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sabato 12 marzo 2011

Fenomeni

Jimmy il fenomeno. Il suo è uno di quei nomi che potremmo non aver memorizzato, a cui probabilmente non sapremmo associare un volto e di cui probabilmente non ci sono noti dettagli biografici o gossippari. Ma basta vederne un'immagine a bassa definizione del suo volto per rievocare alla mente scene e più spesso semplici apparizioni, pochi secondi, che chissà perchè sono si sono stampati in maniera indelebile nei nostri ricordi.
Un volto che diventa una quasi costante di un genere, nello specifico la commedia italiana anni 80 che da qualche anno a questa parte ha finalmente riscosso una meritata rivalutazione e non sarà mica un caso se risulta molto gradita persino a un cineasta geniale del calibro di Tarantino, estimatore tra l'altro di tutto il filone della commedia all'italiana e del magistrale cinema di Sergio Leone. E scusatemi se è poco.
Fenomeno è Jimmy per la sua mimica con quegli occhi disgiunti che sembrano obbedire a due cervelli diversi, per quanto riesce ad essere convincente nel ruolo del perfetto cretino ma soprattutto per quell'essere l'assoluto protagonista nelle scene più paradossali viste sul piccolo schermo; e, spesso, proprio come un fenomeno ("che appare") entra in scena come una furia e scompare un attimo dopo, le sue apparizioni a volte sono fugaci, giusto un istante, tanto per lasciare lo spettatore sconcertato e perplesso.
La sua filmografia è impressionante e ricopre un arco temporale trentennale che va dagli anni 60 fino alle soglie degli anni 90. Lo troviamo accanto a Lino Banfi, a Franco e Ciccio, a Paolo Villaggio, ad Alvaro Vitali, tanto per fare qualche nome che ci richiami alla mente momenti esilaranti. Vieni avanti cretino, L'Esorciccio, Fantozzi, Il giustiziere del mezzogiorno, Il bisbetico domato, La liceale nella classe dei ripetenti, Pierino torna a scuola, sono solo alcune dei titoli che compaiono nella sua vasta filmografia. Me lo ricordo anche in Drive-In nel ruolo di ciondolo della Juventus e nel ruolo di scrondo.  Me lo ha ricordato una eccezionale puntata di Strucult dedicata alla vulcanica comicità pugliese, un fenomenale Jimmy all'apice della fortuna, quella fortuna che oggi gli ha voltato le spalle rendendolo solo, malato e bisognoso di aiuto.
Aggiornamento: Jimmy il fenomeno è venuto a mancare il 6 agosto 2018

giovedì 24 luglio 2008

Addio a Guido Angeli, testimonial di Aiazzone

La pubblicità, o gli spot come si preferisce dire adesso, spesso è molesta, fastidiosa, e ci induce a un zapping continuo tra una stazione e l'altra, sia che vediamo la TV sia che sentiamo la radio. Ma capita anche che uno spot diventi un cult da rivedere sempre con piacere, capita che il jingle che l'accompagna diventi un tormentone e che un motto, uno slogan rientri persino nel nostro modo di parlare. E' il caso di quel motivetto che faceva "Vieni in bici o in barella, ma vieni a Biella, vieni a Biella..." ed è il caso di quello slogan che ci rassicurava "Provare per credere", ormai entrato a pieno titolo nel nostro dizionario quotidiano. Slogan che è diventato anche il titolo di un film. Capita pure che un testimonial diventi un personaggio tale da meritare una parodia su trasmissioni dall'eccellente share. E' il caso di Guido Angeli, tele-imbonitore e volto di Aiazzone, e la trasmissione che, con la satira, lo ha consacrato a personaggio è niente-poco-di-meno-che la gloriosa Drive-In. Erano gli esagerati anni '80. E' di oggi la notizia della sua scomparsa, a 77 anni. Non moltissimi, oggi che la vita si è allungata, ma troppi per la mia memoria rimasta ferma alla folta chioma scura e quel pollice alzato, neanche fosse Fonzie, a volerci dire "Ehi, è tutto ok! Sono qui a pubblicizzare un prodotto e a metterci la mia faccia! Potete fidarvi!". E così vogliamo ricordarlo, solo ricordarlo. La sua storia dettagliata la trovate qui.


