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domenica 20 settembre 2026

Charlotte e la casetta in Canadà con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà

Charlotte è un anime giapponese di genere drammatico di 30 interminabili episodi. Avrete già capito che non è uno dei miei anime preferiti. Mi ostinavo a guardarlo un po' per l'ambientazione esotica che mi affascinava - quella casetta in Canada con tutta la vecchia fattoria degli animali - un po' per l'acconciatura di Charlotte (non ho mai amato portare i capelli raccolti, e le due treccioline laterali erano l'unico vezzo che la mia capigliatura si concedeva), un po' per masochismo, un po' perché non mi piace lasciare le cose a metà, un po' perché veniva trasmesso sulla RAI e quindi era facile da intercettare e incrociare tra un programma ed un altro. E' anche questo uno dei cartoni dove tra lutti, incidenti, malattie, orfani che subiscono soprusi, è meglio guardare toccando ferro ma, in fin dei conti, guardando asetticamente alla trama, non è peggio di Remì, Candy Candy o Isabel de Paris che è la tragedia fatta a cartone. Eppure nessuno di tutti questi mi inquietava come Charlotte. Sarà perché in certi cartoni c'era anche sollievo comico (si pensi alle esibizioni della scimmietta o di Mattia  o le scenette con Clean il procione di Candy), sarà perché in altri cartoni oltre ai momenti di dolore c'erano anche momenti di gioia e serenità, sarà che in altri cartoni la tragedia viene sublimata, diventa epica e commuove, non inquieta. Mi sembra che tutti questi elementi manchino in Charlotte o non sono abbastanza forti: ma sarà soprattutto perché in Charlotte i dialoghi erano farciti di silenzi assordanti, le scene accompagnate da musiche tra il cupo e il drammatico; e i personaggi erano abbastanza impenetrabili - o forse poco caratterizzati - alcuni carogne senza qualità che li potessero riscattare e pertanto alquanto indigesti. Insomma, tutto l'insieme gridava sfiga, miseria, ambiguità. 

La trama, tra vari colpi di scena, è pressoché la seguente: Charlotte Mombanc vive con il suo papà André in un ranch in Canada, precisamente nel Quebéc, e anche lei ha l'abitudine, come Heidi e San Francesco, di parlare agli animali, in particolar modo al suo criceto Spica e l'agnellino ribelle Fiocco. Vive da sola con il papà che, a dispetto della vita semplice che conduce, è il rampollo di una famiglia aristocratica francese. Vivono da soli perché pensano che la sua mamma Simone sia morta. In realtà Simone era stata costretta ad abbandonare marito e figlia dal quel gran classista del nonno, il duca Mombanc. Ben presto nella serie, la verità viene a galla e Simone sta navigando dalla Francia  al Quebéc per ricongiungersi alla sua famiglia quando si verifica, puntuale e ineluttabile come la TARI, l'immancabile tempesta che mette a rischio la vita di Simone e di tutti i passeggeri della nave.
Nel tentativo di salvarla, André prende la sua imbarcazione e naufraga a sua volta perdendo la vita.  Incominciano giorni duri per Charlotte che deve gestire tutta la fattoria a soli 12 anni anziché fare i fit check su Instagram e vedersela anche con il signor Gordon, uno spietato affarista e aspirante sindaco, che mira ad impossessarsi della fattoria. Il signor Gordon è coadiuvato nei suoi scopi dalla famiglia Garson, lavoranti della fattoria di Charlotte, che è composta da personcine e lavoranti della fattoria dei Mombanc che sono autentiche canaglie, prepotenti eppur servili, maneschi, ignoranti e cozzali. Insomma, infamità che scorre nelle vene:  l'unica persona per bene della famiglia è la figlia minore Katy, dal carattere dolce e giusto e così diversa dalla malefica sorella Belle. Tempi duri, quindi, ma Charlotte può contare sull'amicizia e l'aiuto di due giovani: Sandy, un ragazzo del vicinato che vive con suo nonno Melville, un vecchio fattore appassionato di astronomia e Il Cavaliere, un ragazzo biondo e misterioso. E anche di Sammy, figlio adottivo del signor Gordon, di cui quindi non condivide i geni malefici.
A questo punto Charlotte viene avvicinata dallo zio Albert (in realtà dovrebbe essere un cugino del padre, non suo fratello) che vuole portarla in Francia dal nonno dicendole che lì incontrerebbe sua madre, sopravvissuta al naufragio. Una bella panzana che Charlotte scopre quando è ormai sul transatlantico diretto a Parigi, visto che sua madre è in Quebéc e la sta cercando. A Parigi Charlotte si ritrova praticamente prigioniera in una gabbia dorata e al centro di intrighi orditi da Albert per assicurarsi di essere l'unico erede della fortuna dei Mombanc ma anche dal nonno stesso che, pur di ammorbidire la volontà della nipote, restia a rimanere a Parigi, non si fa scrupoli a spacciare per sua madre, un'altra donna, Milene, amica e e complice di Albert, nonché sorella maggiore del Cavaliere, la cui amicizia con Charlotte è un tentativo di rimediare alle cattiverie di sua sorella, già molto tempo prima coinvolta nella separazione tra André e Simone. C'è anche la manifesta ostilità della figlia adottiva del duca, Marie, una ragazza cinica e cattiva mentre un po' di aiuto arriva dal giovane nobile Luis, ribelle e destinato a morire di TBC, che la aiuterà a ricongiungersi con sua madre arrivata a Parigi a cercarla. Senza portarla per le lunghe, Charlotte alla fine, riappacificatasi con il nonno che si intenerisce nel corso della serie e si affeziona sinceramente alla nipote,  si riapproprierà della fattoria, ormai ridotta in miseria, e la gestirà con sua madre, mentre il Cavaliere e Sandy trovano le loro dolci metà rispettivamente in Stella (un personaggio a dir poco secondario) e la perfida Marie, anche lei addolcita dall'aver ritrovato il padre biologico.

