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domenica 26 luglio 2026

Judo boy alla ricerca con l'occhio perduto

Ad avvicinarmi a questo cartone animato e - in età adulta - è stata la sigla, con quel riff riconoscibilissimo e orecchiabile , sigla rifatta a parodia come "Ammazzacristina" dei mitici Gem boy che mi ha fatto scompisciare (mi scuso io al posto degli autori del video per le immagini totalmente fuori contesto, non ho trovato di meglio). Da bambina non mi aveva mai attirato più di tanto, vuoi per la programmazione discontinua, vuoi per la qualità dell'animazione. Non che naturalmente fossi una esperta di animazione - e non lo sono neppure adesso - non che mi mettessi a "valutare" la qualità del prodotto prima di guardare qualcosa in TV, ma è possibile che abbia notato i frequenti fermo immagine e le urla fuoricampo non coordinate con le immagini e questo abbia influenzato le mie preferenze. O, ancora più probabile, c'era l'Uomo Tigre alla stessa ora su un'altra TV locale. Fatto sta che ero già adulta e già laureata quando sono venuta in possesso della collana di DVD di Judo Boy e ho deciso che era finalmente tempo di guardarla. L'anime, in 26 episodi e risalente al 1969, ripercorre la storia di Sanshiro, talentuoso lottatore, alla ricerca dell'uomo che aveva ucciso suo padre, anche lui esperto di arti marziali e fondatore di una valente scuola di arti marziali, probabilmente colto alla sprovvista. Unico indizio in questa ricerca un occhio di vetro trovato vicino al corpo del padre, da cui il titolo di questo post. Da quel momento, l'assassino diventa noto al pubblico come "l'uomo da un occhio solo" (dando per scontato che l'uomo non abbia rimpiazzato l'occhio di cristallo con uno nuovo o che non abbia perso anche l'altro... dettagli..) . Sanshiro si mette in viaggio con la sua motocicletta 10 HP per cercarlo in lungo e largo per tutto il Giappone, in compagnia di Ken, un bambino vagabondo e vivace che rappresenta il sollievo comico della serie, e il di lui cane bassotto e "accappellato" Bobo. Motivo ricorrente nella serie è l'incontro con qualche bella ragazza dall'acconciatura bizzarra, alcune ritornano ciclicamente (Luna e Mayuri) con cui Sanshiro sviluppa una amicizia, prima di doverle dire addio per tornare con ostinazione alla sua missione. Di volta in volta, il protagonista incontrerà un uomo con un solo occhio o un occhio bendato e lo affronterà a colpi di judo...ah, no, più jujitsu... per scoprire che in realtà non era quello il suo uomo: ma poco male, era comunque un cattivo, molto spesso a capo di una banda di criminali, da eliminare a prescindere. Dinamica che si ripete fino alla fine: persino nell'ultimo episodio, Sanshiro non ha trovato l'uomo giusto e andrà via verso il sole per continuare la sua ricerca ormai ossessiva. Il tema interessante e originale che viene approfondito nell'anime è quello della vendetta cieca e di quanto sia lecito usare la violenza per combattere la violenza. Tema ripreso dalla sigla scritta e musicata da, rispettivamente, nientepopodimeno di Andrea Lo Vecchio e di Detto Mariano che con quel ritornello, "Judo boy, Judo boy, lo sappiamo che per te ha importanza; Judo boy, Judo boy, ma non usare la violenza; Judo boy, Judo boy, il tuo dolore ti ha accecato; Judo boy, Judo boy, non diventare come lui", faceva riflettere noi pargoli su come la sete di giustizia possa diventare un desiderio di vendetta tale da snaturarci e di privarci di trovare pace, di tornare a una vita normale, cosa sottolineata dal finale incompiuto. L'anime, della casa Tatsunoko come riconoscibile dal tipico occhietto furbo condiviso con la faccia di Kyashan, Tekkaman, Polymar, ecc. - ha titolo originale Sanshiro Kurenai ossia Sanshiro il Rosso perché prima di combattere indossa - praticamente Ken glielo lancia al volo - il suo kimono scarlatto, ricordo della sua madre defunta, che lo cucì per lui. Il titolo italiano è invece inaccurato in quanto la tecnica di lotta non si avvicina per niente al judo ma più a un insieme di tecniche tra cui il jujitsu (come accennato prima). Se non ricordo male, nel cartone animato stesso si parla di un metodo di lotta messo a punto dal fondatore della scuola, attingendo a diversi stili, il Kurenai® (qualcuno può confermare questo mio ricordo?). Ma Judo boy è corto e suona meglio. 
I personaggi: sono riconoscibili Sanshiro, suo padre bonanima RIP,  di nuovo Sanshiro con Ken, Bobo e credo Luna, e poi Mayuri con Ken (ditemi se confondo le ragazze...)


Sigla!


domenica 19 luglio 2026

Calvin e il colonnello, dal successo radiofonico alla TV

Oggi post breve, un po' perché in viaggio un po' perché non ci sono molte informazioni disponibili oltre a quello che ricordo sul cartone di cui vi parlo oggi: Calvin e il colonnello.  
Lo sapevi che “Calvin e il colonnello” è uno dei cartoni animati più curiosi e meno conosciuti prodotti da Hanna e Barbera ? 
Andata in onda nei primi anni Sessanta, questa serie rappresenta un interessante esempio di come la televisione dell’epoca cercasse di trasformare successi già collaudati in nuovi format animati. I protagonisti sono il Colonnello, al secolo Col. Montgomery J. Klaxon,una volpe astuta e piena di iniziativa, soprattutto tesa all'arricchimento con l'uso di qualche trucchetto, e Calvin Burnside, un orso dal carattere bonario e un po’ ingenuo: una coppia che vive situazioni comiche basate sul classico contrasto tra il furbo e il credulone e sugli equivoci. 
Non tutti sanno che i personaggi erano ispirati a una celebre sitcom radiofonica statunitense, segno di come già allora si cercasse di portare il successo di un mezzo di comunicazione in un altro. Naturalmente, lo show radiofonico da cui era tratto, Amos 'n' Andy aveva dei personaggi umani e resi animali nella serie per non inciampare in qualche controversia di tipo razziale dato che i protagonisti dello show radiofonico erano di razza afroamericana. O per lo meno, lo erano i due protagonisti nella finzione, perché nella realtà le loro voci appartenevano a Freeman Gosden e Charles Godell, commedianti bianchi. La discontinuità introdotta dall'aver reso i personaggi nel cartone leggermente "più pelosi" fu mitigata dalla continuità delle voci: infatti a questi animali le voci erano prestate sempre da Gosden e Godell. Come già annunciato in incipit, la serie fu realizzata dalla celebre Hanna e Barbera, lo studio che in quegli anni stava rivoluzionando il mondo dell’animazione televisiva grazie a tecniche produttive innovative che permettevano di contenere i costi senza rinunciare all’intrattenimento. Sebbene abbia avuto una sola stagione e una vita televisiva piuttosto breve, Calvin e il colonnello è rimasta un piccolo gioiello per gli appassionati di storia dell’animazione. Il suo umorismo riflette perfettamente lo stile dell’epoca, con dialoghi brillanti, equivoci e situazioni che ricordano la tradizione delle grandi coppie comiche del cinema e della radio. Oggi il cartone è poco ricordato dal grande pubblico, ma conserva un valore storico importante perché testimonia una fase di grande sperimentazione per la televisione americana, quando i cartoni animati stavano iniziando a diventare un appuntamento fisso nelle case. Proprio per questo, Calvin e il colonnello rappresenta una piccola finestra su un periodo fondamentale dell’animazione, in cui si stavano gettando le basi per molti dei successi che avrebbero segnato le generazioni successive. La serie conta di 26 episodi nei quali appaiono ulteriori personaggi comprimari: Maggie Belle Klaxon, la moglie del colonnello e volpe come lui, Sue aka Susan Culpepper, sorella di Maggie e cognata del colonello e quindi anch'essa volpe, Gladys, una cagnolina manicurista, e infine l'avvocato, Oliver Wendell Clutch, una donnola. In altre puntate, appaiono in maniera isolata anche altri personaggi che rappresentano animali, ricordo per esempio uno scimpanzè.


