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domenica 31 maggio 2026

Pollon e la mitologia greca in TV

Da piccolina, quando la stagione non consentiva di stare tutto il giorno a giocare per strada con la mia banda di teppistelli, essendo l'austera casa in cui vivevo praticamente priva di giocattoli (solo poche bambole da esposizione), nelle fasce orarie in cui non c'erano cartoni in TV, mi assaliva una noia mortale. Se provavo a lamentarmi mia madre mi metteva a spuntare i fagiolini o a sgranare i piselli, cosa che infatti da adulta detesto fare nonostante la mia passione per la cucina; per cui per non venire impegnata in questa attività a bassissimo valore aggiunto, facevo due cose: 1) mi leggevo delle pagine a caso della enciclopedia (motivo per cui oggi ritengo di avere una infarinatura su un po' tutto il campo dello scibile); 2) mi leggevo il libro di epica di scuola media che era stato di mio zio.

E sì perché una volta a scuola si studiava e anche materie impegnative, già dai primi anni del percorso scolastico, non era tutto ridotto ad attività creativa. Adoravo quel libro dove ho imparato la mitologia greca a partire dalle origine, molto prima di Zeus con tutti gli dei dell'Olimpo, da quando il cielo (Urano) si era unito con la Terra (Gea), poi c'erano state le guerre tra titani da loro generati e in fine Cronos si era unito a Rea dando origine a tutta la stirpe degli Dei. Una storia che se ci pensate, anche dal punto di vista filosofico e fisico, è una davvero affascinante. In realtà il libro raccontava anche di altre mitologie, come quella nordica, la storia di Odino e i Nibelunghi, ma la mitologia greca rappresentava il cuore del libro con una miriade di leggende e personaggi.

Figuratevi quindi che gioia quando su Italia 1 è apparsa lei, Pollon, a raccontare e a rammentarmi, in realtà con qualche deviazione dalla mitologia classica, le storie quotidiane di questi Dei bellocci ma con le caviglie a tronco d'albero. E con tanta ironia, a partire dal fatto che sono bellocci tutti tranne lui, Eros, il Dio dell'amore, un mostriciattolo con un ombelico fuori come un balcone.

C'era una volta...Pollon è un anime di 46 episodi che ha appunto come protagonista Pollon, la figlia di Apollo, come lei sempre ci ricorda canticchiando la sua voce stonata mentre tutti gli esseri viventi intorno a lei, umani, divinità, semidivinità, animali e persino vegetali si tappano le orecchie. Lei è una bambina sveglia, scaltra, intelligente, curiosa e intraprendente che vive con un papà simpatico ma un po' irresponsabile e pasticcione che ogni giorno si alza troppo tardi per gli standard che il suo lavoro richiede: infatti a bordo di un carro guidato dall'asino triste e stressato Dosankos dovrebbe tutti i giorni trasportare il sole dal deposito al cielo per riportarlo in deposito alla sera. Ma a causa della sua pigrizia, spesso il giorno non fa mai giorno, costringendo Artemide, la dea della Luna, a fare straordinari per rimanere in attesa del cambio turno. Pollon insieme al suo migliore bistrattato amico Eros è coinvolta in mille avventure attraverso le quali ci vengono raccontate, con qualche licenza poetica, le classiche storie della mitologia greca: Giasone alla ricerca del Vello d'Oro, Arianna e Teseo nel labirinto del Minotauro, il furto del fuoco da parte di Prometeo, la punizione di Atlante, la seduzione di Leda da parte di Zeus, la discesa negli inferi da parte di Perseo, il mito di Narciso trasformato in un fiore o di Re Mida che trasforma tutto in oro. Ovviamente, l'esuberanza di Pollon, rende la storia più scoppiettante, perché il tentativo di Pollon di aiutare chiunque incontri finisce spesso che combinare guai. Ma lei deve sempre aiutare e farsi coinvolgere in qualsiasi faccenda un po' per altruismo un po'  perché - inizialmente priva di poteri - vuole convincere nonno Zeus a essere trasformata in una vera dea. Attorno a questo nucleo centrale vengono poi osservate virtù e soprattutto vizi delle divinità che abitano l'Olimpo: l'infedele e donnaiolo Zeus che deve fare i conti con l'ira e la gelosia della violenta consorte Era, nonna dalle calze a rete, Afrodite sempre esageratamente attenta alla cura del suo aspetto, Apollo di cui abbiamo già è stato detto, Atena spietata e vendicativa, Poseidone il gigante buono fifone che non sa nuotare, Efesto marito per contrasto di sgradevole aspetto di Afrodite, la Dea delle Dee che guida Pollon nel suo percorso per diventare una Dea, un po' come la Fata Turchina fa con Pinocchio nel percorso per diventare umano. C'è infine il narratore Azuma-Mushi un insetto antropomorfo (Mushi significa insetto) che è probabilmente la caricatura dell'autore del manga, Azuma Hideo.

