sabato 12 marzo 2011

Fenomeni

Jimmy il fenomeno. Il suo è uno di quei nomi che potremmo non aver memorizzato, a cui probabilmente non sapremmo associare un volto e di cui probabilmente non ci sono noti dettagli biografici o gossippari. Ma basta vederne un'immagine a bassa definizione del suo volto per rievocare alla mente scene e più spesso semplici apparizioni, pochi secondi, che chissà perchè sono si sono stampati in maniera indelebile nei nostri ricordi.
Un volto che diventa una quasi costante di un genere, nello specifico la commedia italiana anni 80 che da qualche anno a questa parte ha finalmente riscosso una meritata rivalutazione e non sarà mica un caso se risulta molto gradita persino a un cineasta geniale del calibro di Tarantino, estimatore tra l'altro di tutto il filone della commedia all'italiana e del magistrale cinema di Sergio Leone. E scusatemi se è poco.
Fenomeno è Jimmy per la sua mimica con quegli occhi disgiunti che sembrano obbedire a due cervelli diversi, per quanto riesce ad essere convincente nel ruolo del perfetto cretino ma soprattutto per quell'essere l'assoluto protagonista nelle scene più paradossali viste sul piccolo schermo; e, spesso, proprio come un fenomeno ("che appare") entra in scena come una furia e scompare un attimo dopo, le sue apparizioni a volte sono fugaci, giusto un istante, tanto per lasciare lo spettatore sconcertato e perplesso.
La sua filmografia è impressionante e ricopre un arco temporale trentennale che va dagli anni 60 fino alle soglie degli anni 90. Lo troviamo accanto a Lino Banfi, a Franco e Ciccio, a Paolo Villaggio, ad Alvaro Vitali, tanto per fare qualche nome che ci richiami alla mente momenti esilaranti. Vieni avanti cretino, L'Esorciccio, Fantozzi, Il giustiziere del mezzogiorno, Il bisbetico domato, La liceale nella classe dei ripetenti, Pierino torna a scuola, sono solo alcune dei titoli che compaiono nella sua vasta filmografia. Me lo ricordo anche in Drive-In nel ruolo di ciondolo della Juventus e nel ruolo di scrondo.  Me lo ha ricordato una eccezionale puntata di Strucult dedicata alla vulcanica comicità pugliese, un fenomenale Jimmy all'apice della fortuna, quella fortuna che oggi gli ha voltato le spalle rendendolo solo, malato e bisognoso di aiuto.
Aggiornamento: Jimmy il fenomeno è venuto a mancare il 6 agosto 2018

martedì 8 febbraio 2011

Le pile (s)cariche

"Quel che promesso è promesso, quel che è promesso va mantenuto!" così Heidi e Clara recitavano ad alta voce, incrociando i mignoli. E oggi, anche se con un ritardo notevole, sono qui a mantenere una promessa fatta (un milione di anni o forse due?) ai promettenti musicisti di una band molfettese che personalmente, per bravura, fedeltà agli originali e per scelta del repertorio, metto in cima alla mie preferenze in fatto di covers delle sigle dei cartoni animati. Meglio tardi che mai; peraltro, "la fortezza" ha di recente conosciuto il periodo di inattività più lungo mai registrato.
Questo post vuole quindi essere un piccolo, breve ma sentito, tributo a un gruppo di ragazzi dalle belle voci e dall'ottimo orecchio a cui mi sento accomunata geograficamente (conterrOnei anche del nostro Giangidoe) e dalla passione verso i miti con cui siamo cresciuti. Il loro nome d'arte che - non vi sarà certo sfuggito - omaggia la sigla di Carletto il principe dei mostri dovrebbe però essere leggermente mutato poiché con l'energia e il ritmo con cui si esibiscono - ho avuto modo di vederli all'arci37 di Giovinazzo - "le pile cariche" sarebbe un nome più adeguato. Bravi, bravissimi, non tutti si arrischiano a proporre Il Grande Mazinga (pur da profana, credo che non sia affatto semplice arrangiarla) e poi Fantaman, Conan, Ken il guerriero, Gatchaman e tanto altro!
La formazione a salire sul palco è composta da:
Gaetano Petruzzella(basso voce)
Rossella Ferrero (voce)
Benedetto Gesmundo (chitarra cori)
Maurizio Vilardi(chitarra cori)
Mauro Spaccavento (tastiere)
Michele de Trizio (batteria)
Angelo Binetti (video e effetti)
La coverband Le pile scariche ha una pagina su facebook e una su myspace con tanti video e curiosità dal Sol Levante!