Col. Montgomery J Klaxon
Calvin Burnside
Maggie Bell Klaxon
Susan Culpepper
Gladys
Oliver Wendell Clutch

domenica 5 luglio 2026

Ransie la strega: il romanticismo comico in una storia di licantropi e vampiri


   Ransie la strega è uno dei cartoni animati che mi ha più incuriosito, appassionato e divertito. E' la storia di Ransie Lupescu, una teenager "simpatica e carina come una bambolina", dai capelli lisci e gli occhi blu. Apparentemente è una ragazza come tante, impegnata negli studi al liceo dove ha conosciuto Paul Cavor che lei, tutta cotta, guarda con gli occhi a cuoricino e dove incontra amici e rivali di cuore, in particolare la dispettosa e insopportabile Lisa Thompson, con la quale si contende le attenzioni di Paul, figlia di un omone dalle labbra giganti, Thomas Thompson, boss della Yakuza nonché titolare della palestra in cui si allena Paul. Paul infatti è un pugile che aspira a una carriera sportiva importante ed è il classico bel tenebroso che finge distacco da entrambe ma sotto sotto se ne gode la competizione. Naturalmente questi sono i nomi assegnati dall'edizione italiana, è superfluo dire che nell'originale, i nomi sono decisamente giapponesiggianti (Ransie è Ranze, Paul è Shun, Lisa è Yoko), ma io continuerò a chiamarli con i nomi con cui li ho conosciuti. Paul in realtà ha un animo gentile ed è molto protettivo con la madre, una donna senza più un compagno ma non credo che venga mai chiarito la sua storia amorosa alle sue spalle...almeno, non fino ai colpi di scena finali! Quindi Paul è tutto sommato un bravo ragazzo ed è certamente un idealista che usa le sue doti di combattimento per difendere i più deboli... solo che, soprattutto con le due ragazze, se la tira un po'. Questa è l'apparente normalità del giorno, perché quando Ransie torna a casa, alla sera, il contesto è ben diverso. In questa villa gotica e piuttosto inquietante che ricorda un po' la maison della famiglia Addams o come mi immagino sia la casa visitabile di Stephen King nel Maine - un altro elemento della mia bucket list di viaggio - Ransie ci torna a casda dopo la scuola e ci trova il fratellino Ronnie, un papà vampiro e una mamma licantropa che, pur volendosi bene, non fanno altro che litigare tutto il tempo, o meglio il papà scappa e la mamma lo insegue con il mattarello.
Ma presentiamo tutti i Lupescu : 
- Ronnie è l'unico normale (ancora per il momento perché è piccolino) della famiglia, è un bambino dal caschetto biondo che passa il tempo a giocare con il suo pappagallo (ehm, intendo un vero volatile); 
- Boris è il papà vampiro, dorme tutto il giorno nella sua bara e la sera esce, trasformato in pipistrello, alla ricerca di prede....peccato che in realtà sia un pavido; all'occorrenza può trasformarsi in un ombrello. 
-Shira è la mamma, una donna lupo che si arrabbia facilmente e per effetto della rabbia subisce una trasformazione parziale tirando fuori coda, orecchie e unghie; può trasformarsi completamente in una lupa. E, infine, naturalmente c'è Ransie, che ha il potere di trasformarsi temporaneamente in qualsiasi cosa e qualsiasi persona morda per poi tornare normale con uno starnuto (mentre la persona morsa resta incosciente tutto il tempo). A dispetto della descrizione, è una famiglia molta unita e, tra un litigio e l'altro, non mancano i momenti di tenerezza fra loro. Provengono dal Regno Supremo, un Regno con tanto di re e principi che la famiglia visita di tanto in tanto accedendovi da un passaggio segreto e magico in cantina. Il cartone animato è un mix di romanticismo perché la storia d'amore tra Ransie e Paul progressivamente prende forma e lui diventa sempre più consapevole dei suoi sentimenti, soprattutto quando scopre la vera natura di Ransie e il suo dilemma e anche quando dal Regno Supremo arriva il Principe Aron, innamorato di Ransie, a fargli competizione. Questa storia è ostacolata inizialmente dalla famiglia di Ransie che vorrebbero per lei un ragazzo con la stessa provenienza, sposare un umano è contro le regole del Regno, per cui l'anime introduce anche il tema della diversità, dell'appartenere a razze diverse...anche se poi si scoprirà che Paul tanto diverso da loro non è e magari - SPOILER ALERT - è proprio lui il figlio perduto del Re del Regno Supremo, nonché fratello di Aron. Ma nonostante questi temi più seriosi, il cartone è una vera bomba comica: non è infatti difficile immaginare come il potere di Ransie sia fonte di divertentissimi equivoci, enfatizzati dalle espressioni dei personaggi, normalmente bellocci ma le cui espressioni, con fattezze che cambiano forma e dimensione, li rendono le caricature di sé stessi. Una caratteristica che poi diventò comune a molti cartoninegli anni successivi, come per esempio Sailor Moon, nel quale viene data molta enfasi alle espressioni facciali, rimarcate da segni grafici come la goccia che rappresenta l'imbarazzo. Il tutto supportato da personaggi che risultano comici: Lisa nella sua ostinata perfidia che le si ritorce sempre contro, Thoma nel suo aspetto caricaturale e nella contraddizione fra il suo ruolo di boss mafioso e il suo corteggiamento impacciato della mamma di Paul, nonché le sue reazioni con grossissime lacrime napulitane quando viene maltrattato dalla figlia.
Che altro dire di questo cartone? Che ci sono altri personaggi comprimari e secondari, tra cui oltre a quelli già menzionati (Ania la mamma di Paul, Aron il principe del Regno Supremo), anche Sand (il portavoce del Re) e il Re stesso, un essere spaventoso che nell'anime - tanto per aggiungere un po' di tensione - è identificato con Satana, cosa che non accade nel manga. E sì, perché anche questo è l'ennesimo cartone tratto da un manga, specificatamente la prima serie del manga Batticuore Notturno. Ci sono altre due serie in cui i personaggi sono cresciuti e si sono fatti una famiglia e sarebbe stato meraviglioso vederli animati sullo schermo! Se non l'avete fatto vi consiglio assolutamente di recuperare questo cartone composto alla fine solo da 34 episodi.
Nella foto che segue i personaggi principali. Nell'ordine da sinistra a destra: il signor Thompson, Lisa, Paul, Ransie, Boris, il pappagallo Peck, Sheila. Ronnie, Sand e Aron. Manca Ania ma immaginatela come la versione femminile di Paul e sempre con il capello corto.



