Se ne era accennato su questi schermi in un post che faceva una panoramica abbastanza completa di quelle che erano le icone che spopolavano sui nostri quaderni e sui nostri gadget negli anni '80, da Holly Hobbie a Victoria Plum.
Oggi mi focalizzerei su una di esse, quella che è stampata su una magnifica felpa che possiedo e conservo gelosamente, acquistata qualche anno fa all'OVS che spesso propone questo genere di chicche. Vi faccio subito vedere la mia felpa con la stampa fonte di ricordi per qualsiasi componente della generazione X, dato che questa grafica era presente praticamente ovunque, persino sul biscotto gelato.
Si tratta di "Love is...", banalmente tradotto in Italia come "L'amore è..." i cui soggetti, una lui e una lei, innamorati e di solito ignudi come novelli Adamo ed Eva, si scambiano aforismi sull'amore, quelli che al giorno d'oggi suoi social chiameremmo quotes, e parlano di quello che l'amore dovrebbe essere con frasi semplici, corte e ad effetto, a mo' di slogan. Particolarmente celebre è la frase ""Love Is...being able to say you are sorry"" coniata nel 1972 da cui il titolo del post. Questa frase citava e rettificava una famosa battuta del film, uscito un paio di anni prima, Love Story "Love means never having to say you're sorry" (l'amore significa non dover mai dire che ti spiace") frase che nel corso degli anni ci è stata propinata in tutte le salse eservita con innumerevoli citazioni in altri film, cartoni animati e anche pubblicità (amore è. non dover mai dire mi dispiace, ho finito le mentos!) finendo persino con lo scomodare John Lennon che puntualizzò "Love means having to say you're sorry every five minutes" (l'amore significa dover dire che ti dispiace ogni 5 minuti") ... e chi potrebbe biasimarlo con accanto una come Yoko Ono (...cattiva me!). Battute facili a parte, naturalmente, John Lennon voleva probabilmente contestare quella che potrebbe essere una cattiva interpretazione della frase. Infatti, nel contesto del film, il vero significato della frase non è - chiariamolo subito per tutti i narcisisti e gli evitanti - un invito a evitare le proprie responsabilità o minimizzare le proprie mancanze ma vuole sottolineare che l'accettazione, che è alla base di una relazione d'amore, dovrebbe rendere le scuse non necessarie. A costo di divagare troppo, valeva la pena sottolinearlo in in mondo di codardi e codarde che non sanno affrontare le conversazioni difficili, che ghostano e cancellano persone che hanno dato loro cura e attenzione come se non fossero mai esistite, cancellandone la dignità, privandole non solo della relazione senza una possibilità di chiusura ma anche negando quel minimo sindacale di rispetto umano che si dovrebbe a chiunque, tanto più a chi ha dato tempo e devozione. Segno dell'imbarbarimento dei tempi, mala tempora currunt.
E io ci aggiungerei un terzo significato: uno sforzo a non trovarsi nella situazione di doversi scusare, una sorta di prevenire è meglio che curare in salsa sentimentale.
Finito questo momento di sensibilizzazione sociale come se questo blog fosse Pubblicità Progresso, torniamo al nostro fumetto, nato da una striscia comica di una autrice neozelandese, Kim Grove, che se le vide pubblicate a partire dal 1970 e che inizialmente le usò per far colpo sul suo interesse amoroso e poi futuro marito Roberto Casali (motivo per cui l'autrice è nota anche come Kim Casali). Attraverso queste strip, anche una volta messa la fede al dito l'anno successivo, l'autrice continuò a dedicarle al marito, parlandogli attraverso le sue vignette, della sua concezione della vita insieme. Sono delle vignette molto dolci e innocenti, innocenza che viene trasmessa anche dalle fattezze fanciullesche dei protagonisti. Nonostante la tipica nudità (i protagonisti appaiono raramente vestiti e di solito i vestiti sono funzionali alla vignetta stessa), la vignetta non risulta volgare o esplicita a causa della mancata rappresentazione dei genitali. Anzi, le strisce appaiono educative con le sue frasi pregne di buoni principi e romanticismo e talvolta persino sensibilizzanti rispetto a problemi sociali e ambientali. Dalle strisce non era noto se i due protagonisti fossero degli innamorati ai primi appuntamenti o già sposati, perché nella stragrande maggioranza delle strisce apparivano indifferentemente in entrambe le situazioni, perché in realtà quei disegni non rappresentavano due specifici soggetti, con una storia alle spalle, ma una idea generica di coppia. Infatti, in alcune strisce appaiono addirittura con figli o come anziani che hanno condiviso una vita insieme.
