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domenica 1 novembre 2026

Conte Dacula: il vampiro che si faceva impressionare dal sangue

Ultimamente mi sono ritrovata a ripensare a come scelgo i contenuti da portare sul blog e mi sono detta che, da una parte, mi piace quella sorta di imprevedibilità per cui il lettore non sa mai quale sarà il prossimo argomento, anche perché gli spunti da cui pesco sono davvero i più disparati pur rimanendo nel solco nostalgico e della cultura popolare di una certa epoca storica, ma dall’altra vorrei comunque conservare un piccolo filo conduttore con lo scorrere del tempo, con le stagioni e con quell’atmosfera particolare che certi periodi dell’anno portano inevitabilmente con sé. E così ho pensato che il lugubre mese di novembre, con le sue giornate sempre più corte, le nebbie, il ricordo ancora fresco di Halloween e quell’aria un po’ malinconica che sembra invitare a rispolverare vecchie storie, potesse essere dedicato a tutti quei personaggi e quei mondi che, in qualche modo, hanno a che fare con le tenebre, con i mostri, con gli orchi, con l’horror, con tutto ciò che da bambini ci faceva un po’ paura, ma che oggi, ripensandoci, ci fa soprattutto sorridere. E quale personaggio potrebbe rappresentare meglio questo spirito se non il Conte Dacula? Già il nome è un simpatico gioco di parole per una papera nei panni di un personaggio ispirato al Conte Dracula, il vampiro per eccellenza. Se ve lo scrivo così, con il nome nella serie inglese originale, Duck-ula, è più chiaro? Ed è proprio qui che comincia la genialità di questo cartone animato britannico prodotto da Cosgrove Hall Films e trasmesso originariamente dal 1988 al 1993, per un totale di quattro stagioni e 65 episodi.  La premessa è irresistibile: in Transilvania, all’interno del sinistro Castello Dacula, vive una dinastia di terribili paperi vampiri che da generazioni terrorizza la popolazione. O almeno così dovrebbe essere. Perché il Conte Dacula che incontriamo nella serie è l’ennesima reincarnazione del personaggio, riportato in vita attraverso un antico rituale dopo l’ennesima morte del suo predecessore. Il problema è che, durante l’ultima resurrezione, qualcosa va storto: al posto del sangue viene utilizzato del succo di pomodoro e il risultato è un vampiro completamente diverso da tutti quelli che lo hanno preceduto. Il nuovo Dacula è vegetariano, ama le verdure, detesta il sangue e, soprattutto, non ha nessuna intenzione di comportarsi come un malvagio conte delle tenebre. Il contrasto è talmente assurdo da diventare il cuore stesso della serie: Dacula vorrebbe essere famoso, viaggiare, fare l’attore, diventare un personaggio dello spettacolo, vivere avventure e soprattutto divertirsi, mentre chi gli sta intorno continua a ricordargli che dovrebbe essere un autentico vampiro cattivo. A cominciare da Igor, il suo fedelissimo e sinistro maggiordomo, che non si rassegna al fatto che il suo padrone sia diventato una specie di papero vegetariano e cerca continuamente di riportarlo sulla “retta” via del male. Igor è probabilmente uno dei personaggi più divertenti proprio perché vive ancora mentalmente nella vecchia tradizione dei Dacula: per lui un vero conte vampiro dovrebbe essere crudele, spaventoso e assetato di sangue, e vedere il proprio padrone alle prese con broccoli e panini vegetariani è quasi un affronto personale. Poi c’è la tata  (Nanny, nell'originale), la gigantesca e pasticciona tata, con il braccio perennemente al collo in una fascia, talmente svampita da combinare continuamente disastri senza rendersi conto delle conseguenze. Ci sono anche Dimitri e Vladimiro due pipistrelli meccanici che dicono freddure con il loro accento riusso.  