martedì 24 febbraio 2009

Un angelo biondo

Gli anni ’80 come abbiamo più volte ripetuto furono anni d’oro per il mondo dei cartoni animati, in special modo per quelli Giapponesi ed è infatti di quel periodo e per la precisione del 1979 il cartone animato del quale voglio parlarvi: “Hana No Ko Lun Lun” che sugli schermi italiani arrivò un paio di anni più tardi con il dolce titolo “Lulù l’angelo dei fiori”.
Arriva dal cantone francese della Svizzera la bella Lulù, una biondissima ragazzina che vive in compagnia dei nonni fiorai. Al compimento del suo dodicesimo anno di età riceve la visita di due folletti del pianeta Stella dei Fiori che per l’occasione di materializzano sotto le mentite spoglie di un cane (Dundù) e un gatto (Nanà). Come ogni cartone animato che si rispetti Dundù e Nanà sono animali parlanti e pertanto rivelano a Lulù che lei è l’ultima discendente degli Angeli dei Fiori, un popolo che anni prima viveva sulla Terra con gli umani, ma quando gli uomini cominciarono a diventare cattivi,ì gli angeli (buoni) furono costretti ad emigrare e rifugiarsi su una stella lontana milioni di anni luce. 
Affinché il figlio del re degli angeli possa subentrare al padre deceduto ed evitare che il popolo si estingua, Lulù dovrà adoperarsi per recuperare il magico Fiore dai Sette Colori (che io ho cercato per l’intera infanzia). Per assolvere l’ardito compito la biondina avrà il completo appoggio dei suoi folletti (il cane e il gatto) e soprattutto il potere di una spilla magica che riflettendo la luce di un fiore, le permette di trasformarsi in un’altra persona. Nel viaggio di Lulù non poteva mancare il principe azzurro ovvero Celi, un bel ragazzo sempre pronto a tirarla fuori dai guai, ad esempio quando la spilla magica di Lulù si rompe è proprio Celi che gliene da una nuova (chissà come mai! ) e molto importante è quello che fa Celi ogni qual volta la ragazza lascia il luogo in cui è stata in cerca del fiore: il ragazzo si premura di donare semi di fiori agli abitanti in ricordo di Lulù. 
Yabok e Togenicia pronti a prendere il comando della Stella dei Fiori sono gli impuniti che cercano in ogni modo di ostacolare la temeraria Lulù che alla fine riuscirà a trovare il tanto agognato tesoro proprio nel giardino della casa dei nonni. 
Ora come abbia fatto il fiore ad arrivare proprio li io non l’ho mai capito, gli abitanti a cui Celi lasciava i semi li restituivano molto probabilmente al nonno di Lulù che come effetto collaterale dopo averli piantati tutti quanti hanno dato vita al Fiore dai Sette Colori.
Una volta in possesso del fiore Lulù lo porta agli Angeli e così scopre che il principe ereditario altri non è che il suo “amico” Celi, il lieto fine non può mancare: Celi rinuncia al trono per sposare la sua amata e vivere con lei sulla Terra felici e contenti. 
“Lulù l’angelo dei Fiori” è sicuramente indirizzato più alle femminucce che ai maschietti ma credo che a suo tempo sia riuscito a riscuotere un buon successo da ambo le parti, merito anche della strepitosa colonna sonora cantata dai Rocking Horse (gli stessi di Candy Candy per intenderci) con la quale vi lascio. 

Cliccate sulla freccia PLAY per avviare la clip. 






Photo Credits: Lulù l'angelo dei fiori (E' un sito dedicato esclusivamente a Lulù).

8 commenti:

Pino Amoruso ha detto...

Non la ricordavo quasi più...
;)

ArabaFenice ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
ArabaFenice ha detto...

La trama è piuttosto banale e in alcuni punti forzata;alcuni elementi (i folletti sotto mentite spoglie di animali, dinastie aliene...) molto abusati. Tuttavia, non si può negare il fascino che questo cartone possa esercitare sull'immaginario infantile soprattutto femminile.

