Visualizzazione post con etichetta Cartoni animati giapponesi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cartoni animati giapponesi. Mostra tutti i post

domenica 8 marzo 2026

Remì: storia di sfiga, sopravvivenza e riscatto

 


Oggi è la volta di un cartone animato traumatico per l’esistenza di molti di noi, una storia di sfighe di uno sfigato che porta sfiga, per molti. Ma a me piaceva e ho rivisto la serie più volte: parlo di Remì, le sue avventure tratto dal romanzo  Senza famiglia” di Hector Malot, un’opera narrativa francese pubblicata in 4 episodi e poi successivamente in edizioni illustrate.

Fa parte di un filone molto ricco di cartoni, alcuni dei quali tratti da romanzi, che in quegli anni ci raccontavano di bambini orfani (Candy, Peline Story, Heidi, Anna dai Capelli Rossi … ) o in cerca dell’unico genitore superstite (Marco dagli appennini alle Ande, Belle e Sebastien, Charlotte, …) o in cerca delle loro origini (Georgie,…) che, eppure, tra una serie di sfortunati eventi, trovavano la loro strada nel mondo, con finali in genere a lieto fine.

Mi piaceva perché raccontava un mondo che oggi non esiste più ma che non è poi così lontano, un mondo che hanno conosciuto i nostri padri nati nel dopoguerra e i nostri nonni, quando l’obbligo scolastico era decisamente disatteso e i bambini, nati in casa e cresciuti in strada, imparavano in tenera età l’arte del sopravvivere e di guadagnare. Un mondo che ho vissuto attraverso i racconti della mia famiglia che mi raccontava del lavoro minorile, della responsabilità di “sposare” le sorelle (ossia, provvedere con il proprio lavoro alla loro dote), di come si cresceva in fretta e scaltri e, di come, artisti da strada di passaggio fossero momenti festosi per una comunità che viveva di poche distrazioni e poche possibilità di fruire di arte ed eventi, a parte le feste in casa con il giradischi.

Quella di cui parliamo oggi è la serie giapponese di 51 episodi andati in onda in Italia a partire dal 1979 principalmente sui canali RAI (ma il cartone è del 1977) ma esiste anche un film d'animazione del 1970 che ho guardato varie volte sulle TV locali chiamato "Senza famiglia" e il cui protagonista si chiama Remigio. Sia la serie che il film d'animazione sono fedeli al romanzo; più di recente è stato invece prodotta e messa in onda una serie più liberamente ispirata al romanzo chiamata "Remy, la bambina senza famiglia" dove appunto Remy è una bambina. Tanto è bastato per non considerare minimamente l'idea di guardarlo, come tutte le opere in cui i personaggi vengono snaturati con cambi di sesso, carnagione e quant'altro.

Remì è stato uno dei cartoni più popolari almeno qui in Italia ma non per questo mi esimerò dal riassumere brevemente la trama.

Remì è un bambino che vive in Francia povero ma felice con  la sua famiglia adottiva, i Barberin. E' molto legata sua mamma, una donna molto dolce e affettuosa, meno a suo padre assente per lavoro in quanto fa l'operaio a Parigi. A causa di un infortunio che gli impedisce di lavorare ancora, il signor Barbarin, contro le proteste della moglie, decide di letteralmente vendere Remì a un vecchio artista ambulante, il signor Vitali, che vuole così allargare la sua compagnia musicante ambulante e sicuramente la presenza di un bambino può indurre una maggiore generosità del pubblico.

A dispetto del fatto che si è appena realizzata la compravendita di un bambino, il signor Vitali si mostra un uomo severo ma buono e giusto, che ama gli animali con cui fa gli spettacoli ed è un abile musicista. Insegna a Remì a suonare l'arpa e svariati strumenti musicali e ad esibirsi in numeri divertenti con i suoi intelligentissimi animali: la sciammia Joli Coer (Belcore in alcuni doppiaggi) e i cani Capi, Zerbino e Dolce.

