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domenica 18 ottobre 2026
Mago pancione: la magia in uno starnuto. Auli Aule Tulilem Blem Blu!
domenica 11 ottobre 2026
La furia di Hong Kong, maestro di karate in accappatoio
Prima di parlare di lui, una precisazione è d'obbligo: La furia di Hog Kong (Hong Kong Phooey) non è un normale cane poliziotto… anche se ufficialmente lavora proprio in un commissariato!
Creato dalla prolifica coppia Hanna-Barbera , La furia di Hong Kong racconta le avventure di Penrod "Penry" Pooch (pooch=cagnolino), un tranquillo cane che lavora come inserviente e custode in una stazione di polizia. Un ruolo apparentemente insignificante, ma che gli permette di ascoltare continuamente le comunicazioni degli agenti e di venire a conoscenza dei casi di cronaca.
Nello specifico, ogni puntata si apre con la centralinista del distretto di polizia, Rosemary, che riceve una chiamata di soccorso e riferisce l'emergenza di turno al sergente Flint.
Quando c'è un crimine da risolvere, Penry si precipita nello sgabuzzino, apre il suo schedario segreto, indossa il caratteristico accappatoio rosso, la cintura arancio e mascherina nera… e in pochi secondi diventa Hong Kong Phooey! 🐾
Il suo fedele compagno è Spot, un gatto che, ironia della sorte, è spesso molto più capace del suo padrone e finisce per risolvere concretamente i problemi nei quali Hong Kong Phooey si caccia a partire dal rimanere puntualmente incastrato nello schedario in cui si trasforma.
Un meccanismo da supereroe… in versione Hanna-Barbera, una trovata è interessante perché Hong Kong Phooey prende in giro uno dei meccanismi più classici dei supereroi americani.
Pensiamo a Clark Kent: giornalista del Daily Planet, quindi praticamente seduto in prima fila davanti alle notizie di cronaca, ma pronto a sparire in un bagno o in un vicolo per trasformarsi in Superman.
Oppure a Peter Parker, fotografo e reporter freelance, sempre alla ricerca di notizie e abbastanza vicino agli eventi da poter intervenire nei panni di Spider-Man.
E lo stesso principio, con qualche variazione sul tema, si ritrova in molti personaggi dei fumetti: l'eroe conduce una vita apparentemente normale, ma il suo lavoro gli garantisce un accesso privilegiato alle informazioni e agli eventi. Quando arriva la notizia giusta… in un battibaleno il personaggio si maschera e rimuove la maschera di uomo pavido e imbranato per vestire, letteralmente e figuratamente, i panni dell'eroe!
Hong Kong Phooey ripete questo schema, solo che invece di essere un giornalista o un fotografo, Penry è l'addetto alle pulizie del commissariato (e le notizie gli arrivano direttamente sotto il naso!) e in più è imbranato sia nei panni dell'inserviente che dell'eroe. E, infatti, il personaggio è una parodia degli eroi invincibili e dei maestri di arti marziali. Hong Kong Phooey si vanta di essere un combattente straordinario, cita continuamente le proprie capacità e si lancia con entusiasmo nelle missioni.Peccato che le cose non vadano quasi mai come previsto. I suoi piani sono spesso assurdi, le sue tecniche funzionano a metà e, soprattutto, Spot finisce regolarmente per sistemare ciò che lui combina. Tuttavia, le persone in città questo non lo sanno e acclamano Phooey come l'eroe della città e anche Rosemary ha un debole per lui. Tutti lo amano, tranne il sergente Flint che non ama le sue interferenze con la giustizia.
Ed è proprio questo il cuore della serie: Hong Kong Phooey è convinto di essere un grande supereroe…tutti in città sono all'oscuro della sua totale assenza di talento, mentre lo spettatore sa benissimo che il vero eroe è probabilmente il gatto!
La serie debuttò negli Stati Uniti nel 1974 e conta una sola stagione, per un totale di 16 episodi. Nonostante la breve durata, Hong Kong Phooey è diventato uno dei personaggi più riconoscibili della produzione Hanna-Barbera.
Il suo look è rimasto impresso nella memoria pronto a lasciare il commissariato per combattere il crimine con il suo accappatoio rosso.
E forse il suo fascino sta proprio qui: prende tutti gli ingredienti del supereroe classico — doppia identità, trasformazione lampo, costume, base operativa, nemici e missioni — e li ribalta con quella comicità surreale che Hanna-Barbera sapeva fare così bene.