Riflettevo sul fatto che om quegli anni le eroine erano quasi sempre bionde (e qualche volta castane) in contrasto con quelle che sono le caratteristiche degli orientali. probabilmente erano bionde anche quando, diversamente da questo caso, erano giapponesi come nel caso di sailor moon (anche se venuta un po' più tardi). di certo pensando a Candy (USA), anna dei capelli rossi (INGHILTERRA), charlotte (CANADA-FRANCIA), Annette (FRANCIA), si può dire che il pubblico giapponese apprezzasse le storie "esotiche". di sicuro nelle nuove produzioni l'ambientazione esotica è quasi del tutto scomparsa anzi si calca molto la mano sulla ambientazione e sulla tradizione giapponese. e infatti predominano le chiome corvine (se non sono viola, verdi, rosse o celesti).
La sigla dei rocking horse ha un bel mood: è stato un gruppo strepitoso. Non tutti sanno che questo storico gruppo, associato con il nome "rocking horse" a molte sigle di cartoni per feminucce, con il nome "superobots" ha inciso una vasta gamma di sigle per serie robotiche (una per tutti, daltanious) nonchè sigle come quella di "forza sugar" e "fantaman".

GlitterVictim ha detto...

Non solo i capelli biondi non riflettono le tipiche fattezze orientali, anche gli occhioni a palla guardano più a occidente che a oriente.
L'esportazione di personaggi con sembianze più occidentali ha permesso ai giapponesi di fare gran soldoni, non credo che sarebbero riusciti ad esportare così tante produzioni se in esse i bambini europei non potevano rispecchiarsi.

L'unica cosa che mi ha sempre lasciato un po' interdetta è il testone a fronte del corpo esile, da notare che adulti e bambini nei cartoni giapponesi hanno la dimensione della testa identica, il corpo invece negli adulti è solitamente allungato ed esile, nei bambini decisamente sottile e nei neonati non si capisce qual'è la testa e qual'è il corpo. :-D

Giangidoe ha detto...

Tema molto interessante, care socie, quelle del tipico stile grafico di anime e manga.
Tra l'altro, la convinzione che i giapponesi disegnino occhi enormi per un complesso di inferiorità o per chiari intenti di esportazione è alquanto popolare e longeva.
In realtà questo stile così riconoscibile -che nel tempo si è molto evoluto, prevedendo anche interpretazioni grafiche più realistiche e mature- deriva principalmente dalle scelte del mitico creatore dei manga, il celeberrimo Osamu Tezuka (che ha fatto scuola per tutti quelli che hanno fatto lo stesso suo mestiere nei lustri a seguire) il quale si ispirò, per le sue opere, ai classici Disney della sua adolescenza e maturità (da Betty Boop a Bambi, per intenderci).
E in un'epoca in cui le storie disegnate non avevano pretese di realismo, la questione della verosimiglianza anatomica, che tecnicamente riguardava anche (e prima) gli ispiratori cartoon americani, non si poneva nemmeno.
Perciò, paradossalmente, quell'effetto così straniante a cui ci hanno sottoposto i disegni occhiuti dei cartoni giapponesi, andrebbe rivolto proprio alle scelte stilistiche originarie dell'animazione classica "occidentale" (nella quale, invece, nessuno si sognerebbe di chiedere come mai ci siano sempre occhioni e/o fattezze anatomicamente improbabili).

Anonimo ha detto...

Una volta in un articolo un mangaka aveva spiegato il motivo per cui i personaggi hanno spesso occhi grandi, distanti da quello che può essere lo stereotipo giapponese. Gli occhi grandi sono associati alla bellezza che non viene espressa in ugual misura da occhi piccoli e allungati. Forse nel disegno è una considerazione plausibile, nella realtà no, perchè le ragazze giapponesi sono molto belle.

ArabaFenice ha detto...

Ciao flid, può darsi, ma secondo me è più un discorso di espressività che di bellezza.
Cmq concordo con il fatto che le donne orientali, e nello specifico le giapponesi, siano molto bene, sebbene per i miei canoni estetici siano in media un po' troppo esili. MA IO SONO DI PARTE!

Giangidoe ha detto...

No, no, concordo anche io che sono comunque un estimatore del Giappone e delle giapponesi:
preferisco decisamente le bellezze nostrane, meno pallide e slavate e più in carne!!!