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domenica 10 maggio 2026

Ginguiser e la sfida della magia

La veemenza e puntualità con cui i miei uccellini rispondono agli effetti sonori elettronici presenti nella sigla di Ginguiser mi fanno pensare che sia giunto il tempo di parlare di questo cartone. Ginguiser è il gigante metallico protagonista di un anime che ha tutti i classici ingredienti del genere robotico: robot imponente, squadra affiatata, atmosfere leggendarie e già questo basta a farne uno dei simboli di un periodo in cui fantasia, azione e valori come coraggio e amicizia si mescolavano in storie indimenticabili. Agli ingredienti comuni un po' a tutto il filone  poi si aggiungono, di cartone in cartone, elementi distintivi che fanno da contesto alla narrazione. In questo caso l'elemento distintivo è la magia - da cui il titolo di questo post in cui da mbrigghiste quale sono ho mescolato il nome di questo robottone con il titolo di famosissimo anime del genere Majokko (Bia). Il tema  della magis è anticipato dall'asso di picche sul petto del Grand Fighter (ci arriviamo...) e ripreso dalle carte da gioco che egli utilizza come arma. Banalmente, i semi delle carte francesi sono uno dei simboli grafici che più semplicemente e più immediatamente richiamano la magia in quanto protagonisti assoluti dei giochi di prestigio. E infatti le carte francesi appaiono pure nella sigla di Bia. A dirla tutta appaiono anche sulle tute da combattimento dei protagonisti di Godam, altra serie robotica, ma in tal caso si tratta solo di un modo per caratterizzare visivamente i personaggi, senza alcun legame con la trama e il tema, un po' come la Zucchi distingueva gli asciugamani monocolore dei membri di una famiglia di 4 persone con la linea "Solo tuo".  E qui, come avrebbe detto Lubrano, una domanda nasce spontanea: ma perché nei giochi di magia si usano sempre le carte francesi e mai quelle napoletane? Perché picche, quadri, fiori e cuori sì e denari, coppe, bastoni e spade no? Ma non divaghiamo, torniamo al nostro cartone.
 Il Ginguiser, come avviene in altre serie robotiche (Getta Robot, Voltron, Astro Robot,..., tanto per fare degli esempi), è il risultato della composizione di veicoli robot, quattro in questo specifico anime, guidati da una squadra di ragazzi stereotipati. Stereotipati perché è tipico delle serie robotiche e delle guerre intergalattiche avere una squadra di ragazzi che generalmente, in formazione completa, comprendono il ragazzo snello e alto al punto  giusto (il leader, in genere con costume rosso), lo spilungone, il grassone, il ragazzino mingherlino e la ragazza carina.
Formazione che si ripete anche in questo specifico cartone ma senza la partecipazione dello spilungone.
La storia è ambientata in un futuro dove la Terra è minacciata, come al solito, da una potente civiltà aliena, la civiltà dei Sazoriani, proveniente dallo spazio. Per contrastarla, il dottor Godo, discendente della civiltà dei Plasmiani distrutta dai Sazoriani e rifugiatosi sulla Terra, crea il Ginguiser, un robot da combattimento guidato dal team di giovani piloti dotati di poteri magici (come del resto anche Godo): Goro Shigoron, Miki Akitsu, Torajiro Haranami e Zanta Minami. I ragazzi fanno parte di una compagnia itinerante di maghi e giostrai e veicoli che usano per spostarsi sono trasformabili. Seguitemi perché la trasformazione per comporre Ginguiser non è lineare. Goro è un mago e Miki la sua assistente: il camion che usano per i loro spostamenti si trasforma nel Grand Fighter, il robot menzionato prima, con un asso di picche sul petto. Il camion viene guidato da entrambi ma quando si trasforma nel robot Grand Fighter, la cui testa ricorda, con la sua mascherina nera, il Daltanious, resta alla guida solo Goro. Miki viene automaticamente spostata in una parte del veicolo che si stacca e andrà a formare parte dell'Arrow Wing, un veicolo volante. Tra le armi del Grand Fighter, come già detto, compaiono delle carte raffiguranti l'asso di picche che in realtà sono lame giganti. Il Grand Fighter, come Goro, rappresenta il leader, la mente, infatti si trasforma nella testa del robot finale, il Ginguiser.