Mi piace pensare che l'opera sia il risultato di una vita matrimoniale dell'autrice felice e sana per quel che durò...infatti, mi ha intristito apprendere che l'amato marito morì solo dopo 3 anni di matrimonio a causa di malattia. Alla fine lo ha raggiunto anche lei, molti anni dopo, ma ciononostante ancora giovane, lasciando una eredità immensa: i suoi soggetti sono entrati nella cultura pop mondiale, una ineguagliabile icona di romanticismo con leggerezza che tutt'oggi ha intorno un fiorente merchandising.
Ricordo ancora i pomeriggi sonnacchiosi delle vacanze estive, con l'afa fuori che invitava a non uscire e a guardare la TV mentre fuori c'era il silenzio immobile sintomatico del pisolino della controra, la nostra siesta. E ricordo sullo schermo sintonizzato su Telenorba/Teledue le immagini della facciata austera del liceo Tomobiki, nel distretto di Tokyo, anch'esso immobilmente avvolto dalla cappa di caldo, come fuori.
Un silenzio che è solo il la quiete prima della tempesta di caos che sta per scatenarsi ad ogni puntata ad opera dei numerosi personaggi di questa serie, Lamù la ragazza dello spazio, il cui titolo originario, Urusei Yatsura, non a caso, significa qualcosa tipo "gentaglia chiassosa". Dalle mie parti c'è un termine dialettale che utilizzerei per definire la bizzarra combriccola di questo anime: Frestéte. E' un termine sempre traducibile come chiassoso, ma non proprio chiassoso, più che chiassoso, casinista, animoso... tutte queste cose insieme.
Questo cartone, come anche Ranma 1/2 della stessa autrice Rumiko Takahashi, lo identifico proprio con queste esplosioni di caos e l'assurdità di alcune situazioni che si alternano a momenti di irrequieta lentezza, la quiete prima della tempesta.
Ma iniziamo dal principio, dalla trama.
Lamù è una ragazza molto bella e sensuale, dai capelli verdi e gli occhi dello stesso colore, in pendant. E' (s)vestita solo di succinto bikini tigrato con stivali al ginocchio, anche questi, dello stesso pattern animale, di nuovo, in pendant. Insomma, un look riconoscibilissimo che ne ha alimentato la popolarità e ne ha fatto a distanza di decenni la regina dei cosplay di tutto il mondo nonché il primo sogno erotico di molti ragazzini dell'epoca. Lamù arriva dallo spazio, dalla stella Uru, e arriva, guarda caso, in una città del distretto di Tokyo, la destinazione preferita dei conquistatori provenienti da tutti i sistemi solari dell'universo. Giunge insieme alla sua tribù di Oni -che impareremo a conoscere un po' alla volta nel corso della serie - con lo scopo di conquistare il pianeta, un'idea iper abusata negli anime, ma scordatevi la determinazione di Vegani, popoli di Micene e antichi Yamatai che attaccano il giappone a suon di missili e raggi sparati da mostri meccanici...il re degli Oni, un panzone con un ridicolo outfit tigrato come quello di sua figlia Lamù, si fa prendere subito dalla febbre della scommessa e si gioca la prospettiva di conquista. Infatti, offre subito agli umani la possibilità di salvarsi dall'invasione se un umano scelto a caso dal computer vincerà la sfida di riuscire a toccare i due piccoli corni posti sulla testa di Lamù, come tutti quei gran cornuti degli Oni. Viene sorteggiato Ataru Moroboshi, un ragazzo del liceo, poco sveglio, con molti vizi e pochi pregi, uno che insomma oggi definiremmo malessere, ma che proprio in quanto tale ha un discreto successo con le