venerdì 4 febbraio 2011

Rocky and Bullwinkle


Quando diciamo che la Fortezza delle Scienze è dedicata agli anni '80 non intendiamo "limitarci" (e qui le virgolette sono d'obbligo) a ciò che è stato prodotto all'epoca bensì a quanto fa parte del bagaglio e dell'immaginario di chi è stato bambino negli anni '80. Ecco perché qui trovano spazio Braccio di Ferro (1928!)  e Snoopy (1950), tanto per fare degli esempi, che sulle TV venivano passati tanto quanto gli anime giapponesi usciti proprio in quegli anni. E per questo che si può non ricordare una vera e propria chicca che, tecnicamente degli anni 60, ha fatto parte dell'infanzia di noi bambini negli '80: Rocky e Bullwinkle (The Rocky and Bullwinkle Show).Ma per i più distratti diamo un aiutino alla memoria:
Se i ricordi non mi ingannano, questo cartoon, come moltissimi altri, è stato diffuso principalmente grazie alla meritevolissima caritatevole opera delle TV locali (io credo di averlo seguito su TeleRegione Color) o canali in syndication come la gloriosa Junior TV.
Rammento che questo cartone animato, di una genuinità e ingenuità disarmanti, mi piaceva molto e non saprei dire precisamente perchè riecheggi con tanto piacere, classificandolo come un vero e proprio cult. Credo che l'ingrediente speciale sia un umorismo irresistibile, brillante, semplicemente geniale. Narrava le avventure strambe di uno scoiattolo volante molto scaltro (Rocky) e di un alce molto tonto (Bullwinkle) intorno ai quali ruotavano una serie di personaggi non meno particolari come il cattivo Boris Badenov (ispirato a Boris Gudonov zar di Russia ma incarnante il modello del perfetto gangster) e la sua assistente Natasha Fatale, stereotipo appunto della femme fatale. Pregevole il doppiaggio (la voce di Bullwinkle, azzeccatissima, non è una voce che si possa scordare) e graficamente scadente, cosa che a mio parere aggiunge maggiore fascino all'o
pera.
All'interno dello show venivano anche trasmesse le avventure del comandante McBragg un ex-ufficiale inglese che, fumando una pipa e con l'aiuto di un mappamondo, racconta al malcapitato di turno del "club dei gentiluomi" storie assurde, per non dire frottole, sulle sue imprese da militare.
Da segnalare che la serie animata ha avuto una trasposizione cinematografica (Le avventure di Rocky e Bullwinkle, 2001) che, nonostante il cast d'eccezione (Robert De Niro, Whoopy Goldberg,...), ai botteghini si è rivelato un flop.

venerdì 28 gennaio 2011

Redivivi Naoto Date

Il nostro lettore Queto_Deamone ci ha segnalato una curiosa notizia riguardante uno (o più?) redivivo Naoto Date alias Uomo Tigre che dona, sotto tale identità, generosi regali  e laute offerte in denaro ai bambini che vivono negli orfanotrofi sparsi per il Giappone.
La notizia merita prontamente un post perché è in linea non solo con i temi di questo blog ma soprattutto con il suo spirito, dato che è una eccellente riprova degli alti valori che i nostri cartoni hanno saputo trasmettere, anche,  e forse soprattutto, quando i contenuti erano di carattere violento, perché la violenza, che ci piaccia o no, fa parte del mondo e non sarà un pokemon o una formula magica a farla scomparire bensì la volontà, la tenacia, la forza d'animo, la ribellione alle ingiustizie. Inoltre, certe notizie scaldano il cuore e a diffonderle si incoraggiano positivi fenomeni di emulazione che, infatti, in Giappone si stanno già verificando.Con la degenerazione portata quotidinamente in TV, sui giornali, nella politica, è sempre più raro imbattersi in episodi che sono testimonianza di sani principi e anche per questo ringrazio per la piacevole segnalazione:)

