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domenica 13 settembre 2026

Ode ad un mondo che non c'è più

 

Oggi un post troppo attuale e quindi atipico per questo blog, se volete uno sfogo, ma che, nonostante la sua atipicità nel parlarvi del mondo di oggi, per contrasto, vi parla anche del mondo di ieri. Lo faccio abbandonando per una volta i toni leggeri che sono solita usare per lamentarmi da boomer quale orgogliosamente sono di una serie di circostanze poco edificanti che caratterizzano l’attuale quotidianità, cose che nel mondo di ieri sarebbero state semplicemente inaccettabili.

E al centro della graduale rivoluzione che oggi ci fa vivere in modi impensabili ieri c’è lui: il telefono cellulare, quello che tutti abbiamo - anche i bambini in tenera età - e che ci fa sentire connessi con il mondo e chissà perché, facendoci sentire connessi, ci risucchia nell’isolamento sempre più, soprattutto quando si vive in specifici contesti storici (si pensi all’era covid), geografici, ambientali e sociali. Naturalmente, parlo in termini macroscopici, con effetti sul singolo che vanno dal lieve al patologico.

Voglio tralasciare discorsi sociologici sui quali non ho alcun genere di competenze. Come voglio tralasciare discorsi di demonizzazione della tecnologia che, da ingegnere elettronico con specializzazione in telecomunicazioni, susciterebbero non poche perplessità ma se poi ci pensate bene mica tanto: chi meglio di un ingegnere può conoscere tutte le insidie del progresso (controllo, invasione della privacy, impatti ambientali, ecc.) , accanto agli innegabili vantaggi, come ad esempio maggiore sicurezza ed efficienza dei trasporti che, poi, è il settore in cui lavoro?

Ma glissando su tali temi, vasti e complessi, non posso non confrontare quelli che sono i risvolti pratici che segnano la differenza tra due mondi, quello che vivo e quello che questo blog racconta ed omaggia.

A cominciare da quanto è stata dimenticata la buona educazione che ci faceva telefonare a casa delle persone lontani dalle ore dei pasti e del riposo: la portabilità del telefono è diventata automaticamente licenza di chiamare o messaggiare all’ora di pranzo, alle 11 di sera, la mattina prima delle 8 per cose totalmente superflue o magari per ribadire o commentare ulteriormente cose già dette di persona qualche ora prima. Non ci rendiamo conto che quando scriviamo nei gruppi WA  entriamo a tutte le ore, con le notifiche associate ai nostri messaggi, o peggio ancora, a superflue emoticon, nelle case anche di sconosciuti con cui condividiamo solo la scuola dei figli o la palestra alla quale siamo iscritti. E' essenziale mandare un pollice alto su una chat di gruppo alle 2 di notte? E chi sei, un imperatore romano che valuta un combattimento al Colosseo?

Ma questi disagi e disturbi impallidiscono di fronte alla Rottura Suprema®, quella del telemarketing selvaggio operato dai call center, che continuano a chiamare tutti i giorni, per tutto il giorno, nonostante il registro delle opposizioni (devo dire, utile quanto una forchetta per il brodo), filtri antispam, i blocchi, i filtri antispoofing e le ultime novità inserite quest’anno nel cosiddetto Decreto Bollette. Ripenso agli anni della scuola e a come mi fermavo ad immaginare il mio futuro come persona, come donna e come lavoratrice e MAI E MAI E POI MAI avrei immaginato che ci sarebbe stato un tempo in cui avrei iniziato la mattinata puntualmente imprecando al telefono contro sconosciuti, minacciandoli di denunciarli alla polizia postale, augurando loro ogni pestilenza e tentando di farmi passare per una squilibrata nella speranza che nella mia scheda informativa dell’ennesimo call center ci sia scritto “Non perdere tempo, persona in necessità di un TSO urgente”. Già, perché non tutti possiamo astenerci dal rispondere agli sconosciuti, non quando aspettiamo chiamate da strutture sanitarie e uffici pubblici o  per mille altri motivi. E comunque anche la strategia del non rispondere non funziona. Semplicemente non demordono. E allora divento come Daltanious, mi girano le lame boomerang e non ho nessuna comprensione e empatia per gli operatori che, per quanto mi riguarda, sono truffatori complici e causa di una piaga sociale non più sopportabile, peggio della invasione delle cavallette o un’altra qualsiasi delle dieci piaghe di Egitto. Ritengo che ci sia più dignità a prostituirsi per 50 euro per qualche decina di minuti che a truffare la gente per 5 euro l’ora; infatti, solo una di queste due professioni in un certo senso produce benessere, l’altra non produce né beni né servizi, è solo stalking mascherato da lavoro. E non provateci neppure a farmi sentire in colpa per queste parole in nome di una solidarietà per il povero operatore che deve portare il pane a casa: l'operatore sa per chi sta lavorando, conosce il nome della propria azienda e sa che sta mentendo quando ti dice di chiamarti per conto del tuo gestore di energia e che ci sarà un cambio di tariffa o che c'è un problema catastrofico alla centralina per cui "converrebbe migrare verso altro gestore". Sono bugiardi addestrati a mentire, truffatori, maleducati che buttano giù quando messi alle strette ma anche dei cretini che perdono tempo e lo fanno perdere: se una persona non mangia la foglia dopo anni di stalking quotidiano è inutile continuare a chiamarla. Naturalmente parlo di operatori di call center outbound e che lavorano, e lo sanno, presso call center che utilizzano questi sporchi trucchi.

