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domenica 31 maggio 2026

Pollon e la mitologia greca in TV

Da piccolina, quando la stagione non consentiva di stare tutto il giorno a giocare per strada con la mia banda di teppistelli, essendo l'austera casa in cui vivevo praticamente priva di giocattoli (solo poche bambole da esposizione), nelle fasce orarie in cui non c'erano cartoni in TV, mi assaliva una noia mortale. Se provavo a lamentarmi mia madre mi metteva a spuntare i fagiolini o a sgranare i piselli, cosa che infatti da adulta detesto fare nonostante la mia passione per la cucina; per cui per non venire impegnata in questa attività a bassissimo valore aggiunto, facevo due cose: 1) mi leggevo delle pagine a caso della enciclopedia (motivo per cui oggi ritengo di avere una infarinatura su un po' tutto il campo dello scibile); 2) mi leggevo il libro di epica di scuola media che era stato di mio zio.

E sì perché una volta a scuola si studiava e anche materie impegnative, già dai primi anni del percorso scolastico, non era tutto ridotto ad attività creativa. Adoravo quel libro dove ho imparato la mitologia greca a partire dalle origine, molto prima di Zeus con tutti gli dei dell'Olimpo, da quando il cielo (Urano) si era unito con la Terra (Gea), poi c'erano state le guerre tra titani da loro generati e in fine Cronos si era unito a Rea dando origine a tutta la stirpe degli Dei. Una storia che se ci pensate, anche dal punto di vista filosofico e fisico, è una davvero affascinante. In realtà il libro raccontava anche di altre mitologie, come quella nordica, la storia di Odino e i Nibelunghi, ma la mitologia greca rappresentava il cuore del libro con una miriade di leggende e personaggi.

Figuratevi quindi che gioia quando su Italia 1 è apparsa lei, Pollon, a raccontare e a rammentarmi, in realtà con qualche deviazione dalla mitologia classica, le storie quotidiane di questi Dei bellocci ma con le caviglie a tronco d'albero. E con tanta ironia, a partire dal fatto che sono bellocci tutti tranne lui, Eros, il Dio dell'amore, un mostriciattolo con un ombelico fuori come un balcone.

C'era una volta...Pollon è un anime di 46 episodi che ha appunto come protagonista Pollon, la figlia di Apollo, come lei sempre ci ricorda canticchiando la sua voce stonata mentre tutti gli esseri viventi intorno a lei, umani, divinità, semidivinità, animali e persino vegetali si tappano le orecchie. Lei è una bambina sveglia, scaltra, intelligente, curiosa e intraprendente che vive con un papà simpatico ma un po' irresponsabile e pasticcione che ogni giorno si alza troppo tardi per gli standard che il suo lavoro richiede: infatti a bordo di un carro guidato dall'asino triste e stressato Dosankos dovrebbe tutti i giorni trasportare il sole dal deposito al cielo per riportarlo in deposito alla sera. Ma a causa della sua pigrizia, spesso il giorno non fa mai giorno, costringendo Artemide, la dea della Luna, a fare straordinari per rimanere in attesa del cambio turno. Pollon insieme al suo migliore bistrattato amico Eros è coinvolta in mille avventure attraverso le quali ci vengono raccontate, con qualche licenza poetica, le classiche storie della mitologia greca: Giasone alla ricerca del Vello d'Oro, Arianna e Teseo nel labirinto del Minotauro, il furto del fuoco da parte di Prometeo, la punizione di Atlante, la seduzione di Leda da parte di Zeus, la discesa negli inferi da parte di Perseo, il mito di Narciso trasformato in un fiore o di Re Mida che trasforma tutto in oro. Ovviamente, l'esuberanza di Pollon, rende la storia più scoppiettante, perché il tentativo di Pollon di aiutare chiunque incontri finisce spesso che combinare guai. Ma lei deve sempre aiutare e farsi coinvolgere in qualsiasi faccenda un po' per altruismo un po'  perché - inizialmente priva di poteri - vuole convincere nonno Zeus a essere trasformata in una vera dea. Attorno a questo nucleo centrale vengono poi osservate virtù e soprattutto vizi delle divinità che abitano l'Olimpo: l'infedele e donnaiolo Zeus che deve fare i conti con l'ira e la gelosia della violenta consorte Era, nonna dalle calze a rete, Afrodite sempre esageratamente attenta alla cura del suo aspetto, Apollo di cui abbiamo già è stato detto, Atena spietata e vendicativa, Poseidone il gigante buono fifone che non sa nuotare, Efesto marito per contrasto di sgradevole aspetto di Afrodite, la Dea delle Dee che guida Pollon nel suo percorso per diventare una Dea, un po' come la Fata Turchina fa con Pinocchio nel percorso per diventare umano. C'è infine il narratore Azuma-Mushi un insetto antropomorfo (Mushi significa insetto) che è probabilmente la caricatura dell'autore del manga, Azuma Hideo.