La compagnia si esibisce di città in città e la notte dorme sotto le stelle, questo aggiunge sollievo comico e poeticità al cartone che altrimenti sarebbe troppo drammatico. Infatti, Vitali viene arrestato per reazione a pubblico ufficiale quando difende Capi dai maltrattamenti di una guardia e Remì resta solo a cercare di sbarcare il lunario per sé e gli animali ma, per fortuna, incontra una nobildonna inglese, la signora Milligan, che in realtà è la sua vera madre, che viaggia con suo figlio Arthur, di salute cagionevole e incapace di camminare. La signora ospita Remì per tutto il tempo necessario alla liberazione di Vitali e in quel periodo sente un legame inspiegabile con il bambino e si chiede se suo figlio maggiore Richard, rapito quando era in fasce, sia ancora vivo. Dopo la liberazione di Vitali, la compagnia si riunisce ma Vitali non ha più la forza e la salute di un tempo e - e qui vengono i veri traumi - durante una tormenta di neve, Zerbino e Dolce, usciti incautamente dal riparo vengono sbranati dai lupi. Successivamente anche Joli Coer muore per una polmonite in una puntata di infinita tristezza e le gravi difficoltà economiche spingono Vitali a fare quello che si era ripromesso di non fare mai più: cantare in pubblico. Vitali era infatti un grande tenore italiano , Carlo Balzani, caduto in disgrazia dopo aver perso la voce durante uno spettacolo finito con i fischi del pubblico.

Anche Vitali muore, proteggendo con il suo corpo Remì durante una tormenta di neve e quindi per tutto il resto della storia Remì deve cavarsela da solo, o meglio, insieme a Capi.

La storia prosegue tra disavventure e gente per bene che gli offre aiuto. Viene per un periodo accolto dalla famiglia Acquin legando in particolar modo con la figlia minore, Elisa, una ragazza muta che diventa in futuro sua moglie e incontra Mattia, un ragazzo scaltro, abile con il violino, che in precedenza ha tentato di derubarlo, con il quale nasce una profonda amicizia. Da Mattia, Remì impara a cavarsela in una realtà violenta  e piena di mascalzoni, impara il disincanto e a non fidarsi proprio, impara insomma l'arte del sopravvivere. Nel frattempo Remì scopre che la sua vera mamma è viva e lo sta cercando. Con Mattia, si ritrova ad avere a che fare con la famiglia Driscoll, proprio la famiglia responsabile del proprio rapimento ordinata da un suo zio per questioni ereditarie, e a smascherare il loro piano di fingersi i veri genitori di Remì per poterlo sequestrare e chiedere il riscatto ai Milligan. Alla fine tutto finisce bene perché Remì, dopo mille peripezie, si ricongiunge alla famiglia Milligan ma decide di continuare a crescere e a cavarsela da solo insieme al suo amico Mattia. Remì diventa un avvocato di successo e sposa Elisa (che grazie a lui aveva riacquistato la voce: la perdita era stata dovuta ad un trauma), Mattia un musicista professionista e anche Arthur riprende l'uso delle gambe.

Nel 2019 è stato realizzato un film su Remì

Alcune immagini che mostrano i vari personaggi

Remì con il sig. Vitali, Capi, Dolce, Zerbino e Joli Coer
Remì con la sig. Milligan, Arthur e Elisa
Remì con Mattia
Remì con mamma Barberin