Il secondo robot, lo Spin Lancer, è la trasformazione di un disco volante del luna park (ricordate, sono maghi e giostrai?) e ha ancora il riferimento alla magia, anche se meno in bella mostra rispetto all'asso di picche del Grand Fighter: ha infatti gli assi di quadri rappresentati sugli avambracci. Lo pilota Zanta e ha varie armi tra cui un'ascia e lame a forma del seme di quadri.  Il robot è il più piccolo di tutti e per questo ha dalla sua velocità e agilità. C'è poi il terzo robot, il Bullgator, pilotato da Torajiro (per gli amici Tora), che è la trasformazione della motrice dell'ottovolante del luna park (le montagne russe, per chi non conoscesse questo termine ormai desueto) e rappresenta il seme di fiori che è mostrato in maniera non molto evidente sul dorso delle "mani". E' il robot più potente a livello fisico, quello che rappresenta la potenza muscolare, l'energumeno, anche se qui parliamo di ammasso di bulloni e circuiti e non muscoli veri e propri. Tra le sue armi, una mazza ferrata e le solite lame e a forma di carte, questa volta con il seme di fiori, naturalmente. Non sfugge l'associazione, altro stereotipo delle serie robotiche, fra le caratteristiche dei robot e la fisicità dei protagonisti. Il grassone è sempre quello che guida il robot più tozzo, lo spilungone, quando c'è, il robot più slanciato, il bambino il robot più piccolo. Anche questo anime non fa eccezione con Tora alla guida di Bullgator e Zanta, con la voce di Carletto, alla guida dello Spin Lancer. A completare la squadra c'è, come menzionato prima, il veicolo volante Arrow wing, guidato da Miki, che è una composizione degli scarti delle trasformazioni dei robot precedenti. Ovviamente , è decorato con l'ultimo seme rimasto: i cuori.
Tutti i veicoli poi compongono il Ginguiser, un velivolo enorme, abbastanza inguardabile, da cui fuoriesce il torso del Grand fighter con in mano una spada e una sega circolare: esso appare come una accozzaglia malriuscita dei quattro veicoli più altri componenti. Il Ginguiser appare solo come arma finale e non come un vero protagonista come il titolo suggerirebbe.
La forza della squadra non è solo forza bruta: ogni membro della squadra ha un ruolo fondamentale, e solo lavorando insieme riescono a affrontare nemici sempre più pericolosi. Tra battaglie spettacolari e sacrifici, emerge un tema chiaro: l’unione fa la forza.
A differenza di altri mecha più famosi, Ginguiser punta molto sul lavoro di squadra e su dinamiche quasi “da squadra sportiva”, con coordinazione e strategia al centro degli scontri.
 Il cartone è prodotto dallo studio Nippon Animation, che ha animato storie molto variegate, che spaziano tra diversi generi.
È andato in onda negli anni ’80, nel pieno boom dei robot giganti, debuttando su Rete 4 e, nonostante non abbia raggiunto la fama di titoli come Mazinger Z o Goldrake, ha conquistato una nicchia di fan fedelissimi diventando, nonostante l'animazione inaccurata e il riciclo di immagini, uno di quei cartoni “di culto” per chi ama scavare nei ricordi meno mainstream.
Altra particolarità di questo cartone è che non ha una conclusione: l'ultimo episodio vede la sconfitta, come negli altri episodi, di un mostro meccanico, senza una definitiva capitolazione del nemico. Forse gli sceneggiatori credevano di essere dei novelli Edgar Allan Poe che scriveva Le avventure di Gordon Pym, splendido racconto che - SPOILER ALERT - si interrompe sul più bello (Edgar, questo non me lo dovevi fare! non me lo dovevi fare! poi... a me nata nel tuo stesso giorno!)