Se devo riconoscere un merito alla serie è quello che al di là della prevedibilità del finale (il ricongiungimento con la madre e il salvataggio della fattoria), la trama non la definirei prevedibile, non per lo standard di una cartone. Insomma, la sostituzione di persona e l'anti-stereotipo del nonno manipolatore, non sono elementi proprio scontati. Tuttavia, il risultato non mi è parso soddisfacente, sia per la piega drammatica che la storia prende già dalle primissime puntate, sia per elementi abbastanza casuali nel finale, sia perché sembra prendere in prestito elementi di altri cartoni animati di maggiore successo senza riuscire a creare un mix credibile: il Cavaliere sembra il principe della Collina/Albert  di Candy Candy sia come caratterizzazione che come aspetto fisico, Marie sembra Iriza, il rapporto di Charlotte con gli animali sembra preso da Heidi - si pensi al rapporto che ha con Fiocco di Neve - e la ricerca di un genitore oltreoceano tra intrighi di palazzo sembra preso da Georgie (ma in realtà Georgie è successivo).
E a te Charlotte è piaciuto?

Charlotte
Andrè (padre)
Simone (madre)
Il cavaliere
Sandy
Luis
Sig. Gordon
Sig.ra Gordon
Sammy
Sig. Garson
Sig.ra Garson
Belle
Katy
Melville
il Nonno
zio Albert
Milene
Marie

domenica 30 agosto 2026

La balena Giuseppina e il mio vegetarianismo intermittente

La balena Giuseppina (Josephina the Whale) è un anime ambientato a Tokyo...ah no, big surprise, a Madrid, e chi lo avrebbe mai detto, un cartone giapponese non ambientato nella capitale nipponica. Sì direte... ma in realtà, non è l'unico, c'è per esempio, Belle e Sebastien che è ambientato sui Pirenei, Lady Oscar e il Tulipano nero a Parigi, Candy negli Stati Uniti e Regno Unito. Sì, ma in questi casi il contesto geografico/storico è funzionale alla storia, nella balena Giuseppina, no. 
Questo anime racconta la storia di una amicizia tra Choppy, un bambino buono ma fifone, e Giuseppina, una balena magica che solo lui può vedere e con la quale lui può parlare, cavalcarne il dorso in magiche avventure per poi rimpicciolirsi e vivere nel bicchiere di acqua sul comodino del suo amico umano. Insomma, la classica, seppur insolita, amica immaginaria.
E' una storia di crescita persona di Choppy (vero nome Santiago detto Santi) verso l'assertività,  il superamento delle proprie paure  e la gestione dei conflitti familiari in una casa dominata da genitori un po' austeri, nonché i conflitti a scuola dove Choppy è alle prese con i bulli. Temi molto delicati eppur comuni nei quali molti bambini e ragazzi più timidi e timorosi si saranno identificati e che comunque abbracciano un po' tutte le sfide che accompagnano la fanciullezza dei più. Ad addolcire l'atmosfera c'è la figura affettuosa della nonna che ha un rapporto speciale con Choppy e quindi verrà affrontato anche il tema della perdita della figura di riferimento più importante quando la nonna passerà a miglior vita e Choppy dovrà anche combattere, insieme a Giuseppina, affinché la sua anima non sia rubata da Satana. La transizione di Choppy da bambino all'adolescenza è scandita da una nuova amicizia, quella con la coetanea Serya, che, con il suo affetto e amicizia, andrà progressivamente a rimpiazzare il ruolo di Giuseppina, la quale, terminato il suo compito di fare di Choppy un ragazzo più maturo e coraggioso, gli dirà Addio e ritornerà nel suo mondo magico. E infatti Addio Giuseppina! è l'altro nome con cui è nota la serie In tutto questo Giuseppina, a mio parere, impersonifica il potere della immaginazione. E' l'immaginazione che accompagna i bambini nella crescita e li aiuta a superare i momenti difficili ma, una volta cresciuti, non c'è più molto spazio per lei, per lo meno, per alcuni continua ad esserci e ad esprimersi attraverso l'arte e attività creative, ma perde quel ruolo di compagna di vita.
In questa immagine ci sono quasi tutti i personaggi: dall'angolo in basso a sinistra in senso orario, la nonna di Choppy, suo padre, sua sorella Rosy, Choppy, sua madre e infine la cameriera Cinzia. E, naturalmente, Giuseppina al centro. 