ragazze. Specificatamente, lui ci prova un po' con tutte, buscando anche quale schiaffone, ma trova anche chi gli da spago, e ha anche una fidanzata, Shinobu, che - spoiler alert - finerà per contenderselo con Lamù. Insomma, il malessere finisce al centro di un triangolo amoroso che neppure a Beautiful. Ma torniamo alla sfida e facendola in breve, Ataru si trova inizialmente in difficoltà perché non sapeva, come tutti il resto degli umani, che Lamù fosse in grado di volare ma alla fine riesce a vincere la sfida rubando il reggiseno di Lamù che è quindi impegnata a coprire le nudità. Alla fine della sfida il suo intento di sposare Shinobu viene frainteso in diretta TV come una proposta di matrimonio per Lamù, causando la rottura con Shinobu, dopo una serie di eventi, il trasferimento di Lamù nella sua casa per iniziare una convivenza forzata (per lui) che continuerà a suon di scariche elettriche (potere di Lamù) ogni volta che Moroboshi viene beccato nel tentativo di fare Lamù cornuta anche metaforicamente. La serie quindi si avvia verso puntate caotiche che raccontano le giornate al liceo di Lamù, Ataru, Shinobu o un numerosa sgangherata banda di loro compagni di classi a cui si affiancano tantissimi altri bizzarri personaggi appartanenenti agli Oni (che hanno posteggiato il disco volante nei cieli della città) e della comunità di quel distretto di Tokyo (ne intravedete diversi nelle figure a corredo di questo post, NdA).
Fra di essi, vale la pena citare il sacerdote Sakurambo, un mostriciattolo alto un mezzo metro o giù di lì, con i suoi occhi a fessura sotto sopracciglia super arcuate, la sacerdotessa e dottoressa Sakura, sua nipote, che per uno strano mistero della genetica, è bellissima e seducente (praticamente la sorella bona di Kyoko di Maison Ikkoku), l'unica fra i tanti personaggi femminili di una sensualità pari o maggiore alla stessa Lamù. Vale la pena di citare anche il cuginetto di Lamù, Ten, anche lui tigrato vestito, un bambino pestifero in grado di volare e sputare fuoco ma i personaggi sono davvero tanti tra compagni di liceo, preside, professori, i genitori di Ataru, ammiratori di Lamù, i membri di diverse famiglie coinvolte nelle storie (le famiglie Mendo, Mizunokouji, Fujinami e i già citati Sakurambo), nonché diversi alieni Oni, tutti cornuti e vestiti con pattern tigrato (tra cui i genitori di Lamù, Rei,...) diversi alieni provenienti da altri pianeti ma tutti appartenenti al passato di Lamù tra cui diverse sue amiche. Nel corso della serie il triangolo amoroso Lamù-Ataru-Shinobu diventa un quadrilatero coinvolgendo anche Shitaku Mendo quando Shinobu inizia a manifestare interesse romantico per quest'ultimo, delusa ripetutamente da Ataru. La dinamica diventa circolare: Lamù vuole Ataru che vuole Shinobu che vuole Mendo che vuole Lamù (Annalisa ci potrebbe cantare una canzone). Il rapporto tra Ataru e Lamù resta sempre conflittuale e lui cerca sempre di riconquistare Shinobu ma, con il tempo, appare sempre più evidente che sotto sotto Ataru si sente molto attratto da Lamù e non ne potrebbe più fare a meno.
Ecco qui solo alcuni dei numerosissimi personaggi.
Lamù
Ataru
Shinobu
Ten
I sigg. Moroboshi
Padre di Lamù
Madre di Lamù
Rei e Ran
Mendo
Sakura
Sakurambo
Compagni di classe
Prof. Onsen
Benten
Oyuki e Kurama
sig. Fujinami
Di Lamù esistono anche alcuni film d'animazione: Only You, Beautiful Dreamer e altri ancora.
