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mercoledì 15 ottobre 2025
Hey, papà, guarda, un pollo!
Prendo in prestito il motto di un famoso spot degli anni 80 per introdurre questo simpaticissimo cartone animato americano che diverte già dalla sigla: Super Chicken (o Super Pollo).
Prodotta da Jay Ward e Bill Scott, la serie ripercorre le avventure di un aristocratico ram-POLLO (è proprio il caso di dirlo) dal nome altisonante Henry Cabot Henhouse III (con tanto di maggiordomo, Fred) che all’occorrenza si trasforma in supereroe mascherato senza macchia e paura. Non vi ricorda per caso qualcuno? Tipo una certa coppia formata da Bruce Wayne e Alfred Pennyworth (…”Fred”)? O, volendo, da Ratman e Arcibaldo seppure quella di Ortolani sia un’opera posteriore e certamente parodistica?
Vestito a metà tra D’Artagnan e Zorro, con i suoi stivali Wellington e il suo infallibile fioretto si lancia con la sua Batmobile, ehm, con la sua Super Coop (automobile a forma di uovo) all’inseguimento de più infami e improbabili criminali, augurandosi sempre che non ci sia nessuno a guardare i suoi passi falsi.
Fred è il maggiordomo e compagno di disavventure: vestito in maniera molto casual per essere un ingessato maggiordomo, con sneakers e maglioncino a dolcevita con la stampa “F” della sua iniziale. E’ un ossimoro vivente in quanto leone e vegetariano: qui riconosco lo stesso umorismo che sta nel chiamare una puzzola Odie Cologne e infatti i produttori sono gli stessi di The Rocky and Bullwinkle show. Dinamica classica di cartoni come questo è quella di utilizzare dei tormentoni: frasi che vengono ripetute ad ogni episodio che ne diventano il marchio di fabbrica, forse il momento più atteso nella sua rassicurante ripetitività. In questo caso, ognuna delle 17 puntate si conclude con un Fred claudicante e scombussolato a cui il nostro Super Chicken risponde con frasi che, con parole diverse, sempre intendono “lo sapevi che questo era un lavoro pericoloso e lo hai scelto lo stesso!”.
Non tutti sanno, soprattutto al di fuori degli States, che il personaggio di Henry Cabot Henhouse è una citazione e parodia del politico e diplomatico Henry Cabot Lodge Jr, da cui mutua il nome e l’appartenenza elitaria. In generale, il cartone animato si fa beffe dei Boston Brahmins esponenti della crème sociale ed economica bostoniana di discendenza puritana e del gruppo sociale WASP (White Anglo-Saxon Protestant). E' tutto dire che si Henry Cabot si trasformasse in Super Chicken bevendo Martini! Super Chicken era trasmesso come segmento all’interno del cartone animato George della Giungla – dalla formidabile sigla – insieme a Tom Slick. Che parta la sigla!
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mercoledì 10 marzo 2010
L'ossessione del Giorno

Lo ammetto: è un tranello. Un piccolo gioco di parole da titolo ad effetto.
Più che un'ossessione, si tratta di una suggestione. Che si è ripetuta in chiavi diverse nel corso degli anni, e che ho messo a fuoco solo ultimamente.
Cercherò di definirla ora, in questo post, alla meno peggio.
Anche se può sembrare un pò fuori dai toni della Fortezza, si tratta in realtà di un percorso che tocca molti miti degli anni 80, per cui mi sono deciso a pubblicarlo anche qui.
Allora.
Molte esperienze mediatiche totalizzanti del mio passato più e meno recente sono ruotate attorno a storie, episodi, persino singole frasi, che hanno reso importante in svariati modi l'unità temporale della singola giornata.
Il mitico THE KILLING JOKE, l'episodio di Batman più importante ed analizzato della storia dei fumetti, contiene probabilmente l'esempio più eclatante di questo sovraccarico simbolico.
Il Joker, in uno dei momenti più lucidi e "veri" della sua carriera di fou, dice alla sua eterna nemesi una delle cose più dense mai lette tra le cornici di una storia disegnata:
"Ho dimostrato che non c'è differenza tra me e gli altri. Basta un brutto giorno per trasformare il migliore degli uomini in un folle. Ecco quanto sono lontano io dal mondo normale. Solo un giorno."
Anni prima, in una puntata epocale di MAISON IKKOKU, Kyoko, la protagonista (vedova) avanzava in lacrime al suo pretendente Yusaku una richiesta impossibile ma dall'impatto emotivo devastante:
"Promettimi che vivrai più a lungo di me. Mi basterebbe un solo giorno. Non voglio più vivere da sola".