E, ciliegina sulla torta, la sigla dei mitici Cavaliere del Re!



domenica 21 giugno 2026

Zum il delfino: bianco come il cioccolato Galak

"Zum il delfino bianco" è uno di quei cartoni animati che hanno lasciato un ricordo dolce e nostalgico a chi è cresciuto tra gli anni ’70 e ’80. Ambientato su un’isola tropicale circondata da un mare cristallino, racconta le avventure di Zum, un raro delfino bianco dotato di un’intelligenza e di una sensibilità fuori dal comune. Insieme ai suoi giovani amici, vive avventure fatte di esplorazioni, salvataggi e incontri con gli animali del mare, insegnando l'importanza dell'amicizia, della collaborazione e del rispetto per la natura. Protagonisti del cartone, oltre al delfino, sono i suoi amici umani, i fratelli Gianni e Marina, sempre in cerca di avventure al seguito del loro zio marinaio Pietro. E poi gli amici animali Raoul (un koala), Sanghion (un bradipo), Seneca (un corvo) e la delfina Nanum che diventerà la compagna di Zum donandogli un cucciolo, Titum.

Forse non tutti sanno che la serie era di origine francese, dove era conosciuta con il titolo Oum le dauphin blanc (Oum è il nome originale del delfino). Uno degli aspetti più interessanti della serie è il suo forte messaggio ecologista. In un periodo in cui temi come la tutela dell'ambiente e la salvaguardia degli ecosistemi non erano ancora così presenti nei programmi per ragazzi, Zum il delfino bianco proponeva storie che invitavano a proteggere il mare e gli animali, mostrando quanto fosse importante vivere in armonia con la natura. Questo è tema che ho trovato di frequente nei cartoni animati francesi come questo: un esempio su tutti, Barbapapà, un altro cartone dalla profonda anima ecologista.

Il personaggio di Zum si ispira ai rarissimi delfini bianchi realmente esistenti, una caratteristica che contribuiva a renderlo quasi una creatura magica agli occhi dei bambini. Anche lo stile dell'animazione aveva un fascino particolare: colori delicati, paesaggi tropicali e un'atmosfera rilassante che trasformavano ogni episodio in una piccola favola marina.

Zum è diventato famoso anche grazie a un legame che ha segnato l'infanzia di moltissime persone: quello con il cioccolato bianco Galak. Per oltre vent'anni il delfino bianco è stato infatti la mascotte del celebre marchio Nestlé, comparendo sulle confezioni, nelle pubblicità e nelle iniziative promozionali.

Molti ricordano con affetto proprio gli spot Galak, nei quali venivano mostrati brevi spezzoni animati con Zum e i suoi amici. Per tanti bambini dell'epoca quei pochi secondi rappresentavano un piccolo appuntamento con il loro delfino preferito, tanto che il personaggio è rimasto nell'immaginario collettivo non solo come protagonista del cartone, ma anche come simbolo del famoso cioccolato bianco. E come protagonista indiscusso delle pagine pubblicitarie del fumetto Topolino.

Nonostante la serie fosse composta da appena tredici episodi, il successo di Zum è durato molto più a lungo grazie alla sua presenza costante sulle confezioni Galak. Ancora oggi, a distanza di decenni, il ricordo di quel delfino bianco continua a evocare un senso di spensieratezza e nostalgia, riportando alla mente un'epoca in cui bastavano un cartone animato, un mare tropicale e una tavoletta di cioccolato per far sognare intere generazioni.

Curiosità: oggi la Nestlé non può più utilizzare Zum come mascotte in quanto la licenza di utilizzo dell'immagine è scaduta nel 2003. Sulle confezioni di cioccolato Galak e altri prodotti a base di cioccolato bianco sono comparsi altri personaggi che sembrano rappresentare una goccia di latte. Sempre bianchi, sempre lisci, morbidi e curvilinei effettivamente hanno il potere di rievocare Zum senza essere delfini. Altra curiosità: nel 2015 è stato realizzato un remake in cui fratello e sorella sono adolescenti alle prime cotte e compaiono nuovi personaggi. Nei paesi anglosassoni il cioccolato è distribuito con il nome Milkybar e il testimonial è un giovanissimo cowboy biondo.

Nelle foto che seguono alcuni personaggi: 

Zum, Gianni, Marina e zio Matteo
Gianni, Marina, Raoul e Seneca
Sigla dei mitici Rockin Horse!

domenica 7 giugno 2026

Josie and the Pussycats: musica, mistero e immaginario anni '70 tutto in un cartone

Tra i tanti cartoni animati prodotti dalla leggendaria Hanna-Barbera negli anni Settanta, Josie and the Pussycats occupa un posto speciale nel cuore degli appassionati di animazione vintage. Colorato, musicale e incredibilmente “pop”, il cartoon riuscì a fondere il fascino delle girl band con l’avventura investigativa, seguendo una formula che riproponeva quella di Scooby-Doo, ma con un’identità tutta sua che ruota intorno al tema della musica. La serie segue le avventure di Josie, Valerie e Melody, tre ragazze che formano il gruppo musicale “The Pussycats”. Oltre a esibirsi in concerti in giro per il mondo, le tre finiscono regolarmente coinvolte in misteri internazionali, complotti e situazioni pericolose. Josie McCoy è la leader della band: intelligente, determinata e con una forte personalità, suona la chitarra elettrica. Valerie Brown rappresenta la mente razionale del gruppo e suona i tamburelli, mentre Melody Valentine, la batterista, è la bionda svampita e irresistibilmente comica, spesso inconsapevole di ciò che accade intorno a lei ma in fondo molto utile anche lei perché spesso sono le sue sensazioni a guidare verso la soluzione del mistero di turno. Accanto alle ragazze troviamo anche Alexander Cabot III, il manager un po’ codardo e innamorato di Josie ma sotto sotto dal cuore buono;  sua sorella Alexandra Cabot con la sua capigliatura bicolore a la Indira Gandhi, dispettosa e convinta che il successo della band sia merito suo, con il suo buffo gatto Sebastian, che condivide il caratteraccio della sua padrona. E poi il belloccio, il nerboruto autista Alan Mayberry,  conteso da Josie e da Alexandra e fattore di rivalità tra le due. Ogni episodio mescola inseguimenti, gadget improbabili, criminali mascherati e numeri musicali in pieno stile pop anni ’70.

