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domenica 3 maggio 2026

Al lupo! Al lupo! non è un film di Carlo Verdone...

...ma è il titolo di uno dei cartoni targati Hanna e Barbera che trovavo più ipnotici e guardavo più volentieri. Conosciuto anche con il titolo originale di It's the Wolf, è una segmento di 25 episodi  inserito nel Cattanooga Cats Show della fine degli Anni '60, che racconta le storie di Agnellino (Lambsy Divey o anche Little Lambsy o Lambsy Pie), un piccolo ovino sempre minacciato dal diabolico eppur imbranato lupo Mildew. Mildew è magrissimo per la fame e ricorre a ogni genere di sporco trucco per catturare Agnellino e metterlo nello stomaco ma alla fine, con schematica ripetitività, Agnellino riesce a gridare "Al lupo! Al lupo!" richiamando l'attenzione del grosso cane pastore Bristle Hound il quale acchiappa il lupo con il suo bastone pastorale e lo fa volare verso l'infinito ed oltre, chiudendo l'episodio con un lupo sempre più affamato e frustrato. Il cane rappresenta il valore della giustizia, quello che difende i più deboli dai più forti e riveste quasi un ruolo paterno  dispensando buoni consigli e mostrandosi estremamente protettivo nei confronti di Agnellino. D'altra parte,  Agnellino non è tanto innocente come sembra; infatti, contro lo stereotipo, è spesso mostrato scaltro e navigato, grazie anche ai consigli di Bristle, e riesce (anche se non sempre) a smascherare i mille travestimenti di Mildew. Ma questo non basta a impedire ad Agnellino di  finire nei guai, se non altro per la  per la manifesta inferiorità fisica, rischiando di finire sul barbecue.

Questo cartone animato, apparentemente semplice e ripetitivo, nasconde in realtà un piccolo gioiello di comicità slapstick e ritmo narrativo. Ogni episodio segue lo stesso schema narrativo, quasi come una formula matematica: tentativo del lupo → pericolo per Lambsy → allarme → intervento del cane → punizione del lupo. Questo tipo di costruzione ricorda molto altri classici dell’epoca come, tra i tanti, Tom & Jerry che non ho citato a caso, perché anche in quest'ultimo cartone il cane bulldog Spike spesso riveste il ruolo di protettore di Jerry rispetto alle aggressioni di Tom. La sua ripetitività e nelle sue analogie con i cartoni dell'epoca della stessa matrice diventano i punti di forza di questo cartone: lo spettatore anticipa ciò che accadrà e si diverte proprio nel vedere come accadrà questa volta.

Questo fa anche in modo che un tema potenzialmente violento (un predatore che vuole mangiare la sua preda), diventi comico e leggero perché non c'è mai una reale tensione, lo spettatore sa già che il lupo fallirà ancora e, alla fine, pur tifando per l'Agnellino non volendolo vedere soccombere, ha anche compassione per il povero lupo. Il personaggio del lupo può essere visto come una variante del classico “antieroe Hanna-Barbera”: non è malvagio nel senso vero del termine, ma semplicemente guidato da un bisogno (la fame) e da una testardaggine quasi comica. Così come anche Tom da la caccia a Jerry semplicemente perché la natura lo ha fatto con quell'istinto o Dastardly da la caccia a Yankee Doodle perché deve eseguire gli ordini del Generale e se ne potrebbero fare altri di esempi.

 È una comicità basata  sul tempismo, sulle espressioni e sulla fisicità, più che sui dialoghi.  In questo contesto, la varietà narrativa ristretta - il cartone è sempre figlio del suo tempo - passa in secondo piano, non è più nemmeno un limite. All'effetto comico complessivo contribuisce, soprattutto nell'originale in lingua inglese, anche la scelta dei nomi. Ad esempio, Mildew, nello slang, ricopre vari significati, da "ammuffito" a "inutile", tutti poco edificanti. Contribuisce anche il fatto che Agnellino a volte sembra sfondare il quarto muro e parlare direttamente al telespettatore.

A dare valore aggiunto alla storia, il grande doppiaggio, non solo nell'originale, ma anche nella versione italiana con Elio Pandolfi nel ruolo di Agnellino, Flora Carosello nel ruolo di Mildew e Sergio Fiorentini di Bristle: parliamo di pezzi importanti della storia del cinema e del doppiaggio italiano, professionisti dalla cospicua filmografia e/o presenza sui palchi teatrali e che vantano collaborazioni di livello. In particolare, Elio Pandolfi, attore, doppiatore, ballerino, cantante e mimo,  ha lavorato anche con mostri sacri come Luchino Visconti e Vittorio De Sica. Pandolfi, che è stato anche doppiatore di Stanlio, ha trasmesso ad Agnellino un piglio sveglio, ironico, vivace, falsamente ingenuo, che lo ha reso un personaggio, almeno per me, assolutamente adorabile. La scelta oculata del doppiaggio si colloca nel solco della tradizione originale di Hanna & Barbera: nelle produzioni H&B infatti i doppiatori sono scelti non solo in base al talento ma anche in base al significato simbolico: ad esempio - e lo abbiamo visto in altri post relativi al mondo H&B - se un personaggio del cartone è la parodia di un personaggio della TV o del cinema, probabilmente si sceglierà come doppiatore lo stesso attore che interpreta quel personaggio che viene caricaturizzato.

“It’s the Wolf” non è un capolavoro rivoluzionario, ma è un perfetto esempio di intrattenimento animato semplice, diretto e immediato. Un cartone che non pretende di insegnare grandi lezioni, ma che riesce comunque a strappare un sorriso grazie alla sua struttura collaudata e ai suoi personaggi iconici.

In un’epoca di animazioni sempre più complesse e stratificate, tornare a un prodotto così essenziale può essere sorprendentemente rinfrescante.

Qui i personaggi e il primo episodio:




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