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domenica 22 marzo 2026

Lamù e l'inesorabile aumento di entropia

Ricordo ancora i pomeriggi sonnacchiosi delle vacanze estive, con l'afa fuori che invitava a non uscire e a guardare la TV mentre fuori c'era il silenzio immobile sintomatico del pisolino della controra, la nostra siesta. E ricordo sullo schermo sintonizzato su Telenorba/Teledue le immagini della facciata austera  del liceo Tomobiki, nel distretto di Tokyo,  anch'esso immobilmente avvolto dalla cappa di caldo, come fuori.

Un silenzio che è solo il la quiete prima della tempesta di caos che sta per scatenarsi ad ogni puntata ad opera dei numerosi personaggi di questa serie, Lamù la ragazza dello spazio, il cui titolo originario, Urusei Yatsura, non a caso, significa qualcosa tipo "gentaglia chiassosa". Dalle mie parti c'è un termine dialettale che utilizzerei per definire la bizzarra combriccola di questo anime: Frestéte. E' un termine sempre traducibile come chiassoso, ma non proprio chiassoso, più che chiassoso, casinista, animoso... tutte queste cose insieme.

Questo cartone, come anche Ranma 1/2 della stessa autrice Rumiko Takahashi,  lo identifico proprio con queste esplosioni di caos e l'assurdità di alcune situazioni che si alternano a momenti di irrequieta lentezza, la quiete prima della tempesta.

Ma iniziamo dal principio, dalla trama.


Lamù è una ragazza molto bella e sensuale, dai capelli verdi e gli occhi dello stesso colore, in pendant. E'  (s)vestita solo di succinto bikini tigrato con stivali al ginocchio, anche questi, dello stesso pattern animale, di nuovo, in pendant. Insomma, un look riconoscibilissimo che ne ha alimentato la popolarità e ne ha fatto a distanza di decenni la regina dei cosplay di tutto il mondo nonché il primo sogno erotico di molti ragazzini dell'epoca. Lamù arriva dallo spazio, dalla stella Uru, e arriva, guarda caso, in una città del distretto di Tokyo, la destinazione preferita dei conquistatori provenienti da tutti i sistemi solari dell'universo. Giunge insieme alla sua tribù di Oni -che impareremo a conoscere un po' alla volta nel corso della serie - con lo scopo di conquistare il pianeta, un'idea iper abusata negli anime, ma scordatevi la determinazione di Vegani, popoli di Micene e antichi Yamatai che attaccano il giappone a suon di missili e raggi sparati da mostri meccanici...il re degli Oni, un panzone con un ridicolo outfit tigrato come quello di sua figlia Lamù, si fa prendere subito dalla febbre della scommessa e si gioca la prospettiva di conquista. Infatti, offre subito agli umani la possibilità di salvarsi dall'invasione se un umano scelto a caso dal computer vincerà la sfida di riuscire a toccare i due piccoli corni posti sulla testa di Lamù, come tutti quei gran cornuti degli Oni. Viene sorteggiato Ataru Moroboshi, un ragazzo del liceo, poco sveglio, con molti vizi e pochi pregi, uno che insomma oggi definiremmo malessere, ma che proprio in quanto tale ha un discreto successo con le ragazze. Specificatamente, lui ci prova un po' con tutte, buscando anche quale schiaffone, ma trova anche chi gli da spago, e ha anche una fidanzata, Shinobu, che - spoiler alert - finerà per contenderselo con Lamù. Insomma, il malessere finisce al centro di un triangolo amoroso che neppure a Beautiful. Ma torniamo alla sfida e facendola in breve, Ataru si trova inizialmente in difficoltà perché non sapeva, come tutti il resto degli umani, che Lamù fosse in grado di volare ma alla fine riesce a vincere la sfida rubando il reggiseno di Lamù che è quindi impegnata a coprire le nudità. Alla fine della sfida il suo intento di sposare Shinobu viene frainteso in diretta TV come una proposta di matrimonio per Lamù, causando la rottura con Shinobu, dopo una serie di eventi, il trasferimento di Lamù nella sua casa per iniziare una convivenza forzata (per lui) che continuerà a suon di scariche elettriche (potere di Lamù) ogni volta che Moroboshi viene beccato nel tentativo di fare Lamù cornuta anche metaforicamente. La serie quindi si avvia verso puntate caotiche che raccontano le giornate al liceo di Lamù, Ataru, Shinobu  o un numerosa sgangherata banda di loro compagni di classi a cui si affiancano tantissimi altri bizzarri personaggi appartanenenti agli Oni (che hanno posteggiato il disco volante nei cieli della città) e della comunità di quel distretto di Tokyo (ne intravedete diversi nelle figure a corredo di questo post, NdA).

