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domenica 6 settembre 2026

Wacky Races, le corse pazze che hanno fatto impazzire il mondo

Ne avevo già parlato in altri post (qui e qui) mostrando delle panoramiche sulla produzione Hanna e Barbera, oggi ne voglio parlare più in dettagli dato che è uno dei classici da me più amati e uno degli argomenti più ricercati su questo blog, stando ai report di Google Analytics. Quindi, soddisfiamo la curiosità di quelli che ricercano "coRse strane", "cartone con cane che ride", "macchina con l'ombrellino parasole" dato che questa ricerca porta a Le corse pazze, o Wacky Races da titolo originali, un cartone che è passato negli annali della storia per la sua comicità e genialità. Ci sono, infatti, cartoni animati che, pur avendo avuto una vita televisiva sorprendentemente breve, sono riusciti a entrare nell'immaginario collettivo e a rimanervi per decenni. Wacky Races è senza dubbio uno di questi. Prodotta dalla già menzionata Hanna e Barbera, la serie debuttò negli Stati Uniti il 14 settembre 1968 e, nonostante fosse composta da soli 17 episodi, divenne rapidamente un fenomeno grazie a un'idea semplice ma geniale: una gara automobilistica senza regole, dove l'obiettivo non era solo arrivare primi, ma farlo tra invenzioni strampalate, tranelli, inseguimenti e situazioni esilaranti.

L'ispirazione arrivava dal film del 1965 La grande corsa (The Great Race), con mostri sacri di Hollywood quali Jack Lemmon, Tony Curtis e Natalie Wood, ma gli autori portarono il concetto all'estremo, popolando la competizione con undici equipaggi completamente diversi tra loro, ciascuno alla guida di un veicolo unico e costruito su misura per rispecchiare la personalità dei propri piloti. Ogni gara attraversa ambientazioni sempre diverse, dalle montagne ai deserti, dalle città alle giungle, trasformando ogni episodio in un'avventura imprevedibile.


Tra tutti i concorrenti, il più memorabile è senza dubbio Dick Dastardly, accompagnato dal fedele cane Muttley alla guida della vettura 00, detta la Macchina Infernale (nell'originale, Mean Machine). Più che vincere con le proprie capacità, Dick è ossessionato dall'idea di sabotare gli avversari, escogitando trappole elaborate che finiscono quasi sempre per ritorcersi contro di lui. E la sua ossessione nel sabotare gli altri è talmente folle che in uno degli ultimi episodi il telespettatore intuisce chiaramente che, alla fine, a Dastardly non interessa neppure vincere, gli interessa il sabotaggio fine a sé stesso: infatti nell'unica puntata in cui ha praticamente vinto, si fa un autosabotaggio a pochi centimetri dalla linea del traguardo.  Le risate sguaiate di Muttley, diventate uno dei marchi di fabbrica della serie, sono ancora oggi immediatamente riconoscibili dagli appassionati e la sua faccia ridacchiante una icona che viene riportata su t-shirt, cappellini, felpe, teli mare e quant'altro.