domenica 15 febbraio 2026

Don Chuck il Castoro: a lui non la si fa


Don Chuck il castoro è una serie di 26 episodi poi seguiti da altri 73 episodi del sequel "Don Chuck Story" degli anni '70, trasmessa in italia negli anni '80. Come facilmente desumibile dal titolo, l'anime ha come protagonista un castoro, Don Chuck, che vive nella foresta con il suo papà Don Aristotele che, in assenza di una figura materna, cerca di educarlo al meglio, trasferendogli insegnamenti e valori importanti che però non impediscono al figlio, dalla tempra vivace, avventurosa e un po' ribelle, di cacciarsi nei guai. Don Chuck ha come migliori amici una castora, Lalla, un orsetto, Daigo e la coniglietto Mimì che fa anche da assistente infermiera al dottore del villaggio, una capra di nome Mei. Altri personaggi sono il lupo Rappa, la volpe Konta, il procione Kachinko, non proprio malvagi, ma sicuramente furbi, imbroglioni, opportunisti e inaffidabili e perciò immancabilmente fonti di guai; insomma, Rappa e i suoi scagnozzi ricordano, per ruolo,  un po' il Gatto e la Volpe di Pinocchio. C' anche il lupo buono e saggio: Gantezu.Tutti vivono le loro giornate nella foresta Zawa Zawa nella parte delimitata dal fiume Jabu Jabu oltre il quale nessuno dovrebbe avventurarsi: si ritiene infatti che oltre il fiume la foresta sia piena di insidie. Per  Chuck e i suoi amici le giornate passano con quella energia infantile di meraviglia e scoperta che mi riporta a sensazioni familiari seppur lontane. 


Don chuck
Lalla
Don Aristotele
Daigo
Mimì
Dott. Mei

Gantezu
Rappa
Kachinko
Konta
Genitori di Mimì
Madre di Lalla

Di questo cartone mi piaceva la spensieratezza: il tema della mancanza di una madre per Chuck era trattato con relativa leggerezza e più centrali erano i temi legati all'amicizia, alla crescita, al senso di appartenenza ad una comunità operosa che si sostiene nei momenti di difficoltà e in presenza di pericoli.
Come molti cartoni animati dell'epoca e non solo  si caratterizza per il fatto che gli animali sono antropomorfi: si muovono come bipedi , ha una postura eretta come si vede anche nell'Ape Maia, Ape Magà. In più, come gli umani, utilizzano abiti e accessori e questo lo fa rientrare in un filone di cartoni a cui appartengono La banda dei ranocchi, Fantazoo, Maple Town e tanti altri, tutti più o meno incentrati sul tema della natura e della comunità che vive e si protegge a vicende all'interno del suo habitat.
Particolarmente memorabili sono le sigle cantate dal grande compianto Nico Fidenco: Don Chuck il castoro  per la prima serie e Don Chuck Story per il sequel. Le due sigle sono presenti su due differenti dischi: il primo ha Don Chuck il castoro sul lato A mentre sul lato B è presene la canzone Pierino a Quadretti; il secondo ha Don Chuck Story sul lato A mentre sul lato B è presente una canzone strumentale di Detto Mariano dal titolo Zawa Zawa che ricordo di aver sentito in qualche spot (Crackers Misura? A qualcuno risulta?).