 Fra i ricordi più legati a questo cartone che guardavo su TeleNorba ci sono:
- il fatto che quando andavo a letto pensavo a quanto sarebbe stato bello poter dormire con accanto, sul comodino, un animaletto in miniatura che vegliasse su di me, come Giuseppina, rimpicciolita e in un bicchiere d'acqua, vegliava sui sogni di Choppy. 
- la puntata in cui Choppy rifiutava di mangiare carne perché nel piatto, giustamente, ci vedeva un animale come lo era la sua amica Giuseppina e i parenti - soprattutto la nonna che doveva essere un po' pugliese - a cercare di forzarlo di mangiare che poi non cresci. Allora non lo sapevo ma quella puntata mi avrebbe segnato per tutta l'esistenza facendomi essere una onnivora con eterno senso di colpa. Non voglio ironizzare sul tema, solo raccontare la mia esperienza con il mio stile che è sempre un po' leggero e umoristico: in realtà, io ho grande rispetto per vegetariani e vegani e mal supporto l'odio gratuito che spesso, con facili battute, si accanisce contro di loro in vari contesti sociali, soprattutto sul web. Li rispetto perché sono riusciti a fare quello che a volte ho tentato di fare senza successo: rinunciare alla carne. Non perché sia un tipo di piatto che gradisca particolarmente (cioè, impazzisco per pesce, crostacei e frutti di mare, anche crudi, ma della fettina di vitello il mio palato ne potrebbe fare volentieri a meno) ma perché per quanto mi piaccia cucinare e prediliga verdure e prodotti vegetali, il vegetarianismo è una scelta che impatta fortemente l'organizzazione domestica quotidiana. A volte, un panino al salame o un petto di pollo ai ferri diventano un salva cena rapido per chi è sempre di fretta o in viaggio. Una volta sono riuscita a portare avanti il mio proposito di diventare vegetariana per diversi mesi - diversi mesi in cui sulla mia tavola sono apparsi nuovi ingredienti come Quinoa, Miglio, Tofu, Bulgur - ma la prima trasferta lavorativa a Bologna mi ha fatto capitolare: in mensa l'unica alternativa alla carne era...il prosciutto!! Poi ci si è messa anche l'insulino-resistenza che mi fa ingrassare ogni volta che solo guardo pasta e pane. Quindi, ci ho rinunciato, ho trovato un equilibrio nel consumare carne e pesce consapevolmente, senza sprechi e facendo scelte di acquisto che, se non possono evitare una triste fine ai poveri animali, almeno evitino una triste vita nel mezzo. Mi rendo conto che sto parlando troppo di me, non è mia abitudine farlo su questo blog dove il prodotto, che sia un cartone o un fenomeno pop, è sempre quello al centro del post: mi sono fatta trasportare dall'onda dei ricordi, ma ho anche voluto testimoniare quale impatto un semplice cartone possa avere sull'intera esistenza di una bambina che lo guardava. Vi lascio con le sigle meravigliose del cartone, in particolar modo quella di coda, che devo ammettere mi commuove, nonostante io non sia una persona portata ai sentimentalismi.





domenica 23 agosto 2026

Carletto il principe dei mostri che, tra risate, educa al rispetto della diversità

Oggi parliamo di un anime popolarissimo nonostate nel nostro Paese sia stato relegato alle TV locali: Carletto il principe dei mostri. Un cartone molto popolare non solo in Italia ma anche nel resto dell'Europa, distribuito anche in Paesi dove molti altri anime per noi imprescindibilmente legati all'infanzia non sono mai arrivati. Come dice il nome stesso, il protagonista di questo anime è Carletto (Taro nell'originale), il principe di un regno, Mostrilandia, abitato da vampiri, licantropi e tutti i classici mostri del mondo horror. Ma Carletto De Mostris - questo il nome per intero - vive in Giappone, è sulla Terra per una sorta di vacanza studio finalizzata a conoscere meglio gli umani (e un po' per sfuggire all'autorità di una padre austero), in una dimora chiaramente spaventosa, insieme ai suoi tre amici e sottoposti, Frankstein (detto Frank), il maggiordomo in stile Lurch della famiglia Addams, che si esprime con il solo suono "Mehehe", il conte Dracula dall'accento francese e la R moscia e il cuoco uomo-lupo (detto Wolf) dal marcato accento TETESCHO. Il cartone animato è uno dei più esilaranti e comici del panorama degli anime a dispetto e in contrasto con l'ambientazione horror, per tutta una serie di facili equivoci che si sviluppano puntata per puntata. In realtà ogni puntata è composta da due storie brevi, quindi potremmo dire che le 94 puntate si traducono in 188 episodi. Storie in cui Carletto dapprima sviluppa un'amicizia con Hiroshi, un bambino del vicinato sveglio e intraprendente anche se all'inizio scioccato e intimorito dalla banda di mostriciattoli:  successivamente, insieme a Hiroshi, è coinvolto in tante storie di vita quotidiana ma bizzarre e surreali, interagendo con una miriade di personaggi che abitano il quartiere oppure vengono da Mostrilandia. A dispetto della natura di mostri, Carletto, Frank, Lupo e Dracula sono tutti personaggi buoni e positivi. Certo, Carletto a volte può essere dispettoso, capriccioso e vendicativo ma in generale è mosso da buone intenzioni, Frank è semplicemente il goffo maggiordomo più pacifico del mondo, Wolf a volte è nervosetto ma si spende sempre per tutti e Dracula, chiamato anche semplicemente il Conte, beve succo di pomodoro anziché sangue umano ed è trés chic. La banda non nega mai il suo aiuto a chi glielo richiede, il più delle volte Hiroshi, spesso alla prese con una sorella Sis incontentabile, ma anche alcuni ospiti da Mostrilandia che si portano dietro sulla Terra qualche triste storia. E a quest'ultimo proposito, i mostri di Mostrilandia hanno personalità completamente diverse: alcuni buoni, alcuni cattivi, alcuni animati da buone intenzioni, alcune venuti con il manifesto desiderio di fare del male, alcuni piagnoni, alcuni divertenti, alcuni incapaci, alcuni brillanti, a dimostrare che persino in altri mondi, tutto il mondo è Paese, mai generalizzare, concetto che si integra perfettamente con il tema del cartone che è quello di superare la paura della diversità per scoprire che l'amicizia è possibile anche tra persone che vengono da mondi diversi. Tema già visto con Ransie la Strega, cartone dalla struttura e trama molto differenti, ma con cui  questo anime condivide molte cose a partire dalla presenza di queste creature mutuate dalla letteratura classica dell'orrore, la comicità e il messaggio inclusivo. Ma torniamo alla quotidianità di Carletto e i mostri che vivono in casa con lui: tutti hanno dei poteri che devono cercare di nascondere per una pacifica accettazione e convivenza nel quartiere, motivo per cui Frank, Wolf e Dracula si fanno vedere in giro il meno possibile e, in particolare Wolf, deve essere attento ad una repentina manifestazione della luna piena che lo trasformerebbe in licantropo davanti a tutti. Compito più semplice per Dracula che, come da tradizione vampiresca, esce solo di notte o per Frank che è timido di natura e quindi preferisce passare il tempo in casa. E ancora più semplice per Carletto che ha le sembianze a tutti gli effetti di un bambino al netto delle orecchie ad antenna parabolica e l'outfit ridicolo, sembianze quasi normali dietro le quali si nascondono poteri straordinari: può allungare gli arti di lunghezze considerevoli e può cambiare l'aspetto della sua faccia in qualsiasi cosa, semplicemente strofinandosela. Abbastanza semplice è immaginare come le varie trasformazioni della faccia di Carletto costituiscano momenti di pura ilarità. Che altro aggiungere oltre, al solito, proporre la galleria delle foto dei personaggi e la sigla, questa volta due, perché c'è ne è una di testa e una di coda e tutte e due meritano!!
Ah ecco, non tutti sanno che il cartone di Carletto è basato su una manga degli stessi creatori di Doraemon, Nino il mio amico ninja e Superkid ossia Hiroshi Fujimoto e Motoo Abiko che hanno collassato i loro nomi in un unico pseudonimo: Fujiko Fujio.  Sulla base di questo manga, prima della serie TV a colori, era stata realizzata una serie in bianco e nero mai arrivata in Italia.
Non si finisce mai di scoprire nuove cose su questo blog, vero?
I personaggi principali, da sinistra a destra: la sorella di Hiroshi (notate la somiglianza con i personaggi femminili di Doraemon e Nino), Lupo/Wolf, Frank con in spalla Hiroshi a sinistra e Carletto a destra, il Conte.
Sigla di apertura (bellissima la intro dei fiati presente nella canzone completa ma tagliata nella versione televisiva) e chiusura, da guardare su Youtube, cliccando sull'immagine, perché i contenuti non possono essere visualizzati su questa piattaforma:








domenica 26 luglio 2026

Judo boy alla ricerca con l'occhio perduto

Ad avvicinarmi a questo cartone animato e - in età adulta - è stata la sigla, con quel riff riconoscibilissimo e orecchiabile , sigla rifatta a parodia come "Ammazzacristina" dei mitici Gem boy che mi ha fatto scompisciare (mi scuso io al posto degli autori del video per le immagini totalmente fuori contesto, non ho trovato di meglio). Da bambina non mi aveva mai attirato più di tanto, vuoi per la programmazione discontinua, vuoi per la qualità dell'animazione. Non che naturalmente fossi una esperta di animazione - e non lo sono neppure adesso - non che mi mettessi a "valutare" la qualità del prodotto prima di guardare qualcosa in TV, ma è possibile che abbia notato i frequenti fermo immagine e le urla fuoricampo non coordinate con le immagini e questo abbia influenzato le mie preferenze. O, ancora più probabile, c'era l'Uomo Tigre alla stessa ora su un'altra TV locale. Fatto sta che ero già adulta e già laureata quando sono venuta in possesso della collana di DVD di Judo Boy e ho deciso che era finalmente tempo di guardarla. L'anime, in 26 episodi e risalente al 1969, ripercorre la storia di Sanshiro, talentuoso lottatore, alla ricerca dell'uomo che aveva ucciso suo padre, anche lui esperto di arti marziali e fondatore di una valente scuola di arti marziali, probabilmente colto alla sprovvista. Unico indizio in questa ricerca un occhio di vetro trovato vicino al corpo del padre, da cui il titolo di questo post. Da quel momento, l'assassino diventa noto al pubblico come "l'uomo da un occhio solo" (dando per scontato che l'uomo non abbia rimpiazzato l'occhio di cristallo con uno nuovo o che non abbia perso anche l'altro... dettagli..) . Sanshiro si mette in viaggio con la sua motocicletta 10 HP per cercarlo in lungo e largo per tutto il Giappone, in compagnia di Ken, un bambino vagabondo e vivace che rappresenta il sollievo comico della serie, e il di lui cane bassotto e "accappellato" Bobo. Motivo ricorrente nella serie è l'incontro con qualche bella ragazza dall'acconciatura bizzarra, alcune ritornano ciclicamente (Luna e Mayuri) con cui Sanshiro sviluppa una amicizia, prima di doverle dire addio per tornare con ostinazione alla sua missione. Di volta in volta, il protagonista incontrerà un uomo con un solo occhio o un occhio bendato e lo affronterà a colpi di judo...ah, no, più jujitsu... per scoprire che in realtà non era quello il suo uomo: ma poco male, era comunque un cattivo, molto spesso a capo di una banda di criminali, da eliminare a prescindere. Dinamica che si ripete fino alla fine: persino nell'ultimo episodio, Sanshiro non ha trovato l'uomo giusto e andrà via verso il sole per continuare la sua ricerca ormai ossessiva. Il tema interessante e originale che viene approfondito nell'anime è quello della vendetta cieca e di quanto sia lecito usare la violenza per combattere la violenza. Tema ripreso dalla sigla scritta e musicata da, rispettivamente, nientepopodimeno di Andrea Lo Vecchio e di Detto Mariano che con quel ritornello, "Judo boy, Judo boy, lo sappiamo che per te ha importanza; Judo boy, Judo boy, ma non usare la violenza; Judo boy, Judo boy, il tuo dolore ti ha accecato; Judo boy, Judo boy, non diventare come lui", faceva riflettere noi pargoli su come la sete di giustizia possa diventare un desiderio di vendetta tale da snaturarci e di privarci di trovare pace, di tornare a una vita normale, cosa sottolineata dal finale incompiuto. L'anime, della casa Tatsunoko come riconoscibile dal tipico occhietto furbo condiviso con la faccia di Kyashan, Tekkaman, Polymar, ecc. - ha titolo originale Sanshiro Kurenai ossia Sanshiro il Rosso perché prima di combattere indossa - praticamente Ken glielo lancia al volo - il suo kimono scarlatto, ricordo della sua madre defunta, che lo cucì per lui. Il titolo italiano è invece inaccurato in quanto la tecnica di lotta non si avvicina per niente al judo ma più a un insieme di tecniche tra cui il jujitsu (come accennato prima). Se non ricordo male, nel cartone animato stesso si parla di un metodo di lotta messo a punto dal fondatore della scuola, attingendo a diversi stili, il Kurenai® (qualcuno può confermare questo mio ricordo?). Ma Judo boy è corto e suona meglio. 
I personaggi: sono riconoscibili Sanshiro, suo padre bonanima RIP,  di nuovo Sanshiro con Ken, Bobo e credo Luna, e poi Mayuri con Ken (ditemi se confondo le ragazze...)