Il risultato è una serie leggera e divertente, capace ancora oggi di trasmettere un’enorme carica di energia e nostalgia. E' un cartone figlio del suo tempo: prodotto nel 1970, Josie and the Pussycats nacque in piena esplosione della cultura pop e della musica giovanile. L’estetica della serie riflette perfettamente quell’epoca: colori sgargianti, vestiti psichedelici, stampe optical, capelli voluminosi, foulard al collo, mini gonne molto mini, pantaloni a zampa e melodie bubblegum pop. Le protagoniste indossavano gli iconici costumi leopardati con le orecchie da gatto, diventati negli anni un vero simbolo del franchise. Questi costumi erano stati ispirati dal costume cha lamoglie di uno degli autori, Dan DeCarlo,  indossò in crociera.  Tutto il personaggio di Josie è ispirato alla sua consorte da cui ne ha preso persino il nome.

Vale la pena menzionare il fatto che prima ancora che coautore di Josie and the Pussycats, Dan DeCarlo era stato l'anima  della The Archie Comics, dando a quei fumetti quello stile che li contraddistingue ancora oggi.

Josie and the Pussycats fu anche un cartone animato progressista: con Valerie, una ragazza afroamericana veniva finalmente e giustamente rappresentata come intelligente, competente e mai relegata a stereotipi comici, cosa piuttosto rara per i cartoni dell’epoca.

Molti storici dell’animazione considerano il personaggio un piccolo ma significativo passo avanti nella rappresentazione televisiva di una società moderna, multirazziale e multiculturale. 

I brani presenti nella serie vennero registrati da musicisti professionisti e avevano sonorità perfettamente in linea con il pop radiofonico dei primi anni Settanta e alcune canzoni, ancora oggi, sono amate dai collezionisti di musica vintage e dagli appassionati di cartoon cult. 

Anche se la serie originale ebbe una durata relativamente breve (solo 16 episodi), Josie and the Pussycats riuscì a lasciare il segno grazie al suo mix unico di mistero, comicità e musica. Oggi il cartone viene ricordato soprattutto per il suo stile irresistibile e per quell’atmosfera spensierata tipica delle produzioni Hanna-Barbera. Guardarlo significa fare un viaggio diretto nella televisione americana degli anni ’70, tra chitarre elettriche, inseguimenti improbabili e canzoni impossibili da togliersi dalla testa.


Per molti fan dell’animazione classica, resta uno dei cartoni più sottovalutati e affascinanti mai prodotti dallo studio. Successivamente ci fu una seconda stagione, sempre di 16 episodi, Josie and the Pussycats in Outer Space (qui distribuita come Josie e le Pussycats nello Spazio) ambientata nello spazio cosmico in cui appare un ulteriore personaggio, un piccolo alieno con cui sono Valerie è capace di comunicare, chiamato Bleep. 

Nel 2001 arrivò anche un adattamento cinematografico live action, Josie and the Pussycats. Il film inizialmente non ebbe grande successo, ma col tempo è diventato un vero cult grazie alla sua satira sul consumismo, sul marketing musicale e sulla cultura pop.

In questa immagine, tutti i personaggi. Nell'ordine, da sinistra a destra, Alexander, Valerie, Melody, Josie, Alan, Alexandra e, naturalmente riconoscibile, il gatto Sebastian in primo piano.


Sigla!



domenica 31 maggio 2026

Pollon e la mitologia greca in TV

Da piccolina, quando la stagione non consentiva di stare tutto il giorno a giocare per strada con la mia banda di teppistelli, essendo l'austera casa in cui vivevo praticamente priva di giocattoli (solo poche bambole da esposizione), nelle fasce orarie in cui non c'erano cartoni in TV, mi assaliva una noia mortale. Se provavo a lamentarmi mia madre mi metteva a spuntare i fagiolini o a sgranare i piselli, cosa che infatti da adulta detesto fare nonostante la mia passione per la cucina; per cui per non venire impegnata in questa attività a bassissimo valore aggiunto, facevo due cose: 1) mi leggevo delle pagine a caso della enciclopedia (motivo per cui oggi ritengo di avere una infarinatura su un po' tutto il campo dello scibile); 2) mi leggevo il libro di epica di scuola media che era stato di mio zio.

E sì perché una volta a scuola si studiava e anche materie impegnative, già dai primi anni del percorso scolastico, non era tutto ridotto ad attività creativa. Adoravo quel libro dove ho imparato la mitologia greca a partire dalle origine, molto prima di Zeus con tutti gli dei dell'Olimpo, da quando il cielo (Urano) si era unito con la Terra (Gea), poi c'erano state le guerre tra titani da loro generati e in fine Cronos si era unito a Rea dando origine a tutta la stirpe degli Dei. Una storia che se ci pensate, anche dal punto di vista filosofico e fisico, è una davvero affascinante. In realtà il libro raccontava anche di altre mitologie, come quella nordica, la storia di Odino e i Nibelunghi, ma la mitologia greca rappresentava il cuore del libro con una miriade di leggende e personaggi.

Figuratevi quindi che gioia quando su Italia 1 è apparsa lei, Pollon, a raccontare e a rammentarmi, in realtà con qualche deviazione dalla mitologia classica, le storie quotidiane di questi Dei bellocci ma con le caviglie a tronco d'albero. E con tanta ironia, a partire dal fatto che sono bellocci tutti tranne lui, Eros, il Dio dell'amore, un mostriciattolo con un ombelico fuori come un balcone.

C'era una volta...Pollon è un anime di 46 episodi che ha appunto come protagonista Pollon, la figlia di Apollo, come lei sempre ci ricorda canticchiando la sua voce stonata mentre tutti gli esseri viventi intorno a lei, umani, divinità, semidivinità, animali e persino vegetali si tappano le orecchie. Lei è una bambina sveglia, scaltra, intelligente, curiosa e intraprendente che vive con un papà simpatico ma un po' irresponsabile e pasticcione che ogni giorno si alza troppo tardi per gli standard che il suo lavoro richiede: infatti a bordo di un carro guidato dall'asino triste e stressato Dosankos dovrebbe tutti i giorni trasportare il sole dal deposito al cielo per riportarlo in deposito alla sera. Ma a causa della sua pigrizia, spesso il giorno non fa mai giorno, costringendo Artemide, la dea della Luna, a fare straordinari per rimanere in attesa del cambio turno. Pollon insieme al suo migliore bistrattato amico Eros è coinvolta in mille avventure attraverso le quali ci vengono raccontate, con qualche licenza poetica, le classiche storie della mitologia greca: Giasone alla ricerca del Vello d'Oro, Arianna e Teseo nel labirinto del Minotauro, il furto del fuoco da parte di Prometeo, la punizione di Atlante, la seduzione di Leda da parte di Zeus, la discesa negli inferi da parte di Perseo, il mito di Narciso trasformato in un fiore o di Re Mida che trasforma tutto in oro. Ovviamente, l'esuberanza di Pollon, rende la storia più scoppiettante, perché il tentativo di Pollon di aiutare chiunque incontri finisce spesso che combinare guai. Ma lei deve sempre aiutare e farsi coinvolgere in qualsiasi faccenda un po' per altruismo un po'  perché - inizialmente priva di poteri - vuole convincere nonno Zeus a essere trasformata in una vera dea. Attorno a questo nucleo centrale vengono poi osservate virtù e soprattutto vizi delle divinità che abitano l'Olimpo: l'infedele e donnaiolo Zeus che deve fare i conti con l'ira e la gelosia della violenta consorte Era, nonna dalle calze a rete, Afrodite sempre esageratamente attenta alla cura del suo aspetto, Apollo di cui abbiamo già è stato detto, Atena spietata e vendicativa, Poseidone il gigante buono fifone che non sa nuotare, Efesto marito per contrasto di sgradevole aspetto di Afrodite, la Dea delle Dee che guida Pollon nel suo percorso per diventare una Dea, un po' come la Fata Turchina fa con Pinocchio nel percorso per diventare umano. C'è infine il narratore Azuma-Mushi un insetto antropomorfo (Mushi significa insetto) che è probabilmente la caricatura dell'autore del manga, Azuma Hideo.

