martedì 28 luglio 2009

IMMAGINA CHE Eddie Murphy torni agli antichi fasti...


Da perfetto figlio degli anni '80, ho sempre amato Eddie Murphy. Ho visto e rivisto Una poltrona per due, Beverly Hills Cop 1 e 2 (il terzo è ridicolo), Il bambino d'oro e soprattutto - il mio preferito - Il principe cerca moglie. Erano film non sempre perfetti, ma decisamente ritmati e gradevoli. Amavo la sua mimica, la sua inconfondibile risata (da noi resa così particolare da Tonino Accolla), le battute -spesso un pò volgari - con cui dissacrava o sdrammatizzava anche le situazioni più intense di tutti i suoi film.
Per questo, negli ultimi dieci anni (diciamo più o meno dal Dottor Dolittle in poi) è stato per me un pò triste assistere di anno in anno alle discutibili scelte professionali e personali che ha operato. Sebbene sia attualmente il terzo attore più pagato di Hollywood, e quindi non corra il rischio di derive suicide alla Francesco Nuti, c'è da dire che l'ultima dozzina circa di film da lui interpretati sono stati decisamente sfortunati o più semplicemente "bruttini". Senza dubbio lontani dai fasti di John Landis o Walter Hill, nonchè poco graditi da critica e soprattutto da pubblico.
L'anno scorso non mi dispiacque molto il suo Piacere Dave, mentre il trailer del suo prossimo film non mi ha creato aspettative troppo entusiasmanti.
Nell'attesa - o vana speranza - che torni ai livelli di un tempo, o che al contrario scompaia malamente ed indegnamente dalla scena mondiale, mi piace ripensare a quando al Saturday night live si travestiva da "bianco" e prendeva i mezzi pubblici dei "bianchi" per vedere come questi si comportassero quando credevano non ci fossero neri intorno a loro... Si trattava di sketch surreali e non documentaristici, sebbene l'effetto comico delirante che ne derivava aveva il pregio di esaltare ancor di più le sue doti di trasformista.
Vedrò comunque Immagina che (sono pur sempre un fan) quando tornerò in Italia. Nel frattempo, pescando negli afosi meandri della rete, recupererò le scene col ciuchino di SHREK III in lingua originale coi sottotitoli per rinfrescare una delle più strepitose performance di Eddie Murphy da doppiatore - ruolo che più di tutti è riuscito a salvaguardare e, anzi, a migliorare in quest'ultima parte della sua carriera -. E segnalo anche la sua recente parodia seriale nell'ottimo telefilm 30 ROCK dove, fra i vari comprimari, un attore con un nome differente ma che sintetizza inequivocabilmente le sue idiosincrasie ed il suo lunatico talento attoriale (vedi foto 2 in alto) gli fa un verso simpatico e vagamente irriverente. Tra l'altro, questa stessa serie nasce come un ideale dietro le quinte di un simil Saturday Night Live. Per cui...



sabato 18 luglio 2009

L'after Jacko

A distanza di 3 settimane dalla morte di Jacko, non si spegne l'attenzione mediatica su di lui a conferma, se qualcuno ne avesse dei dubbi, che ad andarsene è stato uno dei più grandi e rappresentativi personaggi degli ultimi decenni. E anche noi non possiamo fare a meno di ritornare sull'argomento. L'indiscusso re del pop e , a sua volta, il pop, l'indiscusso re della musica moderna. Per la proprietà transitiva potrei azzardare che Jacko si possa considerare il re della musica moderna.
Sulle pagine dei giornali e sulle schermate della stampa on-line continuano a susseguirsi indiscrezioni sulla morte, sulla vita privata: ora nessuno più crede che sia stato un pedofilo, le ipotesi che vanno per la maggiore riguardano la sua presunta omosessualità e sono colorite con tutti i cliché- si vestiva da donna! - che ancora fanno presa sulla morbosità di qualcuno. Poi spunterà l'ipotesi dello sciupafemmine con un numero di amanti disseminate per il globo da far invida al nostrano Califfo.
Per lo meno la gente comune ha conservato ancora il buon senso ed è proprio dalla gente comune, che esprime commentando i video su youtube o scrivendo pensieri su facebook, che vengono le uniche parole che in circostanze come queste non stonano mai: RIP - Rest in Peace, Michael Jackson.
Un augurio a cui personalmente mi unisco per il semplice rispetto che si deve alla vita e alla morte e per la mera gratitudine verso un artista che ha saputo regalarmi bellissime colonne sonore che hanno accompagnato varie fasi della mia vita. Che tu possa, dove ti trovi, ricordare il calore del tuo pubblico adorante, quel calore che spero ti abbia consolato in vita, che abbia lenito i tormenti del successo che porta sempre con sè due rovesci della medaglia..
Non dimenticherò mai Billie Jean, inciso su quel 45 giri che era il pezzo forte dei compleanni che festeggiavamo in famiglia, nè il toccante impegno di USA for Africa concretizzatosi con We Are The World con il fascino di tutti i big riuniti per l'occasione (tra i tanti, Lionel Ritchie, Tina Turner, Cindy Lauper, Stevie Wonder, Bob Geldof, Bruce Springsteen, Diana Ross, Bob Dylan, Ray Charles, Paul Simon). Non dimenticherò i brividi del video di Thriller e le risate del video di Fat, la parodia firmata Weird Al Yankovic di Bad. Non dimenticherò Beat it, Black or White, Dirty Diana, The Way You Make Me Feel e Smooth Criminal. Soprattutto non dimenticherò le incredibili movenze di Jacko e il geniale moonwalk, se geniale si può definire un'espressione del corpo e non della mente ma altra definizione non ho.
Proprio del moonwalk è scoppiata la mania e gente di tutto il mondo si è cimentata, con risultati sempre simpatici anche se più o meno (o molto meno che meno) riusciti, del celebre passo di danza: su Eternal Moonwalk i video ricevuti sono stati montati in successione. Quale migliore tributo per Jacko?


