| Takeshi | Teru | Barone |
| Joe Kuruma | Gen. Onigawara | Cattivi a caso |
| Takeshi | Teru | Barone |
| Joe Kuruma | Gen. Onigawara | Cattivi a caso |
Prendiamo ad esempio Hardy, questa Iena Ridens, di primo acchito sembra un animale antropomorfo come tanti nei cartoni, poi a un certo punto noti che non ride mai e ha sempre l'espressione costipata. Un capovolgimento degli stereotipi, una iena ridens portata alla malinconia e a un pessimismo cosmico come un Leopardi a quattro zampe. E come dargli torto, visto che poi in tutte le avventure in cui viene suo malgrado trascinato è sempre quello che ne soffre le conseguenze. E' proprio vero che un pessimista è un ottimista con l'esperienza.
Intorno ai due protagonisti ruotano altri personaggi sia animali che umani; i due protagonisti fanno parte, insieme ad altri noti personaggi H&B (Top Cat, Ernesto Sparalesto, Peter Potamus,...), de L'Allegra banda di Yoghi. Siglaaa!
Se ne era accennato su questi schermi in un post che faceva una panoramica abbastanza completa di quelle che erano le icone che spopolavano sui nostri quaderni e sui nostri gadget negli anni '80, da Holly Hobbie a Victoria Plum.
Oggi mi focalizzerei su una di esse, quella che è stampata su una magnifica felpa che possiedo e conservo gelosamente, acquistata qualche anno fa all'OVS che spesso propone questo genere di chicche. Vi faccio subito vedere la mia felpa con la stampa fonte di ricordi per qualsiasi componente della generazione X, dato che questa grafica era presente praticamente ovunque, persino sul biscotto gelato.
Un silenzio che è solo il la quiete prima della tempesta di caos che sta per scatenarsi ad ogni puntata ad opera dei numerosi personaggi di questa serie, Lamù la ragazza dello spazio, il cui titolo originario, Urusei Yatsura, non a caso, significa qualcosa tipo "gentaglia chiassosa". Dalle mie parti c'è un termine dialettale che utilizzerei per definire la bizzarra combriccola di questo anime: Frestéte. E' un termine sempre traducibile come chiassoso, ma non proprio chiassoso, più che chiassoso, casinista, animoso... tutte queste cose insieme.
Questo cartone, come anche Ranma 1/2 della stessa autrice Rumiko Takahashi, lo identifico proprio con queste esplosioni di caos e l'assurdità di alcune situazioni che si alternano a momenti di irrequieta lentezza, la quiete prima della tempesta.
Ma iniziamo dal principio, dalla trama.
Ecco qui solo alcuni dei numerosissimi personaggi.
| Lamù | Ataru | Shinobu | Ten |
| I sigg. Moroboshi | Padre di Lamù | Madre di Lamù | Rei e Ran |
| Mendo | Sakura | Sakurambo | Compagni di classe |
| Prof. Onsen | Benten | Oyuki e Kurama | sig. Fujinami |
Di Lamù esistono anche alcuni film d'animazione: Only You, Beautiful Dreamer e altri ancora.
Una cosa che molti - ma non tutti - sanno è che c'è un vero e proprio mistero che ruota intorno alla sigla di Lamù di cui si è parlato molto sul web. Una discussione che fu iniziata dal famoso sito web Tana delle Sigle allorché qualcuno, notando l'assenza di informazioni su autori e interpreti della sigla di Lamù, ha iniziato a fare ricerche in merito, consultando doppiatori e professionisti dell'ambiente, per trovarsi di fronte a un enigma di difficile soluzione, neanche fosse il Terzo segreto di Fatima. Incomprensibilmente: è una bella canzone, e chi l'ha creata, eseguita e/o interpretata avrebbe dovuto essere orgoglioso di rivendicarla. Ma alla fine anche questo segreto, esattamente come quello di Fatima, è stato svelato.
Un'ultima menzione è alla voce di Lamù di Rosalinda Galli, riconoscibilissima, ha certamente aiutato al successo del personaggio.