Che altro aggiungere? La polvere magica con cui Pollon da a tutti l'allegria è ormai storia, come del resto la sigla di Cristina D'avena, ed è difficile pensare che l'allusione non sia puramente voluta:

«Sembra talco ma non è
serve a darti l'allegria,
se lo mangi o lo respiri,
ti dà subito l'allegria!»

I personaggi principali:

Pollon
Eros
Apollo
Zeus
Era
Afrodite
Artemide
Efesto
Poseidone
Atena
La Dea delle Dee
Azuma-Mushi

domenica 10 maggio 2026

Ginguiser e la sfida della magia

La veemenza e puntualità con cui i miei uccellini rispondono agli effetti sonori elettronici presenti nella sigla di Ginguiser mi fanno pensare che sia giunto il tempo di parlare di questo cartone. Ginguiser è il gigante metallico protagonista di un anime che ha tutti i classici ingredienti del genere robotico: robot imponente, squadra affiatata, atmosfere leggendarie e già questo basta a farne uno dei simboli di un periodo in cui fantasia, azione e valori come coraggio e amicizia si mescolavano in storie indimenticabili. Agli ingredienti comuni un po' a tutto il filone  poi si aggiungono, di cartone in cartone, elementi distintivi che fanno da contesto alla narrazione. In questo caso l'elemento distintivo è la magia - da cui il titolo di questo post in cui da mbrigghiste quale sono ho mescolato il nome di questo robottone con il titolo di famosissimo anime del genere Majokko (Bia). Il tema  della magis è anticipato dall'asso di picche sul petto del Grand Fighter (ci arriviamo...) e ripreso dalle carte da gioco che egli utilizza come arma. Banalmente, i semi delle carte francesi sono uno dei simboli grafici che più semplicemente e più immediatamente richiamano la magia in quanto protagonisti assoluti dei giochi di prestigio. E infatti le carte francesi appaiono pure nella sigla di Bia. A dirla tutta appaiono anche sulle tute da combattimento dei protagonisti di Godam, altra serie robotica, ma in tal caso si tratta solo di un modo per caratterizzare visivamente i personaggi, senza alcun legame con la trama e il tema, un po' come la Zucchi distingueva gli asciugamani monocolore dei membri di una famiglia di 4 persone con la linea "Solo tuo".  E qui, come avrebbe detto Lubrano, una domanda nasce spontanea: ma perché nei giochi di magia si usano sempre le carte francesi e mai quelle napoletane? Perché picche, quadri, fiori e cuori sì e denari, coppe, bastoni e spade no? Ma non divaghiamo, torniamo al nostro cartone.
 Il Ginguiser, come avviene in altre serie robotiche (Getta Robot, Voltron, Astro Robot,..., tanto per fare degli esempi), è il risultato della composizione di veicoli robot, quattro in questo specifico anime, guidati da una squadra di ragazzi stereotipati. Stereotipati perché è tipico delle serie robotiche e delle guerre intergalattiche avere una squadra di ragazzi che generalmente, in formazione completa, comprendono il ragazzo snello e alto al punto  giusto (il leader, in genere con costume rosso), lo spilungone, il grassone, il ragazzino mingherlino e la ragazza carina.
Formazione che si ripete anche in questo specifico cartone ma senza la partecipazione dello spilungone.
La storia è ambientata in un futuro dove la Terra è minacciata, come al solito, da una potente civiltà aliena, la civiltà dei Sazoriani, proveniente dallo spazio. Per contrastarla, il dottor Godo, discendente della civiltà dei Plasmiani distrutta dai Sazoriani e rifugiatosi sulla Terra, crea il Ginguiser, un robot da combattimento guidato dal team di giovani piloti dotati di poteri magici (come del resto anche Godo): Goro Shigoron, Miki Akitsu, Torajiro Haranami e Zanta Minami. I ragazzi fanno parte di una compagnia itinerante di maghi e giostrai e veicoli che usano per spostarsi sono trasformabili. Seguitemi perché la trasformazione per comporre Ginguiser non è lineare. Goro è un mago e Miki la sua assistente: il camion che usano per i loro spostamenti si trasforma nel Grand Fighter, il robot menzionato prima, con un asso di picche sul petto. Il camion viene guidato da entrambi ma quando si trasforma nel robot Grand Fighter, la cui testa ricorda, con la sua mascherina nera, il Daltanious, resta alla guida solo Goro. Miki viene automaticamente spostata in una parte del veicolo che si stacca e andrà a formare parte dell'Arrow Wing, un veicolo volante. Tra le armi del Grand Fighter, come già detto, compaiono delle carte raffiguranti l'asso di picche che in realtà sono lame giganti. Il Grand Fighter, come Goro, rappresenta il leader, la mente, infatti si trasforma nella testa del robot finale, il Ginguiser.
Il secondo robot, lo Spin Lancer, è la trasformazione di un disco volante del luna park (ricordate, sono maghi e giostrai?) e ha ancora il riferimento alla magia, anche se meno in bella mostra rispetto all'asso di picche del Grand Fighter: ha infatti gli assi di quadri rappresentati sugli avambracci. Lo pilota Zanta e ha varie armi tra cui un'ascia e lame a forma del seme di quadri.  Il robot è il più piccolo di tutti e per questo ha dalla sua velocità e agilità. C'è poi il terzo robot, il Bullgator, pilotato da Torajiro (per gli amici Tora), che è la trasformazione della motrice dell'ottovolante del luna park (le montagne russe, per chi non conoscesse questo termine ormai desueto) e rappresenta il seme di fiori che è mostrato in maniera non molto evidente sul dorso delle "mani". E' il robot più potente a livello fisico, quello che rappresenta la potenza muscolare, l'energumeno, anche se qui parliamo di ammasso di bulloni e circuiti e non muscoli veri e propri. Tra le sue armi, una mazza ferrata e le solite lame e a forma di carte, questa volta con il seme di fiori, naturalmente. Non sfugge l'associazione, altro stereotipo delle serie robotiche, fra le caratteristiche dei robot e la fisicità dei protagonisti. Il grassone è sempre quello che guida il robot più tozzo, lo spilungone, quando c'è, il robot più slanciato, il bambino il robot più piccolo. Anche questo anime non fa eccezione con Tora alla guida di Bullgator e Zanta, con la voce di Carletto, alla guida dello Spin Lancer. A completare la squadra c'è, come menzionato prima, il veicolo volante Arrow wing, guidato da Miki, che è una composizione degli scarti delle trasformazioni dei robot precedenti. Ovviamente , è decorato con l'ultimo seme rimasto: i cuori.
Tutti i veicoli poi compongono il Ginguiser, un velivolo enorme, abbastanza inguardabile, da cui fuoriesce il torso del Grand fighter con in mano una spada e una sega circolare: esso appare come una accozzaglia malriuscita dei quattro veicoli più altri componenti. Il Ginguiser appare solo come arma finale e non come un vero protagonista come il titolo suggerirebbe.
La forza della squadra non è solo forza bruta: ogni membro della squadra ha un ruolo fondamentale, e solo lavorando insieme riescono a affrontare nemici sempre più pericolosi. Tra battaglie spettacolari e sacrifici, emerge un tema chiaro: l’unione fa la forza.
A differenza di altri mecha più famosi, Ginguiser punta molto sul lavoro di squadra e su dinamiche quasi “da squadra sportiva”, con coordinazione e strategia al centro degli scontri.
 Il cartone è prodotto dallo studio Nippon Animation, che ha animato storie molto variegate, che spaziano tra diversi generi.
È andato in onda negli anni ’80, nel pieno boom dei robot giganti, debuttando su Rete 4 e, nonostante non abbia raggiunto la fama di titoli come Mazinger Z o Goldrake, ha conquistato una nicchia di fan fedelissimi diventando, nonostante l'animazione inaccurata e il riciclo di immagini, uno di quei cartoni “di culto” per chi ama scavare nei ricordi meno mainstream.
Altra particolarità di questo cartone è che non ha una conclusione: l'ultimo episodio vede la sconfitta, come negli altri episodi, di un mostro meccanico, senza una definitiva capitolazione del nemico. Forse gli sceneggiatori credevano di essere dei novelli Edgar Allan Poe che scriveva Le avventure di Gordon Pym, splendido racconto che - SPOILER ALERT - si interrompe sul più bello (Edgar, questo non me lo dovevi fare! non me lo dovevi fare! poi... a me nata nel tuo stesso giorno!)