mercoledì 26 gennaio 2011

Generazione Superboys


Tendo a suddividere i fruitori dei cartoni in Italia in tre generazioni: quelli che hanno conosciuto goldrake con la RAI, quelli cresciuti a pane e Bim Bum Bam e poi una terza generazione non ben identificabile, se non con una generica collocazione temporale post '90, che guardano cartoni non ben differenziati fra di loro. E' alle produzioni care alle prime due generazioni che si dedica la Fortezza, rinunciando a incursioni nel desolante panorama più recente che, comunque, in mezzo a tanti prodotti scialbi offre qualche perla come Berserk.
Correndo il rischio essere semplicista, identificherei la prima generazione con i cartoni  passati principalmente sulle TV locali, geniali e genuini quelli americani (si pensi alla produzione Hanna & Barbera), più a tinte forti quelli giapponesi, spesso maliziosi e violenti (si pensi al primo Lupin, a Bem, l'Uomo Tigre, Judo Boy...) e sempre in grado di lasciare un segno indelebile nei nostri ricordi. La seconda generazione è quella del boom, l'associo all'espansione delle reti mediaset, è quella di una nuova serie ad ogni stagione, prodotti generalmente più edulcorati ma con storie non meno appassionanti perché spesso interpretano i sogni dei bambini e li proiettano verso il loro futuro, verso quello che vorrebbero fare da grandi, nelle mille possibilità offerte dalle maghette di turno che possono trasformarsi in rockstars (Creamy), prestigiatrici (Magica Emi), ecc. oppure nei campioni degli sport più variegati.  E a proposito di sport e, in particolare a proposito di quello che nel nostro Paese è lo sport per eccellenza, si potrebbe confrontare tali generazioni attraverso i loro due cartoni calcistici più rappresentativi: Arrivano i superboys e Holly & Benji.
In questi due anime riconosco le contrapposizioni: più crudo realismo e introspezione da una parte, più sogno e magia dall'altra. Arrivano i superboys è,a mio parere, un anime con l'anima, dove i sacrifici e gli allenamenti hanno un ruolo più centrale rispetto alle partite vinte, i protagonisti hanno personalità profondamente demarcate anche con i loro egoismi e impulsività (altro che buoni sentimenti e buonismi di Holly & Co) e, nonostante i famosi tiri ovalizzanti e ad effetto di Shingo Tamai, siamo lontani dalle coreografie fini a sè stesse delle catapulte dei fratelli Derrick. Sarà che ai miei tempi si giocava per strada e Arrivano i superboys interpreta meglio il calcio vissuto ai bordi di periferia, ma io lo preferisco di gran lunga a Holly & Benji (che peraltro ha la grave pecca dei ritmi lentissimi!), facendomi identificare ancora una volta in quella che potrei definire la Generazione Superboys. A dispetto di quanto stabilirebbe l'età anagrafica.

sabato 22 gennaio 2011

Coming back!

Cari lettori, da molto trascuriamo questa fortezza, la polvere ha invaso la stanza dei bottoni da dove il dott. Kenzo Kabuto gridava i suoi ordini, le ragnatele impediscono ai meccanismi di muoversi ed essere efficienti. Ma una nuova ventata di energia sta rianimando i tecnici della fortezza che presto la porteranno all'antico lustro. Naturalmente sarà necessario fare un po' di pulizia (players non più funzionanti, banners non più utili,...) e una ristrutturazione (che ne dite di un nuovo restyling grafico?) ma l'intenzione è quella di non mollarla più, nonostante gli impegni che spesso sfiancano e non lasciano spazio all'immaginazione che è fondamentale per tenere un blog aggiornato.
Ma voi potete aiutare ad alimentare questa rivingorente forma di energia: sono infatti i vostri commenti, i vostri contributi la linfa vitale della "fortezza"!

