Cari lettori, da molto trascuriamo questa fortezza, la polvere ha invaso la stanza dei bottoni da dove il dott. Kenzo Kabuto gridava i suoi ordini, le ragnatele impediscono ai meccanismi di muoversi ed essere efficienti. Ma una nuova ventata di energia sta rianimando i tecnici della fortezza che presto la porteranno all'antico lustro. Naturalmente sarà necessario fare un po' di pulizia (players non più funzionanti, banners non più utili,...) e una ristrutturazione (che ne dite di un nuovo restyling grafico?) ma l'intenzione è quella di non mollarla più, nonostante gli impegni che spesso sfiancano e non lasciano spazio all'immaginazione che è fondamentale per tenere un blog aggiornato.
Ma voi potete aiutare ad alimentare questa rivingorente forma di energia: sono infatti i vostri commenti, i vostri contributi la linfa vitale della "fortezza"!
L'immagine è tratta da Serate Otaku, il più grande sito di errori nei cartoni animati (consigliato!).
sabato 22 gennaio 2011
sabato 21 agosto 2010
Il tempo non fa il suo dovere. QUANTUM LEAP visto oggi.

Si sa: a volte, rivedere in età adulta ciò che si è amato in tenera età può riservare delle brutte sorprese. La frustrazione post-recupero mediatico è qualcosa che gli amanti di libri, film, musica, fumetti, serie tv ed altri manufatti artistici e culturali imparano presto a conoscere.
Del resto, se un prodotto è buono, è difficile che crei questo penoso effetto. Film come Mary Poppins, Forrest Gump o Shining (giusto per spaziare di genere) non sembrano invecchiare mai. Ad ogni visione, anzi, è possibile cogliere nuovi particolari, finezze di sceneggiatura, persino maggiore spessore nei personaggi. E questo vale in tutti gli altri ambiti delle categorie sopra citate.
Per questo mi duole ammettere, dopo tanti anni trascorsi a recuperarne ordinatamente e mooolto pazientemente tutti gli episodi, di aver fatto male in fin dei conti a voler rivedere una delle mie serie preferite dell'infanzia: QUANTUM LEAP, in Italia noto anche col nome IN VIAGGIO NEL TEMPO.
In essa si narra dei viaggi temporali di uno scienziato che, per un errore, viene catapultato nelle vite di persone del passato per cambiare (in meglio) il corso delle loro esistenze, sperando sempre che il salto successivo sia verso il suo presente. Io lo ricordavo con molto affetto soprattutto per la bellissima puntata finale, della quale ho parlato in questa sede tempo fa. Ma anche per l'accuratezza nella ricostruzione di scenari e costumi delle varie epoche affrontate, per alcuni personaggi impersonati dal protagonista, e in generale per la sottotrama che procedeva parallelamente alle storie singole.
Rivedendo il telefilm ora, non ho ritrovato quasi nulla di tutto ciò.
Le puntate sono ambientate quasi tutte fra gli anni 50 e 60, il che rende in qualche modo molto più semplice di quanto ricordassi la resa dell'ambientazione. Della sottotrama principale si può dire che tutto si riduce a pochissime puntate davvero dense, ovvero quelle dedicate al passato del protagonista Sam Beckett e del suo amico "ologramma" Al Calavicci.
Mi ricordavo anche un epocale episodio doppio dedicato all'assassino di Kennedy, ma riguardandolo ora mi è sembrato solo un reazionario tentativo di screditare goffamente le tesi complottiste che sono sorte (a ragione) nel corso degli anni sulla vicenda di Harvey Lee Osvald.
Non solo: l'intera serie è pervasa da un bigottismo moralista in salsa cattolica che farebbe la gioia di tutta l'UDC. Pochissime ambiguità, pochissimi dilemmi etici. Molti temi sociali, per carità, ma trattati con un tale amore per lo stereotipo ed il paternalismo da rendere spesso ridicoli anche i momenti più seri.
Pensare che negli stessi anni andava in onda anche una serie matura e "avanti" come Star Trek The Next Generation fa quasi sorridere...
E poi - piccola nota personale - credo che nel mio appartamento si sia verificato l'unico caso nazionale di scenario con coinquilini che, per tormentone casalingo, imitano fra loro la voce italiana scattosa ed incerta di Scott Bakula e quella goliardica ed allarmista di Al, con tanto di dialoghi moralisti applicati a contesti improbabili della (nostra) vita quotidiana.
Meglio così. Del resto, anche questo si sa: a volte la parodia (attiva o passiva) può essere ricordata con molto più affetto della fonte originale.
mercoledì 10 marzo 2010
L'ossessione del Giorno

Lo ammetto: è un tranello. Un piccolo gioco di parole da titolo ad effetto.
Più che un'ossessione, si tratta di una suggestione. Che si è ripetuta in chiavi diverse nel corso degli anni, e che ho messo a fuoco solo ultimamente.
Cercherò di definirla ora, in questo post, alla meno peggio.
Anche se può sembrare un pò fuori dai toni della Fortezza, si tratta in realtà di un percorso che tocca molti miti degli anni 80, per cui mi sono deciso a pubblicarlo anche qui.
Allora.
