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domenica 28 giugno 2026

Maooooo!


C’era un tempo in cui il salotto si accendeva di luci calde e cromature, e il Telegattone brillava come una promessa di leggerezza: quell’icona paffuta e sorridente che sapeva di domeniche condivise, applausi registrati e meraviglia vera, un trofeo che pareva profumare di plastica nuova, lustrini e risate di famiglia. Lo guardavi e ti tornavano in mente le mani appiccicose di aranciata, il telecomando che passava di pacca in pacca - per chi lo aveva, perché la maggior parte delle TV aveva il sintetizzatore sulla carcassa , le voci familiari dei presentatori che sembravano parenti acquisiti, i jingle che restavano in testa come una filastrocca, e quel piccolo brivido del “vediamo se vince il nostro preferito”. Il Telegattone era un gatto fiero ma bonario, un sorriso stampato su un’epoca in cui il tempo sembrava più lento e la TV faceva da falò moderno attorno al quale si raccontavano storie e si imparavano i ritmi della settimana: lunedì di commenti a scuola, sabato di aspettative, domenica di riepiloghi e malinconie dolci.

Ma chi era il Telegattone? Era la mascotte di un programma televisivo musicale SuperClassifica Show, afferente alla rivista TV Sorrisi e Canzoni, una popolare rivista ancora oggi in edicola, dedicata alla musica, alla TV e alla cultura pop. Un programma raggiunse la massima popolarità quando approdò sulle reti Fininvest (oggi Mediaset) come competizione di Discoring ma che affondava le sue radici nelle TV locali dell'Alta Italia, in particolare, la lombarda TeleBaggio. Il Telegattone appariva come cartone animato e come pupazzo, in un epoca di boom dei cartoni animati e dove i pupazzi animati - tra Rockfeller, Topo Gigio, Uan, Five, Four - occupavano grande spazio in TV. Dotato della voce di Franco Rosi, appariva tra una classifica annunciata da una mirrorball a forma di volto umano con tanto di cuffie da DJ e talvolta occhiali da sole e tra una ospitata  - gli artisti musicali del momento - sapientemente introdotti e intervistati da Maurizio Seymandi, vera e propria mente del programma.
Infatti, ancor prima di essere conduttore del programma, una volta che il programma è approdato alle reti Fininvest, Maurizio Seymandi, già collaboratore della rivista e guida TV nonché affermato paroliere, era stato ideatore e autore  e una presenza creativa costante già da quando andava in onda sulle reti locali. Il programma oltre a essere legato a doppio filo con la rivista TV Sorrisi e Canzoni, conservandone anche lo stile grafico del logo, era legato anche legato alla famosa premiére dei Telegatti (come suggerisce il nome stesso del premio) che ha continuato a brillare di luce propria anche una volta che il SuperClassifica Show è stato eliminato dai palinsesti. Se vogliamo un piccolo sistema autoreferenziale in cui la rivista, lo show tv e la premiére si richiamavano e pubblicizzavano vicendevolmente con dietro lo stesso pool di menti creative.
Il Telegattone, o Super Telegattone come amava definirsi, si descriveva nella sigla, diventata un piccolo gioiello cult. Una sigla  da cui si apprende che il gatto vive sui tetti attaccato all'antenna centrale da cui controlla la TV locale, si ritiene un ambito premio "inebriante" e, chi preferisce, può chiamarlo Oscar come il famoso premio internazionale. Ma soprattutto si vanta di essere scopritore di talenti, e giù con l'elenco simpatico e in rima di una serie di artisti  dovrebbero la loro fama a lui, motivo per cui la è stata soggetta a variazioni di testo nel corso degli anni in maniera da citare sempre i personaggi più sulla cresta dell'onda del momento. Da Michael Jackson a Madonna, da Lucio Dalla a Battisti, con speciale menzione di Cecchetto (che senza di lui sarebbe un "pupetto") genio musicale che in quegli anni ha contributo enormemente e a vario titolo (come DJ, come produttore, come un vero e proprio inventore e visionario) al panorama musicale italiano del tempo.

Oggi, quando ti capita di rivederlo in una foto sgranata o in un frammento di archivio, senti quel colpo morbido al petto: non è solo nostalgia della TV che fu, ma di noi davanti a quella TV, più semplici, più complici, più capaci di aspettare. Il Telegattone allora torna a fare ciò che ha sempre fatto: miagolare piano nell’orecchio della memoria, ricordandoti che certi pomeriggi non finiscono davvero, restano appoggiate lì, in bilico tra il bagliore dello schermo e la carezza invisibile del tempo.
E mentre vi lascio con la sigla, mi sono ricordata che ho urgentemente bisogna di ricercare su internet e, in caso affermativo, comprare, una bella t-shirt con il mio Telegattone!