MOONWALK

Billie Jean @ Motown

sabato 11 luglio 2009

They really care about JackO


Un blog incentrato sui miti degli anni 80 che indugi così tanto prima di spendere qualche parola su Michael Jackson, tanto più dopo la notizia della sua inaspettata scomparsa, può sembrare sospetto e tardivo. Ebbene, oggi si cercherà di rimediare in parte a questa mancanza, dovuta semplicemente a vari impegni personali dei suoi gestori (sottoscritto compreso).
In verità, di "Jacko" si è ormai detto e riepilogato tutto, nelle ultime due settimane. Molti erano già al corrente della sua crociata legale contro le accuse di pedofilia, dalle quali fu peraltro prosciolto. E quasi tutti hanno avuto modo di ironizzare e giudicare le sue estrosità estetiche, evidentissime sia nei suoi numerosi e spettacolari videoclip (spesso incentrati sulla metamorfosi) che nelle tribolate vicissitudini corporali legate allo sbiancamento ed ai molteplici interventi invasivi che lo hanno reso negli anni sempre più irriconoscibile e, se possibile, grottesco.
Inutile elencare i suoi pezzi più famosi o i suoi meriti artistici. Superfluo, più che altro.
Quello che più può riguardare la Fortezza, a questo punto, è constatare come un'altra icona del suo pantheon - trasversale ed eclettica come poche - si è spenta, spandendo una scia di polemiche, lutti, celebrazioni e speculazioni degna di una delle più controverse star di questo e dello scorso secolo.
E lo dico da non-fan, anzi, da persona che forse più di altre ha mal sopportato Jackson dal punto di vista umano alla luce della sua controversa (e vagamente sporca) immagine mediatica.

Per rispettare la tradizione celebrativa con un video, ho scelto un pezzo forse non fra i più amati ma che all'epoca mi colpì molto. Forse per la sorpresa che ebbi quando scoprii, al lancio del relativo videoclip anni fa, che Jacko aveva pagato non so quanti soldi la mafia locale del posto per permettergli di girare lì.
Che tipo...


giovedì 25 giugno 2009

Cowabunga!!


Sebbene siano più strettamente legate agli anni 90, le Tartarughe ninja hanno rappresentato un vero e proprio fenomeno di culto per chi era bambino o ragazzo in quel decennio. Tralasciando la serie del 2003, che - sebbene più fedele al fumetto originale - ha per lo più scontentato i fan del cartone classico, la saga delle tartarughe mutanti trasmessa nello scorso decennio è stato uno dei più eclatanti casi di serie animate contemporanee non giapponesi a diventare di moda tra i giovani teledipendenti. Il successo delle quattro ninja turtles fu enorme, e così anche la sua penetrazione sul mercato del merchandising. Il traino televisivo portò anche ad una serie di film per il cinema (che però non riscosse grossi meriti di critica) e perfino ad una serie televisiva live-action.

Di recente, questa volta però trainato dal successo della serie animata nuova, è approdato anche nelle nostre sale anche un lungometraggio in 3D dai toni un pò dark e dalla trama abbastanza avvincente dal titolo TMNT, che subisce innegabilmente le più recenti fascinazioni orientaliste così di moda al cinema e nei fumetti.

Ma il vero motivo per cui ho deciso di rispolverare i gusci squamosi di questi quattro vecchi amici è la notizia (già di un mese va, invero) dell'imminente ristampa , da parte delle Edizioni 001, del fumetto originale delle ninja turtles di Kevin Eastman e Peter Laird. I volumi conterranno 180-200 pagine e saranno pubblicati a cadenza trimestrale/quadrimestrale. Purtroppo non è ancora pervenuto il prezzo, ma si spera possa essere relativamente contenuto...