E ho dimenticato di menzionare che così come Batman ha la bat-mobile, anche Phooey ha la phooeymobile (furiamobile nel doppiaggio italiano) , una vettura capace di trasformarsi in nave, aereo e cabina telefonica a seconda della circostanza.
Chi se lo ricorda? E soprattutto: quanti di voi, da bambini, avrebbero voluto avere uno sgabuzzino segreto dove trasformarsi in supereroe in cinque secondi?
| Hong Kong Phooey | Penry Pooch | Spot |
| Sergente Flint | Rosemary | La Furiamobile |
domenica 4 ottobre 2026
Tom e Jerry, geniale superclassico sempreverde capolavoro d'arte
Tom & Jerry è una di quelle coppie che non hanno bisogno di presentazioni: un gatto e un topo, eterni rivali, protagonisti di inseguimenti, trappole, dispetti e situazioni completamente surreali che hanno fatto ridere generazioni di spettatori in tutto il mondo. La trama, almeno in apparenza, è semplicissima: Tom cerca in tutti i modi di catturare Jerry, mentre il piccolo topo riesce quasi sempre a sfuggirgli, trasformando ogni tentativo del gatto in un nuovo disastro. Eppure, dietro questa formula apparentemente elementare, si nasconde una delle serie animate più importanti e influenti della storia. Tom e Jerry nacquero nel 1940 dalla fantasia di William Hanna e Joseph Barbera, quando i due lavoravano alla Metro-Goldwyn-Mayer, e il primo cortometraggio si intitolava “Puss Gets the Boot”. Inizialmente i protagonisti non avevano ancora i nomi con cui li conosciamo oggi: il gatto si chiamava Jasper, mentre il topo era semplicemente indicato come un topo. Il successo fu immediato e i personaggi vennero sviluppati fino a diventare Tom e Jerry. Una delle caratteristiche più particolari della serie è che, soprattutto nei cortometraggi classici, i due protagonisti parlano pochissimo: gran parte della comicità nasce infatti dai gesti, dalle espressioni, dalla musica, dai rumori e da un ritmo incredibilmente preciso. Le loro avventure sono costruite come una vera e propria danza comica, dove ogni porta sbattuta, martello, caduta o esplosione arriva nel momento esatto per creare l'effetto desiderato. E proprio la musica ha un ruolo fondamentale: il compositore Scott Bradley realizzò colonne sonore estremamente sofisticate, mescolando jazz, musica classica e sonorità moderne per l’epoca. Grazie a questo cartone, già dalla tenera età ho iniziato ad apprezzare i brani più famosi di Chopin, Mozart, Lizt, Strauss, Rossini. E quando Tom suona il piano e si esibisce in uno dei pezzi di musica classica classici , Tom va a premere i tasti corretti, quelli che corrispondono alla melodia e con un sincronismo perfetto. Da preadolescente che sapeva suonare la tastiera elettronica il fatto che ci fosse una perfetta corrispondenza tra l'animazione e il suono colpiva la mia attenzione in maniera speciale. Insomma, questo cartone porta a nuovo livello il concetto di "ricerca di una estrema cura nei dettagli". In questa scena vi mostro concretamente di cosa sto parlando.
Qualche tempo fa mi sono imbattuta in una divertente scena di Tom & Jerry che viene usata per spiegare cosa è il concetto ingegneristico di Risk Assessment e come si importante tenerlo sempre aggiornati i documenti di valutazione del rischio. Questa è la scena.
Ritengo che per lo studio e l'accuratezza che ci sono dietro alla produzione di ogni singolo episodio, ccon un po' di impegno e fantasia si potrebbero individuare tantissime scene che si possono prestare a creare pillole formative come questa e in diversi campi dello scibile; comprese la fisica e l'ingegneria, i cui principi vengono largamente utilizzati da Tom quando deve creare delle sofisticate trappole per Jerry. Ma non solo nozioni, anche metafore e insegnamenti di vita.