Fra di essi, vale la pena citare il sacerdote Sakurambo, un mostriciattolo alto un mezzo metro o giù di lì, con i suoi occhi a fessura sotto sopracciglia super arcuate, la sacerdotessa e dottoressa Sakura, sua nipote, che per uno strano mistero della genetica, è bellissima e seducente (praticamente la sorella bona di Kyoko di Maison Ikkoku), l'unica fra i tanti personaggi femminili di una sensualità pari o maggiore alla stessa Lamù. Vale la pena di citare anche il cuginetto di Lamù, Ten, anche lui tigrato vestito, un bambino pestifero in grado di volare e sputare fuoco ma i personaggi sono davvero tanti tra compagni di liceo, preside, professori, i genitori di Ataru, ammiratori di Lamù, i membri di diverse famiglie coinvolte nelle storie (le famiglie Mendo, Mizunokouji, Fujinami e i già citati Sakurambo), nonché diversi alieni Oni, tutti cornuti e vestiti con pattern tigrato (tra cui i genitori di Lamù, Rei,...) diversi alieni provenienti da altri pianeti ma tutti appartenenti al passato di Lamù tra cui diverse sue amiche.  Nel corso della serie il triangolo amoroso Lamù-Ataru-Shinobu diventa un quadrilatero coinvolgendo anche Shitaku Mendo quando Shinobu inizia a manifestare interesse romantico per quest'ultimo, delusa ripetutamente da Ataru. La dinamica diventa circolare: Lamù vuole Ataru che vuole Shinobu che vuole Mendo che vuole Lamù (Annalisa ci potrebbe cantare una canzone). Il rapporto tra Ataru e Lamù resta sempre conflittuale e lui cerca sempre di riconquistare Shinobu ma, con il tempo, appare sempre più evidente che sotto sotto Ataru si sente molto attratto da Lamù e non ne potrebbe più fare a meno.

Ecco qui solo alcuni dei numerosissimi personaggi.

Lamù
Ataru
Shinobu
Ten
I sigg. Moroboshi
Padre di Lamù
Madre di Lamù
Rei e Ran
Mendo
Sakura
Sakurambo
Compagni di classe
Prof. Onsen
Benten
Oyuki e Kurama
sig. Fujinami


Di Lamù esistono anche alcuni film d'animazione: Only You, Beautiful Dreamer e altri ancora.

Una cosa che molti - ma non tutti - sanno è che c'è un vero e proprio mistero che ruota intorno alla sigla di Lamù di cui si è parlato molto sul web. Una discussione che fu iniziata dal famoso sito web Tana delle Sigle allorché qualcuno, notando l'assenza di informazioni su autori e interpreti della sigla di Lamù, ha iniziato a fare ricerche in merito, consultando doppiatori e professionisti dell'ambiente, per trovarsi di fronte a un enigma di difficile soluzione, neanche fosse il Terzo segreto di Fatima. Incomprensibilmente: è una bella canzone, e chi l'ha creata, eseguita e/o interpretata avrebbe dovuto essere orgoglioso di rivendicarla. Ma alla fine anche questo segreto, esattamente come quello di Fatima, è stato svelato

Un'ultima menzione è alla voce di Lamù di Rosalinda Galli, riconoscibilissima, ha certamente aiutato al successo del personaggio.






domenica 8 marzo 2026

Remì: storia di sfiga, sopravvivenza e riscatto

 


Oggi è la volta di un cartone animato traumatico per l’esistenza di molti di noi, una storia di sfighe di uno sfigato che porta sfiga, per molti. Ma a me piaceva e ho rivisto la serie più volte: parlo di Remì, le sue avventure tratto dal romanzo  Senza famiglia” di Hector Malot, un’opera narrativa francese pubblicata in 4 episodi e poi successivamente in edizioni illustrate.