Sul sito della casa editrice, a questo link, è possibile anche leggere il primo episodio a fumetti in lingua originale. Gli aficionados delle serie animate, anche di quella più recente, rimarranno senz'altro stupiti nello scoprire che i toni della prima serie del fumetto originale (tra l'altro, in semplice bianco e nero) sono molto più cupi e violenti di quelli a cui ci ha abituato il cartone, e che il tratto del disegno è decisamente più rozzo ed ostico. Ma confido di non essere l'unico che lo attendeva, e che in qualche modo l'effetto "curiosità" possa portare fortuna alla sua edizione italiana.


martedì 16 giugno 2009

...Ma noi siamo ancora più vivi che mai!


Segnalazione decisamente da Fortezza questa novità libraria nata dalla penna di Omar Fantini, comico di Colorado Cafè (che in realtà non guardo molto) particolarmente affezionato alla retorica legata alla categoria degli attuali trentenni.
Si tratta di un libricino -ma neanche tanto "ino"- dall'ironico titolo "Non si esce vivi dagli anni '80", che fra il faceto ed il faceto (no, non è un errore) compie una simpatica carrellata dei fenomeni culto di quel decennio, sottolineando come essi abbiano influenzato tutti i nati fra i settanta e gli inizi degli 80.
E non si parla solo dei miti televisivi arcinoti come Arnold o La casa nella prateria, ma anche delle vere e proprie icone che hanno caratterizzato l'infanzia e l'adolescenza di quella generazione: il SuperTele, il Commodore, il crystal ball, l'Allegro Chirurgo ed anche il più universale e rappresentativo cubo di Rubik.
Mi è capitato di vedere questo libro per caso ieri, e l'ho solo sfogliato: in effetti, si tratta più di un piccolo catalogo che di un saggetto ironico, data l'abbondanza di foto e la brevità delle parti scritte. Si tratta senza dubbio però di un manifesto "bignami" della nostra generazione, scritto apparentemente con garbo e complicità e capace di strappare, se non sempre un sorriso pieno, perlomeno valanghe di preziosi ricordi.
E noi della Fortezza viviamo soprattutto di preziosi ricordi...

sabato 6 giugno 2009

I segreti non segreti della fortezza

Una grave mancanza a cui non ho posto rimedio nei quasi due anni di vista di questo blog (primo post 16 novembre 2007) , superata la soglia dei 100 post e con oltre 52000 visite reali, è quella di dedicare qualche riga alla sede che tanto generosamente ci ospita: La Fortezza delle Scienze.
Dopo la morte del dottor Kenzo Kabuto, ne abbiamo preso le redini, omaggiando così il genere robotico che proprio negli anni '80, epoca in cui questo blog vive, è esploso qui in Italia rappresentandone quindi un vero e proprio fenomeno.
Ma perché proprio la Fortezza delle Scienze e non il centro di ricerche fotoatomiche o il centro di ricerche spaziali o la base antiatomica?
Perché prima di tutto Il Grande Mazinga, non mi stancherò mai di ribadirlo, è il mio robottone preferito e Tetsuya è un Omm'e Sfaccimm di come se ne sono visti pochi in tutta la storia dell'animazione. E non solo perché andava a combattere anche se era in coma.
In secondo luogo perché il termine "Fortezza" da l'idea di un posto inespugnabile che custodisce e protegge qualcosa: quel qualcosa sono le emozioni legate al ricordo di quegli anni, le nostre nostalgie. La fortezza è dotata di confini, di mura che dovevano demarcare uno spazio che all'inizio doveva essere tutto mio (la mia creatura, dicevo) ma che poi ho volentieri e di mia iniziativa condiviso con i subentrati validissimi soci che hanno apportato nuova linfa e nuove idee e, senza i quali, il blog avrebbe vissuto lunghi periodi di abbandono dovuti agli impegni che un po' tutti abbiamo. Ora è il nostro spazio.
"Delle Scienze" contribuisce all'idea di un blog complessivamente ironico. Ironicamente, mi definisco un "pozzo di scienza" per la conoscenza spinta, quasi enciclopedica, dei cartoni e degli anni 80 in generale, merito una buona memoria a lungo termine che mi consente di conservare per sempre - ammesso l'Alzheimer mi risparmi - nomi, fatti, sigle.
Inoltre, La Fortezza delle Scienze rende bene l'approccio laboratoriale che qui abbiamo assunto, non limitandoci alla passiva recensione del recensibile, ma andando a caccia di notizie, di attività (di terzi) che oggi vengono portate avanti per omaggiare gli oggetti della nostra nostaglia. E' per questo che qui hanno trovato spazio i lungometraggi e le serie che ancora oggi vengono realizzati sui nostri eroi, o l'ufo robot project, e attualissime fiere del fumetto e dell'animazione, i gadget disponibili sul mercato. Uno sguardo indietro e uno sguardo al presente. Con il rimpianto per i personaggi che ci lasciano come hanno fatto i doppiatori di Lupin e Zenigada, del sig. Aiazzone, Mike Francis.