Qui di seguito i personaggi e la sigla (per la gioia dei miei diamantini). A domenica prossima!

Goro e Miki
Tora e Zanta
Squadra con Dr.Godo
Grand Fighter
Spin Lancer
Bullgator
Mecha finale (detto WTF)
Salomé (chiromante, cattivi)
Sazoriani (intenti in un saluto romano)


domenica 3 maggio 2026

Al lupo! Al lupo! non è un film di Carlo Verdone...

...ma è il titolo di uno dei cartoni targati Hanna e Barbera che trovavo più ipnotici e guardavo più volentieri. Conosciuto anche con il titolo originale di It's the Wolf, è una segmento di 25 episodi  inserito nel Cattanooga Cats Show della fine degli Anni '60, che racconta le storie di Agnellino (Lambsy Divey o anche Little Lambsy o Lambsy Pie), un piccolo ovino sempre minacciato dal diabolico eppur imbranato lupo Mildew. Mildew è magrissimo per la fame e ricorre a ogni genere di sporco trucco per catturare Agnellino e metterlo nello stomaco ma alla fine, con schematica ripetitività, Agnellino riesce a gridare "Al lupo! Al lupo!" richiamando l'attenzione del grosso cane pastore Bristle Hound il quale acchiappa il lupo con il suo bastone pastorale e lo fa volare verso l'infinito ed oltre, chiudendo l'episodio con un lupo sempre più affamato e frustrato. Il cane rappresenta il valore della giustizia, quello che difende i più deboli dai più forti e riveste quasi un ruolo paterno  dispensando buoni consigli e mostrandosi estremamente protettivo nei confronti di Agnellino. D'altra parte,  Agnellino non è tanto innocente come sembra; infatti, contro lo stereotipo, è spesso mostrato scaltro e navigato, grazie anche ai consigli di Bristle, e riesce (anche se non sempre) a smascherare i mille travestimenti di Mildew. Ma questo non basta a impedire ad Agnellino di  finire nei guai, se non altro per la  per la manifesta inferiorità fisica, rischiando di finire sul barbecue.

Questo cartone animato, apparentemente semplice e ripetitivo, nasconde in realtà un piccolo gioiello di comicità slapstick e ritmo narrativo. Ogni episodio segue lo stesso schema narrativo, quasi come una formula matematica: tentativo del lupo → pericolo per Lambsy → allarme → intervento del cane → punizione del lupo. Questo tipo di costruzione ricorda molto altri classici dell’epoca come, tra i tanti, Tom & Jerry che non ho citato a caso, perché anche in quest'ultimo cartone il cane bulldog Spike spesso riveste il ruolo di protettore di Jerry rispetto alle aggressioni di Tom. La sua ripetitività e nelle sue analogie con i cartoni dell'epoca della stessa matrice diventano i punti di forza di questo cartone: lo spettatore anticipa ciò che accadrà e si diverte proprio nel vedere come accadrà questa volta.

Questo fa anche in modo che un tema potenzialmente violento (un predatore che vuole mangiare la sua preda), diventi comico e leggero perché non c'è mai una reale tensione, lo spettatore sa già che il lupo fallirà ancora e, alla fine, pur tifando per l'Agnellino non volendolo vedere soccombere, ha anche compassione per il povero lupo. Il personaggio del lupo può essere visto come una variante del classico “antieroe Hanna-Barbera”: non è malvagio nel senso vero del termine, ma semplicemente guidato da un bisogno (la fame) e da una testardaggine quasi comica. Così come anche Tom da la caccia a Jerry semplicemente perché la natura lo ha fatto con quell'istinto o Dastardly da la caccia a Yankee Doodle perché deve eseguire gli ordini del Generale e se ne potrebbero fare altri di esempi.

 È una comicità basata  sul tempismo, sulle espressioni e sulla fisicità, più che sui dialoghi.  In questo contesto, la varietà narrativa ristretta - il cartone è sempre figlio del suo tempo - passa in secondo piano, non è più nemmeno un limite. All'effetto comico complessivo contribuisce, soprattutto nell'originale in lingua inglese, anche la scelta dei nomi. Ad esempio, Mildew, nello slang, ricopre vari significati, da "ammuffito" a "inutile", tutti poco edificanti. Contribuisce anche il fatto che Agnellino a volte sembra sfondare il quarto muro e parlare direttamente al telespettatore.