Una cosa che molti - ma non tutti - sanno è che c'è un vero e proprio mistero che ruota intorno alla sigla di Lamù di cui si è parlato molto sul web. Una discussione che fu iniziata dal famoso sito web Tana delle Sigle allorché qualcuno, notando l'assenza di informazioni su autori e interpreti della sigla di Lamù, ha iniziato a fare ricerche in merito, consultando doppiatori e professionisti dell'ambiente, per trovarsi di fronte a un enigma di difficile soluzione, neanche fosse il Terzo segreto di Fatima. Incomprensibilmente: è una bella canzone, e chi l'ha creata, eseguita e/o interpretata avrebbe dovuto essere orgoglioso di rivendicarla. Ma alla fine anche questo segreto, esattamente come quello di Fatima, è stato svelato.
Un'ultima menzione è alla voce di Lamù di Rosalinda Galli, riconoscibilissima, ha certamente aiutato al successo del personaggio.
Immagina una vita messi all'angolo, anzi, precisamente in un vicolo di New York. Immagina sognare una vita migliore e mettere in campo tutto l'ingegno possibile per mettere a punto un piano geniale - sì, certo, anche fraudolento - per arricchirsi e ottenere una vita migliore per sé e i membri "fratelli" della propria banda. Non più avanzi di cibo da cercare nei bidoni ma una vita da ricchi con maggiordomo che serve vaschette di paté di salmone e paté di coniglio come nelle pubblicità con i gatti persiani bianchi dal pelo meraviglioso. E immagina una banda di altri sfortunati fratelli, non altrettanto brillanti e svegli, ma ognuno con le sue differenti capacità e una uguale dedizione alla causa. Peccato per il solito poliziotto sempre a rompere le uova nel paniere, sempre a smascherare gli intricati inganni...e anche stavolta, a diventare ricchi, ci riproviamo domani!
Questo è Top Cat, T.C per gli amici, cartone dalla ineguagliabile fantasia e genialità di Hanna & Barbera del 1961. Già in precedenza abbiamo rilevato su questo blog come molti cartoni animati di Hanna & Barbera traggano ispirazione e presentino parodie di personaggi realmente esistenti, di generi cinematografici o di show di successo e anche questo non fa eccezione, usando un doppiaggio con gli stessi attori di cui si fa la parodia o che comunque accentui il riferimento. Infatti Top Cat si ispira a una commedia, The Phil Silver's Show, il cui protagonista è un militare, un sergente un po' mascalzone e fancazzista che vive all'interno di un fortino nel profondo Texas. Il sergente è abile a intortare con le parole le persone che inganna, compresi i suoi commilitoni che finiscono per fare il lavoro che il sergente non vuole fare ma che complessivamente sono un po' mascalzoni e fancazzisti essi stessi, aiutando il loro capo nelle sue truffe. Ovviamente, trattandosi di una commedia, parliamo di piccole truffe, trucchi ai danni del colonnello, non di grandi azioni criminali.
E così questa dinamica viene trasposta in un cartone con una banda di gatti che hanno Top Cat (in Italia doppiato anche come gatto Temistocle) come leader, la cui mente è sempre impegnata ad architettare truffe che li riscattino dalla vita nel vicolo, sfuggendo però al pedante controllo del poliziotto di quartiere, Charlie Dibble, con cui la banda instaura quel rapporto di antagonismo ma anche rispetto e solidarietà che spesso si riscontra in questo genere di cartoni animati, portando, qualche volta, all'alleanza tra le parti rivali.
Top Cat, in un post molto carino che ho trovato sul Linkedin viene descritto come uno che può insegnare cosa sia la leadership in quanto concentra su di sé tutte le caratteristiche del leader perfetto, quelle caratteristiche che lo distinguono da un semplice "boss" e che trovate elencate in miliardi di post che popolano i social network:
- fare le cose in prima persona, non limitarsi a impartire gli ordini;
- raccogliere il gruppo giusto, ognuno con il proprio ruolo e ognuno con skills complementari;
- saper delegare;
- saper spiegare la propria visione;
- dedicare tempo e ascolto;
- saper motivare;
- ambire alla crescita di tutti e lavorare per un obiettivo comune.