Fa parte di un filone molto ricco di cartoni, alcuni dei quali tratti da romanzi, che in quegli anni ci raccontavano di bambini orfani (Candy, Peline Story, Heidi, Anna dai Capelli Rossi … ) o in cerca dell’unico genitore superstite (Marco dagli appennini alle Ande, Belle e Sebastien, Charlotte, …) o in cerca delle loro origini (Georgie,…) che, eppure, tra una serie di sfortunati eventi, trovavano la loro strada nel mondo, con finali in genere a lieto fine.

Mi piaceva perché raccontava un mondo che oggi non esiste più ma che non è poi così lontano, un mondo che hanno conosciuto i nostri padri nati nel dopoguerra e i nostri nonni, quando l’obbligo scolastico era decisamente disatteso e i bambini, nati in casa e cresciuti in strada, imparavano in tenera età l’arte del sopravvivere e di guadagnare. Un mondo che ho vissuto attraverso i racconti della mia famiglia che mi raccontava del lavoro minorile, della responsabilità di “sposare” le sorelle (ossia, provvedere con il proprio lavoro alla loro dote), di come si cresceva in fretta e scaltri e, di come, artisti da strada di passaggio fossero momenti festosi per una comunità che viveva di poche distrazioni e poche possibilità di fruire di arte ed eventi, a parte le feste in casa con il giradischi.

Quella di cui parliamo oggi è la serie giapponese di 51 episodi andati in onda in Italia a partire dal 1979 principalmente sui canali RAI (ma il cartone è del 1977) ma esiste anche un film d'animazione del 1970 che ho guardato varie volte sulle TV locali chiamato "Senza famiglia" e il cui protagonista si chiama Remigio. Sia la serie che il film d'animazione sono fedeli al romanzo; più di recente è stato invece prodotta e messa in onda una serie più liberamente ispirata al romanzo chiamata "Remy, la bambina senza famiglia" dove appunto Remy è una bambina. Tanto è bastato per non considerare minimamente l'idea di guardarlo, come tutte le opere in cui i personaggi vengono snaturati con cambi di sesso, carnagione e quant'altro.

Remì è stato uno dei cartoni più popolari almeno qui in Italia ma non per questo mi esimerò dal riassumere brevemente la trama.

Remì è un bambino che vive in Francia povero ma felice con  la sua famiglia adottiva, i Barberin. E' molto legata sua mamma, una donna molto dolce e affettuosa, meno a suo padre assente per lavoro in quanto fa l'operaio a Parigi. A causa di un infortunio che gli impedisce di lavorare ancora, il signor Barbarin, contro le proteste della moglie, decide di letteralmente vendere Remì a un vecchio artista ambulante, il signor Vitali, che vuole così allargare la sua compagnia musicante ambulante e sicuramente la presenza di un bambino può indurre una maggiore generosità del pubblico.

A dispetto del fatto che si è appena realizzata la compravendita di un bambino, il signor Vitali si mostra un uomo severo ma buono e giusto, che ama gli animali con cui fa gli spettacoli ed è un abile musicista. Insegna a Remì a suonare l'arpa e svariati strumenti musicali e ad esibirsi in numeri divertenti con i suoi intelligentissimi animali: la sciammia Joli Coer (Belcore in alcuni doppiaggi) e i cani Capi, Zerbino e Dolce.