A dare valore aggiunto alla storia, il grande doppiaggio, non solo nell'originale, ma anche nella versione italiana con Elio Pandolfi nel ruolo di Agnellino, Flora Carosello nel ruolo di Mildew e Sergio Fiorentini di Bristle: parliamo di pezzi importanti della storia del cinema e del doppiaggio italiano, professionisti dalla cospicua filmografia e/o presenza sui palchi teatrali e che vantano collaborazioni di livello. In particolare, Elio Pandolfi, attore, doppiatore, ballerino, cantante e mimo,  ha lavorato anche con mostri sacri come Luchino Visconti e Vittorio De Sica. Pandolfi, che è stato anche doppiatore di Stanlio, ha trasmesso ad Agnellino un piglio sveglio, ironico, vivace, falsamente ingenuo, che lo ha reso un personaggio, almeno per me, assolutamente adorabile. La scelta oculata del doppiaggio si colloca nel solco della tradizione originale di Hanna & Barbera: nelle produzioni H&B infatti i doppiatori sono scelti non solo in base al talento ma anche in base al significato simbolico: ad esempio - e lo abbiamo visto in altri post relativi al mondo H&B - se un personaggio del cartone è la parodia di un personaggio della TV o del cinema, probabilmente si sceglierà come doppiatore lo stesso attore che interpreta quel personaggio che viene caricaturizzato.

“It’s the Wolf” non è un capolavoro rivoluzionario, ma è un perfetto esempio di intrattenimento animato semplice, diretto e immediato. Un cartone che non pretende di insegnare grandi lezioni, ma che riesce comunque a strappare un sorriso grazie alla sua struttura collaudata e ai suoi personaggi iconici.

In un’epoca di animazioni sempre più complesse e stratificate, tornare a un prodotto così essenziale può essere sorprendentemente rinfrescante.

Qui i personaggi e il primo episodio:




domenica 12 aprile 2026

I due masnadieri: un pessimista è un ottimista con l'esperienza

La Masnada rappresentava anticamente, nel Medioevo, un gruppo di uomini armati con cui il Signorotto si accompagnava per garantirsi la protezione personale. Potremmo definire una masnada il gruppo formato da Suke e Kaku a protezione dello Shogun Mitsukuni Mito o, in accezione negativa, il gruppo dei bravi di Don Rodrigo a rappresentare una compagnia di furfanti e violenti. E' un termine di uso a dir poco inconsueto: infatti l'ho scoperto per la prima volta quando ho guardato il cartone animato I due masnadieri e non l'ho mai sentito ripetere in nessun altro contesto. Come titolo di questo cartone, il termine è usato con una accezione scherzosa ad indicare una banda di briganti quali i due protagonisti del cartone sono: il leone Lippy e la iena Hardy da cui il titolo originale Lippy the Lion & Hardy Har Har. Due nomi già autoparlanti rispetto alla personalità dei protagonisti. Lippy, nello slang, è un aggettivo che sta per impudente, una persona priva di contegno; mentre Hardy è traducibile come resiliente, resistente. E infatti Hardy deve mostrare notevole resistenza per sopportare le situazioni in cui viene a trovarsi a causa della esuberanza e faciloneria di Lippy, un inguaribile ottimista  sempre alla ricerca di metodi veloci e poco ortodossi per arricchirsi. Inoltre, deve tollerare le battute di cui è il bersaglio e le buffonate alle quali reagisce com impassibile sopportazione.
Entrambi, nella versione italiana, sono doppiati dal compianto Roberto Del Giudice meglio noto come la iconica e indimenticata voce di Lupin III.
Ciascuna puntata evolve attorno al tema della proattività di Lippy che ha una nuova idea per arricchirsi o comunque ottenere vantaggi da altri animale e un poco entusiasta Hardy che già sa che andrà a finire male e infatti è sempre quello a rimetterci le penne...anzi, il pelo.
Nella sua leggerezza è una crudele metafora della vita reale dove la fortuna spesso premia persone poco oneste e/o irresponsabili a discapito di onesti e prudenti che finiscono per pagare il prezzo delle azioni sconsiderate dei primi.
Questo sfondo
di ingiustizia è però stemperato dallo spirito di avventura del cartone e dalla amicizia che lega, nonostante tutto, i due protagonisti, entrambi intelligenti, astuti e dotati di senso dell'umorismo che in Hardy raggiungono un tono più sarcastico. Questo ne fa un cartone animato gradevole e apprezzabile per tutte le età.
La serie, di 52 episodi, è un altro dei lavori di Hanna e Barbera dei cui cartoni mi piace parlarne spesso: 
1) perché li adoravo...ma non è una motivazione sufficiente in quanto adoravo molti di quelli giapponesi (non la totalità come nel caso degli H&B)
2) perché li adoravo (l'ho già detto?)
3) perché sono pieni di riferimenti alla ccultura pop e di parodie dei personaggi dei loro tempi, diventando occasione per spaziare in quel contesto, riferimenti e parodie rinforzati dalla scelta dei specifici doppiatori;
4) sono zeppi di giochi di parole, paradossi e un umorismo sottile che a volte sfugge ma poi sorprende e fa sorridere a distanza.

Prendiamo ad esempio Hardy, questa Iena Ridens, di primo acchito sembra un animale antropomorfo come tanti nei cartoni, poi a un certo punto noti che non ride mai e ha sempre l'espressione costipata. Un capovolgimento degli stereotipi, una iena ridens portata alla malinconia e a un pessimismo cosmico come un Leopardi a quattro zampe. E come dargli torto, visto che poi in tutte le avventure in cui viene suo malgrado trascinato è sempre quello che ne soffre le conseguenze. E' proprio vero che un pessimista è un ottimista con l'esperienza.

Intorno ai due protagonisti ruotano altri personaggi sia animali che umani; i due protagonisti fanno parte, insieme ad altri noti personaggi H&B (Top Cat, Ernesto Sparalesto, Peter Potamus,...), de L'Allegra banda di Yoghi. Siglaaa!

domenica 22 marzo 2026

Lamù e l'inesorabile aumento di entropia

Ricordo ancora i pomeriggi sonnacchiosi delle vacanze estive, con l'afa fuori che invitava a non uscire e a guardare la TV mentre fuori c'era il silenzio immobile sintomatico del pisolino della controra, la nostra siesta. E ricordo sullo schermo sintonizzato su Telenorba/Teledue le immagini della facciata austera  del liceo Tomobiki, nel distretto di Tokyo,  anch'esso immobilmente avvolto dalla cappa di caldo, come fuori.

Un silenzio che è solo il la quiete prima della tempesta di caos che sta per scatenarsi ad ogni puntata ad opera dei numerosi personaggi di questa serie, Lamù la ragazza dello spazio, il cui titolo originario, Urusei Yatsura, non a caso, significa qualcosa tipo "gentaglia chiassosa". Dalle mie parti c'è un termine dialettale che utilizzerei per definire la bizzarra combriccola di questo anime: Frestéte. E' un termine sempre traducibile come chiassoso, ma non proprio chiassoso, più che chiassoso, casinista, animoso... tutte queste cose insieme.