Come in quasi tutti i Cartoni "animali", Top Cat è un gatto antropomorfo, bipede e con vestiti ed accessori: sulla pelliccia gialla spiccano un gilet e un cappello viola tipo Panama. E anche i suoi amici sono naturalmente gatti antropomorfi, umanamente vestiti, anche se solo di un colletto o di una cravatta senza giacca e camicia. Qui sono tutti raffigurati , i maggiori protagonist; da sinistra verso destra:
- Top Cat, il top leader;
- Fancy-Fancy il Casanova del gruppo con la sua pelliccia arancione e l'elegante sciarpa bianca, quello che se la tira un po';
- Benny, con la giacca bianca, è il più saggio del gruppo, in bilico tra astuzia e ingenuità;
- Brain, il cassiere con la maglia viola, quello che dovrebbe sapere nascondere il bottino ma che finisce sempre per parlare troppo...insomma il meno sveglio del gruppo, il cui nome risulta chiaramente sarcastico;
- Choo-Choo, con la pelliccia rosa e il dolcevita bianco, l'abile giocatore di poker;
- Spook, con cravatta nera su pelliccia marrone, è l'artista del gruppo, ha sdoganato il proverbio "Nero e marrone, vero cafone".
- l'agente Dibble che, per quanto uomo retto e onesto, per qualcuno, rappresenta lo Stato, con quell'insieme di meccanismi e vincoli che rendono la stratificazione sociale piuttosto rigida, vanificando gli sforzi individuali di scalare le sue classi e ostacolando così la mobilità sociale.
Oggi è la volta di un cartone
animato traumatico per l’esistenza di molti di noi, una storia di sfighe di uno
sfigato che porta sfiga, per molti. Ma a me piaceva e ho rivisto la serie più
volte: parlo di Remì, le sue avventure tratto dal romanzo“Senza famiglia” di Hector Malot, un’opera
narrativa francese pubblicata in 4 episodi e poi successivamente in edizioni
illustrate.
Fa parte di un filone molto
ricco di cartoni, alcuni dei quali tratti da romanzi, che in quegli anni ci
raccontavano di bambini orfani (Candy, Peline Story, Heidi, Anna dai Capelli Rossi … ) o in cerca dell’unico genitore superstite (Marco dagli appennini alle Ande, Belle e Sebastien, Charlotte, …) o in cerca delle loro origini
(Georgie,…) che, eppure, tra una serie di sfortunati eventi, trovavano la loro
strada nel mondo, con finali in genere a lieto fine.
Mi piaceva perché raccontava
un mondo che oggi non esiste più ma che non è poi così lontano, un mondo che
hanno conosciuto i nostri padri nati nel dopoguerra e i nostri nonni, quando
l’obbligo scolastico era decisamente disatteso e i bambini, nati in casa e
cresciuti in strada, imparavano in tenera età l’arte del sopravvivere e di
guadagnare. Un mondo che ho vissuto attraverso i racconti della mia famiglia
che mi raccontava del lavoro minorile, della responsabilità di “sposare” le
sorelle (ossia, provvedere con il proprio lavoro alla loro dote), di come si
cresceva in fretta e scaltri e, di come, artisti da strada di passaggio fossero
momenti festosi per una comunità che viveva di poche distrazioni e poche
possibilità di fruire di arte ed eventi, a parte le feste in casa con il
giradischi.
Quella di cui parliamo oggi è la serie giapponese di 51 episodi andati in onda in Italia a partire dal 1979 principalmente sui canali RAI (ma il cartone è del 1977) ma esiste anche un film d'animazione del 1970 che ho guardato varie volte sulle TV locali chiamato "Senza famiglia" e il cui protagonista si chiama Remigio. Sia la serie che il film d'animazione sono fedeli al romanzo; più di recente è stato invece prodotta e messa in onda una serie più liberamente ispirata al romanzo chiamata "Remy, la bambina senza famiglia" dove appunto Remy è una bambina. Tanto è bastato per non considerare minimamente l'idea di guardarlo, come tutte le opere in cui i personaggi vengono snaturati con cambi di sesso, carnagione e quant'altro.
Remì è stato uno dei cartoni più popolari almeno qui in Italia ma non per questo mi esimerò dal riassumere brevemente la trama.