Che altro aggiungere? La polvere magica con cui Pollon da a tutti l'allegria è ormai storia, come del resto la sigla di Cristina D'avena, ed è difficile pensare che l'allusione non sia puramente voluta:

«Sembra talco ma non è
serve a darti l'allegria,
se lo mangi o lo respiri,
ti dà subito l'allegria!»

I personaggi principali:

Pollon
Eros
Apollo
Zeus
Era
Afrodite
Artemide
Efesto
Poseidone
Atena
La Dea delle Dee
Azuma-Mushi

lunedì 3 ottobre 2016

Un mondo di pensieri in libertà


[cartoons] OMG! Non posso credere di non aver ancora dedicato interamente un post al cartone per eccellenza, almeno sul piano della notorietà! E allora quale migliore occasione adesso che ha appena compiuto 40 anni? Mi riferisco al cartone Candy Candy, che pur non essendo al gradino più alto del mio podio (ma non ne è neppure tanto lontano, essendo un gran bel cartone), insieme all'Uomo Tigre, è il cartone più importante della mia infanzia per quantità di tempo speso a guardarlo, un grande ammontare di ore dovuto sia al fatto che la serie è molto lunga che al fatto che ho rivisto l'intera serie un numero indefinito o forse infinito di volte, complice la programmazione in orari comodi (a pranzo, appena tornata da scuola su Italia1  oppure nel tardo pomeriggio, finiti i compiti, su Telenorba). Ma non è solo merito della programmazione ripetuta  e congeniale: è una serie che. come le favole, che le riascolteresti più e più volte,  si lascia guardare e riguardare volentieri perché è una storia che si evolve nel tempo e manca di quello schema ripetitivo che contraddistingue moltissime serie animate, come, per esempio,  quelle dei robot (ad ogni episodio c'è un piano del cattivo di turno, un nuovo robot nemico da cui diventa sempre più difficile difendersi ma, alla fine, i buoni hanno ragione dei cattivi ).
Sebbene la storia di Candice White, detta Candy, la conoscano pure le pietre di un isolato sentiero di montagna, forse persino le specie di animali sconosciute che vivono in Papua Nuova Guinea, spendo qualche parola sulla trama, per uniformità con gli altri post e per la velleità un po' enciclopedistica che mi sono data da quando ho ripreso in mano le redini del blog.