Ce ne sarebbero tanti di temi di cui si può parlare che comparano in modo impietoso il presente con un passato che, anche senza volerlo idealizzare e riconoscendone tutti i limiti, nella mia opinione, ne esce vincitore come fosse un’utopia. Un altro tema è, per esempio, quello di voler essere per forza qualcuno. La ricerca della celebrità a tutti i costi anche quando non si hanno né arte né parte, né, tantomeno, talento e, spesso, neanche una particolare confidenza con la signora Grammatica Italiana. Non partirò con un altro sfogo sul tema, probabilmente vi ho annoiato abbastanza.

Mi limiterò a dare la parola a uno dei pochi artisti veri dei nostri giorni, un raro portatore sano di buon senso. Sto parlando del mio conterraneo Caparezza (che mi onoro di conoscere di persona), che già diversi anni fa, ha previsto e messo in rima l’ambizione e la faccia tosta dell’Uomo Qualcuno.

P.S. Durante la creazione di questo post è stato rilasciato il controllo dei freni inibitori della mia sopita vena polemica.



12 commenti:

  1. Ciao! Parto dalla fine, da Caparezza. Sempre due, tre passi avanti rispetto all'epoca in cui ha "prodotto" le sue (bellissime) canzoni. Dischi di 10-15 anni fa ancora suonano pienamente attuali. "Io diventerò qualcuno" è uno dei miei pezzi preferiti, peraltro. Ti invidio (per il fatto di conoscerlo di persona!).
    Capitolo telefono e l'uso di esso a orari che ai tempi della mia gioventù non erano "canonici".
    Fortunatamente per ora posso permettermi di spegnere il telefono dalle 23 alle 7 (quando dormo in sostanza), ma in genere non trovo problematico ricevere messaggi a tutte le ore, anche da persone che non sono amici e amiche strettissime. Il problema è quando ricevo messaggi di lavoro! Ok, non è che mi metto a lavorare alle 20.30, però mi fa venire l'itterizia ricevere messaggi di lavoro completamente fuori orario (una volta mi è capitato alle 22 di un sabato!). Sui call center ammetto che la situazione sia migliorata: oramai le chiamate "indesiderate" arrivano solo da numeri telefonici fissi, alcuni con prefissi esteri. Ergo, non rispondo e blocco. Ma comprendo benissimo il tuo sfogo!

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    1. Ciao! Grazie per il tuo commento e spero di ritrovarti:-). Allora, tanto per mettere il dito nella piaga, in realtà Caparezza, prima di avere una vera e propria band, aveva un duo artistico con mio fratello (un DJ i cui i scratch sono presenti nei suoi primi dischi) per cui passavano i pomeriggi a casa mia, uno a scratchare e l'altro a rappare. E io dovevo studiare:-) Al di là di questo lui è molto attaccato al suo territorio e si vede sovente per strada, nelle pizzerie che frequentiamo e partecipa da spettatore anche alle esibizioni di piccole band locali, insomma, uno a cui il successo non ha tolto nemmeno un grammo di umiltà. Per quanto riguarda i call center....ti dico solo che mentre scrivevo questo commento ho già ricevuto due chiamate. Nonostante Truecaller. Ciao , a presto!

