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domenica 29 marzo 2026

Amore è saper dire mi dispiace

Se ne era accennato su questi schermi in un post che faceva una panoramica abbastanza completa di quelle che erano le icone che spopolavano sui nostri quaderni e sui nostri gadget negli anni '80, da Holly Hobbie a Victoria Plum. Oggi mi focalizzerei su una di esse, quella che è stampata su una magnifica felpa che possiedo e conservo gelosamente, acquistata qualche anno fa all'OVS che spesso propone questo genere di chicche. Vi faccio subito vedere la mia felpa con la stampa fonte di ricordi per qualsiasi componente della generazione X, dato che questa grafica era presente praticamente ovunque, persino sul biscotto gelato.



Si tratta di "Love is...", banalmente tradotto in Italia come "L'amore è..." i cui soggetti, una lui e una lei, innamorati e di solito ignudi come novelli Adamo ed Eva, si scambiano aforismi sull'amore, quelli che al giorno d'oggi suoi social chiameremmo quotes, e parlano di quello che l'amore dovrebbe essere con frasi semplici, corte e ad effetto, a mo' di slogan. Particolarmente celebre è la frase ""Love Is...being able to say you are sorry""  coniata nel 1972 da cui il titolo del post. Questa frase citava e rettificava una famosa battuta del film, uscito un paio di anni prima,  Love Story "Love means never having to say  you're sorry" (l'amore significa non dover mai dire che ti spiace") frase  che nel corso degli anni ci è stata propinata in tutte le salse eservita con innumerevoli citazioni in altri film, cartoni animati e anche pubblicità  (amore è. non dover mai dire mi dispiace, ho finito le mentos!) finendo persino con lo scomodare John Lennon che puntualizzò "Love means having to say you're sorry every five minutes" (l'amore significa dover dire che ti dispiace ogni 5 minuti") ... e chi potrebbe biasimarlo con accanto una come Yoko Ono (...cattiva me!). Battute facili a parte, naturalmente, John Lennon voleva probabilmente contestare quella che potrebbe essere una cattiva interpretazione della frase. Infatti, nel contesto del film, il vero significato della frase non è  - chiariamolo subito per tutti i narcisisti e gli evitanti - un invito a evitare le proprie responsabilità o minimizzare le proprie mancanze ma vuole sottolineare che l'accettazione, che è alla base di una relazione d'amore, dovrebbe rendere le scuse non necessarie. A costo di divagare troppo, valeva la pena sottolinearlo in in mondo di codardi e codarde che non sanno affrontare le conversazioni difficili, che ghostano e cancellano persone che hanno dato loro cura e attenzione come se non fossero mai esistite, cancellandone la dignità, privandole non solo della relazione senza una possibilità di chiusura ma anche negando quel minimo sindacale di rispetto umano che si dovrebbe a chiunque, tanto più a chi ha dato tempo e devozione. Segno dell'imbarbarimento dei tempi, mala tempora currunt.
E io ci aggiungerei un terzo significato: uno sforzo a non trovarsi nella situazione di doversi scusare, una sorta di prevenire è meglio che curare in salsa sentimentale.
Finito questo momento di sensibilizzazione sociale come se questo blog fosse Pubblicità Progresso, torniamo al nostro fumetto, nato da una striscia comica di una autrice neozelandese, Kim Grove, che se le vide pubblicate a partire dal 1970 e che inizialmente le usò per far colpo sul suo interesse amoroso e poi futuro marito Roberto Casali (motivo per cui l'autrice è nota anche come Kim Casali). Attraverso queste strip, anche una volta messa la fede al dito l'anno successivo, l'autrice continuò a dedicarle al marito, parlandogli attraverso le sue vignette, della sua concezione della vita insieme. Sono delle vignette molto dolci e innocenti, innocenza che viene trasmessa anche dalle fattezze fanciullesche dei protagonisti. Nonostante la tipica nudità (i protagonisti appaiono raramente vestiti e di solito i vestiti sono funzionali alla vignetta stessa), la vignetta non risulta volgare o esplicita a causa della mancata rappresentazione dei genitali. Anzi, le strisce appaiono educative con le sue frasi pregne di buoni principi e romanticismo e talvolta persino sensibilizzanti rispetto a problemi sociali e ambientali. Dalle strisce non era noto se i due protagonisti fossero degli innamorati ai primi appuntamenti o già sposati, perché nella stragrande maggioranza delle strisce apparivano indifferentemente in entrambe le situazioni, perché in realtà quei disegni non rappresentavano due specifici soggetti, con una storia alle spalle, ma una idea generica di coppia. Infatti, in alcune strisce appaiono addirittura con figli o come anziani che hanno condiviso una vita insieme.
Mi piace pensare che l'opera sia il risultato di una vita matrimoniale dell'autrice felice e sana per quel che durò...infatti, mi ha intristito apprendere che l'amato marito morì solo dopo 3 anni di matrimonio a causa di malattia. Alla fine lo ha raggiunto anche lei, molti anni dopo, ma ciononostante ancora giovane, lasciando una eredità immensa: i suoi soggetti sono entrati nella cultura pop mondiale, una ineguagliabile icona di romanticismo con leggerezza che tutt'oggi ha intorno un fiorente merchandising.

