia di Odino e i Nibelunghi, ma la mitologia greca rappresentava il cuore del libro con una miriade di leggende e personaggi.
Figuratevi quindi che gioia quando su Italia 1 è apparsa lei, Pollon, a raccontare e a rammentarmi, in realtà con qualche deviazione dalla mitologia classica, le storie quotidiane di questi Dei bellocci ma con le caviglie a tronco d'albero. E con tanta ironia, a partire dal fatto che sono bellocci tutti tranne lui, Eros, il Dio dell'amore, un mostriciattolo con un ombelico fuori come un balcone.
C'era una volta...Pollon è un anime di 46 episodi che ha appunto come protagonista Pollon, la figlia di Apollo, come lei sempre ci ricorda canticchiando la sua voce stonata mentre tutti gli esseri viventi intorno a lei, umani, divinità, semidivinità, animali e persino vegetali si tappano le orecchie. Lei è una bambina sveglia, scaltra, intelligente, curiosa e intraprendente che vive con un papà simpatico ma un po' irresponsabile e pasticcione che ogni giorno si alza troppo tardi per gli standard che il suo lavoro richiede: infatti a bordo di un carro guidato dall'asino triste e stressato Dosankos dovrebbe tutti i giorni trasportare il sole dal deposito al cielo per riportarlo in deposito alla sera. Ma a causa della sua pigrizia, spesso il giorno non fa mai giorno, costringendo Artemide, la dea della Luna, a fare straordinari per rimanere in attesa del cambio turno. Pollon insieme al suo migliore bistrattato amico Eros è coinvolta in mille avventure attraverso le quali ci vengono raccontate, con qualche licenza poetica, le classiche storie della mitologia greca: Giasone alla ricerca del Vello d'Oro, Arianna e Teseo nel labirinto del Minotauro, il furto del fuoco da parte di Prometeo, la punizione di Atlante, la seduzione di Leda da parte di Zeus, la discesa negli inferi da parte di Perseo, il mito di Narciso trasformato in un fiore o di Re Mida che trasforma tutto in oro. Ovviamente, l'esuberanza di Pollon, rende la storia più scoppiettante, perché il tentativo di Pollon di aiutare chiunque incontri finisce spesso che combinare guai. Ma lei deve sempre aiutare e farsi coinvolgere in qualsiasi faccenda un po' per altruismo un po' perché - inizialmente priva di poteri - vuole convincere nonno Zeus a essere trasformata in una vera dea. Attorno a questo nucleo centrale vengono poi osservate virtù e soprattutto vizi delle divinità che abitano l'Olimpo: l'infedele e donnaiolo Zeus che deve fare i conti con l'ira e la gelosia della violenta consorte Era, nonna dalle calze a rete, Afrodite sempre esageratamente attenta alla cura del suo aspetto, Apollo di cui abbiamo già è stato detto, Atena spietata e vendicativa, Poseidone il gigante buono fifone che non sa nuotare, Efesto marito per contrasto di sgradevole aspetto di Afrodite, la Dea delle Dee che guida Pollon nel suo percorso per diventare una Dea, un po' come la Fata Turchina fa con Pinocchio nel percorso per diventare umano. C'è infine il narratore Azuma-Mushi un insetto antropomorfo (Mushi significa insetto) che è probabilmente la caricatura dell'autore del manga, Azuma Hideo.
Che altro aggiungere? La polvere magica con cui Pollon da a tutti l'allegria è ormai storia, come del resto la sigla di Cristina D'avena, ed è difficile pensare che l'allusione non sia puramente voluta:
«Sembra talco ma non è
serve a darti l'allegria,
se lo mangi o lo respiri,
ti dà subito l'allegria!»
I personaggi principali:
| Pollon | Eros | Apollo | Zeus |
| Era | Afrodite | Artemide | Efesto |
| Poseidone | Atena | La Dea delle Dee | Azuma-Mushi |
domenica 24 maggio 2026
Semi che spero siano germogliati bene
domenica 17 maggio 2026
il Cubo di Rubik: da strumento didattico a rompicapo e, infine, intramontabile icona
Dopo la sua commercializzazione internazionale nei primi anni ’80, il successo fu immediato e travolgente. In pochi anni divenne un vero e proprio fenomeno globale: si stima che siano stati venduti centinaia di milioni di esemplari, rendendolo uno dei giochi più venduti di sempre. In quel periodo non era raro vederlo ovunque: nelle scuole, negli uffici, nei programmi TV e persino come oggetto di moda. Lo ricordo anche in versione mini utilizzaro come ciondolo portachiavi.
Il cubo di Rubik è diventato molto più di un puzzle: è stato assorbito dall’immaginario estetico degli anni ’80. I suoi colori vivaci, la sua forma geometrica e il suo carattere “tech” ante litteram lo hanno reso un simbolo perfetto di quell’epoca fatta di ottimismo digitale, videogiochi e design pop.
