[old toys] Continuiamo il nostro percorso di
riscoperta dei vecchi giocattoli con altri 5 magnifici esemplari provenienti
dal patinato mondo degli anni 80.
1) Dolce forno Harbert è stato , per me,
l'oggetto del desiderio per eccellenza. Quanto ho desiderato questo fornetto
che prometteva di poterci cucinare dolci veri! Mi piaceva assai l'idea di
pasticciare con ingredienti, ciotole e fruste, un piacere di cui oggi che ho un
forno vero e una mirabile quantità e varietà di attrezzi ed elettrodomestici mi
devo ancora privare... perché se i dolci li prepari, poi devi anche mangiarteli
e se non ci sono bambini per casa, si rischia, in un manage a due, di mangiarsi
mezza crostata a testa, tra una puntata di mazinga Z e una di getta robot. Il
dolce forno Harbert riusciva a cuocere piccoli dolci (crostatine e biscotti)
con il calore di una lampada a luminescenza. Un desiderio irrealizzato, come
del resto,
2) il dolce gelato sempre di Harbert che altro
non era che un raffreddatore di creme. Erano questi i giochi pensati dal signor
Harbert per le bambine di allore e le casalinghe del futuro, quando le campagne
gender nelle scuole erano impensabili e le pubblicità sui giocattoli in TV ti
insegnavano subito quale fosse il tuo posto nel mondo. Puro sessismo, mi era evidente sin da allora, ma ciononostante desideravo queste meraviglie dell'elettronica mentre, reclame o no, posto nel mondo o no, con le bambole non ci
giocavo mica, al massimo, se erano belle, come ho più volte specificato, le
desideravo come complemento d'arredo. Che è la fine che avrebbe fatto

3) la bambola Camilla - la bambola con il
passaporto, se ne avessi avuta una.
Un pezzo di storia del giocattolo scitto dalla Sebino. Capelli di lana, naso a patata, corpo, se non fosse per gli arti e il
viso in PVC anziché in pezza, per età e dimensioni la definirei la sorella
maggiore della moderna My doll. Aveva il passaporto perché era una bambola
internazionale, disponibile in diversi modelli (con diversi colori di capelli e
vestiti) e anche in diverse varianti etniche , con abbigliamento e accessori
relativi.Successivamente, ne uscì un versione più
ridotta (dai 50 cm si passò ai 30 cm) e dai colori di capelli più improbabili
(rosa, azzurro, ecc.), Camilla Milla. E una versione al maschile, Camillo (chi lo avrebbe mai indovinato questo nome!).
4) Animillo il magico
vermillo, della GIG, n serpentello rosso di materiale molto leggero che si riusciva a far
muovere e roteare, facendogli fare acrobazie, tirando e torcendo un
sottilissimo filo trasparente attaccato al suo musetto. Beh, è chiaro che un
trucco doveva esserci anche se dalla pubblicità lo facevano sembrare animato da
vita propria. Aveva due occhietti che mettevano tenerezza ed era piacevole da
accarezzare. Lo spot recitava “il cavillo è un animillo che tritta e gallippa”.
Ah quanta originalità! Anche negli slogan, che anni creativi.
5) Mister muscolo, il bambolotto estensibile, e torniamo di nuovo in casa Harbert anche se una seconda versione è stata prodotta da Ceppiratti. E’ uno dei giocattoli che ritengo più rappresentativi
dell’epoca, lo riesco ad associare solo a quegli anni. Largamente pubblicizzato
su Topolino, si trattava di un bambolotto estensibile, rivolto a un target di
maschietti che si potevano divertire a tirargli gambe e braccia. Altro che
palline antistress. Si chiamava Mr Muscolo perché rappresentava una figura dal
fisico scolpito (i muscoli non erano ben delineati perché non era fatto di
materiale rigido ma, al contrario, di un materiale di notevoli proprietà
plastiche; tuttavia, il torace ampio, la spalla larga, i fianchi stretti e le
proporzioni degli arti, lasciavano intendere un fisico da body builder). E mai
nome fu più azzeccato, perché, a furia di tirare, i muscoli se li facevano i
bambini (esagero, in realtà, non saprei dire quanta resistenza opponevano i
materiali all’estensione). Esso poteva essere allungato fino a 4 volte la sua
dimensione e arrotolato su stesso, per poi ritornare alla sua forma originale. Insomma,
un giocattolo con giocabilità di 3 minuti dopo il quale finire inutilizzato
nella cesta dei giocattoli. Ma sempre in vista, tanto per mostrare agli altri
bambini che ne eri il fortunato (de che) dententore.
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