L'immagine è tratta da Serate Otaku, il più grande sito di errori nei cartoni animati (consigliato!).

sabato 21 agosto 2010

Il tempo non fa il suo dovere. QUANTUM LEAP visto oggi.


Si sa: a volte, rivedere in età adulta ciò che si è amato in tenera età può riservare delle brutte sorprese. La frustrazione post-recupero mediatico è qualcosa che gli amanti di libri, film, musica, fumetti, serie tv ed altri manufatti artistici e culturali imparano presto a conoscere.
Del resto, se un prodotto è buono, è difficile che crei questo penoso effetto. Film come Mary Poppins, Forrest Gump o Shining (giusto per spaziare di genere) non sembrano invecchiare mai. Ad ogni visione, anzi, è possibile cogliere nuovi particolari, finezze di sceneggiatura, persino maggiore spessore nei personaggi. E questo vale in tutti gli altri ambiti delle categorie sopra citate.

Per questo mi duole ammettere, dopo tanti anni trascorsi a recuperarne ordinatamente e mooolto pazientemente tutti gli episodi, di aver fatto male in fin dei conti a voler rivedere una delle mie serie preferite dell'infanzia: QUANTUM LEAP, in Italia noto anche col nome IN VIAGGIO NEL TEMPO.
In essa si narra dei viaggi temporali di uno scienziato che, per un errore, viene catapultato nelle vite di persone del passato per cambiare (in meglio) il corso delle loro esistenze, sperando sempre che il salto successivo sia verso il suo presente. Io lo ricordavo con molto affetto soprattutto per la bellissima puntata finale, della quale ho parlato in questa sede tempo fa. Ma anche per l'accuratezza nella ricostruzione di scenari e costumi delle varie epoche affrontate, per alcuni personaggi impersonati dal protagonista, e in generale per la sottotrama che procedeva parallelamente alle storie singole.
Rivedendo il telefilm ora, non ho ritrovato quasi nulla di tutto ciò.
Le puntate sono ambientate quasi tutte fra gli anni 50 e 60, il che rende in qualche modo molto più semplice di quanto ricordassi la resa dell'ambientazione. Della sottotrama principale si può dire che tutto si riduce a pochissime puntate davvero dense, ovvero quelle dedicate al passato del protagonista Sam Beckett e del suo amico "ologramma" Al Calavicci.
Mi ricordavo anche un epocale episodio doppio dedicato all'assassino di Kennedy, ma riguardandolo ora mi è sembrato solo un reazionario tentativo di screditare goffamente le tesi complottiste che sono sorte (a ragione) nel corso degli anni sulla vicenda di Harvey Lee Osvald.
Non solo: l'intera serie è pervasa da un bigottismo moralista in salsa cattolica che farebbe la gioia di tutta l'UDC. Pochissime ambiguità, pochissimi dilemmi etici. Molti temi sociali, per carità, ma trattati con un tale amore per lo stereotipo ed il paternalismo da rendere spesso ridicoli anche i momenti più seri.
Pensare che negli stessi anni andava in onda anche una serie matura e "avanti" come Star Trek The Next Generation fa quasi sorridere...

E poi - piccola nota personale - credo che nel mio appartamento si sia verificato l'unico caso nazionale di scenario con coinquilini che, per tormentone casalingo, imitano fra loro la voce italiana scattosa ed incerta di Scott Bakula e quella goliardica ed allarmista di Al, con tanto di dialoghi moralisti applicati a contesti improbabili della (nostra) vita quotidiana.

Meglio così. Del resto, anche questo si sa: a volte la parodia (attiva o passiva) può essere ricordata con molto più affetto della fonte originale.

mercoledì 10 marzo 2010

L'ossessione del Giorno


Lo ammetto: è un tranello. Un piccolo gioco di parole da titolo ad effetto.
Più che un'ossessione, si tratta di una suggestione. Che si è ripetuta in chiavi diverse nel corso degli anni, e che ho messo a fuoco solo ultimamente.
Cercherò di definirla ora, in questo post, alla meno peggio.
Anche se può sembrare un pò fuori dai toni della Fortezza, si tratta in realtà di un percorso che tocca molti miti degli anni 80, per cui mi sono deciso a pubblicarlo anche qui.