P.S. Il gruppo La Fortezza delle Scienze è presente su Facebook.


La fortezza
La Fortezza delle Scienze è dotata di una serie di armi ipertecnologiche per difendersi dagli attacchi dell'armata dell'Imperatore delle Tenebre.
Partendo dalla Fortezza delle Scienze, Teztuya a bordo del Brian Condor, attraverso un percorso più che tortuoso, si aggancia alla testa del Grande Mazinga che viene fuori dalle acque vorticose circostanti la fortezza (spinto da rampa di lancio subacquea).
Anche la Regina delle Stelle parte della fortezza, per agganciarsi al robot Venus nascosto tra le montagne. La Fortezza può creare attorno a sè una barriera cristallina molto resistente.


Interrogativi sulla Fortezza.
La Fortezza delle Scienze apre mille interrogativi a cui cerchiamo di dare una risposta. Si accettano altre interpretazioni e possibili spiegazioni.

Perché quando deve essere evacuata, gli scienziati, con tutta la tecnologia a disposizione, non utilizzano delle navicelle anziché i barconi della speranza?
Perché avevano terminato il budget a disposizione e restavano i soldi solo per i canotti.

Come fanno le pareti della fortezza a passare dallo stato di semidistruzione a perfettamente riparate nel corso della stessa puntata?
La fortezza in realtà è un essere mutante con il potere dell'autorigenerazione. Il dottor Kabuto gli ha iniettato il siero estratto dalla coda della lucertola.

E' possibile che i robot riparino la fortezza e la raddrizzino tirando delle funi?
A quanto pare sì. Vedere la serie per credere.

Quale è la necessita degli agganciamenti? Robot e cabina di pilotaggio non potrebbero essere un tutt'uno?
Sì potrebbero ma non farebbe scena.

Come fa Shiro a non capire di essere figlio di Kenzo Kabuto visto che fa di cognome Kabuto?
Il cognome Kabuto in Giappone è come Rossi in Italia.

Photo Credits: La fortezza delle scienze: http://raggiogamma.altervista.org; dr. Kabuto http://www.encirobot.com

lunedì 25 maggio 2009

Coraggioso e battagliero


Fra le meraviglie che mi è capitato di visitare nel mio mese a Tokyo, sicuramente un posticino speciale lo occupa il ricordo della visita al museo della TATSUNOKO, insigne casa di produzione nipponica che ha partorito alcuni dei cartoni simbolo della Fortezza come -più in generale- dell'infanzia televisiva di tutti i bambini degli anni 80.
Per avere un'idea dei titoli della Tastunoko, rimando al link su wikipedia.
Ma per regalare una suggestione immediata che catapulti le vostre menti a quell'universo, non credo che ci sia nulla di più adatto del seguente trailer. Sperando che la nazionalissima produzione in questione possa miracolosamente sbarcare anche nella distribuzione italiana.
Illusione, questa si, meramente fantascientifica.
Appena avrò tempo, cercherò di dedicare un post al museo sopra citato. Sperando di avere anche conservato qualche documento fotografico...

giovedì 14 maggio 2009

Spazio: Ultima Frontiera


Sarà difficile questa volta giustificare un post dedicato ad un cartone così bistrattato e per giunta neanche tanto riconducibile alle suggestioni "ottantine" della Fortezza. Dirò solo che, da amante di Star Trek e dell'animazione in generale, e sull'onda del successo -in realtà non travolgente- del nuovo film di Abrams sulla combriccola dell'Enterprise, ho ritenuto utile rispolverare un piccolo gioiello di semplicità e sperimentazione come STAR TREK: LA SERIE ANIMATA.
Sintetizzato, come tutte le serie trekkiane, in un comodo acronimo (nello specifico, ST TAS, ovvero Star Trek The Animated Series), questo cartone fu prodotto fra il '73 ed il '74 e consta in totale di 22 episodi.
La serie narra dell'ultimo anno della "missione quinquennale" di Kirk & Co. Missione che in realtà la narrazione della serie classica copre per i soli primi tre anni.
Oltre ad essere doppiata da quasi tutti gli attori del cast originale, la serie animata -proprio in quanto semplice "cartone"- potè ovviamente dare forma alla fantasia degli sceneggiatori senza essere sottoposta ai soliti limiti di budget e di tempo che caratterizzavano la produzione del telefilm.
Per quanto gradevole, il cartone risulta un pò troppo lento per essere apprezzato dai più piccoli, e tuttavia relativamente povero di quei battibecchi ironici e giochi di mimica -entrambi irresistibili- che animavano le discussioni fra i protagonisti, rendendo la loro alchimia televisiva impagabile per grandi e piccini.
Ad ogni modo, sicuramente un prodotto che non va dimenticato, e che si spera -da appassionati di serialità ed animazione- poter rivedere, magari su una rete satellitare, in questo periodo di "febbre trekkiana".
Nel frattempo,
Lunga vita e prosperità a tutti!