Candy è un orfana dai biondi capelli riccioluti e gli occhi pieni di stelline, in perfetto stile Yumiko Igarashi, autrice del manga da cui è tratto l'anime, che viene cresciuta nella casa di Pony, vicino al lago Michigan, l’anziana direttrice dell’orfanotrofio coadiuvata da Suor Maria. Suo amico per la vita, il procione lavatore Clean. Rispetto agli altri bambini, Candy spicca per le doti da leader, le abitudini da maschiaccio (in particolare è abilissima ad arrampicarsi sugli alberi e saltare da un ramo all’altro, cosa che in futuro le varrà il titolo di “Tarzan tutte lentiggini”), ma anche per generosità, altruismo, allegria e buon carattere. Fra tutti i bambini della casa di Pony, è particolarmente legata a Annie, un po’ una sorella per lei, anche in virtù del fatto che è stata ritrovata, ancora neonata, abbandonata tra la neve, lo stesso giorno in cui fu ritrovata lei stessa. Un incontro che segna la sua vita è quello con il bellissimo biondo principe della collina, di kilt vestito, che con un alone di mistero, interrompe l’esecuzione di un brano alla cornamusa e le si presenta con la frase “sei più carina quando ridi che quando piangi”, per poi sparire nuovamente col il suono della cornamusa, lasciando dietro di sé uno stemma metallico con un campanellino. Successivamente sia Annie che Candy vengono adottate da nobili famiglie facenti parte della stessa cricca di snob con la puzza sotto al naso, con la differenza che, mentre Annie trova dei veri genitori adottivi, Candy invece si ritrova in una vera famiglia di infami, i Legan, dove viene mandata a dormire in stalla con i cavalli e l’unico ruolo che le viene riservato è quello di vittima sacrificale per i viziati, malefici, bulli e annoiati figli dei Legan, i perfidi Neal e Iriza, con la completa complicità dei genitori. Qui, però Candy ha l’opportunità di conoscere i parenti dei Legan, gli Andrews, che, a parte la matriarca burbera e severa, zia Helroy, è composta tra persone piuttosto amabili, quali i fratelli Archie e Stear e il cugino Anthony, somigliante in maniera impressionante al principe della collina e che, anche per questo, oltre che alla evidente bontà d’animo del ragazzo, Candy inizierà a guardare subito con gli occhi a cuoricino. Alla fine, dopo numerose peripezie, compreso un rapimento da parte di trafficanti messicani, Candy sarà adottata dagli Andrews, per volere del suo capostipite, lo zio Williams, descritto come un vecchio solitario che nessuno ha mai incontrato di persona.
Nel frattempo Candy conosce un misterioso uomo, Albert, i cui lineamenti sono ben nascosti dalla capigliatura e la barba lunghe e folte e da grossi occhiali da sole (che porta anche di notte) che, a dispetto dell’aspetto da vagabondo, si dimostra una persona dal cuore tenero e generoso che tirerà fuori dai guai Candy in diverse situazioni nel corso della sua vita, comprese quelle che Candy si troverà a vivere oltreoceano, precisamente a Londra, dove Candy ma anche gli altri ragazzi della famiglia Andrews e, purtroppo, anche i Legan, verranno mandati a studiare in collegio, dopo la devastante morte di Anthony per una caduta da cavallo, evento che segna Candy più di chiunque altro.

In collegio, la Saint Paul School, Candy, ritrova Annie (che instaurerà un rapporto affettivo con Archie) e conosce una nuova amica, Patty, che, invece, farà coppia con Stear; inoltre, incontra Terence Grenchester, con cui avrà rapporto affettivo profondo, sebbene in apparenza fatto di dispettucci ed epiteti poco carini, soprattutto da parte di Terence che la canzona per le lentiggini e le abitudini da maschiaccio ma che, sotto sotto, l’ammira per il coraggio e la nobiltà d’animo. Il ragazzo, di carattere difficile e impertinente, l’aiuta a superare il pesante di lutto di Anthony mentre lei aiuta Terence a recuperare il rapporto con la madre, una famosa attrice allontanata dalla famiglia Grenchester per questa scelta “dissoluta”. E’ inutile dire che i malefici Iriza e Neal, per quella pura gratuita cattiveria che deriva da una vita senza scopi, continuano con le loro malefatte nei confronti di Candy, una cattiveria che si inasprisce quando Iriza, invaghitasi di Terence, percepisce il legame tra lui e Candy, arrivando, per gelosia, a ordire un intrigo che si concluderà con l’espulsione dal college dei due ragazzi, ormai apertamente dichiaratisi. Tuttavia, l’azione di Iriza non rimarrà impunita, giacché Terence vendicherà tutte le persone vittime di bullismo scolastico, con una bella sputazzata in faccia all’indirizzo di una Iriza in espressione adorante, ormai convinta di avere qualche chance in più con lui con Candy fuorigioco: una scena memorabile!