Un’altra curiosità è che Tom e Jerry non sono sempre stati semplicemente nemici: in diverse storie si aiutano, collaborano o finiscono dalla stessa parte quando compare un problema ancora più grande. Questo contribuisce a rendere il loro rapporto molto più interessante di una semplice rivalità, perché sotto i litigi e gli inseguimenti sembra esserci una sorta di legame indissolubile. La collaborazione è orientata a salvaguardare la loro dinamica, quando è minacciata in una qualche situazione, per poter diventare nuovamente rivali e tornare a bisticciare dopo, a riprova che ciò che conta è avere un missione, quella di Tom cacciare, quella di Jerry scappare, e entrambi perderebbero lo scopo di vita se Tom riuscisse a catturare e uccidere Jerry una volta per tutte o Jerry a liberarsi del suo aggressore una volta per tutte. Motivo per cui a volte vanno ad auto sabotarsi quando sono vicini al raggiungimento dei propri obiettivi. E ditemi se questa non è una grande lezione di vita, di come sia importante il viaggio e non la meta, avere uno scopo. Proprio ieri leggevo un articolo che parlava delle teorie di un centenario ricercatore giapponese che afferma che la longevità non sia solo una questione fisica ma una questione mentale: un cervello che ritiene di dover ancora sistemare delle cose prima di passare a miglior vita riesce a tenere vivo un corpo anche provato mentre più docilmente si abbandona tra le braccia di Morfeo chi ha ottenuto tutto, chi ha già realizzato tutti i suoi scopi o ci ha definitivamente rinunciato, chi pensa di aver compiuto la sua missione.
Attorno ai due personaggi ruotano altri personaggi, a volte interessi amorosi con eventuali rivali in amore di uno dei due protagonisti, che sono quindi spesso altri topi, altri gatti, più raramente altri animali. Si tratta di personaggi che compaiono una tantum, partecipano alla trama di uno specifico episodio, e poi non si vedono mai più. Uniche eccezioni, nel senso che sono figure ricorrenti, sono la padrona umana di Tom, di cui si vedono solo le gambe che danno l'idea di una donna corpulenta, che appare di tanto in tanto per gridare il suo terrore di fronte alla presenza del topo in casa e per rimproverare Tom della sua incapacità di acchiapparlo, e Spike (a volte con figlioletto al seguito), un cane bulldog che prende le difese di Jerry e ribalta la dinamica: con lui in giro, è Tom a dover scappare e difendersi, anche perché spesso le trappole di Tom piazzate per Jerry finiscono per colpire Spike (con lo zampino del furbo Jerry) o addirittura il figlioletto di cui è super protettivo.I cortometraggi classici ottennero anche un enorme riconoscimento internazionale e conquistarono ben sette Premi Oscar nella categoria dedicata ai cortometraggi d’animazione, un risultato straordinario che testimonia quanto la serie fosse apprezzata anche dal punto di vista artistico e tecnico. Nel corso dei decenni Tom e Jerry hanno cambiato stile, autori, produzioni e formati, arrivando in televisione, al cinema e in numerose nuove serie, ma il concetto di base è rimasto praticamente immutato: Tom vuole prendere Jerry, Jerry vuole sopravvivere e ogni piano finisce inevitabilmente nel caos. Ed è forse proprio questa semplicità a spiegare la loro longevità: non servono grandi spiegazioni, perché la comicità è universale e comprensibile a qualsiasi età. Un dettaglio curioso riguarda anche il nome “Jerry”: dopo il successo del primo cortometraggio, la MGM organizzò un concorso interno per scegliere il nome definitivo del topo e fu l’animatore John Carr a proporre proprio “Jerry”. Da allora quel piccolo topo grigio è diventato uno dei personaggi più riconoscibili dell’animazione mondiale. Tom & Jerry dimostra così che non servono dialoghi complessi o trame elaborate per creare personaggi immortali: bastano due caratteri opposti, una buona dose di fantasia, tempi comici perfetti e una rivalità destinata a non finire mai. E forse, dopo più di ottant’anni, la cosa più divertente è proprio questa: per quanto Tom ci provi, Jerry continuerà sempre a trovare un modo per scappare!
domenica 27 settembre 2026
Pupazzi in TV: tenerezza o inquietudine?
| Topo Gigio | Provolino | Rockfeller |
| Uan | Five | Four |
| Ambrogio | I Muppet | Sesame street |
sventola, occhi piccoli e dentone centrale, inventato dalla coppia Castellano & Pipolo, animato da Raffaele Pisu e con la voce fuoricampo di Oreste Lionello. Che mix!