Allora.
Molte esperienze mediatiche totalizzanti del mio passato più e meno recente sono ruotate attorno a storie, episodi, persino singole frasi, che hanno reso importante in svariati modi l'unità temporale della singola giornata.

Il mitico THE KILLING JOKE, l'episodio di Batman più importante ed analizzato della storia dei fumetti, contiene probabilmente l'esempio più eclatante di questo sovraccarico simbolico.
Il Joker, in uno dei momenti più lucidi e "veri" della sua carriera di fou, dice alla sua eterna nemesi una delle cose più dense mai lette tra le cornici di una storia disegnata:
"Ho dimostrato che non c'è differenza tra me e gli altri. Basta un brutto giorno per trasformare il migliore degli uomini in un folle. Ecco quanto sono lontano io dal mondo normale. Solo un giorno."

Anni prima, in una puntata epocale di MAISON IKKOKU, Kyoko, la protagonista (vedova) avanzava in lacrime al suo pretendente Yusaku una richiesta impossibile ma dall'impatto emotivo devastante:
"Promettimi che vivrai più a lungo di me. Mi basterebbe un solo giorno. Non voglio più vivere da sola".

Più di recente, sulle pagine di Spiderman, si è consumata una delle saghe più drammatiche dell'Arrampicamuri. Un discusso ciclo che ha fatto da preludio ad un "reset" restylizzante, che ha cancellato con un colpo di spugna gli sviluppi più maturi che la testata aveva visto negli ultimi anni. Ed in quella straziante storia, Peter e Mary Jane trascorrevano, consapevolmente, un ultimo giorno insieme prima che Mefisto cancellasse il loro matrimonio e la loro unione dalla mente di tutte le persone conosciute.
Il nome della saga? SOLTANTO UN ALTRO GIORNO. Nella foto, una splendida fotogrammatica sintesi.

Ci sono stati poi altri aneddoti simili, talvolta minori, negli ultimi anni.

Non posso trascurare il peso che hanno avuto su di me i film PRIMA DELL'ALBA e PRIMA DEL TRAMONTO, che concentrano e consumano il proprio perchè in un arco temporale che copre pressappoco una giornata.
E nemmeno è da sottovalutare l'impatto stilistico di quella famosa puntata di Dawson's Creek dove lo stesso epifanico giorno in cui il protagonista scopre la tresca fra il suo eterno amore ed il suo eterno amico si ripete più volte dal punto di vista di ciascun personaggio principale.
Per non parlare di altri film o episodi seriali in cui questo stratagemma è stato da me ritrovato e inaspettatamente sovrastimato anche quando la valenza narrativa della storia non si è rivelata leggendaria.
E, ultimo ma non ultimo: il recupero, tardivo ma necessario, di UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA.

Probabilmente, cavalcare la linea tracciata da questa suggestione - ormai rivelata - sarebbe forzato per il futuro e facilmente retroattivo per il passato. Ma è un dato di fatto che tale suggestione c'è stata (c'è), e che ne ho preso coscienza solo ora.

Ora: ciò che veramente vorrei fare è sviscerare questo solco.
Qual'è il filo conduttore?
Cosa mi affascina in tutte queste singole esperienze semanticamente affini?
Come si esprimerebbe un esperto della psiche umana sulla base di queste mie riflessioni?
E soprattutto, alla luce di tutto cio:
cosa mi trattiene ancora dal tuffarmi sul recupero del serial 24?

Anche se, sinceramente, su quest'ultima potrei improvvisare una risposta. E anche voi, mi sa.

lunedì 25 gennaio 2010

C come Climax. E come Commodore 64

Sperando di far uscire dal torpore questa immensa e pigra Fortezza, volevo condividere con voi un momento di deriva nerd di rara intensità che mi ha investito questo weekend.
E' il climax del titolo, certo.
In cosa è consistito, vi chiederete?
Eccovi accontentati:


- Recuperato un emulatore del Commodore 64 (con addirittura il caricamento a strisce colorate e l'attesa necessaria) e centinaia di ROM delle cassette multigioco italiane che uscivano in edicola negli anni 90 per cercare di riconoscere i titoli dei giochi con cui ho speso più tempo e salute della mia infanzia, cercando anche di risalire ai titoli originali ;