Sigla!


domenica 5 luglio 2026

Ransie la strega: il romanticismo comico in una storia di licantropi e vampiri


   Ransie la strega è uno dei cartoni animati che mi ha più incuriosito, appassionato e divertito. E' la storia di Ransie Lupescu, una teenager "simpatica e carina come una bambolina", dai capelli lisci e gli occhi blu. Apparentemente è una ragazza come tante, impegnata negli studi al liceo dove ha conosciuto Paul Cavor che lei, tutta cotta, guarda con gli occhi a cuoricino e dove incontra amici e rivali di cuore, in particolare la dispettosa e insopportabile Lisa Thompson, con la quale si contende le attenzioni di Paul, figlia di un omone dalle labbra giganti, Thomas Thompson, boss della Yakuza nonché titolare della palestra in cui si allena Paul. Paul infatti è un pugile che aspira a una carriera sportiva importante ed è il classico bel tenebroso che finge distacco da entrambe ma sotto sotto se ne gode la competizione. Naturalmente questi sono i nomi assegnati dall'edizione italiana, è superfluo dire che nell'originale, i nomi sono decisamente giapponesiggianti (Ransie è Ranze, Paul è Shun, Lisa è Yoko), ma io continuerò a chiamarli con i nomi con cui li ho conosciuti. Paul in realtà ha un animo gentile ed è molto protettivo con la madre, una donna senza più un compagno ma non credo che venga mai chiarito la sua storia amorosa alle sue spalle...almeno, non fino ai colpi di scena finali! Quindi Paul è tutto sommato un bravo ragazzo ed è certamente un idealista che usa le sue doti di combattimento per difendere i più deboli... solo che, soprattutto con le due ragazze, se la tira un po'. Questa è l'apparente normalità del giorno, perché quando Ransie torna a casa, alla sera, il contesto è ben diverso. In questa villa gotica e piuttosto inquietante che ricorda un po' la maison della famiglia Addams o come mi immagino sia la casa visitabile di Stephen King nel Maine - un altro elemento della mia bucket list di viaggio - Ransie ci torna a casda dopo la scuola e ci trova il fratellino Ronnie, un papà vampiro e una mamma licantropa che, pur volendosi bene, non fanno altro che litigare tutto il tempo, o meglio il papà scappa e la mamma lo insegue con il mattarello.
Ma presentiamo tutti i Lupescu : 
- Ronnie è l'unico normale (ancora per il momento perché è piccolino) della famiglia, è un bambino dal caschetto biondo che passa il tempo a giocare con il suo pappagallo (ehm, intendo un vero volatile); 
- Boris è il papà vampiro, dorme tutto il giorno nella sua bara e la sera esce, trasformato in pipistrello, alla ricerca di prede....peccato che in realtà sia un pavido; all'occorrenza può trasformarsi in un ombrello. 
-Shira è la mamma, una donna lupo che si arrabbia facilmente e per effetto della rabbia subisce una trasformazione parziale tirando fuori coda, orecchie e unghie; può trasformarsi completamente in una lupa. E, infine, naturalmente c'è Ransie, che ha il potere di trasformarsi temporaneamente in qualsiasi cosa e qualsiasi persona morda per poi tornare normale con uno starnuto (mentre la persona morsa resta incosciente tutto il tempo). A dispetto della descrizione, è una famiglia molta unita e, tra un litigio e l'altro, non mancano i momenti di tenerezza fra loro. Provengono dal Regno Supremo, un Regno con tanto di re e principi che la famiglia visita di tanto in tanto accedendovi da un passaggio segreto e magico in cantina. Il cartone animato è un mix di romanticismo perché la storia d'amore tra Ransie e Paul progressivamente prende forma e lui diventa sempre più consapevole dei suoi sentimenti, soprattutto quando scopre la vera natura di Ransie e il suo dilemma e anche quando dal Regno Supremo arriva il Principe Aron, innamorato di Ransie, a fargli competizione. Questa storia è ostacolata inizialmente dalla famiglia di Ransie che vorrebbero per lei un ragazzo con la stessa provenienza, sposare un umano è contro le regole del Regno, per cui l'anime introduce anche il tema della diversità, dell'appartenere a razze diverse...anche se poi si scoprirà che Paul tanto diverso da loro non è e magari - SPOILER ALERT - è proprio lui il figlio perduto del Re del Regno Supremo, nonché fratello di Aron. Ma nonostante questi temi più seriosi, il cartone è una vera bomba comica: non è infatti difficile immaginare come il potere di Ransie sia fonte di divertentissimi equivoci, enfatizzati dalle espressioni dei personaggi, normalmente bellocci ma le cui espressioni, con fattezze che cambiano forma e dimensione, li rendono le caricature di sé stessi. Una caratteristica che poi diventò comune a molti cartoninegli anni successivi, come per esempio Sailor Moon, nel quale viene data molta enfasi alle espressioni facciali, rimarcate da segni grafici come la goccia che rappresenta l'imbarazzo. Il tutto supportato da personaggi che risultano comici: Lisa nella sua ostinata perfidia che le si ritorce sempre contro, Thoma nel suo aspetto caricaturale e nella contraddizione fra il suo ruolo di boss mafioso e il suo corteggiamento impacciato della mamma di Paul, nonché le sue reazioni con grossissime lacrime napulitane quando viene maltrattato dalla figlia.
Che altro dire di questo cartone? Che ci sono altri personaggi comprimari e secondari, tra cui oltre a quelli già menzionati (Ania la mamma di Paul, Aron il principe del Regno Supremo), anche Sand (il portavoce del Re) e il Re stesso, un essere spaventoso che nell'anime - tanto per aggiungere un po' di tensione - è identificato con Satana, cosa che non accade nel manga. E sì, perché anche questo è l'ennesimo cartone tratto da un manga, specificatamente la prima serie del manga Batticuore Notturno. Ci sono altre due serie in cui i personaggi sono cresciuti e si sono fatti una famiglia e sarebbe stato meraviglioso vederli animati sullo schermo! Se non l'avete fatto vi consiglio assolutamente di recuperare questo cartone composto alla fine solo da 34 episodi.
Nella foto che segue i personaggi principali. Nell'ordine da sinistra a destra: il signor Thompson, Lisa, Paul, Ransie, Boris, il pappagallo Peck, Sheila. Ronnie, Sand e Aron. Manca Ania ma immaginatela come la versione femminile di Paul e sempre con il capello corto.



