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domenica 9 agosto 2026

Pompeo e Carlotta: due simpatici paperi nel cassetto della memoria


Tempo fa, prima degli orribili reality che hanno infestato la TV prima della tv trash del dolore e prima della TV  delle poste e delle lettere dove la gente va a mettere in piazza i fatti propri, la televisione italiana riusciva a entrare nelle case con semplicità, fantasia e personaggi capaci di diventare veri compagni di infanzia. Erano gli anni ’80, un decennio fatto di colori vivaci, sigle indimenticabili e programmi che il sabato sera riunivano tutta la famiglia davanti al televisore.

Tra i ricordi più teneri di quell’epoca ci sono sicuramente loro: Pompeo e Carlotta, due buffi pupazzi che conquistarono il pubblico di Fantastico 6, lo storico varietà del sabato sera della Rai.

Pompeo e Carlotta erano una coppia di paperi animati, creati per accompagnare il programma e diventare le sue mascotte. Pompeo era il simpatico papero azzurro, mentre Carlotta era rosa, con il suo immancabile nastrino verde e un aspetto dolce e riconoscibile (sì, all'epoca non si usava lo schwa e l'azzurro significava inequivocabilmente maschio e il rosa inequivocabilmente femmina). Due personaggi semplici, ma proprio per questo capaci di entrare nell’immaginario dei bambini dell’epoca.

A dare loro una marcia in più furono anche le voci: Pompeo era doppiato da Franco Latini, una delle grandi voci della televisione e del doppiaggio italiano, mentre Carlotta aveva la voce di Cristiana Lionello. Le loro gag e i loro interventi contribuivano a rendere più leggero e familiare il grande spettacolo del sabato sera.

Uno degli elementi che rende ancora oggi memorabili questi due personaggi è la loro sigla, “Sole papà”, interpretata proprio dai doppiatori dei pupazzi e pubblicata anche su disco. Una di quelle canzoni che, per chi era bambino negli anni ’80, basta sentire per riaprire immediatamente una finestra sui ricordi.

Come spesso accadeva in quel periodo, il successo televisivo arrivò anche nelle camerette dei più piccoli: furono prodotti pupazzi e giocattoli dedicati a Pompeo e Carlotta, oltre ad altri gadget che trasformarono le due mascotte in veri oggetti del desiderio. E sinceramente una di queste coppie di pupazzi di plastica che invasero i mercatini finì nella mia cameretta, come testimonia una mia vecchia foto, sistemati sul pavimento. Li sistemai sotto la mia tastiera elettronica ma non ci rimasero a lungo: sparirono da un giorno all'altro come il resto dei pochi giocattoli che avevo, probabilmente andarono a fare compagnia nell'indifferenziata alla bambola di Candy Candy infermiera, ad Amy di Holly Hobbie, alla bambolina nera con il vestito di lana souvenir di Loreto, ak pierrot sulla mezzaluna e lì aspettarono per qualche anno l'arrivo del peluche di Yattabuta. Insomma, in tempi insospettabili, quando l'arredamento minimalista o zen non erano ancora di moda, quando decluttering era un termine sconosciuto,  anche Pompeo e Carlotta furono travolti dalla furia pulitrice di madre-l'essenziale-è-invisibile-agli-occhi© che nottetempo buttava via tutto quello che trovava in casa, soprattutto se non erano oggetti suoi, perché le inutili bomboniere di porcellana, quelle, invece, cì che sono sopravvissute fino ai nostri giorni.  Scusate lo sfogo, ma sono traumi mai completamente elaborati. A mettere sale sulle ferite e dita nelle piaghe, una puntata che ho visto recentemente di Cash or Trash dove un partecipante aveva portato una coppia di questi pupazzi molto simile a quella che avevo anche io: e i 5 mercanti che si prodigavano in complimenti a profusione per la chicca portata all'asta ... e i mei gettati nell'immondizia senza pietà.

Ma mettiamoci una pietra sopra e torniamo ad oggi. Oggi, quelle immagini, forse possono sembrare banali rispetto agli effetti speciali e alla tecnologia degli spettacoli moderni. Eppure proprio quella semplicità aveva un fascino speciale: bastavano due pupazzi, una bella canzone e un po’ di fantasia per creare un ricordo destinato a durare.

Pompeo e Carlotta rappresentano perfettamente lo spirito della televisione anni ’80: allegra, colorata, familiare e capace di far sentire grandi e piccoli parte dello stesso spettacolo. Per molti bambini di allora non erano soltanto due pupazzi, ma due amici arrivati direttamente dal piccolo schermo per accompagnare un’epoca che ancora oggi continua a far sorridere.





domenica 28 giugno 2026

Maooooo!