Accanto ai due "cattivi" sfila un cast di personaggi indimenticabili. Li elenco nell'ordine del numero che è riportato sulla fiancata della loro vettura.
Ci sono i Fratelli Slag, Rock e Gravel, dall'aspetto si direbbe anche cugini di Captain Caveman, due cavernicoli a bordo della preistorica vettura numero 1, la Macigno-mobile (nell'originale, la Bouldermobile): mentre la guidano i due, che si esprimono solo a gesti, si prendono vicendevolmente e alternativamente a clavate. 
Ci sono Big e Li’l Gruesome, che sembrano appena usciti da un film dell'orrore, i due fratelli alla guida della vettura numero 2, il Diabolico Coupé (nell'originale, The Creepy Coupe), un automobile dal design macabro, con delle lanterne al posto dei fari, con il tettuccio sormontato da una torretta gotica circondata da pipistrelli e con un drago sputafuoco a completare il designo. 
C'è il geniale Professor Pat Pending, il cui aspetto incarna tutti gli stereotipi dello scienziato pazzo, capace di trasformare la propria automobile in qualsiasi mezzo immaginabile, non a caso la sua vettura, la numero 3, è battezzata la Multiuso (nell'originale, Convert-A-Car). 
C'è Red Max, chiaramente ispirato allo storico aviatore Barone Rosso, alla guida di una vettura che in realtà, per interpretare la personalità del suo pilota, è un biplano come se ne vedono nei film della prima guerra mondiale ma  dotato di ruote. Questo veicolo aveva il numero 4, era ovviamente rosso, chiamato lo Scarafaggio volante (nell'originale, Crimson haybaler).
C'è la bella, stilosa e vanesia Penelope Pitstop con la sua inconfondibile vettura rosa, una cabriolet  sportiva: è la vettura numero 5 conosciuta come il Vezzoso Coupé (nell'originale, Compact Pussycat), dotata di ombrellino parasole e congegni che le rinfrescano il trucco.
Ci sono il sergente Blast e il soldato Meekly alla guida di una vettura che sembra ottenuta da un carrarmato incrociato con una macchina asfaltatrice, la numero 6 detta Armata speciale (nell'originale, Army Surplus Special)
Ci sono Clyde e la sua banda, nanerottoli vestiti di abiti gessati come appena usciti da un Gangster movie ambientato negli anni '20, alla guida della numero 7, l'Antiproiettile (nell'originale, The Ant Hill Mob in the Bulletproof Bomb). Clyde tratta i suoi uomini con autorità e disprezzo (chiamandoli babbei) e quando hanno bisogno di una propulsione extra, usano i loro piedini che sbucano sotto il veicolo. Baciamolemani!
E, ancora, ci sono Lazy Luke e Blubber Bear a rappresentare il sonnacchioso e pigro montanaro dell'Arkansas  e altre zone montane dove la vita è scandita da ritmi lenti. Essi guidano la vettura numero 8, l'Insetto Scoppiettante (Arkansas Chuggabug), vettura alimentata con una vecchia stufa a legna che fornisce l'accelerazione richiesta alla gara quando esplode.
C'è Peter Perfect, lo stereotipo dell'uomo bello e galante, il damerino dai modi affettati che cerca di conquistare Penelope con la sua perfezione che ho sempre trovato un po' vuota. Peter guida la sua auto d'epoca da competizione dai cilindri dorati, la numero 9 chiamata la Sei Cilindri (nell'originale, la Turbo Terrific).
E, infine, ci sono  Rufus Roughcut con il castoro Sawtooth, rappresentazione dell'America più interna e più rurale, quella dei taglialegna forzuti e rozzi dalle camicie di flanella quadri che vivevano nei boschi. E ovviamente la scelta del castoro non è casuale - niente è casuale nei cartoni H&B - data l'abilità di questo animale nel rodere legna e costruire come un vero ingegnere di cui indossa il cappello da cantiere. Essi erano alla guida della numero 10 la Spaccattutto (nell'originale, Sawtooth in the Buzz Wagon) le cui ruote s dentate come il profilo di una sega.
Numero 00 - La macchina infernale
Dastardly e Muttley
Numero 1 - La macigno-mobile
Rock e Gravel Slag
Numero 2 - Il diabolico coupé
Big e Lil Gruesome
Numero 3 - La Multiuso
Pat Pending
Numero 4 - Lo scarafaggio volante
Red Max
Numero 5 - Il vezzoso coupé
Penelope Pitstop
Numero 6 - L'armata speciale
Sergente Blast e soldato Meekly
Numero 7 - La antiproiettile
Clyde e la sua banda
Numero 8 - L'insetto scopiettante
Lazy Luke e Orso Blabber
Numero 9 - La Sei Cilindri
Peter Perfect
Numero 10 - La Spaccatutto
Rufus Roughcat e il castoro Sawtooth
L'iconico
Ghigno di Muttley



Come già ribadito, niente nei prodotti Hanna & Barbera è frutto di una scelta casuale, i nomi, i dialoghi, i dettagli e Wacky Races, non solo non è una eccezione, ma è forse il più fulgido esempio di come i nomi  delle auto e relative scuderie, i dettagli costruttivi delle vetture, rappresentino una serie di personaggi sterotipati (il militare, il mostro, il gangster, ecc.) e dei luoghi da cui provengono.
E anche i nomi dati ai concorrenti obbediscono a tale legge. Rock e Gravel Slag sta letteralmente per "Scoria di Roccia e Ghiaia", nome molto evocativo della Età della Pietra da cui i protagonisti provengono. Big e Lil Gruesome sta letteralmente per "Grande e Piccolo Spaventoso". Pat Pending sta letteralmente per "In attesa di Brevetto" (Pat è usato come diminutivo di Patent). Red Max richiama Red Baron, come già detto. Penelope Pitstop è un chiaro riferimento alla sosta ai box. Blast e Meekly indicano chiaramente chi dei due umilia l'altro (to blast, "blastare") e chi dei due è quello sottomesso (meek, "mite").  Ant Hill Mob sta per "la banda delle formiche": mob in particolare intende banda mafiosa, il riferimento alle formiche potrebbe essere legato alla statura degli uomini della banda e al modo veloce di "zampettare" con le gambe per accelerare. Lazy Luke e Blubber Bear sta letteralmente per "Luke il pigro e l'orso grasso".  Peter Perfect ovviamente ne sottolinea la perfezione, ma io l'ho sempre trovato un po' troppo pieno di sé. E Rufus Roughcut abbina il nome Rufus ("dai capelli rossi") un cognome che ne sottolinea la rudezza ("tagliato con l'accetta") mentre il nome del castoro è letteralmente "Dente di sega". E naturalmente i nomi dei protagonisti più centrali non possono essere lasciati a caso: Dastardly significa infatti "infame" e Muttley deriva da "Mutt" che sta per cane bastardo. Che capolavoro! Adoro!

Ricordo ancora certe domeniche mattina in trepidante attesa della voce di Ferruccio Amendola che, da voce narrante per le prime 14 puntate (poi sostituito da Pino Locchi), introduceva il telespettatore alla corsa, elencando vetture e personaggi e anticipando già che Dastardly userà sporchi trucchi e decretando alla fine "Inizia l’avventura del Wacky Races!"

Uno degli aspetti più curiosi della serie è che, pur essendo stata realizzata in un numero limitato di episodi, è stata trasmessa e ritrasmessa per decenni in tutto il mondo, diventando un classico dell'animazione.  Il successo fu tale da dare vita agli spin-off Dastardly e Muttley e le macchine volanti e Le avventure di Penelope Pitstop, mentre nel 2017 la serie è stata riproposta in una versione moderna che ha mantenuto lo spirito originale aggiornandolo per le nuove generazioni.