Questo cartone, come anche Ranma 1/2 della stessa autrice Rumiko Takahashi,  lo identifico proprio con queste esplosioni di caos e l'assurdità di alcune situazioni che si alternano a momenti di irrequieta lentezza, la quiete prima della tempesta.

Ma iniziamo dal principio, dalla trama.


Lamù è una ragazza molto bella e sensuale, dai capelli verdi e gli occhi dello stesso colore, in pendant. E'  (s)vestita solo di succinto bikini tigrato con stivali al ginocchio, anche questi, dello stesso pattern animale, di nuovo, in pendant. Insomma, un look riconoscibilissimo che ne ha alimentato la popolarità e ne ha fatto a distanza di decenni la regina dei cosplay di tutto il mondo nonché il primo sogno erotico di molti ragazzini dell'epoca. Lamù arriva dallo spazio, dalla stella Uru, e arriva, guarda caso, in una città del distretto di Tokyo, la destinazione preferita dei conquistatori provenienti da tutti i sistemi solari dell'universo. Giunge insieme alla sua tribù di Oni -che impareremo a conoscere un po' alla volta nel corso della serie - con lo scopo di conquistare il pianeta, un'idea iper abusata negli anime, ma scordatevi la determinazione di Vegani, popoli di Micene e antichi Yamatai che attaccano il giappone a suon di missili e raggi sparati da mostri meccanici...il re degli Oni, un panzone con un ridicolo outfit tigrato come quello di sua figlia Lamù, si fa prendere subito dalla febbre della scommessa e si gioca la prospettiva di conquista. Infatti, offre subito agli umani la possibilità di salvarsi dall'invasione se un umano scelto a caso dal computer vincerà la sfida di riuscire a toccare i due piccoli corni posti sulla testa di Lamù, come tutti quei gran cornuti degli Oni. Viene sorteggiato Ataru Moroboshi, un ragazzo del liceo, poco sveglio, con molti vizi e pochi pregi, uno che insomma oggi definiremmo malessere, ma che proprio in quanto tale ha un discreto successo con le ragazze. Specificatamente, lui ci prova un po' con tutte, buscando anche quale schiaffone, ma trova anche chi gli da spago, e ha anche una fidanzata, Shinobu, che - spoiler alert - finerà per contenderselo con Lamù. Insomma, il malessere finisce al centro di un triangolo amoroso che neppure a Beautiful. Ma torniamo alla sfida e facendola in breve, Ataru si trova inizialmente in difficoltà perché non sapeva, come tutti il resto degli umani, che Lamù fosse in grado di volare ma alla fine riesce a vincere la sfida rubando il reggiseno di Lamù che è quindi impegnata a coprire le nudità. Alla fine della sfida il suo intento di sposare Shinobu viene frainteso in diretta TV come una proposta di matrimonio per Lamù, causando la rottura con Shinobu, dopo una serie di eventi, il trasferimento di Lamù nella sua casa per iniziare una convivenza forzata (per lui) che continuerà a suon di scariche elettriche (potere di Lamù) ogni volta che Moroboshi viene beccato nel tentativo di fare Lamù cornuta anche metaforicamente. La serie quindi si avvia verso puntate caotiche che raccontano le giornate al liceo di Lamù, Ataru, Shinobu  o un numerosa sgangherata banda di loro compagni di classi a cui si affiancano tantissimi altri bizzarri personaggi appartanenenti agli Oni (che hanno posteggiato il disco volante nei cieli della città) e della comunità di quel distretto di Tokyo (ne intravedete diversi nelle figure a corredo di questo post, NdA).

Fra di essi, vale la pena citare il sacerdote Sakurambo, un mostriciattolo alto un mezzo metro o giù di lì, con i suoi occhi a fessura sotto sopracciglia super arcuate, la sacerdotessa e dottoressa Sakura, sua nipote, che per uno strano mistero della genetica, è bellissima e seducente (praticamente la sorella bona di Kyoko di Maison Ikkoku), l'unica fra i tanti personaggi femminili di una sensualità pari o maggiore alla stessa Lamù. Vale la pena di citare anche il cuginetto di Lamù, Ten, anche lui tigrato vestito, un bambino pestifero in grado di volare e sputare fuoco ma i personaggi sono davvero tanti tra compagni di liceo, preside, professori, i genitori di Ataru, ammiratori di Lamù, i membri di diverse famiglie coinvolte nelle storie (le famiglie Mendo, Mizunokouji, Fujinami e i già citati Sakurambo), nonché diversi alieni Oni, tutti cornuti e vestiti con pattern tigrato (tra cui i genitori di Lamù, Rei,...) diversi alieni provenienti da altri pianeti ma tutti appartenenti al passato di Lamù tra cui diverse sue amiche.  Nel corso della serie il triangolo amoroso Lamù-Ataru-Shinobu diventa un quadrilatero coinvolgendo anche Shitaku Mendo quando Shinobu inizia a manifestare interesse romantico per quest'ultimo, delusa ripetutamente da Ataru. La dinamica diventa circolare: Lamù vuole Ataru che vuole Shinobu che vuole Mendo che vuole Lamù (Annalisa ci potrebbe cantare una canzone). Il rapporto tra Ataru e Lamù resta sempre conflittuale e lui cerca sempre di riconquistare Shinobu ma, con il tempo, appare sempre più evidente che sotto sotto Ataru si sente molto attratto da Lamù e non ne potrebbe più fare a meno.

Ecco qui solo alcuni dei numerosissimi personaggi.

Lamù
Ataru
Shinobu
Ten
I sigg. Moroboshi
Padre di Lamù
Madre di Lamù
Rei e Ran
Mendo
Sakura
Sakurambo
Compagni di classe
Prof. Onsen
Benten
Oyuki e Kurama
sig. Fujinami


Di Lamù esistono anche alcuni film d'animazione: Only You, Beautiful Dreamer e altri ancora.

Una cosa che molti - ma non tutti - sanno è che c'è un vero e proprio mistero che ruota intorno alla sigla di Lamù di cui si è parlato molto sul web. Una discussione che fu iniziata dal famoso sito web Tana delle Sigle allorché qualcuno, notando l'assenza di informazioni su autori e interpreti della sigla di Lamù, ha iniziato a fare ricerche in merito, consultando doppiatori e professionisti dell'ambiente, per trovarsi di fronte a un enigma di difficile soluzione, neanche fosse il Terzo segreto di Fatima. Incomprensibilmente: è una bella canzone, e chi l'ha creata, eseguita e/o interpretata avrebbe dovuto essere orgoglioso di rivendicarla. Ma alla fine anche questo segreto, esattamente come quello di Fatima, è stato svelato

Un'ultima menzione è alla voce di Lamù di Rosalinda Galli, riconoscibilissima, ha certamente aiutato al successo del personaggio.