Che altro aggiungere? La polvere magica con cui Pollon da a tutti l'allegria è ormai storia, come del resto la sigla di Cristina D'avena, ed è difficile pensare che l'allusione non sia puramente voluta:

«Sembra talco ma non è
serve a darti l'allegria,
se lo mangi o lo respiri,
ti dà subito l'allegria!»

I personaggi principali:

Pollon
Eros
Apollo
Zeus
Era
Afrodite
Artemide
Efesto
Poseidone
Atena
La Dea delle Dee
Azuma-Mushi

domenica 10 maggio 2026

Ginguiser e la sfida della magia

La veemenza e puntualità con cui i miei uccellini rispondono agli effetti sonori elettronici presenti nella sigla di Ginguiser mi fanno pensare che sia giunto il tempo di parlare di questo cartone. Ginguiser è il gigante metallico protagonista di un anime che ha tutti i classici ingredienti del genere robotico: robot imponente, squadra affiatata, atmosfere leggendarie e già questo basta a farne uno dei simboli di un periodo in cui fantasia, azione e valori come coraggio e amicizia si mescolavano in storie indimenticabili. Agli ingredienti comuni un po' a tutto il filone  poi si aggiungono, di cartone in cartone, elementi distintivi che fanno da contesto alla narrazione. In questo caso l'elemento distintivo è la magia - da cui il titolo di questo post in cui da mbrigghiste quale sono ho mescolato il nome di questo robottone con il titolo di famosissimo anime del genere Majokko (Bia). Il tema  della magis è anticipato dall'asso di picche sul petto del Grand Fighter (ci arriviamo...) e ripreso dalle carte da gioco che egli utilizza come arma. Banalmente, i semi delle carte francesi sono uno dei simboli grafici che più semplicemente e più immediatamente richiamano la magia in quanto protagonisti assoluti dei giochi di prestigio. E infatti le carte francesi appaiono pure nella sigla di Bia. A dirla tutta appaiono anche sulle tute da combattimento dei protagonisti di Godam, altra serie robotica, ma in tal caso si tratta solo di un modo per caratterizzare visivamente i personaggi, senza alcun legame con la trama e il tema, un po' come la Zucchi distingueva gli asciugamani monocolore dei membri di una famiglia di 4 persone con la linea "Solo tuo".  E qui, come avrebbe detto Lubrano, una domanda nasce spontanea: ma perché nei giochi di magia si usano sempre le carte francesi e mai quelle napoletane? Perché picche, quadri, fiori e cuori sì e denari, coppe, bastoni e spade no? Ma non divaghiamo, torniamo al nostro cartone.
 Il Ginguiser, come avviene in altre serie robotiche (Getta Robot, Voltron, Astro Robot,..., tanto per fare degli esempi), è il risultato della composizione di veicoli robot, quattro in questo specifico anime, guidati da una squadra di ragazzi stereotipati. Stereotipati perché è tipico delle serie robotiche e delle guerre intergalattiche avere una squadra di ragazzi che generalmente, in formazione completa, comprendono il ragazzo snello e alto al punto  giusto (il leader, in genere con costume rosso), lo spilungone, il grassone, il ragazzino mingherlino e la ragazza carina.
Formazione che si ripete anche in questo specifico cartone ma senza la partecipazione dello spilungone.
La storia è ambientata in un futuro dove la Terra è minacciata, come al solito, da una potente civiltà aliena, la civiltà dei Sazoriani, proveniente dallo spazio. Per contrastarla, il dottor Godo, discendente della civiltà dei Plasmiani distrutta dai Sazoriani e rifugiatosi sulla Terra, crea il Ginguiser, un robot da combattimento guidato dal team di giovani piloti dotati di poteri magici (come del resto anche Godo): Goro Shigoron, Miki Akitsu, Torajiro Haranami e Zanta Minami. I ragazzi fanno parte di una compagnia itinerante di maghi e giostrai e veicoli che usano per spostarsi sono trasformabili. Seguitemi perché la trasformazione per comporre Ginguiser non è lineare. Goro è un mago e Miki la sua assistente: il camion che usano per i loro spostamenti si trasforma nel Grand Fighter, il robot menzionato prima, con un asso di picche sul petto. Il camion viene guidato da entrambi ma quando si trasforma nel robot Grand Fighter, la cui testa ricorda, con la sua mascherina nera, il Daltanious, resta alla guida solo Goro. Miki viene automaticamente spostata in una parte del veicolo che si stacca e andrà a formare parte dell'Arrow Wing, un veicolo volante. Tra le armi del Grand Fighter, come già detto, compaiono delle carte raffiguranti l'asso di picche che in realtà sono lame giganti. Il Grand Fighter, come Goro, rappresenta il leader, la mente, infatti si trasforma nella testa del robot finale, il Ginguiser.