Qui di seguito i personaggi e la sigla (per la gioia dei miei diamantini). A domenica prossima!

Goro e Miki
Tora e Zanta
Squadra con Dr.Godo
Grand Fighter
Spin Lancer
Bullgator
Mecha finale (detto WTF)
Salomé (chiromante, cattivi)
Sazoriani (intenti in un saluto romano)


domenica 7 dicembre 2025

Astroganga: un robot sui generis e a colori

Astroganga è una serie animata del 1972, la prima robotica a essere trasmessa a colori. E' un cartone animato che ha sicuramente dei punti in comune con quelli dello stesso genere: 
- terra minacciata da nemici alieni; 
- un robot che difende la terra scontrandosi ad ogni puntata con un nuovo nemico; 
- un pool di scienziati che lavorano dietro le quinte per assicurare la vittoria del genere umano. 
Tuttavia, questi ingredienti sono mescolati in una storia con dei punti originali come vedremo ora con ordine, dando un'occhiata alla trama. Maya, una donna e scienziata aliena, fugge dal suo pianeta distrutto portando con sé un lingotto di "metallo vivo". E' sopravvissuta alla distruzione del suo pianeta da parte dei Blaster, alieni e invasori, che, nel processo di sottrarre l'ossigeno necessario alla loro sopravvivenza, devastano gli altri pianeti. Maya, arrivata sulla Terra, incontra e sposa uno  scienziato, il professor Giugar (Hoshi), il quale espone il lingotto di "metallo vivo" al calore infernale di un vulcano sottomarino: il metallo vivo si autoforgia in Astroganga. Come mostrato nelle puntate successive, il calore del vulcano sarà necessario ad Astroganga per rigenerarsi, ripararsi, assorbire energia. E già qui è evidente una prima grande differenza rispetto agli altri robot: Astroganga non è un ammasso di circuiti, è materia dotata di vitalità e intelligenza proprie, forse non è nemmeno un robot, al di là delle dimensioni gigantesche dei suoi 40 metri di altezza. Ma torniamo alla trama.
Prima di morire a causa degli effetti delle radiazioni a cui era stata esposta, Maya da alla luce un figlio che, nel doppiaggio italiano, viene chiamato Charlie e lascia una coppia di medaglioni che dovrà servire per il processo di entrata in simbiosi di Charlie con Astroganga: infatti - avverte - Astroganga sarà un'arma formidabile contro i Blaster (che nel frattempo si stanno preparando ad attaccare guarda caso la Terra) solo se agirà sinergicamente ad una intelligenza umana.
Ed ecco quindi un'altra fondamentale peculiarità di questo cartone: Charlie, una volta cresciuto fino alla veneranda età di 10 anni, non piloterà Astroganga ma si fonderà ad esso, trasformandosi in energia che viene richiamata dal medaglione posto sul petto di Astroganga una volta connessosi a quello sul petto di Charlie.
Risulta quindi che Astroganga ha sì emozioni ed intelligenza umane ma ha bisogno della simbiosi con Charlie per padroneggiarle e affrontare efficacemente le battaglie.
Un'altra peculiarità di Astroganga è l'assenza di armi: niente alabarde spaziali o missili piazzati in zone erogene, le vittorie sono garantite a suon di pugni e colpi a taglio. Tuttavia, Astroganga, è in grado di volare e chiedete a Mazinga Z, che aveva bisogno di agganciarsi al  Jet Scrander, se questa è roba da poco.
E nel gran finale, Astroganga si rivela persino in grado di prendere decisioni drastiche e autodeterminarsi.. .e non vi dico di più per non spoilerare.
Qui alcune immagini che mostrano i vari personaggi: oltre a Ganga e Charlie, ci sono Maya, il professor Giugar, Cindy (una amica di Charlie, figlia del Maggiore Bronson), i blasters (tutti identici fra loro a meno del numero identificativo), il nonno di Charlie e i signori Bronson.

