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domenica 17 maggio 2026

il Cubo di Rubik: da strumento didattico a rompicapo e, infine, intramontabile icona


Il cubo di Rubik non è solo un giocattolo: è uno dei simboli culturali più riconoscibili del XX secolo, un piccolo oggetto geometrico che ha attraversato generazioni, mode e linguaggi visivi senza perdere fascino. Il cubo nasce nel 1974 dall’ingegno dell’architetto e professore ungherese Ernő Rubik, che lo progettò inizialmente come strumento didattico per spiegare la geometria tridimensionale ai suoi studenti. Solo successivamente si trasformò in un rompicapo.

Dopo la sua commercializzazione internazionale nei primi anni ’80, il successo fu immediato e travolgente. In pochi anni divenne un vero e proprio fenomeno globale: si stima che siano stati venduti centinaia di milioni di esemplari, rendendolo uno dei giochi più venduti di sempre. In quel periodo non era raro vederlo ovunque: nelle scuole, negli uffici, nei programmi TV e persino come oggetto di moda. Lo ricordo anche in versione mini utilizzaro come ciondolo portachiavi.

Il cubo di Rubik è diventato molto più di un puzzle: è stato assorbito dall’immaginario estetico degli anni ’80. I suoi colori vivaci, la sua forma geometrica e il suo carattere “tech” ante litteram lo hanno reso un simbolo perfetto di quell’epoca fatta di ottimismo digitale, videogiochi e design pop.

Ancora oggi è uno degli elementi grafici più utilizzati quando si vuole evocare quell’atmosfera: lo troviamo in loghi, banner, blog retro, copertine di playlist e pagine web che parlano degli anni ’80 o che ne richiamano lo stile visivo. Con la sua immagine "catchy" , è diventato una sorta di “shortcut visivo” immediato per dire: qui siamo nel mondo del vintage digitale.

La sua iconicità surclassa la sua funzionalità da giciatollo diventando un elemento di esposizione e allestimento. Ma resta pur sempire  iun giocattolo, il più famoso della categoria “rompicapo tridimensionale”.ed esistono competizioni ufficiali di speedcubing in cui i migliori al mondo lo risolvono in pochi secondi. E qui devo fare una confessione: io non ci sono mai riuscita, eppure me la cavo parecchio bene con ogni genere di rompicapo e gioco enigmistico! Ma del resto con 43 quintilioni circa di combinazioni possibili quanti davvero ci sono riusciti senza barare ossia usare le formule o, peggio ancora, spostare gli adesivi?

domenica 16 novembre 2025

Il coniglio dalle orecchie a scacchi

Dopo aver parlato di diversi anime giapponesi, americani e persino australiani, diamo oggi spazio all'animazione ungherese con un cartone animato di cui io ho pochi ricordi ma piuttosto vividi:  sembra che nessun altro delle persone da me interpellate se ne ricordi. Sto parlando di un cartone animato che veniva trasmesso nel primo pomeriggio di domenica su Rai 2, subito dopo il TG e le varie rubriche che si susseguono all'ora di pranzo: il coniglio dalle orecchie a scacchi, prodotto in Ungheria con il titolo A kockásfülu nyúl. Ne ricordo la sigla/principio di ogni puntata come fosse ieri. Questo simpatico coniglietto dalle orecchie lunghissime si svegliava e fuoriusciva da un baule in soffitta, si stiracchiava, usciva sulla terrazza e guardava in giro dal suo cannocchiale finché una qualche scena, ad ogni puntata diversa, catturava la sua attenzione. Ed ecco che si catapultava sulla scena in aiuto di qualche bambino puntualmente in difficoltà volando grazie alle sue orecchie che attorcigliava - come per dare la "carica"- per poi farle girare, srotolandole, neanche fossero pale del rotore di un elicottero. I protagonisti delle storie sono 4 bambini:
- Kriszta, una preadolescente, alta e snella, con i codini corvini che è quella che sviluppa una amicizia più intensa con il coniglio;
- Menyus, un ragazzino dai capelli rossi
- Kistöfim, un bambino molto piccolo dai capelli biondi
- Mozdony, un nerboruto ragazzo prepotente e bullo
Questi nomi li ho dovuti ricercare sui siti ungheresi perché, in realtà, il cartone animato è muto, solo accompagnato da musiche, e quindi non ci sono dialoghi da cui dedurli.
Qui alcune immagini in cui è possibile riconoscere i bambini appena descritti:



Il cartone animato ebbe un enorme successo nazionale e anche una discreta diffusione internazionale (infatti, l'assenza di dialoghi - solo sottotitoli - lo rendeva molto facilmente esportabile);  ciononostante, solo successivamente la sua popolarità ebbe sfogo nel merchandising portando nelle case degli ungheresi la versione a peluche del protagonista della serie, solo una volta che l'austera influenza della ex-URSS si era frantumata. Nella semplicità di questo cartone animato privo di dialoghi e che quindi doveva avere storie molto semplici per essere narrate solo attraverso le immagini, c'era qualcosa di magnetico per me che mi ha fatto sperare per anni - allora non c'era ancora il web - di poterlo rivedere e dare un nome ai mei ricordi di bambina anche piuttosto piccola: sono molto contenta di poter reperire tanto materiale utilizzando il titolo originale. Ho anche scoperto che il coniglio dalle orecchie a scacchi è una delle quindici mini statue di soggetti POP (tra cui Kermit the frog del The Muppet Show, il cubo di Rubik,...) realizzate dall'artista Mihály Kolodko che sono disseminate a Budapest, chicca di cui purtroppo non ero a conoscenza quando nel 2023 ho visitato questa bellissima città.


Ed ecco qui un episodio comprensivo della sigla che, nelle immagini visualizzate nel cannocchiale, introduceva già l'avventura della giornata.