Remì è un bambino che vive in Francia povero ma felice con la sua famiglia adottiva, i Barberin. E' molto legata sua mamma, una donna molto dolce e affettuosa, meno a suo padre assente per lavoro in quanto fa l'operaio a Parigi. A causa di un infortunio che gli impedisce di lavorare ancora, il signor Barbarin, contro le proteste della moglie, decide di letteralmente vendere Remì a un vecchio artista ambulante, il signor Vitali, che vuole così allargare la sua compagnia musicante ambulante e sicuramente la presenza di un bambino può indurre una maggiore generosità del pubblico.
A dispetto del fatto che si è appena realizzata la compravendita di un bambino, il signor Vitali si mostra un uomo severo ma buono e giusto, che ama gli animali con cui fa gli spettacoli ed è un abile musicista. Insegna a Remì a suonare l'arpa e svariati strumenti musicali e ad esibirsi in numeri divertenti con i suoi intelligentissimi animali: la sciammia Joli Coer (Belcore in alcuni doppiaggi) e i cani Capi, Zerbino e Dolce.
La compagnia si esibisce di città in città e la notte dorme sotto le stelle, questo aggiunge sollievo comico e poeticità al cartone che altrimenti sarebbe troppo drammatico. Infatti, Vitali viene arrestato per reazione a pubblico ufficiale quando difende Capi dai maltrattamenti di una guardia e Remì resta solo a cercare di sbarcare il lunario per sé e gli animali ma, per fortuna, incontra una nobildonna inglese, la signora Milligan, che in realtà è la sua vera madre, che viaggia con suo figlio Arthur, di salute cagionevole e incapace di camminare. La signora ospita Remì per tutto il tempo necessario alla liberazione di Vitali e in quel periodo sente un legame inspiegabile con il bambino e si chiede se suo figlio maggiore Richard, rapito quando era in fasce, sia ancora vivo. Dopo la liberazione di Vitali, la compagnia si riunisce ma Vitali non ha più la forza e la salute di un tempo e - e qui vengono i veri traumi - durante una tormenta di neve, Zerbino e Dolce, usciti incautamente dal riparo vengono sbranati dai lupi. Successivamente anche Joli Coer muore per una polmonite in una puntata di infinita tristezza e le gravi difficoltà economiche spingono Vitali a fare quello che si era ripromesso di non fare mai più: cantare in pubblico. Vitali era infatti un grande tenore italiano , Carlo Balzani, caduto in disgrazia dopo aver perso la voce durante uno spettacolo finito con i fischi del pubblico.
Anche Vitali muore, proteggendo con il suo corpo Remì durante una tormenta di neve e quindi per tutto il resto della storia Remì deve cavarsela da solo, o meglio, insieme a Capi.
La storia prosegue tra disavventure e gente per bene che gli offre aiuto. Viene per un periodo accolto dalla famiglia Acquin legando in particolar modo con la figlia minore, Elisa, una ragazza muta che diventa in futuro sua moglie e incontra Mattia, un ragazzo scaltro, abile con il violino, che in precedenza ha tentato di derubarlo, con il quale nasce una profonda amicizia. Da Mattia, Remì impara a cavarsela in una realtà violenta e piena di mascalzoni, impara il disincanto e a non fidarsi proprio, impara insomma l'arte del sopravvivere. Nel frattempo Remì scopre che la sua vera mamma è viva e lo sta cercando. Con Mattia, si ritrova ad avere a che fare con la famiglia Driscoll, proprio la famiglia responsabile del proprio rapimento ordinata da un suo zio per questioni ereditarie, e a smascherare il loro piano di fingersi i veri genitori di Remì per poterlo sequestrare e chiedere il riscatto ai Milligan. Alla fine tutto finisce bene perché Remì, dopo mille peripezie, si ricongiunge alla famiglia Milligan ma decide di continuare a crescere e a cavarsela da solo insieme al suo amico Mattia. Remì diventa un avvocato di successo e sposa Elisa (che grazie a lui aveva riacquistato la voce: la perdita era stata dovuta ad un trauma), Mattia un musicista professionista e anche Arthur riprende l'uso delle gambe.