- Indagato sui compositori delle musiche da videogame che amavo di più, recuperato un database con tutti i file musicali perfettamente emulati dalla scheda audio del vecchio C64 e reimmerso nelle sonorità a pochi bit di quelle colonne sonore metalliche, che hanno fatto da sottofondo ad intere giornate (nonchè nottate) assai suggestive, trattandosi per lo più di giochi spaziali ;

-
Deciso che volevo a tutti i costi avere quei file musicali, dal formato così singolare, in comodi mp3 - a fini suoneristici - ed indagato fino a notte fonda su come fare. Trasformato, infine, prima i singoli file .sid in diffusissimi e riconoscibili file .wav, e successivamente convertito questi ultimi in mp3 con Cdex;


Ci sono cose che non hanno prezzo. E questa è una di quelle.
Grazie, Web.
Grazie, globalizzazione.
Grazie, nostalgici compagni geek e nerd.

Anche se avevo sempre invidiato i miei amici con l'Amica e il Nintendo...



PS: post pubblicato in origine sul blog personale UNA VOLTA LI', CHIEDETE ed integrato per la FORTEZZA.

lunedì 7 dicembre 2009

Astroboy: il mito retroattivo


Non so perchè questo sia diventato un periodo "Astroboy", per me. E' stato del tutto casuale.

All'inizio, avevo saputo della produzione di un film animato su Astroboy. Mesi dopo, per conto di DoppioSchermo, avevo scritto un articolo sul fenomeno Astroboy in occasione dell'anteprima del suo film alla Festa del Cinema di Roma.
Ma facendo un passo indietro, nel Gennaio di quest'anno avevo visto, durante il mio viaggio giapponese, un ghiottissimo manga ancora inedito (allora) da noi: PLUTO, del bravissimo Naoki Urasawa. E in copertina si leggevano i nomi di due autori celebri: lo stesso Naoki Urasawa e - colpo di scena! - niente di meno che Osamu Tezuka.
All'inizio mi era venuto in mente che potesse essere una sceneggiatura inedita, ma decisi di non indagare perchè non volevo rovinarmi la sorpresa della scoperta quando fosse uscita la versione italiana.
Nel frattempo avevo comprato - e solo sfogliato - il prezioso volume Tezuka secondo me, di Takao Yaguchi (il creatore del longevo ragazzo pescatore Sampei), dove il mito del dio dei manga veniva rispolverato attraverso una carrellata dei suoi personaggi. Compreso ovviamente il celeberrimo Astroboy.
Quando è poi finalmente arrivato qui in Italia PLUTO, ho scoperto che si trattava di una personale rielaborazione proprio del personaggio di Astroboy. Quando ho cominciato a leggerlo, quindi, avevo già in qualche modo una notevole apertura verso l'icona del bambino robot.

Ma, giunto al quarto volume (l'ultimo uscito finora) del manga di Urasawa, ho capito che qualcosa non tornava. Va bene: lui è un genio, e se ha partorito una genialità come MONSTER è difficile che possa sfornare qualcosa che sia bello anche solo un pò meno della metà. Ma il mio dubbio era: può un personaggio così "antico", così "solare", così "ingenuo" come il buon vecchio Astroboy essersi sedimentato in maniera così violenta e matura nella mente - seppur geniale - del giovane Urasawa, e portarlo poi - in età matura - a scrivere una storia così intensa e disperata?
Qualcosa non tornava. E così mi sono procurato quello che credevo essere il primo episodio della serie animata originale di Astroboy. L'ho guardato tutto, e mi è sembrato fin troppo drammatico e poco "infantile" considerando l'epoca a cui doveva risalire. Tuttavia, anche lì mi è venuto un dubbio: ciò che stavo vedendo era a colori, e l'animazione - per quanto potesse essere frutto di restauro - era comunque troppo fluida per gli anni che pensavo dovesse avere. Mi rendo conto solo alla fine che si tratta di una serie remake dei primi anni 80, comunque notevole.
Allora vado alla ricerca della fonte originale: la mitica, primissima, serie. Anni 60, bianco e nero. Doppiata in inglese (o in originale sottotitolata). E anche in questo caso, nemmeno il mulo ha potuto aiutarmi.
Ho dovuto rinunciare alla febbre del possesso, e mi sono accontentato della splendida opportunità della sola condivisione on-line. Grazie mille, Youtube.