Molte esperienze mediatiche totalizzanti del mio passato più e meno recente sono ruotate attorno a storie, episodi, persino singole frasi, che hanno reso importante in svariati modi l'unità temporale della singola giornata.
Il mitico THE KILLING JOKE, l'episodio di Batman più importante ed analizzato della storia dei fumetti, contiene probabilmente l'esempio più eclatante di questo sovraccarico simbolico.
Il Joker, in uno dei momenti più lucidi e "veri" della sua carriera di fou, dice alla sua eterna nemesi una delle cose più dense mai lette tra le cornici di una storia disegnata:
"Ho dimostrato che non c'è differenza tra me e gli altri. Basta un brutto giorno per trasformare il migliore degli uomini in un folle. Ecco quanto sono lontano io dal mondo normale. Solo un giorno."
Anni prima, in una puntata epocale di MAISON IKKOKU, Kyoko, la protagonista (vedova) avanzava in lacrime al suo pretendente Yusaku una richiesta impossibile ma dall'impatto emotivo devastante:
"Promettimi che vivrai più a lungo di me. Mi basterebbe un solo giorno. Non voglio più vivere da sola".
Più di recente, sulle pagine di Spiderman, si è consumata una delle saghe più drammatiche dell'Arrampicamuri. Un discusso ciclo che ha fatto da preludio ad un "reset" restylizzante, che ha cancellato con un colpo di spugna gli sviluppi più maturi che la testata aveva visto negli ultimi anni. Ed in quella straziante storia, Peter e Mary Jane trascorrevano, consapevolmente, un ultimo giorno insieme prima che Mefisto cancellasse il loro matrimonio e la loro unione dalla mente di tutte le persone conosciute.
Il nome della saga? SOLTANTO UN ALTRO GIORNO. Nella foto, una splendida fotogrammatica sintesi.
Ci sono stati poi altri aneddoti simili, talvolta minori, negli ultimi anni.
Non posso trascurare il peso che hanno avuto su di me i film PRIMA DELL'ALBA e PRIMA DEL TRAMONTO, che concentrano e consumano il proprio perchè in un arco temporale che copre pressappoco una giornata.
E nemmeno è da sottovalutare l'impatto stilistico di quella famosa puntata di Dawson's Creek dove lo stesso epifanico giorno in cui il protagonista scopre la tresca fra il suo eterno amore ed il suo eterno amico si ripete più volte dal punto di vista di ciascun personaggio principale.
Per non parlare di altri film o episodi seriali in cui questo stratagemma è stato da me ritrovato e inaspettatamente sovrastimato anche quando la valenza narrativa della storia non si è rivelata leggendaria.
E, ultimo ma non ultimo: il recupero, tardivo ma necessario, di UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA.
Probabilmente, cavalcare la linea tracciata da questa suggestione - ormai rivelata - sarebbe forzato per il futuro e facilmente retroattivo per il passato. Ma è un dato di fatto che tale suggestione c'è stata (c'è), e che ne ho preso coscienza solo ora.
Ora: ciò che veramente vorrei fare è sviscerare questo solco.
Qual'è il filo conduttore?
Cosa mi affascina in tutte queste singole esperienze semanticamente affini?
Come si esprimerebbe un esperto della psiche umana sulla base di queste mie riflessioni?
E soprattutto, alla luce di tutto cio:
cosa mi trattiene ancora dal tuffarmi sul recupero del serial 24?
Anche se, sinceramente, su quest'ultima potrei improvvisare una risposta. E anche voi, mi sa.
lunedì 25 gennaio 2010
C come Climax. E come Commodore 64
Sperando di far uscire dal torpore questa immensa e pigra Fortezza, volevo condividere con voi un momento di deriva nerd di rara intensità che mi ha investito questo weekend.
E' il climax del titolo, certo.
In cosa è consistito, vi chiederete?
Eccovi accontentati:

- Recuperato un emulatore del Commodore 64 (con addirittura il caricamento a strisce colorate e l'attesa necessaria) e centinaia di ROM delle cassette multigioco italiane che uscivano in edicola negli anni 90 per cercare di riconoscere i titoli dei giochi con cui ho speso più tempo e salute della mia infanzia, cercando anche di risalire ai titoli originali ;
- Indagato sui compositori delle musiche da videogame che amavo di più, recuperato un database con tutti i file musicali perfettamente emulati dalla scheda audio del vecchio C64 e reimmerso nelle sonorità a pochi bit di quelle colonne sonore metalliche, che hanno fatto da sottofondo ad intere giornate (nonchè nottate) assai suggestive, trattandosi per lo più di giochi spaziali ;
- Deciso che volevo a tutti i costi avere quei file musicali, dal formato così singolare, in comodi mp3 - a fini suoneristici - ed indagato fino a notte fonda su come fare. Trasformato, infine, prima i singoli file .sid in diffusissimi e riconoscibili file .wav, e successivamente convertito questi ultimi in mp3 con Cdex;
Ci sono cose che non hanno prezzo. E questa è una di quelle.
Grazie, Web.
Grazie, globalizzazione.
Grazie, nostalgici compagni geek e nerd.
Anche se avevo sempre invidiato i miei amici con l'Amica e il Nintendo...