Un paio di anni dopo l’uscita
del film cult “The Ghostbusters” (1984) con Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis
e Ernie Hudson nel ruolo dei quattro cacciatori di fantasmi (ma nelle intenzioni
originarie nel cast dovevano esserci John Belushi e Eddie Murphy in sostituzione
di Murray e Hudson), per capitalizzarne il successo, come capita soventemente,
ne è uscito anche il cartone animato (1986), di produzione americana,
inizialmente battezzato come the Real Ghost Busters per sottolinearne il legame
e l’eredità rispetto alla pellicola cinematografica, diversamente da un altro
cartone che a quei tempi veniva trasmesso (“The Ghost Busters”/ “Gli
acchiappafantasmi”, quelli con il gorilla – ne parlerò in futuro – una
produzione pure americana ma inspirata invece ad una serie televisiva del 1975,
che non ha nulla a che fare con il film). Quindi, parliamo dei veri acchiappafantasmi,
eppure non i primi, non gli originali,
cosa che ha creato beghe legali tra la Filmation (detentrice dei diritti sul
nome The Ghost Busters, a seguito della produzione del telefilm) e la Columbia
picture che ha prodotto il film. Successivamente la serie venne ribattezzata
come Slimer and the Real Ghostbusters data la popolarità del personaggio di
Slimer, particolarmente accattivante per il pubblico dei bambini,
contestualmente ad un cambio del format che non prevedeva più solo una avventura
a caccia di ectoplasmi della durata di mezzora, ma anche delle gag di cui Slimer
era il protagonista.
I personaggi del cartone sono
gli stessi del film, film che voglio celebrare perché, esistendo, ha reso
possibile questo iconico e mitico momento in Stranger Things:
Secondo fatto che non vedevo l’ora
di menzionare, probabilmente non noto a molti, che a New York, nel quartiere Tribeca
a Manhattan, esiste ancora la caserma dei Vigili del Fuoco utilizzata come
quartier generale degli acchiappafantasmi, adottandone nome e vessillo, come
documentato da questa foto di me stessa scattata nel 2025. Ero stata nella Grande
Mela diverse volte, ma non ne ero a conoscenza: l’ho scoperto grazie a un
bellissimo tour attraverso i luoghi che sono stati usati come set cinematografici.
Chiuse queste due per me "ineluttabili" parentesi, come dicevo, i personaggi sono gli stessi del a partire dai quattro acchiappa fantasmi Peter, Ray, Egon e Winston e ne ricalcano più
o meno liberamente le fattezze, soprattutto per quanto riguarda le scelte
cromatiche (colori delle tute, dei capelli e degli occhiali). Come nel film sono
presenti Slimer anche detto Onionhead, letteralmente Testa di Cipolla (che però nel film non viene chiamato con un nome specifico), fantasma
qui più amichevole e con il ruolo di sollievo
comico del cartone, l’irriverente segretaria Janine, il Marshmallow Man (Mr
Stay Puff) e le auto superaccessoriate (Ecto-1, Ecto-2, Ecto-3). La serie si è
sviluppata per 7 stagioni assumendo dei toni più dark all’inizio che sono stati
sfumati verso toni sempre più leggeri e storie più semplici e lineari rispetto
alle primissime stagioni.
Una curiosità che ho letto –
per la serie “Meritocrazia portami via” è che l’interprete di Winston, cioè l’attore
afro-americano Ernie Hudson, si era presentato, non riconosciuto, al casting
per il doppiaggio, nel cartone, del suo stesso personaggio, venendone scartato perché
giudicato troppo diverso dal film (scuse fantastiche, dove trovarle).
Altra curiosità: la
sceneggiatura del film (e successivamente del cartone) fu scritta da due dei
protagonisti, ossia Dan Aykroyd e Harold Ramis su un’idea dello stesso Dan
Aykroyd che aveva ereditato da suo nonno la passione per la parapsicologia.