domenica 4 gennaio 2026

Vicky il Vichingo, un portento del problem solving

Vicky il Vichingo, conosciuto anche come Vickie il Vichingo e come Viki il Vichingo, è un anime , basato su un libro di racconti per bambini creato di un autore svedese, dalla produzione giappo-tedesca, nel senso che ne esiste una edizione giapponese, commissionata da emittente austriaca,  e una tedesca che riprende quella giapponese ma elimina alcune scene per integrarla con altre. Per lo meno, questo è quanto ho capito dalle fonti, un po' confusionarie sull'argomento .
Nei suoi 78 episodi, la serie tratta delle avventure di Vicky, un bambino mingherlino, lentigginoso e pavido, non certo lo stereotipo del vichingo,  e di una compagnia di  maneschi, rozzi ma bonari vichinghi capeggiata da suo padre, Halvar.
Il gruppo vive nel villaggio scandinavo di Flake ((fiocco di neve) e di lì si imbarcano in numerose spedizioni, al limite del fantastico,  ritrovandosi puntualmente in situazioni pericolose che non riescono a risolvere con la semplice e ingenua forza bruta del gruppo di vichinghi.
Le avventure si svolgono dunque in mare - non a caso stiamo parlando di vichinghi - e Vicky, nonostante un fisico e un'età non adatti alla dura vita dei lupi di mare, conquista progressivamente la stima e la fiducia di tutti, nonché una certa leadership, grazie alla sua abilità nel risolvere i guai che di volta in volta incontrano,  usando il notevole ingegno  e la sua fervida immaginazione. Ogni volta che una brillante idea arriva alla mente di Vicky, egli si gratta il naso e scocca le dita (come nell'immagine all'inizio del post). Insomma, Vicky diventa la mascotte della comitiva, senza il quale non si vuole più partire. Questo accade, nonostante la ritrosia di Halvar che, per paterno spirito di protezione nei confronti del figlio, tende a minimizzarne il suo contributo e le sue idee. Curiosità: in uno dei doppiaggi, Vicky ha la voce di Lamù.
Ulteriore curiosità: la sigla ricalca la musica originale del cartone ma ne esiste una inedita di Riccardo Zara e I Cavaliere del re.
È un cartone animato non proprio popolarissimo qui in Italia, credo che molti non lo ricordino nonostante sia stato trasmesso su canali come le reti Rai e Canale 5 o meglio la cui popolarità è stata probabilmente offuscata da cartoni più diffusi, più ritrasmessi e ridistribuiti alle TV locali che ne hanno mandato in onda repliche su repliche, ad nauseam, ammesso che fossimo capaci di provarne per i nostri beniamini della TV.
Tuttavia, all'estero e in particolare nei paesi germanici è un cartone che entrato a pieno titolo nella cultura pop, tanto da meritare un film, più o meno contemporaneo del cartone, e, successivamente, un remake del cartone e un live action. Presumo che fosse molto popolare anche in Spagna, a giudicare dalle numerose action figures di Vicky e la sua ciurma in cui mi sono imbattuta in un mio recentissimo viaggio nella penisola iberica. 

Ecco qui, in un unica foto, alcuni dei numerosi personaggi della serie: a partire da sinistra c'è Ylvi, una amica di Vicky, Faxe, il gigante buono e pauroso nonostante la mole, Tjure, spaccone, simpatico e balbuziente,  poi Snorre, chiacchierone e un po' provocatore, Urobe, il vecchio saggio del gruppo, Halvar, il capo e padre di Vicky (davanti a lui), Ulme, suonatore di lira, cantore, l'animo poetico del gruppo e infine, il più a destra, Gorm, vedetta dell'albero maestro e acrobata.

Ed ecco qui la sigla: 