Questo è Top Cat, T.C per gli amici, cartone dalla ineguagliabile fantasia e genialità di Hanna & Barbera del 1961. Già in precedenza abbiamo rilevato su questo blog come molti cartoni animati di Hanna & Barbera traggano ispirazione e presentino parodie di personaggi realmente esistenti, di generi cinematografici o di show di successo e anche questo non fa eccezione, usando un doppiaggio con gli stessi attori di cui si fa la parodia o che comunque accentui il riferimento. Infatti Top Cat si ispira a una commedia, The Phil Silver's Show, il cui protagonista è un militare, un sergente un po' mascalzone e fancazzista che vive all'interno di un fortino nel profondo Texas. Il sergente è abile a intortare con le parole le persone che inganna, compresi i suoi commilitoni che finiscono per fare il lavoro che il sergente non vuole fare ma che complessivamente sono un po' mascalzoni e fancazzisti essi stessi, aiutando il loro capo nelle sue truffe. Ovviamente, trattandosi di una commedia, parliamo di piccole truffe, trucchi ai danni del colonnello, non di grandi azioni criminali.
E così questa dinamica viene trasposta in un cartone con una banda di gatti che hanno Top Cat (in Italia doppiato anche come gatto Temistocle) come leader, la cui mente è sempre impegnata ad architettare truffe che li riscattino dalla vita nel vicolo, sfuggendo però al pedante controllo del poliziotto di quartiere, Charlie Dibble, con cui la banda instaura quel rapporto di antagonismo ma anche rispetto e solidarietà che spesso si riscontra in questo genere di cartoni animati, portando, qualche volta, all'alleanza tra le parti rivali.
Top Cat, in un post molto carino che ho trovato sul Linkedin viene descritto come uno che può insegnare cosa sia la leadership in quanto concentra su di sé tutte le caratteristiche del leader perfetto, quelle caratteristiche che lo distinguono da un semplice "boss" e che trovate elencate in miliardi di post che popolano i social network:
- fare le cose in prima persona, non limitarsi a impartire gli ordini;
- raccogliere il gruppo giusto, ognuno con il proprio ruolo e ognuno con skills complementari;
- saper delegare;
- saper spiegare la propria visione;
- dedicare tempo e ascolto;
- saper motivare;
- ambire alla crescita di tutti e lavorare per un obiettivo comune.
Come in quasi tutti i Cartoni "animali", Top Cat è un gatto antropomorfo, bipede e con vestiti ed accessori: sulla pelliccia gialla spiccano un gilet e un cappello viola tipo Panama. E anche i suoi amici sono naturalmente gatti antropomorfi, umanamente vestiti, anche se solo di un colletto o di una cravatta senza giacca e camicia. Qui sono tutti raffigurati , i maggiori protagonist; da sinistra verso destra:
- Top Cat, il top leader;
- Fancy-Fancy il Casanova del gruppo con la sua pelliccia arancione e l'elegante sciarpa bianca, quello che se la tira un po';
- Benny, con la giacca bianca, è il più saggio del gruppo, in bilico tra astuzia e ingenuità;
- Brain, il cassiere con la maglia viola, quello che dovrebbe sapere nascondere il bottino ma che finisce sempre per parlare troppo...insomma il meno sveglio del gruppo, il cui nome risulta chiaramente sarcastico;
- Choo-Choo, con la pelliccia rosa e il dolcevita bianco, l'abile giocatore di poker;
- Spook, con cravatta nera su pelliccia marrone, è l'artista del gruppo, ha sdoganato il proverbio "Nero e marrone, vero cafone".
- l'agente Dibble che, per quanto uomo retto e onesto, per qualcuno, rappresenta lo Stato, con quell'insieme di meccanismi e vincoli che rendono la stratificazione sociale piuttosto rigida, vanificando gli sforzi individuali di scalare le sue classi e ostacolando così la mobilità sociale.
P.S. Questo post è stato scritto su richiesta di Marco7154, un utente di IG, che segue la pagina social afferente questo blog.
Ed ecco la sigla
Fa parte di un filone molto
ricco di cartoni, alcuni dei quali tratti da romanzi, che in quegli anni ci
raccontavano di bambini orfani (Candy, Peline Story, Heidi, Anna dai Capelli Rossi … ) o in cerca dell’unico genitore superstite (Marco dagli appennini alle Ande, Belle e Sebastien, Charlotte, …) o in cerca delle loro origini
(Georgie,…) che, eppure, tra una serie di sfortunati eventi, trovavano la loro
strada nel mondo, con finali in genere a lieto fine.