domenica 20 settembre 2026
Charlotte e la casetta in Canadà con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà
| Charlotte | Andrè (padre) | Simone (madre) |
| Il cavaliere | Sandy | Luis |
| Sig. Gordon | Sig.ra Gordon | Sammy |
| Sig. Garson | Sig.ra Garson | Belle |
| Katy | Melville | il Nonno |
| zio Albert | Milene | Marie |
domenica 13 settembre 2026
Ode ad un mondo che non c'è più
Oggi un post troppo attuale e quindi atipico per
questo blog, se volete uno sfogo, ma che, nonostante la sua atipicità nel
parlarvi del mondo di oggi, per contrasto, vi parla anche del mondo di ieri. Lo faccio abbandonando per una volta i toni leggeri che sono solita usare per lamentarmi da boomer quale orgogliosamente sono di una serie di circostanze poco edificanti che caratterizzano l’attuale quotidianità, cose che nel mondo di ieri sarebbero state semplicemente inaccettabili.
E al centro della graduale
rivoluzione che oggi ci fa vivere in modi impensabili ieri c’è lui: il telefono
cellulare, quello che tutti abbiamo - anche i bambini in tenera età - e che ci
fa sentire connessi con il mondo e chissà perché, facendoci sentire connessi,
ci risucchia nell’isolamento sempre più, soprattutto quando si vive in
specifici contesti storici (si pensi all’era covid), geografici, ambientali e
sociali. Naturalmente, parlo in termini macroscopici, con effetti sul singolo
che vanno dal lieve al patologico.
Voglio tralasciare discorsi sociologici sui quali non ho alcun genere di competenze. Come voglio tralasciare discorsi di demonizzazione della tecnologia che, da ingegnere elettronico con specializzazione in telecomunicazioni, susciterebbero non poche perplessità ma se poi ci pensate bene mica tanto: chi meglio di un ingegnere può conoscere tutte le insidie del progresso (controllo, invasione della privacy, impatti ambientali, ecc.) , accanto agli innegabili vantaggi, come ad esempio maggiore sicurezza ed efficienza dei trasporti che, poi, è il settore in cui lavoro?
Ma glissando su tali temi, vasti e complessi, non posso non confrontare quelli che sono i risvolti pratici che segnano la
differenza tra due mondi, quello che vivo e quello che questo blog racconta ed
omaggia.
A cominciare da quanto è stata
dimenticata la buona educazione che ci faceva telefonare a casa delle persone
lontani dalle ore dei pasti e del riposo: la portabilità del telefono è
diventata automaticamente licenza di chiamare o messaggiare all’ora di pranzo,
alle 11 di sera, la mattina prima delle 8 per cose totalmente superflue o
magari per ribadire o commentare ulteriormente cose già dette di persona
qualche ora prima. Non ci rendiamo conto che quando scriviamo nei gruppi WA entriamo a tutte le ore, con le notifiche associate ai nostri messaggi, o
peggio ancora, a superflue emoticon, nelle case anche di sconosciuti con cui
condividiamo solo la scuola dei figli o la palestra alla quale siamo iscritti. E' essenziale mandare un pollice alto su una chat di gruppo alle 2 di notte? E chi sei, un imperatore romano che valuta un combattimento al Colosseo?
Ma questi disagi e disturbi impallidiscono di fronte alla Rottura Suprema®, quella del telemarketing selvaggio operato dai call center, che continuano a chiamare tutti i giorni, per tutto il giorno, nonostante il registro delle opposizioni (devo dire, utile quanto una forchetta per il brodo), filtri antispam, i blocchi, i filtri antispoofing e le ultime novità inserite quest’anno nel cosiddetto Decreto Bollette. Ripenso agli anni della scuola e a come mi fermavo ad immaginare il mio futuro come persona, come donna e come lavoratrice e MAI E MAI E POI MAI avrei immaginato che ci sarebbe stato un tempo in cui avrei iniziato la mattinata puntualmente imprecando al telefono contro sconosciuti, minacciandoli di denunciarli alla polizia postale, augurando loro ogni pestilenza e tentando di farmi passare per una squilibrata nella speranza che nella mia scheda informativa dell’ennesimo call center ci sia scritto “Non perdere tempo, persona in necessità di un TSO urgente”. Già, perché non tutti possiamo astenerci dal rispondere agli sconosciuti, non quando aspettiamo chiamate da strutture sanitarie e uffici pubblici o per mille altri motivi. E comunque anche la strategia del non rispondere non funziona. Semplicemente non demordono. E allora divento come Daltanious, mi girano le lame boomerang e non ho nessuna comprensione e empatia per gli operatori che, per quanto mi riguarda, sono truffatori complici e causa di una piaga sociale non più sopportabile, peggio della invasione delle cavallette o un’altra qualsiasi delle dieci piaghe di Egitto. Ritengo che ci sia più dignità a prostituirsi per 50 euro per qualche decina di minuti che a truffare la gente per 5 euro l’ora; infatti, solo una di queste due professioni in un certo senso produce benessere, l’altra non produce né beni né servizi, è solo stalking mascherato da lavoro. E non provateci neppure a farmi sentire in colpa per queste parole in nome di una solidarietà per il povero operatore che deve portare il pane a casa: l'operatore sa per chi sta lavorando, conosce il nome della propria azienda e sa che sta mentendo quando ti dice di chiamarti per conto del tuo gestore di energia e che ci sarà un cambio di tariffa o che c'è un problema catastrofico alla centralina per cui "converrebbe migrare verso altro gestore". Sono bugiardi addestrati a mentire, truffatori, maleducati che buttano giù quando messi alle strette ma anche dei cretini che perdono tempo e lo fanno perdere: se una persona non mangia la foglia dopo anni di stalking quotidiano è inutile continuare a chiamarla. Naturalmente parlo di operatori di call center outbound e che lavorano, e lo sanno, presso call center che utilizzano questi sporchi trucchi.