E adesso, sperando di scuotere un pochino anche una sola anima sensibile, vi invito a guardare questo filmato. E' solo la prima parte della prima puntata. Ce n'è un'altra della stessa lunghezza, e poi un terzo video molto più breve.
Ma dovete farlo davvero. Quando avete un pò di tempo, calma e un pizzico di spirito nostalgico.
E se il clima prenatalizio non dovesse aiutarvi molto in questo, fate finta che siamo a Maggio.
E poi, in tutta sincerità, fatemi sapere che impressioni avete avuto.

Solo una cosa: cercate di farlo PRIMA che un film animato natalizio dal titolo stranamente familiare possa sporcare tutto questo.

PRIMA... PS: post pubblicato contemporaneamente anche sul mio blog personale, Una volta lì, chiedete...

martedì 17 novembre 2009

Video-doppiaggio-mania

Ritornare a scrivere qui alla fortezza, dopo mesi di silenzio, mi sembra tornare in una casa abbandonata da tempo, con le erbacce che hanno invaso troppi spazi. Il player è da sistemare e lo farò senz’altro in breve tempo. Trovando il tempo, si potrebbe adeguare la grafica alla stagione fredda.
Mi scuso con il lettori per aver dovuto interrompere per qualche tempo il nostro viaggio all’indietro ma gli impegni lavorativi (lavoro a tempo pieno dal lunedì al venerdì, il sabato pomeriggio corso avanzato di automazione industriale
, il sabato mattina, occasionalmente, insegnamento) e una serie di impegni familiari nonché, per fortuna, anche delle belle novità che mi tengo per me mi hanno tolto il tempo ma soprattutto le energie per dedicarmi ai miei hobby, blog inclusi. Il che non sarebbe certamente un problema se non fosse che, contestualmente, anche i miei prediletti soci hanno, più che mai, l’agenda piena di impegni. Non so se gli impegni si diraderanno, credo proprio di no, ma voglio comunque rinnovare il mio impegno a riprendere il viaggio da dove eravamo arrivati, sicura che i miei compagni di viaggio – i due valenti soci e i lettori – mi faranno allegra compagnia, i primi con la loro abile penna, i secondi con i loro nostalgici commenti.


La condivisione di file video che caratterizza l’era youtube ha fornito ai buontemponi di tutto il mondo la piattaforma ideale su cui riversare la propria creatività: un esempio? gli assurdi doppiaggi, alcuni davvero esilaranti, dei colossal hollywoodiani. Tale mania ha ben presto contagiato il mondo dei cartoni: da Heidi che parla calabrese (non sarà l’anime ambientato sui monti della Sila anziché sulle Alpi svizzere come abbiamo sempre creduto?) al più noto doppiaggio partonopeo dei Griffin, ho scelto alcuni video della serie GIGGIG, secondo me particolarmente ben riusciti, versione sceneggiata napoletana del giapponese Jeeg. E questa regina Imika…. Non vi ricorda per caso qualcuno?


mercoledì 11 novembre 2009

Stanno arrivando: sfornate le pizze!

Anche se nel fumetto originale questa caratteristica di divorare margherite e quattro stagioni a dire il vero non ce l'hanno...
Tenete d'occhio librerie e fumetterie: questa settimana (o al massimo la prossima) sfoglierete qualcosa di davvero inaspettato!

domenica 30 agosto 2009

La vendetta è un piatto che va servito... dal Giappone.