Il secondo robot, lo Spin Lancer, è la trasformazione di un disco volante del luna park (ricordate, sono maghi e giostrai?) e ha ancora il riferimento alla magia, anche se meno in bella mostra rispetto all'asso di picche del Grand Fighter: ha infatti gli assi di quadri rappresentati sugli avambracci. Lo pilota Zanta e ha varie armi tra cui un'ascia e lame a forma del seme di quadri.  Il robot è il più piccolo di tutti e per questo ha dalla sua velocità e agilità. C'è poi il terzo robot, il Bullgator, pilotato da Torajiro (per gli amici Tora), che è la trasformazione della motrice dell'ottovolante del luna park (le montagne russe, per chi non conoscesse questo termine ormai desueto) e rappresenta il seme di fiori che è mostrato in maniera non molto evidente sul dorso delle "mani". E' il robot più potente a livello fisico, quello che rappresenta la potenza muscolare, l'energumeno, anche se qui parliamo di ammasso di bulloni e circuiti e non muscoli veri e propri. Tra le sue armi, una mazza ferrata e le solite lame e a forma di carte, questa volta con il seme di fiori, naturalmente. Non sfugge l'associazione, altro stereotipo delle serie robotiche, fra le caratteristiche dei robot e la fisicità dei protagonisti. Il grassone è sempre quello che guida il robot più tozzo, lo spilungone, quando c'è, il robot più slanciato, il bambino il robot più piccolo. Anche questo anime non fa eccezione con Tora alla guida di Bullgator e Zanta, con la voce di Carletto, alla guida dello Spin Lancer. A completare la squadra c'è, come menzionato prima, il veicolo volante Arrow wing, guidato da Miki, che è una composizione degli scarti delle trasformazioni dei robot precedenti. Ovviamente , è decorato con l'ultimo seme rimasto: i cuori.
Tutti i veicoli poi compongono il Ginguiser, un velivolo enorme, abbastanza inguardabile, da cui fuoriesce il torso del Grand fighter con in mano una spada e una sega circolare: esso appare come una accozzaglia malriuscita dei quattro veicoli più altri componenti. Il Ginguiser appare solo come arma finale e non come un vero protagonista come il titolo suggerirebbe.
La forza della squadra non è solo forza bruta: ogni membro della squadra ha un ruolo fondamentale, e solo lavorando insieme riescono a affrontare nemici sempre più pericolosi. Tra battaglie spettacolari e sacrifici, emerge un tema chiaro: l’unione fa la forza.
A differenza di altri mecha più famosi, Ginguiser punta molto sul lavoro di squadra e su dinamiche quasi “da squadra sportiva”, con coordinazione e strategia al centro degli scontri.
 Il cartone è prodotto dallo studio Nippon Animation, che ha animato storie molto variegate, che spaziano tra diversi generi.
È andato in onda negli anni ’80, nel pieno boom dei robot giganti, debuttando su Rete 4 e, nonostante non abbia raggiunto la fama di titoli come Mazinger Z o Goldrake, ha conquistato una nicchia di fan fedelissimi diventando, nonostante l'animazione inaccurata e il riciclo di immagini, uno di quei cartoni “di culto” per chi ama scavare nei ricordi meno mainstream.
Altra particolarità di questo cartone è che non ha una conclusione: l'ultimo episodio vede la sconfitta, come negli altri episodi, di un mostro meccanico, senza una definitiva capitolazione del nemico. Forse gli sceneggiatori credevano di essere dei novelli Edgar Allan Poe che scriveva Le avventure di Gordon Pym, splendido racconto che - SPOILER ALERT - si interrompe sul più bello (Edgar, questo non me lo dovevi fare! non me lo dovevi fare! poi... a me nata nel tuo stesso giorno!)