Ultima curiosità che ho scelto di raccontare tra le tante che circondano i Ghost Busters è che l'uomo Marshmallow non era un pupazzone gigante ma uno stuntman travestito che sembrava gigante in quanto si muoveva in una New York realizzata in miniatura, tecnica abbondantemente usata in film come Godzilla.
Ecco qui i personaggi del film
e del cartone a confronto:
Peter
Ray
Egon
Winston
Janine
Slimer
Mr Stay Puff Marshmallow man
e chiudo con la leggendaria
colonna sonora di Ray Parker Jr che sicuramente ha contributo al grande successo degli acchiappa fantasmi!
Gli ultimi decenni hanno visto il proliferare delle monumentali pellicole cinematografiche hollywoodiane da milioni di incassi che ci mostrano le gesta in sinergia di Avengers e Justice League, tutti uniti contro il cattivo di turno.
Ma molto prima del successo planetario di questi colossal di effetti speciali, quelli della mia generazione hanno potuto già guardare le avventure in cooperazione dei classici supereroi, uniti da amicizia e rispetto, per affermare il loro senso di giustizia e verità contro criminali di tutte le risme. .
Sto parlando di un cartone animato prodotto da Hanna & Barbera a partire dal 1973 che si è sviluppato attraverso numerose puntate organizzate in stagioni, ben 9, presentate con diversi originali (Super Friends, The All New Super Friends Hour, ...) ma tutte tradotte in italiano con lo stesso titolo: I Super Amici, distinguibili per piccole variazioni nella formula dell'episodio o dei personaggi.
Personalmente lo guardavo su Teleregione Color e rimanevo rapita a guardare le azioni di Superman, Aquaman, Wonder Woman con il suo jet invisibile, Batman, Robin e altri supereroi della DC Comics specificatamente parte della Lega della Giustizia, più altri personaggi minori che fungono da spalla comica cioé Wendy, Marvin e il cane Wonderdog nella primissima stagione e Zan e Jayna (aka i gemelli Wonder Twins) con la scimmia Gleek nelle successive.
Occasionalmente vi si uniscono anche Occhio di Falco, Flash, Plastic Man, Firestorm, Freccia verde e altri personaggi inseriti allo scopo di rendere il cartone più inclusivo e rappresentativo di fare etnie (Samurai, Black Vulcano, Apache Chief).
Dalla parte dei cattivi, soprattutto nelle prime delle 93 puntate, ci sono soventemente alieni o scienziati pazzi dai metodi discutibili ma con intenzioni non proprio perfide; successivamente, incominciano ad apparire sempre più spesso i criminali resi celebri dal fumetto, come Lex Luthor, lo Spaventapasseri, l'Enigmista, Joker, il Pinguino e Poison Ivy.
Come già detto, nella prima stagione compaiono Wendy Harris e Marvin White con il loro cane Wonderdog, due adolescenti che hanno più che altro lo scopo di avvicinare come pubblico le fasce di età più tenere. A partire dalla seconda stagione vengono sostituiti dai gemelli Wonder Twins che, contrariamente ai loro predecessori, sono dotati di poteri: sono infatti degli alieni mutaforma che, al grido di "Poteri Wonder Twins, in azione!" , possono trasformarsi, lui generalmente in forme di acqua e lei in animali.
Chiaramente ispirato ai fumetti DC dedicati alla Justice League, il cartone animato, sebbene non spicchi per profondità e complessità o per qualità (frequente riuso delle immagini e degli sfondi), va ben oltre il contenuto del fumetto, impegnando i super eroi una vera e propria missione formativa dell'audience: infatti, vengono mostrate clip in cui i supereroi danno lezioni utili di pronto soccorso e artigianato, spiegano alcuni trucchi di magia, propongono quiz e indovinelli.
Gli episodi si ripetono in maniera molto lineare con una allerta (Trouble alert) al loro quartiere generale (La sala della giustizia) emanato dal general Wilcox o dal super elaborato elettronico e i nostri supereroi che si attivano immediatamente per fermare il pericolo e il criminale che c'è dietro usando i loro super poteri, senza colpi di scena, senza slealtà tra i comprimari, senza nessuno dei sentimenti negativi che occupano l'animo umano. Bei tempi.