Mi piaceva perché raccontava
un mondo che oggi non esiste più ma che non è poi così lontano, un mondo che
hanno conosciuto i nostri padri nati nel dopoguerra e i nostri nonni, quando
l’obbligo scolastico era decisamente disatteso e i bambini, nati in casa e
cresciuti in strada, imparavano in tenera età l’arte del sopravvivere e di
guadagnare. Un mondo che ho vissuto attraverso i racconti della mia famiglia
che mi raccontava del lavoro minorile, della responsabilità di “sposare” le
sorelle (ossia, provvedere con il proprio lavoro alla loro dote), di come si
cresceva in fretta e scaltri e, di come, artisti da strada di passaggio fossero
momenti festosi per una comunità che viveva di poche distrazioni e poche
possibilità di fruire di arte ed eventi, a parte le feste in casa con il
giradischi.
Quella di cui parliamo oggi è la serie giapponese di 51 episodi andati in onda in Italia a partire dal 1979 principalmente sui canali RAI (ma il cartone è del 1977) ma esiste anche un film d'animazione del 1970 che ho guardato varie volte sulle TV locali chiamato "Senza famiglia" e il cui protagonista si chiama Remigio. Sia la serie che il film d'animazione sono fedeli al romanzo; più di recente è stato invece prodotta e messa in onda una serie più liberamente ispirata al romanzo chiamata "Remy, la bambina senza famiglia" dove appunto Remy è una bambina. Tanto è bastato per non considerare minimamente l'idea di guardarlo, come tutte le opere in cui i personaggi vengono snaturati con cambi di sesso, carnagione e quant'altro.
Remì è stato uno dei cartoni più popolari almeno qui in Italia ma non per questo mi esimerò dal riassumere brevemente la trama.
Remì è un bambino che vive in Francia povero ma felice con la sua famiglia adottiva, i Barberin. E' molto legata sua mamma, una donna molto dolce e affettuosa, meno a suo padre assente per lavoro in quanto fa l'operaio a Parigi. A causa di un infortunio che gli impedisce di lavorare ancora, il signor Barbarin, contro le proteste della moglie, decide di letteralmente vendere Remì a un vecchio artista ambulante, il signor Vitali, che vuole così allargare la sua compagnia musicante ambulante e sicuramente la presenza di un bambino può indurre una maggiore generosità del pubblico.
A dispetto del fatto che si è appena realizzata la compravendita di un bambino, il signor Vitali si mostra un uomo severo ma buono e giusto, che ama gli animali con cui fa gli spettacoli ed è un abile musicista. Insegna a Remì a suonare l'arpa e svariati strumenti musicali e ad esibirsi in numeri divertenti con i suoi intelligentissimi animali: la sciammia Joli Coer (Belcore in alcuni doppiaggi) e i cani Capi, Zerbino e Dolce.
La compagnia si esibisce di città in città e la notte dorme sotto le stelle, questo aggiunge sollievo comico e poeticità al cartone che altrimenti sarebbe troppo drammatico. Infatti, Vitali viene arrestato per reazione a pubblico ufficiale quando difende Capi dai maltrattamenti di una guardia e Remì resta solo a cercare di sbarcare il lunario per sé e gli animali ma, per fortuna, incontra una nobildonna inglese, la signora Milligan, che in realtà è la sua vera madre, che viaggia con suo figlio Arthur, di salute cagionevole e incapace di camminare. La signora ospita Remì per tutto il tempo necessario alla liberazione di Vitali e in quel periodo sente un legame inspiegabile con il bambino e si chiede se suo figlio maggiore Richard, rapito quando era in fasce, sia ancora vivo. Dopo la liberazione di Vitali, la compagnia si riunisce ma Vitali non ha più la forza e la salute di un tempo e - e qui vengono i veri traumi - durante una tormenta di neve, Zerbino e Dolce, usciti incautamente dal riparo vengono sbranati dai lupi. Successivamente anche Joli Coer muore per una polmonite in una puntata di infinita tristezza e le gravi difficoltà economiche spingono Vitali a fare quello che si era ripromesso di non fare mai più: cantare in pubblico. Vitali era infatti un grande tenore italiano , Carlo Balzani, caduto in disgrazia dopo aver perso la voce durante uno spettacolo finito con i fischi del pubblico.
Anche Vitali muore, proteggendo con il suo corpo Remì durante una tormenta di neve e quindi per tutto il resto della storia Remì deve cavarsela da solo, o meglio, insieme a Capi.