sabato 9 maggio 2009

Un REAL SUPERHERO all'ombra del Vesuvio

Quando M@rcello mi ha segnalato il video che vi sto per presentare, credevo che fosse uno dei tanti esempi di coloro che vogliono immortalarsi su YouTube con qualche divertente trovata. Non mi sarei mai aspettata che esistesse un REGISTRO MONDIALE DEI SUPEREROI e che scorrendolo si potesse trovare, tra i tanti americani (ma si sa che loro sono bizzarri), un supereroe reale che vive all'ombra del Vesuvio: Entomo - l'uomo insetto!! (La foto di Entomo, a sinistra, è tratta proprio dal suddetto registro). Ghost, Amazzonia, Black Arrow, sono solo alcuni dei nomi sotto i cui costumi si celano, come per tutti i supereroi che si rispettino, identità segrete. Mi pare che questi individui dalla doppia identità abbiano preso molto sul serio la loro missione con il realismo (per quanto possa risultare paradossale questo termine) di chi sa di non avere dei superpoteri ma, come riferisce lo stesso Entomo, delle particolari abilità che possono essere messe a disposizione del sociale. Supereroi moderni che si avvolgono della moderna tecnologia per sopperire alla mancanza dei super-poteri. In assenza di poteri telepatici che mettano il supereroe al corrente di una ingiustizia, di una violenza che si sta manifestando, in qualche angolo della città, ai danni di qualche vittima indifesa perché non farsi contattare telefonicamente? Perché non fare conoscere la propria disponibilità a sconfiggere il crimine con una pagina su myspace? Domande a cui il nostro supereroe partenopeo ha risposto affermativamente, mentre io mi chiedo se sarà lui che potrà salvare Napoli dalla monnezza.
Questa la sua presentazione:

Di Entomo se ne è interessata persino una trasmissione TV andata in onda su RAI4 (rete in esclusiva su digitale terrestre) di cui vi proponiamo un filmato.


E mentre due dubbi mi attanagliano («ma sarà legale andare in giro con il volto coperto?», «ma l'ultimo insetto raffigurato qui, non è invece un gambero?») omaggio il nostro supereroe nazionale con lo spezzone di una famosa canzone che piace tanto al mio amico Fabrizio.

Lupin III - Super Hero.mp3 -


Ok, ma che c'entra Entomo con gli '80? Nulla, ma era una notizia troppo ghiotta e in linea con i nostri interessi per essere taciuta.
STOPPATE IL PLAYER A DESTRA!!

venerdì 8 maggio 2009

Attack




Da ex pallavolista posso confermare che il sogno di indossare la maglia delle SEVEN FIGHTERS da adolescente era più che ricorrente, non a caso io ho sempre portato il numero 7 oppure il numero 1, gli stessi che Mila sfoggiava rispettivamente nelle Seven Figheter e in Nazionale. A quei tempi ero un po' fissata con Mila, Nami, Kaori e compagnia bella, ora le cose, fortunatamente sono migliorate, però realizzare quel sogno ora ha un suo prezzo che potrei anche pagare: 14,80 + spese di spedizione. 

La maglia delle SEVEN FIGHTERS è su eBay.