Più di recente, sulle pagine di Spiderman, si è consumata una delle saghe più drammatiche dell'Arrampicamuri. Un discusso ciclo che ha fatto da preludio ad un "reset" restylizzante, che ha cancellato con un colpo di spugna gli sviluppi più maturi che la testata aveva visto negli ultimi anni. Ed in quella straziante storia, Peter e Mary Jane trascorrevano, consapevolmente, un ultimo giorno insieme prima che Mefisto cancellasse il loro matrimonio e la loro unione dalla mente di tutte le persone conosciute.
Il nome della saga? SOLTANTO UN ALTRO GIORNO. Nella foto, una splendida fotogrammatica sintesi.
Ci sono stati poi altri aneddoti simili, talvolta minori, negli ultimi anni.
Non posso trascurare il peso che hanno avuto su di me i film PRIMA DELL'ALBA e PRIMA DEL TRAMONTO, che concentrano e consumano il proprio perchè in un arco temporale che copre pressappoco una giornata.
E nemmeno è da sottovalutare l'impatto stilistico di quella famosa puntata di Dawson's Creek dove lo stesso epifanico giorno in cui il protagonista scopre la tresca fra il suo eterno amore ed il suo eterno amico si ripete più volte dal punto di vista di ciascun personaggio principale.
Per non parlare di altri film o episodi seriali in cui questo stratagemma è stato da me ritrovato e inaspettatamente sovrastimato anche quando la valenza narrativa della storia non si è rivelata leggendaria.
E, ultimo ma non ultimo: il recupero, tardivo ma necessario, di UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA.
Probabilmente, cavalcare la linea tracciata da questa suggestione - ormai rivelata - sarebbe forzato per il futuro e facilmente retroattivo per il passato. Ma è un dato di fatto che tale suggestione c'è stata (c'è), e che ne ho preso coscienza solo ora.
Ora: ciò che veramente vorrei fare è sviscerare questo solco.
Qual'è il filo conduttore?
Cosa mi affascina in tutte queste singole esperienze semanticamente affini?
Come si esprimerebbe un esperto della psiche umana sulla base di queste mie riflessioni?
E soprattutto, alla luce di tutto cio:
cosa mi trattiene ancora dal tuffarmi sul recupero del serial 24?
Anche se, sinceramente, su quest'ultima potrei improvvisare una risposta. E anche voi, mi sa.
lunedì 15 settembre 2008
Novità: i disegni di Deviant
Cari lettori,da oggi un nuovo scienziato contribuirà al lavoro qui al La Fortezza della Scienze, il laboratorio dove cerchiamo di elaborare in maniera originale i nostri ricordi legati ai cartoni animati, con qualche excursus attraverso sciccherie che hanno allietato il nostro stile di vita durante quegli anni.
Ladies and Gentlemen, è con grande onore che vi presento Deviant, all'anagrafe Domenico, che ci ha messo a disposizione le sue qualità nel disegno per avere mensilmente uno dei nostri eroi dei cartoni animati tradotto dalla sua mano artistica.
Nella sidebar a destra infatti, trovate il disegno che abbiamo scelto per il mese di ottobre che, quando a novembre sarà sostituito da un nuovo disegno, andrà ad arricchire la nostra galleria di immagini su Picasa.
Nel menù orizzontale sotto l'intestazione è presente una nuova cartella dove trovate le informazioni inerenti questo nuovo amico e altri suoi disegni (che trovate comunque sul suo sito e sul suo blog) non proprio pertinenti il tema di questo sito ma che valeva la pena mostrarvi:
1) le vignette perché sono molto simpatiche e il suo protagonista, Juppo, incarna la nostra generazione;
2) i supereroi da lui inventati, gli imbecibili, ispirati un po' ai supereoi Marvel, un po' a Gli Impossibili di Hanna & Barbera, testimoniano una grande fantasia e spirito di osservazione.
Non è infatti facile inventare un nuovo personaggio. Per esempio io, un giorno che non avevo un Kaiser da fare, volevo scimmiottare Leo Ortolani e disegnare un nuovo (anti)personaggio, una specie di Batman obeso, che avrei chiamato Fatman.
Me la cavo nel disegno, ma solo nel riprodurre (chissà se la mia riproduzione in chiaro-scuro, con la matita sanguigna, del particolare del volto della più famosa Pietà di Michelangelo domina ancora la parete del liceo che ho frequentato…). Per inventare ci vuole molto più che un discreto senso delle proporzioni: ci vuole l'estro, il talento. Infatti, ho lasciato perdere. Ora chi ce l'ha mi copi l'idea.
I siti di Deviant sono:
http://chimeradcenere.deviantart.com/
http://chimeradcenere.splinder.com/
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