PS: post pubblicato in origine sul blog personale UNA VOLTA LI', CHIEDETE ed integrato per la FORTEZZA.
E' il climax del titolo, certo.
In cosa è consistito, vi chiederete?
Eccovi accontentati:

- Recuperato un emulatore del Commodore 64 (con addirittura il caricamento a strisce colorate e l'attesa necessaria) e centinaia di ROM delle cassette multigioco italiane che uscivano in edicola negli anni 90 per cercare di riconoscere i titoli dei giochi con cui ho speso più tempo e salute della mia infanzia, cercando anche di risalire ai titoli originali ;
- Indagato sui compositori delle musiche da videogame che amavo di più, recuperato un database con tutti i file musicali perfettamente emulati dalla scheda audio del vecchio C64 e reimmerso nelle sonorità a pochi bit di quelle colonne sonore metalliche, che hanno fatto da sottofondo ad intere giornate (nonchè nottate) assai suggestive, trattandosi per lo più di giochi spaziali ;
- Deciso che volevo a tutti i costi avere quei file musicali, dal formato così singolare, in comodi mp3 - a fini suoneristici - ed indagato fino a notte fonda su come fare. Trasformato, infine, prima i singoli file .sid in diffusissimi e riconoscibili file .wav, e successivamente convertito questi ultimi in mp3 con Cdex;
Ci sono cose che non hanno prezzo. E questa è una di quelle.
Grazie, Web.
Grazie, globalizzazione.
Grazie, nostalgici compagni geek e nerd.
Anche se avevo sempre invidiato i miei amici con l'Amica e il Nintendo...
PS: post pubblicato in origine sul blog personale UNA VOLTA LI', CHIEDETE ed integrato per la FORTEZZA.
lunedì 7 dicembre 2009
Astroboy: il mito retroattivo

Non so perchè questo sia diventato un periodo "Astroboy", per me. E' stato del tutto casuale.
All'inizio, avevo saputo della produzione di un film animato su Astroboy. Mesi dopo, per conto di DoppioSchermo, avevo scritto un articolo sul fenomeno Astroboy in occasione dell'anteprima del suo film alla Festa del Cinema di Roma.
Ma facendo un passo indietro, nel Gennaio di quest'anno avevo visto, durante il mio viaggio giapponese, un ghiottissimo manga ancora inedito (allora) da noi: PLUTO, del bravissimo Naoki Urasawa. E in copertina si leggevano i nomi di due autori celebri: lo stesso Naoki Urasawa e - colpo di scena! - niente di meno che Osamu Tezuka.
All'inizio mi era venuto in mente che potesse essere una sceneggiatura inedita, ma decisi di non indagare perchè non volevo rovinarmi la sorpresa della scoperta quando fosse uscita la versione italiana.
Nel frattempo avevo comprato - e solo sfogliato - il prezioso volume Tezuka secondo me, di Takao Yaguchi (il creatore del longevo ragazzo pescatore Sampei), dove il mito del dio dei manga veniva rispolverato attraverso una carrellata dei suoi personaggi. Compreso ovviamente il celeberrimo Astroboy.
Quando è poi finalmente arrivato qui in Italia PLUTO, ho scoperto che si trattava di una personale rielaborazione proprio del personaggio di Astroboy. Quando ho cominciato a leggerlo, quindi, avevo già in qualche modo una notevole apertura verso l'icona del bambino robot.
Ma, giunto al quarto volume (l'ultimo uscito finora) del manga di Urasawa, ho capito che qualcosa non tornava. Va bene: lui è un genio, e se ha partorito una genialità come MONSTER è difficile che possa sfornare qualcosa che sia bello anche solo un pò meno della metà. Ma il mio dubbio era: può un personaggio così "antico", così "solare", così "ingenuo" come il buon vecchio Astroboy essersi sedimentato in maniera così violenta e matura nella mente - seppur geniale - del giovane Urasawa, e portarlo poi - in età matura - a scrivere una storia così intensa e disperata?
Qualcosa non tornava. E così mi sono procurato quello che credevo essere il primo episodio della serie animata originale di Astroboy. L'ho guardato tutto, e mi è sembrato fin troppo drammatico e poco "infantile" considerando l'epoca a cui doveva risalire. Tuttavia, anche lì mi è venuto un dubbio: ciò che stavo vedendo era a colori, e l'animazione - per quanto potesse essere frutto di restauro - era comunque troppo fluida per gli anni che pensavo dovesse avere. Mi rendo conto solo alla fine che si tratta di una serie remake dei primi anni 80, comunque notevole.
Allora vado alla ricerca della fonte originale: la mitica, primissima, serie. Anni 60, bianco e nero. Doppiata in inglese (o in originale sottotitolata). E anche in questo caso, nemmeno il mulo ha potuto aiutarmi.
Ho dovuto rinunciare alla febbre del possesso, e mi sono accontentato della splendida opportunità della sola condivisione on-line. Grazie mille, Youtube.
E adesso, sperando di scuotere un pochino anche una sola anima sensibile, vi invito a guardare questo filmato. E' solo la prima parte della prima puntata. Ce n'è un'altra della stessa lunghezza, e poi un terzo video molto più breve.