 
La narrazione ritorna in America, dove tutti i ragazzi vi ritorneranno: prima Candy e Terence in seguito all’espulsione; poi tutti gli altri, a causa dello scoppio della prima guerra mondiale. Candy e Terence, dopo l’espulsione, intrattenuti in isolamento, non hanno avuto la chance di ripartire insieme e quindi si ritrovano negli Stati Uniti, ciascuno a cercare la sua strada professionale, senza avere la chance di rivedersi (in un epoca priva di telefonini ma anche di cabine telefoniche). Candy comprende che la sua missione è quella di diventare un’infermiera, ruolo che svolge in maniera un po’ atipica (guadagnandosi il titolo di “signorina sbadatella”) ma mettendoci sempre tutto il cuore. Terence, segue le orme della madre, diventando un attore e cavalcando diversi palcoscenici. Ed è proprio grazie ad una locandina che Candy ha l’occasione di ritrovarlo, una felicità che dura poco, dato che la partner di scena di Terence, Susanna Marlowe, invaghita di lui, perde una gamba per salvarlo dalla caduta di un riflettore. Ai due non resta che dirsi addio, altra scena memorabile: a Terence non resta che rimanere con lei e a Candy di ritornare a Chicago da sola, dove avrà la possibilità di prendersi cura del vagabondo Albert che tanto l’ha aiutata nel corso della sua esistenza ma ora totalmente privo di memoria e per questo ricoverato nell’ospedale in cui lavora. Sbarbato e con i capelli più corti, Albert si scopre essere un bell’uomo e anche piuttosto giovane.




Albert rimane con Candy finché non riacquista la memoria e fa perdere la sue tracce.
Dopo varie peripezie ed eventi, inclusa la morte di Stear, partito come volontario per la guerra, e un improvviso quanto improbabile corteggiamento da parte di Neil (appoggiato da Irizia e il resto dei Legan, interessati al prestigio di un matrimonio con gli Andrews, famiglia più in alto nella gerarchia sociale), Candy conoscerà lo zio William, al quale vuole chiedere di essere esonerata dal dover sposare Neil, che si rivelerà essere proprio Albert che, oltretutto, è il fantomatico principe della collina, fratello minore della madre di Anthony (il che spiega la somiglianza fra i due).
Mentre il manga, mostra un finale in cui dopo l’amore adolescenziale (Anthony), quello passionale (Terence), Candy trova l’amore maturo e completo con Albert/principe della collina, l’anime, invece, con una serie di montaggi spiega che Susanna abbia rinunciato alla relazione, basata su senso di colpa, con Terence per lasciarlo libero di tornare con Candy e fa intendere in un lieto fine fra Candy e Terence, che si coronerà in matrimonio.