Ancora oggi è uno degli elementi grafici più utilizzati quando si vuole evocare quell’atmosfera: lo troviamo in loghi, banner, blog retro, copertine di playlist e pagine web che parlano degli anni ’80 o che ne richiamano lo stile visivo. Con la sua immagine "catchy" , è diventato una sorta di “shortcut visivo” immediato per dire: qui siamo nel mondo del vintage digitale.
La sua iconicità surclassa la sua funzionalità da giciatollo diventando un elemento di esposizione e allestimento. Ma resta pur sempire iun giocattolo, il più famoso della categoria “rompicapo tridimensionale”.ed esistono competizioni ufficiali di speedcubing in cui i migliori al mondo lo risolvono in pochi secondi. E qui devo fare una confessione: io non ci sono mai riuscita, eppure me la cavo parecchio bene con ogni genere di rompicapo e gioco enigmistico! Ma del resto con 43 quintilioni circa di combinazioni possibili quanti davvero ci sono riusciti senza barare ossia usare le formule o, peggio ancora, spostare gli adesivi?
domenica 10 maggio 2026
Ginguiser e la sfida della magia
| Goro e Miki | Tora e Zanta | Squadra con Dr.Godo |
| Grand Fighter | Spin Lancer | Bullgator |
| Mecha finale (detto WTF) | Salomé (chiromante, cattivi) | Sazoriani (intenti in un saluto romano) |
domenica 3 maggio 2026
Al lupo! Al lupo! non è un film di Carlo Verdone...
Questo cartone animato, apparentemente semplice e ripetitivo, nasconde in realtà un piccolo gioiello di comicità slapstick e ritmo narrativo. Ogni episodio segue lo stesso schema narrativo, quasi come una formula matematica: tentativo del lupo → pericolo per Lambsy → allarme → intervento del cane → punizione del lupo. Questo tipo di costruzione ricorda molto altri classici dell’epoca come, tra i tanti, Tom & Jerry che non ho citato a caso, perché anche in quest'ultimo cartone il cane bulldog Spike spesso riveste il ruolo di protettore di Jerry rispetto alle aggressioni di Tom. La sua ripetitività e nelle sue analogie con i cartoni dell'epoca della stessa matrice diventano i punti di forza di questo cartone: lo spettatore anticipa ciò che accadrà e si diverte proprio nel vedere come accadrà questa volta.
Questo fa anche in modo che un tema potenzialmente violento (un predatore che vuole mangiare la sua preda), diventi comico e leggero perché non c'è mai una reale tensione, lo spettatore sa già che il lupo fallirà ancora e, alla fine, pur tifando per l'Agnellino non volendolo vedere soccombere, ha anche compassione per il povero lupo. Il personaggio del lupo può essere visto come una variante del classico “antieroe Hanna-Barbera”: non è malvagio nel senso vero del termine, ma semplicemente guidato da un bisogno (la fame) e da una testardaggine quasi comica. Così come anche Tom da la caccia a Jerry semplicemente perché la natura lo ha fatto con quell'istinto o Dastardly da la caccia a Yankee Doodle perché deve eseguire gli ordini del Generale e se ne potrebbero fare altri di esempi.
A dare valore aggiunto alla storia, il grande doppiaggio, non solo nell'originale, ma anche nella versione italiana con Elio Pandolfi nel ruolo di Agnellino, Flora Carosello nel ruolo di Mildew e Sergio Fiorentini di Bristle: parliamo di pezzi importanti della storia del cinema e del doppiaggio italiano, professionisti dalla cospicua filmografia e/o presenza sui palchi teatrali e che vantano collaborazioni di livello. In particolare, Elio Pandolfi, attore, doppiatore, ballerino, cantante e mimo, ha lavorato anche con mostri sacri come Luchino Visconti e Vittorio De Sica. Pandolfi, che è stato anche doppiatore di Stanlio, ha trasmesso ad Agnellino un piglio sveglio, ironico, vivace, falsamente ingenuo, che lo ha reso un personaggio, almeno per me, assolutamente adorabile. La scelta oculata del doppiaggio si colloca nel solco della tradizione originale di Hanna & Barbera: nelle produzioni H&B infatti i doppiatori sono scelti non solo in base al talento ma anche in base al significato simbolico: ad esempio - e lo abbiamo visto in altri post relativi al mondo H&B - se un personaggio del cartone è la parodia di un personaggio della TV o del cinema, probabilmente si sceglierà come doppiatore lo stesso attore che interpreta quel personaggio che viene caricaturizzato.
“It’s the Wolf” non è un capolavoro rivoluzionario, ma è un perfetto esempio di intrattenimento animato semplice, diretto e immediato. Un cartone che non pretende di insegnare grandi lezioni, ma che riesce comunque a strappare un sorriso grazie alla sua struttura collaudata e ai suoi personaggi iconici.