C’era un tempo in cui il salotto si accendeva di luci calde e cromature, e il Telegattone brillava come una promessa di leggerezza: quell’icona paffuta e sorridente che sapeva di domeniche condivise, applausi registrati e meraviglia vera, un trofeo che pareva profumare di plastica nuova, lustrini e risate di famiglia. Lo guardavi e ti tornavano in mente le mani appiccicose di aranciata, il telecomando che passava di pacca in pacca - per chi lo aveva, perché la maggior parte delle TV aveva il sintetizzatore sulla carcassa , le voci familiari dei presentatori che sembravano parenti acquisiti, i jingle che restavano in testa come una filastrocca, e quel piccolo brivido del “vediamo se vince il nostro preferito”. Il Telegattone era un gatto fiero ma bonario, un sorriso stampato su un’epoca in cui il tempo sembrava più lento e la TV faceva da falò moderno attorno al quale si raccontavano storie e si imparavano i ritmi della settimana: lunedì di commenti a scuola, sabato di aspettative, domenica di riepiloghi e malinconie dolci.

Ma chi era il Telegattone? Era la mascotte di un programma televisivo musicale SuperClassifica Show, afferente alla rivista TV Sorrisi e Canzoni, una popolare rivista ancora oggi in edicola, dedicata alla musica, alla TV e alla cultura pop. Un programma raggiunse la massima popolarità quando approdò sulle reti Fininvest (oggi Mediaset) come competizione di Discoring ma che affondava le sue radici nelle TV locali dell'Alta Italia, in particolare, la lombarda TeleBaggio. Il Telegattone appariva come cartone animato e come pupazzo, in un epoca di boom dei cartoni animati e dove i pupazzi animati - tra Rockfeller, Topo Gigio, Uan, Five, Four - occupavano grande spazio in TV. Dotato della voce di Franco Rosi, appariva tra una classifica annunciata da una mirrorball a forma di volto umano con tanto di cuffie da DJ e talvolta occhiali da sole e tra una ospitata  - gli artisti musicali del momento - sapientemente introdotti e intervistati da Maurizio Seymandi, vera e propria mente del programma.
Infatti, ancor prima di essere conduttore del programma, una volta che il programma è approdato alle reti Fininvest, Maurizio Seymandi, già collaboratore della rivista e guida TV nonché affermato paroliere, era stato ideatore e autore  e una presenza creativa costante già da quando andava in onda sulle reti locali. Il programma oltre a essere legato a doppio filo con la rivista TV Sorrisi e Canzoni, conservandone anche lo stile grafico del logo, era legato anche legato alla famosa premiére dei Telegatti (come suggerisce il nome stesso del premio) che ha continuato a brillare di luce propria anche una volta che il SuperClassifica Show è stato eliminato dai palinsesti. Se vogliamo un piccolo sistema autoreferenziale in cui la rivista, lo show tv e la premiére si richiamavano e pubblicizzavano vicendevolmente con dietro lo stesso pool di menti creative.
Il Telegattone, o Super Telegattone come amava definirsi, si descriveva nella sigla, diventata un piccolo gioiello cult. Una sigla  da cui si apprende che il gatto vive sui tetti attaccato all'antenna centrale da cui controlla la TV locale, si ritiene un ambito premio "inebriante" e, chi preferisce, può chiamarlo Oscar come il famoso premio internazionale. Ma soprattutto si vanta di essere scopritore di talenti, e giù con l'elenco simpatico e in rima di una serie di artisti  dovrebbero la loro fama a lui, motivo per cui la è stata soggetta a variazioni di testo nel corso degli anni in maniera da citare sempre i personaggi più sulla cresta dell'onda del momento. Da Michael Jackson a Madonna, da Lucio Dalla a Battisti, con speciale menzione di Cecchetto (che senza di lui sarebbe un "pupetto") genio musicale che in quegli anni ha contributo enormemente e a vario titolo (come DJ, come produttore, come un vero e proprio inventore e visionario) al panorama musicale italiano del tempo.

Oggi, quando ti capita di rivederlo in una foto sgranata o in un frammento di archivio, senti quel colpo morbido al petto: non è solo nostalgia della TV che fu, ma di noi davanti a quella TV, più semplici, più complici, più capaci di aspettare. Il Telegattone allora torna a fare ciò che ha sempre fatto: miagolare piano nell’orecchio della memoria, ricordandoti che certi pomeriggi non finiscono davvero, restano appoggiate lì, in bilico tra il bagliore dello schermo e la carezza invisibile del tempo.
E mentre vi lascio con la sigla, mi sono ricordata che ho urgentemente bisogna di ricercare su internet e, in caso affermativo, comprare, una bella t-shirt con il mio Telegattone!