 Il cartone colpisce per la complessità della trama, fatta da tante storie, tanti personaggi, tante avventure tutte volte a dimostrare che alla fine la buona predisposizione d’animo di Candy, che riesce a perdonare ed essere empatica persino con i più balordi, persino con Iriza e Neil, unita al suo coraggio e alla tenacia, la portano a superare qualsiasi avversità, a cadere sempre in piedi e ripartire, più allegra di prima.
Quello che mi è sempre piaciuto di questo cartone animato, è la sua leggerezza e positività, diversamente da altri cartoni del genere “senza famiglia”. Gli eventi tragici e le conseguenti lacrime non mancano, ma c’è sempre quel messaggio di speranza, c’è l’episodio comico, c’è quella nota di autoironia da parte di Candy e ci sono incombenze e le nuove sfide, ci sono quei nuovi personaggi e le nuove storie che si intrecciano, che stemperano la drammaticità degli eventi e conferiscono un alone di realismo alla narrazione. Come nella vita, si va avanti. Si cade e ci si rialza. Candy è una vera e propria eroina, è quella che tende la mano agli emarginati e non mi riferisco solo ai barboni che va a coprire con uno scialle preso in prestito; mi riferisco a quelli che si auto-emarginano con il loro carattere scontroso (es. infermiera Flenny), quelli a cui l’esperienza di vita ha reso la scorza molto dura e il muro attorno a sé invalicabile. Candy, magari con un po’ di invadenza, pensa che ci sia sempre una ragione dietro questa chiusura e cerca di fare breccia in questo muro, il più delle volte, sciogliendone le fondamenta, per riscoprirci dietro un animo deluso o ferito ma fondamentalmente buono.
Questo, il più delle volte ma non sempre, perché restano personaggi, parlo di Iriza, senza possibilità di redenzione, caratterizzati da una totale assenza di una qualche qualità, un concentrato di viltà e perfidia gratuita che la rende più sgradevole di un qualsiasi autentico cattivo, perché meravigliosamente mediocre e verosimile alla tipica invidiosa della sfera familiare che, non ti ammazza, ma è sempre lì con quel ghigno a punzecchiare e mettere zizzania, in uno stillicidio di frecciatine e dispettucci, ed è tanto persistente da non demordere nemmeno davanti alla barriera della più totale indifferenza.
A pensarci bene, considerando la miriade di personaggi di questo anime, dai bambini dell’orfanotrofio, ai membri della nobilità, passando per i ragazzi del college (e penso alla vigliaccheria e assenza di personalità delle amiche di Iriza), fino alle infermiere colleghe di Candy nonché ai suoi pazienti, questo anime è un bel campionario di ritratti (e casi) umani!

Candy Candy è stata soggetto di merchandising. In particolare, sono state realizzate bambole di Candy Candy in diverse misure, versioni di Candy Candy (come Candy Candy infermiera) in stile e dimensioni "Barbie" e anche in versione "fiammiferina" di cui ancora conservo degli esemplari.
Naturalmente, non posso non menzionare la mitica sigla dei Rockin Horse (purtroppo sostituita da quella musica informe e smielata di Dolce Candy di Cristina D'avena).

 

 Bellissime immagini dal manga:

 

PERSONAGGI
Candy WhiteMiss PonySuor Maria
Annie BrownIl principe della collinaTom
ArchieStearAnthony
Zia ElroyAlbertClean
IrizaNeilSignora Legan
TerencePattySuor Grey
Susanna MarlowFlanny

domenica 8 marzo 2009

Il lato B dei ricordi


A volte, per condividere l’onda d’urto di un tuffo al cuore con chi può realmente apprezzarlo, basta una semplice foto amatoriale che immortala un ritrovamento inaspettato.
E magari, dal lato più trascurato.
Mentre cercare di spiegare o nobilitare il fenomeno o l’evento illustrato può rivelarsi addirittura ridicolo (quando non deleterio). Per questo motivo, limiterò l’approfondimento al canonico invito ad indagare fra gli sconfinati meandri del web, dove forum e siti nostalgici regalano dettagli e aneddoti per ogni curiosità.

lunedì 29 dicembre 2008

And may all your Christmas be white

Mi piace sempre aspettare il Natale anche se non so perché, soprattutto non ne ricordo uno particolarmente bello ma confido nel fatto che quello dell’anno che verrà sarà il Natale che ricorderò per la vita. Spero davvero che prima o poi arriverà quel Natale come l’ho sempre immaginato e sognato . Ma questa è un’altra storia! 
Io lo so che tu arriverai 
e con te i doni porterai 
così Natale più bello sarà 
se starai accanto a me 
Alla scoperta alla scoperta di Babbo Natale 
Per ogni bimbo hai sempre pronto un regalo 
e il suo sorriso è il regalo per te da sempre, sempre 


Babbo Natale rappresenta la continuità: sapere che c’è stato nella nostra infanzia, che c’è nei nostri ricordi (anche grazie a Cristina D’avena) e che probabilmente resterà per sempre nella memoria di chi ci avrà creduto mi fa tirare un sospiro di sollievo e ben sperare per i Natali futuri
Tu con me 
però non resterai 
e da qui ben presto te ne andrai 
ma per natale tu ritornerai ogni anno sì verrai 

