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domenica 21 giugno 2026

Zum il delfino: bianco come il cioccolato Galak

"Zum il delfino bianco" è uno di quei cartoni animati che hanno lasciato un ricordo dolce e nostalgico a chi è cresciuto tra gli anni ’70 e ’80. Ambientato su un’isola tropicale circondata da un mare cristallino, racconta le avventure di Zum, un raro delfino bianco dotato di un’intelligenza e di una sensibilità fuori dal comune. Insieme ai suoi giovani amici, vive avventure fatte di esplorazioni, salvataggi e incontri con gli animali del mare, insegnando l'importanza dell'amicizia, della collaborazione e del rispetto per la natura. Protagonisti del cartone, oltre al delfino, sono i suoi amici umani, i fratelli Gianni e Marina, sempre in cerca di avventure al seguito del loro zio marinaio Pietro. E poi gli amici animali Raoul (un koala), Sanghion (un bradipo), Seneca (un corvo) e la delfina Nanum che diventerà la compagna di Zum donandogli un cucciolo, Titum.

Forse non tutti sanno che la serie era di origine francese, dove era conosciuta con il titolo Oum le dauphin blanc (Oum è il nome originale del delfino). Uno degli aspetti più interessanti della serie è il suo forte messaggio ecologista. In un periodo in cui temi come la tutela dell'ambiente e la salvaguardia degli ecosistemi non erano ancora così presenti nei programmi per ragazzi, Zum il delfino bianco proponeva storie che invitavano a proteggere il mare e gli animali, mostrando quanto fosse importante vivere in armonia con la natura. Questo è tema che ho trovato di frequente nei cartoni animati francesi come questo: un esempio su tutti, Barbapapà, un altro cartone dalla profonda anima ecologista.

Il personaggio di Zum si ispira ai rarissimi delfini bianchi realmente esistenti, una caratteristica che contribuiva a renderlo quasi una creatura magica agli occhi dei bambini. Anche lo stile dell'animazione aveva un fascino particolare: colori delicati, paesaggi tropicali e un'atmosfera rilassante che trasformavano ogni episodio in una piccola favola marina.

Zum è diventato famoso anche grazie a un legame che ha segnato l'infanzia di moltissime persone: quello con il cioccolato bianco Galak. Per oltre vent'anni il delfino bianco è stato infatti la mascotte del celebre marchio Nestlé, comparendo sulle confezioni, nelle pubblicità e nelle iniziative promozionali.

Molti ricordano con affetto proprio gli spot Galak, nei quali venivano mostrati brevi spezzoni animati con Zum e i suoi amici. Per tanti bambini dell'epoca quei pochi secondi rappresentavano un piccolo appuntamento con il loro delfino preferito, tanto che il personaggio è rimasto nell'immaginario collettivo non solo come protagonista del cartone, ma anche come simbolo del famoso cioccolato bianco. E come protagonista indiscusso delle pagine pubblicitarie del fumetto Topolino.

Nonostante la serie fosse composta da appena tredici episodi, il successo di Zum è durato molto più a lungo grazie alla sua presenza costante sulle confezioni Galak. Ancora oggi, a distanza di decenni, il ricordo di quel delfino bianco continua a evocare un senso di spensieratezza e nostalgia, riportando alla mente un'epoca in cui bastavano un cartone animato, un mare tropicale e una tavoletta di cioccolato per far sognare intere generazioni.

Curiosità: oggi la Nestlé non può più utilizzare Zum come mascotte in quanto la licenza di utilizzo dell'immagine è scaduta nel 2003. Sulle confezioni di cioccolato Galak e altri prodotti a base di cioccolato bianco sono comparsi altri personaggi che sembrano rappresentare una goccia di latte. Sempre bianchi, sempre lisci, morbidi e curvilinei effettivamente hanno il potere di rievocare Zum senza essere delfini. Altra curiosità: nel 2015 è stato realizzato un remake in cui fratello e sorella sono adolescenti alle prime cotte e compaiono nuovi personaggi. Nei paesi anglosassoni il cioccolato è distribuito con il nome Milkybar e il testimonial è un giovanissimo cowboy biondo.