La storia prosegue tra disavventure e gente per bene che gli offre aiuto. Viene per un periodo accolto dalla famiglia Acquin legando in particolar modo con la figlia minore, Elisa, una ragazza muta che diventa in futuro sua moglie e incontra Mattia, un ragazzo scaltro, abile con il violino, che in precedenza ha tentato di derubarlo, con il quale nasce una profonda amicizia. Da Mattia, Remì impara a cavarsela in una realtà violenta e piena di mascalzoni, impara il disincanto e a non fidarsi proprio, impara insomma l'arte del sopravvivere. Nel frattempo Remì scopre che la sua vera mamma è viva e lo sta cercando. Con Mattia, si ritrova ad avere a che fare con la famiglia Driscoll, proprio la famiglia responsabile del proprio rapimento ordinata da un suo zio per questioni ereditarie, e a smascherare il loro piano di fingersi i veri genitori di Remì per poterlo sequestrare e chiedere il riscatto ai Milligan. Alla fine tutto finisce bene perché Remì, dopo mille peripezie, si ricongiunge alla famiglia Milligan ma decide di continuare a crescere e a cavarsela da solo insieme al suo amico Mattia. Remì diventa un avvocato di successo e sposa Elisa (che grazie a lui aveva riacquistato la voce: la perdita era stata dovuta ad un trauma), Mattia un musicista professionista e anche Arthur riprende l'uso delle gambe.
Nel 2019 è stato realizzato un film su Remì
Alcune immagini che mostrano i vari personaggi
I personaggi del cartone sono
gli stessi del film, film che voglio celebrare perché, esistendo, ha reso
possibile questo iconico e mitico momento in Stranger Things:
Secondo fatto che non vedevo l’ora
di menzionare, probabilmente non noto a molti, che a New York, nel quartiere Tribeca
a Manhattan, esiste ancora la caserma dei Vigili del Fuoco utilizzata come
quartier generale degli acchiappafantasmi, adottandone nome e vessillo, come
documentato da questa foto di me stessa scattata nel 2025. Ero stata nella Grande
Mela diverse volte, ma non ne ero a conoscenza: l’ho scoperto grazie a un
bellissimo tour attraverso i luoghi che sono stati usati come set cinematografici.
Chiuse queste due per me "ineluttabili" parentesi, come dicevo, i personaggi sono gli stessi del a partire dai quattro acchiappa fantasmi Peter, Ray, Egon e Winston e ne ricalcano più o meno liberamente le fattezze, soprattutto per quanto riguarda le scelte cromatiche (colori delle tute, dei capelli e degli occhiali). Come nel film sono presenti Slimer anche detto Onionhead, letteralmente Testa di Cipolla (che però nel film non viene chiamato con un nome specifico), fantasma qui più amichevole e con il ruolo di sollievo comico del cartone, l’irriverente segretaria Janine, il Marshmallow Man (Mr Stay Puff) e le auto superaccessoriate (Ecto-1, Ecto-2, Ecto-3). La serie si è sviluppata per 7 stagioni assumendo dei toni più dark all’inizio che sono stati sfumati verso toni sempre più leggeri e storie più semplici e lineari rispetto alle primissime stagioni.
Una curiosità che ho letto –
per la serie “Meritocrazia portami via” è che l’interprete di Winston, cioè l’attore
afro-americano Ernie Hudson, si era presentato, non riconosciuto, al casting
per il doppiaggio, nel cartone, del suo stesso personaggio, venendone scartato perché
giudicato troppo diverso dal film (scuse fantastiche, dove trovarle).
Altra curiosità: la
sceneggiatura del film (e successivamente del cartone) fu scritta da due dei
protagonisti, ossia Dan Aykroyd e Harold Ramis su un’idea dello stesso Dan
Aykroyd che aveva ereditato da suo nonno la passione per la parapsicologia.
Ultima curiosità che ho scelto di raccontare tra le tante che circondano i Ghost Busters è che l'uomo Marshmallow non era un pupazzone gigante ma uno stuntman travestito che sembrava gigante in quanto si muoveva in una New York realizzata in miniatura, tecnica abbondantemente usata in film come Godzilla.
Ecco qui i personaggi del film
e del cartone a confronto:
| Peter | Ray |
| Egon | Winston |
| Janine | Slimer |
| Mr Stay Puff Marshmallow man |
e chiudo con la leggendaria
colonna sonora di Ray Parker Jr che sicuramente ha contributo al grande successo degli acchiappa fantasmi!