giovedì 15 gennaio 2009

Lo studente e l'amministratrice


Per riprendere idealmente il discorso commedia romantica cominciato con Orange Road, è forse il caso di dedicare un post a quello che personalmente ritengo tutt'ora il più bell'anime "classico" mai realizzato: MAISON IKKOKU.
Qui da noi non ha avuto molta fortuna in tv: passato per lo più sulle reti locali, non credo sia mai stato trasmesso su una rete nazionale –anche se ricordo un fugace tentativo, poi subito abortito, da parte della fu TMC-.
La storia è quella di uno studente universitario squattrinato che vive in una pensione un po’ scadente, con degli inquilini più che molesti ma anche una giovane amministratrice vedova molto bella.
Per ciò che concerne la trama, i personaggi e tutte le curiosità possibili (col corredo di analisi e sviolinate introspettive più che giustificate) linko il sito più completo ed interessante sulla serie. Qui mi limito solo a sottolineare la dignità assolutamente cinematografica della stessa, che ha letteralmente fatto scaturire la mia passione per l’animazione giapponese prima e per la cultura giapponese tout court poi (oltre a porre le basi per il mio amore verso le virtù della serialità).
I personaggi di Maison Ikkoku si evolvono -e il tempo scorre- DAVVERO (la storia copre circa 8 anni). Le situazioni e i riferimenti alla realtà giapponese e alle relazioni interpersonali in generale, seppure infarcite di elementi tipici della commedia romantica e dell’equivoco, sono di lodevole realismo. A livello stilistico, le continue inquadrature su alcuni particolari -persino i più banali oggetti fisici della realtà di tutti i giorni- o i tempi che i personaggi si prendono nel parlare, rispondere, riflettere o compiere azioni semplici e quotidiane, se da un lato rendono la narrazione lenta o poco cartonesca, dall’altro restituiscono il sapore di una normalità nonchè di una gradualità del corso naturale degli eventi che raramente in una serie animata si era colto prima.
Inoltre i momenti chiave che decretano la fine di questo lungo anime (96 episodi in tutto) non sono tutti concentrati nell’ultimo episodio finale, come quasi sempre accade in questi casi.
L’amore tra i due protagonisti non si corona solo con una catartica dichiarazione finale: la rivelazione dei sentimenti reciproci, già più che espliciti –e noti- ben prima dell’ultimo episodio, non è il solo traguardo finale. Alla dichiarazione vera e propria (diciamo “formale”) seguono anche altri sviluppi più pratici e maturi, che richiedono intere singole puntate dell’arco finale: ottenere la “benedizione” dal geloso padre di lei; risolvere l’annosa questione della stabilità lavorativa -e quindi economica- di lui; concretizzare in modo serio e adulto la rottura -ed ogni chiarimento- con la quasi ex di lui; andare nel paesino natio di lui per far conoscere lei alla famiglia; formalizzare il fidanzamento ed esorcizzare una volta per tutte (con un discorso di una lucidità impressionante) lo spauracchio della competizione con l'adorato ed idealizzato defunto marito; e, nell’ultimo episodio, solo e interamente il rito matrimoniale e la sua preparazione, senza colpi di scena o complicazioni di sorta.
Soprattutto, la profondità di molti dialoghi ha poco a che fare con la comune cifra dei cartoni giapponesi. Di certo è pur sempre una serie per adolescenti -e diverse situazioni ruotano attorno ad equivoci e meccanismi comici anche semplici- ma se ancora oggi la adoro in questo modo è proprio per il COME piuttosto che per il COSA, come quasi sempre accade. Sentire la protagonista femminile -Kyoko- chiedere al protagonista maschile –Godai- come condizione per poter ufficialmente mettersi (e vivere) assieme, che lui viva più a lungo di lei (“mi basterebbe un solo giorno”) affinché lei non possa rimanere più dinuovo sola e soffrire come la prima volta, sono frustate di adrenalina in un’età in cui nei pigri pomeriggi post- studio si alternano le Tartarughe Ninja a Lotti.
Nella versione originale i dialoghi sono ancora più seri e ricchi di riflessioni profonde rispetto a quelli dell’adattamento italiano del cartone, e rispettano i registri linguistici più o meno formali che i personaggi e i protagonisti stessi adoperano fra loro (Kyoko e Godai si chiamano con titoli onorifici o per cognome e si danno del lei praticamente quasi fino alla fine).
D’altra parte, per fortuna gli episodi qui da noi non hanno subito tagli o censure eccessive, e sono state conservate anche quasi tutte le videosigle originali.
In Italia è disponibile da qualche anno anche l'edizione in dvd dell'intera serie nonchè del lungometraggio finale. E tutti gli episodi, film e oav sono reperibili facilmente su Youtube.
Se qualcuno volesse entrare in questo romantico tunnel, potrebbe cambiare decisamente idea sulle potenzialità di una serie animata...

(Questo post è la rivisitazione di un contributo da me pubblicato mesi fa sul mio blog personale. Trovo però che qui sulla Fortezza abbia anche maggiore ragione di essere. Spero di avere ragione!)

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