Nelle foto che seguono alcuni personaggi: 

Zum, Gianni, Marina e zio Matteo
Gianni, Marina, Raoul e Seneca
Sigla dei mitici Rockin Horse!

domenica 7 settembre 2025

In a Barbie world

Una menzione fatta al post precedente mi ha fatto notare l'imperdonabile assenza fra le etichette del blog, e quindi fra gli argomenti trattati, della bionda più popolare dell'universo "giocattolesco" prettamente femminile: la Barbara Millicent Roberts, per gli amici Barbie!
Seppur si tratti di un giocattolo straordinariamente longevo (sul mercato dal 1959 a tutt'oggi), nel mio immaginario di donna che è stata bambina negli anni '80, la Barbie è assolutamente legata a quegli anni. E lego la Barbie al ricordo di una cara e sfortunata cugina mia coetanea che purtroppo non c'è più da tantissimi anni la quale era generosa (e sapete che i bambini generalmente non lo sono) al punti di farmi giocare con l'ambita casa di Barbie con l'ascensore che possedeva. Tra l'altro, per quello che ricordo, quegli anni devono avere registrato un picco di popolarità per la Barbie e per l'espansione del marchio Mattel in tutto il mondo, considerando il fatto che le bambine ne avessero almeno un paio e l'imponente campagna di marketing, con pubblicità assidue nelle programmazioni pomeridiane (es. Bim Bum Bam), sui numeri di Topolino e ovunque ci potesse essere un pubblico infantile. Notevole anche il merchandising, con zaini, penne, diari, t-shirt, scarpe tutte a marchio Barbie.

Ma veniamo al momento atteso e inevitabile del post, il fatidico momento sblocchiamo qualche ricordo, in realtà pochi perché è difficile condensare in un post la vasta produzione di modelli Barbie, accessori e parenti (Ken, Shelley,...), pur circoscrivendo agli anni 80. Partiamo con un pezzo da 90, uno dei modelli più popolari e iconici, un modello da fare un po' di invidia anche a quelle che, come me, per natura o per far di necessità virtù, alle bambole preferivano giochi più selvaggi e decisamente più economici come Salta cavallo (che però noi chiamavamo Caval del Re) o la guerra delle pietre (n.d.a. lanciate da dietro delle "montagnette di terreno" create dalle ruspe in una zona in costruzione e usate a mo' di trincee). Sto parlando di Barbie luce di stelle, tutta chiccosa come una Big Babol panna e fragola nel suo vestito bianco e rosa e tutta luminosa al buio grazie alle stelle fluorescenti. Aveva anche l'ombrellino parasole, mica pizza e fichi e soprattutto la camera da letto tutta stellata, con letto a baldacchino e specchiera.
Secondo modello che - ricordo - una compagna di scuola esponeva insieme alla barbie luce di stelle nella sua cameretta che ricordo ancora per il tappeto di pelle di mucca è la Barbie fiore di pesco, a vederla oggi molto glamour e sciantosa con quel coprispalle... ma all'epoca mi sembrava la cugina pezzente del modello precedentemente descritto. O forse non mi piaceva perché ho sempre detestato il color pesca che infatti, come il beige, non indosso mai. Sono colori che, al contrario di quelli scuri o brillanti, come si suol dire, mi muoiono addosso. E penso che quel color pesca morisse pure sulla Barbie.
Altro modello che ricordo benissimo è la Barbie crystal con il suo vestito di tessuto (taffetas?) dai colori cangianti quasi olografico che rendeva la barbie pronta per un party su una qualche astronave aliena in mezzo agli extraterrestri. Ad essa era abbinato Ken con un abito maschile bianco, gilet fatto dalla stoffa avanzante dalla produzione dell'ambito di Barbie e una insolita cravatta color viola onoranze funebri. Tutti e due - ci faceva sapere lo spot pubblicitario - erano attesi a una serata di gala. Concludo il post con altre foto di giocattoli targati Barbie che divennero ultrapopolari, una foto di gruppo e un video che raccoglie gli spot più famosi che li pubblicizzavano, con bambine felici - nonostante le acconciature da film trash horror - che amavano lavare, vestire e pettinare le loro Barbie, anziché recensire sui social costosi prodotti di bellezza per adulti andati virali. Pensate un po' come era strano il mondo allora. Quando i bambini facevanoi i bambini.
Foto di gruppo
La casa di Barbie con ascensore
La casa di campagna di Barbie
L'antico bagno di Barbie
La magleria magica di Barbie