E naturalmente non può mancare il nemico storico, il dottor Von Crapotten (Von Goosewing nell'originale), un improbabile cacciatore di vampiri che ha giurato di eliminare Dacula e che, puntualmente, riesce a complicare le cose più di quanto non facciano già Dacula, Igor e Nanny messi insieme. In realtà Von Crapotten non è l'unico antagonista della serie: ci sono i fratelli Corvi, il Fantasma dell'Opera, Charlie il clown, i pinguini pirati e altri ancora.  Il bello è che Dacula non è il classico protagonista che passa le sue giornate a difendere il castello da orde di mostri: molto più spesso è lui stesso a mettersi nei guai, perché sogna di vivere avventure completamente fuori dagli schemi. Così il castello diventa quasi un mezzo di trasporto fantastico capace di portarlo in giro per il mondo e le sue disavventure lo conducono dall’Egitto alla Spagna, dall’Australia alla Scozia, fino persino allo spazio, in una serie di parodie e situazioni surreali che prendono in giro il cinema horror, i racconti gotici, i film d’avventura e persino personaggi e generi della cultura popolare. Già il primo episodio, “Il sassofono mistico”, porta Dacula, Igor e Nanny in Egitto alla ricerca di un misterioso sassofono, mentre in uno degli episodi più memorabili il castello finisce addirittura nello spazio. E forse è proprio questa la cosa che rende Conte Dacula ancora così piacevole da ricordare: dietro l’apparenza di un semplice cartone per bambini c’era un umorismo sorprendentemente ricco, costruito sui contrasti. Il gotico e il demenziale, il macabro e il tenero, il vampiro e la verdura, la tradizione horror e la voglia di diventare una star. Dacula avrebbe dovuto essere un mostro e invece è diventato uno dei paperi più improbabili della televisione. E a pensarci oggi, fa quasi tenerezza immaginare quel castello lugubre della Transilvania, le bare, le candele, le ragnatele e le atmosfere da film dell’orrore, mentre al centro di tutto si aggira un papero vanitoso che, più che succhiare il sangue alle proprie vittime, sembra preoccupato di trovare il prossimo modo per diventare famoso. Una curiosità particolarmente gustosa è che Conte Dacula nacque come spin-off di Danger Mouse, dove una prima versione del personaggio era comparsa come antagonista; successivamente Cosgrove Hall trasformò quell’idea in una serie autonoma, dando al personaggio una personalità completamente diversa e costruendo intorno a lui uno degli universi più bizzarri dell’animazione britannica.  E forse è proprio per questo che, quando oggi torno con la memoria a quei cartoni animati, non ricordo soltanto le storie o le risate, ma soprattutto quella sensazione irripetibile di quando bastavano una sigla, un castello avvolto nella nebbia e un personaggio dal nome vagamente inquietante per farci entrare in un mondo completamente diverso. Solo che, nel caso di Conte Dacula, quel mondo era popolato da vampiri, cacciatori di mostri e creature sinistre, ma il terrore finiva inevitabilmente davanti a un piatto di verdure. Perché, in fondo, Dacula poteva anche essere un vampiro, poteva anche abitare in Transilvania e poteva anche appartenere a una terrificante dinastia di conti maledetti… ma rimaneva pur sempre una papera.

Tutto quanto sopra spiega bene perché Dacula mi abbia conquistato, nonostante risale ad un periodo, la fine degli anni '80, in cui sono stati trasmessi cartoni a cui, a differenza di quelli trasmessi agli inizi degli anni '80, non mi sento particolarmente legata da un punto di vista generazionale. Infatti, la fine degli anni '80 segnava per me l'inizio dell'adolescenza e quindi l'inizio di altri tipi di interessi che si realizzavano al di fuori delle mura domestiche a guardare la TV. I cartoni animati mi piacevano anche allora - intendiamoci - e mi piacciono ancora adesso alla veneranda età che si può immaginare ma è chiaro che non potevano avere la stessa presa dei quei pomeriggi dei tempi delle elementari, davanti alla TV con un panino alla Nutella o alla Ciao Crem.

Ecco i personaggi:
Conte Dacula
Igor
Tata
Von Crapotten
Dimitri e Vladimiro
I pinguini pirati