domenica 3 maggio 2009

Corrado Castellari e Melody, la melina verde on-line

Uno dei miti che mi onoro di avere tra la cerchia dei miei amici su my space è Corrado Castellari, cantautore e compositore che può vantare collaborazioni con artiste del calibro di Mina, Ornella Vanoni e l'indimenticata Stefania Rotolo (insomma, mica pizza e fichi e fantasia) ma che noi omaggiamo come il compositore delle dolcissime e vivaci sigle de Le Mele Verdi.
Sigle alle quali, in qualche caso, ha prestato la voce: in Belfy e Lillibit è proprio Corrado Castellari a recitare "Ma che strano! così tu non sai che un lillipuziano è un po' folletto..." come è sempre lui a fare il verso del ranocchio nella fantastica sigla de La banda dei ranocchi ("Demethan, e le rane dello stagno...").
Ma il contributo di Castellari al Le Mele Verdi, gruppo che abbiamo già ricordato con estremo affetto, non si è fermato solo al piano artistico. Ci ha messo anche del suo: una figlia, Melody, diventata una melina verde.
Oggi, maturata la melina, Melody continua ad occuparsi con successo di musica, portandosi dentro con orgoglio l'invidiabile e fortunata esperienza di esser appartenuta a quel glorioso gruppo di ragazzine scalmanate e tenere al tempo stesso, tanto da cantarne un omaggio musicale.
E' stato proprio Corrado Castellari a mettermi al corrente del fatto che Melody ha un blog che tutti i fans de Le Mele Verdi, ancora numerosissimi, dovrebbero tener d'occhio (e che mi permetto quindi di consigliare) visto lo spazio che Melody dedica ai suoi ricordi di "melina" e ad eventi e reunion che si sono tenute (e presumibilmente si terranno) e che hanno coinvolto le sue ex-colleghe.
www.melodycastellari.com

Vi posto uno dei video della Giornata delle Mele Verdi tenutosi pochi giorni fa. La qualità del video è tutt'altro che eccelsa. Non di meno è toccante per chi sa apprezzarne la nostalgica poesia.

giovedì 30 aprile 2009

Hiro o heroes?


Hiro è un canale a pagamento di Mediaset Premium che fa parte del pacchetto Fantasy (Hiro,Playhouse Disney, Cartoon Network) ovviamente dedicato ai cartoni animati, il bello è che non ci sono esclusivamente personaggi nuovi che ahimè per ovvi motivi generazionali non conosco, ma il palinsesto riserva sempre qualche collocazione agli evergreen degli anni ’80 e non solo, in questo periodo ad esempio sono in programma due personaggi del calibro di Capitan Harlock e Lupin

Un ladro d’eccezione presente nel palinsesto ben confezionato di Hiro è Diabolik, che poco ha a che fare con gli anni ottanta ma altrettanto amato (almeno da me e dalla mia socia). Non è il fumetto anni ’60 delle geniali sorelle Giussani ma un remake a cartoni (a colori) del 2000 (credo!) che nonostante non abbia lo stesso fascino è pur sempre interessante e appassionante. 

Diabolik, uno dei personaggi più famosi nella storia del fumetto, è ora protagonista di questa serie di cartoni animati, che ci permette di scoprire un nuovo lato del suo carattere facendo un viaggio nel passato per capire cosa lo ha spinto a lottare contro lo spietato Dane...

Ancora in fasce, Diabolik viene trovato naufrago su una spiaggia da King, che lo adotta crescendolo insieme al suo figlio naturale, Dane. Grazie a un addestramento mirato, ma anche alle sue doti di astuzia e agilità, Diabolik diventa un campione del furto, un ladro inafferrabile al servizio dell'organizzazione messa in piedi da King e poi gestita da Dane. Quest'ultimo però, geloso di Diabolik, è deciso a sbarazzarsi di lui. Dane convince il padre ad affidare a Diabolik una missione che va contro il suo codice d'onore: dovrebbe infatti eliminare un uomo, il signor Kant, padre di Eva, una splendida ragazza che Diabolik ha già avuto modo di conoscere. 

Poiché Diabolik si rifiuta, Dane convince King ad espellerlo dall'organizzazione. Poi Kant viene eliminato e la colpa ricade su Diabolik, che viene imprigionato in un carcere di massima sicurezza. Una volta libero Diabolik promette a se stesso che dedicherà la sua vita a contrastare l'organizzazione di Dane. Quindi rivela a Eva la verità sulla tragica scomparsa di suo padre e tra i due giovani nasce un forte sentimento, tanto che Eva decide di seguirlo nelle sue missioni, anche in quelle più pericolose. Diabolik, essendo un evaso, deve poi fare i conti con Ginko, l'ispettore di polizia, che gli sta costantemente alle calcagna, nella speranza, un giorno o l'altro di riuscire a prenderlo...
Photo Credit: Repubblica.it