domenica 21 dicembre 2025

L'uomo tigre, il campione di cui avevamo bisogno

Come tradurre post su un anime tanto denso di pathos, senso di giustizia, pietà, crudeltà, generosità, sacrificio... insomma tanto pieno di umanità, nel bene e nel male? Come sintetizzare puntate su puntate, combattimenti su combattimenti fuori e dentro al ring, infiniti incontri di wrestling giapponese sempre più cruenti nonché sempre più bizzarri fino al gran finale di pura viulenzaaa? Beh non sarà facile, ma io ci provo. Incominciamo dall'inizio. 
L'uomo tigre è un potente lottatore mascherato affiliato ad una organizzazione di lottatori chiamata Tana delle Tigri la cui sede è localizzata in una remota e glaciale parte delle Alpi , uno scenario a la "Dove osano le aquile". Si tratta di una organizzazione di stampo criminale che recluta e circuisce bambini soli al mondo, per avviarli ad anni di estenuanti e mortali allenamenti presso le palestre della Tana e farne di essi lottatori forti, scorretti e crudeli che dovranno versare buona parte dei proventi dei futuri incontri all'organizzazione: chi tradirà questo patto sarà perseguitato attraverso un emissario della organizzazione, Mister X, fino all'uccisione da parte degli innumerevoli sicari della Tana.
Troviamo quindi l'uomo tigre che, impertinente e ironico, dopo aver conquistato la notorietà negli States come "il diavolo giallo", è impegnato in vari incontri utilizzando scorrettezze di ogni tipo: colpi in parti vietate, utilizzo di tirapugni di ferro, tavoli scagliati sulla schiena del malcapitato avversario. 
Successivamente viene rivelata al pubblico la sua identità: si tratta di Naoto Date che, come ci mostreranno i flash back, era cresciuto in una casa per orfani e si era fatto reclutare da tana delle tigri nella speranza di costruirsi un futuro migliore e di diventare abbastanza forte da picchiare duro tutti i bulli che rendevano miserabile la vita dei bambini orfani come lui.
Nel frattempo Naoto fa visita all'orfanotrofio in cui è cresciuto, la Chibbiko House, nel presente gestito dai suoi vecchi compagni Watsuke e sua sorella Ruriko, figli del vecchio direttore dell'orfanotrofio; e si presenta con una marea di regali che fanno felici i bambini. Tuttavia, per non tradire la sua identità, si finge una persona pavida e inetta diventando il bersaglio di ilarità e, qualche volta, anche di scherno da parte dei bambini.
Fra i vari bambini (Yoshio, Gaboten, Chappy, Toppi,..) particolarmente vivace ed esagitato, nonché scalmanato fan di Uomo Tigre, è Kenta. Fuggito dall'orfanotrofio per assistere ad un incontro del suo beniamino, sarà il motivo della conversione di Uomo Tigre ad uno stile di lotta reale quando, dalle parole di Ruriko, capisce di avere la responsabilità di essere di esempio per i bambini. Nel frattempo, per evitare l'abbattimento dell'orfanotrofio, Naoto si era indebitato con uno strozzino e questo lo porta, come Uomo Tigre,  a tradire il patto con la Tana. Il tradimento da luogo a una serie di combattimenti all'ultimo sangue contro i malvagi lottatori inviati da Tana delle Tigri per punirlo e nonostante le scorrettezze degli avversari l'uomo tigre combatte secondo le regole, conquistandosi con il tempo l'amicizia dei lottatori della Federazione Lotta Giapponese, in primis il Gigante Baba e Antonio Inoki, personaggi realmente esistiti, che lo guidano con i loro consigli, insieme ad Arashi, anziano maestro di arti marziali. Le puntate si susseguono in una escalation di sempre maggiore violenza, con avversari che lo sfidano in incontri atipici che si rivelano delle vere e proprie trappole mortali: si pensi ad esempio all'uomo Piranha che richiede un incontro con una vasca di piranha che circonda il ring.
Con il tempo altri lottatori tradiscono tana delle tigri e si uniscono alla lotta di Naoto: Daigo Daimon, suo migliore amico ai tempi di Tana delle Tigri, e Ken (Kentaro), la cui sorella Yoko, viene trasferita all'orfanotrofio dopo la morte della loro madre. L'episodio finale mostra il match con il Boss della Tana ed è una delle cose più memorabili della storia dell'animazione.
Qui alcuni dei personaggi della serie (troppi per metterli tutti).
L'uomo tigre
Naoto Date
Mister X
Ruriko
Watsuke
Kenta
I bambini della
Chibbiko House
Antonio Inoki

Il gigante Baba

Maestro Harashi


Tigre Nera,
Re Tigre,
Grossa Tigre
Daigo Daimon


Grande Tigre
Il boss
Alcuni avversari




Segnalo che trovate uno spassoso riassunto della prima puntata sul blog del doc Manhattan: una delle pagine più meritevoli dell'internet.
La serie è composta da ben 115 episodi che ho visto e rivisto su Telenorba e Teledue che lo ritrasmettevano in loop.
Finiva l'ultima puntata e ricominciava da capo. Fino ad un certo punto. Poi cambiò lo schema: prima tutti gli episodi dell'Uomo Tigre, poi quelli dell'Uomo Tigre II e poi si ripartiva da capo.