Astroganga (Astroganger)
Charlie (Kantaro)
I blaster
Prof. Giugar (Hoshi)
Maya
dott. Moses - il nonno
Cindy (Rie)

Maggior Bronson
(Mr Hayakawa)
Sig. Bronson
(Mrs Hayakawa)

Sottovalutata è la sigla: per lo meno, a me piace molto ed è per questo che l'ho riconosciuta immediatamente quando uno spezzone è stato usato nello spassosissimo film Cornetti alla Crema anche se Lino Banfi si ostina a chiamare Ulrico "Mazinga" anziché "Ganga", stando alla musica.





domenica 5 ottobre 2025

Tutti pazzi per i robot!

Uno dei temi più distintivi degli anni 80 è la spinta verso la robotica e la cibernetica, non solo in senso industriale ma anche culturale: anni di fervente produzione di film, cartoni, fumetti, giocattoli, serie televisivi e merchandising dedicati ai robot e androidi. Impossibile affrontare il tema in un post... preferisco soffermarmi su quell'interesse ed entusiasmo che avvolgevano questo mondo, entusiasmo che oggi non mi sento purtroppo di condividere in riferimento al contesto attuale dove le macchine hanno occupato buona parte dello spazio che un tempo era occupato dai rapporti umani. Ma non è il caso di intristirci su questi sviluppi, rimaniamo nello spirito leggero di questo blog, quando per noi i robot e gli android erano per noi eroi, eroi, eroi, per noi supereroi che rischiano per noi .
Robocop, Terminator, Corto Circuito, Blade Runner sono grandi indimenticabili e indiscutibili capolavori generati dallo spirito di quei tempi, entusiasta sì ma già attento ai potenziali rischi di una ribellione delle macchine sugli uomini. Tema a suo modo affrontato anche nelle serie robotiche a cartoni animati nelle classiche puntate in cui il robot di turno veniva sottratto alle forze del bene per essere usato contro di esse. E a proposito di serie robotiche lo pubblichiamo un bel selfie di gruppo? Ma certo che sì, una bella foto in scala 1: Daitarn III, aguzzate la vista per trovare Jeeg, detto anche O' nano.
Si narra che l'idea del robottone sia venuta in mente a Go Nagai, strepitoso genio di cui mi onoro di aver stretto la mano al Comicon di Napoli del 2007, sia venuta quando, bloccato nel traffico, ha desiderato ardententemente che delle lunghe gambe spuntassero dalla sua automobile per camminare al di sopra delle altre. Certo è che Egli ha dato il via a un filone, quello delle serie robotiche, appassionante e seguitissimo, a cui hanno contribuito numerosi sceneggiatori e disegnatori. Le serie robotiche si sono moltiplicate, plagiate, assomigliate, riprodotte come funghi ma ritengo che nessuna serie robotica successiva abbia toccato le vette di epicità dei suoi primi due Mazinga e Goldrake. Alle serie robotiche si sono poi affiancate quelle degli androidi, metà uomini o metà macchina, come il celeberrimo Kyashan, Cyborg 009, le varie supergirl (come Nanà Supergirl) o umani comunque capaci di trasformarsi in macchine (Polymar, Tekkaman,...). E anche serie non proprio robotiche, come Yattaman, Calendarman, i Predatori del tempo, che si concludevano comunque con scontri tra robot bizzarri. Menzioniamo anche i robot "comici" Arale e Robottino.  Volendo andare oltre il mondo degli anime, come non ricordare serie televisive quali L'uomo da sei milioni di dollari e, il suo spinoff, La donna bionica: non proprio dei robot, ma degli umani che comunque, grazie agli arti bionici, raggiungevano velocità e potenze tipiche delle macchine. E poi lei, la simpaticissima Super Vicky (Small Wonder):
Chiudo con la performance del mitico David Zed (o Mr Zed) con i suoi capelli da Big Jim, volto noto della RAI di quei tempi, anche accanto a prime donne del calibro di Raffaella Carrà e Stefania Rotolo, che canta R.O.B.O.T. La scrittura di questo post mi ha anche fatto scoprire che esiste un Dipartimento Europeo per la Tutela degli Androidi di cui Mr Zed è attualmente presidente. Sono esterefatta!
P.S. Indicate nei commenti i vostri ricordi robotici legati a questi anni!