 

venerdì 17 ottobre 2025

Il mondo rosa e fucsia di Poochie


Se penso a una imponente campagna di merchandising degli anni ’80, la prima immagine che mi viene in mente è quella di Poochie e le sue codine di capelli fucsia, imponenza che si spiega facilmente con il fatto che Poochie è un personaggio della Mattel, una marchio che è una garanzia quando si tratta del lancio di un’icona e relativi gadget su scala planetaria. 
Poochie è una barboncina (“poochie” infatti deriva da “pooch”, cagnolino) dal pelo bianco, i già menzionati capelli fucsia, occhiali da sole viola e accessori dorati, che negli anni ’80 era amica fedele di ogni bambina che era capace di stare tranquilla seduta al tavolo a giocare con i timbrini tra un gira la moda e un sapientino, insomma, un target in cui personalmente non rientravo nella maniera più assoluta, con i miei capelli che mi facevano portare sempre corti (contro la mia volontà) e il Super Tele sotto il braccio. Cionondimeno mi piaceva disegnarla e ammetto che di recente, con lo stesso spirito di rivalsa per cui non taglio più i capelli, ho acquistato una bellissimissima t-shirt di Poochie che indosso con orgoglio (dovrò decidermi a fare un post su dove trovare tutte queste chicche). 
La gamma dei prodotti con l’icona di Poochie era quanto mai varia: giocattoli e peluche, zaini, borsette, cancelleria varia (quaderni, matite, righelli, astucci, diari, forbicine, porta scotch, pastelli …), scatole di latta, scatole porta merenda, scatole portasapone, accessori e cosmetici, portamonete, porta fazzoletti… persino un grembiule per pittura (potete gustarvi l’enorme varietà di tali oggetti visitando siti come ebay). Fra tutti i gadget, particolarmente popolari erano i Timbrini, con poochie o uno dei suoi amici per manico, fatti per stampare frasi affettuose come “Forever friends”, “Ti voglio bene”. La popolarità di Poochie, almeno qui in Italia, è stata tale e tanta da dedicarle una rivista “Poochie e i suoi allegri amici” che è stata stampata, udite udite, fino al 1997. A chi ha apprezzato questo post e vuole calarsi nei ricordi delle altre icone di quegli anni, consiglio questo post.