Ma dovete farlo davvero. Quando avete un pò di tempo, calma e un pizzico di spirito nostalgico.
E se il clima prenatalizio non dovesse aiutarvi molto in questo, fate finta che siamo a Maggio.
E poi, in tutta sincerità, fatemi sapere che impressioni avete avuto.
Solo una cosa: cercate di farlo PRIMA che un film animato natalizio dal titolo stranamente familiare possa sporcare tutto questo.
PRIMA... PS: post pubblicato contemporaneamente anche sul mio blog personale, Una volta lì, chiedete...
martedì 17 novembre 2009
Video-doppiaggio-mania
Ritornare a scrivere qui alla fortezza, dopo mesi di silenzio, mi sembra tornare in una casa abbandonata da tempo, con le erbacce che hanno invaso troppi spazi. Il player è da sistemare e lo farò senz’altro in breve tempo. Trovando il tempo, si potrebbe adeguare la grafica alla stagione fredda.
Mi scuso con il lettori per aver dovuto interrompere per qualche tempo il nostro viaggio all’indietro ma gli impegni lavorativi (lavoro a tempo pieno dal lunedì al venerdì, il sabato pomeriggio corso avanzato di automazione industriale
, il sabato mattina, occasionalmente, insegnamento) e una serie di impegni familiari nonché, per fortuna, anche delle belle novità che mi tengo per me mi hanno tolto il tempo ma soprattutto le energie per dedicarmi ai miei hobby, blog inclusi. Il che non sarebbe certamente un problema se non fosse che, contestualmente, anche i miei prediletti soci hanno, più che mai, l’agenda piena di impegni. Non so se gli impegni si diraderanno, credo proprio di no, ma voglio comunque rinnovare il mio impegno a riprendere il viaggio da dove eravamo arrivati, sicura che i miei compagni di viaggio – i due valenti soci e i lettori – mi faranno allegra compagnia, i primi con la loro abile penna, i secondi con i loro nostalgici commenti.
La condivisione di file video che caratterizza l’era youtube ha fornito ai buontemponi di tutto il mondo la piattaforma ideale su cui riversare la propria creatività: un esempio? gli assurdi doppiaggi, alcuni davvero esilaranti, dei colossal hollywoodiani. Tale mania ha ben presto contagiato il mondo dei cartoni: da Heidi che parla calabrese (non sarà l’anime ambientato sui monti della Sila anziché sulle Alpi svizzere come abbiamo sempre creduto?) al più noto doppiaggio partonopeo dei Griffin, ho scelto alcuni video della serie GIGGIG, secondo me particolarmente ben riusciti, versione sceneggiata napoletana del giapponese Jeeg. E questa regina Imika…. Non vi ricorda per caso qualcuno?
Mi scuso con il lettori per aver dovuto interrompere per qualche tempo il nostro viaggio all’indietro ma gli impegni lavorativi (lavoro a tempo pieno dal lunedì al venerdì, il sabato pomeriggio corso avanzato di automazione industriale
, il sabato mattina, occasionalmente, insegnamento) e una serie di impegni familiari nonché, per fortuna, anche delle belle novità che mi tengo per me mi hanno tolto il tempo ma soprattutto le energie per dedicarmi ai miei hobby, blog inclusi. Il che non sarebbe certamente un problema se non fosse che, contestualmente, anche i miei prediletti soci hanno, più che mai, l’agenda piena di impegni. Non so se gli impegni si diraderanno, credo proprio di no, ma voglio comunque rinnovare il mio impegno a riprendere il viaggio da dove eravamo arrivati, sicura che i miei compagni di viaggio – i due valenti soci e i lettori – mi faranno allegra compagnia, i primi con la loro abile penna, i secondi con i loro nostalgici commenti.
La condivisione di file video che caratterizza l’era youtube ha fornito ai buontemponi di tutto il mondo la piattaforma ideale su cui riversare la propria creatività: un esempio? gli assurdi doppiaggi, alcuni davvero esilaranti, dei colossal hollywoodiani. Tale mania ha ben presto contagiato il mondo dei cartoni: da Heidi che parla calabrese (non sarà l’anime ambientato sui monti della Sila anziché sulle Alpi svizzere come abbiamo sempre creduto?) al più noto doppiaggio partonopeo dei Griffin, ho scelto alcuni video della serie GIGGIG, secondo me particolarmente ben riusciti, versione sceneggiata napoletana del giapponese Jeeg. E questa regina Imika…. Non vi ricorda per caso qualcuno?
mercoledì 11 novembre 2009
Stanno arrivando: sfornate le pizze!
domenica 30 agosto 2009
La vendetta è un piatto che va servito... dal Giappone.
Un fenomeno pop decisamente più recente rispetto alla media dei cult ricordati qui nella Fortezza è di sicuro il tarantiniano KILL BILL. Il suo immaginario non si può retrocedere nemmeno ai già tardivi anni 90, dato che il Volume I è solo del 2003. Ma c'è un filo conduttore che in realtà ne spalma il mito per il periodo che ci interessa. E ora spiego perchè.Qui in Spagna - dove mi trovo per un progetto Leonardo -, fra le varie chicche a fumetti (e non) da noi ancora inedite, la mia attenzione è stata letteralmente risucchiata dalla copertina in foto. Il manga in questione porta l'attraente titolo di Lady Snowblood, e il suo tratto classico mi ha subito fatto pensare che fosse una chicca d'altri tempi. E non mi sbagliavo.