A distanza di oltre mezzo secolo, Wacky Races continua a essere ricordato con affetto perché rappresenta un'epoca dell'animazione in cui bastavano fantasia, personaggi ben caratterizzati e tanto umorismo per creare un capolavoro destinato a non invecchiare mai. Le sue corse impossibili, i veicoli assurdi e la continua rivalità tra Dick Dastardly e gli altri piloti hanno fatto sorridere milioni di spettatori e continuano ancora oggi a conquistare chi scopre per la prima volta questo piccolo grande classico della televisione.
Curiosità: in rete sono reperibili le foto di almeno una parata di automobili che riproducono i veicoli del cartone guidate dai rispettivi cosplayers.

domenica 16 agosto 2026

Ernesto Sparalesto ma mica tanto

Continuo ad aggiornare questo blog nell'ottica di fornire una lettura di intrattenimento varia e - spero - mai noiosa, alternando oggetti e fenomeni degli anni '80, con cartoni animati giapponesi, i cosiddetti anime, e con cartoni provenienti da altre parti del globo e pertanto concepiti e costruiti in maniera totalmente diversa dalla copiosa produzione made in Sol Levante. Spero in questo modo di suscitare curiosità verso l'imprevedibile argomento del post successivo. Oggi, in virtù di questo criterio di alternanza, vi parlerò di un altra delle produzioni Hanna e Barbera, Ernesto Sparalesto al secolo Quick Draw McGraw ossia McGraw dall'estrazione (della pistola, NdA) rapida. Un nome che ci introduce subito al contesto del cartone: il vecchio caro Far West dove i vecchi pistoleri si sfidavano a chi lo tirava fuori prima (come avrebbe detto Camilleri, il revorbaro, NdA). Ernesto è un cavallo bianco antropomorfo (che altro animale scegliere nel far west?), indossante cappello da cowboy, fazzoletto al collo e cinturone; egli riveste i panni di uno sceriffo un po' imbranato (riesce anche a spararsi addosso da solo) coinvolto in mille avvenuture western insieme al suo vice Babalù, un asinello messicano, come si percepisce dall'accento spagnolo e dall'immancabile sombrero sulla testa, fisicamente piccolo e goffo, ma più furbo ed efficiente di lui. Lo sceriffo però ha anche una identità segreta, una sorta di parodia di zorro, che usa quando le cose si mettono male con i fuorilegge di turno: El Kabong, un eroe con mascherina nera, cappello sombrero cordobés (il tipico cappello nero di feltro con corona piatta e cordoncino sotto il collo usato appunto da zorro), mantello nero e chitarra classica usata come arma. 

Il cartone veniva trasmesso con altri due cartoni, arrivati in Italia con i nomi di "Tatino e Papino" (Auggie doggie & Doggie Daddy) e "Snooper e Blabber", all'interno di uno show, il Quick Draw McGraw Show, sponsorizzato dalla Kellogg's. Come tutti i cartoni di Hanna e Barbera, l'effetto comico è nei dettagli paradossali, come ad esempio, il fatto che lo stesso Ernesto, pur essendo un cavallo, cavalchi altri cavalli, che per essere cavalcabili, vengono disegnati in maniera realistica, non antropomorfi, come nell'immagine a destra, dove guida una diligenza, scena tratta dalla sigla.
Una curiosità, nel doppiaggio originale, sia Ernesto che Babalù hanno la voce dello stesso doppiatore, Daws Butler, che ha prestato la voce a numerosi personaggi delle serie Hanna e Barbera.
Altri personaggi sono il cane Snuffles sempre in cerca di biscotti e Sagebrush Sal, umana, interesse amoroso di Ernesto. Ernesto e il suo vice Babalù fanno parte dell'Allegra banda di Yoghi e si ritrovano, pertanto, in tale cross-over ad interagire con altri personaggi Hanna & Barbera come Svicolone, Braccobaldo Bau, ecc. E poi ci sono altri umani che interagiscono con questi animali, alla pari, come se fossero tutti una una unica specie, tra cui diversi fuorilegge con fattezze simili a Clyde di Wacky Races.
Questi i personaggi:

Ernesto Sparalesto
Babalù
El Kabong
Snuffles
Sagebrush Sal
I protagonisti dello show
Siglaaa!