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  2. Ahah, nessun dito nella piaga! Solo tanto stima per chi ha conosciuto Capa( meravigliosamente immortalato nel suo paese anche da Google Maps, a proposito di legami con il proprio paese)

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  3. Buongiorno
    Contentissimo della conoscenza di Caparezza, umanità,spessore artistico e profondità arcinoti e rassicuranti.. visto il "sottobosco artistico" in generale attuale, ma capisco che ci metto il mio parere personale..
    Mi hai ricordato quando nel 2008 ho messo un annuncio sui giornali degli annunci..chiamare ore pasti, per vendere un' auto. Mi sono fatto un quadro concreto di quanto le buone creanze si fossero sbiadite.. telefonate dopo le 23 in periodo invernale, alle 7 del mattino. Ancora non esisteva WhatsApp per fortuna! I pochi gruppi di cui faccio parte silenziati.. likes H24, facendo turni H24 personalmente sono stato spesso tentato con qualcuno che manda il video o l' immagine demenziale che dovrebbe fare ridere di rispondergli tra le due e le 4 del mattino,poi realizzo che già ho poco tempo libero di mio, per perderlo così . Telemarketing? Ormai appena capisco che sono loro, dico.. un attimo! Chiudo e blocco. Ricordo quando telefonavano a casa persone appiccicose, si chiedeva al familiare che rispondeva..chi è? Ah lui/lei? Non ci sono! Chiamo io 😉😁.. oggi ci vorrebbe sul cellulare un programma simile che dicesse che non siamo noi e che il cellulare è stato dimenticato a casa.

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  4. Prima ero io, rileggendo "annuncio in un giornale degli annunci' anziché inserzione..mi fa capire che potendo era meglio fare un'altra ora di sonno in più. Buona giornata e complimenti,i post nel tuo blog sono sempre interessanti. Per quanto riguarda le rilevazioni biometriche e della cronologia di cellulare, alexe e simili sono inquietanti personalmente cerco di fare ricerche più varie e selettive ma ormai alcune app hanno reso i telefoni una appendice di noi stessi, purtroppo.

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  5. "mi fa capire che potendo era meglio fare un'altra ora di sonno in più", ma no, non ci formalizziamo tra amici!!:-) anche i miei gruppi, tutti silenziati ma non sarebbe necessario senza un po' di buona creanza.

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  6. Finalmente riesco a commentare!
    Quoto in tutto e ammetto che io sono tra quelli che ormai scrive e messaggia a tutte le ore, assorbito dal telefono.
    Ho sempre voluto trovarci almeno UN lato positivo, in questo dispositivo che ha tutto: la noia non esiste più, nel senso di momenti morti.
    Qui apriamo un bivio: c'erano due tipi di noia, quella che poi ti spingeva a fantasticare, inventare, ragionare, riflettere... e quella vuota. Oggi, assieme alla seconda, anche la prima non esiste più e questo pesa maggiormente sui bambini.

    Il telefono ci ha risucchiati, scrolliamo, siamo connessi a ogni ora, virtualmente sempre disponibili. Purtroppo anche per il lavoro.
    Ma penso anche che ci si possa ancora ritagliare del tempo, e trovare solo gli aspetti positivi di questa iper-presenza (come ad esempio allertare tempestivamente qualcuno di qualcosa, ecc).

    Moz-

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  7. Bentornato Moz! Ma anche io uso il telefono tantissimo e non voglio demonizzarlo come mezzo di comunicazione. Ma appunto, come mezzo di comunicazione, il che presuppone usarlo per comunicare cose che meritano di essere comunicate e aver presente il pubblico a cui ci si rivolge. Mi capita di partecipare a viaggi e gite di gruppo e ogni volta creano il gruppo whatsapp per le comunicazioni ma per trovare le info che mi servono (orari di partenza, luoghi di ritrovo) devo spesso scorrere tra decine di barzellette, buongiornissimi e meme inviati da altri partecipanti. E' aberrante. Le barzellette si mandano agli amici non a sconosciuti che incontrerai in un viaggio e con i quali FORSE socializzerai....

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    1. Eh lo so, quella dei gruppi che poi diventato... cringe è una vera e propria piaga sociale XD

      Moz-

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  8. ahah Miki sei sempre un grande! Beh, a me dà rassicurazione una cosa: ho ancora momenti (non solo il sonno) in cui posso disattivare la connessione (brevi, ma ci sono). Poi è vero che quando finisco in riunione di gabinetto, sul gabinetto, una volta ci stavo i minuti leggendo Topolino, adesso invece con lo smartphone in mano. Bene, tutto sommato, quando guardo le statistiche calcistiche su Sofascore; male, molto male, quando faccio scrolling :D

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  9. io sul gabinetto ci ho imparato gli INCI di shampoo e bagnoschiuma e mi incantavo a contare le mele sulla testa della tizia nell'etichetta dello shampoo Campus alla mela verde.

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