Photo Credit: http://www.cinetivu.com/

sabato 29 novembre 2008

Aggiornamento palinsesto dicembre 2008

Questo mese la programmazione TV per quanto riguarda i cartoni animati che tanto amiamo, ci riserva delle belle sorprese prima fra tutte il ritorno (dal 1° dicembre) su Italia 1 di Holly e Benji due fuoriclasse dal lunedì al venerdì 18.05.
Su Boing invece approdano D'Artagnan e i moschettieri del re (dal 3/12) ogni lunedì, mercoledì, venerdì e domenica 22.40; Belle e Sebastien (dal 1/12) tutti i lunedì, mercoledì, venerdì, domenica by night alle ore 23.05 a seguire Ciao Sabrina (dal 10 dicembre ore 23.30).
Sotto l’albero speravo di trovare Alla scoperta di Babbo Natale ma a quanto pare quest’anno non sono stata abbastanza buona e mediaset non mi ha accontentato, al periodo natalizio associo anche la piccola bianca Sibert ma chissà che fine ha fatto è scomparsa dai teleschermi da tempi immemori, scommetto che molti di voi non se la ricordano neppure. Per la gioia di tutti e soprattutto della mia socia amante dei robottoni ecco a voi la sigla di Sibert cantata ovviamente dalla inossidabile Cristina D’Avena.

domenica 7 settembre 2008

La rosa cresce fra le spine

Tempo fa lanciammo un sondaggio su quale anime sarebbe stato bello vedere sul grande schermo, tradotto in una produzione cinematografica non animata. I nostri lettori non hanno avuto dubbi: hanno scelto Lady Oscar (61 su 206 voti), la rosa di Versailles, probabilmente la storia d'amore più struggente da quando è stata inventata l'animazione.
Non sto qui a ripetere la trama, sullo sfondo storico della rivoluzione francese e basata sul manga di Ryoko Ikeda, che - credo - tutti conosciamo. Una storia che ci ha fatto commuovere con i suoi grandi amori impossibili, che ci ha infuocato con i suoi romantici eroi dal sorriso velato di malinconia, che ci ha scandalizzato con gli intrighi alla corte di Versailles, che ci ha indignato con l'estrema povertà di un popolo affamato e sbeffeggiato da aristocratici arroganti e cinici. Non c'è che dire, ci sono tutti gli ingredienti per una produzione di successo, anzi per un vero e proprio colossal, fermo restando che la reazione del pubblico è sempre imprevedibile. Infatti, lo stesso anime, alla sua uscita, nonostante l'enorme popolarità del manga, fu un clamoroso flop e solo la popolarità acquisita  dal bravissimo character disegner Shingo Araki con la serie I cavalieri dello Zodiaco riuscì a trainarlo verso il successo (clicca qui per saperne di più ).
Un successo più che meritato: personalmente colloco Lady Oscar in cima alle mie preferenze, considerandolo una spanna sopra tantissime produzioni animate degli stessi anni, un po' per lo spazio dato ai sentimenti, un po' per i disegni dettagliati, con quegli occhi profondi dalle ciglia lunghissime che sono il preludio alla caratura e allo spessore dei personaggi. Questo il mio giudizio, nonostante alcune scelte nella versione italiana abbiano, al solito, snaturato e fatto passare in secondo piano alcuni aspetti importanti dell'anime, con un'opera di demolizione messa in atto attraverso il doppiaggio. Infatti, la versione giapponese gioca molto di più con l'ambiguità uomo-donna di Oscar: sono molte le damigelle a corte che credono il colonello Oscar un uomo e ne sono affascinate; anche l'attrazione provata da Rosalie nei suoi confronti è molto più enfatizzata. E questa ambuità è alla base anche di sospetti e illazioni: c'è una scena censurata in cui Jean Maillot, processata per lo scandalo della collana, accusa la regina di avere una relazione gay con Oscar la quale, si vestirebbe da uomo, proprio per compiacere la sovrana. Questa accusa provoca uno scatto d'ira in Oscar che sui nostri schermi abbiamo visto senza comprenderne le reali ragioni. In Italia, infatti, con la scelta di appellarla "madamigella Oscar" sembra che la natura femminile della protagonista sia di dominio pubblico....
All'eccellenza del prodotto, secondo me, contribuisce non poco la colonna sonora, composta di vari temi, pertinentissimi al momento che vanno ad accompagnare. Oltre alla bellissima siglia italiana cantata da I Cavalieri del Re, rimpiazzata, purtroppo, da Una spada per lady Oscar di Cristina D'Avena, sono degnissimi di menzione quei motivi, tra cui un magnifico crescendo, che esaltano la tragicità degli eventi, l'eroicità delle battaglie, l'infelicità dei respinti, gli stenti di chi muore di fame, i pomeriggi tranquilli nelle tenute aristocratiche.
Ecco la sigla e alcune BGM (Background Music):