Si tratta di un'opera non molto lunga del 1973, scritta da Kazuo Koike e illustrato da Kazuo Kamimura, dai toni maturi e con molte sequenze mute. Per ora l'ho solo sfogliato un paio di volte, ma posso dire che mi ha fatto un'ottima impressione.
La poetica del movimento e dell'estetica corporea mi ha ricordato molto i lavori - in realtà parecchio successivi - del buon Ryoichi Ikegami (in particolare del suo Crying Freeman), nonchè del piú coevo Lone Wolf and Cub.
Ma l'elemento piú suggestivo è stata la scoperta - e qui saró arrivato probabilmente molto piú tardi degli aficionados - che il manga in questione ha ispirato Tarantino per la stesura della sua sanguinolenta saga vedovile.
La trama di Lady Snowblood infatti é incentrata su Oyuki, un'avvenente e raffinata assassina che cerca vendetta contro i banditi che le hanno ucciso il padre e violentato la madre, e che usa le sue armi seduttive per portare a compimento il suo piano.
Considerando che la vendetta è un piatto che va servito freddo (proverbio che fa da slogan anche alla saga tarantiniana), credo che il filo in rosso che va da Oyuki a Beatrix Kiddo sia il compimento per eccellenza cui faccio riferimento nel titolo del post.
Di Lady Snowblood esistono anche due trasposizioni filmiche del '73 e del '74, che credo siano già un cult per gli estimatori del cinema orientale di quegli anni.
In attesa che la Planeta De Agostini - ormai attivissima ed ipercapillare anche in Italia - si decida a pubblicare questo gioiellino nello Stivale (magari limando un pó da noi il prezzo di 19 euro stabilito qui in Spagna), segnalo un sito dove è possibile leggere i primi capitoli del manga in lingua inglese:
http://manga.animea.net/lady-snowblood.html
A me hanno fatto un'ottima impressione.
E per quanto anacronistica e monocromatica, io una tuta gialla con le bande nere laterali ce l'avrei vista bene anche qui...

PS: Post originariamente pubblicato sul mio blog personale e adattato per la Fortezza.
martedì 11 agosto 2009
Diabolik: La reĝo de la teroro

Ieri, con un certo stupore, ho scovato questa notizia sul sito ufficiale di Diabolik:
Il primo racconto di Diabolik in lingua Esperanto: "La reĝo de la teroro", nella versione del remake realizzato da Alfredo Castelli e Giuseppe Palumbo, edito da Edistudio.
144 pagine, con la prima storia del genio del male tradotta nella lingua internazionale proposta da L.L.Zamenhof, corredata da schede che presentano l'evoluzione del personaggio e il mondo del collezionismo che lo circonda.
L'albo è disponibile presso Edistudio, presso la Federazione Esperantista Italiana e la Gioventù Esperantista Italiana, e sarà presto reperibile anche presso gli stand del Diabolik Club durante le varie fiere del fumetto.
Per info:
www.edistudio.it (info@edistudio.it)
www.esperanto.it (info@esperanto.it)
iej.esperanto.it (iej@esperanto.it)
Una iniziativa molto interessante. Dal punto di vista mediatico, fumettistico e culturale tout court.
Al di là delle solite speculazioni sull'opportunità dell'esperanto e sulle modalità di detrazione del dominio linguistico angloamericano.
Peccato solo non poterlo leggere. O meglio, capire.
Si tratta comunque - spero - di una piccola chicca per il pubblico della Fortezza, da qualche mese a questa parte sempre più latitante (come il Re del Terrore!)...
PS: post pubblicato anche sul mio blog personale, e leggermente modificato per La Fortezza
martedì 28 luglio 2009
IMMAGINA CHE Eddie Murphy torni agli antichi fasti...


Da perfetto figlio degli anni '80, ho sempre amato Eddie Murphy. Ho visto e rivisto Una poltrona per due, Beverly Hills Cop 1 e 2 (il terzo è ridicolo), Il bambino d'oro e soprattutto - il mio preferito - Il principe cerca moglie. Erano film non sempre perfetti, ma decisamente ritmati e gradevoli. Amavo la sua mimica, la sua inconfondibile risata (da noi resa così particolare da Tonino Accolla), le battute -spesso un pò volgari - con cui dissacrava o sdrammatizzava anche le situazioni più intense di tutti i suoi film.
Per questo, negli ultimi dieci anni (diciamo più o meno dal Dottor Dolittle in poi) è stato per me un pò triste assistere di anno in anno alle discutibili scelte professionali e personali che ha operato. Sebbene sia attualmente il terzo attore più pagato di Hollywood, e quindi non corra il rischio di derive suicide alla Francesco Nuti, c'è da dire che l'ultima dozzina circa di film da lui interpretati sono stati decisamente sfortunati o più semplicemente "bruttini". Senza dubbio lontani dai fasti di John Landis o Walter Hill, nonchè poco graditi da critica e soprattutto da pubblico.