 

domenica 7 settembre 2025

In a Barbie world

Una menzione fatta al post precedente mi ha fatto notare l'imperdonabile assenza fra le etichette del blog, e quindi fra gli argomenti trattati, della bionda più popolare dell'universo "giocattolesco" prettamente femminile: la Barbara Millicent Roberts, per gli amici Barbie!
Seppur si tratti di un giocattolo straordinariamente longevo (sul mercato dal 1959 a tutt'oggi), nel mio immaginario di donna che è stata bambina negli anni '80, la Barbie è assolutamente legata a quegli anni. E lego la Barbie al ricordo di una cara e sfortunata cugina mia coetanea che purtroppo non c'è più da tantissimi anni la quale era generosa (e sapete che i bambini generalmente non lo sono) al punti di farmi giocare con l'ambita casa di Barbie con l'ascensore che possedeva. Tra l'altro, per quello che ricordo, quegli anni devono avere registrato un picco di popolarità per la Barbie e per l'espansione del marchio Mattel in tutto il mondo, considerando il fatto che le bambine ne avessero almeno un paio e l'imponente campagna di marketing, con pubblicità assidue nelle programmazioni pomeridiane (es. Bim Bum Bam), sui numeri di Topolino e ovunque ci potesse essere un pubblico infantile. Notevole anche il merchandising, con zaini, penne, diari, t-shirt, scarpe tutte a marchio Barbie.

Ma veniamo al momento atteso e inevitabile del post, il fatidico momento sblocchiamo qualche ricordo, in realtà pochi perché è difficile condensare in un post la vasta produzione di modelli Barbie, accessori e parenti (Ken, Shelley,...), pur circoscrivendo agli anni 80. Partiamo con un pezzo da 90, uno dei modelli più popolari e iconici, un modello da fare un po' di invidia anche a quelle che, come me, per natura o per far di necessità virtù, alle bambole preferivano giochi più selvaggi e decisamente più economici come Salta cavallo (che però noi chiamavamo Caval del Re) o la guerra delle pietre (n.d.a. lanciate da dietro delle "montagnette di terreno" create dalle ruspe in una zona in costruzione e usate a mo' di trincee). Sto parlando di Barbie luce di stelle, tutta chiccosa come una Big Babol panna e fragola nel suo vestito bianco e rosa e tutta luminosa al buio grazie alle stelle fluorescenti. Aveva anche l'ombrellino parasole, mica pizza e fichi e soprattutto la camera da letto tutta stellata, con letto a baldacchino e specchiera.
Secondo modello che - ricordo - una compagna di scuola esponeva insieme alla barbie luce di stelle nella sua cameretta che ricordo ancora per il tappeto di pelle di mucca è la Barbie fiore di pesco, a vederla oggi molto glamour e sciantosa con quel coprispalle... ma all'epoca mi sembrava la cugina pezzente del modello precedentemente descritto. O forse non mi piaceva perché ho sempre detestato il color pesca che infatti, come il beige, non indosso mai. Sono colori che, al contrario di quelli scuri o brillanti, come si suol dire, mi muoiono addosso. E penso che quel color pesca morisse pure sulla Barbie.
Altro modello che ricordo benissimo è la Barbie crystal con il suo vestito di tessuto (taffetas?) dai colori cangianti quasi olografico che rendeva la barbie pronta per un party su una qualche astronave aliena in mezzo agli extraterrestri. Ad essa era abbinato Ken con un abito maschile bianco, gilet fatto dalla stoffa avanzante dalla produzione dell'ambito di Barbie e una insolita cravatta color viola onoranze funebri. Tutti e due - ci faceva sapere lo spot pubblicitario - erano attesi a una serata di gala. Concludo il post con altre foto di giocattoli targati Barbie che divennero ultrapopolari, una foto di gruppo e un video che raccoglie gli spot più famosi che li pubblicizzavano, con bambine felici - nonostante le acconciature da film trash horror - che amavano lavare, vestire e pettinare le loro Barbie, anziché recensire sui social costosi prodotti di bellezza per adulti andati virali. Pensate un po' come era strano il mondo allora. Quando i bambini facevanoi i bambini.
Foto di gruppo
La casa di Barbie con ascensore
La casa di campagna di Barbie
L'antico bagno di Barbie
La magleria magica di Barbie

lunedì 14 aprile 2008

Gli anni 80: le icone, quelle sui quaderni!