Qui di seguito i personaggi e la sigla (per la gioia dei miei diamantini). A domenica prossima!

Goro e Miki
Tora e Zanta
Squadra con Dr.Godo
Grand Fighter
Spin Lancer
Bullgator
Mecha finale (detto WTF)
Salomé (chiromante, cattivi)
Sazoriani (intenti in un saluto romano)


domenica 19 aprile 2026

Quell'uragano chiamato Polimar

 Oggi voglio parlare di un anime giapponese che ho guardato dalla prima all'ultima puntata non so quante N volte, praticamente tutte le volte che lo hanno dato in TV sulle emittenti locali e non il cui segnale coprisse la Puglia. Hurricane Polimar (o Hurricane Polymar), guardato e riguardato, anche su DVD, senza farmi scoraggiare da una certa ripetitività degli episodi e la presenza di numerosi cliché (o forse questi in qualche modo sono persino un incentivo, un rassicurante saper cosa aspettarsi). La trama gira intorno a un giovane ragazzo giapponese, Takeshi, che ha la stessa faccia di Kyashan o di Ken l'aquila di Gatchaman ma anche di altri personaggi della Tatsunoko, il quale grazie a un casco donatogli da uno scienziato è in grado di trasformarsi in Polimar, un eroe rivestito di polimero indistruttibile in grado di abbattere qualsiasi nemico con calci e pugni mortali. E' anche capace di grandi salti, brevi voli e di trasformarsi in diversi veicoli (una trivella, un jet, un bulldozer...). Takeshi, scappato da casa di suo padre per dissapori con lo stesso, lavora apparentemente con poco impegno e poco coraggio presso una agenzia di investigazioni private appartenente  a Joe Kuruma, un uomo squattrinato e spaccone che crede, sbagliando, di essere così in gamba come detective da autoappellarsi Sherlock Holmes Junior. Fanno parte della stessa agenzia, la spumeggiante, spavalda, sfacciata e seducente - nonostante l'outfit pacchiano - Teru Namba, padrona dell'appartamento dove ha sede l'agenzia e pertanto creditrice di mesi di affitti arretrati e il cane  Barone, un San Bernardo pensante come un uomo, l'unico a sapere che Takeshi è Polimar, doppiato da nientepopodimeno che il ragionier Filini, al secolo Gigi Reder, indimenticato attore e commediante straordinario, responsabile, in accoppiata con Paolo Villaggio o con Lino Banfi, delle più grasse risate della sottoscritta e di una larga fetta di italiani. Ed ecco qui subito il primo cliché, quello dell' eroe dalla doppia vita che per meglio nascondere la propria identità si finge goffo, pavido, scansafatiche, sempre in cerca di una scusa per nascondersi o fuggire. Da Peter Parker a Clark Kent, da Naoto Date a Tommy Aku, la cultura pop è piena di questi stereotipi. La  serie è ambientata in una città immaginaria  moderna nell'architettura ma con una società che mostra segni di obsolescenza fuori contesto tra gruppi aristocratici e sovrani di regni limitrofi, una commistione che mi ricorda molto i fumetti di Diabolik. Questa città è spesso sotto attacco di gruppi criminali stereotipati: cambiano pressoché ad ogni puntata ma sono tutti caratterizzati dal fatto gruppi di uomini mascherati dall'animale di turno, con una struttura gerarchica rigida, il cui capo ha diritto di vita e morte anche sui suoi stessi uomini, un capo che ha più i connotati del santone di una setta. L'arco narrativo di ogni storia si svolge in una puntata, qualche volta due, con la banda criminale di turno sotto il radar dell'Interpol capitanata dal genera Onigawara, padre di Takeshi, uno grasso, onesto e irascibile; il gruppo di Kuruma, in competizione con le forze di polizia, che, attraverso le cimici piazzate nell'ufficio del generale, ottengono le informazioni per mettersi sulle tracce dei criminali e ottenere gloria per Kuruma e arretrati non ancora pagati per Teru. 
Al solito quando il gioco si fa duro, Kuruma e i suoi finiscono nei guai, non prima che Takeshi riesca a dileguarsi tra le accuse di codardia del resto del gruppo per poi apparire come Polimar e risolvere la situazione, sotto gli occhi a cuoricino di Teru invaghita di lui e del Generale, accorso sulla scena, da cui Polimar teme di farsi riconoscere. L'azione si svolge velocemente, Polimar, che ha muscoli torniti ma un corpo snello e di statura contenuta come i più famosi karateka della tv (e penso a Bruce Lee) ha una velocità  strepitosa nello sferrare colpi tipicamente di karate e questo gli consente di riuscire a chiudere i conti con la banda criminale di turno prima che scada il termine di 46 minuti e 1 secondo dalla trasformazione oltre il quale morirebbe se non tornasse alle sue sembianza normali. Questa è più o meno la trama che si ripete fino al gran finale (SPOILER ALERT) dove l'identità di Polimar - un episodio indimenticabile - verrà svelata.
Di seguito  i principali personaggi:


Takeshi
Teru
Barone
Joe Kuruma
Gen. Onigawara
Cattivi a caso

Curioso è il fatto che nonostante la moderata popolarità di questo cartone, non è mai stata creata una sigla; è un fatto curioso tenendo conto di quanto prolifica fosse la produzione di sigle di quegli anni.
Perciò il cartone animato è accompagnato da una sigla di apertura e una di chiusura entrambe originali in lingua giapponese, cosa che comunque non mi ha scoraggiato dall'impararle a memoria, come per la maggior parte delle sigle.
Sigle iniziale e finale:


Epico momento della rivelazione dell'identità di Polimar:




domenica 22 marzo 2026

Lamù e l'inesorabile aumento di entropia

Ricordo ancora i pomeriggi sonnacchiosi delle vacanze estive, con l'afa fuori che invitava a non uscire e a guardare la TV mentre fuori c'era il silenzio immobile sintomatico del pisolino della controra, la nostra siesta. E ricordo sullo schermo sintonizzato su Telenorba/Teledue le immagini della facciata austera  del liceo Tomobiki, nel distretto di Tokyo,  anch'esso immobilmente avvolto dalla cappa di caldo, come fuori.

Un silenzio che è solo il la quiete prima della tempesta di caos che sta per scatenarsi ad ogni puntata ad opera dei numerosi personaggi di questa serie, Lamù la ragazza dello spazio, il cui titolo originario, Urusei Yatsura, non a caso, significa qualcosa tipo "gentaglia chiassosa". Dalle mie parti c'è un termine dialettale che utilizzerei per definire la bizzarra combriccola di questo anime: Frestéte. E' un termine sempre traducibile come chiassoso, ma non proprio chiassoso, più che chiassoso, casinista, animoso... tutte queste cose insieme.

Questo cartone, come anche Ranma 1/2 della stessa autrice Rumiko Takahashi,  lo identifico proprio con queste esplosioni di caos e l'assurdità di alcune situazioni che si alternano a momenti di irrequieta lentezza, la quiete prima della tempesta.

Ma iniziamo dal principio, dalla trama.