SIGLA DE I CAVALIERI DEL RE





Questi sono invece alcune dei titoli assegnati in italiano alle BGM. Le trovate tutte in questa playlist.

-  "ADDIO"
- "LA PRINCIPESSA AUSTRIACA"
- "VERSAILLES NO BARA"
- "NOTE DI CLAVICEMBALO"
- "LA MISERIA A PARIGI"
- "POMERIGGI TRANQUILLI"
- "LE CORSE A CAVALLO"
- "LA ROSA ROSSA DELLA PASSIONE"
- "LUCI ED OMBRE DELL'AMORE"
- "NOTTE D'AMORE"
- "OSCURO COMPLOTTO"
- "RICEVIMENTO A CORTE"

Qui vi propongo "Addio" e altre più ricorrenti:





sabato 28 giugno 2008

Sigle e presunti plagi: Vince Tempera sta a Boney M come Zucchero sta a Michele Pecora.

[Per godervi questo post stoppate il player a destra]
Oggi voglio parlare della carriera di quel mago delle sigle che è il maestro Vince Tempera che, insieme a Luigi Abertelli, ha formato una coppia molto prolifica per la composizione delle musiche e dei testi anche di sigle per i cartoni animati: la colonna sonora di Goldrake la quale è formata da un congruo numero di canzoni, Capitan Harlock e tante altre. Considerato che questo blog:
- almeno per quanto concerne le sciccherie postate dalla sottoscritta, non ha la pretesa di essere né politically correct, né imparziale (w il grande mazinga);
- non si piega davanti alla grandezza di nessuno se non davanti all’autorità del Grande Maestro;
e, soprattutto, premesso che:
- non è fatto per essere preso sul serio;
oggi della indiscutibile bravura di Vince Tempera voglio metterne in risalto la maestria nella poco nobile arte del plagio. Un mago, quindi, sì, ma delle imitazioni. Peggio, o meglio che dir si voglia, dei cinesi. Quel furbacchione infatti sta ai Boney M come Zucchero sta a Michele Pecora.
Vediamo infatti come il repertorio dei Boney M. sia stato "saccheggiato":
cominciamo con il plagio più noto, la bellissima sigla di Anna dai Capelli Rossi, “leggermente” identica a Rivers of Babylon dei Boney M. Ascoltate e credete alle vostre orecchie!!


Anna dai capelli rossi - I ragazzi dai capelli rossiRivers of Babylon - Boney M

Non solo la musica, anche il testo, scritto da Albertelli, presenta una notevole assonanza. Troppa per pensare ad una semplice coincidenza. Quello che vi è stato appena presentato è un presunto PLAGIO DEI PLAGI perché Rivers of Babylon è, a sua volta, “presumibilmente” un plagio (o una cover?) di Rivers of Babylon dei Melodians.
Ma le sorprese non finisco qui: basta accelerare la sigla di Anna dai capelli rossi per ottenere quella di Marco dagli Appennini alle Ande, sempre di Tempera-Albertelli.