L'anno scorso non mi dispiacque molto il suo Piacere Dave, mentre il trailer del suo prossimo film non mi ha creato aspettative troppo entusiasmanti.
Nell'attesa - o vana speranza - che torni ai livelli di un tempo, o che al contrario scompaia malamente ed indegnamente dalla scena mondiale, mi piace ripensare a quando al Saturday night live si travestiva da "bianco" e prendeva i mezzi pubblici dei "bianchi" per vedere come questi si comportassero quando credevano non ci fossero neri intorno a loro... Si trattava di sketch surreali e non documentaristici, sebbene l'effetto comico delirante che ne derivava aveva il pregio di esaltare ancor di più le sue doti di trasformista.
Vedrò comunque Immagina che (sono pur sempre un fan) quando tornerò in Italia. Nel frattempo, pescando negli afosi meandri della rete, recupererò le scene col ciuchino di SHREK III in lingua originale coi sottotitoli per rinfrescare una delle più strepitose performance di Eddie Murphy da doppiatore - ruolo che più di tutti è riuscito a salvaguardare e, anzi, a migliorare in quest'ultima parte della sua carriera -. E segnalo anche la sua recente parodia seriale nell'ottimo telefilm 30 ROCK dove, fra i vari comprimari, un attore con un nome differente ma che sintetizza inequivocabilmente le sue idiosincrasie ed il suo lunatico talento attoriale (vedi foto 2 in alto) gli fa un verso simpatico e vagamente irriverente. Tra l'altro, questa stessa serie nasce come un ideale dietro le quinte di un simil Saturday Night Live. Per cui...
sabato 18 luglio 2009
L'after Jacko
A distanza di 3 settimane dalla morte di Jacko, non si spegne l'attenzione mediatica su di lui a conferma, se qualcuno ne avesse dei dubbi, che ad andarsene è stato uno dei più grandi e rappresentativi personaggi degli ultimi decenni. E anche noi non possiamo fare a meno di ritornare sull'argomento. L'indiscusso re del pop e , a sua volta, il pop, l'indiscusso re della musica moderna. Per la proprietà transitiva potrei azzardare che Jacko si possa considerare il re della musica moderna.Sulle pagine dei giornali e sulle schermate della stampa on-line continuano a susseguirsi indiscrezioni sulla morte, sulla vita privata: ora nessuno più crede che sia stato un pedofilo, le ipotesi che vanno per la maggiore riguardano la sua presunta omosessualità e sono colorite con tutti i cliché- si vestiva da donna! - che ancora fanno presa sulla morbosità di qualcuno. Poi spunterà l'ipotesi dello sciupafemmine con un numero di amanti disseminate per il globo da far invida al nostrano Califfo.
Per lo meno la gente comune ha conservato ancora il buon senso ed è proprio dalla gente comune, che esprime commentando i video su youtube o scrivendo pensieri su facebook, che vengono le uniche parole che in circostanze come queste non stonano mai: RIP - Rest in Peace, Michael Jackson.
Un augurio a cui personalmente mi unisco per il semplice rispetto che si deve alla vita e alla morte e per la mera gratitudine verso un artista che ha saputo regalarmi bellissime colonne sonore che hanno accompagnato varie fasi della mia vita. Che tu possa, dove ti trovi, ricordare il calore del tuo pubblico adorante, quel calore che spero ti abbia consolato in vita, che abbia lenito i tormenti del successo che porta sempre con sè due rovesci della medaglia..
Non dimenticherò mai Billie Jean, inciso su quel 45 giri che era il pezzo forte dei compleanni che festeggiavamo in famiglia, nè il
toccante impegno di USA for Africa concretizzatosi con We Are The World con il fascino di tutti i big riuniti per l'occasione (tra i tanti, Lionel Ritchie, Tina Turner, Cindy Lauper, Stevie Wonder, Bob Geldof, Bruce Springsteen, Diana Ross, Bob Dylan, Ray Charles, Paul Simon). Non dimenticherò i brividi del video di Thriller e le risate del video di Fat, la parodia firmata Weird Al Yankovic di Bad. Non dimenticherò Beat it, Black or White, Dirty Diana, The Way You Make Me Feel e Smooth Criminal. Soprattutto non dimenticherò le incredibili movenze di Jacko e il geniale moonwalk, se geniale si può definire un'espressione del corpo e non della mente ma altra definizione non ho.Proprio del moonwalk è scoppiata la mania e gente di tutto il mondo si è cimentata, con risultati sempre simpatici anche se più o meno (o molto meno che meno) riusciti, del celebre passo di danza: su Eternal Moonwalk i video ricevuti sono stati montati in successione. Quale migliore tributo per Jacko?
Billie Jean @ Motown
sabato 11 luglio 2009
They really care about JackO


Un blog incentrato sui miti degli anni 80 che indugi così tanto prima di spendere qualche parola su Michael Jackson, tanto più dopo la notizia della sua inaspettata scomparsa, può sembrare sospetto e tardivo. Ebbene, oggi si cercherà di rimediare in parte a questa mancanza, dovuta semplicemente a vari impegni personali dei suoi gestori (sottoscritto compreso).