La compagnia si esibisce di città in città e la notte dorme sotto le stelle, questo aggiunge sollievo comico e poeticità al cartone che altrimenti sarebbe troppo drammatico. Infatti, Vitali viene arrestato per reazione a pubblico ufficiale quando difende Capi dai maltrattamenti di una guardia e Remì resta solo a cercare di sbarcare il lunario per sé e gli animali ma, per fortuna, incontra una nobildonna inglese, la signora Milligan, che in realtà è la sua vera madre, che viaggia con suo figlio Arthur, di salute cagionevole e incapace di camminare. La signora ospita Remì per tutto il tempo necessario alla liberazione di Vitali e in quel periodo sente un legame inspiegabile con il bambino e si chiede se suo figlio maggiore Richard, rapito quando era in fasce, sia ancora vivo. Dopo la liberazione di Vitali, la compagnia si riunisce ma Vitali non ha più la forza e la salute di un tempo e - e qui vengono i veri traumi - durante una tormenta di neve, Zerbino e Dolce, usciti incautamente dal riparo vengono sbranati dai lupi. Successivamente anche Joli Coer muore per una polmonite in una puntata di infinita tristezza e le gravi difficoltà economiche spingono Vitali a fare quello che si era ripromesso di non fare mai più: cantare in pubblico. Vitali era infatti un grande tenore italiano , Carlo Balzani, caduto in disgrazia dopo aver perso la voce durante uno spettacolo finito con i fischi del pubblico.

Anche Vitali muore, proteggendo con il suo corpo Remì durante una tormenta di neve e quindi per tutto il resto della storia Remì deve cavarsela da solo, o meglio, insieme a Capi.

La storia prosegue tra disavventure e gente per bene che gli offre aiuto. Viene per un periodo accolto dalla famiglia Acquin legando in particolar modo con la figlia minore, Elisa, una ragazza muta che diventa in futuro sua moglie e incontra Mattia, un ragazzo scaltro, abile con il violino, che in precedenza ha tentato di derubarlo, con il quale nasce una profonda amicizia. Da Mattia, Remì impara a cavarsela in una realtà violenta  e piena di mascalzoni, impara il disincanto e a non fidarsi proprio, impara insomma l'arte del sopravvivere. Nel frattempo Remì scopre che la sua vera mamma è viva e lo sta cercando. Con Mattia, si ritrova ad avere a che fare con la famiglia Driscoll, proprio la famiglia responsabile del proprio rapimento ordinata da un suo zio per questioni ereditarie, e a smascherare il loro piano di fingersi i veri genitori di Remì per poterlo sequestrare e chiedere il riscatto ai Milligan. Alla fine tutto finisce bene perché Remì, dopo mille peripezie, si ricongiunge alla famiglia Milligan ma decide di continuare a crescere e a cavarsela da solo insieme al suo amico Mattia. Remì diventa un avvocato di successo e sposa Elisa (che grazie a lui aveva riacquistato la voce: la perdita era stata dovuta ad un trauma), Mattia un musicista professionista e anche Arthur riprende l'uso delle gambe.

Nel 2019 è stato realizzato un film su Remì

Alcune immagini che mostrano i vari personaggi

Remì con il sig. Vitali, Capi, Dolce, Zerbino e Joli Coer
Remì con la sig. Milligan, Arthur e Elisa
Remì con Mattia
Remì con mamma Barberin




domenica 15 febbraio 2026

Don Chuck il Castoro: a lui non la si fa


Don Chuck il castoro è una serie di 26 episodi poi seguiti da altri 73 episodi del sequel "Don Chuck Story" degli anni '70, trasmessa in italia negli anni '80. Come facilmente desumibile dal titolo, l'anime ha come protagonista un castoro, Don Chuck, che vive nella foresta con il suo papà Don Aristotele che, in assenza di una figura materna, cerca di educarlo al meglio, trasferendogli insegnamenti e valori importanti che però non impediscono al figlio, dalla tempra vivace, avventurosa e un po' ribelle, di cacciarsi nei guai. Don Chuck ha come migliori amici una castora, Lalla, un orsetto, Daigo e la coniglietto Mimì che fa anche da assistente infermiera al dottore del villaggio, una capra di nome Mei. Altri personaggi sono il lupo Rappa, la volpe Konta, il procione Kachinko, non proprio malvagi, ma sicuramente furbi, imbroglioni, opportunisti e inaffidabili e perciò immancabilmente fonti di guai; insomma, Rappa e i suoi scagnozzi ricordano, per ruolo,  un po' il Gatto e la Volpe di Pinocchio. C' anche il lupo buono e saggio: Gantezu.Tutti vivono le loro giornate nella foresta Zawa Zawa nella parte delimitata dal fiume Jabu Jabu oltre il quale nessuno dovrebbe avventurarsi: si ritiene infatti che oltre il fiume la foresta sia piena di insidie. Per  Chuck e i suoi amici le giornate passano con quella energia infantile di meraviglia e scoperta che mi riporta a sensazioni familiari seppur lontane. 