Un fenomeno pop decisamente più recente rispetto alla media dei cult ricordati qui nella Fortezza è di sicuro il tarantiniano KILL BILL. Il suo immaginario non si può retrocedere nemmeno ai già tardivi anni 90, dato che il Volume I è solo del 2003. Ma c'è un filo conduttore che in realtà ne spalma il mito per il periodo che ci interessa. E ora spiego perchè.
Qui in Spagna - dove mi trovo per un progetto Leonardo -, fra le varie chicche a fumetti (e non) da noi ancora inedite, la mia attenzione è stata letteralmente risucchiata dalla copertina in foto. Il manga in questione porta l'attraente titolo di Lady Snowblood, e il suo tratto classico mi ha subito fatto pensare che fosse una chicca d'altri tempi. E non mi sbagliavo.
Si tratta di un'opera non molto lunga del 1973, scritta da Kazuo Koike e illustrato da Kazuo Kamimura, dai toni maturi e con molte sequenze mute. Per ora l'ho solo sfogliato un paio di volte, ma posso dire che mi ha fatto un'ottima impressione.
La poetica del movimento e dell'estetica corporea mi ha ricordato molto i lavori - in realtà parecchio successivi - del buon Ryoichi Ikegami (in particolare del suo Crying Freeman), nonchè del piú coevo Lone Wolf and Cub.
Ma l'elemento piú suggestivo è stata la scoperta - e qui saró arrivato probabilmente molto piú tardi degli aficionados - che il manga in questione ha ispirato Tarantino per la stesura della sua sanguinolenta saga vedovile.
La trama di Lady Snowblood infatti é incentrata su Oyuki, un'avvenente e raffinata assassina che cerca vendetta contro i banditi che le hanno ucciso il padre e violentato la madre, e che usa le sue armi seduttive per portare a compimento il suo piano.

Considerando che la vendetta è un piatto che va servito freddo (proverbio che fa da slogan anche alla saga tarantiniana), credo che il filo in rosso che va da Oyuki a Beatrix Kiddo sia il compimento per eccellenza cui faccio riferimento nel titolo del post.

Di Lady Snowblood esistono anche due trasposizioni filmiche del '73 e del '74, che credo siano già un cult per gli estimatori del cinema orientale di quegli anni.

In attesa che la Planeta De Agostini - ormai attivissima ed ipercapillare anche in Italia - si decida a pubblicare questo gioiellino nello Stivale (magari limando un pó da noi il prezzo di 19 euro stabilito qui in Spagna), segnalo un sito dove è possibile leggere i primi capitoli del manga in lingua inglese:
http://manga.animea.net/lady-snowblood.html

A me hanno fatto un'ottima impressione.
E per quanto anacronistica e monocromatica, io una tuta gialla con le bande nere laterali ce l'avrei vista bene anche qui...



PS: Post originariamente pubblicato sul mio blog personale e adattato per la Fortezza.

martedì 11 agosto 2009

Diabolik: La reĝo de la teroro


Ieri, con un certo stupore, ho scovato questa notizia sul sito ufficiale di Diabolik:


Il primo racconto di Diabolik in lingua Esperanto: "La reĝo de la teroro", nella versione del remake realizzato da Alfredo Castelli e Giuseppe Palumbo, edito da Edistudio.
144 pagine, con la prima storia del genio del male tradotta nella lingua internazionale proposta da L.L.Zamenhof, corredata da schede che presentano l'evoluzione del personaggio e il mondo del collezionismo che lo circonda.
L'albo è disponibile presso Edistudio, presso la Federazione Esperantista Italiana e la Gioventù Esperantista Italiana, e sarà presto reperibile anche presso gli stand del Diabolik Club durante le varie fiere del fumetto.

Per info:
www.edistudio.it (info@edistudio.it)
www.esperanto.it (info@esperanto.it)
iej.esperanto.it (iej@esperanto.it)



Una iniziativa molto interessante. Dal punto di vista mediatico, fumettistico e culturale tout court.
Al di là delle solite speculazioni sull'opportunità dell'esperanto e sulle modalità di detrazione del dominio linguistico angloamericano.
Peccato solo non poterlo leggere. O meglio, capire.
Si tratta comunque - spero - di una piccola chicca per il pubblico della Fortezza, da qualche mese a questa parte sempre più latitante (come il Re del Terrore!)...

PS: post pubblicato anche sul mio blog personale, e leggermente modificato per La Fortezza