E, ciliegina sulla torta, la sigla dei mitici Cavaliere del Re!



domenica 31 maggio 2026

Pollon e la mitologia greca in TV

Da piccolina, quando la stagione non consentiva di stare tutto il giorno a giocare per strada con la mia banda di teppistelli, essendo l'austera casa in cui vivevo praticamente priva di giocattoli (solo poche bambole da esposizione), nelle fasce orarie in cui non c'erano cartoni in TV, mi assaliva una noia mortale. Se provavo a lamentarmi mia madre mi metteva a spuntare i fagiolini o a sgranare i piselli, cosa che infatti da adulta detesto fare nonostante la mia passione per la cucina; per cui per non venire impegnata in questa attività a bassissimo valore aggiunto, facevo due cose: 1) mi leggevo delle pagine a caso della enciclopedia (motivo per cui oggi ritengo di avere una infarinatura su un po' tutto il campo dello scibile); 2) mi leggevo il libro di epica di scuola media che era stato di mio zio.

E sì perché una volta a scuola si studiava e anche materie impegnative, già dai primi anni del percorso scolastico, non era tutto ridotto ad attività creativa. Adoravo quel libro dove ho imparato la mitologia greca a partire dalle origine, molto prima di Zeus con tutti gli dei dell'Olimpo, da quando il cielo (Urano) si era unito con la Terra (Gea), poi c'erano state le guerre tra titani da loro generati e in fine Cronos si era unito a Rea dando origine a tutta la stirpe degli Dei. Una storia che se ci pensate, anche dal punto di vista filosofico e fisico, è una davvero affascinante. In realtà il libro raccontava anche di altre mitologie, come quella nordica, la storia di Odino e i Nibelunghi, ma la mitologia greca rappresentava il cuore del libro con una miriade di leggende e personaggi.

Figuratevi quindi che gioia quando su Italia 1 è apparsa lei, Pollon, a raccontare e a rammentarmi, in realtà con qualche deviazione dalla mitologia classica, le storie quotidiane di questi Dei bellocci ma con le caviglie a tronco d'albero. E con tanta ironia, a partire dal fatto che sono bellocci tutti tranne lui, Eros, il Dio dell'amore, un mostriciattolo con un ombelico fuori come un balcone.