Ce ne sarebbero tanti di temi
di cui si può parlare che comparano in modo impietoso il presente con un
passato che, anche senza volerlo idealizzare e riconoscendone tutti i limiti,
nella mia opinione, ne esce vincitore come fosse un’utopia. Un altro tema è,
per esempio, quello di voler essere per forza qualcuno. La ricerca della
celebrità a tutti i costi anche quando non si hanno né arte né parte, né,
tantomeno, talento e, spesso, neanche una particolare confidenza con la signora
Grammatica Italiana. Non partirò con un altro sfogo sul tema, probabilmente vi
ho annoiato abbastanza.
Mi limiterò a dare la parola a uno dei pochi artisti veri dei nostri giorni, un raro portatore sano di buon senso. Sto parlando del mio conterraneo Caparezza (che mi onoro di conoscere di persona), che già diversi anni fa, ha previsto e messo in rima l’ambizione e la faccia tosta dell’Uomo Qualcuno.
P.S. Durante la creazione di
questo post è stato rilasciato il controllo dei freni inibitori della mia
sopita vena polemica.
domenica 6 settembre 2026
Wacky Races, le corse pazze che hanno fatto impazzire il mondo
Tra tutti i concorrenti, il più memorabile è senza dubbio Dick Dastardly, accompagnato dal fedele cane Muttley alla guida della vettura 00, detta la Macchina Infernale (nell'originale, Mean Machine). Più che vincere con le proprie capacità, Dick è ossessionato dall'idea di sabotare gli avversari, escogitando trappole elaborate che finiscono quasi sempre per ritorcersi contro di lui. E la sua ossessione nel sabotare gli altri è talmente folle che in uno degli ultimi episodi il telespettatore intuisce chiaramente che, alla fine, a Dastardly non interessa neppure vincere, gli interessa il sabotaggio fine a sé stesso: infatti nell'unica puntata in cui ha praticamente vinto, si fa un autosabotaggio a pochi centimetri dalla linea del traguardo. Le risate sguaiate di Muttley, diventate uno dei marchi di fabbrica della serie, sono ancora oggi immediatamente riconoscibili dagli appassionati e la sua faccia ridacchiante una icona che viene riportata su t-shirt, cappellini, felpe, teli mare e quant'altro.
| Numero 00 - La macchina infernale Dastardly e Muttley | Numero 1 - La macigno-mobile Rock e Gravel Slag |
| Numero 2 - Il diabolico coupé Big e Lil Gruesome | Numero 3 - La Multiuso Pat Pending |
| Numero 4 - Lo scarafaggio volante Red Max | Numero 5 - Il vezzoso coupé Penelope Pitstop |
| Numero 6 - L'armata speciale Sergente Blast e soldato Meekly | Numero 7 - La antiproiettile Clyde e la sua banda |
| Numero 8 - L'insetto scopiettante Lazy Luke e Orso Blabber | Numero 9 - La Sei Cilindri Peter Perfect |
| Numero 10 - La Spaccatutto Rufus Roughcat e il castoro Sawtooth | L'iconico Ghigno di Muttley |





















