Lamù è una ragazza molto bella e sensuale, dai capelli verdi e gli occhi dello stesso colore, in pendant. E'  (s)vestita solo di succinto bikini tigrato con stivali al ginocchio, anche questi, dello stesso pattern animale, di nuovo, in pendant. Insomma, un look riconoscibilissimo che ne ha alimentato la popolarità e ne ha fatto a distanza di decenni la regina dei cosplay di tutto il mondo nonché il primo sogno erotico di molti ragazzini dell'epoca. Lamù arriva dallo spazio, dalla stella Uru, e arriva, guarda caso, in una città del distretto di Tokyo, la destinazione preferita dei conquistatori provenienti da tutti i sistemi solari dell'universo. Giunge insieme alla sua tribù di Oni -che impareremo a conoscere un po' alla volta nel corso della serie - con lo scopo di conquistare il pianeta, un'idea iper abusata negli anime, ma scordatevi la determinazione di Vegani, popoli di Micene e antichi Yamatai che attaccano il giappone a suon di missili e raggi sparati da mostri meccanici...il re degli Oni, un panzone con un ridicolo outfit tigrato come quello di sua figlia Lamù, si fa prendere subito dalla febbre della scommessa e si gioca la prospettiva di conquista. Infatti, offre subito agli umani la possibilità di salvarsi dall'invasione se un umano scelto a caso dal computer vincerà la sfida di riuscire a toccare i due piccoli corni posti sulla testa di Lamù, come tutti quei gran cornuti degli Oni. Viene sorteggiato Ataru Moroboshi, un ragazzo del liceo, poco sveglio, con molti vizi e pochi pregi, uno che insomma oggi definiremmo malessere, ma che proprio in quanto tale ha un discreto successo con le ragazze. Specificatamente, lui ci prova un po' con tutte, buscando anche quale schiaffone, ma trova anche chi gli da spago, e ha anche una fidanzata, Shinobu, che - spoiler alert - finerà per contenderselo con Lamù. Insomma, il malessere finisce al centro di un triangolo amoroso che neppure a Beautiful. Ma torniamo alla sfida e facendola in breve, Ataru si trova inizialmente in difficoltà perché non sapeva, come tutti il resto degli umani, che Lamù fosse in grado di volare ma alla fine riesce a vincere la sfida rubando il reggiseno di Lamù che è quindi impegnata a coprire le nudità. Alla fine della sfida il suo intento di sposare Shinobu viene frainteso in diretta TV come una proposta di matrimonio per Lamù, causando la rottura con Shinobu, dopo una serie di eventi, il trasferimento di Lamù nella sua casa per iniziare una convivenza forzata (per lui) che continuerà a suon di scariche elettriche (potere di Lamù) ogni volta che Moroboshi viene beccato nel tentativo di fare Lamù cornuta anche metaforicamente. La serie quindi si avvia verso puntate caotiche che raccontano le giornate al liceo di Lamù, Ataru, Shinobu  o un numerosa sgangherata banda di loro compagni di classi a cui si affiancano tantissimi altri bizzarri personaggi appartanenenti agli Oni (che hanno posteggiato il disco volante nei cieli della città) e della comunità di quel distretto di Tokyo (ne intravedete diversi nelle figure a corredo di questo post, NdA).

Fra di essi, vale la pena citare il sacerdote Sakurambo, un mostriciattolo alto un mezzo metro o giù di lì, con i suoi occhi a fessura sotto sopracciglia super arcuate, la sacerdotessa e dottoressa Sakura, sua nipote, che per uno strano mistero della genetica, è bellissima e seducente (praticamente la sorella bona di Kyoko di Maison Ikkoku), l'unica fra i tanti personaggi femminili di una sensualità pari o maggiore alla stessa Lamù. Vale la pena di citare anche il cuginetto di Lamù, Ten, anche lui tigrato vestito, un bambino pestifero in grado di volare e sputare fuoco ma i personaggi sono davvero tanti tra compagni di liceo, preside, professori, i genitori di Ataru, ammiratori di Lamù, i membri di diverse famiglie coinvolte nelle storie (le famiglie Mendo, Mizunokouji, Fujinami e i già citati Sakurambo), nonché diversi alieni Oni, tutti cornuti e vestiti con pattern tigrato (tra cui i genitori di Lamù, Rei,...) diversi alieni provenienti da altri pianeti ma tutti appartenenti al passato di Lamù tra cui diverse sue amiche.  Nel corso della serie il triangolo amoroso Lamù-Ataru-Shinobu diventa un quadrilatero coinvolgendo anche Shitaku Mendo quando Shinobu inizia a manifestare interesse romantico per quest'ultimo, delusa ripetutamente da Ataru. La dinamica diventa circolare: Lamù vuole Ataru che vuole Shinobu che vuole Mendo che vuole Lamù (Annalisa ci potrebbe cantare una canzone). Il rapporto tra Ataru e Lamù resta sempre conflittuale e lui cerca sempre di riconquistare Shinobu ma, con il tempo, appare sempre più evidente che sotto sotto Ataru si sente molto attratto da Lamù e non ne potrebbe più fare a meno.