lunedì 27 aprile 2009

Un post di tutto

Reportage del Comicon 2009

Come mi ero ripromessa, domenica 26, cioè ieri, sono stata al Comicon, la fiera dedicata al fumetto e all'animazione che si svolge a Napoli ogni anno nella suggestiva ma forse poco appropriata (l'aria era un tantino irrespirabile) cornice di Castel Sant'Elmo.
Sull'onda dell'entusiasta ricordo dell'ultima capatina (la bellissima edizione 2007) e del rammarico di aver saltato l'edizione passata, è stato un appuntamento atteso quanto deludente. Troppo "Narutizzato", troppo "Death Note". I cosplayers, a parte una simpatica coppia Majinbou-Trunks di Dragonball, due Lamù, una Lisa Simpson e Bender di Futurama, erano monotematici. Naruto, Naruto, Naruto. Ho caricato per due giorni le batterie della fotocamera per niente: 4 fotografie in tutto, non c'era nient'altro da fotografare. Neppure le bancarelle delle fumetterie. Molti fumetti, anche pezzo di antiquariato, ma pochissimi gadget, pochissime action figures, pochissimi modellini, ancor meno portachiavi, nemmeno un cappellino. Nessuna t-shirt da mostrare orgogliosamente quest'estate tranne qualcosa di xxx large con il solito Naruto o qualche supereroe Marvel. Proprio quest'anno che avevo qualche soldino in più. Due anni fa che avrei comprato tutto, quest'anno mi sono dovuta mettere d'impegno per scovare qualcosa che valesse la pena comprare. Probabilmente erano poche anche le stesse bancarelle (ho avuto l'impressione che abbiano sottratto un po' di spazi agli espositori...per girare tutte le bancarelle ci ho messo pochissimo....). Insomma niente di tutto quel folklore che rende irresistibili manifestazioni come queste. Dove erano finite le orde degli ultra-trentenni nostalgici, dove erano i simpaticoni vestiti da Actarus, da Bia, dalla Maga Chappy degli anni passati? E poi perché tanto spazio alle postazioni dei videogames, a quella ingobrante pedana per giocare Guitar Hero? Ma che ci azzecca? Chi se ne frega - per patita che sia anche di videgames - di Guitar Hero al Comicon? L'affluenza di pubblico è stata notevole, la coda alla biglietteria chilometrica (e non è un modo di dire) ma vedevo tante persone che andavano via relativamente presto. Anche molti espositori: facevano fagotto e la loro faccia la diceva tutta su come fossero andati gli affari. Alle 17.00 eravamo già fuori a girare per Napoli alla ricerca di una pizzeria aperta. Niente, delusione su delusione: la pizza napoletana l'ho dovuta mangiare in serata, tornata a Giovinazzo, nel mio cantuccio preferito dove ci lavora il pizzaiolo partenopeo.
In questa panoramica piuttosto grigia però non sono mancate delle belle sorprese:
1) l'incontro con Leo Ortolani. Firmava gli autografi a soli pochissimi eletti accreditati ma noi (cioè io e Pig M.) con una delle nostre improvvisate pantomime, così come facemmo con Go Nagai, abbiamo scavalcato gli accreditati e l'abbiamo convinto a concederci uno strappo alla regola. Ed eccoci su una foto, sfocata purtroppo, noi, lui e il nostro N.1 di RatMan.


2) abbiamo rimediato due fantastici disegni, di Batman e WonderWoman, fatti, su nostra richiesta, da un simpaticissimo e talentuosissimo giovane, ma già popolare, disegnatori di fumetti (di John Doe, precisamente): Luca Maresca. E' incredibile l'abilità e la velocità con cui disegnasse sotto i nostri occhi qualsiasi supereroe gli si richiedesse. Gli ho visto fare Batman, Capitan America, Elettra, Devil, Wolverine, Tempesta. E poi John Doe naturalmente. Bravo, anzi bravissimo.
3) un espositore aveva bellissimi cofanetti (pubblicazione della Edizioni 001) di fumetti fantascentifici americani degli anni 40-50 EC Comics. Ed è così che la nostra collezione si è arricchita di un cofanetto di Weird Science e uno di Tales from the Crypt più qualche numero sparso di The Haunt of Fear e Frontline Combat.
4) Per lo meno ho trovato un souvenir per mia nipote: un barbapapà (anzi barbazoo) reversibile: rivoltadolo si trasforma in una barba-stella. E sempre in tema di barbafamiglia mi sono regalata il portacellulare imbottito di barbaforte.

I GemBoy allo Zenzero il 18 aprile

Quanto il Comicon è stato nel complesso deludente, nonostante l'illuminante incontro con Ortolani, tanto invece il concerto dei GemBoy, tenutosi al Club Zenzero di Bari il 18 aprile, è stato esaltante, oltre ogni già alta aspettativa.
I Gem Boy sono veri animali da palco. Ogni canzone era uno sketch, ogni sketch una canzone, ogni canzone una di quelle espressioni facciali di un bassista fuori di testa che mi ha fatto tenere le lacrime agli occhi per le risate per tutto il concerto.
Orgia Cartoon, Holly e Benji, l'imitazione delle camminata di Sampei sono stati momento di puro delirio collettivo - per non parlare di effe-ai-gi-ei (meglio scriverlo così che ci leggono i bambini) ma lo spettacolo non ha smesso di essere coinvolgente neppure al momento di brani non noti proprio a tutti.
E poi Fatalità, reduce di un grandissimo successo. Risate a go-go. Grazie al grandissimo Carletto FX e a tutti, ma proprio tutti, gli sballati componenti della sua band. Denis, ora sei tu il mio idolo.
[Maledette batterie sempre scariche, non ho nessuna testimonianza fotografica]