Don chuck
Lalla
Don Aristotele
Daigo
Mimì
Dott. Mei

Gantezu
Rappa
Kachinko
Konta
Genitori di Mimì
Madre di Lalla

Di questo cartone mi piaceva la spensieratezza: il tema della mancanza di una madre per Chuck era trattato con relativa leggerezza e più centrali erano i temi legati all'amicizia, alla crescita, al senso di appartenenza ad una comunità operosa che si sostiene nei momenti di difficoltà e in presenza di pericoli.
Come molti cartoni animati dell'epoca e non solo  si caratterizza per il fatto che gli animali sono antropomorfi: si muovono come bipedi , ha una postura eretta come si vede anche nell'Ape Maia, Ape Magà. In più, come gli umani, utilizzano abiti e accessori e questo lo fa rientrare in un filone di cartoni a cui appartengono La banda dei ranocchi, Fantazoo, Maple Town e tanti altri, tutti più o meno incentrati sul tema della natura e della comunità che vive e si protegge a vicende all'interno del suo habitat.
Particolarmente memorabili sono le sigle cantate dal grande compianto Nico Fidenco: Don Chuck il castoro  per la prima serie e Don Chuck Story per il sequel. Le due sigle sono presenti su due differenti dischi: il primo ha Don Chuck il castoro sul lato A mentre sul lato B è presene la canzone Pierino a Quadretti; il secondo ha Don Chuck Story sul lato A mentre sul lato B è presente una canzone strumentale di Detto Mariano dal titolo Zawa Zawa che ricordo di aver sentito in qualche spot (Crackers Misura? A qualcuno risulta?).







domenica 4 gennaio 2026

Vicky il Vichingo, un portento del problem solving

Vicky il Vichingo, conosciuto anche come Vickie il Vichingo e come Viki il Vichingo, è un anime , basato su un libro di racconti per bambini creato di un autore svedese, dalla produzione giappo-tedesca, nel senso che ne esiste una edizione giapponese, commissionata da emittente austriaca,  e una tedesca che riprende quella giapponese ma elimina alcune scene per integrarla con altre. Per lo meno, questo è quanto ho capito dalle fonti, un po' confusionarie sull'argomento .
Nei suoi 78 episodi, la serie tratta delle avventure di Vicky, un bambino mingherlino, lentigginoso e pavido, non certo lo stereotipo del vichingo,  e di una compagnia di  maneschi, rozzi ma bonari vichinghi capeggiata da suo padre, Halvar.
Il gruppo vive nel villaggio scandinavo di Flake ((fiocco di neve) e di lì si imbarcano in numerose spedizioni, al limite del fantastico,  ritrovandosi puntualmente in situazioni pericolose che non riescono a risolvere con la semplice e ingenua forza bruta del gruppo di vichinghi.
Le avventure si svolgono dunque in mare - non a caso stiamo parlando di vichinghi - e Vicky, nonostante un fisico e un'età non adatti alla dura vita dei lupi di mare, conquista progressivamente la stima e la fiducia di tutti, nonché una certa leadership, grazie alla sua abilità nel risolvere i guai che di volta in volta incontrano,  usando il notevole ingegno  e la sua fervida immaginazione. Ogni volta che una brillante idea arriva alla mente di Vicky, egli si gratta il naso e scocca le dita (come nell'immagine all'inizio del post). Insomma, Vicky diventa la mascotte della comitiva, senza il quale non si vuole più partire. Questo accade, nonostante la ritrosia di Halvar che, per paterno spirito di protezione nei confronti del figlio, tende a minimizzarne il suo contributo e le sue idee. Curiosità: in uno dei doppiaggi, Vicky ha la voce di Lamù.
Ulteriore curiosità: la sigla ricalca la musica originale del cartone ma ne esiste una inedita di Riccardo Zara e I Cavaliere del re.
È un cartone animato non proprio popolarissimo qui in Italia, credo che molti non lo ricordino nonostante sia stato trasmesso su canali come le reti Rai e Canale 5 o meglio la cui popolarità è stata probabilmente offuscata da cartoni più diffusi, più ritrasmessi e ridistribuiti alle TV locali che ne hanno mandato in onda repliche su repliche, ad nauseam, ammesso che fossimo capaci di provarne per i nostri beniamini della TV.
Tuttavia, all'estero e in particolare nei paesi germanici è un cartone che entrato a pieno titolo nella cultura pop, tanto da meritare un film, più o meno contemporaneo del cartone, e, successivamente, un remake del cartone e un live action. Presumo che fosse molto popolare anche in Spagna, a giudicare dalle numerose action figures di Vicky e la sua ciurma in cui mi sono imbattuta in un mio recentissimo viaggio nella penisola iberica. 

