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domenica 19 aprile 2026

Quell'uragano chiamato Polimar

 Oggi voglio parlare di un anime giapponese che ho guardato dalla prima all'ultima puntata non so quante N volte, praticamente tutte le volte che lo hanno dato in TV sulle emittenti locali e non il cui segnale coprisse la Puglia. Hurricane Polimar (o Hurricane Polymar), guardato e riguardato, anche su DVD, senza farmi scoraggiare da una certa ripetitività degli episodi e la presenza di numerosi cliché (o forse questi in qualche modo sono persino un incentivo, un rassicurante saper cosa aspettarsi). La trama gira intorno a un giovane ragazzo giapponese, Takeshi, che ha la stessa faccia di Kyashan o di Ken l'aquila di Gatchaman ma anche di altri personaggi della Tatsunoko, il quale grazie a un casco donatogli da uno scienziato è in grado di trasformarsi in Polimar, un eroe rivestito di polimero indistruttibile in grado di abbattere qualsiasi nemico con calci e pugni mortali. E' anche capace di grandi salti, brevi voli e di trasformarsi in diversi veicoli (una trivella, un jet, un bulldozer...). Takeshi, scappato da casa di suo padre per dissapori con lo stesso, lavora apparentemente con poco impegno e poco coraggio presso una agenzia di investigazioni private appartenente  a Joe Kuruma, un uomo squattrinato e spaccone che crede, sbagliando, di essere così in gamba come detective da autoappellarsi Sherlock Holmes Junior. Fanno parte della stessa agenzia, la spumeggiante, spavalda, sfacciata e seducente - nonostante l'outfit pacchiano - Teru Namba, padrona dell'appartamento dove ha sede l'agenzia e pertanto creditrice di mesi di affitti arretrati e il cane  Barone, un San Bernardo pensante come un uomo, l'unico a sapere che Takeshi è Polimar, doppiato da nientepopodimeno che il ragionier Filini, al secolo Gigi Reder, indimenticato attore e commediante straordinario, responsabile, in accoppiata con Paolo Villaggio o con Lino Banfi, delle più grasse risate della sottoscritta e di una larga fetta di italiani. Ed ecco qui subito il primo cliché, quello dell' eroe dalla doppia vita che per meglio nascondere la propria identità si finge goffo, pavido, scansafatiche, sempre in cerca di una scusa per nascondersi o fuggire. Da Peter Parker a Clark Kent, da Naoto Date a Tommy Aku, la cultura pop è piena di questi stereotipi. La  serie è ambientata in una città immaginaria  moderna nell'architettura ma con una società che mostra segni di obsolescenza fuori contesto tra gruppi aristocratici e sovrani di regni limitrofi, una commistione che mi ricorda molto i fumetti di Diabolik. Questa città è spesso sotto attacco di gruppi criminali stereotipati: cambiano pressoché ad ogni puntata ma sono tutti caratterizzati dal fatto gruppi di uomini mascherati dall'animale di turno, con una struttura gerarchica rigida, il cui capo ha diritto di vita e morte anche sui suoi stessi uomini, un capo che ha più i connotati del santone di una setta. L'arco narrativo di ogni storia si svolge in una puntata, qualche volta due, con la banda criminale di turno sotto il radar dell'Interpol capitanata dal genera Onigawara, padre di Takeshi, uno grasso, onesto e irascibile; il gruppo di Kuruma, in competizione con le forze di polizia, che, attraverso le cimici piazzate nell'ufficio del generale, ottengono le informazioni per mettersi sulle tracce dei criminali e ottenere gloria per Kuruma e arretrati non ancora pagati per Teru. 
Al solito quando il gioco si fa duro, Kuruma e i suoi finiscono nei guai, non prima che Takeshi riesca a dileguarsi tra le accuse di codardia del resto del gruppo per poi apparire come Polimar e risolvere la situazione, sotto gli occhi a cuoricino di Teru invaghita di lui e del Generale, accorso sulla scena, da cui Polimar teme di farsi riconoscere. L'azione si svolge velocemente, Polimar, che ha muscoli torniti ma un corpo snello e di statura contenuta come i più famosi karateka della tv (e penso a Bruce Lee) ha una velocità  strepitosa nello sferrare colpi tipicamente di karate e questo gli consente di riuscire a chiudere i conti con la banda criminale di turno prima che scada il termine di 46 minuti e 1 secondo dalla trasformazione oltre il quale morirebbe se non tornasse alle sue sembianza normali. Questa è più o meno la trama che si ripete fino al gran finale (SPOILER ALERT) dove l'identità di Polimar - un episodio indimenticabile - verrà svelata.
Di seguito  i principali personaggi:


Takeshi
Teru
Barone
Joe Kuruma
Gen. Onigawara
Cattivi a caso

Curioso è il fatto che nonostante la moderata popolarità di questo cartone, non è mai stata creata una sigla; è un fatto curioso tenendo conto di quanto prolifica fosse la produzione di sigle di quegli anni.
Perciò il cartone animato è accompagnato da una sigla di apertura e una di chiusura entrambe originali in lingua giapponese, cosa che comunque non mi ha scoraggiato dall'impararle a memoria, come per la maggior parte delle sigle.
Sigle iniziale e finale:


Epico momento della rivelazione dell'identità di Polimar:




lunedì 25 maggio 2009

Coraggioso e battagliero


Fra le meraviglie che mi è capitato di visitare nel mio mese a Tokyo, sicuramente un posticino speciale lo occupa il ricordo della visita al museo della TATSUNOKO, insigne casa di produzione nipponica che ha partorito alcuni dei cartoni simbolo della Fortezza come -più in generale- dell'infanzia televisiva di tutti i bambini degli anni 80.
Per avere un'idea dei titoli della Tastunoko, rimando al link su wikipedia.
Ma per regalare una suggestione immediata che catapulti le vostre menti a quell'universo, non credo che ci sia nulla di più adatto del seguente trailer. Sperando che la nazionalissima produzione in questione possa miracolosamente sbarcare anche nella distribuzione italiana.
Illusione, questa si, meramente fantascientifica.
Appena avrò tempo, cercherò di dedicare un post al museo sopra citato. Sperando di avere anche conservato qualche documento fotografico...