domenica 19 aprile 2009

Io sogno di viaggiare insieme a Paul

«Amici per la pelle, sul teleschermo blu, da oggi Paul e Nina ogni giorno insieme noi. Che arma superbolica il magico yo-yo e il laser che è negli occhi del piccolo orsacchiotto!»
Con queste parole, la dolcissima voce di Patrizia Pradella ci introduceva a un mondo fatato, a paesaggi fiabeschi, a luoghi immaginari abitati da animali e piante parlanti e specie quasi-umane stravaganti... a un mondo semplicemente fantastico, appunto il fantastico mondo di Paul.
Prodotto nella mitica e instacabile fabbrica di meraviglie che è la Tatsunoko nel 1976 (anno che ne ha sfornato di cose buone...), l'anime narra delle singolari e irreali avventure di Paul in mondi paralleli sottomessi al tiranno Belt-Satan il quale ha rapito Nina per farne la sua sposa. Belt-Satan, dall'aspetto demoniaco, può contare su scheletri, funghi malefici (in particolare, Chinoppi) e un esercito piuttosto variegato e fantasioso di cattivi .
Il varco tra il nostro mondo e i molteplici mondi paralleli è aperto, con un martello magico, da Pakkun, l'orsacchiotto, posseduto da un folletto, di Paul ma il varco è attivo solo per un periodo limitato di tempo per cui Paul, affiancato da Doppe il cane san bernardo di Nina (cane che parla, cammina e vola nelle altre dimensioni), riuscirà di volta in volta ad offrire il proprio aiuto alle popolazioni oppresse da Belt-Satan ma dovrà puntualmente rinviare la liberazione della ragazza alla successiva incursione. Come è prevedibile, Paul, armato del magico yo-yo e del laser-che-è-negli-occhi-del-piccolo-orsacchiotto, riuscirà non solo a liberare Nina (cosa che avverrà prima del termine della serie) ma avrà una parte fondamentale nella successiva ribellione e nel riscatto dei buoni che abitano il paese delle meraviglie e prevenendo così anche l'attacco alla Terra che Belt-Satan aveva minacciato di realizzare.
Si tratta di un vero e proprio cult degli anni 80 che personalmente mi ipnotizzava davanti allo schermo (blu) e che nonostante, a rivederlo ora, mostri tutti i segni dell'età, resta fra i cartoni che ricordo con più nostalgia e tenerezza. Mi colpiva particolarmente il tratto arrotondato, i particolari ricchi di riccioli, le capigliature con i tirabaci, i colori vivaci, il disegni tratteggiato a matita in cui si trasformava l'ambiente quando Pakkun fermava il tempo.
Una ricetta ben riuscita con tutti gli ingredienti che solleticano le corde della fantasia dei bambini. Eppure sono evidenti anche tematiche psichedeliche: citando la Wikipedia, il "cancello" che conduce all'altra dimensione, dove tutto è distorto in visioni da sogno o incubo, la "fuga" dalla realtà in una dimensione differente che poi si rivela cruciale per la comprensione della realtà stessa. Ed infine, il personaggio di Chinoppi, che iconograficamente è un'amanita muscaria animata, simboleggiando così la sua cattiveria (il "fungo rosso a palline bianchi", da tutti ricoscibile perché velenoso), ma anche il suo potere (l'amanita muscaria è anche un allucinogeno utilizzato dall'uomo sin dalla preistoria).

L'anime mostra una notevole affinità ad Alice nel Paese delle Meraviglie, non solo perché anche il mondo visitato da Paul è chiamato Paese delle Meraviglia, ma soprattutto perché i mondi paralleli vengono concepiti come la dimensione dove ciò che per noi è privo di vita prende un'anima, una coscienza. L'affinità è particolarmente evidente quando Paul si trova ad avere a che fare con uomini/carta da gioco, guidati da regine di picche e di quadri piuttosto irascibili.

Link consigliato: HitParadeItalia

martedì 14 aprile 2009

100 di questi post...


In occasione del centesimo post, un auto-augurio dalla Fortezza a sè stessa e -soprattutto- ai suoi lettori (in questi ultimi tempi un pò impegnati e "latitanti"), con la promessa/speranza di ritrovarci qui e festeggiare il post numero 200.
Come si fa coi fumetti o i telefilm. Che non a caso rimangono il nostro pane quotidiano...

E quale immagine migliore di una vera e propria icona pop della tv privata nostrana anni '80 come la grafica di OK IL PREZZO E' GIUSTO?