domenica 19 luglio 2026

Calvin e il colonnello, dal successo radiofonico alla TV

Oggi post breve, un po' perché in viaggio un po' perché non ci sono molte informazioni disponibili oltre a quello che ricordo sul cartone di cui vi parlo oggi: Calvin e il colonnello.  
Lo sapevi che “Calvin e il colonnello” è uno dei cartoni animati più curiosi e meno conosciuti prodotti da Hanna e Barbera ? 
Andata in onda nei primi anni Sessanta, questa serie rappresenta un interessante esempio di come la televisione dell’epoca cercasse di trasformare successi già collaudati in nuovi format animati. I protagonisti sono il Colonnello, al secolo Col. Montgomery J. Klaxon,una volpe astuta e piena di iniziativa, soprattutto tesa all'arricchimento con l'uso di qualche trucchetto, e Calvin Burnside, un orso dal carattere bonario e un po’ ingenuo: una coppia che vive situazioni comiche basate sul classico contrasto tra il furbo e il credulone e sugli equivoci. 
Non tutti sanno che i personaggi erano ispirati a una celebre sitcom radiofonica statunitense, segno di come già allora si cercasse di portare il successo di un mezzo di comunicazione in un altro. Naturalmente, lo show radiofonico da cui era tratto, Amos 'n' Andy aveva dei personaggi umani e resi animali nella serie per non inciampare in qualche controversia di tipo razziale dato che i protagonisti dello show radiofonico erano di razza afroamericana. O per lo meno, lo erano i due protagonisti nella finzione, perché nella realtà le loro voci appartenevano a Freeman Gosden e Charles Godell, commedianti bianchi. La discontinuità introdotta dall'aver reso i personaggi nel cartone leggermente "più pelosi" fu mitigata dalla continuità delle voci: infatti a questi animali le voci erano prestate sempre da Gosden e Godell. Come già annunciato in incipit, la serie fu realizzata dalla celebre Hanna e Barbera, lo studio che in quegli anni stava rivoluzionando il mondo dell’animazione televisiva grazie a tecniche produttive innovative che permettevano di contenere i costi senza rinunciare all’intrattenimento. Sebbene abbia avuto una sola stagione e una vita televisiva piuttosto breve, Calvin e il colonnello è rimasta un piccolo gioiello per gli appassionati di storia dell’animazione. Il suo umorismo riflette perfettamente lo stile dell’epoca, con dialoghi brillanti, equivoci e situazioni che ricordano la tradizione delle grandi coppie comiche del cinema e della radio. Oggi il cartone è poco ricordato dal grande pubblico, ma conserva un valore storico importante perché testimonia una fase di grande sperimentazione per la televisione americana, quando i cartoni animati stavano iniziando a diventare un appuntamento fisso nelle case. Proprio per questo, Calvin e il colonnello rappresenta una piccola finestra su un periodo fondamentale dell’animazione, in cui si stavano gettando le basi per molti dei successi che avrebbero segnato le generazioni successive. La serie conta di 26 episodi nei quali appaiono ulteriori personaggi comprimari: Maggie Belle Klaxon, la moglie del colonnello e volpe come lui, Sue aka Susan Culpepper, sorella di Maggie e cognata del colonello e quindi anch'essa volpe, Gladys, una cagnolina manicurista, e infine l'avvocato, Oliver Wendell Clutch, una donnola. In altre puntate, appaiono in maniera isolata anche altri personaggi che rappresentano animali, ricordo per esempio uno scimpanzè.


Col. Montgomery J Klaxon
Calvin Burnside
Maggie Bell Klaxon
Susan Culpepper
Gladys
Oliver Wendell Clutch

domenica 7 giugno 2026

Josie and the Pussycats: musica, mistero e immaginario anni '70 tutto in un cartone

Tra i tanti cartoni animati prodotti dalla leggendaria Hanna-Barbera negli anni Settanta, Josie and the Pussycats occupa un posto speciale nel cuore degli appassionati di animazione vintage. Colorato, musicale e incredibilmente “pop”, il cartoon riuscì a fondere il fascino delle girl band con l’avventura investigativa, seguendo una formula che riproponeva quella di Scooby-Doo, ma con un’identità tutta sua che ruota intorno al tema della musica. La serie segue le avventure di Josie, Valerie e Melody, tre ragazze che formano il gruppo musicale “The Pussycats”. Oltre a esibirsi in concerti in giro per il mondo, le tre finiscono regolarmente coinvolte in misteri internazionali, complotti e situazioni pericolose. Josie McCoy è la leader della band: intelligente, determinata e con una forte personalità, suona la chitarra elettrica. Valerie Brown rappresenta la mente razionale del gruppo e suona i tamburelli, mentre Melody Valentine, la batterista, è la bionda svampita e irresistibilmente comica, spesso inconsapevole di ciò che accade intorno a lei ma in fondo molto utile anche lei perché spesso sono le sue sensazioni a guidare verso la soluzione del mistero di turno. Accanto alle ragazze troviamo anche Alexander Cabot III, il manager un po’ codardo e innamorato di Josie ma sotto sotto dal cuore buono;  sua sorella Alexandra Cabot con la sua capigliatura bicolore a la Indira Gandhi, dispettosa e convinta che il successo della band sia merito suo, con il suo buffo gatto Sebastian, che condivide il caratteraccio della sua padrona. E poi il belloccio, il nerboruto autista Alan Mayberry,  conteso da Josie e da Alexandra e fattore di rivalità tra le due. Ogni episodio mescola inseguimenti, gadget improbabili, criminali mascherati e numeri musicali in pieno stile pop anni ’70.

Il risultato è una serie leggera e divertente, capace ancora oggi di trasmettere un’enorme carica di energia e nostalgia. E' un cartone figlio del suo tempo: prodotto nel 1970, Josie and the Pussycats nacque in piena esplosione della cultura pop e della musica giovanile. L’estetica della serie riflette perfettamente quell’epoca: colori sgargianti, vestiti psichedelici, stampe optical, capelli voluminosi, foulard al collo, mini gonne molto mini, pantaloni a zampa e melodie bubblegum pop. Le protagoniste indossavano gli iconici costumi leopardati con le orecchie da gatto, diventati negli anni un vero simbolo del franchise. Questi costumi erano stati ispirati dal costume cha lamoglie di uno degli autori, Dan DeCarlo,  indossò in crociera.  Tutto il personaggio di Josie è ispirato alla sua consorte da cui ne ha preso persino il nome.

Vale la pena menzionare il fatto che prima ancora che coautore di Josie and the Pussycats, Dan DeCarlo era stato l'anima  della The Archie Comics, dando a quei fumetti quello stile che li contraddistingue ancora oggi.