lunedì 2 giugno 2008

Chi l'ha visto? Il mago Galbusera

Molti conoscono il pagliaccio Ronaldo del Mc Donald che, nonostante il suo aspetto inquietante a metà tra IT dell’horror e Brachino di Studio Aperto, invita i bambini a stressare il fegato con deliziosi happy meal (vabbé questa me la potevo risparmiare visto che sono la prima che non sa resistere alla tentazione di un Crispy McBacon…). Pochi sanno o ricordano che questo emblema del marketing, l’immagine di una azienda che fa del marketing un prezioso elemento di successo in tutto il mondo, ha un progenitore tutto nostrano: il Mago Galbusera, detto anche Mago G o Magoggì.
Ero bambina quando in TV lo vedevo aggirarsi nei parchi a regalare biscotti Zalet a fanciulli che – e qui si vede la fibra buona dei bambini degli anni 80 – non sembravano per niente impauriti, nonostante l’aria spiritata e bizzarra (per la serie “mai passare inosservato”) e una vaga somiglianza a quello più brutto de I fichi d’india o, forse, al professor Zichichirichì impersonato da Greggio ai tempi del Drive-In. Oggi basterebbe molto meno per avere addosso quelli dall’anti-pedofilia. Ai genitori fidelizzati che raccoglievano i punti sulla confezione egli prometteva la biscottiera dipinta a mano e la "blusa felpata", che valeva la pena possedere solo perché si chiamava così. Non maglioncino, non semplicemente felpa, non cardigan ma "blusa felpata". Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti, sono tanti i negozi di abbigliamento in cui sono stata, ma le mie orecchie non hanno più sentito il dolce suono di "blusa felpata".
Eccolo mentre fa proseliti, accompagnato da un jingle di quelli che ti entrano in testa e vorresti aprirtela solo per agevolarne l’uscita.

Ecco, insieme al jingle della bambola Giovanna-A, Giovanna-A- muove-la-testa-e-dice-A, fu la causa di un continuo lamentare, da parte mia, tremendi mal di testa inesistenti. Ciò esasperò mia madre al punto da portarmi a fare un encefalogramma (giuro!).
Quei motivetti erano così persistenti che – ricordo – mi meravigliai che gli aghi non disegnassero una confusa sequenza di G come mago G ed A come Giovanna-A. Mago G, Giovanna-A, mago A, Giovanna-G. Stop, ho già mal di testa. Per fortuna almeno Giovanna-A pare scomparsa senza lasciare neppure una labile traccia su internet, dove in genere si trova sempre di tutto. Insomma, pare sopravviva solo nella mia memoria con la sua snervante tiritera.

E invece che fine ha fatto Mago G? L’ho cercato sulla rete, a lungo senza risultato, solo vecchi spot, nulla che sciolga l’arcano su quale sia stato il suo destino. O quasi. Per qualcuno è diventato un rispettabile pilota di aviazione. Ma alla lunga la mia tenacia mi ha premiato: Luca Levis, questo il vero nome del magoggì,è diventato davvero un pilota ed è stato di recente intervistato.
Ecco quanto riporta il sito www.davidemaggio.it:

E’ stato il secondo interprete del Mago Galbusera. Il primo era un mimo che non ha avuto grande successo. Luca Levis è stato testimonial della Galbusera per cinque anni (1981/1986), nel corso dei quali è diventato un vero e proprio mito per grandi e piccini. Indimenticabile la sua parrucca, il frac giallo e i suoi pattini di fuoco. Nel 1986 è stato rimpiazzato, anche a causa del suo spirito libero che non gli ha facilitato i rapporti con le varie case di produzione. Oggi è pilota di linea nell’aviazione commerciale, è felicemente sposato e ha due bambini.

Incoraggiata, ho persistito nelle mie ricerche e ho scovato per voi questa chicca con foto attuale compresa!