A proposito dell'Uomo Tigre II, a lungo mi ero chiesta se il suo alter ego Tommy Aku (Tatsuo Aku) fosse Kenta ma mi rispondevo di no: allora ero abbastanza ingenua da pensare che due nomi diversi rappresentassero due personaggi diversi. Ancora non sapevo come il doppiaggio potesse cambiare tutto  e fare di Koji Kabuto un anonimo pilota ausiliario chiamato Alcor in Goldrake. Tuttavia, in una puntata dell'Uomo Tigre II , vista in tempi più recenti, ho notato che nei suoi ricordi di infanzia, Tommy appariva nell'orfanotrofio mentre giocava con Naoto e appare anche Kenta. Si desume quindi che Tommy era uno dei bambini cresciuti ed educati da Watsuke e Ruriko ai tempi in cui Naoto frequentava l'orfanotrofio ma senza rivestire una particolare rilevanza nella serie e di certo non era Kenta.
La sigla dei Cavalieri del Re, composta e cantata superbamente da Riccardo Zara, la conoscono anche le pietre di una città in culonia. GRRRRRRR!







domenica 7 dicembre 2025

Astroganga: un robot sui generis e a colori

Astroganga è una serie animata del 1972, la prima robotica a essere trasmessa a colori. E' un cartone animato che ha sicuramente dei punti in comune con quelli dello stesso genere: 
- terra minacciata da nemici alieni; 
- un robot che difende la terra scontrandosi ad ogni puntata con un nuovo nemico; 
- un pool di scienziati che lavorano dietro le quinte per assicurare la vittoria del genere umano. 
Tuttavia, questi ingredienti sono mescolati in una storia con dei punti originali come vedremo ora con ordine, dando un'occhiata alla trama. Maya, una donna e scienziata aliena, fugge dal suo pianeta distrutto portando con sé un lingotto di "metallo vivo". E' sopravvissuta alla distruzione del suo pianeta da parte dei Blaster, alieni e invasori, che, nel processo di sottrarre l'ossigeno necessario alla loro sopravvivenza, devastano gli altri pianeti. Maya, arrivata sulla Terra, incontra e sposa uno  scienziato, il professor Giugar (Hoshi), il quale espone il lingotto di "metallo vivo" al calore infernale di un vulcano sottomarino: il metallo vivo si autoforgia in Astroganga. Come mostrato nelle puntate successive, il calore del vulcano sarà necessario ad Astroganga per rigenerarsi, ripararsi, assorbire energia. E già qui è evidente una prima grande differenza rispetto agli altri robot: Astroganga non è un ammasso di circuiti, è materia dotata di vitalità e intelligenza proprie, forse non è nemmeno un robot, al di là delle dimensioni gigantesche dei suoi 40 metri di altezza. Ma torniamo alla trama.
Prima di morire a causa degli effetti delle radiazioni a cui era stata esposta, Maya da alla luce un figlio che, nel doppiaggio italiano, viene chiamato Charlie e lascia una coppia di medaglioni che dovrà servire per il processo di entrata in simbiosi di Charlie con Astroganga: infatti - avverte - Astroganga sarà un'arma formidabile contro i Blaster (che nel frattempo si stanno preparando ad attaccare guarda caso la Terra) solo se agirà sinergicamente ad una intelligenza umana.
Ed ecco quindi un'altra fondamentale peculiarità di questo cartone: Charlie, una volta cresciuto fino alla veneranda età di 10 anni, non piloterà Astroganga ma si fonderà ad esso, trasformandosi in energia che viene richiamata dal medaglione posto sul petto di Astroganga una volta connessosi a quello sul petto di Charlie.
Risulta quindi che Astroganga ha sì emozioni ed intelligenza umane ma ha bisogno della simbiosi con Charlie per padroneggiarle e affrontare efficacemente le battaglie.
Un'altra peculiarità di Astroganga è l'assenza di armi: niente alabarde spaziali o missili piazzati in zone erogene, le vittorie sono garantite a suon di pugni e colpi a taglio. Tuttavia, Astroganga, è in grado di volare e chiedete a Mazinga Z, che aveva bisogno di agganciarsi al  Jet Scrander, se questa è roba da poco.
E nel gran finale, Astroganga si rivela persino in grado di prendere decisioni drastiche e autodeterminarsi.. .e non vi dico di più per non spoilerare.
Qui alcune immagini che mostrano i vari personaggi: oltre a Ganga e Charlie, ci sono Maya, il professor Giugar, Cindy (una amica di Charlie, figlia del Maggiore Bronson), i blasters (tutti identici fra loro a meno del numero identificativo), il nonno di Charlie e i signori Bronson.