Ecco qui solo alcuni dei numerosissimi personaggi.

Lamù
Ataru
Shinobu
Ten
I sigg. Moroboshi
Padre di Lamù
Madre di Lamù
Rei e Ran
Mendo
Sakura
Sakurambo
Compagni di classe
Prof. Onsen
Benten
Oyuki e Kurama
sig. Fujinami


Di Lamù esistono anche alcuni film d'animazione: Only You, Beautiful Dreamer e altri ancora.

Una cosa che molti - ma non tutti - sanno è che c'è un vero e proprio mistero che ruota intorno alla sigla di Lamù di cui si è parlato molto sul web. Una discussione che fu iniziata dal famoso sito web Tana delle Sigle allorché qualcuno, notando l'assenza di informazioni su autori e interpreti della sigla di Lamù, ha iniziato a fare ricerche in merito, consultando doppiatori e professionisti dell'ambiente, per trovarsi di fronte a un enigma di difficile soluzione, neanche fosse il Terzo segreto di Fatima. Incomprensibilmente: è una bella canzone, e chi l'ha creata, eseguita e/o interpretata avrebbe dovuto essere orgoglioso di rivendicarla. Ma alla fine anche questo segreto, esattamente come quello di Fatima, è stato svelato

Un'ultima menzione è alla voce di Lamù di Rosalinda Galli, riconoscibilissima, ha certamente aiutato al successo del personaggio.


domenica 8 marzo 2026

Remì: storia di sfiga, sopravvivenza e riscatto

 


Oggi è la volta di un cartone animato traumatico per l’esistenza di molti di noi, una storia di sfighe di uno sfigato che porta sfiga, per molti. Ma a me piaceva e ho rivisto la serie più volte: parlo di Remì, le sue avventure tratto dal romanzo  Senza famiglia” di Hector Malot, un’opera narrativa francese pubblicata in 4 episodi e poi successivamente in edizioni illustrate.

Fa parte di un filone molto ricco di cartoni, alcuni dei quali tratti da romanzi, che in quegli anni ci raccontavano di bambini orfani (Candy, Peline Story, Heidi, Anna dai Capelli Rossi … ) o in cerca dell’unico genitore superstite (Marco dagli appennini alle Ande, Belle e Sebastien, Charlotte, …) o in cerca delle loro origini (Georgie,…) che, eppure, tra una serie di sfortunati eventi, trovavano la loro strada nel mondo, con finali in genere a lieto fine.

Mi piaceva perché raccontava un mondo che oggi non esiste più ma che non è poi così lontano, un mondo che hanno conosciuto i nostri padri nati nel dopoguerra e i nostri nonni, quando l’obbligo scolastico era decisamente disatteso e i bambini, nati in casa e cresciuti in strada, imparavano in tenera età l’arte del sopravvivere e di guadagnare. Un mondo che ho vissuto attraverso i racconti della mia famiglia che mi raccontava del lavoro minorile, della responsabilità di “sposare” le sorelle (ossia, provvedere con il proprio lavoro alla loro dote), di come si cresceva in fretta e scaltri e, di come, artisti da strada di passaggio fossero momenti festosi per una comunità che viveva di poche distrazioni e poche possibilità di fruire di arte ed eventi, a parte le feste in casa con il giradischi.

Quella di cui parliamo oggi è la serie giapponese di 51 episodi andati in onda in Italia a partire dal 1979 principalmente sui canali RAI (ma il cartone è del 1977) ma esiste anche un film d'animazione del 1970 che ho guardato varie volte sulle TV locali chiamato "Senza famiglia" e il cui protagonista si chiama Remigio. Sia la serie che il film d'animazione sono fedeli al romanzo; più di recente è stato invece prodotta e messa in onda una serie più liberamente ispirata al romanzo chiamata "Remy, la bambina senza famiglia" dove appunto Remy è una bambina. Tanto è bastato per non considerare minimamente l'idea di guardarlo, come tutte le opere in cui i personaggi vengono snaturati con cambi di sesso, carnagione e quant'altro.

Remì è stato uno dei cartoni più popolari almeno qui in Italia ma non per questo mi esimerò dal riassumere brevemente la trama.

