mercoledì 2 luglio 2008

Una toeletta dal gusto retrò

Se per Proust bastava una madeleine intinta nel té per rievocare ricordi di un tempo, colorati di sapori e odori, a me è bastato il bagnetto della nipotina (che oggi compie un anno!!) per rivivere le fragranze del momento della toiletta, come mia madre me la faceva fare da bambina, nei primissimi anni '80. Con il bagnoschiuma nella confezione paperella galleggiante e con il rito dell'acqua di colonia alla mimosa alla fine delle operazioni. Un tripudio di profumi che mi sono rimasti indelebilmente impressi, l'aroma di antichità che oggi in parte ritrovo nel mio dolcissimo olio lavante all'inebriante profumo di assenzio. Il bagnetto caldo fatto prima di andare a letto dove ci immergevamo in un altro oceano di odori, quello delle lenzuola fresche di bucato, lasciate a riposare nei cassetti con le saponette al mughetto o alla magnolia. Fra tutti i prodotti per la toeletteria che ricordo, tra balsami al cocco e saponette "con un pizzico di fascino in più", tra il dentifricio paperino's alla banana o alla fragola e l'alifresh alla menta fiorita o menta-arancio, un posto speciale lo occupa l'ormai storico Shampoo Campus alla Mela Verde. Il suo profumo persistente di mele acerbe lo ricordo come se lo avessi sotto il naso, meglio anche di Baruffa che, eppure, "era sempre nell'aria". Un'intensità che non ho più ritrovato in nessuno shampoo, neanche in quelli comprati in erboristeria e una consistenza cremosa, quasi fosse vera polpa di frutta frullata. Semplice e accattivante quella confezione di plastica verde, una tonalità sgargiante a metà tra il verde pisello e il verde marcio, con il tappo semisferico e quell'etichetta che catturava continuamente lo sguardo per la sua essenzialità. E la trovata, nelle inserzioni pubblicitarie, della signora con in testa un paio di dozzine di mele verdi sistemate come grossi bigodini.
La mia storia con lo shampoo campus fu piuttosto lunga, nonostante non fosse uno di quei prodotti che promettevano "non più lacrime agli occhi". Era una bella sensazione, sentirmi ancora, a distanza di qualche giorno dal lavaggio, quel profumo fruttato sui capelli. Oggi non è più in commercio. Gli fui fedele durante tutto il nostro rapporto. Non volevo saperne di uno shampoo Palmolive-per-tutta-la-famiglia qualsiasi né di Erbaviva, lo shampoo più usato dai tossici (perdonatemi la vecchia battuttaccia). Resistevo persino alla tentazione delle formule a base di camomilla per esaltare i miei naturali riflessi biondi. Pensavo, infatti, che per schiarire potevo sempre ricorrere all'acqua ossigenata come, in molti, per la verità facevano a quei tempi, ritrovandosi - poi me ne sono resa conto - una chioma arancio-rame.
Le mie certezze non crollarono neppure quando la concorrenza si fece più agguerita con gli spot pubblicitari da favola messi in campo da Johnson & Johnson per il Johnson's Baby. Avrei voluto proporre il favoloso spot del 1992 accompagnato dalle tenerissime note di "Be my Baby" delle Ronettes ma non sono riuscita a trovarlo in rete.

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