Ecco qui, in un unica foto, alcuni dei numerosi personaggi della serie: a partire da sinistra c'è Ylvi, una amica di Vicky, Faxe, il gigante buono e pauroso nonostante la mole, Tjure, spaccone, simpatico e balbuziente,  poi Snorre, chiacchierone e un po' provocatore, Urobe, il vecchio saggio del gruppo, Halvar, il capo e padre di Vicky (davanti a lui), Ulme, suonatore di lira, cantore, l'animo poetico del gruppo e infine, il più a destra, Gorm, vedetta dell'albero maestro e acrobata.

Ed ecco qui la sigla: 





domenica 21 dicembre 2025

L'uomo tigre, il campione di cui avevamo bisogno

Come tradurre post su un anime tanto denso di pathos, senso di giustizia, pietà, crudeltà, generosità, sacrificio... insomma tanto pieno di umanità, nel bene e nel male? Come sintetizzare puntate su puntate, combattimenti su combattimenti fuori e dentro al ring, infiniti incontri di wrestling giapponese sempre più cruenti nonché sempre più bizzarri fino al gran finale di pura viulenzaaa? Beh non sarà facile, ma io ci provo. Incominciamo dall'inizio. 
L'uomo tigre è un potente lottatore mascherato affiliato ad una organizzazione di lottatori chiamata Tana delle Tigri la cui sede è localizzata in una remota e glaciale parte delle Alpi , uno scenario a la "Dove osano le aquile". Si tratta di una organizzazione di stampo criminale che recluta e circuisce bambini soli al mondo, per avviarli ad anni di estenuanti e mortali allenamenti presso le palestre della Tana e farne di essi lottatori forti, scorretti e crudeli che dovranno versare buona parte dei proventi dei futuri incontri all'organizzazione: chi tradirà questo patto sarà perseguitato attraverso un emissario della organizzazione, Mister X, fino all'uccisione da parte degli innumerevoli sicari della Tana.
Troviamo quindi l'uomo tigre che, impertinente e ironico, dopo aver conquistato la notorietà negli States come "il diavolo giallo", è impegnato in vari incontri utilizzando scorrettezze di ogni tipo: colpi in parti vietate, utilizzo di tirapugni di ferro, tavoli scagliati sulla schiena del malcapitato avversario. 
Successivamente viene rivelata al pubblico la sua identità: si tratta di Naoto Date che, come ci mostreranno i flash back, era cresciuto in una casa per orfani e si era fatto reclutare da tana delle tigri nella speranza di costruirsi un futuro migliore e di diventare abbastanza forte da picchiare duro tutti i bulli che rendevano miserabile la vita dei bambini orfani come lui.
Nel frattempo Naoto fa visita all'orfanotrofio in cui è cresciuto, la Chibbiko House, nel presente gestito dai suoi vecchi compagni Watsuke e sua sorella Ruriko, figli del vecchio direttore dell'orfanotrofio; e si presenta con una marea di regali che fanno felici i bambini. Tuttavia, per non tradire la sua identità, si finge una persona pavida e inetta diventando il bersaglio di ilarità e, qualche volta, anche di scherno da parte dei bambini.