domenica 19 aprile 2009

Io sogno di viaggiare insieme a Paul

«Amici per la pelle, sul teleschermo blu, da oggi Paul e Nina ogni giorno insieme noi. Che arma superbolica il magico yo-yo e il laser che è negli occhi del piccolo orsacchiotto!»
Con queste parole, la dolcissima voce di Patrizia Pradella ci introduceva a un mondo fatato, a paesaggi fiabeschi, a luoghi immaginari abitati da animali e piante parlanti e specie quasi-umane stravaganti... a un mondo semplicemente fantastico, appunto il fantastico mondo di Paul.
Prodotto nella mitica e instacabile fabbrica di meraviglie che è la Tatsunoko nel 1976 (anno che ne ha sfornato di cose buone...), l'anime narra delle singolari e irreali avventure di Paul in mondi paralleli sottomessi al tiranno Belt-Satan il quale ha rapito Nina per farne la sua sposa. Belt-Satan, dall'aspetto demoniaco, può contare su scheletri, funghi malefici (in particolare, Chinoppi) e un esercito piuttosto variegato e fantasioso di cattivi .
Il varco tra il nostro mondo e i molteplici mondi paralleli è aperto, con un martello magico, da Pakkun, l'orsacchiotto, posseduto da un folletto, di Paul ma il varco è attivo solo per un periodo limitato di tempo per cui Paul, affiancato da Doppe il cane san bernardo di Nina (cane che parla, cammina e vola nelle altre dimensioni), riuscirà di volta in volta ad offrire il proprio aiuto alle popolazioni oppresse da Belt-Satan ma dovrà puntualmente rinviare la liberazione della ragazza alla successiva incursione. Come è prevedibile, Paul, armato del magico yo-yo e del laser-che-è-negli-occhi-del-piccolo-orsacchiotto, riuscirà non solo a liberare Nina (cosa che avverrà prima del termine della serie) ma avrà una parte fondamentale nella successiva ribellione e nel riscatto dei buoni che abitano il paese delle meraviglie e prevenendo così anche l'attacco alla Terra che Belt-Satan aveva minacciato di realizzare.
Si tratta di un vero e proprio cult degli anni 80 che personalmente mi ipnotizzava davanti allo schermo (blu) e che nonostante, a rivederlo ora, mostri tutti i segni dell'età, resta fra i cartoni che ricordo con più nostalgia e tenerezza. Mi colpiva particolarmente il tratto arrotondato, i particolari ricchi di riccioli, le capigliature con i tirabaci, i colori vivaci, il disegni tratteggiato a matita in cui si trasformava l'ambiente quando Pakkun fermava il tempo.
Una ricetta ben riuscita con tutti gli ingredienti che solleticano le corde della fantasia dei bambini. Eppure sono evidenti anche tematiche psichedeliche: citando la Wikipedia, il "cancello" che conduce all'altra dimensione, dove tutto è distorto in visioni da sogno o incubo, la "fuga" dalla realtà in una dimensione differente che poi si rivela cruciale per la comprensione della realtà stessa. Ed infine, il personaggio di Chinoppi, che iconograficamente è un'amanita muscaria animata, simboleggiando così la sua cattiveria (il "fungo rosso a palline bianchi", da tutti ricoscibile perché velenoso), ma anche il suo potere (l'amanita muscaria è anche un allucinogeno utilizzato dall'uomo sin dalla preistoria).

L'anime mostra una notevole affinità ad Alice nel Paese delle Meraviglie, non solo perché anche il mondo visitato da Paul è chiamato Paese delle Meraviglia, ma soprattutto perché i mondi paralleli vengono concepiti come la dimensione dove ciò che per noi è privo di vita prende un'anima, una coscienza. L'affinità è particolarmente evidente quando Paul si trova ad avere a che fare con uomini/carta da gioco, guidati da regine di picche e di quadri piuttosto irascibili.

Link consigliato: HitParadeItalia

domenica 18 maggio 2008

Ape Maia VS Ape Magà

Siori e siore, assisterete oggi allo scontro fra due giganti dell'animazione bucolica sfornata negli anni 80. Le due api più famose della TV a confronto:
L'APE MAIA:

Le avventure di una simpatica, solare e vivace apetta che si allontana dall'alveare per scoprire il resto del mondo, accompagnata dal pigro e fifone Willi e dai saggi consigli della cavalletta Flip. Una storia educativa e pedagogica che, meglio di qualsiasi lezione di scienze, mi ha insegnato nomi, caratteristiche e abitudini del microcosmo di animaletti che abitano i prati. Che, diversamente di quanto si può dire dai bambini cellularizzati di oggi, erano anche il nostro territorio di gioco. Prodotto dalla Nippon Animation.


L'APE MAGA':

Le avventure di un ape coraggiosa che, sopravvissuta all'attacco al suo alveare da parte di perfide vespe, si mette alla ricerca della sua mamma, l'Ape Regina, e di sua sorella Alli, entrambe fuggite in seguito all'attacco. Ancora una serie di incontri che ci hanno permesso di scoprire il mondo degli insetti e dei piccoli animaletti.Prodotto dalla Tatsunoko.



CONFRONTO:
- L'ape Maia è un anime più spensierato, più gioioso; Magà ha un taglio più drammatico.

MAIA 0 - MAGA' 0 - Perché è una questione di gusti.

- Maia è femmina, Magà è maschio (infatti, il suo vero nome è Hutch. Misteri dei doppiaggi italiani).