In verità, di "Jacko" si è ormai detto e riepilogato tutto, nelle ultime due settimane. Molti erano già al corrente della sua crociata legale contro le accuse di pedofilia, dalle quali fu peraltro prosciolto. E quasi tutti hanno avuto modo di ironizzare e giudicare le sue estrosità estetiche, evidentissime sia nei suoi numerosi e spettacolari videoclip (spesso incentrati sulla metamorfosi) che nelle tribolate vicissitudini corporali legate allo sbiancamento ed ai molteplici interventi invasivi che lo hanno reso negli anni sempre più irriconoscibile e, se possibile, grottesco.
Inutile elencare i suoi pezzi più famosi o i suoi meriti artistici. Superfluo, più che altro.
Quello che più può riguardare la Fortezza, a questo punto, è constatare come un'altra icona del suo pantheon - trasversale ed eclettica come poche - si è spenta, spandendo una scia di polemiche, lutti, celebrazioni e speculazioni degna di una delle più controverse star di questo e dello scorso secolo.
E lo dico da non-fan, anzi, da persona che forse più di altre ha mal sopportato Jackson dal punto di vista umano alla luce della sua controversa (e vagamente sporca) immagine mediatica.
Per rispettare la tradizione celebrativa con un video, ho scelto un pezzo forse non fra i più amati ma che all'epoca mi colpì molto. Forse per la sorpresa che ebbi quando scoprii, al lancio del relativo videoclip anni fa, che Jacko aveva pagato non so quanti soldi la mafia locale del posto per permettergli di girare lì.
Che tipo...
giovedì 25 giugno 2009
Cowabunga!!


Sebbene siano più strettamente legate agli anni 90, le Tartarughe ninja hanno rappresentato un vero e proprio fenomeno di culto per chi era bambino o ragazzo in quel decennio. Tralasciando la serie del 2003, che - sebbene più fedele al fumetto originale - ha per lo più scontentato i fan del cartone classico, la saga delle tartarughe mutanti trasmessa nello scorso decennio è stato uno dei più eclatanti casi di serie animate contemporanee non giapponesi a diventare di moda tra i giovani teledipendenti. Il successo delle quattro ninja turtles fu enorme, e così anche la sua penetrazione sul mercato del merchandising. Il traino televisivo portò anche ad una serie di film per il cinema (che però non riscosse grossi meriti di critica) e perfino ad una serie televisiva live-action.
Di recente, questa volta però trainato dal successo della serie animata nuova, è approdato anche nelle nostre sale anche un lungometraggio in 3D dai toni un pò dark e dalla trama abbastanza avvincente dal titolo TMNT, che subisce innegabilmente le più recenti fascinazioni orientaliste così di moda al cinema e nei fumetti.
Ma il vero motivo per cui ho deciso di rispolverare i gusci squamosi di questi quattro vecchi amici è la notizia (già di un mese va, invero) dell'imminente ristampa , da parte delle Edizioni 001, del fumetto originale delle ninja turtles di Kevin Eastman e Peter Laird. I volumi conterranno 180-200 pagine e saranno pubblicati a cadenza trimestrale/quadrimestrale. Purtroppo non è ancora pervenuto il prezzo, ma si spera possa essere relativamente contenuto...
Sul sito della casa editrice, a questo link, è possibile anche leggere il primo episodio a fumetti in lingua originale. Gli aficionados delle serie animate, anche di quella più recente, rimarranno senz'altro stupiti nello scoprire che i toni della prima serie del fumetto originale (tra l'altro, in semplice bianco e nero) sono molto più cupi e violenti di quelli a cui ci ha abituato il cartone, e che il tratto del disegno è decisamente più rozzo ed ostico. Ma confido di non essere l'unico che lo attendeva, e che in qualche modo l'effetto "curiosità" possa portare fortuna alla sua edizione italiana.
martedì 16 giugno 2009
...Ma noi siamo ancora più vivi che mai!

Segnalazione decisamente da Fortezza questa novità libraria nata dalla penna di Omar Fantini, comico di Colorado Cafè (che in realtà non guardo molto) particolarmente affezionato alla retorica legata alla categoria degli attuali trentenni.
Si tratta di un libricino -ma neanche tanto "ino"- dall'ironico titolo "Non si esce vivi dagli anni '80", che fra il faceto ed il faceto (no, non è un errore) compie una simpatica carrellata dei fenomeni culto di quel decennio, sottolineando come essi abbiano influenzato tutti i nati fra i settanta e gli inizi degli 80.
E non si parla solo dei miti televisivi arcinoti come Arnold o La casa nella prateria, ma anche delle vere e proprie icone che hanno caratterizzato l'infanzia e l'adolescenza di quella generazione: il SuperTele, il Commodore, il crystal ball, l'Allegro Chirurgo ed anche il più universale e rappresentativo cubo di Rubik.
Mi è capitato di vedere questo libro per caso ieri, e l'ho solo sfogliato: in effetti, si tratta più di un piccolo catalogo che di un saggetto ironico, data l'abbondanza di foto e la brevità delle parti scritte. Si tratta senza dubbio però di un manifesto "bignami" della nostra generazione, scritto apparentemente con garbo e complicità e capace di strappare, se non sempre un sorriso pieno, perlomeno valanghe di preziosi ricordi.