Fra i vari bambini (Yoshio, Gaboten, Chappy, Toppi,..) particolarmente vivace ed esagitato, nonché scalmanato fan di Uomo Tigre, è Kenta. Fuggito dall'orfanotrofio per assistere ad un incontro del suo beniamino, sarà il motivo della conversione di Uomo Tigre ad uno stile di lotta reale quando, dalle parole di Ruriko, capisce di avere la responsabilità di essere di esempio per i bambini. Nel frattempo, per evitare l'abbattimento dell'orfanotrofio, Naoto si era indebitato con uno strozzino e questo lo porta, come Uomo Tigre,  a tradire il patto con la Tana. Il tradimento da luogo a una serie di combattimenti all'ultimo sangue contro i malvagi lottatori inviati da Tana delle Tigri per punirlo e nonostante le scorrettezze degli avversari l'uomo tigre combatte secondo le regole, conquistandosi con il tempo l'amicizia dei lottatori della Federazione Lotta Giapponese, in primis il Gigante Baba e Antonio Inoki, personaggi realmente esistiti, che lo guidano con i loro consigli, insieme ad Arashi, anziano maestro di arti marziali. Le puntate si susseguono in una escalation di sempre maggiore violenza, con avversari che lo sfidano in incontri atipici che si rivelano delle vere e proprie trappole mortali: si pensi ad esempio all'uomo Piranha che richiede un incontro con una vasca di piranha che circonda il ring.
Con il tempo altri lottatori tradiscono tana delle tigri e si uniscono alla lotta di Naoto: Daigo Daimon, suo migliore amico ai tempi di Tana delle Tigri, e Ken (Kentaro), la cui sorella Yoko, viene trasferita all'orfanotrofio dopo la morte della loro madre. L'episodio finale mostra il match con il Boss della Tana ed è una delle cose più memorabili della storia dell'animazione.
Qui alcuni dei personaggi della serie (troppi per metterli tutti).
L'uomo tigre
Naoto Date
Mister X
Ruriko
Watsuke
Kenta
I bambini della
Chibbiko House
Antonio Inoki

Il gigante Baba

Maestro Harashi


Tigre Nera,
Re Tigre,
Grossa Tigre
Daigo Daimon


Grande Tigre
Il boss
Alcuni avversari




Segnalo che trovate uno spassoso riassunto della prima puntata sul blog del doc Manhattan: una delle pagine più meritevoli dell'internet.
La serie è composta da ben 115 episodi che ho visto e rivisto su Telenorba e Teledue che lo ritrasmettevano in loop.
Finiva l'ultima puntata e ricominciava da capo. Fino ad un certo punto. Poi cambiò lo schema: prima tutti gli episodi dell'Uomo Tigre, poi quelli dell'Uomo Tigre II e poi si ripartiva da capo.

A proposito dell'Uomo Tigre II, a lungo mi ero chiesta se il suo alter ego Tommy Aku (Tatsuo Aku) fosse Kenta ma mi rispondevo di no: allora ero abbastanza ingenua da pensare che due nomi diversi rappresentassero due personaggi diversi. Ancora non sapevo come il doppiaggio potesse cambiare tutto  e fare di Koji Kabuto un anonimo pilota ausiliario chiamato Alcor in Goldrake. Tuttavia, in una puntata dell'Uomo Tigre II , vista in tempi più recenti, ho notato che nei suoi ricordi di infanzia, Tommy appariva nell'orfanotrofio mentre giocava con Naoto e appare anche Kenta. Si desume quindi che Tommy era uno dei bambini cresciuti ed educati da Watsuke e Ruriko ai tempi in cui Naoto frequentava l'orfanotrofio ma senza rivestire una particolare rilevanza nella serie e di certo non era Kenta.
La sigla dei Cavalieri del Re, composta e cantata superbamente da Riccardo Zara, la conoscono anche le pietre di una città in culonia. GRRRRRRR!