Remì è un bambino che vive in Francia povero ma felice con  la sua famiglia adottiva, i Barberin. E' molto legata sua mamma, una donna molto dolce e affettuosa, meno a suo padre assente per lavoro in quanto fa l'operaio a Parigi. A causa di un infortunio che gli impedisce di lavorare ancora, il signor Barbarin, contro le proteste della moglie, decide di letteralmente vendere Remì a un vecchio artista ambulante, il signor Vitali, che vuole così allargare la sua compagnia musicante ambulante e sicuramente la presenza di un bambino può indurre una maggiore generosità del pubblico.

A dispetto del fatto che si è appena realizzata la compravendita di un bambino, il signor Vitali si mostra un uomo severo ma buono e giusto, che ama gli animali con cui fa gli spettacoli ed è un abile musicista. Insegna a Remì a suonare l'arpa e svariati strumenti musicali e ad esibirsi in numeri divertenti con i suoi intelligentissimi animali: la sciammia Joli Coer (Belcore in alcuni doppiaggi) e i cani Capi, Zerbino e Dolce.

La compagnia si esibisce di città in città e la notte dorme sotto le stelle, questo aggiunge sollievo comico e poeticità al cartone che altrimenti sarebbe troppo drammatico. Infatti, Vitali viene arrestato per reazione a pubblico ufficiale quando difende Capi dai maltrattamenti di una guardia e Remì resta solo a cercare di sbarcare il lunario per sé e gli animali ma, per fortuna, incontra una nobildonna inglese, la signora Milligan, che in realtà è la sua vera madre, che viaggia con suo figlio Arthur, di salute cagionevole e incapace di camminare. La signora ospita Remì per tutto il tempo necessario alla liberazione di Vitali e in quel periodo sente un legame inspiegabile con il bambino e si chiede se suo figlio maggiore Richard, rapito quando era in fasce, sia ancora vivo. Dopo la liberazione di Vitali, la compagnia si riunisce ma Vitali non ha più la forza e la salute di un tempo e - e qui vengono i veri traumi - durante una tormenta di neve, Zerbino e Dolce, usciti incautamente dal riparo vengono sbranati dai lupi. Successivamente anche Joli Coer muore per una polmonite in una puntata di infinita tristezza e le gravi difficoltà economiche spingono Vitali a fare quello che si era ripromesso di non fare mai più: cantare in pubblico. Vitali era infatti un grande tenore italiano , Carlo Balzani, caduto in disgrazia dopo aver perso la voce durante uno spettacolo finito con i fischi del pubblico.

Anche Vitali muore, proteggendo con il suo corpo Remì durante una tormenta di neve e quindi per tutto il resto della storia Remì deve cavarsela da solo, o meglio, insieme a Capi.

La storia prosegue tra disavventure e gente per bene che gli offre aiuto. Viene per un periodo accolto dalla famiglia Acquin legando in particolar modo con la figlia minore, Elisa, una ragazza muta che diventa in futuro sua moglie e incontra Mattia, un ragazzo scaltro, abile con il violino, che in precedenza ha tentato di derubarlo, con il quale nasce una profonda amicizia. Da Mattia, Remì impara a cavarsela in una realtà violenta  e piena di mascalzoni, impara il disincanto e a non fidarsi proprio, impara insomma l'arte del sopravvivere. Nel frattempo Remì scopre che la sua vera mamma è viva e lo sta cercando. Con Mattia, si ritrova ad avere a che fare con la famiglia Driscoll, proprio la famiglia responsabile del proprio rapimento ordinata da un suo zio per questioni ereditarie, e a smascherare il loro piano di fingersi i veri genitori di Remì per poterlo sequestrare e chiedere il riscatto ai Milligan. Alla fine tutto finisce bene perché Remì, dopo mille peripezie, si ricongiunge alla famiglia Milligan ma decide di continuare a crescere e a cavarsela da solo insieme al suo amico Mattia. Remì diventa un avvocato di successo e sposa Elisa (che grazie a lui aveva riacquistato la voce: la perdita era stata dovuta ad un trauma), Mattia un musicista professionista e anche Arthur riprende l'uso delle gambe.

Nel 2019 è stato realizzato un film su Remì

Alcune immagini che mostrano i vari personaggi

Remì con il sig. Vitali, Capi, Dolce, Zerbino e Joli Coer
Remì con la sig. Milligan, Arthur e Elisa
Remì con Mattia
Remì con mamma Barberin