C'era una volta...Pollon è un anime di 46 episodi che ha appunto come protagonista Pollon, la figlia di Apollo, come lei sempre ci ricorda canticchiando la sua voce stonata mentre tutti gli esseri viventi intorno a lei, umani, divinità, semidivinità, animali e persino vegetali si tappano le orecchie. Lei è una bambina sveglia, scaltra, intelligente, curiosa e intraprendente che vive con un papà simpatico ma un po' irresponsabile e pasticcione che ogni giorno si alza troppo tardi per gli standard che il suo lavoro richiede: infatti a bordo di un carro guidato dall'asino triste e stressato Dosankos dovrebbe tutti i giorni trasportare il sole dal deposito al cielo per riportarlo in deposito alla sera. Ma a causa della sua pigrizia, spesso il giorno non fa mai giorno, costringendo Artemide, la dea della Luna, a fare straordinari per rimanere in attesa del cambio turno. Pollon insieme al suo migliore bistrattato amico Eros è coinvolta in mille avventure attraverso le quali ci vengono raccontate, con qualche licenza poetica, le classiche storie della mitologia greca: Giasone alla ricerca del Vello d'Oro, Arianna e Teseo nel labirinto del Minotauro, il furto del fuoco da parte di Prometeo, la punizione di Atlante, la seduzione di Leda da parte di Zeus, la discesa negli inferi da parte di Perseo, il mito di Narciso trasformato in un fiore o di Re Mida che trasforma tutto in oro. Ovviamente, l'esuberanza di Pollon, rende la storia più scoppiettante, perché il tentativo di Pollon di aiutare chiunque incontri finisce spesso che combinare guai. Ma lei deve sempre aiutare e farsi coinvolgere in qualsiasi faccenda un po' per altruismo un po'  perché - inizialmente priva di poteri - vuole convincere nonno Zeus a essere trasformata in una vera dea. Attorno a questo nucleo centrale vengono poi osservate virtù e soprattutto vizi delle divinità che abitano l'Olimpo: l'infedele e donnaiolo Zeus che deve fare i conti con l'ira e la gelosia della violenta consorte Era, nonna dalle calze a rete, Afrodite sempre esageratamente attenta alla cura del suo aspetto, Apollo di cui abbiamo già è stato detto, Atena spietata e vendicativa, Poseidone il gigante buono fifone che non sa nuotare, Efesto marito per contrasto di sgradevole aspetto di Afrodite, la Dea delle Dee che guida Pollon nel suo percorso per diventare una Dea, un po' come la Fata Turchina fa con Pinocchio nel percorso per diventare umano. C'è infine il narratore Azuma-Mushi un insetto antropomorfo (Mushi significa insetto) che è probabilmente la caricatura dell'autore del manga, Azuma Hideo.

Che altro aggiungere? La polvere magica con cui Pollon da a tutti l'allegria è ormai storia, come del resto la sigla di Cristina D'avena, ed è difficile pensare che l'allusione non sia puramente voluta:

«Sembra talco ma non è
serve a darti l'allegria,
se lo mangi o lo respiri,
ti dà subito l'allegria!»

I personaggi principali:

Pollon
Eros
Apollo
Zeus
Era
Afrodite
Artemide
Efesto
Poseidone
Atena
La Dea delle Dee
Azuma-Mushi