Astroganga (Astroganger)
Charlie (Kantaro)
I blaster
Prof. Giugar (Hoshi)
Maya
dott. Moses - il nonno
Cindy (Rie)

Maggior Bronson
(Mr Hayakawa)
Sig. Bronson
(Mrs Hayakawa)

Sottovalutata è la sigla: per lo meno, a me piace molto ed è per questo che l'ho riconosciuta immediatamente quando uno spezzone è stato usato nello spassosissimo film Cornetti alla Crema anche se Lino Banfi si ostina a chiamare Ulrico "Mazinga" anziché "Ganga", stando alla musica.





domenica 30 novembre 2025

Inchinatevi!

Oggi si parla dell’Invincibile Shogun, serie animata di 46 episodi, rientranti nel genere Manga Mitokōmon ossia quelle storie a fumetti più o meno liberamente ispirate a personaggi realmente esistiti. Nello specifico, il personaggio qui protagonista, lo Shogun Mitsukuni Mito, è anche piuttosto fedelmente ispirato alla figura del signore feudale Tokugawa Mitsukuni, una sorta di potente latifondista che viveva nella regione giapponese attorno alla città di Mito, che infatti ricompare nel nome del personaggio principale dell’anime. Una caratterizzazione piuttosto fedele a parte il titolo di shogun che in realtà presuppone un potere dittatoriale che non è prerogativa né del personaggio della serie né del personaggio storico (seppur discendente da uno shogun il che lo rendeva al massimo un vice-shogun), un termine quindi usato più alla ad mentula canis. I punti in comune tra il personaggio storico e quello fictional sono parecchi. In primo luogo, secondo quanto trasmesso dalla tradizione orale dei cantastorie, Tokugawa, esattamente come nel cartone animato, usava circolare nelle suo feudo accompagnato da due fedelissimi servitori: il samurai Suke, dotato spadaccino, e il samurai Kaku, uomo dall’incredibile forza fisica, che nell’anime viene potenziata indossando la fascia della potenza. Lo faceva in incognito, travestito da contadino, così potesse osservare da vicino i comportamenti reali e incondizionati dei suoi subalterni e delegati (quelli che nella nostra società medievale avremmo chiamato vassalli, valvassini e valvassori) nei confronti degli ultimi, punendone abusi e vessazioni. E qui risulta anche evidente un ulteriore punto in comune tra il personaggio storico e il protagonista dell’anime: un temperamento mite e un profondo senso di giustizia, probabilmente anche il frutto di una mente aperta e dedita allo studio e alla ricerca (Tokugawa era anche una sorta di pensatore e mecenate). Il singolare comportamento del feudatario, quello di aggirarsi in incognito, per assicurare che i suoi territori fossero amministrati con rettitudine e equità, contribuì a creare il “mito” (è il caso di dirlo) attorno a questo personaggio storico, tanto da diventare il protagonista, ancora prima che del manga e dell’anime, di uno sceneggiato trasmesso sulla TV giapponese negli anni 50. E non finisce qui. Esiste un anime della casa di produzione Sunrise, credo mai arrivato in Italia, di genere robotico, che ancora si ispira al mito dei Tokugawa, solo che stavolta il feudo si estende su diversi sistemi stellari e il robot Daioja, dal design molto simile ad altri robot della stessa casa di produzione come Daitarn III e Trider G7, è il mezzo con cui il principe Mito, facendo viaggi intergalattici incogniti, assicura una amministrazione improntata alla giustizia in tutto lo spazio. Ritornando al nostro anime, ogni puntata ricalca queste dinamiche presentandosi con il tipico schema: lo shogun con i suoi samurai si imbatte in qualche prepotente che commette abusi su contadini e povera gente; Suke e Kaku affrontano i suoi scagnozzi, battendoli grazie al Taglio a croce della spada di Suke e la forza a mani nude di Kaku, moltiplicata dalla fascia della potenza; alla fine, Suke tira fuori un vessillo di stoffa con il simbolo nobiliare (la malvarosa, proprio il simbolo di Tokugawa) di Mitsukuni Mito e intima a tutti di inchinarsi di fronte a quella leggenda vivente; gli spettatori si chiedono perché non lo abbia tirato fuori prima (risposta: per lo stesso motivo per cui il Daitarn usa l’attacco solare solo dopo innumerevoli danneggiamenti). La serie animata è resa leggera dalla presenza di alcuni coprotagonisti e compagni di viaggio come l’orfano Sutemaru con il suo cane Dembé e Okoto, una ragazza che compare solo nella prima parte della serie. I protagonisti tutti insieme appassionatamente:
Ed ecco una delle due sigle, “Tamashio Chambara”.