Josie and the Pussycats fu anche un cartone animato progressista: con Valerie, una ragazza afroamericana veniva finalmente e giustamente rappresentata come intelligente, competente e mai relegata a stereotipi comici, cosa piuttosto rara per i cartoni dell’epoca.

Molti storici dell’animazione considerano il personaggio un piccolo ma significativo passo avanti nella rappresentazione televisiva di una società moderna, multirazziale e multiculturale. 

I brani presenti nella serie vennero registrati da musicisti professionisti e avevano sonorità perfettamente in linea con il pop radiofonico dei primi anni Settanta e alcune canzoni, ancora oggi, sono amate dai collezionisti di musica vintage e dagli appassionati di cartoon cult. 

Anche se la serie originale ebbe una durata relativamente breve (solo 16 episodi), Josie and the Pussycats riuscì a lasciare il segno grazie al suo mix unico di mistero, comicità e musica. Oggi il cartone viene ricordato soprattutto per il suo stile irresistibile e per quell’atmosfera spensierata tipica delle produzioni Hanna-Barbera. Guardarlo significa fare un viaggio diretto nella televisione americana degli anni ’70, tra chitarre elettriche, inseguimenti improbabili e canzoni impossibili da togliersi dalla testa.


Per molti fan dell’animazione classica, resta uno dei cartoni più sottovalutati e affascinanti mai prodotti dallo studio. Successivamente ci fu una seconda stagione, sempre di 16 episodi, Josie and the Pussycats in Outer Space (qui distribuita come Josie e le Pussycats nello Spazio) ambientata nello spazio cosmico in cui appare un ulteriore personaggio, un piccolo alieno con cui sono Valerie è capace di comunicare, chiamato Bleep. 

Nel 2001 arrivò anche un adattamento cinematografico live action, Josie and the Pussycats. Il film inizialmente non ebbe grande successo, ma col tempo è diventato un vero cult grazie alla sua satira sul consumismo, sul marketing musicale e sulla cultura pop.

In questa immagine, tutti i personaggi. Nell'ordine, da sinistra a destra, Alexander, Valerie, Melody, Josie, Alan, Alexandra e, naturalmente riconoscibile, il gatto Sebastian in primo piano.


Sigla!



domenica 3 maggio 2026

Al lupo! Al lupo! non è un film di Carlo Verdone...

...ma è il titolo di uno dei cartoni targati Hanna e Barbera che trovavo più ipnotici e guardavo più volentieri. Conosciuto anche con il titolo originale di It's the Wolf, è una segmento di 25 episodi  inserito nel Cattanooga Cats Show della fine degli Anni '60, che racconta le storie di Agnellino (Lambsy Divey o anche Little Lambsy o Lambsy Pie), un piccolo ovino sempre minacciato dal diabolico eppur imbranato lupo Mildew. Mildew è magrissimo per la fame e ricorre a ogni genere di sporco trucco per catturare Agnellino e metterlo nello stomaco ma alla fine, con schematica ripetitività, Agnellino riesce a gridare "Al lupo! Al lupo!" richiamando l'attenzione del grosso cane pastore Bristle Hound il quale acchiappa il lupo con il suo bastone pastorale e lo fa volare verso l'infinito ed oltre, chiudendo l'episodio con un lupo sempre più affamato e frustrato. Il cane rappresenta il valore della giustizia, quello che difende i più deboli dai più forti e riveste quasi un ruolo paterno  dispensando buoni consigli e mostrandosi estremamente protettivo nei confronti di Agnellino. D'altra parte,  Agnellino non è tanto innocente come sembra; infatti, contro lo stereotipo, è spesso mostrato scaltro e navigato, grazie anche ai consigli di Bristle, e riesce (anche se non sempre) a smascherare i mille travestimenti di Mildew. Ma questo non basta a impedire ad Agnellino di  finire nei guai, se non altro per la  per la manifesta inferiorità fisica, rischiando di finire sul barbecue.

Questo cartone animato, apparentemente semplice e ripetitivo, nasconde in realtà un piccolo gioiello di comicità slapstick e ritmo narrativo. Ogni episodio segue lo stesso schema narrativo, quasi come una formula matematica: tentativo del lupo → pericolo per Lambsy → allarme → intervento del cane → punizione del lupo. Questo tipo di costruzione ricorda molto altri classici dell’epoca come, tra i tanti, Tom & Jerry che non ho citato a caso, perché anche in quest'ultimo cartone il cane bulldog Spike spesso riveste il ruolo di protettore di Jerry rispetto alle aggressioni di Tom. La sua ripetitività e nelle sue analogie con i cartoni dell'epoca della stessa matrice diventano i punti di forza di questo cartone: lo spettatore anticipa ciò che accadrà e si diverte proprio nel vedere come accadrà questa volta.

Questo fa anche in modo che un tema potenzialmente violento (un predatore che vuole mangiare la sua preda), diventi comico e leggero perché non c'è mai una reale tensione, lo spettatore sa già che il lupo fallirà ancora e, alla fine, pur tifando per l'Agnellino non volendolo vedere soccombere, ha anche compassione per il povero lupo. Il personaggio del lupo può essere visto come una variante del classico “antieroe Hanna-Barbera”: non è malvagio nel senso vero del termine, ma semplicemente guidato da un bisogno (la fame) e da una testardaggine quasi comica. Così come anche Tom da la caccia a Jerry semplicemente perché la natura lo ha fatto con quell'istinto o Dastardly da la caccia a Yankee Doodle perché deve eseguire gli ordini del Generale e se ne potrebbero fare altri di esempi.