ASCOLTA QUI IL CONFRONTO
ANNA DEI CAPELLI ROSSI E MARCO

Poiché di Rivers of Babylon, come del maiale, non si butta proprio niente, ecco che il suo riverbero iniziale viene riciclato per la sigla di Hello! Spank, cantata da Aiko e Company con musiche e testo ancora della coppia copiona.

ASCOLTA QUI IL CONFRONTO
RIVERS OF BABYLON - HELLO! SPANK


Prendiamo un’altra canzone - di un gruppo a caso - i Boney M. La canzone è Rasputin, ascoltiamola e confrontiamola con una altra sigla, quella di Astrorobot, scritta, sempre a caso, dalla coppia Tempera-Albertelli.
ASCOLTA QUI
ASTROROBOT
Rasputin - Boney M


A questo punto sorge il legittimo sospetto che Tempera abbia attinto a piene mani dai Boney M. Vince ha toccato il fondo? No! Non è finita qui:
ascoltate un altro brano dei Boney M, Brown girl in the ring:

Brown Girl In The Ring - Boney M

...Non vi ricorda qualcosa? Un bambino girovago che suona l'arpa, con alcuni cani e la scimmietta e il vecchio Vitali? Ma sì la canzone di Remì!
Per rinfrescarvi la memoria ascoltatela qui.
Accelerando Remì si ottiene poi Hello! Spank.

ASCOLTA QUI IL CONFRONTO
REMI'- HELLO! SPANK


Tuttavia, non si può dire che la mitica coppia non abbia saputo anche essere originale: infatti per la sigla di Nills Holgersson, cantata da I fratelli Grimm, cambiano musica e gruppo. E copiano niente-poco-di-meno-che i divini Kiss e, in particolare, I was made for loving you che è una delle loro canzoni che più apprezzo.
Questa volta l’originalità del bravo Vince si manifesta con una ulteriore variazione: anziché ricorrere all’accelerazione fa uso della decelerazione.



ASCOLTA IL CONFRONTO
NILLS HOLGERSSON - I WAS MADE FOR LOVING YOU


Ancora molta originalità nell’attingere questa volta nel repertorio disneyano: ecco infatti il confronto fra la sigla de Il fedele Patrash che sembra la versione lenta di Zip A Dee Doo dah:


ASCOLTA IL CONFRONTO
IL FEDELE PATRASH - ZIP A DEE DOO DAH


Si dice che la maggior parte dei plagi sia involontario. Un motivetto ti rimane impresso, lo immagazzini e lo tiri fuori senza accorgertene quando scrivi una canzone. Noi non dubitiamo che anche per il Vince sia stato così, magari si sarà inceppato LP dei Boney e quelle melodie si sono conficcate indelebilmente nelle sinapsi. Non te la prendere Vince, solo per quel capolavoro che è la canzone Venusia, meriti tutto il nostro affetto.
Alla mia socia che se la sta ridendo sotto i baffetti, da sostenitrice qual è di Cristina d’Avena, suggerisco di verdersi questo video.

Sailor Moon e il cristallo del cuore - "La isla Bonita" di Madonna GUARDA QUI
Ho notato la somiglianza anche fra "Petali di Stelle per Sailor Moon" e "le ragazze serie" di Masini ma non ho il supporto multimediale: ma canticchiandole....

P.S. Che nessuno se la prenda, qui si gioca con le somiglianze. Non a caso ho usato tante “virgolette”.

P.P.S. Poiché non vorremmo incorrere anche noi in una accusa di plagio, riporto la fonte che, unita al patrimonio “culturale” della sottoscritta, ha permesso la scrittura di questo post:
http://www.ineditecristina.altervista.org/

P.P.P.S: Dimenticavo! Vince Tempera ha sostenuto la battaglia RAI, condotta dal giornalista Michele Bovi, contro il plagio!

Se alcuni link non funzionano, copiate il collegamento e incollatelo in una nuova pagina del browser.