MAIA 1 - MAGA' 0 - Perché questo è un blog che tiene per le femmine, non si accettano contestazioni

- L'ape Maia ha ben 4 sigle:
1) L'ape Maia cantata da Katia Svizzero (clicca per ascoltarla)
2) L'ape Maia vola a casa sempre cantata da Katia Svizzero (clicca per ascoltarla)
3) L'ape maia va cantata da Katia Svizzero che probabilmente aveva preso l'appalto (clicca per ascoltarla)
4) Ape Maia cantata - e questa volta si cambia! - da Katia Svizzero con I Pungiglioni (clicca per ascoltarla)
L'ape Magà ne ha solo una cantata dalla divina Georgia Lepore con il coro I nostri figli (clicca qui per ascoltarla)

MAIA 2 - MAGA' 0

[Ricordo che per ascoltare le canzoni senza sovrapposizioni, dovete spegnere il player a destra cliccando sul tasto "pausa", il primo a sinistra fra i bottoni - lo dico perché ho scoperto, con la meraviglia con cui l'uomo primitivo scoprì il fuoco, che esistono idnividui che non hanno idea di come si faccia]

- Se non ci fosse stato Magà non avremmo mai potuto godere di questo spettacolo:






....in conclusione, STRAVINCE L'APE MAGA'!!!!!!!

venerdì 9 maggio 2008

Il ritorno di Speed Racer



Esce oggi nelle sale cinematografiche Speed Racer , l’attesissimo (almeno per me…) film dei fratelli Wachowski ispirato a Super Auto Mach 5, il vecchio anime giapponese (1967) - un vero cult nel genere delle corse ad alta velocità - prodotto dalla Tatsunoko famosa casa, madre, fra la miriade di produzioni, delle famiglie Yattaman/I predatori del tempo/Calendarman e Kyashan/Gatchaman/Hurricane Polymar/Tekkaman.
Un film attraversato da un filo conduttore: la competizione sportiva calata in un futuristico universo variopinto e tecnologicamente stra-avanzato. Quindi, competizione e tecnologia, velocità e ingegno: praticamente gli ingredienti che caratterizzano anche l’anime dove - ricordiamo - la Mach 5, guidata dall’intrepido Speed Racer (Go), anche più della supercar televisiva, è dotata di una serie di accessori ipertecnologici che le consentono di superare trappole e scorrettezze, messe in atto dagli sgherri della scuderia Racer X, in gare automobilistiche in cui tutto è concesso, un po’come nelle più scanzonate e umoristiche Wacky Races. Nel film Speed sogna di diventare un campione in barba alle corporation che cercano di corrompere lui e l'artigianale lavoro di suo padre, costruttore della Mach 5.
Dal trailer mi sembra che nel film siano presenti anche il fratellino di Go e lo scimpanzé Chirinchi, elementi di simpatia e comicità nell’anime.
L’anime fu accolto con entusiasmo dal pubblico, soprattutto dal genere maschile (del resto, è difficile che un maschietto che non si lasci catturare dal rombo di un bolide in pista!) come accadde anche ad altre serie dello stesso genere: Ken Falco, Grandprix il supercampionissimo, Supercar gattiger, A tutto gas. Dell’anime merita una speciale menzione la sigla, interpretata dalla mitica e sempre-verde band I cavalieri del re.
Stessa fortuna mi aspetto dal film: l’attore protagonista, Emile Hirsch, reso molto somigliante al Go animato, sembra incarnarne perfettamente anche lo spirito; i fratelli Wachowski, quelli di Matrix, sono garanzia di spettacolarizzazione spinta, le auto futuristiche e le velocità da brivido annunciano coinvolgimento e divertimento per tutta la famiglia. Nel cast anche Christina Ricci nel ruolo di Trixie.
Speed racer: da oggi, al cinema

Link consigliato: http://www.speedracer.com/ - sito ufficiale dell'anime

LA VIDEOSIGLA DELL'ANIME SUPER AUTO MACH 5



IL TRAILER DI SPEED RACER



Photo-credits: http://www.tv.pop-cult.com/, http://www.popcritics.com/, www.anime.com