 È una comicità basata  sul tempismo, sulle espressioni e sulla fisicità, più che sui dialoghi.  In questo contesto, la varietà narrativa ristretta - il cartone è sempre figlio del suo tempo - passa in secondo piano, non è più nemmeno un limite. All'effetto comico complessivo contribuisce, soprattutto nell'originale in lingua inglese, anche la scelta dei nomi. Ad esempio, Mildew, nello slang, ricopre vari significati, da "ammuffito" a "inutile", tutti poco edificanti. Contribuisce anche il fatto che Agnellino a volte sembra sfondare il quarto muro e parlare direttamente al telespettatore.

A dare valore aggiunto alla storia, il grande doppiaggio, non solo nell'originale, ma anche nella versione italiana con Elio Pandolfi nel ruolo di Agnellino, Flora Carosello nel ruolo di Mildew e Sergio Fiorentini di Bristle: parliamo di pezzi importanti della storia del cinema e del doppiaggio italiano, professionisti dalla cospicua filmografia e/o presenza sui palchi teatrali e che vantano collaborazioni di livello. In particolare, Elio Pandolfi, attore, doppiatore, ballerino, cantante e mimo,  ha lavorato anche con mostri sacri come Luchino Visconti e Vittorio De Sica. Pandolfi, che è stato anche doppiatore di Stanlio, ha trasmesso ad Agnellino un piglio sveglio, ironico, vivace, falsamente ingenuo, che lo ha reso un personaggio, almeno per me, assolutamente adorabile. La scelta oculata del doppiaggio si colloca nel solco della tradizione originale di Hanna & Barbera: nelle produzioni H&B infatti i doppiatori sono scelti non solo in base al talento ma anche in base al significato simbolico: ad esempio - e lo abbiamo visto in altri post relativi al mondo H&B - se un personaggio del cartone è la parodia di un personaggio della TV o del cinema, probabilmente si sceglierà come doppiatore lo stesso attore che interpreta quel personaggio che viene caricaturizzato.

“It’s the Wolf” non è un capolavoro rivoluzionario, ma è un perfetto esempio di intrattenimento animato semplice, diretto e immediato. Un cartone che non pretende di insegnare grandi lezioni, ma che riesce comunque a strappare un sorriso grazie alla sua struttura collaudata e ai suoi personaggi iconici.

In un’epoca di animazioni sempre più complesse e stratificate, tornare a un prodotto così essenziale può essere sorprendentemente rinfrescante.

Qui i personaggi e il primo episodio:




domenica 12 aprile 2026

I due masnadieri: un pessimista è un ottimista con l'esperienza

La Masnada rappresentava anticamente, nel Medioevo, un gruppo di uomini armati con cui il Signorotto si accompagnava per garantirsi la protezione personale. Potremmo definire una masnada il gruppo formato da Suke e Kaku a protezione dello Shogun Mitsukuni Mito o, in accezione negativa, il gruppo dei bravi di Don Rodrigo a rappresentare una compagnia di furfanti e violenti. E' un termine di uso a dir poco inconsueto: infatti l'ho scoperto per la prima volta quando ho guardato il cartone animato I due masnadieri e non l'ho mai sentito ripetere in nessun altro contesto. Come titolo di questo cartone, il termine è usato con una accezione scherzosa ad indicare una banda di briganti quali i due protagonisti del cartone sono: il leone Lippy e la iena Hardy da cui il titolo originale Lippy the Lion & Hardy Har Har. Due nomi già autoparlanti rispetto alla personalità dei protagonisti. Lippy, nello slang, è un aggettivo che sta per impudente, una persona priva di contegno; mentre Hardy è traducibile come resiliente, resistente. E infatti Hardy deve mostrare notevole resistenza per sopportare le situazioni in cui viene a trovarsi a causa della esuberanza e faciloneria di Lippy, un inguaribile ottimista  sempre alla ricerca di metodi veloci e poco ortodossi per arricchirsi. Inoltre, deve tollerare le battute di cui è il bersaglio e le buffonate alle quali reagisce com impassibile sopportazione.
Entrambi, nella versione italiana, sono doppiati dal compianto Roberto Del Giudice meglio noto come la iconica e indimenticata voce di Lupin III.
Ciascuna puntata evolve attorno al tema della proattività di Lippy che ha una nuova idea per arricchirsi o comunque ottenere vantaggi da altri animale e un poco entusiasta Hardy che già sa che andrà a finire male e infatti è sempre quello a rimetterci le penne...anzi, il pelo.
Nella sua leggerezza è una crudele metafora della vita reale dove la fortuna spesso premia persone poco oneste e/o irresponsabili a discapito di onesti e prudenti che finiscono per pagare il prezzo delle azioni sconsiderate dei primi.
Questo sfondo
di ingiustizia è però stemperato dallo spirito di avventura del cartone e dalla amicizia che lega, nonostante tutto, i due protagonisti, entrambi intelligenti, astuti e dotati di senso dell'umorismo che in Hardy raggiungono un tono più sarcastico. Questo ne fa un cartone animato gradevole e apprezzabile per tutte le età.
La serie, di 52 episodi, è un altro dei lavori di Hanna e Barbera dei cui cartoni mi piace parlarne spesso: 
1) perché li adoravo...ma non è una motivazione sufficiente in quanto adoravo molti di quelli giapponesi (non la totalità come nel caso degli H&B)
2) perché li adoravo (l'ho già detto?)
3) perché sono pieni di riferimenti alla ccultura pop e di parodie dei personaggi dei loro tempi, diventando occasione per spaziare in quel contesto, riferimenti e parodie rinforzati dalla scelta dei specifici doppiatori;
4) sono zeppi di giochi di parole, paradossi e un umorismo sottile che a volte sfugge ma poi sorprende e fa sorridere a distanza.