In un’epoca di animazioni sempre più complesse e stratificate, tornare a un prodotto così essenziale può essere sorprendentemente rinfrescante.
Qui i personaggi e il primo episodio:
domenica 26 aprile 2026
Lillibeth la bambina degli anni 80 scomparsa nel nulla
Una bambina bionda, con un grande fiocco tra i capelli e un’acconciatura che ricorda vagamente quella di Brigitte Bardot, intenta a stirare con una serietà quasi buffa. Attorno a lei, un mondo minuscolo e tenero: uccellini curiosi, un gattino, stoffe colorate, dettagli pieni di calore.
Se sei cresciuto tra gli anni ’70 e ’80, questa immagine potrebbe accenderti qualcosa dentro.
Per molti di noi, lei aveva un nome: Lillibeth.
Un’immagine che racconta un’epoca.
L’illustrazione che vedete qui sopra è un esempio perfetto di quel tipo di estetica: colori morbidi, pastello, dettagli minuziosi, particolari domestici rassicuranti come la fantasia patchwork della coperta della nonna. Una visione dell’infanzia dolce, ordinata, quasi “ideale”
Non è solo un disegno. È un frammento culturale.
Un modo di rappresentare i bambini (e soprattutto le bambine) che oggi sembra lontanissimo e anacronistico.
Questa immagine che ho scelto per accompagnare il post, in particolare, contiene tanti ricordi
Ricordo perfettamente quando, da bambina, provai a riprodurla con la tempera, una delle prime tele - anzi, un cartone telato - che ho realizzato, una opera di imitazione, nulla pregno di estro artistico, ma così ben riuscita da rimanete appesa per anni nella cameretta dei mei cugini.
Non era solo un disegno da guardare — era qualcosa da imparare, da rifare, da sentire mio.
E forse è anche per questo che mi è rimasta così impressa mentre Lillibeth spariva dal web e dalla memoria di molti.
Dove appariva Lillibeth?
Chi la ricorda la associa spesso a diari scolastici, quaderni illustrati, piccoli libri per l’infanzia. Ricordo che quando eravamo piccoli compravamo i quaderni da una tabaccheria con un proprietario all'interno - un simpaticone - che non dava la possibilità di scegliersi i quaderni dalla copertina. Ne prendeva uno a caso da dietro il banco ed era quello. Per uno strano scherzo mio fratello maggiore aveva tutti quaderni con le variopinte copertine di Lillibeth, a me capitavano sempre quelle con i calciatori e le detestavo.
Lillibeth non era un cartone animato, né un personaggio televisivo.
Era qualcosa di più silenzioso: editoria quotidiana, quella che accompagnava i giorni di scuola.
Il mistero: perché oggi non si trova quasi nulla?
Provate a cercarla. Il risultato è straniante: pochissime immagini, informazioni vaghe, tracce quasi inesistenti, nessuna menzione dell' autrice, ammesso che fosse una lei (le donne primeggiavano in questo genere di illustrazioni). Eppure, queste illustrazioni erano diffuse.
La spiegazione più probabile è che Lillibeth appartenesse a una produzione editoriale “minore”, probabilmente legata a case editrici come Edibimbi o simili, che non esistono più e/o che non hanno digitalizzato i loro archivi, lasciando che la memoria di elefante di alcuni ricordasse laddove il web non ha conservato tracce.
La cosa più affascinante è questa: Lillibeth esiste ancora, non su Google, ma nelle persone. come fenomeno di memoria collettiva, un fenomeno sempre più di nicchia. Un personaggio reale, ma senza una presenza digitale.
Riguardando meglio l’immagine, emergono dettagli che raccontano molto e suggeriscono un intento educativo, oltre che estetico, raccontando la bellezza delle cose fatte con cura e di un’infanzia gentile, in armonia con natura, animali e ambiente domestico. Pizzi e merletti non si lesinavano, anche i grembiuli da cucina avevano i voilant in questo antico mondo testimoniato ancora dai vecchi quaderni conservati nei cassetti
E tu? La riconosci?
Hai avuto un Quaderno o con queste illustrazioni?
Ricordi altri dettagli, altri personaggi, altre scene?
Scrivilo nei commenti.
Magari, pezzo dopo pezzo, possiamo ricostruire la storia di Lillibeth — la bambina che internet ha dimenticato, ma che non è mai davvero sparita.
domenica 19 aprile 2026
Quell'uragano chiamato Polimar
| Takeshi | Teru | Barone |
| Joe Kuruma | Gen. Onigawara | Cattivi a caso |










