 


Una nota a margine: una delle poche cose belle e geniali, in mezzo a tante follie, generate nell'era C0v1d è stato questo Meme.

domenica 26 ottobre 2025

Aspettate, prendo i fazzoletti.

In attesa di preparare il prossimo post, che mi prenderà un po' di tempo, perchè richiederà copiosa documentazione fotografica che devo recuperare dal mio telefono, voglio oggi condividere un trauma infantile di quelli che non si dimenticano mai. Altro che la morte della mamma di Bambi, altro che Artax il cavallo di Atreyu, qui si parla della morte, per crivellazione da armi da fuoco, di Oscar Francois DeFrançois de Jarjayes! Un momento pregno di dolore ed epicità che - confesso - non riesco ancora a guardare senza piangere fiumi di lacrime neanche fosse un videoclip musicale di Carmelo Zappulla. . Eh, sdrammatizzo, qui il trauma è reale e profondo! Un momento di una tristezza infinita seguita a ruota, quanto a tristezza, dalla morte del caro Andrés, ma poi proprio all'indomani del loro finalmente, tanto atteso, incontro copulatorio che pone fine alla castità trentennale dei protagonisti. Volevo mettere un video del fatidico momento nel bosco ma con mio grande disappunto ho notato che questo tipo di contenuto è stato rimosso da Youtube. In compenso sono comparsi come funghi montaggi patetici di tali scene - che mi rifiuto di mostrare - con insopportabili voci narranti (ecco, non abbiamo bisogno che ci spieghiate la scena abbastanza eloquente) e colonne sonore che spaziano dalla Pausini a Paola e Chiara. Insomma, non potete immaginare le bestemmie. Mi limiterò quindi a mettere un fotogramma e a linkarvi questo video in giapponese (tanto non serve la traduzione😀).
Una morte annunciata data la probabile diagnosi di tisi per Oscar che già da un po' tossiva sputando sangue ma che lascia spiazzati per quell'immenso senso di ingiustizia per due, come dice lo stesso Andrés, la cui felicità era appena iniziata. Quella sensazione di sangue che si raggela ben rappresentata da quell'improvviso soffio di vento tra i capelli di Oscar quando realizza che stava parlando con un Andrés che era già morto. Due storie, due vite spezzate troppo presto e proprio quando il coraggio di fare una scelta di autenticità verso se stessi aveva finalmente prevalso sulle convenzioni e differenze sociali, sulla oscurità di quei giorni cruenti che accompagneranno tutta la rivoluzione francese, sulla rassegnata accettazione del destino di una donna il cui corpo era stato destinato ad una uniforme dal giorno in cui era nata.
Ecco il video che mostra la morte di entrambi, sperando che qualche nullafacente (in gergo Stangachiazz) in cerca di visualizzazioni non abbia l'alzata di ingegno di andare a sostituire alle commoventi ed eroiche colonne sonore di Koji Makaino qualche brano di Marco Masini.
E a proposito della spettacolare collana di BGM (Back Ground Music) approfitto per condividere un video di un pianista molto talentuoso, dal quel che vedo, che è entrato a pieno titolo nella playlist non solo dei miei preferiti ma anche dei brani preferiti per la siesta dei miei diamanti mandarini.
Chiudo con una BGM dedicata agli amori impossibili che non muoiono mai.