domenica 10 maggio 2026

Ginguiser e la sfida della magia

La veemenza e puntualità con cui i miei uccellini rispondono agli effetti sonori elettronici presenti nella sigla di Ginguiser mi fanno pensare che sia giunto il tempo di parlare di questo cartone. Ginguiser è il gigante metallico protagonista di un anime che ha tutti i classici ingredienti del genere robotico: robot imponente, squadra affiatata, atmosfere leggendarie e già questo basta a farne uno dei simboli di un periodo in cui fantasia, azione e valori come coraggio e amicizia si mescolavano in storie indimenticabili. Agli ingredienti comuni un po' a tutto il filone  poi si aggiungono, di cartone in cartone, elementi distintivi che fanno da contesto alla narrazione. In questo caso l'elemento distintivo è la magia - da cui il titolo di questo post in cui da mbrigghiste quale sono ho mescolato il nome di questo robottone con il titolo di famosissimo anime del genere Majokko (Bia). Il tema  della magis è anticipato dall'asso di picche sul petto del Grand Fighter (ci arriviamo...) e ripreso dalle carte da gioco che egli utilizza come arma. Banalmente, i semi delle carte francesi sono uno dei simboli grafici che più semplicemente e più immediatamente richiamano la magia in quanto protagonisti assoluti dei giochi di prestigio. E infatti le carte francesi appaiono pure nella sigla di Bia. A dirla tutta appaiono anche sulle tute da combattimento dei protagonisti di Godam, altra serie robotica, ma in tal caso si tratta solo di un modo per caratterizzare visivamente i personaggi, senza alcun legame con la trama e il tema, un po' come la Zucchi distingueva gli asciugamani monocolore dei membri di una famiglia di 4 persone con la linea "Solo tuo".  E qui, come avrebbe detto Lubrano, una domanda nasce spontanea: ma perché nei giochi di magia si usano sempre le carte francesi e mai quelle napoletane? Perché picche, quadri, fiori e cuori sì e denari, coppe, bastoni e spade no? Ma non divaghiamo, torniamo al nostro cartone.
 Il Ginguiser, come avviene in altre serie robotiche (Getta Robot, Voltron, Astro Robot,..., tanto per fare degli esempi), è il risultato della composizione di veicoli robot, quattro in questo specifico anime, guidati da una squadra di ragazzi stereotipati. Stereotipati perché è tipico delle serie robotiche e delle guerre intergalattiche avere una squadra di ragazzi che generalmente, in formazione completa, comprendono il ragazzo snello e alto al punto  giusto (il leader, in genere con costume rosso), lo spilungone, il grassone, il ragazzino mingherlino e la ragazza carina.
Formazione che si ripete anche in questo specifico cartone ma senza la partecipazione dello spilungone.
La storia è ambientata in un futuro dove la Terra è minacciata, come al solito, da una potente civiltà aliena, la civiltà dei Sazoriani, proveniente dallo spazio. Per contrastarla, il dottor Godo, discendente della civiltà dei Plasmiani distrutta dai Sazoriani e rifugiatosi sulla Terra, crea il Ginguiser, un robot da combattimento guidato dal team di giovani piloti dotati di poteri magici (come del resto anche Godo): Goro Shigoron, Miki Akitsu, Torajiro Haranami e Zanta Minami. I ragazzi fanno parte di una compagnia itinerante di maghi e giostrai e veicoli che usano per spostarsi sono trasformabili. Seguitemi perché la trasformazione per comporre Ginguiser non è lineare. Goro è un mago e Miki la sua assistente: il camion che usano per i loro spostamenti si trasforma nel Grand Fighter, il robot menzionato prima, con un asso di picche sul petto. Il camion viene guidato da entrambi ma quando si trasforma nel robot Grand Fighter, la cui testa ricorda, con la sua mascherina nera, il Daltanious, resta alla guida solo Goro. Miki viene automaticamente spostata in una parte del veicolo che si stacca e andrà a formare parte dell'Arrow Wing, un veicolo volante. Tra le armi del Grand Fighter, come già detto, compaiono delle carte raffiguranti l'asso di picche che in realtà sono lame giganti. Il Grand Fighter, come Goro, rappresenta il leader, la mente, infatti si trasforma nella testa del robot finale, il Ginguiser.
Il secondo robot, lo Spin Lancer, è la trasformazione di un disco volante del luna park (ricordate, sono maghi e giostrai?) e ha ancora il riferimento alla magia, anche se meno in bella mostra rispetto all'asso di picche del Grand Fighter: ha infatti gli assi di quadri rappresentati sugli avambracci. Lo pilota Zanta e ha varie armi tra cui un'ascia e lame a forma del seme di quadri.  Il robot è il più piccolo di tutti e per questo ha dalla sua velocità e agilità. C'è poi il terzo robot, il Bullgator, pilotato da Torajiro (per gli amici Tora), che è la trasformazione della motrice dell'ottovolante del luna park (le montagne russe, per chi non conoscesse questo termine ormai desueto) e rappresenta il seme di fiori che è mostrato in maniera non molto evidente sul dorso delle "mani". E' il robot più potente a livello fisico, quello che rappresenta la potenza muscolare, l'energumeno, anche se qui parliamo di ammasso di bulloni e circuiti e non muscoli veri e propri. Tra le sue armi, una mazza ferrata e le solite lame e a forma di carte, questa volta con il seme di fiori, naturalmente. Non sfugge l'associazione, altro stereotipo delle serie robotiche, fra le caratteristiche dei robot e la fisicità dei protagonisti. Il grassone è sempre quello che guida il robot più tozzo, lo spilungone, quando c'è, il robot più slanciato, il bambino il robot più piccolo. Anche questo anime non fa eccezione con Tora alla guida di Bullgator e Zanta, con la voce di Carletto, alla guida dello Spin Lancer. A completare la squadra c'è, come menzionato prima, il veicolo volante Arrow wing, guidato da Miki, che è una composizione degli scarti delle trasformazioni dei robot precedenti. Ovviamente , è decorato con l'ultimo seme rimasto: i cuori.
Tutti i veicoli poi compongono il Ginguiser, un velivolo enorme, abbastanza inguardabile, da cui fuoriesce il torso del Grand fighter con in mano una spada e una sega circolare: esso appare come una accozzaglia malriuscita dei quattro veicoli più altri componenti. Il Ginguiser appare solo come arma finale e non come un vero protagonista come il titolo suggerirebbe.
La forza della squadra non è solo forza bruta: ogni membro della squadra ha un ruolo fondamentale, e solo lavorando insieme riescono a affrontare nemici sempre più pericolosi. Tra battaglie spettacolari e sacrifici, emerge un tema chiaro: l’unione fa la forza.
A differenza di altri mecha più famosi, Ginguiser punta molto sul lavoro di squadra e su dinamiche quasi “da squadra sportiva”, con coordinazione e strategia al centro degli scontri.
 Il cartone è prodotto dallo studio Nippon Animation, che ha animato storie molto variegate, che spaziano tra diversi generi.
È andato in onda negli anni ’80, nel pieno boom dei robot giganti, debuttando su Rete 4 e, nonostante non abbia raggiunto la fama di titoli come Mazinger Z o Goldrake, ha conquistato una nicchia di fan fedelissimi diventando, nonostante l'animazione inaccurata e il riciclo di immagini, uno di quei cartoni “di culto” per chi ama scavare nei ricordi meno mainstream.
Altra particolarità di questo cartone è che non ha una conclusione: l'ultimo episodio vede la sconfitta, come negli altri episodi, di un mostro meccanico, senza una definitiva capitolazione del nemico. Forse gli sceneggiatori credevano di essere dei novelli Edgar Allan Poe che scriveva Le avventure di Gordon Pym, splendido racconto che - SPOILER ALERT - si interrompe sul più bello (Edgar, questo non me lo dovevi fare! non me lo dovevi fare! poi... a me nata nel tuo stesso giorno!)

Qui di seguito i personaggi e la sigla (per la gioia dei miei diamantini). A domenica prossima!

Goro e Miki
Tora e Zanta
Squadra con Dr.Godo
Grand Fighter
Spin Lancer
Bullgator
Mecha finale (detto WTF)
Salomé (chiromante, cattivi)
Sazoriani (intenti in un saluto romano)