Prendiamo ad esempio Hardy, questa Iena Ridens, di primo acchito sembra un animale antropomorfo come tanti nei cartoni, poi a un certo punto noti che non ride mai e ha sempre l'espressione costipata. Un capovolgimento degli stereotipi, una iena ridens portata alla malinconia e a un pessimismo cosmico come un Leopardi a quattro zampe. E come dargli torto, visto che poi in tutte le avventure in cui viene suo malgrado trascinato è sempre quello che ne soffre le conseguenze. E' proprio vero che un pessimista è un ottimista con l'esperienza.

Intorno ai due protagonisti ruotano altri personaggi sia animali che umani; i due protagonisti fanno parte, insieme ad altri noti personaggi H&B (Top Cat, Ernesto Sparalesto, Peter Potamus,...), de L'Allegra banda di Yoghi. Siglaaa!

domenica 15 marzo 2026

Top cat: vita da gatto di strada

Immagina una vita messi all'angolo, anzi, precisamente in un vicolo di New York. Immagina sognare una vita migliore e mettere in campo tutto l'ingegno possibile per mettere a punto un piano geniale - sì, certo, anche fraudolento -  per arricchirsi e ottenere una vita migliore per sé e i membri "fratelli" della propria banda. Non più avanzi di cibo da cercare nei bidoni ma una vita da ricchi con maggiordomo che serve vaschette di paté di salmone e paté di coniglio come nelle pubblicità con i gatti persiani bianchi dal pelo meraviglioso. E immagina una banda di altri sfortunati fratelli, non altrettanto brillanti e svegli, ma ognuno con le sue differenti capacità e una uguale dedizione alla causa. Peccato per il solito poliziotto sempre a rompere le uova nel paniere, sempre a smascherare gli intricati inganni...e anche stavolta, a diventare ricchi, ci riproviamo domani!

Questo è Top Cat, T.C per gli amici, cartone dalla ineguagliabile fantasia e genialità di Hanna & Barbera del 1961. Già in precedenza abbiamo rilevato su questo blog come molti cartoni animati di Hanna & Barbera traggano ispirazione e presentino parodie di personaggi realmente esistenti, di generi cinematografici o di show di successo e anche questo non fa eccezione, usando un doppiaggio con gli stessi attori di cui si fa la parodia o che comunque accentui il riferimento. Infatti Top Cat si ispira a una commedia, The Phil Silver's Show, il cui protagonista è un militare, un sergente un po' mascalzone e fancazzista che vive all'interno di un fortino nel profondo Texas. Il sergente è abile a intortare con le parole le persone che inganna, compresi i suoi commilitoni che finiscono per fare il lavoro che il sergente non vuole fare ma che complessivamente sono un po' mascalzoni e fancazzisti essi stessi, aiutando il loro capo nelle sue truffe. Ovviamente, trattandosi di una commedia, parliamo di piccole truffe, trucchi ai danni del colonnello, non di grandi azioni criminali.

E così questa dinamica viene trasposta in un cartone con una banda di gatti che hanno Top Cat (in Italia doppiato anche come gatto Temistocle) come leader, la cui mente è sempre impegnata ad architettare truffe che li riscattino dalla vita nel vicolo, sfuggendo però al pedante controllo del poliziotto di quartiere, Charlie Dibble, con cui la banda instaura quel rapporto di antagonismo ma anche rispetto e solidarietà che spesso si riscontra in questo genere di cartoni animati, portando, qualche volta, all'alleanza tra le parti rivali.

Top Cat, in un post molto carino che ho trovato sul Linkedin viene descritto come  uno che può insegnare cosa sia la leadership in quanto concentra su di sé tutte le caratteristiche del leader perfetto, quelle caratteristiche che  lo distinguono da un semplice "boss" e che trovate elencate in miliardi di post che popolano i social network:

- fare le cose in prima persona, non limitarsi a impartire gli ordini;

- raccogliere il gruppo giusto, ognuno con il proprio ruolo e ognuno con skills complementari;

- saper delegare;

- saper spiegare la propria visione;

- dedicare tempo e ascolto;

- saper motivare;

- ambire alla crescita di tutti e lavorare per un obiettivo comune.

Come in quasi tutti i Cartoni "animali", Top Cat è un gatto antropomorfo, bipede e con vestiti ed accessori: sulla pelliccia gialla spiccano un gilet e un cappello  viola tipo Panama.  E anche i suoi amici sono naturalmente gatti antropomorfi, umanamente vestiti, anche se solo di un colletto o di una cravatta senza giacca e camicia. Qui sono tutti raffigurati , i maggiori protagonist; da sinistra verso destra:

- Top Cat, il top leader;

- Fancy-Fancy il Casanova del gruppo con la sua pelliccia arancione e l'elegante sciarpa bianca, quello che se la tira un po';

- Benny, con la giacca bianca, è il più saggio del gruppo, in bilico tra astuzia e ingenuità;

- Brain, il cassiere con la maglia viola, quello che dovrebbe sapere nascondere il bottino ma che finisce sempre per parlare troppo...insomma il meno sveglio del gruppo, il cui nome risulta chiaramente sarcastico;

- Choo-Choo, con la pelliccia rosa e il dolcevita bianco, l'abile giocatore di poker;

- Spook, con cravatta nera su pelliccia marrone, è l'artista del gruppo, ha sdoganato il proverbio "Nero e marrone, vero cafone".

