- «È lui o non è lui? Cerrrto, che è lui!» usata da Ezio Greggio per introdurre gli ospiti,
- «Se non ci dici niente a tuo fratello, ti regalo un bel giumbotto!» detta da Carletto, un personaggio di Faletti, comico dimostratosi successivamente un artista di grande sensibilità e profondità che ho amato anche come scrittore (RIP).
- «Porco il mondo che c'ho sotto i piedi!» sempre detta da Faletti ma nel ruolo del poliziotto Vito Catozzo
- «È chiaro 'stu fatto?!» esclamato da Sergio Vastano nel ruolo di "top manager di natura rampante"
- «A me, me pare 'na strunzata!» la lapidaria conclusione di Gino Cogliandro dei Trettré (anche lui RIP) che smontava regolarmente le lunghe e pompose spiegazioni dei compagni.
L'uso del tormentone non era un limite della comicità, era parte stessa del meccanismo: lo spettatore sapeva già cosa sarebbe arrivato e proprio per questo lo aspettava, lo anticipava e finiva per ripeterlo insieme al personaggio. Il tormentone diventava quasi una parola d’ordine generazionale. Antonio Ricci ha spiegato proprio questa caratteristica sottolineando che un tormentone, per funzionare, non deve soltanto essere ripetuto, ma deve poter essere ripetuto dal pubblico. Ed è forse questo il segreto per cui, a distanza di tanti anni, certe frasi sono ancora immediatamente riconoscibili: non appartenevano più soltanto ai personaggi, erano entrate nel linguaggio quotidiano di chi guardava la trasmissione. Drive In era questo: una macchina televisiva velocissima, piena di personaggi, gag, costumi, automobili, ragazze svestite e prosperose sui pattini, parodie, linguaggi inventati e riferimenti all’America che arrivavano direttamente dentro il salotto degli italiani. Non mancarono anche le parodie dei politici del momento (De Mita, Spadolini, ecc.) interpretate da uno strepitoso Gianfranco D'Angelo e che anticiparono quel tipo di TV di imitazione e satira politica portata sullo schermo da quelli della Compagnia del Bagaglino a partire dal 1987 con lo show Biberon sulla RAI.
Anche le procaci cameriere e cassiere - era l'epoca delle maggiorate - divennero popolari: per citarne alcune Carmen Russo, Lory Del Santo e Tinì Cansino. Furono le antesignane delle veline che, infatti, nelle prime edizioni di striscia si muovevano su delle rotelle, non più quelle dei pattini, ma quelle degli skateboard.
Era l’Italia degli anni Ottanta che guardava l’America, la imitava, la deformava e allo stesso tempo la trasformava in qualcosa di profondamente italiano. E forse proprio per questo, ancora oggi, basta sentire una di quelle frasi, vedere un costume, riconoscere un personaggio o ricordare una vecchia gag per ritrovarsi improvvisamente davanti a quel drive-in colorato, caotico e un po’ folle, dove tutti sapevano già cosa sarebbe successo… e proprio per questo non vedevano l’ora che succedesse.La trasmissione andò in onda per 5 anni: difficile da immaginare oggi che ci siamo abituati a un palinsesto tristemente identico per decenni, ma una volta le trasmissioni avevano un inizio e una fine, anche quando avevano successo: forse per questo sono diventate trasmissioni culto, un po' come la prematura scomparsa di alcuni artisti li ha consacrati al mito.
Successivamente alcune dei comici e dei personaggi furono reimpiegati in trasmissioni successive che volevano capitalizzare il filone ancora non esaurito di quel tipo di comicità. Sto parlando di Emilio e Odiens la cui conduzione fu affidata a Gianfranco D'Angelo e Ezio Greggio che già nel Drive erano stati il perno centrale della trasmissione per il grande numero di personaggi e parodie che entrambi avevano portato sullo schermo. Una coppia d'oro, prima ancora della fortunata accoppiata Greggio - Iacchetti, a cui fu poi affidata la prima edizione dell'ormai quasi quarantennale show Striscia la notizia. Il resto è ormai storia.
Questa la sigla del 1984 che ricalcava lo stile comico di Benny Hill, di cui venivano mostrate degli spezzoni comici durante la trasmissione.
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