E noi della Fortezza viviamo soprattutto di preziosi ricordi...
sabato 6 giugno 2009
I segreti non segreti della fortezza
Una grave mancanza a cui non ho posto rimedio nei quasi due anni di vista di questo blog (primo post 16 novembre 2007) , superata la soglia dei 100 post e con oltre 52000 visite reali, è quella di dedicare qualche riga alla sede che tanto generosamente ci ospita: La Fortezza delle Scienze.Dopo la morte del dottor Kenzo Kabuto, ne abbiamo preso le redini, omaggiando così il genere robotico che proprio negli anni '80, epoca in cui questo blog vive, è esploso qui in Italia rappresentandone quindi un vero e proprio fenomeno.
Ma perché proprio la Fortezza delle Scienze e non il centro di ricerche fotoatomiche o il centro di ricerche spaziali o la base antiatomica?
Perché prima di tutto Il Grande Mazinga, non mi stancherò mai di ribadirlo, è il mio robottone preferito e Tetsuya è un Omm'e Sfaccimm di come se ne sono visti pochi in tutta la storia dell'animazione. E non solo perché andava a combattere anche se era in coma.

In secondo luogo perché il termine "Fortezza" da l'idea di un posto inespugnabile che custodisce e protegge qualcosa: quel qualcosa sono le emozioni legate al ricordo di quegli anni, le nostre nostalgie. La fortezza è dotata di confini, di mura che dovevano demarcare uno spazio che all'inizio doveva essere tutto mio (la mia creatura, dicevo) ma che poi ho volentieri e di mia iniziativa condiviso con i subentrati validissimi soci che hanno apportato nuova linfa e nuove idee e, senza i quali, il blog avrebbe vissuto lunghi periodi di abbandono dovuti agli impegni che un po' tutti abbiamo. Ora è il nostro spazio.
"Delle Scienze" contribuisce all'idea di un blog complessivamente ironico. Ironicamente, mi definisco un "pozzo di scienza" per la conoscenza spinta, quasi enciclopedica, dei cartoni e degli anni 80 in generale, merito una buona memoria a lungo termine che mi consente di conservare per sempre - ammesso l'Alzheimer mi risparmi - nomi, fatti, sigle.
Inoltre, La Fortezza delle Scienze rende bene l'approccio laboratoriale che qui abbiamo assunto, non limitandoci alla passiva recensione del recensibile, ma andando a caccia di notizie, di attività (di terzi) che oggi vengono portate avanti per omaggiare gli oggetti della nostra nostaglia. E' per questo che qui hanno trovato spazio i lungometraggi e le serie che ancora oggi vengono realizzati sui nostri eroi, o l'ufo robot project, e attualissime fiere del fumetto e dell'animazione, i gadget disponibili sul mercato. Uno sguardo indietro e uno sguardo al presente. Con il rimpianto per i personaggi che ci lasciano come hanno fatto i doppiatori di Lupin e Zenigada, del sig. Aiazzone, Mike Francis.
P.S. Il gruppo La Fortezza delle Scienze è presente su Facebook.
La fortezza
La Fortezza delle Scienze è dotata di una serie di armi ipertecnologiche per difendersi dagli attacchi dell'armata dell'Imperatore delle Tenebre.
Partendo dalla Fortezza delle Scienze, Teztuya a bordo del Brian Condor, attraverso un percorso più che tortuoso, si aggancia alla testa del Grande Mazinga che viene fuori dalle acque vorticose circostanti la fortezza (spinto da rampa di lancio subacquea).
Anche la Regina delle Stelle parte della fortezza, per agganciarsi al robot Venus nascosto tra le montagne. La Fortezza può creare attorno a sè una barriera cristallina molto resistente.
Interrogativi sulla Fortezza.
La Fortezza delle Scienze apre mille interrogativi a cui cerchiamo di dare una risposta. Si accettano altre interpretazioni e possibili spiegazioni.
Perché quando deve essere evacuata, gli scienziati, con tutta la tecnologia a disposizione, non utilizzano delle navicelle anziché i barconi della speranza?
Perché avevano terminato il budget a disposizione e restavano i soldi solo per i canotti.
Come fanno le pareti della fortezza a passare dallo stato di semidistruzione a perfettamente riparate nel corso della stessa puntata?
La fortezza in realtà è un essere mutante con il potere dell'autorigenerazione. Il dottor Kabuto gli ha iniettato il siero estratto dalla coda della lucertola.
E' possibile che i robot riparino la fortezza e la raddrizzino tirando delle funi?
A quanto pare sì. Vedere la serie per credere.
Quale è la necessita degli agganciamenti? Robot e cabina di pilotaggio non potrebbero essere un tutt'uno?
Sì potrebbero ma non farebbe scena.
Come fa Shiro a non capire di essere figlio di Kenzo Kabuto visto che fa di cognome Kabuto?
Il cognome Kabuto in Giappone è come Rossi in Italia.
Photo Credits: La fortezza delle scienze: http://raggiogamma.altervista.org; dr. Kabuto http://www.encirobot.com
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