- l'agente Dibble che, per quanto uomo retto e onesto, per qualcuno, rappresenta lo Stato, con quell'insieme di meccanismi e vincoli che rendono la stratificazione sociale piuttosto rigida, vanificando gli sforzi individuali di scalare le sue classi e ostacolando così la mobilità sociale.

P.S. Questo post è stato scritto su richiesta di Marco7154, un utente di IG, che segue la pagina social afferente questo blog



Ed ecco la sigla



 

domenica 1 marzo 2026

The Real Ghostbusters, the real but not the original ones




Un paio di anni dopo l’uscita del film cult “The Ghostbusters” (1984) con Bill Murray, Dan Aykroyd, Harold Ramis e Ernie Hudson nel ruolo dei quattro cacciatori di fantasmi (ma nelle intenzioni originarie nel cast dovevano esserci John Belushi e Eddie Murphy in sostituzione di Murray e Hudson), per capitalizzarne il successo, come capita soventemente, ne è uscito anche il cartone animato (1986), di produzione americana, inizialmente battezzato come the Real Ghost Busters per sottolinearne il legame e l’eredità rispetto alla pellicola cinematografica, diversamente da un altro cartone che a quei tempi veniva trasmesso (“The Ghost Busters”/ “Gli acchiappafantasmi”, quelli con il gorilla – ne parlerò in futuro – una produzione pure americana ma inspirata invece ad una serie televisiva del 1975, che non ha nulla a che fare con il film). Quindi, parliamo dei veri acchiappafantasmi, eppure non i primi,  non gli originali, cosa che ha creato beghe legali tra la Filmation (detentrice dei diritti sul nome The Ghost Busters, a seguito della produzione del telefilm) e la Columbia picture che ha prodotto il film. Successivamente la serie venne ribattezzata come Slimer and the Real Ghostbusters data la popolarità del personaggio di Slimer, particolarmente accattivante per il pubblico dei bambini, contestualmente ad un cambio del format che non prevedeva più solo una avventura a caccia di ectoplasmi della durata di mezzora, ma anche delle gag di cui Slimer era il protagonista.

I personaggi del cartone sono gli stessi del film, film che voglio celebrare perché, esistendo, ha reso possibile questo iconico e mitico momento in Stranger Things:

 


Secondo fatto che non vedevo l’ora di menzionare, probabilmente non noto a molti, che a New York, nel quartiere Tribeca a Manhattan, esiste ancora la caserma dei Vigili del Fuoco utilizzata come quartier generale degli acchiappafantasmi, adottandone nome e vessillo, come documentato da questa foto di me stessa scattata nel 2025. Ero stata nella Grande Mela diverse volte, ma non ne ero a conoscenza: l’ho scoperto grazie a un bellissimo tour attraverso i luoghi che sono stati usati come set cinematografici.

  


Chiuse queste due per me "ineluttabili" parentesi, come dicevo, i personaggi  sono gli stessi del a partire dai quattro acchiappa fantasmi Peter, Ray, Egon e Winston  e ne ricalcano più o meno liberamente le fattezze, soprattutto per quanto riguarda le scelte cromatiche (colori delle tute, dei capelli e degli occhiali). Come nel film sono presenti Slimer  anche detto Onionhead, letteralmente Testa di Cipolla (che però nel film non viene chiamato con un nome specifico), fantasma qui più amichevole e  con il ruolo di sollievo comico del cartone, l’irriverente segretaria Janine, il Marshmallow Man (Mr Stay Puff) e le auto superaccessoriate (Ecto-1, Ecto-2, Ecto-3). La serie si è sviluppata per 7 stagioni assumendo dei toni più dark all’inizio che sono stati sfumati verso toni sempre più leggeri e storie più semplici e lineari rispetto alle primissime stagioni.

Una curiosità che ho letto – per la serie “Meritocrazia portami via” è che l’interprete di Winston, cioè l’attore afro-americano Ernie Hudson, si era presentato, non riconosciuto, al casting per il doppiaggio, nel cartone, del suo stesso personaggio, venendone scartato perché giudicato troppo diverso dal film (scuse fantastiche, dove trovarle).

Altra curiosità: la sceneggiatura del film (e successivamente del cartone) fu scritta da due dei protagonisti, ossia Dan Aykroyd e Harold Ramis su un’idea dello stesso Dan Aykroyd che aveva ereditato da suo nonno la passione per la parapsicologia.

Ultima curiosità che ho scelto di raccontare tra le tante che circondano i Ghost Busters è che l'uomo Marshmallow non era un pupazzone gigante ma uno stuntman travestito che sembrava gigante in quanto si muoveva in una New York realizzata in miniatura, tecnica abbondantemente usata in film come Godzilla.

Ecco qui i personaggi del film e del cartone a confronto:

PeterRay
EgonWinston
JanineSlimer
Mr Stay Puff Marshmallow man

e chiudo con la leggendaria colonna sonora di Ray Parker Jr che sicuramente ha contributo al grande successo degli acchiappa fantasmi!