Questo è un post sulle icone degli anni 80, non nell'accezione più ampia di icona come simbolo ("Madonna e Michael Jackson sono icone del pop...") ma nel senso più stretto di "immagini" che ritrovavamo nelle stampe da incorniciare, nell'oggettistica e, soprattutto, nei nostri corredi-scuola.
In particolare, voglio soffermarmi sulle copertine dei quaderni, a volte davvero incantevoli, al punto da rendere più piacevole il momento dei compiti. Almeno per me. Ma vale anche la pena di ricordare gli stickers di allora tra cui merita una citazione la goffa coppietta di “L’amore è…”.
Ritorno indietro negli anni e ripenso alle variopinte copertine dei quaderni: con la stampa dei fumetti di Asterix e Obelix, con Bianca e Bernie, e con gli eroi dei cartoni animati (il quaderno di Jeeg, di Bia, di Candy, dei Barbapapà, di Capitan Futuro, di Remì,…) e soprattutto quello di Anna dai Capelli Rossi che, con le sue cornici di fiori e viti, ricrea atmosfere terribilmente romantiche.






Se parliamo di atmosfere romantiche allora non posso non dare spazio alle immagini di bambini dell’illustratrice americana Holly Hobbie, dedicando questo post a Romina che, con un suo vecchio post su Oltre il cancello dedicato alla magia del mondo di Holly Hobbie, mi ha riacceso dolci ricordi di un passato fatto di bambole di pezza, fantasie provenzali, trecce, lustrini, merletti, patchwork e profumo di violette. Un universo rassicurante avvolto dalle coperte all'uncinetto della nonna.
Le immagini di Holly Hobbie sono la rappresentazione di una vita più vera, più sana, più sobria. Della genuinità e della timidezza, della spensieratezza e della semplicità, dell’amicizia e della serenità. Di quanto sta diventando purtroppo estraneo al nostro stile di vita. di pezza e dei suoi abiti arricciati memori di una lunga tradizione contadina. Attimi rubati ad una vita sempre più frenetica, la pausa rilassante del rituale del the delle cinque, con i biscotti danesi presi dalla scatola di latta. Niente ansie, niente ombre, niente angosce, niente pessimismo.
Ero un vero maschiaccio, io, cresciuta tra pallone e figurine dei calciatori, ma non mi sfuggiva il fascino tutto femminile della bambola Forse mi mancava, più di quanto volessi ammettere, una compagnA di giochi. E, invece, il destino mi ha voluto far crescere tra fratelli, cugini e i loro amichetti. Pazienza! Sarà per un'altra vita. Allora sì che mi abbandonerò completamente all'incanto delle bambole di pezza e niente mi potrà fermare dall'ottenere una vera casa di bambole all'inglese.


Quaderni Holly Hobbie


Ma Holly Hobbie non è che la più nota rappresentante di un filone dai soggetti deliziosi che annovera altri importanti nomi: Sarah Kay, Miss Petticoat, Betsey Clark. Disegni di una tenerezza da fare invidia alle più accanite fan di Ann Geddes. Un filone che, in realtà, nacque già prima degli anni 80 ma che io, per ovvie ragioni anagrafiche, ho potuto conoscere e apprezzare solo in quegli anni, associandolo, di conseguenza, a quell’epoca.
Ecco una carrellata di copertine dei quaderni:


Quaderni Sarah Kay




Quaderni Miss Petticoat


Quaderni di Betsey Clark


Stessa poesia nelle immagini dell’illustratrice Angela Rippon , autrice di una collana di libri illustrati per bambini, intitolata Victoria Plum. L’attenzione, questa volta, si sposta sui boschi e su i suoi fatati abitanti: i folletti. Immagini da sogno, di quando i folletti li chiamavamo gnomi. E con queste bellissime immagini Victoria Plum concludo, non potendo pretendere di esaurire in un solo post la presentazione di un mondo vastissimo che comprende anche le magnifiche illustrazioni di Beatrix Potter e di Ruth Morehead, passando per I Teddies e Gli orsetti del cuore.
Immagini Victoria Plum





Photo Credits: (ro)bozzy, e-bay, altri.